{"id":53177,"date":"2019-10-04T08:30:50","date_gmt":"2019-10-04T06:30:50","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53177"},"modified":"2019-09-30T21:25:42","modified_gmt":"2019-09-30T19:25:42","slug":"paul-sweezy-leo-huberman-teoria-della-politica-estera-americana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53177","title":{"rendered":"Paul Sweezy, Leo Huberman, \u201cTeoria della politica estera americana\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPOFERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il\u00a0<a href=\"https:\/\/amzn.to\/32EnmzW\">libro<\/a>\u00a0raccoglie alcuni editoriali del Monthly Review scelti dagli autori e riconducibili al periodo tra il 1960 e il 1962. Il primo blocco \u00e8 una serie di articoli, usciti a settembre, ottobre e novembre del 1960 sotto il titolo \u201c<em>Teoria della politica estera americana<\/em>\u201d. La tesi, alla luce degli eventi degli anni cinquanta, \u00e8 che l\u2019intera politica estera statunitense \u00e8 in effetti forgiata dagli interessi di classe interni, pi\u00f9 precisamente dalla completa dominazione dell\u2019economia Usa da parte del capitalismo monopolistico<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, il cui stato normale \u00e8 la depressione cronica. Per evitare dunque che il capitalismo ricada sempre nel suo stato normale di sottoinvestimento, e depressione, la risposta compatibile con i vincoli interni del sistema \u00e8 una sorta di \u201cequilibrio del warfare\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci\u00f2 che accade tipicamente ad una societ\u00e0 capitalistica dominata dal monopolio \u00e8, infatti, una sorta di autointrappolamento: \u201cla previsione collettiva e i piani per il futuro sono possibili solo nella misura in cui implicano sacrifici presenti trascurabili e vantaggi finali per tutti o quasi tutti quelli che contano (e cio\u00e8 che possiedono). Se i sacrifici immediati sono notevoli e i benefici futuri sono collettivi, nessuna azione \u00e8 possibile\u201d (p.14). La conseguenza pi\u00f9 importante di questa struttura \u00e8 che la societ\u00e0 capitalistica\u00a0<em>non pu\u00f2 mai agire in anticipo per prevenire una crisi<\/em>. Un ottimo esempio (che, ovviamente, gli autori non possono fare in quell\u2019anno) \u00e8 la crisi climatica<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, nella quale si esce dalla crisi nella misura in cui con analogo meccanismo di possa attivare una sorta di \u201cgreenfare\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il problema da un punto di vista sistemico \u00e8 che \u201cuna politica estera che favorisce in ogni modo gli interessi privati accelera il declino e il tramonto degli Stati Uniti come potenza mondiale; e non si cercheranno rimedi, se non e fino al momento in cui quegli stessi interessi privati cominciano ad essere lesi anzich\u00e9 avvantaggiati\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Ma quando accadr\u00e0 per gli autori?<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il problema maggiore \u00e8 il persistente deficit della bilancia dei pagamenti, che costringe il sistema americano a pagare sistematicamente pi\u00f9 di quanto incassa, una situazione che si \u00e8 prodotta dal \u201958 e continua a crescere. Sul tema gli autori torneranno a lungo<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0negli anni seguenti, mentre la crisi della bilancia dei pagamenti si sviluppa, durante gli anni della guerra del Vietnam, e poi conduce alla rottura dei primi anni settanta<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. A quella fase la tendenziale discesa delle riserve, che accelerer\u00e0 nel decennio successivo (soprattutto a livello potenziale), e l\u2019accresciuta competizione intercapitalistica con Europa e Giappone, porta ad una ricerca spasmodica di occasioni di investimento all\u2019estero da parte delle imprese capitalistiche. Spazio che\u00a0<em>\u00e8 sfidato dai processi di decolonizzazione<\/em>\u00a0e\u00a0<em>dalla sfida egemonica di parte socialista<\/em><a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, che quindi a quel momento si presenta come \u201cnube all\u2019orizzonte\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come per lo pi\u00f9 ritennero in quegli anni la maggior parte degli autori marxisti questa tendenziale stagnazione del capitalismo, catturato dalla sua logica interna orientata all\u2019accumulazione ed al sovrasfruttamento<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0e della costante difficolt\u00e0 a sfuggire a ricorrenti \u201ccrisi di realizzo\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, sarebbe stata alla fine fatale in quanto la pressione delle lotte di liberazione nazionali, sostenuta dal campo socialista, avrebbe imposto costi crescenti fino a superare l\u2019utilit\u00e0 esacerbando lo squilibrio dei pagamenti ed esaurendo, alla fine le risorse umane ed economiche statunitensi. Chiaramente in quegli anni si sta verificando almeno un\u00a0<em>triplo scontro<\/em>: tra l\u2019occidente imperialista e i paesi coloniali (ma anche le \u201ccolonie interne\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>); tra l\u2019occidente capitalista e il mondo socialista; tra i centri imperiali di primo livello e secondo, ovvero tra Usa ed Europa o Giappone. Questa tensione induce durante tutti gli anni sessanta e settanta una crescente instabilit\u00e0 e lo sforzo, per gestirla, di aumentare, dove possibile politicamente, la spesa per ripristinare la domanda ed allontanare la stagnazione. Ma nel farlo accentua progressivamente il deficit (anzi il doppio deficit, della bilancia commerciale e del bilancio federale), mettendo sotto crescente pressione il sistema del dollaro. Ovvero la convertibilit\u00e0 del dollaro in oro definita dagli Accordi di Bretton Woods, come aveva previsto Keynes<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>, alla fine si rileva insostenibile e definisce una struttura di reciproco ricatto. Ma, come peraltro previsto anche da Sweezy nei tardi anni sessanta<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, la cosa si risolve nell\u2019interruzione della convertibilit\u00e0 del dollaro in oro (15 agosto 1971<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>) e nella successiva globalizzazione del capitale. Una imponente crescita di liquidit\u00e0, non pi\u00f9 frenata dalla struttura tendenzialmente deflazionaria del cambio fisso, avviene allora a partire dalla met\u00e0 degli anni settanta, con la conseguenza che parte via via pi\u00f9 velocemente una ondata crescente di investimenti diretti e finanziari