{"id":52823,"date":"2019-09-14T00:33:47","date_gmt":"2019-09-13T22:33:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52823"},"modified":"2019-09-13T20:41:00","modified_gmt":"2019-09-13T18:41:00","slug":"messaggio-inviato-al-parlamento-nel-centenario-della-morte-di-garibaldi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52823","title":{"rendered":"Messaggio inviato al Parlamento nel centenario della morte di Garibaldi"},"content":{"rendered":"<p>di SANDRO PERTINI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Onorevoli Deputati,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">un secolo fa moriva a Caprera Giuseppe Garibaldi, un italiano che il nostro popolo ha sempre amato e spontaneamente ha assunto a simbolo della unit\u00e0, della libert\u00e0 e della indipendenza della Patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua scomparsa lasci\u00f2 una indelebile scia di rimpianto, ma avvenne in un periodo storico in cui il profondo travaglio del Risorgimento non era ancora compiuto e continuavano le polemiche tra le forze che lo avevano determinato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, a distanza di un secolo, placatesi le onde delle passioni e dopo tanti eventi dolorosi e lieti dei quali siamo stati testimoni ed attori, il quadro del nostro Risorgimento ci appare chiaro e nitido in tutti i suoi particolari ed in esso campeggia l&#8217;azione che, con Cavour e Mazzini, Garibaldi condusse per realizzare l&#8217;ltalia unita. E certamente adempiamo ad un imperativo di coscienza nel rendere a Giuseppe Garibaldi, nel centenario della sua morte, il nostro omaggio per il contributo determinante da lui dato all&#8217;unit\u00e0 nazionale e alla causa della libert\u00e0 nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Richiamare alla memoria degli italiani il nome di Giuseppe Garibaldi significa ricordare anzitutto che a lui si deve la pi\u00f9 autentica partecipazione di popolo alla costruzione dell&#8217;unit\u00e0 nazionale. L&#8217;ideale di un&#8217;Italia che fosse opera degli italiani stessi, che nascesse dalla volont\u00e0 e dallo spirito di sacrificio del nostro popolo era stato per decenni il maggiore impegno dell&#8217;apostolato di Giuseppe Mazzini. Da lui lo apprese lo stesso Garibaldi: ma a differenza del fondatore della Giovine Italia egli tradusse quell&#8217;ideale in un principio di azione semplice ed efficace, atto a trovare un&#8217;eco immediata nell&#8217;animo dei giovani, degli oppressi, di chi aveva energie da mettere al servizio di un ideale. E nella figura di Garibaldi si riassumono appunto i tratti pi\u00f9 tipici dell&#8217;eroe popolare: l&#8217;amore per la Patria, il coraggio personale, il disinteresse, la semplicit\u00e0 dei costumi, l&#8217;amore della vita, il prestigio del condottiero vittorioso. Solo se si tien conto del fascino esercitato dal Generale, si spiegano fatti tra i pi\u00f9 memorabili del Risorgimento, dalla difesa di Roma nel 1849 alle imprese dei Cacciatori delle Alpi dieci anni dopo, agli attacchi leggendari di Calatafimi e di Milazzo, nei quali giovani male armati e privi di regolare addestramento travolsero, schiere agguerrite e avvantaggiate dalla superiorit\u00e0 di armamento e dal favore del terreno, a prezzo, talora, di gravi sacrifici di vite umane. E&#8217; precisamente in queste audaci azioni garibaldine, animate dagli ideali di libert\u00e0 e di indipendenza nazionale, che si ritrova la matrice pi\u00f9 importante del glorioso filone del volontarismo italiano, che dalle guerre del Risorgimento, attraverso i campi di battaglia di Polonia e di Grecia, di Francia e di Spagna, giunge fino alle lotte della Resistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se del nostro Risorgimento Nazionale Cavour fu l&#8217;intelligenza, Mazzini il pensiero, Garibaldi fu l&#8217;anima popolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Genti, che da secoli giacevano sotto dominazioni straniere, le fece insorgere con la parola e l&#8217;esempio in nome dell&#8217;Italia: e divennero Nazione. Ma Garibaldi non fu solo un animatore di audacia: le sue eccezionali capacit\u00e0 militari sono ormai riconosciute da tutti i critici pi\u00f9 seri e pi\u00f9 competenti. E all&#8217;entusiasmo che egli sapeva destare fra i suoi seguaci faceva riscontro il timore suscitato dal suo nome fra gli