{"id":53401,"date":"2019-10-11T08:30:18","date_gmt":"2019-10-11T06:30:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53401"},"modified":"2019-10-10T21:27:37","modified_gmt":"2019-10-10T19:27:37","slug":"ernesto-che-guevara-discorso-di-algeri-24-febbraio-1965","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53401","title":{"rendered":"Ernesto Che Guevara, \u201cDiscorso di Algeri\u201d, 24 febbraio 1965"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE<\/strong> (Alessandro Visalli)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Snodi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il 24 febbraio 1965 ad Algeri, ad un\u2019importante conferenza afro-asiatica, Ernesto Che Guevara<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0pronunci\u00f2 un forte discorso<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0che probabilmente finir\u00e0 per mettere in moto gli eventi che gli costeranno la vita. In esso, dopo gli scontri che si erano verificati nei cinque anni precedenti nel governo cubano intorno alla linea dello sviluppo industriale, il rivoluzionario argentino esort\u00f2 con la sua tipica determinazione i popoli sottosviluppati a combattere contro colonialismo, neocolonialismo e imperialismo, che per svilupparsi ne determinano il sottosviluppo<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<table style=\"font-weight: 400\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Guevara, discorso ad Algeri, 1963<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Guevara dir\u00e0 in quella occasione:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cDa quando i\u00a0monopoli<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0si impadronirono del mondo, hanno\u00a0mantenuto nella povert\u00e0 la maggior parte dell\u2019umanit\u00e0<strong>,\u00a0<\/strong>mentre i guadagni venivano divisi tra i paesi pi\u00f9 forti.\u00a0II livello di vita di questi paesi \u00e8 fondato sulla miseria dei\u00a0nostri; bisogna dunque lottare contro l\u2019imperialismo per\u00a0innalzare il livello di vita dei popoli sottosviluppati. E ogni\u00a0volta che un paese si stacca dal tronco imperialista non solo\u00a0si vince una parziale battaglia contro il nemico fondamentale, ma si contribuisce anche al suo reale indebolimento e si fa un passo avanti verso la vittoria definitiva.\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma anche:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cLo sviluppo dei paesi, che iniziano il cammino verso la liberazione (dall\u2019imperialismo) deve pesare sui paesi socialisti [\u2026] non pu\u00f2 esistere il socialismo se nelle coscienze non si opera un cambiamento che provochi un nuovo atteggiamento fraterno di fronte all\u2019umanit\u00e0, sia di indole individuale, nella societ\u00e0 nella quale si sta costruendo il socialismo o \u00e8 gi\u00e0 stato costruito, sia di indole mondiale, in relazione a tutti i popoli che soffrono l\u2019oppressione imperialista.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Crediamo che con questo spirito vada affrontata la responsabilit\u00e0 di aiutare i paesi dipendenti. Non si dovrebbe pi\u00f9 parlare di sviluppare un commercio di mutuo beneficio basati sui prezzi forzati nel paesi arretrati dalla legge del valore e dalle relazioni internazionali di scambio ineguale che derivano dalla legge del valore<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Come pu\u00f2 essere \u2018reciprocamente vantaggioso\u2019 vendere ai prezzi del mercato mondiale le materie prime che costano ai paesi sottosviluppati sudore e sofferenza incommensurabili e acquistare ai prezzi del mercato mondiale i macchinari prodotti nelle grandi fabbriche automatizzate? Se stabiliamo questo tipo di relazione fra i due gruppi di nazioni,\u00a0<em>dobbiamo convenire che i paesi socialisti sono, in una certa maniera, complici dello sfruttamento imperialista<\/em>. [\u2026] I paesi socialisti hanno il dovere morale di liquidare la tacita complicit\u00e0 con i paesi sfruttatori dell\u2019occidente. [\u2026] Il vero compito consiste nel fissare i prezzi che consentiranno lo sviluppo. Un grande cambio di concezione consister\u00e0 