verso i paesi ex coloniali e del terzo mondo, capitali che portano con s\u00e9 forme di disciplinamento, di cattura nella trappola del debito, e di vero e proprio ricatto politico. Dopo qualche anno ci saranno le necessarie conseguenze sotto forma di bolle e processi di fuga di capitali e repentine crisi finanziarie di nuovo tipo: Messico (1995), sud est asiatico (1997), Russia e Brasile (1998), Argentina (2001). Si \u00e8 trattato di un insieme di processi che hanno una componente tecnologica (in un campo nel quale il sistema sovietico rest\u00f2 inesorabilmente indietro: la information technology), ideologica (il neoliberismo) e politica (con la spinta alla deregolazione e il continuo intervento per tamponare la tendenza ad una crisi di natura finanziaria). Si tratta al fondo di una operazione che \u00e8 resa possibile da un nuovo protagonismo delle Banche Centrali che (Greenspan) riescono a \u201cindurre gli attori del mercato a impiegare i suoi debiti [della banca Centrale] come moneta\u201d, ora che nessun rapporto reale la sostiene. \u00c8 ovvio che accettare, in tutto il mondo, \u201ci debiti americani\u201d (ovvero il dollaro) come moneta implica un certo tipo di rapporto di forza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Al contempo, nell\u2019occidente non Usa, avvengono imponenti processi di ristrutturazione e quello che appare a molti \u201cl\u2019avvio di una nuova crisi del sistema di accumulazione del capitale nel campo imperialista\u201d<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Crisi che coinvolge anche i paesi socialisti, i quali si sono progressivamente interconnessi con il sistema capitalista (vendendo materie prime e prodotti in cambio di mezzi di produzione, accentuando anche loro il surplus verso i paesi sottosviluppati). \u00c8 qui che si innesta, nel quadro della crisi delle materie prime, effetto collaterale ma importante del disordine geostrategico e finanziario e della decolonizzazione, la lotta distributiva e la crescente mobilitazione dei tardi anni sessanta e primi anni settanta, questa mobilitazione (che, per\u00f2, sar\u00e0 sconfitta<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>) della classe operaia per sottrarsi alla riduzione del tenore di vita. Ovvero allo scarico su di essa delle tensioni di valorizzazione prodotte dallo spostamento della divisione internazionale del lavoro e dall\u2019obsolescenza di alcune tecnologie (ovvero dei settori) traino. Questa mobilitazione \u00e8 contrastata e gestita dalle gestioni socialdemocratiche nei paesi imperialisti e da forme di governo neofasciste in quelli \u201csubimperialisti\u201d. In entrambi i casi per proteggere i profitti, contenendo il costo del lavoro. Si passa cos\u00ec, per tentativi e per dinamica interna, al modello della \u201c<em>sostituzione delle esportazioni<\/em>\u201d (Frank, 1977)<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Come opportunamente sottolinea Andre Gunder Frank Si tratta di una politica e di un equilibrio internazionale che non richiede una domanda effettiva, \u201cl\u2019unica cosa che conta diventa allora il costo di produzione; bisogna evidentemente che esso sia pi\u00f9 basso possibile. I paesi sottosviluppati gareggiano tra di loro per ridurre al massimo questo costo., allo scopo di essere pi\u00f9 competitivi. Ci\u00f2 d\u00e0 luogo ad una politica di riduzione dei salari e di aumento dello sfruttamento, cio\u00e8 di supersfruttamento, difeso da un\u2019alleanza politica diversa dalla precedente: un settore della borghesia monopolistica integrata al capitale internazionale produce sempre di pi\u00f9 per il mercato estero, senza sviluppo di un capitale che lavori per il mercato interno (quando non \u00e8 addirittura eliminato come in Cile), produzione fondata sul supersfruttamento del lavoro. Non v\u2019\u00e8 dunque la base economica per il tipo di alleanze prevalente quando si applicava la politica di sostituzione delle importazioni; bisogna al contrario opprimere la classe operaia e perfino una frazione della borghesia\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come sia il contributo dei nostri, nel 1960 quando tutto questo \u00e8 ancora di l\u00e0 da venire, si impernia su\u00a0<em>quattro affermazioni<\/em>:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Lo scopo fondamentale della politica estera \u00e8 di giustificare l\u2019apparato militare per mantenere l\u2019economia e l\u2019impero,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Questa \u00e8 la ragione autentica dell\u2019anticomunismo,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">3-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Le sconfitte non gli fanno mai cambiare idea,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">4-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Ma questa situazione non pu\u00f2 durare per sempre.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quel che bisognerebbe fare \u00e8 esattamente il contrario, non combattere contro le forze del tempo (la decolonizzazione) e sostituire il warfare con il welfare.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il testo si chiude con una semplice affermazione, una \u201cprofezia lenta\u201d: \u201cl\u2019attuale capitalismo monopolistico \u00e8 essenzialmente un sistema internazionale. Ha bisogno di un vasto \u2018mondo libero\u2019 in cui vivere. Se lo spazio vitale si contrarr\u00e0 progressivamente, restando immutate le sue attuali caratteristiche strutturali, la conclusione logica sar\u00e0 una crisi paragonabile in portata e gravit\u00e0, a quella che colp\u00ec il mondo capitalistico negli anni dopo il \u201829\u201d (p.43).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In effetti da allora il capitalismo si \u00e8 espanso, praticamente in tutto il mondo, travolgendo dopo lo scontro finale degli anni settanta e ottanta buona parte del mondo socialista<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0e piegando la restante (ovvero, sostanzialmente, la Cina<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>). Ma al termine dell\u2019espansione guidata dal capitale (e non dalla logica \u2018territorialista\u2019<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>) l\u2019iper-globalizzazione, come nel \u201929, si \u00e8 scontrata con i limiti della fragilit\u00e0 intrinseca dei sistemi capitalistici lasciati a se stessi<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il libro prosegue con il saggio \u201c<em>La dottrina Kennedy<\/em>\u201d, che d\u00e0 conto dell\u2019avvio della guerra nel Vietnam meridionale e della prospettiva di trasformare tutto il sud-est asiatico (e poi il mondo) in una colonia americana, di paese in paese.