avversari. Non solo fra avversari come i soldati dell&#8217;esercito borbonico, in gran parte sbandatisi dopo le prime sconfitte e tuttavia tornati in campo alla vigilia della battaglia del Volturno, ma anche fra i preparati ed agguerriti reparti dell&#8217;esercito austriaco, contro il quale Garibaldi con esigue schiere nel 1859 realizz\u00f2 la serie memorabile dei suoi successi nell&#8217;alta Lombardia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un avversario politico come Cavour riconobbe che Garibaldi aveva reso agli italiani il maggiore dei servigi, restituendo loro la fiducia in se stessi e smentendo sul campo di battaglia l&#8217;antico detto che &#8220;gli italiani non si battono&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un contributo di capitale importanza egli diede alla formazione di quell&#8217;orgoglio nazionale, al di fuori del quale non pu\u00f2 esservi neppure coscienza politica nazionale e sentimento vero di quegli ideali superiori che richiedono l&#8217;adesione e, se necessario, il sacrificio della vita stessa dei singoli, perch\u00e9 al di sopra di essi viva la Nazione nella sua realt\u00e0 imperitura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Repubblicano, democratico, e, dopo l&#8217;iniziale collaborazione, avversario di Cavour, responsabile della cessione di Nizza alla Francia, Garibaldi fu tuttavia anche l&#8217;uomo della formula &#8220;Italia e Vittorio Emanuele&#8221;. Una formula che gli fu allora rimproverata da Mazzini e che ha poi dato origine alle molte critiche rivolte in seguito alla presunta mancanza di senso politico del Generale. Eppure, l&#8217;adesione a quella formula nasceva da un serio e concreto apprezzamento dei reali rapporti di forza esistenti all&#8217;interno del movimento nazionale italiano. A questa realt\u00e0, invece, l&#8217;intransigenza di Mazzini non volle mai piegarsi del tutto. Solo grazie a quella formula fu possibile la concordia &#8211; discorde dalla quale nacque lo Stato Unitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questo non significa che Garibaldi non cercasse di salvaguardare, nei limiti del possibile, la sua autonomia di azione e di decisione, che anche in momenti drammatici come Aspromonte sacrific\u00f2 solo alle superiori esigenze della concordia fra gli italiani. E soprattutto non significa che alla sua sensibilit\u00e0 e alla sua visione di democratico autentico sfuggissero i limiti autoritari dello stato sorto nel 1860. Durante l&#8217;ultimo ventennio della sua vita egli fu animatore instancabile di iniziative tendenti a riaffermare ed estendere i diritti popolari costretti negli esigui margini concessi dallo Stato governato dalla Destra; cos\u00ec come egli fu in quel periodo, non meno che in passato, vicinissimo ai moti tendenti a rinnovare la lotta per la vittoria della democrazia nel mondo moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 accanto al Garibaldi italiano a patriota non va dimenticato il Garibaldi combattente della democrazia internazionale e campione dei diritti civili ed umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vero figlio del suo tempo, egli sent\u00ec come sue proprie le battaglie che i popoli, soggetti al dominio straniero egli oppressi di tutto il mondo conducevano contro le forze del dispotismo e del passato. Egli era fiero d&#8217;essere cittadino italiano, ma si sentiva anche cittadino del mondo sempre al fianco con lo spirito e spesso con l&#8217;arme in pugno di quanti singoli o popoli si battevano per i loro diritti civili ed umani contro ogni servit\u00f9 e per la loro libert\u00e0 ed indipendenza nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo le prove giovanili di combattente democratico nell&#8217;America Latina, l&#8217;esempio pi\u00f9 memorabile di questa sua visione della democrazia come valore universale \u00e8 dato dalla partecipazione alla disperata difesa della Francia Repubblicana nel 1871: una difesa nella quale, pur in un contesto generale cos\u00ec sfavorevole, Garibaldi seppe ancora condurre i suoi uomini alla vittoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della sua istintiva vicinanza alle battaglie di popolo \u00e8 una riprova anche la simpatia con la quale egli guard\u00f2 alla Comune in quell&#8217;anno tragico per la Francia. Nell&#8217;esperienza comunarda egli vide soltanto la