{"id":52916,"date":"2019-09-23T09:00:58","date_gmt":"2019-09-23T07:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52916"},"modified":"2019-09-22T11:43:22","modified_gmt":"2019-09-22T09:43:22","slug":"immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52916","title":{"rendered":"Immigrati, mercato del lavoro e ricomposizione di classe"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LABORATORIO (Domenico Moro)<\/strong><\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni l\u2019immigrazione \u00e8 stata utilizzata dai partiti di destra che hanno fatto della xenofobia il cavallo di battaglia della loro propaganda elettorale. Ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto solo in Italia, sebbene Salvini e la Lega abbiano conquistato una notevole visibilit\u00e0 a livello nazionale ed europeo. I risultati elettorali dell\u2019uso della xenofobia da parte della destra sono sotto i nostri occhi in tutta Europa, dalla Francia alla Germania, Paese dove si sono recentemente verificati anche fatti di violenza contro politici favorevoli all\u2019immigrazione, come nel caso dell\u2019assassinio di Walter L\u00fcbcke.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello dell\u2019immigrazione, essendo un tema \u201ccaldo\u201d dal punto di vista politico, \u00e8 stato spesso approcciato in termini poco oggettivi. Si \u00e8 fatto poco ricorso ai numeri e all\u2019analisi economica per analizzare il fenomeno o lo si \u00e8 fatto in modo strumentale per sostenere questa o quell\u2019altra posizione. La sinistra liberale ha affrontato l\u2019immigrazione in modo contraddittorio e alterno. Il Pd, ad esempio, si \u00e8 mosso o in contrapposizione alla destra in termini \u201cumanitari\u201d, limitando, per\u00f2, tale umanitarismo alla garanzia dell\u2019ingresso in Italia senza estenderlo coerentemente alle dure condizioni di accoglienza e di impiego della forza lavoro straniera, oppure si \u00e8 di fatto impegnato su di un programma di respingimenti, come ha fatto con Minniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto si muove a sinistra del Pd sembra in alcuni casi limitarsi a un approccio <em>no borders<\/em>, senza curarsi di come affrontare le ricadute dei flussi migratori a livello popolare. L\u2019arrivo di flussi di decine di migliaia di persone dall\u2019estero bisognose di alloggio, di assistenza sanitaria e soprattutto di lavoro pone dei problemi importanti, specie in un periodo di crisi, di calo del tasso di occupazione e di contrazione degli investimenti pubblici e del welfare imposta dalla Ue. In un quadro del genere, non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi della facilit\u00e0 con cui \u00e8 stata alimentata, in modo certamente interessato, la guerra fra poveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto all\u2019ambito centrale del lavoro, in certi settori di sinistra ci si \u00e8 persino spinti a negare che gli immigrati concorrano alla formazione dell\u2019esercito industriale di riserva e, di conseguenza, a esercitare un ruolo di pressione sulle condizioni dei lavoratori occupati. Ovviamente la diminuzione dei diritti e del salario non \u00e8 esclusivamente dovuta all\u2019esercito industriale di riserva, n\u00e9, cosa pi\u00f9 importante, l\u2019esercito industriale di riserva \u00e8 prodotto solamente o principalmente dall\u2019aumento dell\u2019offerta di forza lavoro e quindi dai flussi migratori, ma da meccanismi interni al modo di produzione capitalistico, come vedremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, all\u2019interno dell\u2019esercito industriale di riserva non ci sono solo gli immigrati, ma anche e in maggior numero i disoccupati e i sottoccupati italiani. Inoltre, la concorrenza tra immigrati e italiani non risulta uguale in tutti i settori di un mercato del lavoro, che, non dimentichiamolo, \u00e8 molto segmentato. Infatti, una delle domande cui cercheremo di dare risposta \u00e8 se quella straniera \u00e8 una offerta di forza lavoro che si pone in concorrenza con quella dei cittadini italiani e se s\u00ec in quale misura.