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In \u201c<em>La crisi permanente<\/em>\u201d, viene, invece analizzata la crisi di Berlino e della Germania Est, che vede in quegli anni, a sedici anni dalla fine della guerra mondiale, posta in questione la stessa sovranit\u00e0 di fatto della Germania orientale. La crisi vede la parte sovietica particolarmente attiva, Krusciov ha fretta perch\u00e9 essenzialmente il continuo, ininterrotto, flusso di profughi dall\u2019est verso l\u2019ovest, in assenza di frontiere certe, destabilizza costantemente il paese.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quindi l\u2019attenzione del testo si sposta sull\u2019America Latina, e sulla strategia di Kennedy \u201c<em>Alleanza per il progresso<\/em>\u201d, che vede proporre dagli Usa l\u2019erogazione di aiuti per lo sviluppo in cambio di riforme di tipo liberale. L\u2019aiuto straniero \u00e8 sperimentato come \u201cstrumento di riforma e materia di progresso\u201d. Secondo Sweezy, questa pu\u00f2 sembrare una idea, ma non funzioner\u00e0, perch\u00e9 nessuno vuole queste riforme e la loro natura effettiva \u00e8 di aumentare ineguaglianze e problemi politici, tendenzialmente producendo deflazione (p.82).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201c<em>La controversia Cino-sovietica<\/em>\u201d descrive invece il dibattito tenutosi al XXII Congresso del Pcus. La differenza emersa tra cinesi e russi riguarda essenzialmente la linea di azione che i paesi socialisti devono seguire per ridurre i rischi di escalation militare e nucleare. La posizione cinese \u00e8 che il capitalismo americano \u00e8, in fondo, una \u201ctigre di carta\u201d e bisogna contrapporsi in modo netto e deciso, quindi anche concentrare le risorse, non disperderle in favore di paesi \u201cnon allineati\u201d<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>, a meno non scelgano da quale parte stare. La posizione sovietica, al contrario, assume una maggiore prudenza nei confronti della potenza occidentale e attribuisce una maggiore rilevanza agli stati rispetto ai movimenti delle classi lavoratrici e quindi dei popoli. Vede il mondo come diviso in tre campi: occidentale, socialista, e non allineato. Quindi la strategia proposta \u00e8 di guadagnare tempo, negoziare, accordarsi, evitare lo scontro. Per gli autori, i russi hanno ragione e i cinesi torto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nel saggio \u201c<em>Il mercato comune<\/em>\u201d, per noi particolarmente interessante, viene fornita una visione da parte americana alla formazione negli anni cinquanta, con il\u00a0<em>Trattato di Roma<\/em><a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>\u00a0del Mercato Comune. Secondo Sweezy e Huberman esso \u201cmette in pericolo la posizione dominante Usa\u201d, proprio perch\u00e9 esso \u00e8 \u201cmolto di pi\u00f9 di una unione doganale\u201d (p.97). Questa tesi viene riportata nella discussione pubblica americana e da parte dell\u2019amministrazione ma per comprenderne il senso, in base all\u2019opinione di Sweezy, bisogna risalire al vero senso della cosa. E per ottenerlo ricordare che l\u2019antefatto dell\u2019accordo sul mercato comune \u00e8 la\u00a0<em>Comunit\u00e0 Europea del Carbone e dell\u2019Acciaio<\/em>\u00a0(CECA), entrata in vigore nel 1951. La CECA metteva insieme il desiderio dei francesi di sottomettere l\u2019industria pesante tedesca ad un controllo internazionale e il desiderio dei grandi cartelli di espandere i loro mercati e perfezionare l\u2019apparato di controllo e pianificazione. Come capita anche altre volte in seguito i francesi non ottengono i loro obiettivi, perch\u00e9 \u201cla Germania occidentale, aiutata e incoraggiata dagli Stati Uniti, divenne ben presto la potenza guida dell\u2019Europa occidentale, e invece di essere controllata cominci\u00f2 a esercitare essa stessa funzioni di controllo\u201d (p.98). Invece i grandi cartelli ottennero il loro scopo ed anche un precedente. Nel frattempo quasi ovunque la sinistra era in crescita e la radicalizzazione delle masse si stava accentuando in modo preoccupante, nel 1947 ci furono imponenti scioperi nel nord della Francia, nel 1948 sembr\u00f2 che l\u2019intera Europa fosse sull\u2019orlo di una rivoluzione sociale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">A questo punto interviene il\u00a0<em>Piano Marshall<\/em>, con i suoi miliardi di dollari di aiuti, e la sinistra fu cacciata dai governi di coalizione senza tante cerimonie (era, evidentemente, la condizione per avere i dollari). Nel 1951 i laburisti furono sconfitti in Gran Bretagna, quindi \u201ctutte le posizioni di potere reale furono occupate da rappresentanti fidati dei grossi calibri dell\u2019industria e della finanza\u201d. Il blocco sociale che li portava su era formato dalla borghesia antisocialista, dalle masse contadine cattoliche ed un settore della classe operaia che \u201cgodeva della prosperit\u00e0 e sostanzialmente non s\u2019interessava d\u2019altro\u201d. Fino a che dura la crescita, tutti gli anni cinquanta, la cosa \u00e8 molto stabile.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 in questo contesto, nel quale l\u2019intero mondo dei grandi affari era ormai intrecciato \u201cin un dedalo di accordi e di sovrastrutture di carattere finanziario, tecnologico e commerciale\u201d, che si pensa di generalizzare il successo della CECA, costituendo il MEC. In definitiva, \u201csotto ogni aspetto il Mercato Comune corrisponde esattamente alle necessit\u00e0, ed \u00e8 destinato al servizio, del mondo e degli interessi dei grandi affari internazionali che l\u2019hanno creato. Se non si capisce e si tiene presente questo, si pu\u00f2 dire ben poco di sensato e di significativo intorno a questa istituzione\u201d. Non \u00e8 solo un vasto mercato protetto, ma anche una vasta area in cui operare liberamente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si tratta di un\u2019area di libert\u00e0, per le grandi imprese, circondata da barriere doganali uniformi. Dunque nel suo complesso \u201cnon \u00e8 un passo nella direzione di un commercio pi\u00f9 libero, ma di un maggiore protezionismo\u201d. Nell\u2019area protetta sono infatti eliminate le restrizioni (in verit\u00e0 molto gradualmente), e la libera concorrenza viene assunta come sacro principio ispiratore di tutta l\u2019impresa. In fondo, per\u00f2, per \u201clibera concorrenza\u201d si intende \u201clibert\u00e0 per le grosse imprese (a carattere per lo pi\u00f9 monopolistico) di conseguire i massimi profitti, mentre il governo interviene o aiuta come e