{"id":53174,"date":"2019-10-01T09:30:09","date_gmt":"2019-10-01T07:30:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53174"},"modified":"2019-09-30T21:23:29","modified_gmt":"2019-09-30T19:23:29","slug":"piketty-il-capitalismo-non-e-piu-in-grado-di-giustificare-le-sue-disuguaglianze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53174","title":{"rendered":"Piketty: il capitalismo non \u00e8 pi\u00f9 in grado di giustificare le sue disuguaglianze"},"content":{"rendered":"<p>Di\u00a0<b> MICROMEGA\u00a0\u00a0<\/b>(Fabrizio Tonello)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Thomas Piketty<em>\u00a0<\/em>non \u00e8 certo uno sconosciuto tra gli economisti: prima di compiere 30 anni aveva gi\u00e0 scritto una massiccia analisi della formazione e distribuzione della ricchezza in Francia (<em>Le haut revenus en France au XX si\u00e8cle<\/em>, 2001). Un decennio di lavoro l\u2019aveva poi portato a pubblicare nel 2013<em>\u00a0Il capitale nel XXI secolo<\/em>, 696 pagine fitte di grafici e tabelle, che non solo fu un bestseller in Francia e negli Stati Uniti ma fu tradotto in 40 lingue e fino ad oggi ha venduto oltre due milioni e mezzo di copie. Ora il \u201cgiovane\u201d economista francese (48 anni) ci riprova con\u00a0<em>Capital et id\u00e9ologie<\/em>, che ha ben 1088 pagine e da qualche giorno \u00e8 in libreria a Parigi (l\u2019edizione inglese uscir\u00e0 nel 2020, mentre quella italiana non \u00e8 ancora stata annunciata).<\/p>\n<p>Nel caso del\u00a0<em>Capitale nel XXI secolo<\/em>\u00a0le astuzie della Storia si sono fatte beffe degli esperti del mercato editoriale e hanno fatto del libro la bibbia di movimenti come\u00a0<em>Occupy Wall Street,\u00a0<\/em>influenzando poi partiti come il<em>\u00a0Labour<\/em>\u00a0di Jeremy Corbyn e, ora, perfino il Fondo Monetario e la Banca Mondiale. Capiremo presto se un analogo successo arrider\u00e0 al nuovo libro, dove Piketty si avventura su un terreno non strettamente suo: quello dell\u2019analisi delle ideologie e della storia economica.<\/p>\n<p>Ma di cosa parla\u00a0<em>Capital et id\u00e9ologie<\/em>? Parla del fatto che, \u201cLa disuguaglianza non \u00e8 economica o tecnologica: \u00e8 ideologica e politica\u201d. Questa la conclusione pi\u00f9 ovvia dell&#8217;ambiziosissima indagine storica presentata dall\u2019autore, che parte dall\u2019antichit\u00e0 e arriva ai giorni nostri. Piketty spiega: \u201cIl mercato e la concorrenza, profitti e salari, capitale e debito, lavoratori qualificati e non qualificati, lavoratori locali e stranieri, i paradisi fiscali e la competitivit\u00e0 non esistono in quanto tali. Queste sono costruzioni sociali e storiche, che dipendono interamente dal sistema giuridico, fiscale, educativo e politico prescelto e dalle categorie [di pensiero] che decidiamo di adottare.<\/p>\n<p>Da quando esiste l\u2019agricoltura e non siamo pi\u00f9 cacciatori-raccoglitori, ogni societ\u00e0 umana, secondo Piketty, \u201cdeve giustificare le sue disuguaglianze: bisogna trovarne le ragioni, altrimenti l&#8217;intero edificio politico e sociale rischia di crollare\u201d. Ogni epoca produce quindi discorsi e ideologie (pi\u00f9 o meno contraddittorie) che legittimano la disuguaglianza esistente descrivendo come\u00a0<em>naturali<\/em>\u00a0le regole economiche, sociali e politiche che strutturano l&#8217;insieme.<\/p>\n<p>Nelle societ\u00e0 contemporanee, la narrazione dominante \u00e8 quella \u201cmeritocratica\u201d gi\u00e0 analizzata da Michael Young negli anni Cinquanta in un libro capito a rovescio (<em>Meritocracy<\/em>\u00a0era una satira, recentemente \u00e8 stato preso come un manuale per far carriera). Piketty riassume cos\u00ec lo storytelling del neoliberismo: \u201cLa disuguaglianza moderna \u00e8 giusta, perch\u00e9 deriva da un processo liberamente accettato dove ognuno ha pari opportunit\u00e0 di accesso al mercato e alla propriet\u00e0, e dove tutti beneficiano spontaneamente dell&#8217;accumulazione dei pi\u00f9 ricchi, che sono anche i pi\u00f9 intraprendenti, i pi\u00f9 meritevoli e i pi\u00f9 utili [alla societ\u00e0]\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019economista francese sottolinea che questa visione in teoria si colloca all\u2019estremo opposto rispetto ai meccanismi della disuguaglianza nelle societ\u00e0 premoderne, che si basavano su rigide, arbitrarie e spesso dispotiche disparit\u00e0 di status. Il problema, afferma il libro, \u201c\u00e8 che questa grande narrazione proprietaria e meritocratica, che ha avuto la sua prima ora di gloria nell&#8217;Ottocento, dopo il crollo delle societ\u00e0 dell&#8217;Ancien R\u00e9gime, e una riformulazione radicale di ambizioni mondiali dopo la caduta del comunismo sovietico e il trionfo dell\u2019ipercapitalismo, appare oggi sempre pi\u00f9 fragile\u201d.