\u00a0 Il punto \u00e8 capire come i flussi di immigrazione si inseriscano e quanto pesino all\u2019interno delle dinamiche dell\u2019accumulazione capitalistica degli ultimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I meccanismi della sovrappopolazione relativa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esistenza dell\u2019esercito industriale di riserva \u2013 ossia di una massa di disoccupati o sottoccupati \u2013 \u00e8 una necessit\u00e0 per il modo di produzione capitalistico, perch\u00e9 contribuisce a mantenere il salario al di sotto di certi livelli, preservando la produzione di plusvalore e quindi il profitto. La diminuzione dell\u2019offerta di forza lavoro e con essa dell\u2019esercito industriale di riserva consente alla forza lavoro occupata di migliorare le proprie condizioni di vendita, erodendo i livelli di profitto. Infatti, nei periodi di espansione economica e di aumento della domanda di forza lavoro da parte delle imprese si sono create le condizioni migliori per rendere efficaci le lotte e le rivendicazioni dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019analisi del capitalismo svolta da Marx, la creazione dell\u2019esercito industriale di riserva \u00e8 legata al fenomeno della sovrappopolazione relativa. Nel processo di produzione capitalistico c\u2019\u00e8 la tendenza a aumentare, a ogni ciclo di investimento, la quota di capitale costante (mezzi di produzione, macchinari, ecc.) rispetto alla quota di capitale variabile (forza lavoro). Ci\u00f2 equivale alla sostituzione di forza lavoro con macchinari, che si traduce nell\u2019espulsione di parte degli occupati e\/o nell\u2019incapacit\u00e0 di assorbire una parte della nuova forza lavoro giovane che si riversa sul mercato del lavoro. In questo modo, si realizza una condizione permanente di sovrappopolazione che, per\u00f2, \u00e8 sempre relativa, cio\u00e8 si crea una popolazione che \u00e8 in eccesso rispetto alla capacit\u00e0 del capitale di occuparla in modo produttivo di profitto. Negli ultimi decenni con l\u2019automazione e con l\u2019informatica i processi di creazione di una sovrappopolazione si sono ripetuti a fasi cicliche, soprattutto nella manifattura, dove il numero degli occupati nei Paesi avanzati \u00e8 diminuito, e pi\u00f9 recentemente anche nei servizi ad alta tecnologia. Nei Paesi avanzati alla sostituzione di forza lavoro con macchine e tecnologie pi\u00f9 avanzate si \u00e8 aggiunto anche lo spostamento di parti della produzione nei Paesi periferici. Da ultimo, anche l\u2019aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro e l\u2019allungamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile hanno contribuito ad aumentare l\u2019esercito industriale di riserva e con esso la pressione sulla forza lavoro occupata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Esercito industriale di riserva e immigrati<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tendenza alla creazione dell\u2019esercito industriale di riserva e la pressione esercitata da quest\u2019ultimo sulle condizioni salariali e di lavoro degli occupati hanno subito, per\u00f2, delle spinte di controtendenza.\u00a0 Negli anni \u201980 e \u201990 il welfare state e i sussidi di disoccupazione in Europa hanno attutito gli effetti della sovrappopolazione relativa, anche se con la crisi del debito e con l\u2019austerity imposta dall\u2019Europa dell\u2019ultimo decennio questa controtendenza \u00e8 stata ridotta. Ma, soprattutto, la disoccupazione, la precariet\u00e0, il ritardo nella conquista di una occupazione stabile e la contrazione della capacit\u00e0 d\u2019acquisto dei salari, unitamente all\u2019ingresso delle donne nel mercato del lavoro e alla mancanza di servizi per le famiglie con figli, hanno accentuato la tendenza, che \u00e8 in atto sin dagli anni \u201970, alla diminuzione del tasso di natalit\u00e0 e quindi, alla lunga, alla riduzione della forza lavoro occupabile. Del resto, il salario dovrebbe comprendere anche i costi di riproduzione della forza lavoro, cio\u00e8 il mantenimento dei figli del lavoratore. Di