quando occorre\u201d. In altre parole, attraverso l\u2019accordo viene garantito il capitalismo. Qualunque riforma fondamentalmente socialista che fosse promossa da uno degli stati membri (all\u2019epoca 6) sarebbe bloccata dal meccanismo di decisione a maggioranza, \u201ccos\u00ec tutto il congegno per frenare e controllare un futuro movimento rivoluzionario, ad esempio in Francia o in Italia o in entrambi i paesi allo stesso tempo, \u00e8 gi\u00e0 pronto\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Un simile meccanismo (anche con la sua proiezione coloniale in Africa), non \u00e8 la piena garanzia di sviluppo e successo, ma, invece, il processo di accumulazione capitalista accelerato al livello dei trust pi\u00f9 grandi porta a due tipi di concentrazione:\u00a0<em>quella geografica<\/em>\u00a0nelle aree pi\u00f9 sviluppate, dove sono i trasporti, i servizi, le industria e la mano d\u2019opera pi\u00f9 qualificata. Lo sviluppo si concentrer\u00e0 nella bassa valle del Reno e nell\u2019Italia settentrionale, \u201clasciando sostanzialmente da parte le zone arretrate del meridione della Germania, della Francia e dell\u2019Italia\u201d. Anche le istituzioni che dovrebbero correggere lo squilibrio (Banca di Sviluppo e Fondo Sociale), di fatto sono vincolate statutariamente ad agire in base a criteri commerciali, e quindi va dove meno ce ne \u00e8 bisogno, e il Fondo sociale \u201c\u00e8 destinato non a promuovere lo sviluppo delle aree arretrate, ma ad addestrare i lavoratori di queste aree e a spostarli per soddisfare la crescente necessit\u00e0 di manodopera delle regioni pi\u00f9 avanzate\u201d (p.107).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>E quella industriale.\u00a0<\/em>Infatti anche l\u2019accrescimento dei mercati favorisce le imprese pi\u00f9 grandi, e sar\u00e0 quindi tra le cause di un imponente processo di concentrazione industriale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma:\u00a0<em>qui sta prendendo forma una nuova potenza capitalistica e imperialistica<\/em>, con una popolazione ed un potenziale paragonabile agli Stati Uniti. Normalmente questo avrebbe dato seguito ad una accanita lotta commerciale, senza esclusione di colpi, ed eventualmente al termine militare. Ma ora a fronte di questa rivalit\u00e0 c\u2019\u00e8 il campo socialista. Questo far\u00e0 da potentissimo collante, e quindi \u00e8 pi\u00f9 probabile che i potenziali di lotta interimperialista siano messi da parte per formare un blocco compatto contro la sfida sovietica.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Seguono saggi sulla \u201c<em>Minaccia della guerra preventiva<\/em>\u201d, nel quale \u00e8 analizzata la diversa strategia di escalation nucleare tra Usa e Urss. E due saggi sulla crisi di Cuba.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il 12 agosto 1962, gli autori scrivono un saggio che in effetti va posto in connessione con i saggi sulla crisi degli anni sessanta (o meglio sul processo di \u2018<em>crisi rinviata<\/em>\u2019 che segue all\u2019esaurimento tendenziale del boom degli anni cinquanta) a partire dal 1965, con \u201c<em>Il boom Kennedy-Johnson<\/em>\u201d, che abbiamo letto nel libro \u201c<em>La controrivoluzione globale<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>. Si tratta di \u201c<em>Il capitalismo americano ad una stretta<\/em>\u201d. Huberman e Sweezy notano che da agosto, appunto del 1962, quasi tutti gli indicatori sono in ribasso, sembra quindi avvicinarsi una recessione. La quinta dal dopoguerra, che porterebbe a termine l\u2019espansione del 1961 dopo soli 18 mesi. Considerando tutti i cicli del dopoguerra la conclusione \u00e8 che le crisi sono (prima crisi 1948\/49, seconda 1953\/54, terza 1957\/58, quarta 1961\/62)\u00a0\u00a0sempre pi\u00f9 ravvicinate e con un recupero sempre pi\u00f9 parziale. Inoltre la disoccupazione \u00e8 stata sempre crescente (il recupero della perdita di occupazione nei periodi di crisi sempre pi\u00f9 parziale), passando complessivamente dal 3,9 al 5,6 % e l\u2019utilizzazione della capacit\u00e0 produttiva sempre calante, dal 98 al 81%.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il significato di fondo di questi fenomeni \u00e8 attribuito alla contrazione dei profitti, ma questa a sua volta non \u00e8 attribuibile agli \u201calti salari\u201d, o agli errori di politica, come vorrebbero gli economisti conservatori, bens\u00ec alla stagnazione latente, determinata come effetto secondario, ma interno e necessario, proprio degli alti profitti. La tesi deriva da un articolo del giugno 1958, ma anche dal libro di Paul Baran \u201c<em>Il surplus economico<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>. Gli alti profitti tendono, nelle condizioni del capitalismo monopolistico che ha una relativa capacit\u00e0 di controllare i prezzi e rinviare gli investimenti, a non essere prontamente restituiti al mercato, in forma di domanda di beni e servizi; quindi appare una tendenza al declino sia della domanda totale, sia della produzione media e infine dei profitti. Questa dinamica ha una forza tale che anche se l\u2019economia potesse viaggiare vicina al suo massimo (stimato in un 15% superiore all\u2019attuale), con una quota di profitti invariata (12,5%) genererebbe un monte profitti doppio dell\u2019attuale (90 Mld contro 45) che non potrebbe essere assorbito dagli investimenti e quindi ricadrebbe. Questa scheletrica dimostrazione mostrerebbe l\u2019impossibilit\u00e0 (data la tendenza alla massimizzazione dell\u2019appropriazione del surplus come profitto del sistema decentrato capitalista, in particolare nelle condizioni monopoliste), per il sistema di assestarsi sul pieno impiego dei mezzi produttivi e dei lavoratori. Ovviamente la dimostrazione abbreviata rinvia ad una pi\u00f9 ampia prodotta da Paul Sweezy nella sua lettura della teoria marxiana degli anni quaranta e che abbiamo gi\u00e0 letto<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In questo modo si spiega la frase apparentemente paradossale che segue: \u201c<em>ogni mutamento che provoca un aumento dei profitti \u2013 aumenti dei prezzi, automatizzazione dei processi produttivi, e via dicendo \u2013 non fa che abbassare il livello sostenibile di utilizzazione della capacit\u00e0 produttiva<\/em>\u201d (p.132). Per questo la politica pi\u00f9 razionale, ma la meno fattibile, sarebbe del controllo generale dei prezzi per accrescere i redditi reali dei consumatori e ridurre i profitti dei grandi complessi privati.