{"id":53348,"date":"2019-10-09T10:00:02","date_gmt":"2019-10-09T08:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53348"},"modified":"2019-10-08T21:34:03","modified_gmt":"2019-10-08T19:34:03","slug":"crisi-dei-partiti-e-riforma-elettorale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53348","title":{"rendered":"Crisi dei partiti e riforma elettorale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Verdiana Garau)<\/strong><\/p>\n<p><em>Esiste un legame tra riforme del sistema elettorale e cambiamenti nella forma mentis della politica italiana dall\u2019inizio della Seconda Repubblica a oggi? Su questo indaga\u00a0<strong>Verdiana Garau\u00a0<\/strong>nel suo secondo lavoro sulla\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/progetto-italia\/la-destrutturazione-della-politica-riscoprire-il-cittadino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"destrutturazione della politica (si apre in una nuova scheda)\">destrutturazione della politica<\/a>.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-53349\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/La-firma-della-Costituzione-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/La-firma-della-Costituzione-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/La-firma-della-Costituzione.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Con la riforma elettorale del 1993 a <strong>vocazione maggioritaria<\/strong>, che prevedeva per la prima volta un sistema misto, (riforma denominata Minotauro per la sua mista composizione e ribattezzata\u00a0<strong>Mattarellum<\/strong>\u00a0dal nome del suo relatore, il futuro Presidente della Repubblica\u00a0<strong>Sergio Mattarella<\/strong>), si agevolava l\u2019alternanza di governo fra due partiti, o coalizioni, sul modello delle altre maggiori democrazie occidentali, continuando a favorire il bipolarismo.<\/p>\n<p>Questo fu il passaggio con cui entrammo nell\u2019era della\u00a0<strong>Seconda Repubblica e che sanc\u00ec la fine della prima<\/strong>.<\/p>\n<p>Fino ad oggi, da allora, fu proposto il\u00a0<strong>Porcellum del 2005<\/strong>, giudicato incostituzionale nel 2013 e\u00a0<strong>l\u2019Italicum del 2015<\/strong>\u00a0e per le sole Camere, ma mai entrato in vigore.<\/p>\n<p>Attualmente votiamo con il\u00a0<strong>Rosatellum Bis, in vigore dal 2017<\/strong>, un sistema elettorale sempre misto, a separazione completa, in cui l\u2019elettore non dispone del voto di preferenza, n\u00e9 del voto disgiunto.<\/p>\n<h2><strong>Il \u201ccolpo di fucile\u201d di Pannella<\/strong><\/h2>\n<p>Era il 1991 quando, al tramonto della Prima Repubblica,\u00a0<strong>Pannella per primo cominci\u00f2 ad invocare la necessit\u00e0 di una riforma elettorale di sistema<\/strong>, con l\u2019adozione dell\u2019uninominale secca di maggioranza assoluta sul modello anglosassone, in nome dei fondamentali della cultura popolare.<\/p>\n<p>L\u2019uninominale secca, prevede che chi prende pi\u00f9 voti vinca, chi ne prende meno vada a casa.<\/p>\n<p>Come in America si sceglie con l\u2019elezione diretta lo sceriffo, il deputato, il magistrato \u2013 diceva \u2013 per\u00a0<strong>distruggere la partitocrazia e la logica della spartizione<\/strong>, per scongiurare la lottizzazione della politica, per spezzare il bipolarismo in favore di un bi o tri-partitismo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Europeo lo defin\u00ec \u201csecca, come un colpo di fucile\u201d.\u00a0<\/strong>Niente ballottaggi alla francese, niente secondi turni o ripescaggi. Niente formule miste maggioritario-proporzionale.\u201c<strong>Una botta sola, vincere o morire<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Per Pannella le uniche democrazie occidentali che non avevano fino ad allora prodotto \u201cmostri\u201d erano quelle anglosassoni, dove vige infatti l\u2019uninominale secca, senza sistemi a doppio turno.\u00a0<strong>Le democrazie occidentali, siano esse parlamentari o presidenziali, come la Gran Bretagna nel primo caso o gli Stati Uniti nel secondo, non ammettono recuperi e quindi si mantengono votate all\u2019antibipolarismo.<\/strong><\/p>\n<p>Pannella sosteneva che il polarismo \u00e8 un \u201c<strong>monopartitismo imperfetto<\/strong>\u201d, voluto e volto a respingere la totale rottura con il fascismo, che si verific\u00f2, secondo lui, soltanto a parole.