{"id":52846,"date":"2019-09-19T02:16:37","date_gmt":"2019-09-19T00:16:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52846"},"modified":"2019-09-18T22:20:21","modified_gmt":"2019-09-18T20:20:21","slug":"il-successo-del-modello-iri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52846","title":{"rendered":"Il successo del modello IRI"},"content":{"rendered":"<p>di GILBERTO TROMBETTA (FSI Roma)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Cina supera per la prima volta gli Stati Uniti nel numero di aziende presenti nella lista delle migliori 500 stilata da Fortune: 129 contro 121. Di queste 129, l&#8217;80% \u00e8 costituito da aziende di propriet\u00e0 dello Stato, +4% rispetto all\u2019anno precedente*.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il successo della Cina si basa praticamente su modello copiato da quello italianissimo dell\u2019IRI. Ma la Cina non \u00e8 un\u2019eccezione, molti altri Paesi, la maggior parte di quelli industrializzati, vantano un\u2019importante presenza dello Stato nell\u2019economia, soprattutto quando si parla di grandi aziende. Guardando i dati viene fuori che dietro la Cina (96% delle aziende pi\u00f9 grandi a guida statale), ci sono gli Emirati Arabi Uniti (88%), la Russia (81%), l\u2019Indonesia (69%) e la Malesia (68%) (grafico 1). Guardando invece ai settori, non deve sorprendere che tra quelli con i rapporti pi\u00f9 alti di partecipazione pubblica &#8211; tra il 20% e il 40% &#8211; ci siano quelli legati all&#8217;estrazione o al trattamento di risorse naturali, energia e industrie pesanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, alcuni settori dei servizi &#8211; come le telecomunicazioni, l&#8217;intermediazione finanziaria, il deposito, le attivit\u00e0 di architettura e ingegneria e alcuni settori manifatturieri, registrano anche azioni delle imprese statali superiori al 10% (grafico 2)**.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia era il Paese pi\u00f9 moderno e all\u2019avanguardia, su questo fronte. Nel gennaio 1934, l\u2019IRI deteneva circa il 48,5% del capitale azionario in Italia (James e O&#8217;Rourke, 2013, p. 59). Nel marzo 1934, rilev\u00f2 anche il capitale delle principali banche (Banca Commerciale Italiana, Credito Italiano e Banco di Roma) e, alla fine del 1945, controll\u00f2 216 societ\u00e0 con oltre 135.000 dipendenti. Negli anni 80, ha moltiplicato le sue quote e ha raggiunto un numero di 600.000 dipendenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019IRI \u00e8 stato protagonista della ricostruzione industriale postbellica, intraprese interventi volti allo sviluppo economico delle regioni meridionali, al potenziamento della rete autostradale, del trasporto in genere e delle telecomunicazioni, al sostegno dell\u2019occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;IRI ha inoltre realizzato grandissimi investimenti nel Sud Italia, come la costruzione dell&#8217;Italsider di Taranto e quella dell&#8217;AlfaSud di Pomigliano d&#8217;Arco e di Pratola Serra in Irpinia; altri furono programmati senza mai essere realizzati, come il centro siderurgico di Gioia Tauro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per evitare gravi crisi occupazionali, l&#8217;IRI venne spesso chiamato in soccorso di aziende private in difficolt\u00e0: ne sono esempi i &#8220;salvataggi&#8221; della Motta e dei Cantieri Navali Rinaldo Piaggio e l&#8217;acquisizione di aziende alimentari dalla Montedison; questo port\u00f2 ad un incremento progressivo di attivit\u00e0 e dipendenti dell&#8217;Istituto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi \u00e8 arrivata la presidenza Prodi che ha portato a:<br \/>\n&#8211; la cessione di 29 aziende del gruppo, tra le quali la pi\u00f9 grande fu l&#8217;Alfa Romeo, privatizzata nel 1986;<br \/>\n&#8211; la diminuzione dei dipendenti, grazie alle cessioni e a numerosi prepensionamenti, soprattutto nella siderurgia e nei cantieri navali;<br \/>\n&#8211; la liquidazione di Finsider, Italsider e Italstat;<br \/>\n&#8211; lo scambio di alcune aziende tra STET e Finmeccanica;<br \/>\n&#8211; la tentata vendita della SME al gruppo CIR di Carlo De Benedetti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le entrate della privatizzazione per l&#8217;Italia tra il 1993 e il 2003 sono state stimate a 110 miliardi di euro, l&#8217;importo pi\u00f9 elevato nell&#8217;UE a 15 in termini assoluti e tra i pi\u00f9 alti come percentuale del PIL (Clifton et al. 2006). Siamo quelli che pi\u00f9 degli altri si sono fregati con le proprie mani. Oggi le societ\u00e0 pubbliche o partecipate, in Italia, sono circa 8 000 e impiegano circa 500 000 persone, ovvero il 2,1% dell&#8217;occupazione totale (Istat, 2015). Nel 2013, il 5% delle 1.523 principali imprese italiane era controllato da un&#8217;entit\u00e0 pubblica &#8211; centrale o locale. Il loro valore aggiunto aggregato corrisponde al 17% del PIL italiano (1,62 miliardi di euro a prezzi correnti nel 2013).