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dunque la previsione che gli autori compiono \u00e8 di\u00a0<em>un declino durevole e marcato<\/em>, a meno che l\u2019amministrazione Kennedy riesca ad introdurre misure efficaci che determinino forze di compensazione e stabilizzatrici abbastanza potenti. Una tradizionale \u00e8 stata, come visto, la spesa militare (infatti nel 1960, con Eisenhower, la difesa spese 45 miliardi, e con il successivo aumento a 53 miliardi c\u2019\u00e8 stato qualche beneficio, ma limitato).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Gli autori pensano che pi\u00f9 che sull\u2019espansione della spesa militare (che, invece, sar\u00e0 imponente a causa della guerra del Vietnam) si punter\u00e0 su riduzioni fiscali, questa potrebbe ottenere in senso congiunturale qualche risultato. Ma anche se accadesse ci\u00f2 aggraverebbe la bilancia dei pagamenti (cosa che \u00e8 infatti avvenuta, fino all\u2019esito del 1971) che peggiorerebbe ancora, se la stagnazione fosse superata.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il capitalismo americano, insomma, appare \u201cin un vicolo cieco\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo nel 1962.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda prima della data degli articoli sia Paul Sweezy, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/08\/paul-sweezy-la-teoria-dello-sviluppo.html\">La teoria dello sviluppo capitalistico<\/a><\/em>\u201d, 1942, sia Paul Baran, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/05\/paul-baran-il-surplus-economico.html\">Il surplus economico<\/a><\/em>\u201d, 1958. Il capitalismo nella fase monopolista tende alla stagnazione per la rottura del rapporto di formazione del prezzo ancorato alla concorrenza (per quanto si trattasse di un modello ideale), e la tendenza sistematica al sottoinvestimento ed ai sovraprofitti (per cui alla crisi da realizzo ed al sottoconsumo). Questa tendenza \u00e8 contrastata da alcuni fattori che cercano di dissipare il surplus, o di impiegarlo fuori del processo strettamente produttivo (che innalzerebbe la concorrenza aggravando la crisi), tra i mezzi c\u2019\u00e8 ovviamente la spesa all\u2019estero (in particolare le spese imperiali e quindi, ma non solo, militari) e c\u2019\u00e8 la moltiplicazione dei lavori improduttivi e dei relativi ceti. \u201cParlando in maniera generalissima, questa parte improduttiva \u00e8 formata da tutto quel lavoro che ha come risultato la produzione di beni e servizi la cui domanda si possa attribuire alle condizioni e ai rapporti specifici del sistema capitalistico, e che sarebbe assente in una societ\u00e0 razionalmente ordinata\u201d (p.44). Ma questo movimento economico ha un risvolto potentissimo nelle forme di interiorizzazione e controllo sociale. Ci torneranno nei libri ed interventi degli anni sessanta. Quindi Paul Baran, Paul Sweezy, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/paul-baran-paul-sweezy-il-capitale.html\">Il capitale monopolistico<\/a><\/em>\u201d, 1966, nel quale \u00e8 formulato sia un \u201cteorema di impossibilit\u00e0\u201d sia la direzione di una possibile soluzione sistemica: se il capitalismo nella forma monopolista tende a soggiacere alla \u201clegge della crescita tendenziale del surplus\u201d, e quindi ad una costante moltiplicazione degli sprechi e dei ceti intermedi ed improduttivi, finendo per essere soffocato dalla sua stessa avidit\u00e0, e se in questa capacit\u00e0 di creare e distribuire tra pochi ricchezza riposa la sua stabilit\u00e0 sociale, al contempo esso per garantirsi l\u2019equilibrio e la sopravvivenza necessita di estendere lo sfruttamento e l\u2019estrazione di surplus potenziale alle periferie dell\u2019impero (periferie sia esterne, le colonie, sia interne, le classi-paria). Questa forma di capitalismo, diretta e controllata dalle grandi imprese per azioni monopoliste e multinazionali, \u00e8 quindi\u00a0<em>strutturalmente imperiale<\/em>\u00a0e organizzato di necessit\u00e0\u00a0<em>per grandi catene di sfruttamento internazionali<\/em>. Catene che determinano l\u2019estrazione di valore e la contrapposizione tra la massima opulenza e la massima disperazione, entro e fuori le cittadelle assediate delle metropoli occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; La quale \u00e8 perfettamente spiegabile a partire da questo modello: lo stress ambientale derivante dalla componente antropica del mutamento climatico, come dall\u2019inquinamento, indice danni diffusi e crescenti. Tuttavia la soluzione andrebbe ad accrescere in modo significativo i costi fissi e variabili nella produzione di tutti o quasi i beni e servizi. In questi termini la soluzione \u00e8 politicamente impraticabile, perch\u00e9 osteggiata dalle lobbies pi\u00f9 rilevanti per la buona ragione (dal loro punto di vista) che hanno solo da perdere. Cosa del tutto diversa se l\u2019azione per intervenire nei meccanismi del cambiamento climatico, e dell\u2019inquinamento, aprono nuovi mercati e occasioni di investimento fondamentalmente pagati dalla parte pubblica, ovvero dalla generalit\u00e0 della societ\u00e0. In questo caso la soluzione \u00e8 vincente, esattamente come per il \u201cwarfare\u201d. Si attiva una sorta di \u201cgreenfare\u201d. Per un ragionamento che conduce in questa direzione si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/03\/greta-thunberg-la-posta-egemonica-e-lo.html\">Greta Thunberg: la posta egemonica e lo scontro per il mondo<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Si pu\u00f2 interpretare la svolta anti-globalizzazione (o anti \u2018seconda-globalizzazione\u2019 in favore di una \u2018terza\u2019, i cui contorni sono ancora poco visibili) di Trump come l\u2019emergere di un simile conflitto inter-capitalistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda la seconda parte de \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/leo-huberman-paul-sweezy-la.html\">La controrivoluzione globale<\/a><\/em>\u201d, nella quale sono descritti i tentativi di tenere sotto controllo la tendenza alla crisi e prolungare il boom del dopoguerra (e l\u2019egemonia mondiale americana) anche se il mutato quadro competitivo internazionale la sta sfidando in modo crescente. Si va dalla descrizione del \u201cboom kennediano\u201d del 1965, alla crescente crisi dell\u2019oro nel 1966 e 67. Nel 1968 l\u2019unica soluzione possibile sembra \u201cpassare dal gold standard al dollar standard\u201d, come avvenne nel 1971.