<\/p>\n<p>Sosteneva che la logica dell\u2019appartenenza e del corporativismo non dovrebbe dominare nella democrazia, se questa si reputa tale, e diventa \u201cuna deriva del regime, perfetto e compiuto\u201d.<\/p>\n<p>A quel tempo, siamo nei primi anni \u201990,\u00a0<strong>la gente era abituata a votare col sistema proporzionale e la democrazia dei partiti stava dimostrando in quel momento la sua incapacit\u00e0 di autoriforma<\/strong>.<\/p>\n<p>Su iniziativa referendaria nel 1993 si ottenne il Mattarellum con il quale, per la prima volta in Italia, siintrodusse un sistema misto maggioritario-proporzionale.<\/p>\n<h2><strong>L\u2019ondata di cambiamento degli Anni Novanta<\/strong><\/h2>\n<p>Erano gli anni in cui la politica italiana entr\u00f2 definitivamente in crisi, era necessario un ricambio generazionale della classe dirigente, la sinistra cercava una ragione democratica che li unisse, si cercava una intesa tra le diverse forze che costituivano tutto il vasto mondo tra\u00a0<strong>verdi, cattolici, laici, socialdemocratici, liberisti, comunisti, socialisti e d\u2019azione.<\/strong><\/p>\n<p>La sinistra non era mai stata monolitica come lo fu invece la DC, ma di fronte a questa necessit\u00e0 di ritrovare una strada, dopo i fatti sovietici del 1989, c\u2019era chi preferiva il partito monolitico pattista, chi invece tentava di suggerire a sinistra almeno due schieramenti,\u00a0<strong>uno progressista e l\u2019altro conservatore<\/strong>, che avrebbero poi trovato \u2013 si diceva \u2013 in un consociativismo, una unificazione politica e rappresentante.<\/p>\n<p>Non vi era ancora un programma unico e tanto si discuteva.<\/p>\n<p>Ma il problema principale era che la\u00a0<strong>DC aveva perso la sua ragione di esistere con la fine della guerra fredda,\u00a0<\/strong>il sogno andreottiano di egemonia DC era giunto al termine e a sinistra, dove intanto si era dato vita al PDS (Partito Democratico di Sinistra) e al PRC (Partito di Rifondazione Comunista), nati rispettivamente dopo lo scioglimento del PCI tra il 1989 e il 1991 con da una parte l\u2019iniziativa di Achille Occhetto e dall\u2019altro il partito a guida Cossutta, si cercava una soluzione centrista.<\/p>\n<p>Craxi fu definitivamente messo fuori gioco l\u2019anno successivo con l\u2019inchiesta di Mani Pulite e il PSI definitivamente liquidato.<\/p>\n<p>Decadeva ogni riferimento morale ed etico in politica, nessun partito definito, nessuna guida solida, grande necessit\u00e0 di riforme, e si pensava che quella elettorale potesse essere un punto di partenza, per consentire un processo di aggregazione fra partiti e dare una guida al governo.<\/p>\n<p><strong>Pannella era contrario alle logiche centriste<\/strong>\u00a0e alle coalizioni, la chiamava \u201cla maledizione pseudo-pluralista\u201d dell\u2019Italia. \u201cNo accordi, no coalizioni, no illusioni\u201d, gridava. Era il 15 settembre 1991, Bologna, festa dell\u2019Unit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019anno successivo, 1992, furono le ultime elezioni per la Prima Repubblica e le ultime elezioni alle quali si presentava la DC. Il governo cadde subito dopo due anni e nel 1994 si and\u00f2 al voto con il Mattarellum, anno in cui Berlusconi divenne presidente del Consiglio per la prima volta.<\/p>\n<h2><strong>Le radici del proporzionale<\/strong><\/h2>\n<p>Si deve ricordare che la scelta del proporzionale nacque nel 1947, subito dopo la seconda guerra mondiale con la proclamazione della Repubblica, dall\u2019esigenza dei\u00a0<strong>grandi partiti dell\u2019epoca di garantirsi reciprocamente e per assicurarsi un ruolo nella nuova nascente repubblica parlamentare democratica post-fascista<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019intesa su uno stato, che in virt\u00f9 dell\u2019Art. 3 della Costituzione rimuovesse le diseguaglianze sociali, non comport\u00f2 grandi scontri, cos\u00ec come abbastanza lineare fu determinare il ruolo costituzionale dei partiti, ma fu impossibile il rinnovamento del sistema parlamentare ereditato dal pre-fascismo.<\/p>\n<p><strong>Sia la DC che il PC, avevano paura di essere messi fuori legge in extremis, cos\u00ec fu preferibile non porsi mai il problema di avere un governo forte e si opt\u00f2 per il proporzionale, che ha accompagnato gli italiani fino al 1993.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019importante era che tutti i partiti fossero rappresentati nel Parlamento e che con gli stessi diritti e doveri rispecchiassero tutto il Paese.