{"id":53021,"date":"2019-09-24T09:30:01","date_gmt":"2019-09-24T07:30:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53021"},"modified":"2019-09-23T20:44:33","modified_gmt":"2019-09-23T18:44:33","slug":"linnovazione-passa-anche-per-lo-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53021","title":{"rendered":"L\u2019Innovazione passa anche per lo stato"},"content":{"rendered":"<p>Di<strong> SENSO COMUNE<\/strong> (Christian Dalenz)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>Alessandro Obino nel suo ultimo libro, Risorse-Umani 4.0, analizza il mondo del lavoro odierno in maniera disincantata e sicuramente ben informata. Ma esagera nel criticare il possibile ruolo dello Stato<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Tempo fa Alessandro Obino, progettista informatico e proprietario di Exagogica, mi contatt\u00f2 via Facebook per farmi sapere che nel suo ultimo libro ero il giornalista pi\u00f9 citato.<\/strong>\u00a0Le mie interviste a\u00a0<a href=\"https:\/\/espresso.repubblica.it\/visioni\/2018\/04\/26\/news\/bellezza-e-ragione-economica-si-contraddicono-ma-continuiamo-a-sperare-1.320995\">Raffaele Ventura<\/a>\u00a0e a\u00a0<a href=\"https:\/\/espresso.repubblica.it\/attualita\/2018\/06\/05\/news\/lo-scrittore-delle-migrazioni-l-italiano-guarda-lo-straniero-e-vi-ritrova-la-propria-miseria-di-un-tempo-e-si-vergogna-1.323363\">Giuseppe Catozzella<\/a>, che avevo fatto per L\u2019Espresso, lo avevano aiutato a descrivere il quadro della situazione italiana odierna nella sua opera\u00a0<i>Risorse-Umani 4.0. Perch\u00e9 Industria 4.0 e l\u2019avvento dell\u2019era digitale ci rendono sempre pi\u00f9 risorse e sempre meno umani<\/i>\u00a0(Castelvecchi, 2018).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Mi ha fatto la cortesia di inviarmi il libro, che ho letto con piacere. Si \u00e8 rilevata essere una buona analisi dello stato delle cose nel mondo del lavoro,<\/strong>\u00a0che punta a far capire come non dobbiamo subire l\u2019attuale era digitale ma piuttosto accettarla e muoverci creativamente all\u2019interno di essa cercando di capire quali competenze occorrano. Fin qui il cuore delle sue argomentazioni, che \u00e8 certamente di buon senso. Ho per\u00f2 l\u2019impressione che la sua impietosa analisi del settore pubblico italiano sia troppo ingenerosa, almeno nella sua dimensione storica. Pi\u00f9 in generale, esiste in questo volume una sfiducia ricorrente nelle possibilit\u00e0 della politica che non pu\u00f2 essere accettata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>Le FAAMG e l\u2019educazione italiana<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Che le aziende digitali dominino non solo le nostre vite ma i mercati azionari \u00e8 un fatto accertato.<\/strong>\u00a0Facebook, Apple, Amazon, Microsoft, Google: sono queste, le multinazionali FAAMG, quelle che fatturano pi\u00f9 di tutte le altre grandi imprese.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2017\/04\/22\/opinion\/sunday\/is-it-time-to-break-up-google.html\">Se solo 15 anni fa erano compagnie petrolifere come la Exxon Mobil e banche come Citigroup e Bank of America a dominare a Wall Street, oggi sono Zuckerberg, Bezos e Page ad aver vinto la partita<\/a>. I colossi digitali hanno prodotto reti che mettono in relazione produttori e consumatori in maniera direttissima, con un semplice click: \u00e8 il cosiddetto capitalismo delle piattaforme. Quasi tutta la nostra vita lavorativa e sociale dipende dalle scelte delle loro dirigenze, tanto che non solo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2017\/04\/22\/opinion\/sunday\/is-it-time-to-break-up-google.html\">autori come Jonathan Taplin dichiarano sul New York Times<\/a>\u00a0che il loro monopolio non \u00e8 pi\u00f9 giustificabile ed andrebbe rotto o almeno regolato allo stesso modo in cui all\u2019inizio del Novecento si fece con il colosso delle telecomunicazioni At&amp;T, ma persino\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2019\/05\/09\/opinion\/sunday\/chris-hughes-facebook-zuckerberg.html\">il cofondatore (ora senza pi\u00f9 quote azionarie) di Facebook, Chris Hughes, ha scritto sullo stesso giornale<\/a>\u00a0che \u00e8 giunto il momento che il regno di Zuckerberg, proprietario anche di WhatsApp e Instagram, sia spezzato. Hughes ha in particolare posto l\u2019accento sulle scorrette pratiche di esclusione dalle pagine di Facebook delle estensioni di altri social come Twitter e Snapchat, accusando cos\u00ec Zuckerberg di stare bloccando l\u2019innovazione nel settore, e sui problemi emersi in merito alla gestione di dati personali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Qualcun altro,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/commentisfree\/2017\/aug\/30\/nationalise-google-facebook-amazon-data-monopoly-platform-public-interest\">come Nick Srnicek<\/a>, \u00e8 arrivato persino a chiedere che i giganti digitali diventino di propriet\u00e0 pubblica.