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, Gunder Frank, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/07\/andre-gunder-frank-riflessioni-sulla.html\">Riflessioni sulla nuova crisi economica mondiale<\/a><\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Una sfida che sar\u00e0 sconfitta a partire dai primi anni ottanta, sostanzialmente negli anni delle amministrazioni Reagan, che fanno ripartire la guerra fredda, innalzano in modo insostenibile la spesa militare in anni di difficolt\u00e0 crescenti, e richiamano i capitali sottoponendo i paesi in sviluppo ad una pressione che mette sotto stress per altra via le risorse del campo socialista. La Urss ne uscir\u00e0 drasticamente indebolita, mentre la Cina si convincer\u00e0, con Deng, ad avviare una trasformazione strutturale (con molta pazienza \u201ccinese\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; La caratteristica principale del capitalismo \u00e8 di essere, da sempre,<em>\u00a0un sistema internazionale e gerarchico, costituito da uno o pi\u00f9 metropoli e da una catena di periferie sfruttate<\/em>\u00a0(\u201c<em>Il capitale monopolistico<\/em>\u201d, p.151). \u201cLa gerarchia delle nazioni che costituiscono il sistema capitalistico \u00e8 caratterizzata da una complessa serie di rapporti di sfruttamento. I paesi che stanno al vertice sfruttano in varia misura tutti gli altri e allo stesso modo i paesi che stanno a un dato livello sfruttano quelli che stanno pi\u00f9 in basso, fino a quando giungiamo all\u2019ultimo paese che non ha nessuno da sfruttare. Nello stesso tempo, ogni paese che sta a un dato livello si sforza di essere l\u2019unico sfruttatore del maggior numero possibile di paesi che stanno pi\u00f9 in basso. Abbiamo quindi una rete di rapporti antagonistici che pongono gli sfruttatori contro gli sfruttati e contro gli altri sfruttatori. Trascurando le classificazioni giuridiche possiamo chiamare \u2018metropoli\u2019 i paesi che stanno al vertice o vicino al vertice e \u2018colonie\u2019 quelli che stanno alla base o vicino alla base. L\u2019area di sfruttamento di una data metropoli, da cui i rivali sono pi\u00f9 o meno efficacemente esclusi, ne costituisce \u2018l\u2019impero\u2019. Alcuni paesi che si trovano nei gradini intermedi possono entrare a far parte di un dato impero, portando alle volte con s\u00e9 un proprio impero (ad esempio, il Portogallo e l\u2019impero portoghese come unit\u00e0 subordinate nell\u2019ambito molto maggiore dell\u2019impero britannico); altri paesi intermedi possono riuscire a mantenere una relativa indipendenza, come grosso modo fecero gli Stati uniti durante i primi centociquant\u2019anni della loro vita nazionale indipendente\u201d (ivi p.152). Il capitalismo, in altre parole, genera ovunque da un lato ricchezza e dall\u2019altro miseria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Si pu\u00f2 sinteticamente definire una \u201ccrisi di realizzo\u201d, quando le merci prodotte faticano a trovare acquirenti per effetto di un eccesso di profitto (ovvero di una debolezza del consumo), e quindi sono costrette a competere per \u201crealizzare\u201d il loro valore e tradurlo in capitale. Una crisi di realizzo \u00e8 solo parte di un ciclo autorafforzante (ma che pu\u00f2 essere interrotto dalle opportune contromanovre volte a reflazionare il sistema) che determina il crollo degli investimenti, e quindi della occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; I\u00a0<em>Monthly Review<\/em>\u00a0chiamano \u201ccolonie interne\u201d le aree di sfruttamento, razziale o meno, interne alle metropoli capitalistiche, si veda, Leo Huberman, Paul Sweezy, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/leo-huberman-paul-sweezy-la.html\">La controrivoluzione globale<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Nel 1943 alla Conferenza di Bretton Woods il Piano di White (USA) e quello di Keynes (UK) sono pubblicati dai rispettivi governi e si contrappongono. In quello del secondo ora trovano spazio anche istituzioni mirate a promuovere il libero scambio, a finanziare gli investimenti internazionali produttivi, a stabilizzare il mercato delle materie prime. Si tratta nel complesso di un insieme di strumenti volti al contrasto del ciclo economico ed alla prevenzione delle crisi. Lo schema di Keynes lavora per la pace perch\u00e9 impedisce l\u2019accumulo di quello che l\u2019economista chiama \u201c<em>arsenali finanziari<\/em>\u201d, in termini di riserve valutarie e debiti esteri che inevitabilmente sviluppano una vera e propria capacit\u00e0 di ricatto. Togliere da parte del creditore, di fatto, la possibilit\u00e0 al debitore di pagare (costringendolo a politiche recessive) allontana infatti la pace (\u201cpagare\u201d viene dal latino \u201cpax\u201d). Lo scontro tra i due schemi si risolve in quella che Keynes vive come una \u201cresa incondizionata\u201d, quando nell\u2019aprile 1944 ad Atlantic City viene firmato il\u00a0Joint Statement, e poi il 1 luglio dello stesso anno a Bretton Woods gli\u00a0Accordi. All\u2019ultimo istante, senza neppure dare agli alleati il tempo di leggere fino in fondo, sar\u00e0 anche inserita formalmente la chiave di volta: l\u2019utilizzo del dollaro come moneta internazionale.\u00a0<em>Inizia la Pax Americana<\/em>. Fantacci, in \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/07\/massimo-amato-luca-fantacci-fine-della.html\">Fine della finanza<\/a><\/em>\u201d, vede la cosa in modo semplice: le premesse della crisi che si aprir\u00e0 nel 1971, quando l\u2019enorme quantit\u00e0 di cartamoneta in dollari, cui non corrispondono ormai n\u00e9 oro n\u00e9 tanto meno beni, determina un shock ed una fiammata inflazionistica in tutto il mondo (di cui la tempesta del petrolio \u00e8 solo effetto secondario). Dunque si presenta l\u2019inflazione accompagnata da stagnazione come effetto ultimo della \u201cfinanza da guerra\u201d che prevale a Breton Woods, contro il \u201cdisarmo\u201d proposto da Keynes (cfr. ivi p.44). In sostanza in tale occasione, dice Fantacci: \u201cgli interessi della finanza hanno prevalso sugli interessi del commercio. Il sistema di Bretton Woods rappresenta una sconfitta dell\u2019economia di mercato a opera del capitalismo, inteso a la Braudel come \u2018anti-mercato\u2019 fondato sull\u2019alleanza fra potere politico statuale e potere finanziario internazionale. Quello uscito da Bretton Woods \u00e8 un sistema di finanza di guerra, funzionale alla mobilitazione indiscriminata delle risorse: burro e cannoni, welfare e warfare.