nel cambiare l\u2019ordine delle relazioni internazionali:\u00a0<em>non deve essere il commercio che stabilisce la politica, bens\u00ec, al contrario, il commercio deve essere subordinato ad una politica fraterna verso i popoli<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La reazione della delegazione sovietica fu immediata, al ritorno a Cuba Fidel e Raul Castro lo accoglieranno solennemente. Ma in una riservata e lunga discussione fu deciso, di comune accordo, di ridurre drasticamente l\u2019esposizione del comandante Guevara a fianco della rivoluzione cubana, per proteggerla. Gli fu affidato quindi il comando dell\u2019intervento armato in Africa, precisamente in Congo dove poco prima era stato assassinato il Presidente Lumbumba<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, a sostegno del movimento marxista dei Simba.<\/p>\n<table style=\"font-weight: 400\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Patrice Lumbumba, poco prima di essere fucilato<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La spedizione dur\u00f2 poco, solo fino a novembre; nell\u2019anno successivo Guevara, soggiornando sia in Europa sia a Cuba prepar\u00f2 la spedizione in Colombia, dove arriv\u00f2 a novembre 1966 insieme ad un gruppo di circa 50 guerriglieri e si insedi\u00f2 in una zona poco popolata con l\u2019appoggio, che poi si riveler\u00e0 ambiguo, del Partito Comunista boliviano. Nel marzo iniziarono i primi scontri, inizialmente favorevoli. Ma, quando Debray e Bustos furono arrestati e confermarono la presenza di Guevara gli Usa mandarono un contingente di Rangers ed impegnarono la Cia nelle ricerche<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. In una serie successiva di scontri, sempre pi\u00f9 ineguali, si giunse cos\u00ec alla fine, la cattura e fucilazione di Ernesto Che Guevara, il 9 ottobre 1967. Cinquantadue anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<table style=\"font-weight: 400\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Il corpo di Ernesto &#8220;Che&#8221; Guevara mostrato ai giornalisti<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il suo corpo torner\u00e0 a Cuba solo nel 1991, insieme a quello di cinque compagni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma torniamo al 1965. Anzi, a qualche anno prima.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La rivoluzione a Cuba aveva trionfato, Guevara da comandante militare era diventato Ministro dell\u2019industria e quindi sulle sue spalle pesava il problema immane di trasformare un\u2019economia coloniale, arretrata e dipendente dall\u2019estero, imperniata sulla canna da zucchero e pochi altri prodotti di trasformazione (rum e sigari), in un\u2019economia industriale ed autosufficiente. E di farlo mentre gli Stati Uniti prendevano la via della ostilit\u00e0 crescente, dell\u2019embargo, e dei tentativi di rovesciamento militare (come quello represso dallo stesso Guevara a Santa Clara). Tra il 1961 ed il 1964 si tenne un aspro scontro entro il comando cubano sul modello da seguire (il cosiddetto \u201cGrande dibattito\u201d). La prima ipotesi di Guevara \u00e8 molto tradizionale<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, bisogna uscire dalla monocultura dello zucchero, che rende il paese dipendente dall\u2019estero (anche se \u00e8 l\u2019Urss e non pi\u00f9 gli Usa), e andare a grandi tappe forzate verso l\u2019industrializzazione. Si tratta della stessa strada che, ma in condizioni assolutamente diverse, segue Stalin in Urss negli anni trenta (alla quale altri oppongono quella degli anni venti<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il fallimento di questo tentativo, che in sostanza mancava delle necessarie dimensioni, porta Guevara a sviluppare, andando in direzione opposta e quindi allontanandosi dalla fedelt\u00e0 al mondo sovietico (pur senza avvicinarsi a quello cinese) quei temi che lo renderanno amato da tutto il movimento degli anni sessanta: per superare i limiti della burocratizzazione e statalizzazione che stanno bloccando la vita economica dell\u2019isola, richiama i valori e lo spirito della rivoluzione, fa leva sulla coscienza rivoluzionaria e l\u2019uomo nuovo, quindi sugli incentivi immateriali, la lotta alla miseria, ma anche all\u2019alienazione; come dir\u00e0 nel 1964 nel suo discorso all\u2019Onu<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>: \u201cOgni vero uomo deve sentire sul proprio volto il colpo inferto sul volto di qualsiasi uomo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Qui nell\u2019intervista rilasciata nel 1964 in Irlanda.