<\/p>\n<p><em>Capital et id\u00e9ologie<\/em>\u00a0affronta in prospettiva storica il problema della distribuzione della ricchezza all\u2019interno delle societ\u00e0 pi\u00f9 diverse, dalla Svezia al Brasile, dagli Stati Uniti all\u2019India, arrivando a due conclusioni: primo, la diseguaglianza \u00e8 fortemente aumentata negli ultimi anni, essenzialmente per scelte politiche dei governi e, senza interventi correttivi, essa \u00e8 destinata ad aumentare ancora: \u201cC&#8217;\u00e8 ovunque un abisso tra i proclami ufficiali \u2018meritocratici\u2019 e la realt\u00e0 che le classi svantaggiate devono affrontare in termini di accesso all&#8217;istruzione e alla ricchezza. Il discorso meritocratico e imprenditoriale appare molto spesso un modo conveniente per chi trae vantaggi dal funzionamento dell&#8217;attuale sistema economico per giustificare qualsiasi livello di disuguaglianza, senza nemmeno doverlo esaminare, e per stigmatizzare i perdenti per la loro mancanza di meriti, virt\u00f9 e diligenza\u201d.<\/p>\n<p>Una critica non nuova del neoliberismo, con la differenza che Piketty offre al lettore una mole di dati impressionante (decine e decine di tabelle sempre originali) che integrano i 17 capitoli del volume, mettendo anche in guardia dal pericolo di regimi autoritari: \u201cSe l\u2019attuale sistema economico non si trasforma profondamente per renderlo meno disuguale, pi\u00f9 equo e pi\u00f9 sostenibile, sia tra i paesi che al loro interno, allora il populismo xenofobo e i suoi possibili futuri successi elettorali potrebbero ben presto avviare il movimento per distruggere la globalizzazione ipercapitalista e digitale degli anni 1990-2020\u201d.<\/p>\n<p>Dall\u2019Ungheria al Brasile, passando per gli Stati Uniti e l\u2019Italia, il pericolo dei movimenti autoritari e xenofobi rende urgente affrontare con radicalit\u00e0 il tema della disuguaglianza: se non lo fa la sinistra lo faranno i nuovi demagoghi al potere. Su questo punto, Piketty introduce un\u2019interessante analisi di come i partiti dei lavoratori (comunisti, socialdemocratici, laburisti) siano diventati almeno dal 1990 i \u201cpartiti dei diplomati e laureati\u201d. Nei principali paesi europei e negli Stati Uniti, \u201cla somiglianza delle traiettorie del voto invita allo scetticismo su sulle ipotesi che si tratti di fenomeni strettamente nazionali\u201d. Al contrario, occorre analizzare su scala globale \u201cle ragioni che hanno portato una parte crescente dei gruppi sociali svantaggiati a sentirsi scarsamente rappresentati (o addirittura abbandonati) dalla sinistra che si presenta alle elezioni\u201d.<\/p>\n<p>Piketty insiste sul fatto che esistono\u00a0<em>ragioni materiali<\/em>\u00a0ben precedenti alla crisi economica del 2008 per questo allontanamento della parte pi\u00f9 povera della popolazione dalla sinistra: le politiche fiscali e scolastiche in primo luogo (la riduzione delle tasse sugli alti redditi, per esempio, si \u00e8 tradotta in un aumento delle tasse indirette, che colpiscono i consumatori, quindi penalizzano la parte economicamente pi\u00f9 debole della popolazione).<\/p>\n<p>Per scongiurare il rischio di regimi autoritari, scrive Piketty \u201cla conoscenza e la storia rimangono le nostre migliori risorse\u201d, auspicando un \u201cnuovo socialismo partecipativo per il XXI secolo\u201d. L\u2019autore francese rimane ottimista: le disuguaglianze sono esistite nell\u2019arco di tutta la storia umana ma, nel passato, \u201cle rotture e i processi rivoluzionari e politici che hanno permesso di ridurre e trasformare le disuguaglianze del passato sono stati un grande successo, e sono all&#8217;origine delle nostre istituzioni pi\u00f9 preziose: quelle che hanno reso possibile che l&#8217;idea di progresso umano diventasse realt\u00e0 (suffragio universale, istruzione gratuita e obbligatoria, assicurazione sanitaria universale, tassazione progressiva).<\/p>\n<p>Una necessaria boccata d\u2019ossigeno nei momenti di pessimismo, quando non di disperazione, che ci colgono guardando a un panorama politico mondiale dominato da leader fascistoidi come Trump, Erdogan, Bolsonaro e Salvini.<\/p>\n<p><em>(19 settembre 2019)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/piketty-il-capitalismo-non-e-piu-in-grado-di-giustificare-le-sue-disuguaglianze\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/piketty-il-capitalismo-non-e-piu-in-grado-di-giustificare-le-sue-disuguaglianze\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di\u00a0 MICROMEGA\u00a0\u00a0(Fabrizio Tonello) &nbsp; &nbsp; Thomas Piketty\u00a0non \u00e8 certo uno sconosciuto tra gli economisti: prima di compiere 30 anni aveva gi\u00e0 scritto una massiccia analisi della formazione e distribuzione della ricchezza in Francia (Le haut revenus en France au XX si\u00e8cle, 2001). 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