\u201d (ivi., p.46). Si veda John Maynard Keynes, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/12\/john-maynard-keynes-moneta.html\">Moneta internazionale<\/a><\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, Huberman, Sweezy, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/leo-huberman-paul-sweezy-la.html\">La controrivoluzione globale<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Alle nove di sera, improvvisamente, il Presidente Nixon, dopo settimane di tensione con i paesi europei, ed in particolare con la Francia di De Gaulle, interrompe la convertibilit\u00e0 \u201cprovvisoriamente\u201d. Il Segretario del Tesoro, John Connally presenta la cosa in questi termini: \u201cil dollaro sar\u00e0 anche la nostra moneta, ma \u00e8 il vostro problema\u201d, e, in al pubblico americano: \u201cgli stranieri hanno intenzione di fotterci. Il nostro compito \u00e8 di fotterli prima\u201d. Non si tratta di un atto di pace, e tanto meno di pura finanza, si tratta di fare la guerra \u201cper la difesa della libert\u00e0 del mondo\u201d, come disse Nixon. Come dice lo stesso Nixon, \u201csi tratta di consentire agli Stati Uniti di riguadagnare competitivit\u00e0 internazionale e, al contempo, di imporre agli alleati di sopportare l\u2019onere corrispondente, come equo contributo alla causa comune\u201d. Inizialmente, come risulta dai verbali del Gabinetto del giorno dopo, la misura \u00e8 presa per costringere gli alleati ad un tavolo negoziale, ma rester\u00e0 permanente perch\u00e9 ha liberato le Erinni della finanza. Due anni di febrili negoziati portano infine, nel marzo 1973, alla libera fluttuazione delle valute. Quel che succede \u00e8 che gli Stati Uniti non ottengono dagli alleati di contribuire alle spese di protezione, ma ottengono di pagarle con moneta senza copertura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Gunder Frank, \u201c<em>Riflessioni sulla crisi economica mondiale<\/em>\u201d, 1972<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; In Italia nel biennio 1976-78, e negli anni immediatamente seguenti. Si veda, ad esempio, questo post sulla lotta di classe alla Fiat, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/05\/le-lotte-operaie-alla-fiat-negli-anni.html\">Le lotte operaie alla Fiat negli anni settanta: il lavoro e la questione del potere<\/a>\u201d ed il seguente \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/06\/le-lotte-operaie-alla-fiat-negli-anni.html\">Le lotte operaie alla Fiat negli anni settanta: sicurezza sul lavoro e tecnologia<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Modello che serve a disciplinare la classe operaia nelle \u201cmetropoli\u201d attraverso l\u2019imposizione della \u201causterit\u00e0\u201d, ed a accrescere il saggio di sfruttamento, con ogni mezzo brutale possibile, nei paesi \u2018periferici\u2019 o \u2018semi-periferici\u2019. Il mezzo \u00e8 la crisi della bilancia dei pagamenti che giustifica, appunto, la proiezione alle esportazioni e questa la compressione salariale. A sua volta la crisi della bilancia dei pagamenti, e la crisi fiscale, saranno tra i fattori che promuoveranno il riciclo delle eccedenze (senza passare per i consumi) che diventer\u00e0 nel tempo il sistema d\u2019ordine centrale del nuovo modello sociale e geopolitico fondato sulla finanza e l\u2019economia del debito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Andre Gunder Frank, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/07\/andre-gunder-frank-riflessioni-sulla.html\">Riflessioni sulla nuova crisi economica mondiale<\/a><\/em>\u201d, p. 104<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; La crisi finale dell\u2019Urss, ha naturalmente molte cause e avviene nel contesto dell\u2019incrudimento della sfida egemonica e competitiva che un\u2019amministrazione americana sempre pi\u00f9 aggressiva gli porta a partire proprio dalla crisi degli anni sessanta e settanta. L\u2019azione del Presidente Nixon nei confronti della Cina che aveva l\u2019obiettivo di essere pi\u00f9 vicino al gigante comunista di quanto lo fosse l\u2019altro, facendo leva su una evidente potenziale rivalit\u00e0 geostrategica e numerose frizioni e divergenze passate ebbe un rilevante ruolo, aprendo un fronte a sud, e il passaggio dell\u2019Egitto, nel 1973, nel campo dei \u201cpaesi liberi\u201d. Ma, anche pi\u00f9 importante, negli anni immediatamente successivi ci fu la disgregazione progressiva della parte europea del Patto di Varsavia, con la crisi della Polonia (Lech Walesa e Solidarnosc) e della Cecoslovacchia (Havel). L\u2019azione di Nixon fu proseguita, nella stessa linea da Ford e Carter, portando alla eliminazione di fatto dell\u2019influenza sovietica nel cruciale medio oriente, e quindi Reagan. D\u2019altra parte l\u2019Urss comp\u00ec l\u2019errore strategico di invadere l\u2019Afganistan, nel quale consum\u00f2 ingentissime risorse economiche, politiche ed umane. Mentre l\u2019economia sovietica era entrata in una fase di ristagno, Reagan alz\u00f2 il livello della sfida militare, attraverso la \u201cIniziativa di Difesa Strategica\u201d (SDI) che consisteva di uno scudo missilistico contro l\u2019arma di distruzione di massa che aveva garantito, con la certezza della reciproca distruzione, la pace. Nel 1985, finalmente, a Cernenko succede Michail Gorbaciov con il quale si avvia il tentativo di riforma ad ampio raggio della economia e dell\u2019assetto politico sovietico, ed, al contempo posta la premessa per un reciproco disarmo. Solo quattro anni dopo ci sar\u00e0 la dissoluzione della parte est dell\u2019impero e sei anni dopo la finale dissoluzione dell\u2019Urss, senza alcuno spargimento di sangue. L\u2019Urss fino agli anni sessanta, ovvero fino alla scrittura di questi saggi, era cresciuta ad un ritmo molto alto, ed era caratterizzata dal predominio dell\u2019industria sull\u2019agricoltura e della industria pesante su quella leggera. Si trattava di un sistema pianificato centralmente nel quale dei \u201cministeri della produzione\u201d intermediavano tra i settori produttivi e l\u2019organo di pianificazione centrale (il Gosplan). Chiaramente questa dialettica induceva una serie di scontri frizionali e comportamenti strategici, sulla programmazione delle risorse, la gestione delle scorte, l\u2019individuazione di obiettivi. Quindi sono presenti alcuni altri problemi tendenziali ed endemici (non solo presenti in un regime socialista, ma qui privi di alcuni elementi di contrasto intrinseci) come la resistenza all\u2019innovazione, la scarsa produttivit\u00e0 del lavoro per demotivazione, una sorta di compromesso tra bassi salari e lavoro tranquillo e sicuro, obiettive difficolt\u00e0 di calcolo in un sistema enormemente complesso e che si esasperavano per le forniture civili, tendenzialmente numerosissime, squilibri tra prezzi e merci. A partire da una nota famosa emessa dallo stesso Stalin, e poi accelerando durante i primi anni sessanta ci sono molti tentativi di riforma, come la regionalizzazione della pianificazione, o, nel 1965, il tentativo di lasciare