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nel commento, a lungo inedito, ai manuali sovietici di economia, Guevara appunter\u00e0 che la \u201cfraterna collaborazione\u201d che dovrebbe vivere nel Consiglio del mutuo aiuto economico \u00e8 ormai mutata anche nel campo socialista in \u201cfenomeni di espansionismo, di scambio ineguale, di concorrenza, finanche di sfruttamento e certamente di sottomissione degli stati deboli ai forti\u201d.<\/p>\n<table style=\"font-weight: 400\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>&#8220;Che&#8221; Guevara e Fidel Castro<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insieme allo spirito internazionalista e il sostegno solidarista e fraterno \u00e8 necessaria la pianificazione delle risorse, come vedremo allargata a scala sovranazionale. Ancora nel 1965-66, ovvero nell\u2019ultimo contributo prima che la morte ne interrompa la riflessione, la pianificazione \u00e8 quindi ribadita come via necessaria allo sviluppo del socialismo<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. Ma una pianificazione nella quale siano le masse ad essere coinvolte nell\u2019elaborazione (e non nella implementazione). Ovvero nelle quali il popolo sia messo in condizioni di decidere le grandi linee (tasso di crescita, divisione tra risparmio e consumo) mentre le scelte per attuare le direzioni decise restino agli specialisti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si tratta di un pensiero ancora incompleto e poco sviluppato, ma anche della direzione verso forme di pianificazione democratica e socialista che resteranno a lungo all\u2019attenzione della riflessione per tutti gli anni settanta ed oltre<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ovviamente a Cuba prevale una linea pi\u00f9 pragmatica, quella filo-sovietica di Carlos Rafael Rodriguez, che riconoscendo l\u2019impossibilit\u00e0 di modificare le ragioni di scambio con l\u2019Urss conferma il ruolo centrale dell\u2019agricoltura e della canna da zucchero<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. \u00c8 chiaro ormai che l\u2019isola, da sola, resta comunque troppo piccola e dipendente<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">D\u2019altra parte sopravvive.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Dunque quale \u00e8 il dilemma?<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come disse<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>\u00a0Guevara nel 1960 ad una conferenza televisiva,\u00a0<em>la sovranit\u00e0 politica e la sovranit\u00e0 nazionale sono fittizie se non c\u2019\u00e8 anche l\u2019indipendenza economica<\/em>. Ma questa semplice regola\u00a0<em>si scala<\/em>\u00a0a tutti i livelli. Come dice appunto, \u201cse non c\u2019\u00e8 economia propria, se si \u00e8 dominati dal capitale straniero, non si pu\u00f2 essere liberi dalla tutela del paese dal quale si dipende tanto meno si pu\u00f2 fare la volont\u00e0 del paese se questa urta contro i grandi interessi della nazione che lo domina economicamente\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019altra parte della bilancia \u00e8 che\u00a0<em>anche il \u201ccampo socialista\u201d nel suo complesso ha questa stessa, identica, dura necessit\u00e0<\/em>: salendo di scala al livello di un sub-sistema mondo, questo deve accumulare abbastanza potenza per contrapporsi al campo capitalista. Ci\u00f2 in particolare in quella tornata di anni decisiva<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>. Il senso del richiamo di Guevara \u00e8 che non sembra esserci spazio tra la relazione ineguale nei confronti del capitale occidentale, rappresentato di volta in volta, secondo l\u2019area di influenza, dagli Stati Uniti, o da Francia e Inghilterra, e