{"id":53040,"date":"2019-09-25T08:00:41","date_gmt":"2019-09-25T06:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53040"},"modified":"2019-09-24T16:48:35","modified_gmt":"2019-09-24T14:48:35","slug":"leccezione-tedesca-e-la-regola-dellausterita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53040","title":{"rendered":"L\u2019eccezione tedesca e la regola dell\u2019austerit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2019\/09\/economia1.png?w=601&amp;h=696\" alt=\"economia1\" \/><br \/>\n<strong>di CONIARE RIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ormai i\u00a0<a href=\"https:\/\/www.panorama.it\/economia\/germania-cause-effetti-recessione-tecnica-pil-italia-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">numeri<\/a>\u00a0hanno sostituito le\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/04\/23\/germania-chi-semina-sfruttamento-raccoglie-crisi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">previsioni<\/a>: la Germania \u00e8 in recessione. L\u2019indebolita locomotiva europea, che si \u00e8 recentemente assestata su tassi di crescita prossimi allo zero, ha fatto registrare addirittura una riduzione dello 0,1% di PIL nel secondo trimestre del 2019, e di conseguenza si prevede un aumento della disoccupazione che, secondo le stime, passer\u00e0 dall\u2019attuale 5% al 5,2% nel 2020. Certo, nulla a che vedere con il nostro Paese, in cui crescita zero o negativa sono all\u2019ordine del giorno da ormai un decennio, e dove la disoccupazione si attesta stabilmente attorno al 10%. Tuttavia, questa frenata dell\u2019economia tedesca deve essere vista come il segnale ultimo, sebbene il pi\u00f9 lampante, di\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/02\/19\/il-modello-tedesco-che-ci-impone-leuropa-e-disoccupazione-e-precarieta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">un modello di politica economica<\/a>\u00a0\u2013 quello incarnato ed imposto dell\u2019Unione Europea \u2013 in cui non c\u2019\u00e8 spazio alcuno per la crescita unita al progresso sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da ormai vent\u2019anni la Germania \u2013 quel Paese che ci viene sistematicamente proposto come emblema di efficienza, produttivit\u00e0, stabilit\u00e0, rigore, cultura, eccellenza tecnologica, ed altre mille e una meraviglia \u2013 ha scelto di adottare uno specifico schema economico. Il dinamismo tedesco \u00e8 principalmente dipeso dal ritmo sostenuto delle esportazioni, garantito da una elevata competitivit\u00e0 delle proprie merci sui mercati internazionali che si basa, oltre che su vantaggi qualitativi dei beni prodotti, anche e soprattutto sul\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/04\/23\/germania-chi-semina-sfruttamento-raccoglie-crisi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">contenimento dei costi di produzione<\/a>. In particolare, le imprese tedesche riescono a contenere i costi del lavoro, potendo contare\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/03\/27\/delocalizzazioni-e-mini-job-il-lato-oscuro-della-germania-mercantilista\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">su precariet\u00e0 e su delocalizzazioni<\/a>. Questo nefasto modello di crescita, che \u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/02\/19\/il-modello-tedesco-che-ci-impone-leuropa-e-disoccupazione-e-precarieta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">integralmente compatibile e connaturato all\u2019attuale architettura dell\u2019Unione Europea<\/a>, sta avendo delle conseguenze funeste sulle classi subalterne che in Germania \u2013 cos\u00ec come in altri Paesi della periferia europea pi\u00f9 falcidiati dalla crisi \u2013 vedono sempre pi\u00f9 assottigliarsi la fetta di prodotto sociale destinata ai redditi da lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ribadiamolo: per adottare questo specifico modello di crescita diventa centrale\u00a0<strong>il contenimento dei salari<\/strong>, elemento che permette di moderare la dinamica dei prezzi e quindi di sostenere le