conseguenza, il peggioramento della situazione salariale e occupazionale finisce per minare le fonti stesse della riproduzione della forza lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo, la crescita endogena (senza il contributo dell\u2019immigrazione) delle popolazioni europee, in particolare in Italia, Spagna e Germania, si \u00e8 fortemente ridotta. In Italia il tasso di fertilit\u00e0 \u00e8 passato da 2,65 figli per donna del 1964 a 1,93 del 1977 fino a calare progressivamente all\u20191,32 del 2017<a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_edn1\" name=\"_ednref1\">[i]<\/a>. E questo nonostante il contributo delle donne immigrate, che anzi tendono ad allinearsi sul basso tasso di fertilit\u00e0 delle italiane. I risultati sono evidenti: al 1\u00b0 gennaio 2019 l\u2019Istat stima che la popolazione residente in Italia sia inferiore di 400mila unit\u00e0 rispetto al 1\u00b0 gennaio 2015. Gi\u00e0 oggi si hanno meno giovani rispetto alla popolazione anziana e nel futuro la situazione si aggraver\u00e0. Sempre in Italia si \u00e8 passati dai 143,4 ultra 64enni per 100 giovani del 2008 ai 172,9 del 2019<a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_edn2\" name=\"_ednref2\">[ii]<\/a>. Il problema, quindi, \u00e8 che gi\u00e0 da oggi e ancora di pi\u00f9 nel futuro la sovrappopolazione relativa, soprattutto nei settori pi\u00f9 giovani del mercato del lavoro, si riduca a livelli tali da non poter essere funzionale all\u2019accumulazione di profitto. Di conseguenza, per il capitale l\u2019obiettivo diventa il mantenimento, almeno a un certo livello, dell\u2019esercito industriale di riserva, fatto non solo \u2013 ricordiamolo \u2013 di disoccupati ma anche di sottoccupati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 qui, come fattore di controtendenza al calo demografico, che entra in gioco l\u2019immigrazione. Questa, infatti, \u00e8 una variabile che consente di mantenere l\u2019offerta di forza lavoro al di sopra di certi limiti disponendo di una riserva pronta in base alle esigenze congiunturali. Il ruolo dell\u2019immigrazione \u00e8 basato non solo sul calo demografico dei Paesi europei avanzati ma anche su altri due fattori. Il primo \u00e8 la concomitante crescita demografica dei Paesi di emigrazione, dove invece i tassi di fertilit\u00e0 sono molto pi\u00f9 alti e si crea un surplus di popolazione giovane che \u00e8 proprio quello che manca all\u2019Europa, la quale invecchia sempre di pi\u00f9. Il secondo \u00e8 costituito da guerre, spesso indotte dai paesi imperialisti europei e dagli Usa, da crisi ecologiche (carenza di acqua e inaridimento dei suoli) e nel complesso dal carattere, sempre pi\u00f9 dipendente dai Paesi pi\u00f9 avanzati, dello sviluppo dei Paesi di emigrazione. Aspetti questi che riducono le prospettive occupazionali dei giovani, contribuendo ad aumentare i flussi di emigrazione verso l\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni modo, a proposito della centralit\u00e0 del calo demografico dei Paesi pi\u00f9 avanzati dell\u2019Europa, sono significative le parole di Lars Feld, gi\u00e0 consigliere del governo tedesco: \u201cLa Germania non potr\u00e0 mai crescere come gli Usa per colpa del nostro trend demografico, che avr\u00e0 un peso tremendo sulla crescita. [\u2026] servirebbe un aumento dell\u2019immigrazione netta troppo elevato\u201d<a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_edn3\" name=\"_ednref3\">[iii]<\/a>. Secondo Thomas De Maziere, ex ministro degli interni tedesco, bisogna rimuovere tutti gli ostacoli all\u2019ingresso degli immigrati nel mercato del lavoro, compresa la norma che impone la conoscenza della lingua tedesca: \u201cCredo che il modo migliore per imparare il tedesco sia sul posto di lavoro, bisogna portare pi\u00f9 persone nel mercato del lavoro anche se non parlano un tedesco perfetto.