generosit\u00e0 degli ideali, che nella loro radice, se non nella loro concreta manifestazione, stavano alla base di quella religione dell&#8217;umanit\u00e0 ch&#8217;egli da sempre coltivava, religione di&#8217; cui egli vide una espressione anche nel nascente socialismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un socialismo, quello di Garibaldi, in cui prevalevano la lotta contro ogni ingiustizia e l&#8217;amore per la libert\u00e0. Garibaldi non era un dottriniano, ma un operoso testimone di quella generosit\u00e0 di sentimenti e di quella volont\u00e0 di giustizia che sono premessa comune alla democrazia e al socialismo. Il fascino che egli esercit\u00f2 sui giovani, venuti a combattere con lui la buona battaglia anche da molte parti d&#8217;Europa &#8211; e qui voglio ricordare il contributo dato dalla legione polacca alla difesa della Repubblica romana &#8211; fu immenso, perch\u00e9 Garibaldi riusc\u00ec a trasmettere ad essi, insieme a tanta energia e tensione morale, una profonda umanit\u00e0, quale nessun altro capo di movimento armato fu capace di dare nella storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche i tratti intimi, infatti, della figura di Garibaldi ce lo rendono particolarmente caro: la gentilezza del suo animo, la dolcezza dei sentimenti nei riguardi della sua Anita, sempre al suo fianco intrepida e coraggiosa, la fiducia nelle virt\u00f9 positive dell&#8217;uomo e l&#8217;amore per il prossimo; l&#8217;assoluto disinteresse personale ed anche un suo intimo modo di intendere la vita, segnato, talvolta, anche da ingenuit\u00e0 ed emotivit\u00e0, sono aspetti di una personalit\u00e0 di vera e rara grandezza, perch\u00e9 la figura pubblica di un uomo deve tendere sempre ad essere in armonia con l&#8217;essenza della sua vita privata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L &#8216;insegnamento della vita di Garibaldi, delle sue gesta dal Mar de la Plata alla Repubblica romana, all&#8217;impresa dei Mille, all&#8217;Aspromonte, al Trentino, della sua lotta in favore degli umili e degli oppressi, \u00e8 sopravvissuto al logoramento operato dal tempo e si perpetua ancora oggi ovunque al di qua e al di l\u00e0 dell&#8217;Atlantico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Garibaldi, al suo insegnamento ci siamo rifatti nelle ore pi\u00f9 buie della nostra storia, indipendentemente dalle nostre convinzioni e collocazioni politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comprendemmo allora, e ci\u00f2 ci confort\u00f2 e ci spinse a compiere sino in fondo il nostro dovere, il testamento ideale che Garibaldi ha lasciato a tutti gli uomini degni di questo nome: le grandi speranze dell&#8217;umanit\u00e0 non possono morire, la causa della libert\u00e0 dei popoli \u00e8 la stessa libert\u00e0 degli uomini, il riscatto sociale \u00e8 parte integrante della causa della libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre custodiamo intatto il patrimonio di valori nazionali, alla cui creazione uomini come Garibaldi ebbero tanta parte, sentiamo ancora oggi come nostri quegli ideali di democrazia e di umanit\u00e0 che furono di Garibaldi e che egli non pot\u00e9 vedere pienamente attuati nel suo tempo. E in molta parte del mondo questi ideali sono lontani dall&#8217;essere una realt\u00e0, ed anche nel nostro Paese la realizzazione di &#8216;una societ\u00e0 pi\u00f9 democratica e pi\u00f9 umana \u00e8 un compito al quale attendiamo ogni giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte alle difficolt\u00e0 e agli ostacoli da superare in questo nobile compito ci siano fonte di ispirazione e di insegnamento morale il coraggio, il disinteresse personale, l&#8217;amore per la patria e per l&#8217;umanit\u00e0 intera di Giuseppe Garibaldi, cavaliere antico senza macchia e senza paura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2 giugno 1982<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>fonte: <a href=\"http:\/\/www.centrosandropertini.it\">Centro Sandro Pertini<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SANDRO PERTINI Onorevoli Deputati, un secolo fa moriva a Caprera Giuseppe Garibaldi, un italiano che il nostro popolo ha sempre amato e spontaneamente ha assunto a simbolo della unit\u00e0, della libert\u00e0 e della indipendenza della Patria. 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