esportazioni. Questa\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/04\/23\/germania-chi-semina-sfruttamento-raccoglie-crisi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">strategia<\/a>, per\u00f2, ha due evidenti criticit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima \u00e8 di immediata comprensione: non \u00e8 possibile estendere questo modello di crescita a tutti i Paesi, specialmente a quelli di un\u2019area fortemente integrata quale l\u2019Eurozona. Non occorre particolare acume per comprendere che non tutti i Paesi del mondo possono vivere simultaneamente di export, dal momento che le esportazioni di qualcuno sono le importazioni di qualcun altro. Tuttavia, questa ricetta \u00e8 ormai il suggerimento standard dall\u2019Unione Europea, che vede nella svalutazione salariale il miglior meccanismo di aggiustamento degli squilibri commerciali e, in ultimo, il modo pi\u00f9 efficace per uscire dalla crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda concerne il disfacimento della domanda interna, che in un contesto di diminuzione dei salari viene erosa dalla caduta dei consumi della classe lavoratrice. Alla compressione salariale la Germania, similmente a tutti i paesi europei, ha abbinato delle politiche fiscali restrittive: nel 2012 Berlino ha raggiunto il pareggio di bilancio, e nei cinque anni successivi ha addirittura accumulato un avanzo, dove con questo si intende che lo Stato ha consistentemente speso meno di quanto ha drenato dall\u2019economia attraverso la tassazione. In altre parole, anche il settore pubblico ha contribuito a frenare la domanda interna, sottraendo risorse all\u2019economia, alimentando la disoccupazione ed\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/09\/16\/disoccupazione-male-necessario-o-arma-dei-padroni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">esacerbando ulteriormente le pressioni al ribasso sui salari<\/a>. Tuttavia, fino a che la strategia esportatrice riusciva, il paese poteva contenere i potenziali effetti deleteri sulla crescita di questo mix recessivo. Quando l\u2019export frena, per\u00f2, come sta accadendo in questo periodo anche a seguito del crollo della domanda estera o delle recenti scorribande commerciali, il contenimento della spesa pubblica rappresenta il corollario di una strategia suicida. Rendendo, tra l\u2019altro, lampante come la questione in gioco non sia tanto una \u2018guerra commerciale\u2019 tra Germania ed altri Paesi esportatori, quanto piuttosto uno\u00a0<strong>scontro di classe senza confini geografici<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo secondo elemento ci porta al punto pi\u00f9 interessante dell\u2019attualit\u00e0 di politica economica. Sta rimbalzando da qualche giorno la notizia per cui Angela Merkel stia valutando\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/bundesbank-germania-rischia-recessione-pronto-piano-50-miliardi-ACWXFFf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">un pacchetto di stimolo dell\u2019economia di 50 miliardi di euro<\/a>. S\u00ec, abbiamo capito bene: l\u2019austera Germania, la rigorosa Cancelliera, quel Governo che si \u00e8 posto in perfetta continuit\u00e0 con i precedenti esecutivi che hanno introdotto le pi\u00f9 feroci riforme del mercato del lavoro, starebbe vagliando l\u2019ipotesi di sostenere l\u2019economia reale attraverso un importante manovra di spesa pubblica. Quanto di pi\u00f9 normale e sano suggerirebbe il semplice buon senso: lo Stato che interviene nell\u2019economia (specialmente se questa \u00e8 in difficolt\u00e0 e pertanto dilagano povert\u00e0 e disoccupazione) per garantire crescita e lavoro. Un tentativo, quello che pare stia per fare la Germania, di riattivare, seppur minimamente, una domanda interna falcidiata da decadi di austerit\u00e0 fiscale e salariale. Il tutto, in barba agli spauracchi dello spread e del debito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 qui che emergono tuttavia i due elementi cruciali che rendono l\u2019apparente giravolta tedesca non solo effimera ma del tutto compatibile con l\u2019ordine gerarchico e classista europeo. In