\u201d<a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_edn4\" name=\"_ednref4\">[iv]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire l\u2019impatto dell\u2019immigrazione in Italia non \u00e8 sufficiente fermarsi all\u2019incidenza degli immigrati sulla popolazione totale, ma bisogna osservare sia l\u2019incidenza sui settori pi\u00f9 giovani, e quindi maggiormente importanti per il mercato del lavoro, sia la velocit\u00e0 della crescita. La popolazione straniera in Italia \u00e8 l\u20198,5% del totale, ma \u00e8 quasi il doppio (15,7%) fra i giovani maschi tra 25 e 39 anni. Inoltre tra 2009 e 2018 la crescita media annua della popolazione straniera in Italia \u00e8 stata tra le maggiori dei Paesi pi\u00f9 importanti dell\u2019Europa occidentale (+4,2%), registrando il maggiore divario rispetto alla crescita della popolazione \u00a0autoctona (+0%) (Fig.1). In valori assoluti tra 2009 e 2018 gli stranieri sono passati da 3,4 a 5,14 milioni, con un incremento di oltre 1,7 milioni di unit\u00e0 (+51,2%)<a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_edn5\" name=\"_ednref5\">[v]<\/a>. In tutti i Paesi considerati, con l\u2019eccezione della Spagna, il tasso di crescita della popolazione straniera \u00e8 molto al di sopra di quello della popolazione autoctona. Si tratta di un dato importante considerando che tale incremento si \u00e8 concentrato in un tempo breve e proprio nella fase peggiore di crisi e di austerity.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fig. 1 \u2013 Stranieri su popolazione nel 2018 e variazione media annua di stranieri e nazionali tra 2009 e 2018 (in %; variazione scala destra)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-303\" src=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.1-immigrati-300x180.jpg\" sizes=\"(max-width: 704px) 100vw, 704px\" srcset=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.1-immigrati-300x180.jpg 300w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.1-immigrati-566x340.jpg 566w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.1-immigrati.jpg 752w\" alt=\"\" width=\"704\" height=\"423\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: Eurostat<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Immigrati e mercato del lavoro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi 10 anni, tra 2008 e 2018, gli occupati complessivi sono diminuiti di 112mila unit\u00e0 passando da circa 22,7 milioni a circa 22,6 milioni (-0,50%). Nello stesso periodo di tempo, per\u00f2, l\u2019andamento di italiani e stranieri \u00e8 stato divergente. Gli italiani sono scesi da 21 milioni a 20,2 milioni, cio\u00e8 sono diminuiti di 848mila unit\u00e0 (-4,0%). Al contrario gli stranieri sono aumentati di 735mila unit\u00e0 (+43,7%), passando da 1,68 milioni a 2,41 milioni (Fig. 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fig. 2 \u2013 Andamento degli occupati italiani e stranieri (in migliaia; 15-64 anni; stranieri scala destra)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-304\" src=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.-2-immigrati-300x174.jpg\" sizes=\"(max-width: 690px) 100vw, 690px\" srcset=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.-2-immigrati-300x174.jpg 300w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.-2-immigrati-768x446.jpg 768w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.-2-immigrati-585x340.jpg 585w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.-2-immigrati.jpg 843w\" alt=\"\" width=\"690\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: Eurostat<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il differente andamento dell\u2019occupazione straniera e autoctona ha portato in Italia all\u2019aumento dell\u2019incidenza degli stranieri sul totale degli occupati, che \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata, passando dal 5,2% del 2005 al 10,7% del 2018. L\u2019incremento in Italia \u00e8 stato maggiore rispetto agli altri Paesi pi\u00f9 importanti e alla media della Uem proprio nel periodo peggiore della crisi tra 2009 e 2015. L\u2019incidenza degli immigrati sul\u00a0 totale occupati si \u00e8, per\u00f2, stabilizzata negli ultimi tre anni, tra 2015 e 2018, rimanendo superiore a quella media della Uem.