<\/strong>\u00a0Un invito non cos\u00ec peregrino se pensiamo che svolgono gi\u00e0 utilit\u00e0 pubbliche; oltre a fungere da piattaforme per l\u2019iniziativa imprenditoriale, chiudono la bocca ai neofascisti sostituendosi in questo allo Stato italiano!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019invito di Obino, per certi versi pi\u00f9 modesto ma comunque fondamentale, richiama invece ad un impegno soprattutto individuale, considerando che ripone ben poche speranze nella politica.<\/strong>\u00a0E\u2019 attraverso la nostra creativit\u00e0 che possiamo utilizzare queste reti per svilupparci professionalmente; ma per fare questo dobbiamo affidarci soprattutto alle nostre capacit\u00e0 di approfondimento, visto che le necessarie riforme del nostro sistema scolastico, inadatto alle sfide che abbiamo davanti, non vengono fatte. L\u2019attacco di Obino si scatena in particolare contro il liceo classico, che a suo avviso \u00e8 troppo concentrato a formare gli studenti italiani sulla cultura tradizionale (letteratura e lingue antiche), pur importanti; pi\u00f9 in generale, la scuola e l\u2019universit\u00e0 dovrebbero piuttosto, a suo avviso, educare ad utilizzare i saperi umanistici in combinazione con le abilit\u00e0 logico-matematiche per la crescita professionale.\u00a0Un punto di analisi condivisibile, seppure a tratti, forse, troppo acido verso un sistema scolastico su cui pure lui stesso si \u00e8 formato (\u00e8 uscito dal liceo classico e poi ha studiato scienze della comunicazione all\u2019universit\u00e0). Ad esempio,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.invalsi.it\/invalsi\/ri\/pisa2015\/doc\/rapporto_PISA_2015.pdf\">se \u00e8 vero che non brilliamo nelle materie scientifiche, \u00e8 pur vero che in fondo per quanto riguarda le capacit\u00e0 matematiche siamo in perfetta media Ocse<\/a>.\u00a0I propositi di Obino sono solo in parte condivisibili, perch\u00e9 se \u00e8 vero che tali competenze vanno apprese con uno sforzo individuale nel conoscerle, questa sfiducia generalizzata per la politica non pu\u00f2 essere appoggiata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>Il settore pubblico italiano<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il modo in cui l\u2019autore alle sue conclusioni \u00e8 peraltro oggettivamente discutibile quando passa per una condanna totale della storia del settore pubblico italiano, della cui situazione odierna di certo non possiamo parlare troppo bene.\u00a0<\/strong>Accanto a corrette valutazioni su come nel cruciale periodo delle privatizzazioni dei colossi pubblici italiani i nostri capitalisti abbiano pensato pi\u00f9 a come fare denari che a produrre innovazione, acquistando e rivendendo gli apparati imprenditoriali pubblici senza impegnare risorse nella ricerca e nello sviluppo, Obino sembra completamente tralasciare quanto le nostre aziende di Stato abbiano in precedenza contribuito fortemente a far diventare il nostro Paese tra i primi nel mondo per sviluppo imprenditoriale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come ha raccontato Simone Gasperin in\u00a0<i>Riuscire a riveder le stelle? Uno sguardo al passato per un Rinascimento economico italiano<\/i>, saggio contenuto nel libro\u00a0<a href=\"https:\/\/www.imprimatureditore.it\/index.php\/2018\/02\/26\/i-giovani-salveranno-litalia\/\"><i>I giovani salveranno l\u2019Italia. Come sbarazzarci delle oligarchie e riprenderci il futuro<\/i>\u00a0(Imprimatur, 2018)<\/a>, nel 1975 le nostre Iri ed Eni impiegavano insieme il 30% della spesa complessiva in ricerca e sviluppo impiegata allora in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La Stet (gruppo Iri) realizz\u00f2 nel 1977 il primo esperimento al mondo di cablaggio della fibra ottica in un contesto urbano;<\/strong>\u00a0lo stesso anno l\u2019Italia inviava in orbita il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.agi.it\/cronaca\/satellite_italiano_sirio-2077408\/news\/2017-08-23\/\">satellite Sirio<\/a>\u00a0progettato e costruito in Italia attraverso una collaborazione tra Cnr e aziende del gruppo Iri. A fine anni \u201980, la societ\u00e0 Autostrade (quando ancora in mano pubblica) introdusse il primo sistema al mondo su larga scala per il pagamento del pedaggio autostradale: il famoso Telepass.