primo luogo, \u00e8 evidente come il governo tedesco non stia elaborando un ripensamento della politica economica in chiave espansiva di carattere strutturale ma un intervento emergenziale orientato a sostenere i volumi di vendita delle imprese, in una fase di calo della domanda estera. Non appena quest\u2019ultima dovesse risalire e la strategia di crescita trainata dalle esportazioni tornare a funzionare, torner\u00e0 anche l\u2019austerit\u00e0 e il contenimento della domanda interna e dei salari, a tutto beneficio dei capitalisti tedeschi. In secondo luogo, mentre questo barlume di temporaneo \u201cbuon senso keynesiano\u201d viene annunciato con disinvoltura in Germania, nei paesi della periferia europea si discute al massimo sugli zero virgola di deficit, contrattando il peso pi\u00f9 o meno recessivo che le imminenti manovre fiscali devono avere in ossequioso rispetto dell\u2019austerit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A nulla vale, del resto, l\u2019argomentazione per cui la Germania potrebbe permettersi un po\u2019 di cuccagna in deficit in quanto paese virtuoso, con un basso livello del rapporto debito\/PIL e politiche di avanzo conseguite negli anni pi\u00f9 recenti. Il ragionamento \u00e8 del tutto fallace per almeno due motivi. Anzitutto, la Germania non \u00e8 il solo paese ad avere un debito contenuto. Ad altri paesi con livelli di debito\/PIL relativamente bassi, come la Spagna, non \u00e8 stata certo accordata la stessa libert\u00e0 di bilancio. Ma, al di l\u00e0 di questo, il vero punto rilevante \u00e8 che sono proprio quelle presunte politiche \u201cvirtuose\u201d di contenimento della spesa e del debito, prerequisito retorico per poter di tanto in tanto aspirare a rompere le regole di bilancio per un po\u2019, la causa della recessione economica, la stessa crisi che si afferma poi di voler combattere con un ricorso straordinario al deficit. Che senso logico avrebbe concedere uno strappo alla regola dell\u2019austerit\u00e0 ai cosiddetti virtuosi se proprio quelle virt\u00f9 sono la causa madre della crisi economica? Oppure, vista in termini opposti: che senso logico avrebbe imporre austerit\u00e0 di bilancio ad oltranza ai paesi considerati viziosi promettendo flessibilit\u00e0 solo a seguito del rispetto di una condotta di politica economica che \u00e8 alla base della continua recessione? Insomma: si impone la recessione come prerequisito per dotarsi degli strumenti per risolverla. Se non fosse tragico, sembrerebbe il copione di una straordinaria commedia dell\u2019arte degli equivoci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La verit\u00e0, purtroppo, \u00e8 un\u2019altra e risiede, oltre ogni tecnicismo, nel fine eminentemente politico degli strumenti di politica economica che il quadro istituzionale e politico europeo permette o non permette di usare. Oltre ogni apparente ideologia o teoria di supporto, ci\u00f2 che davvero emerge \u00e8 che una politica di bilancio espansiva pu\u00f2 essere annunciata e consentita ad un paese forte e che tiene le redini del processo di integrazione europea, senza che ci\u00f2 susciti alcuno scandalo, solo e soltanto nella misura in cui ci\u00f2 consente un rafforzamento della classe capitalistica in una fase di recessione economica. Con buona pace della furia ideologica anti-keynesiana ed antistatalista della commissione europea. La prova ennesima di come gli spazi di flessibilit\u00e0 politica da poter davvero usare a vantaggio delle classi subalterne sono solo e soltanto il risultato dei rapporti di forza e di potere. Rapporti che possono divenire pi\u00f9 favorevoli solo come esito del riaccendersi del conflitto politico e sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/09\/18\/leccezione-tedesca-e-la-regola-dellausterita\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/09\/18\/leccezione-tedesca-e-la-regola-dellausterita\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA &nbsp; Ormai i\u00a0numeri\u00a0hanno sostituito le\u00a0previsioni: la Germania \u00e8 in recessione. 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