la relazione ineguale che si riproduce da sola, dentro i\u00a0\u00a0rapporti di scambio governati dalla \u2018legge del valore\u2019, nei confronti del \u2018capitale\u2019<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0sovietico. In altre parole, la contrapposizione tra sistemi industriali dominanti (che richiedono fornitori di materie prime subalterni, a basso costo, e mercato di sbocco per il surplus) che informa di s\u00e9 la guerra fredda, stringe con la sua logica il mondo<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>. Sar\u00e0 infatti crescentemente difficile restare \u201cnon allineati\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per capire meglio la questione bisogna ricordare che in quegli anni tutto il mondo radicale, egemonizzato dalla cultura marxista, ritiene che\u00a0<em>la tendenziale stagnazione<\/em>\u00a0del capitalismo nella forma monopolista (catturato necessariamente dalla sua logica interna orientata all\u2019accumulazione ed al sovrasfruttamento<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>\u00a0e dalla costante difficolt\u00e0 a sfuggire alle ricorrenti \u201ccrisi di realizzo\u201d<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>), sarebbe stata\u00a0<em>alla fine<\/em>\u00a0fatale. Infatti la pressione delle lotte di liberazione nazionali, sostenute dal campo socialista, avrebbe imposto costi crescenti fino a superare la sua utilit\u00e0 esacerbando lo squilibrio dei pagamenti ed esaurendo, alla fine le risorse umane ed economiche statunitensi<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si pu\u00f2 dire, insomma, che in quegli anni si sta verificando almeno un\u00a0<em>quadruplo scontro<\/em>:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0tra l\u2019occidente imperialista e i paesi soggetti al giogo coloniale o neo-coloniale (ma anche le \u201ccolonie interne\u201d<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>);<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0tra l\u2019occidente capitalista e il mondo socialista;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0tra i centri imperiali di primo e di secondo livello, ovvero tra Usa e Giappone, o Germania, Francia, Inghilterra;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0pi\u00f9 invisibile, entro il mondo socialista, tra l\u2019egemone sovietico e le sue periferie interne ed esterne.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si tratta di scontri est-ovest, scontri entro l\u2019ovest, e scontri tra nord e sud. Questi hanno una inestricabile doppia natura: economica e politica. Il loro esito, mentre si sviluppa la fase finale della guerra del Vietnam, la crescente competizione intercapitalista, l\u2019irrisolvibile squilibrio della bilancia dei pagamenti e del deficit pubblico americano, la competizione intersistema, sar\u00e0 il mondo nel quale viviamo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La questione centrale sembra qui essere che tutte le forze citate sono \u201cparte interdipendente di una totalit\u00e0\u201d, e quindi sono\u00a0<em>nel loro insieme<\/em>\u00a0l\u2019espressione necessaria di un modo di produzione allargato alla scala mondiale che solo a questa scala pu\u00f2 essere compreso<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>. A questa regola pure il mondo socialista reale resta invischiato e progressivamente. Anche in esso avviene accumulazione del capitale, pur se la funzione di comando \u00e8 esercitata da oligarchie politiche, e questa \u00e8 necessariamente \u201cineguale\u201d. In questo quadro i paesi socialisti stanno assumendo sempre pi\u00f9 un ruolo \u201csubimperiale\u201d. Esportano, insomma, materie prime verso i paesi capitalisti \u201cmetropolitani\u201d e importano da questi prodotti industriali e tecnologie, quindi trovano un equilibrio esportando prodotti manufatturati verso i paesi sottosviluppati dai quali importano diverse materie prime. In questo schema a Cuba \u00e8 necessariamente riaffidato il ruolo di esportatore di materie prime e prodotti finiti della filiera di trasformazione agricola e di sbocco di manufatti dell\u2019industria socialista. Un ruolo subalterno che non ne consente lo sviluppo, almeno non nella forma e velocit\u00e0 desiderata.