parte degli utili alle imprese pubbliche per programmarsi gli investimenti necessari. Queste riforme non sortirono gli effetti aspettati, ed il sistema and\u00f2 incontro ad una crescente entropia. Il crollo finale, fu causato da motivi interni, dunque, ma anche dalla pressione esterna e dalla necessit\u00e0 di fare fronte ad una sfida crescente e sempre pi\u00f9 aggressiva (si ricorder\u00e0 il discorso di Reagan sull\u2019Urss \u201cimpero del male\u201d del 1983). Un ruolo lo ha anche la ritirata dalla proiezione internazionale, condotta da Gorbaciov, che rialline\u00f2 parte del mondo sotto la linea americana, proprio mentre la finanziarizzazione del sistema capitalistico metteva a disposizione, anche se di pochi paesi (le cosiddette \u2018tigri asiatiche\u2019 e pochi altri semi-imperiali), ingenti capitali di rischio. Questo fenomeno polarizza ulteriormente il mondo, anche perch\u00e9 nei primi anni ottanta, era avvenuto in qualche misura il contrario: sotto la duplice spinta degli alti tassi imposti dalla FED, i capitali rientrarono negli Stati Uniti e la fase che si apre nel 1978-80 per questi \u00e8 di crisi (Bairoch, 1999), interrompendo la fase di crescita superiore a quella dell\u2019occidente (ca. 2,2%) che aveva aperto tante speranze. Alcuni paesi si distaccano dal sentiero di sviluppo e molti non lo hanno mai ripreso. Altri avviano un percorso di integrazione, utilizzando l\u2019occasione della finanziarizzazione e della \u201csostituzione delle esportazioni\u201d, che offre l\u2019opportunit\u00e0 di industrializzarsi. Il paese che se ne giova pi\u00f9 di tutti \u00e8 un paese socialista, la Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Se la Cina sia capitalista, socialista, o se sia una forma bastarda (o \u201ccinese\u201d) di entrambe \u00e8 una domanda che esula di gran lunga il presente testo, ma si pu\u00f2 dire che non sia una forma pura n\u00e9 del primo n\u00e9 del secondo (oppure che sia una forma di socialismo smithiano, come quello sovietico era listiano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; Uso qui la distinzione di Arrighi. Cfr \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/03\/giovanni-arrighi-il-lungo-xx-secolo.html\">Il lungo XX secolo<\/a><\/em>\u201d. Il modello concettuale analitico che Arrighi cerca di mettere a fuoco \u00e8 piuttosto complesso: agiscono entro la \u201cstruttura egemonica\u201d due distinte forme di leadership, quella dello Stato (che opera con \u201clogica territorialista\u201d) e quella dei gruppi dominanti (che operano con \u201clogica capitalistica\u201d). Nelle fasi di espansione del sistema, prevale la cooperazione e si approfondisce la divisione del lavoro e la specializzazione. Ma l\u2019emulazione da parte degli Stati subalterni dotati di risorse utilizzabili del modello \u201cvincente\u201d della potenza egemone, se all\u2019inizio \u00e8 molla per una maggiore mobilitazione di risorse (ad esempio di maggiori investimenti) poi diventa, con il tempo, causa del prevalere del momento competitivo. A questo punto prevale una logica di corto respiro, quella che chiama \u201ctirannia delle piccole decisioni\u201d, e l\u2019intensificata competizione, che rende impossibile la cooperazione, induce una crisi sistemica. I suoi segnali sono l\u2019aumento della competizione, dei conflitti sociali (che qui sono in posizione invertita rispetto al modello negriano) e l\u2019emergere \u201cinterstiziale\u201d di nuove configurazioni di potere, che si candidano a rimontare una nuova egemonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 qui che si presenta, come effetto della sovra-accumulazione e della accresciuta competizione, la fase finanziaria. Al termine, fino ad ora, il capitalismo \u00e8 stato riorganizzato sotto una nuova leadership.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Cfr. Hyman Minsky, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/09\/hyman-p-minsky-keynes-e-linstabilita.html\">Keynes e l\u2019instabilit\u00e0 del capitalismo<\/a><\/em>\u201d, 1975<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Alla\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Conferenza_di_Bandung\">Conferenza di Bandung<\/a>, nel 1955, si crea un polo di 29 paesi del \u201csud del mondo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; Cfr, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/03\/25-marzo-1957-il-trattato-di-roma.html\">25 marzo 1957: il Trattato di Roma<\/a>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; Leo Huberman, Paul Sweezy, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/leo-huberman-paul-sweezy-la.html\">La controrivoluzione globale<\/a><\/em>\u201d, Einaudi, 1968.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0&#8211; Paul Baran, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/05\/paul-baran-il-surplus-economico.html\">Il surplus economico<\/a><\/em>\u201d, 1958.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0\u00a0Paul Sweezy, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/08\/paul-sweezy-la-teoria-dello-sviluppo.html\">La teoria dello sviluppo capitalistico<\/a><\/em>\u201d, 1942<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/paul-sweezy-leo-huberman-teoria-della.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/paul-sweezy-leo-huberman-teoria-della.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPOFERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; &nbsp; Il\u00a0libro\u00a0raccoglie alcuni editoriali del Monthly Review scelti dagli autori e riconducibili al periodo tra il 1960 e il 1962. Il primo blocco \u00e8 una serie di articoli, usciti a settembre, ottobre e novembre del 1960 sotto il titolo \u201cTeoria della politica estera americana\u201d. La tesi, alla luce degli eventi degli anni cinquanta, \u00e8 che l\u2019intera politica estera statunitense \u00e8 in effetti forgiata dagli interessi di classe interni, pi\u00f9 precisamente&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":38863,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-dPH","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53177"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=53177"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53177\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":53179,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53177\/revisions\/53179"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/38863"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=53177"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=53177"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=53177"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}