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fig.3 \u2013 Incidenza in percentuale degli stranieri sugli occupati (15-64 anni)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-305\" src=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.-3-immigrati-300x166.png\" sizes=\"(max-width: 680px) 100vw, 680px\" srcset=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.-3-immigrati-300x166.png 300w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.-3-immigrati-768x426.png 768w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.-3-immigrati-613x340.png 613w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Fig.-3-immigrati.png 892w\" alt=\"\" width=\"680\" height=\"376\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: Eurostat<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dato aggregato, per\u00f2, non \u00e8 sufficiente soprattutto per capire il grado e la qualit\u00e0 della presenza degli immigrati nel mercato del lavoro. In primo luogo, bisogna rilevare che gli stranieri sono presenti soprattutto, anche se non esclusivamente, nel lavoro dipendente. Inoltre, l\u2019andamento tra gli stranieri di dipendenti e indipendenti \u00e8 differente. Infatti, gli stranieri, negli occupati (di 15 e pi\u00f9 anni) dal 2008 al 2018 crescono nei dipendenti in termini percentuali di oltre il doppio (+49,4%; +709mila unit\u00e0) rispetto agli indipendenti (+21,8%; +56mila unit\u00e0). Gli italiani registrano un andamento inverso, rimanendo quasi stabili fra i dipendenti e diminuendo di 650mila unit\u00e0 (-10,9%) fra gli indipendenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda i settori d\u2019attivit\u00e0 nel lavoro dipendente, l\u2019incremento tra 2008 e 2018 \u00e8 stato pi\u00f9 forte nell\u2019agricoltura, settore in cui gli immigrati sono triplicati passando da 48mila a 151mila occupati, in altri servizi (+70,2%) e nel commercio, alberghi e ristoranti (+69,5%). L\u2019incidenza degli immigrati sul totale occupati nell\u2019agricoltura raggiunge quasi un terzo del totale, passando dal 12,1% del 2008 al 32,1% del 2018. Gli occupati immigrati delle costruzioni, a causa della crisi diminuiscono (-9,6%) ma molto meno degli italiani, il che li porta a passare dal 16,2 al 21% sul totale di settore. Seguono il commercio, alberghi e ristoranti, che passa dal 7,8 all\u201911,9% del totale occupati dipendenti, le altre attivit\u00e0 di servizi<a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_edn6\" name=\"_ednref6\">[vi]<\/a>, che passano dal 7 all\u201911%, e l\u2019industria escluse le costruzioni, che passa dall\u20198,7 al 10,1% (Tav. 1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-306\" src=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Tavi-1-Immigrati-300x286.png\" sizes=\"(max-width: 534px) 100vw, 534px\" srcset=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Tavi-1-Immigrati-300x286.png 300w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Tavi-1-Immigrati-357x340.png 357w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Tavi-1-Immigrati.png 430w\" alt=\"\" width=\"534\" height=\"509\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un dato ulteriormente significativo \u00e8 il confronto tra immigrati e italiani rispetto alla professione. Gli immigrati sono maggiormente concentrati nelle professioni operaie e non qualificate: nel Nord il 62,7% contro il 39,3% degli italiani e nel Mezzogiorno il 66,2% contro il 33,8% degli italiani. La presenza degli immigrati nelle professioni qualificate raggiunge appena l\u20198,6% nel Nord e il 3,4% nel Mezzogiorno<a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_edn7\" name=\"_ednref7\">[vii]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019approccio all\u2019immigrazione come ricomposizione di classe<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il permanere del numero degli occupati nel 2018 al di sotto del 2008 \u00e8 da imputare essenzialmente alla contrazione dei lavoratori indipendenti italiani, che sono stati sostituiti solo in minima parte dagli immigrati indipendenti. Tra i lavoratori dipendenti gli immigrati sono molto cresciuti, mentre quelli italiani sono