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Questi sono solo alcuni esempi di come il sistema produttivo pubblico italiano era allora in grado di produrre innovazione.<\/strong>\u00a0Giustamente, per quanto riguarda l\u2019ambito privato Obino ricorda\u00a0<a href=\"https:\/\/thevision.com\/cultura\/olivetti-jobs\/\">l\u2019esempio di Adriano Olivetti<\/a>, il cui gruppo industriale fu certamente all\u2019avanguardia nel settore dell\u2019elettronica (dalla sua impresa uscirono fuori infatti il primo calcolatore multifunzione e la prima macchina da scrivere elettronica al mondo); ma in merito al settore pubblico, si limita solamente a denunciare le disfunzioni della \u201cpoliticizzazione\u201d. Sebbene la corruzione sia odiosa, ricordare solo questo come prodotto delle imprese pubbliche appare ingeneroso verso gli sforzi da esse prodotti nel dopoguerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Negli anni \u201990 arriv\u00f2 la stagione delle privatizzazioni, tutte giustificate dai nostri politici con lo scopo di risanare il debito pubblico,<\/strong>\u00a0ma i cui ricavi non potevano pagarne nemmeno una piccola parte; il debito \u00e9 infatti rimasto sempre molto alto.<br \/>\nObino ricorda giustamente che il comportamento dei capitalisti italiani in quel periodo \u00e8 stato da pescecani; la Olivetti \u00e8 stata smembrata e indebitata dalle gestioni De Benedetti e Colaninno, cos\u00ec come la Telecom dalla gestione Tronchetti Provera. Allo stesso modo, le privatizzazioni delle aziende Iri hanno portato l\u2019Italia ad affacciarsi al nuovo millennio senza imprese rilevanti nel settore della ricerca e dello sviluppo. Ricorda infatti ancora Gasperin che\u00a0<a href=\"https:\/\/iri.jrc.ec.europa.eu\/scoreboard18.html\">tra le prime cinquanta imprese dell\u2019Unione Europea per innovazione<\/a>, il nostro Paese ne annovera solo tre: Fca all\u201911\u00b0 posto, Telecom Italia al 21\u00b0, Leonardo al 28\u00b0. Le prime cinque, invece, sono tutte tedesche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Se, come disse Catozzella nell\u2019intervista a me rilasciata, manca oggi in Italia \u201cun senso collettivo di nazione e partecipazione\u201d<\/strong>\u00a0e \u201cuno slancio culturale verso il futuro\u201d, potremmo cercare le cause anche in quel periodo di svendita di un intero patrimonio imprenditoriale e tecnologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>Conclusioni<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>E\u2019 certamente preziosa questa riflessione da parte di Alessandro Obino, che ha avuto la fortuna di frequentare proprio il centro di ricerca della Fiat, l\u2019Isvor.<\/strong>\u00a0La sua tristemente lucida analisi su quanto sia difficile per un giovane trovare il proprio posto nel mondo del lavoro ci serve per fare un\u2019operazione di ricognizione del quadro in cui ci muoviamo. E d\u2019altro canto, \u00e8 lui stesso a ricordarci che \u00e8 il lavoro che rende degna la nostra esistenza. Come ricorda Ventura nell\u2019intervista a me rilasciata, \u201cquello che fa muovere la societ\u00e0 \u00e8 qualcosa basato su una scommessa irrazionale\u201d, ed \u00e8 quella che dobbiamo fare noi in quest\u2019era digitale per trovare la nostra strada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 stato per\u00f2 necessario in questa sede smontare la sua sfiducia verso le possibilit\u00e0 della politica, che noi di Senso Comune del resto ci impegniamo a ricostruire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/stato-dellarte\/linnovazione-passa-anche-per-lo-stato\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/stato-dellarte\/linnovazione-passa-anche-per-lo-stato\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di SENSO COMUNE (Christian Dalenz) &nbsp; &nbsp; Alessandro Obino nel suo ultimo libro, Risorse-Umani 4.0, analizza il mondo del lavoro odierno in maniera disincantata e sicuramente ben informata. 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