{"id":53273,"date":"2019-10-07T09:30:34","date_gmt":"2019-10-07T07:30:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53273"},"modified":"2019-10-07T13:28:45","modified_gmt":"2019-10-07T11:28:45","slug":"territori-estrattivi-e-la-politica-dei-morti-viventi-lo-sviluppo-capitalista-nellera-della-crisi-ecologica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53273","title":{"rendered":"Lo sviluppo capitalista nell&#8217;era della crisi ecologica"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LE PAROLE E LE COSE (Maura Benegiamo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[<em>Anche in Italia, come nel resto d\u2019Europa e del mondo, gli ultimi mesi hanno visto centinaia di migliaia di persone scendere in piazza contro il cambiamento climatico. Importanti sono state le piazze oceaniche di Fridays For Future il 15 marzo e quella dei comitati a Roma, il 23 dello stesso mese. Dopo il secondo Climate Strike del 24 maggio, oggi va in scena il terzo atto. Per comprendere le sfide che attendono il movimento globale per la giustizia climatica proponiamo il seguente testo di Maura Benegiamo, che parte da una riflessione presentata al convegno\u00a0<\/em>Ambientalismo Operaio e Giustizia Climatica<em>\u00a0tenutosi presso il Centro Studi Movimenti di Parma il 14 giugno 2019.<\/em>\u00a0(el)]<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/DrillRig1.jpg?fit=1443%2C499\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. L\u2019astrazione \u00e8 sempre estrazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La connessione tra crisi ambientale e crisi economica che ha caratterizzato il panorama globale negli ultimi anni si \u00e8 tradotta in un\u2019intensificazione dei processi di mercificazione e sfruttamento applicati al mondo naturale. L\u2019epoca post-fordista \u00e8 stata caratterizzata da intense trasformazioni del lavoro e dei processi di sussunzione. Le logiche che hanno sotteso tali trasformazioni si sono estese al di l\u00e0 della produzione umana, implicando anche una trasformazione delle relazioni tra capitale e natura. In particolare, il crescente trasferimento sull\u2019ambiente dei costi e delle funzioni della riproduzione sociale ha reso le funzioni riproduttive dell\u2019universo non-umano \u2013 e la conseguente codificazione dei processi biologici \u2013 un elemento centrale nello sviluppo del capitalismo. In questo modo, le pi\u00f9 recenti forme di captazione del valore, incentrate sulle dimensioni apparentemente pi\u00f9 immateriali o cognitive della produzione ed attente a processi di cattura e monetarizzazione dei flussi di informazioni e di conoscenza, sono state applicate all\u2019ampliamento delle dinamiche di estrazione e sfruttamento della natura (e dei corpi). Le stesse\u00a0<em>enclosures<\/em>\u00a0e la mercificazione della natura sono venute cos\u00ec ad articolarsi con i nuovi processi di accumulazione.<span id=\"more-36606\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto, le derive ecologiche che hanno contribuito alla crisi del modello fordista possono essere riviste alla luce dei nuovi saperi ambientali e del progresso tecno-scientifico, che per\u00f2 a loro volta sono serviti a costituire una specifica grammatica ad uso della governance neoliberista. Tutti questi processi si accompagnano infatti a politiche di sfruttamento intensivo dei territori ed estrazione delle risorse che sostengono traiettorie differenziali di inclusione ed esclusione. Si pu\u00f2 sostenere quindi che gli aspetti contemporanei della produzione della natura e dell\u2019affermarsi di ontologie che insistono sulle logiche creative e produttive del vivente rafforzano ed intersecano le forme pi\u00f9 coercitive ed escludenti inscritte nello sviluppo del capitalismo. Forme che sottendono nuovi processi di spoliazione ed emarginazione e che esplicitano le ibridazioni attuali tra governamentalit\u00e0 e sovranit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019affermarsi di una geografia variabile dell\u2019inclusione ed il carattere coercitivo di questi processi possono essere letti inoltre nei termini di un\u2019evoluzione della governance neoliberale che diventa una logica di potere sempre pi\u00f9 estrattiva e necropolitica, in grado di assumere i tratti della sovranit\u00e0 o di qualcosa collegata ad essa. L\u2019espandersi del modello estrattivista che caratterizza e sostiene la chiusura dei beni naturali, la loro estrazione e messa in circolazione, evidenzia infine