rimasti stabili. Dai dati per settore d\u2019attivit\u00e0 e per professione si ricava che gli immigrati saturano alcuni settori dove c\u2019\u00e8 carenza di offerta di forza lavoro autoctona, come i collaboratori domestici e gli addetti all\u2019assistenza personale, o come l\u2019agricoltura, dove le condizioni di lavoro sono particolarmente dure e le retribuzione basse. Tuttavia, la forza lavoro immigrata risulta sempre pi\u00f9 presente anche in altri settori di attivit\u00e0. In particolare nelle professioni a pi\u00f9 bassa qualificazione o nelle professioni operaie, dove, per\u00f2, la presenza italiana rimane importante, anche perch\u00e9 molti italiani con titoli di studio medio-alto sono costretti sempre pi\u00f9 frequentemente ad accettare condizioni di impiego al di sotto della propria qualifica e a salari pi\u00f9 bassi. In particolare, va segnalata l\u2019industria con l\u2019esclusione delle costruzioni, dove i dipendenti stranieri, a fronte di un calo complessivo dovuto agli italiani, tra 2008 e 2018 sono saliti nonostante la crisi da 368mila a 421mila, pari a quasi il 20% del totale dei dipendenti immigrati. Soprattutto va segnalata la crescita dei servizi, dove gli immigrati passano da 818mila a quasi 1,4 milioni, pari al 65% del totale immigrati, con un incremento in valore assoluto maggiore di quello degli italiani (Tav. 1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La distribuzione degli immigrati tra i diversi settori rivela come questi siano considerati come una riserva di forza lavoro da utilizzare, in settori peraltro gi\u00e0 colpiti dalla crisi o nei nuovi settori dei servizi a basso valore aggiunto e quindi con retribuzioni pi\u00f9 basse e minori tutele. \u00a0\u00c8 evidente, quindi, che, senza contare altri aspetti della vita sociale (casa, sanit\u00e0, ecc.), gli immigrati possano essere percepiti come concorrenti da parte di settori della forza lavoro di nazionalit\u00e0 italiana, che sono di livello pi\u00f9 basso ma non irrilevanti numericamente. Si tratta di settori che sono gi\u00e0 in difficolt\u00e0 per le conseguenze della crisi della manifattura e soprattutto delle costruzioni e cercano una occupazione sostitutiva nei settori dei servizi a basso valore aggiunto, specie in attivit\u00e0 come il turismo, la ristorazione, la logistica, che si sono espansi negli ultimi dieci anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto \u00e8 che quello dell\u2019immigrazione \u00e8 stato fatto diventare un problema per i lavoratori e i disoccupati autoctoni. I flussi degli immigrati, invece, non rappresentano un problema in s\u00e9 ma solo se inseriti nello specifico contesto italiano ed europeo, cio\u00e8 in un contesto in cui si \u00e8 ridotta drasticamente la capacit\u00e0 del sistema economico capitalistico, ancora avviluppato nella stagnazione, di creare un adeguata offerta di posti di lavoro, specialmente posti di lavoro qualificati, e in cui il welfare \u00e8 stato contratto. \u00c8 necessario, quindi, rovesciare dialetticamente la questione, facendo s\u00ec che quello che appare come un problema per i lavoratori diventi un problema per il capitale. La soluzione, quindi, non sta nell\u2019attaccare i lavoratori immigrati, magari con la motivazione che sono un esercito industriale di riserva, e alimentare cos\u00ec la guerra tra poveri. Al contrario, la soluzione sta nella costruzione di una dimensione unitaria delle lotte e delle rivendicazioni sul piano del salario diretto, che si riceve in busta paga, e indiretto, che si riceve sotto forma di servizi. Questo comporta tre tipologie di intervento. La prima e pi\u00f9 importante \u00e8 sugli investimenti pubblici, che devono essere tali da rilanciare l\u2019economia e la domanda di forza lavoro. La seconda \u00e8 la lotta al lavoro nero e la definizione di un salario minimo orario adeguato, rivolto proprio a quei settori a basso salario e scarse o nulle tutele dove il lavoro immigrato trova impiego pi\u00f9 frequentemente. La terza \u00e8 il rilancio del welfare massacrato da un decennio di tagli, e che deve comprendere la