<\/p>\n<p>Con il sistema proporzionale, i\u00a0<strong>partiti accrebbero la loro importanza<\/strong>\u00a0e il loro potere decisionale a scapito dei luoghi e degli spazi del cittadino in cui si discuteva la politica, che piano piano, infatti, diminuirono nel corso degli anni.<\/p>\n<p>Nel 1947 il proporzionale fu per\u00f2 fondamentale per quei partiti popolari che altrimenti non avrebbero avuto accesso al Parlamento.<\/p>\n<p>Fu dunque una necessit\u00e0 storica, non certo una direttiva ideologica.<\/p>\n<p><strong>Vi era una sostanziale e fondamentale necessit\u00e0 di educare il popolo alla democrazia, attraverso l\u2019inclusione di questo all\u2019interno dell\u2019attivit\u00e0 politica.<\/strong><\/p>\n<p>La tendenza pi\u00f9 evidente, dal dopoguerra in poi, diventer\u00e0 quella volta a cercare un equilibrio attraverso il consociativismo e quindi una mediazione politica, invece che basata su due poli, con maggioranze che si alternavano.<\/p>\n<p>Nel 1953, anno della morte di Stalin, in Italia venne cos\u00ec approvata una riforma elettorale con un premio maggioranza, bollata dalla sinistra come \u201clegge truffa\u201d.<\/p>\n<p>La Democrazia Cristiana puntava ad una stabilit\u00e0 di governo in chiave filoamericana e al PC non andava gi\u00f9.<\/p>\n<p>Nonostante la riforma,\u00a0<strong>la DC fu comunque bloccata sotto la soglia del 50%<\/strong>\u00a0e fu la fine della politica di De Gasperi, che dopo otto governi, venne definitivamente sconfitto.<\/p>\n<p>Nel 1953 poi nacque l\u2019ENI con Mattei in piena ascesa, si mandarano sulla sedia elettrica negli Stati Uniti Ethel e Julius Rosenberg con l\u2019accusa di spionaggio in favore dell\u2019URSS, noi italiani mandammo un convoglio militare al confine sul fronte jugoslavo per scongiurare l\u2019avanzata di Tito che minacciava sul territorio libero e Wilma Mantesi venne trovata uccisa; la sua morte avr\u00e0 conseguenze politiche non indifferenti, essendo questa stata vicina al delfino di De Gasperi.<\/p>\n<h2><strong>Maggioritario, proporzionale, sedicenni\u2026<\/strong><\/h2>\n<p>Il popolo \u00e8 immaturo? Ci si chiede ancora oggi. Pensare che proprio in questi giorni in Italia \u00e8 stato addirittura proposto l\u2019allargamento del voto ai sedicenni.<\/p>\n<p>Quindi,\u00a0<strong>il popolo, \u00e8 immaturo?<\/strong><\/p>\n<p>Pannella risponderebbe: \u201cIl popolo italiano spara col cannone la sua maturit\u00e0!\u201d<\/p>\n<p><strong>Maggioritario o proporzionale? O fifty fifty?<\/strong><\/p>\n<p>Il dibattito sulla legge elettorale \u00e8 dunque abbastanza antico per la storia della nostra giovane Repubblica, iniziata 73 anni anni fa. Certamente, stando alla storia, non si pu\u00f2 ridurre la necessit\u00e0 della legge elettorale e la sua attuazione a\u00a0<strong>principi ideologici<\/strong>, ma a necessit\u00e0 pragmatiche e alla consapevolezza del contesto storico in cui tale dibattito va producendosi.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 sancita dalla legge la libert\u00e0 dei cittadini di riunirsi e liberamente associarsi, per quella che gli inglesi chiamano \u201cdeliberation\u201d, come ci ricorda il prof. Cassese in una sua recente intervista, ovvero\u00a0 \u201cla lunga e accurata discussione che avviene in seguito ad una riflessione\u201d, in una parola pi\u00f9 riduttiva, \u201cdibattito\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>La storia si ripete e tanto si discute questi giorni dentro il Parlamento sul da farsi in\u00a0<strong>materia elettorale<\/strong>. C\u2019\u00e8 chi invoca al maggioritario assoluto e chi un ritorno al proporzionale puro.<\/p>\n<p><strong>\u201cTutte le crisi di governo si chiudono sempre con qualche compromesso, ma adesso le prospettive e i fondamenti non ci sono\u201d riferisce in un\u2019intervista di qualche giorno fa Calogero Mannino, esponente di lungo corso della DC, che aggiunge:<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<strong>Violante, che nel \u201992-94 sosteneva il maggioritario<\/strong>, pi\u00f9 funzionale alla -gioiosa macchina da guerra- di Occhetto e D\u2019Alema,\u00a0<strong>adesso ha un\u2019altra posizione: a suo avviso un sistema proporzionale con liste brevi e bloccate e con uno sbarramento del 4% \u00e8 la cosa migliore<\/strong>. Andrebbe bene a Renzi, a M5s e paradossalmente allo stesso PD, perch\u00e9 in questo modo Zingaretti, in contraddizione con la linea Prodi, se l\u2019accettasse manterrebbe la sua proiezione a sinistra e potrebbe tornare a dialogare con il\u00a0<a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/progetto-italia\/la-scissione-di-renzi-si-aprano-le-danze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"partito renziano (si apre in una nuova scheda)\">partito renziano<\/a>\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSe si fa una legge proporzionale con sbarramento al 4%, il giorno dopo Renzi vuole il voto e il Pd anche; ma, se si fa una nuova legge elettorale, subito dopo cade il governo\u201d.