un nuovo ruolo del territorio quale punto di attracco dei processi di differenziazione sociale, oltre che di specchio delle trasformazioni della relazione tra stato e mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Il capitalismo visto dal Sud<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei contesti post-coloniali il capitalismo si \u00e8 storicamente presentato con il suo volto pi\u00f9 estrattivista e mortifero. Nella crisi ecologica globale, che \u00e8 prima di tutto una crisi di riproduzione del sistema, l\u2019incapacit\u00e0 del capitale di garantire ricchezza, reddito e benessere ha portato le democrazie occidentali a rompere il patto welfaristico, rendendo il modello post-coloniale l\u2019unico applicabile anche nell\u2019occidente post-fordista. Ci\u00f2 conferma l\u2019idea che l\u2019economia politica propria al mondo post-coloniale non possa essere letta nei termini di un ipotetico passato del capitale, superabile in una dinamica di sviluppo progressista. Ne costituisce, piuttosto, l\u2019avanguardia, il laboratorio politico dell\u2019accumulazione a venire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sperimentazioni quali quelle in atto nella Nuova Rivoluzione Verde africana \u2013 dove l\u2019espandersi delle monoculture agro-industriali si associa alla promozione di tecnologie smart,\u00a0<em>green financing<\/em>\u00a0e biogenetica, generando una pi\u00f9 profonda precarizzazione e distruzione del lavoro e delle economie locali \u2013 testimoniano la trasformazione e l\u2019evolversi delle relazioni storiche tra sfruttamento ambientale, sviluppo capitalistico e geografie sociali dell\u2019inclusione differenziale. All\u2019interno delle attuali traiettorie di valorizzazione della natura, caratterizzate da estrazione e spoliazione, una quota crescente di popolazione diventa qualcosa che \u00e8 prodotto direttamente come\u00a0<em>surplus<\/em>. Le molteplici dinamiche di esclusione che caratterizzano i percorsi di sviluppo nel Sud globale \u2013 dove il capitale ha storicamente accumulato le risorse utili alla sua riproduzione \u2013 non evidenziano unicamente gli aspetti mortiferi ed escludenti che caratterizzano il biopotere del capitale. Rappresentano al contempo le frontiere per una sperimentazione biopolitica e governativa basata su vecchie e nuove logiche di territorializzazione e su emergenti gerarchie tra umani e non umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le lotte contro l\u2019estrattivismo portate avanti dalle contadine, dai popoli indigeni e dagli abitanti del Sud globale hanno evidenziato gi\u00e0 da molti anni come la posta in gioco nei percorsi di colonizzazione della natura sia riconducibile a quel processo di negazione e strumentalizzazione del ruolo del lavoro vivo, umano e non umano, che caratterizza in maniera generale l\u2019insieme delle dinamiche capitaliste. A partire dai processi di resistenza, adattamento e captazione che qui si danno, inizia ad emergere una critica radicale alle risposte capitalistiche alla crisi ecologico-riproduttiva che ne mette in luce i presupposti ontologici, basati sulla riduzione della vita ad un artefatto e sul sacrificio dei corpi eccedenti, che non possono essere messi a lavoro. Ancora oggi \u00e8 dunque la tensione inerente al divenire di tale ontologia capitalistica, incentrata su processi di mercificazione ed astrazione del vivente, che richiede di essere governata e sulla quale si ergono le geografie differenziali dell\u2019inclusione e dell\u2019esclusione, a loro volta sostenute da specifici regimi di conoscenza e di potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Necropolitica dello sviluppo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitalismo pu\u00f2 essere compreso sulla base degli specifici rapporti di produzione che mette in campo e che si risolvono in un\u2019organizzazione sociale del lavoro votata alla valorizzazione del capitale investito. La comprensione dello sviluppo del capitalismo implica invece di spostare l\u2019attenzione sulle condizioni socio-politiche necessarie alla sua riproduzione, e quindi alle trasformazioni operate all\u2019interno della societ\u00e0. Lo sviluppo \u2013 ovvero la modalit\u00e0 attraverso cui l\u2019economia avanza, assimilando ed investendo nuovi ambiti, sociali e spaziali, materiali ed immateriali \u2013 \u00e8 sempre incarnato nelle relazioni storiche, sociali e culturali dei contesti in cui opera. Ne consegue che l\u2019analisi dello