sanit\u00e0 ma anche un piano di edilizia popolare. Tutto questo, per\u00f2, richiede la rottura in primo luogo con i vincoli europei e in secondo luogo con il meccanismo di concertazione con il capitale, aspetti che la triplice sindacale non vuole mettere in discussione. \u00c8 una contraddizione in termini voler rimanere in questa Europa e essere insieme per l\u2019accoglienza degli immigrati, in quanto la seconda \u00e8 incompatibile con la prima. Per questa ragione la questione dell\u2019immigrazione \u00e8 centrale, non perch\u00e9 ci sarebbe una invasione di immigrati in corso, ma perch\u00e9 l\u2019immigrazione \u00e8 una delle questioni che permette far emergere le contraddizioni del capitalismo dell\u2019epoca attuale e del sistema sociale e politico che vi si erge sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019immigrazione, per\u00f2, deve essere approcciata dalla sinistra di classe nel modo corretto, senza subalternit\u00e0 n\u00e9 nei confronti di chi agita la paura dell\u2019immigrato, n\u00e9 nei confronti di chi riduce la solidariet\u00e0 nei confronti degli immigrati al solo piano etico e umanitario, nascondendo cos\u00ec la funzionalit\u00e0 dell\u2019immigrazione all\u2019accumulazione capitalistica. Il punto \u00e8 svelare l\u2019uso che le imprese, grandi e piccole, fanno dell\u2019immigrazione, senza prendersela con il nemico sbagliato cio\u00e8 con gli immigrati, ma individuando il nemico comune, ossia il capitale. I lavoratori e i disoccupati immigrati vanno considerati come una parte, sempre pi\u00f9 importante, della classe lavoratrice. Il problema con cui dobbiamo confrontarci \u00e8 che il processo di accumulazione capitalistico ha frammentato i lavoratori. Tale frammentazione non riguarda solo gli immigrati ma anche gli italiani, suddivisi, sia sul piano economico, in una pluralit\u00e0 di contratti e di rapporti di dipendenza dal capitale, sia sul piano ideologico e territoriale, come sta avvenendo con l\u2019autonomia differenziata. Per queste ragioni l\u2019approccio alla questione dell\u2019immigrazione non pu\u00f2 essere di tipo etico o genericamente umanitario ma di ricomposizione di classe. L\u2019immigrazione non va intesa come una questione etica o umanitaria, ma come una questione che ha a che fare con la ricomposizione complessiva della classe lavoratrice. Non \u00e8 possibile ricostruire una posizione di sinistra antagonista nei confronti del capitale senza un programma che sia funzionale a una tale ricomposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_ednref1\" name=\"_edn1\">[i]<\/a> Eurostat, Fertility indicators.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_ednref2\" name=\"_edn2\">[ii]<\/a> Rapporto annuale Istat, 2019. Cap. 3 \u2013 Tendenze demografiche e percorsi di vita<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_ednref3\" name=\"_edn3\">[iii]<\/a> Il Sole24ore, 3 settembre 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_ednref4\" name=\"_edn4\">[iv]<\/a> Il Sole24ore, 3 settembre 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_ednref5\" name=\"_edn5\">[v]<\/a> Eurostat, database, Popolazione per sesso, et\u00e0 e cittadinanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_ednref6\" name=\"_edn6\">[vi]<\/a> Tra gli altri servizi troviamo le seguenti professioni in ordine di numerosit\u00e0: collaboratori domestici, addetti all\u2019assistenza personale, addetti ai servizi di pulizia di uffici ed esercizi commerciali, facchini, camionisti, venditori ambulanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/#_ednref7\" name=\"_edn7\">[vii]<\/a> Istat, Rapporto annuale 2019, Cap.3.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/\">http:\/\/www.laboratorio-21.it\/immigrati-mercato-del-lavoro-e-ricomposizione-di-classe\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LABORATORIO (Domenico Moro) Negli ultimi anni l\u2019immigrazione \u00e8 stata utilizzata dai partiti di destra che hanno fatto della xenofobia il cavallo di battaglia della loro propaganda elettorale. 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