<\/p>\n<p>In questa fase di totale destrutturazione politica e di incertezza, di mancanza identitaria dei partiti, c\u2019\u00e8 chi suggerisce addirittura il\u00a0<strong>ritorno al proporzionale<\/strong>\u00a0puro, perch\u00e9 solo con questo \u2013 dicono \u2013 si pu\u00f2 auspicare alla riaffermazione della vera politica e la sua ricostituzione, chi invece sostiene l\u2019esatto contrario e invoca l\u2019uninominale secca.<\/p>\n<p>Non ci sono adesso, come nell\u2019ormai lontano 1991, le grandi feste dell\u2019Unit\u00e0 come luoghi di dibattito politico e tutto si arena sulla necessit\u00e0 di un riassetto tecnico e tattico del Parlamento, nel Parlamento.<\/p>\n<p><strong>Dove sono i partiti? Sar\u00e0 davvero una riforma della legge elettorale a tirarci fuori da questo pantano?<\/strong><\/p>\n<p>No, ma sicuramente un passo avanti.<\/p>\n<p>Ci sono le cose della politica e la politica delle cose.<\/p>\n<p>Sappiamo che\u00a0<strong>il bipolarismo italiano, i suoi sistemi proporzionali e poi misti, non hanno dato buoni frutti alla luce di ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto fino ad oggi, sistemi che hanno garantito l\u2019alternanza di vari schieramenti<\/strong>, ma che di fatto hanno reso il paese ingovernabile e di fatto hanno creato un deficit di riforme strutturali necessarie oggi pi\u00f9 di ieri.<\/p>\n<p>Il modello di sistema elettorale tedesco \u00e8 quello a cui\u00a0<strong>fa riferimento Mannino nella sua intervista, suggerito da Violante<\/strong>. Una legge elettorale proporzionale con preferenza e sbarramento al 4%.<\/p>\n<p>Innanzitutto nella fase di destrutturazione politica, la politica va ricostituita e ristrutturata e questo lo si pu\u00f2 fare garantendo l\u2019ingresso a tutti gli schieramenti e facilitando la loro formazione, garantendo il dialogo tra le varie posizioni di sinistra moderate e di destra moderate.<\/p>\n<p>Insomma, la democrazia innanzitutto.<\/p>\n<p><strong>In un contesto continentale poi \u201cla riforma pi\u00f9 importante deve essere compiuta a livello europeo al fine di evitare il deficit democratico\u201d, appuntava Gianni de Michelis nel 2012.<\/strong><\/p>\n<p>La priorit\u00e0 \u00e8 oggi il federalismo a livello europeo, in Europa e verso l\u2019Europa e per far questo abbiamo bisogno di un sistema proporzionale, abbiamo bisogno di avvicinare i cittadini alla politica e coinvolgerli nelle decisioni che li riguardano da vicino.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come le priorit\u00e0 saranno quelle di mettere in salvo il principio democratico della divisione dei poteri ed evitare di consegnare il potere e la scelta degli organi ad una sola forza maggioritaria.<\/p>\n<p>Scongiurando la democrazia diretta, la lotta agli organi istituzionali, il vincolo di mandato e il taglio dei parlamentari senza adeguate riforme a monte, impariamo intanto quanto sia fondamentale il Parlamento, unico strumento che pu\u00f2 mettere fine ad ogni deriva populista.<\/p>\n<p>Deliberation, deliberation, deliberation.<\/p>\n<p>Nel frattempo i problemi matureranno e speriamo che questo temporeggiare non porti il paese a marcire.<\/p>\n<p><strong>Al cittadino rester\u00e0 comunque la lezione didattico magistrale messa in scena dalla nostra politica, sull\u2019importanza del dibattito e della scelta.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/progetto-italia\/crisi-dei-partiti-e-riforma-elettorale\/\">http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/progetto-italia\/crisi-dei-partiti-e-riforma-elettorale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Verdiana Garau) Esiste un legame tra riforme del sistema elettorale e cambiamenti nella forma mentis della politica italiana dall\u2019inizio della Seconda Repubblica a oggi? 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