sviluppo del capitale non pu\u00f2 essere ricondotta unicamente ad un\u2019analisi dell\u2019evoluzione del mercato o della propriet\u00e0 privata, ma deve essere osservata attraverso un\u2019analitica del potere che metta in gioco i rapporti di forza che vi intervengono, le riconfigurazioni sociali e le razionalit\u00e0 ad esse sottese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo prendere in prestito la nozione di necropolitica, coniata dal filosofo post-coloniale Achille Mbembe, per ottenere alcune indicazioni utili ad esprimere le particolari configurazioni di sfruttamento ed esclusione che si strutturano all\u2019interno dei contesti estrattivi, dove il territorio e le risorse servono, ma le persone no. Si coglie con pi\u00f9 facilit\u00e0 il significato della nozione di necropolitica mettendola a confronto con quella di tanatopolitica di matrice agambeniana e da cui il filosofo camerunese muove. A differenza di questa, la necropolitica non esprime l\u2019idea di un potere sovrano che si ricompone come potenza nell\u2019eccezionalit\u00e0, bens\u00ec un potere il cui progetto \u00e8 il \u201csistematico uso strumentale dell\u2019esistenza umana e la distruzione materiale delle popolazioni e dei<em>\u00a0corpi\u201d<\/em>. Il passaggio da<em>\u00a0thanatos<\/em>, la morte, a\u00a0<em>necros<\/em>, i morti, sposta dunque il discorso da un\u2019ontologia del potere ad una pratica di soggettivazione; consente inoltre di evidenziare come il soggetto contro cui il potere si scaglia non sia mai realmente nudo, ma sempre incarnato in rapporti che sono materiali e di soggettivazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spazio, scrive Mbembe, \u00e8 il modo principale in cui opera il potere di morte. Rilevante \u00e8 il riferimento alla descrizione di Frantz Fanon della citt\u00e0 coloniale come divisa in due tra una zona abitata dai coloni ed un\u2019altra abitata da quelli che Fanon definisce appunto come morti viventi. Qui il dispositivo territoriale ha la funzione di operare, cristallizzandola, la condanna all\u2019impossibilita ontologica che il colono getta sul colonizzato. L\u2019uomo nero, scrive Fanon \u00e8\u00a0<em>privato di esistenza ontologica<\/em>\u00a0agli occhi del bianco. La necropolitica non va allora identificata semplicemente con l\u2019azione del far morire o mettere a morte, l\u00e0 dove la biopolitica avrebbe come compito la promozione della vita per poterla meglio gestire. Al contrario, anche la necropolitica, seppur in maniera perversa, si esprime in un rapporto funzionale con un\u2019istanza produttiva che agisce nei soggetti producendoli, o cercando di produrli, come morti viventi. Crea letteralmente\u00a0<em>death worlds<\/em>: forme di esistenza sociale in cui vaste popolazioni sono soggette a condizioni di vita che conferiscono loro lo status di morti viventi, esse equivalgono alla \u201ccapacit\u00e0 di definire chi conta e chi non conta, chi \u00e8 eliminabile e chi non lo \u00e8\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Fuori e dentro il valore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La figura dei morti viventi rimanda ad un\u2019altra metafora: quella usata da Marx nel \u201cCapitale\u201d, dove l\u2019idea del vampiro serve a descrivere l\u2019azione delle macchine applicata al lavoro vivo. Le lotte che si opponevano a tale processo, contestando l\u2019idea del lavoro come merce, vi contrapponevano la vivacit\u00e0 e la materialit\u00e0 dei corpi e delle relazioni. Oggi per\u00f2 i processi di ibridazione in atto nei percorsi di colonizzazione del\u00a0<em>bios<\/em>\u00a0e della natura riconoscono e sussumono tale vivacit\u00e0 unitamente alla consapevolezza della co-partecipazione di elementi vegetali ed animali alla produzione di valore. Karl Polany (1944) evidenziava come le disfunzioni delle societ\u00e0 capitaliste fossero sostenute da un lavoro di astrazione in grado di considerare il lavoro merce. Oggi non \u00e8 tanto l\u2019orologio che scandisce i ritmi di fabbrica, quanto l\u2019algoritmo e la logica computazionale ad essere sottesa alle procedure di assegnazione, misura e scambio del valore. Nel processo di ideazione di nuove entit\u00e0 all\u2019interno dei percorsi delle tecno-scienze, l\u2019astrazione via computazione costituisce il dispositivo chiave che permette ancora una volta di catturare il lavoro vivo e trasformarlo in lavoro che produce valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo ci\u00f2 che \u00e8 calcolabile \u2013 e codificabile \u2013 pu\u00f2 per\u00f2 essere incluso. Se il riconoscimento del lavoro produttivo e riproduttivo ed il suo sdoganamento dalla logica del valore pu\u00f2 essere un punto di leva contro una ragione tecnica astratta, la critica di quest\u2019ultima richiede di essere pensata unitamente all\u2019analisi dei processi che esplicitano l\u2019esclusione di ogni alterit\u00e0 non direttamente compatibile o strumentale, o delle dinamiche di governance che ne condizionano l\u2019inclusione solo in quanto sacrificabile. La possibilit\u00e0 dello sviluppo capitalistico nel contesto della crisi ecologica prevede infatti che un numero sempre maggiore di esseri viventi debba andare incontro a processi di emarginazione e, in sostanza, essere \u201clasciato morire\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mbembe scrive che la necropolitica \u00e8 agita nel presente globalizzato secondo due direttive che muovono verso l\u2019affermarsi di una territorialit\u00e0 determinata da una proliferazione dei confini ed una progressiva privatizzazione della sovranit\u00e0 stessa. Nei contesti di cui stiamo parlando i confini non sono solo quelli definiti dallo Stato-Nazione, ma anche quelli creati dai territori sacrificati e contaminati dello sviluppo capitalistico. Per quanto riguarda il secondo punto, esso \u00e8 evidenziato dal crescente potere delle multinazionali che informa la plutocrazia neoliberista. Va tuttavia rilevato come Mbembe mantenga, con Agamben, l\u2019idea che il potere si attivi fuori dallo stato di diritto, ovvero nell\u2019eccezione, e operi con la grammatica della sovranit\u00e0. In questo senso egli riconosce nel dispositivo dell\u2019eccezionalit\u00e0 l\u2019elemento ricostituente della sovranit\u00e0 nella sua forma-Stato, riconducendo la sovranit\u00e0 stessa al principio unitario tipico della concezione moderna. Sembra invece pi\u00f9 utile ragionare in termini di un\u2019articolazione tra governamentalit\u00e0 e sovranit\u00e0 \u2013 come fanno Sandro Mezzadra e Brett Neilson in\u00a0<em>Confini e frontiere<\/em>\u00a0\u2013 dove la prima, in quanto insieme di dispositivi, codici e prassi, diventa sempre pi\u00f9 la condizione dell\u2019esercizio della seconda, e la seconda assume sempre pi\u00f9 le caratteristiche della prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso che porta un numero ogni volta crescente di elementi necessari alla vita ad essere mediati dal mercato, sottomettendone il valore, la produzione e la distribuzione alle logiche economiche, \u00e8 per\u00f2 sempre l\u2019esito di un processo sociale, quasi mai pacificato. L\u2019economia infatti non avanza secondo un processo lineare, ma si struttura sempre in uno spazio conteso dal punto di vista politico. Le lotte per la giustizia ambientale stanno in questo senso aprendo la contraddizione ultima del capitale portando il sistema davanti ad un ostacolo che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere sormontato e che richiede piuttosto il totale mutamento del sistema. Queste osservazioni, trasportate all\u2019interno dei conflitti estrattivi e socio-ambientali del Sud globale, rimandano ad un insieme di semantiche di lotta che tendono ad essere costanti in questi contesti. \u00c8 l\u2019esempio di slogan quali \u201clotta per il diritto alla vita\u201d, \u201cla vita vale pi\u00f9 dell\u2019oro\u201d o nelle rivendicazioni di modi di abitare e produrre che si propongono come alternative alla mercificazione capitalista. Cogliere tali rivendicazioni, come avviene nel quadro dello sviluppo umanitario, quali mere richieste di riconoscimento, rischia di mascherarne la dimensione di lotte materiali, significa riproporre una narrazione sul mondo e nel mondo che sostiene il capitalismo e non evidenzia il carattere conflittuale e propositivo che invece possiedono.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36606\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36606<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Maura Benegiamo) [Anche in Italia, come nel resto d\u2019Europa e del mondo, gli ultimi mesi hanno visto centinaia di migliaia di persone scendere in piazza contro il cambiamento climatico. Importanti sono state le piazze oceaniche di Fridays For Future il 15 marzo e quella dei comitati a Roma, il 23 dello stesso mese. Dopo il secondo Climate Strike del 24 maggio, oggi va in scena il terzo atto. 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