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numeri ridicoli se paragonati al peso che l&#8217;economia di Stato ha in altri Paesi, sia sul fronte della dimensione delle aziende (grafico 3) che su quello dell&#8217;impiego (grafico 4)***. Insomma mentre molti Paesi, Cina in primis, hanno costruito la loro fortuna copiando il modello IRI, noi invece ce ne siamo liberati per entrare nell\u2019Unione Europea e adottare l\u2019euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Probabilmente l\u2019operazione pi\u00f9 tafazziana che si sia vista in epoca moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[* &#8220;In a first, China has more companies on Fortune Global 500 list than the US&#8221;\u00a0<a href=\"https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.scmp.com%2Fbusiness%2Fcompanies%2Farticle%2F3019632%2Ffirst-china-has-more-companies-fortune-global-500-list-us%3Ffbclid%3DIwAR3_KNWCxOgQEMWp6l_9Dyzfq8X1wURsDjGvDy5KLdIuDmZl13jht7jJqxo&amp;h=AT3gBGxX0hb_mJnv4pCtS51KL5SQID845ZC_V43SxirtVWv-zkuTWlVHx2LFoKWp8gLIaYHBogIIiTGObEQX_7YpxzR5jkfJjZFH0Z5zEYe1RrcUgZgiBZDX5rq8jcW-b78Sm6e1giHq_Bhvb9FDpO5GtmoUmn0nTQ\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow noreferrer\" data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;-U&quot;}\" data-lynx-mode=\"asynclazy\">https:\/\/www.scmp.com\/\u2026\/first-china-has-more-companies-fortu\u2026<\/a>\u00a0via\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/deidesk\/status\/1153363506286272524?fbclid=IwAR2opqyMasIukY9AuqZVQuukDnM4FECu8Uz8g7o9cRpmqvL9TXI7EDQgEiM\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow noreferrer\" data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;-U&quot;}\" data-lynx-mode=\"asynclazy\" data-lynx-uri=\"https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=https%3A%2F%2Ftwitter.com%2Fdeidesk%2Fstatus%2F1153363506286272524%3Ffbclid%3DIwAR2opqyMasIukY9AuqZVQuukDnM4FECu8Uz8g7o9cRpmqvL9TXI7EDQgEiM&amp;h=AT27tNIUAhIKVZoxjmsn6ViOkNqx2bU7HfFP352lsyxd8HO2koQGwE6EnVUvKMELEADSMH33nPGCH26iPAYz4j4s37gjcM0BzIAsGi4AnwsKVjBjTWPpqRsGkHf6oUJRYL8x33P5c2QS1LTLtyzjozmqGB_aKyVsPw\">https:\/\/twitter.com\/deidesk\/status\/1153363506286272524<\/a><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"{0DE9E47C-871A-4F90-8440-B190C216800A}_1\" class=\"mcafee_HACKERSAFE\">** <a href=\"https:\/\/voxeu.org\/article\/state-owned-enterprises-global-economy-reason-concern?fbclid=IwAR0PbY1sc6bNubx6QFpGjSVxTVDnBCFbd3SyLmcruv69IaJ3OuRMDS-OJx4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow noreferrer\" data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;-U&quot;}\" data-lynx-mode=\"asynclazy\" data-lynx-uri=\"https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=https%3A%2F%2Fvoxeu.org%2Farticle%2Fstate-owned-enterprises-global-economy-reason-concern%3Ffbclid%3DIwAR0PbY1sc6bNubx6QFpGjSVxTVDnBCFbd3SyLmcruv69IaJ3OuRMDS-OJx4&amp;h=AT1iSIBV5R3TyZrh9xk55eM2J6g_ZxV4TPUTYG3YZerL9acVDhdFX_qJmGwm46dK6XqvvNTu4PVlx5nXbx8oAWwz6CGd3i8f_L6RHZrtBPj3J4XklmQmlmFtGAk9bGIytqE3GOGvqKrKZ3UTEfqbQVttt7gsksItnA\">https:\/\/voxeu.org\/\u2026\/state-owned-enterprises-global-economy-\u2026<\/a><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">***\u00a0<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/info\/sites\/info\/files\/file_import\/eb010_en_2.pdf?fbclid=IwAR3mWxdg5joMgXHYGzRYAtcgYDgwackynQ_sPswvhrzcXkQz1ZJfar1WD00\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow noreferrer\" data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;-U&quot;}\" data-lynx-mode=\"async\" data-lynx-uri=\"https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=https%3A%2F%2Fec.europa.eu%2Finfo%2Fsites%2Finfo%2Ffiles%2Ffile_import%2Feb010_en_2.pdf%3Ffbclid%3DIwAR3mWxdg5joMgXHYGzRYAtcgYDgwackynQ_sPswvhrzcXkQz1ZJfar1WD00&amp;h=AT0mPGb3-3Cixbo_pZeC4TcPsXeDZR5kgDWXi3kMKzNT1lw8kV2lW3We_UXKUBti2MC_tIdj8s1KKONe4VOnEckAMLLXRlsP-IR_5xvmPeOFUmp-J7PJHaIaHqRIhexM2kA5IYaS6M8lifOLlmDGtd5je0_Xe-U-C50jYR4-XB2PV54\">https:\/\/ec.europa.eu\/\u2026\/info\/files\/file_import\/eb010_en_2.pdf<\/a>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GILBERTO TROMBETTA (FSI Roma) &nbsp; La Cina supera per la prima volta gli Stati Uniti nel numero di aziende presenti nella lista delle migliori 500 stilata da Fortune: 129 contro 121. 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