<\/p>\n<table style=\"font-weight: 400\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Guevara in Congo<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, Guevara in questa fase decisiva pone implicitamente la questione che per attuare la rivoluzione non basta battere il \u201cnemico immediato\u201d della propria borghesia connessa con le ragioni di scambio ineguali che creano dipendenza, perch\u00e9 il \u201cnemico strategico\u201d\u00a0<em>resta la struttura imperialista in quanto tale<\/em>. Questo nemico \u00e8 chiaramente individuato all\u2019avvio del discorso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cCuba \u00e8 qui a questa conferenza per parlare a nome dei popoli dell&#8217;America Latina.\u00a0Come abbiamo sottolineato in altre occasioni, Cuba parla anche di un paese sottosviluppato e di quello che sta costruendo il socialismo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Non \u00e8 un caso che alla nostra delegazione sia permesso di esprimere il proprio parere qui, nella cerchia dei popoli dell&#8217;Asia e dell&#8217;Africa.\u00a0Un&#8217;aspirazione comune ci unisce nella nostra marcia verso il futuro:\u00a0<em>la sconfitta dell&#8217;imperialismo<\/em>.\u00a0Un passato comune di lotta\u00a0<em>contro lo stesso nemico<\/em>\u00a0ci ha uniti lungo la strada.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa \u00e8 un&#8217;assemblea di popoli in lotta e la lotta si sta sviluppando su due fronti altrettanto importanti che richiedono tutti i nostri sforzi.\u00a0<em>La lotta contro l&#8217;imperialismo<\/em>, per la liberazione dalle catene coloniali o neocoloniali, che viene condotta mediante armi politiche, armi o una combinazione delle due, non \u00e8 separata dalla lotta contro l&#8217;arretratezza e la povert\u00e0.\u00a0Entrambe sono tappe sulla stessa strada che porta alla creazione di una nuova societ\u00e0 di giustizia e abbondanza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 indispensabile prendere il potere politico e sbarazzarsi delle classi oppressive.\u00a0Ma poi il secondo stadio della lotta, che pu\u00f2 essere ancora pi\u00f9 difficile del primo, deve essere affrontato.\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Senza sconfiggere questo nemico, \u201cal secondo stadio della lotta\u201d, i paesi sottosviluppati fallirebbero nel compito di \u201ccreare una nuova societ\u00e0 di giustizia ed abbondanza\u201d, e fallirebbero nella costruzione del socialismo, che definisce semplicemente come \u201c<em>l\u2019abolizione dello sfruttamento di un essere umano da parte di un altro<\/em>\u201d. La posizione intransigente che propone trae da questa definizione (l\u2019unica valida a suo parere), una conseguenza netta: \u201cfino a che tale obiettivo non \u00e8 raggiunto [\u2026] non possiamo nemmeno parlare di costruzione del socialismo\u201d. E questa via, di completa abolizione dello sfruttamento, per essere tale deve essere condotta da ogni paese \u201cdirettamente e consapevolmente\u201d; \u201csenza essere complici\u201d, attraverso la trasmissione della dipendenza delle \u201cragioni di scambio\u201d<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>\u00a0che determinano prezzi di sottosviluppo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci\u00f2 che la delegazione cubana viene a proporre a questa Conferenza ha il sapore di una proposta controegemonica, sembra un programma-mondo:\u00a0<em>fissare ragioni di scambio effettivamente multipolari che consentano l\u2019effettivo sviluppo di tutti<\/em>. Per ottenerlo bisogna uscire dalla \u201clogica del valore\u201d e quindi entrare in una prospettiva\u00a0<em>espressamente politica ed internazionalista;\u00a0<\/em>rispondere ad una logica esigente che presupponga una scelta di campo netta<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>\u00a0e che cambi, interamente, \u201cl\u2019ordine delle relazioni internazionali\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cQuesto \u00e8 solo un inizio\u00a0Il vero compito consiste nel fissare i prezzi che consentiranno lo sviluppo.\u00a0Un grande cambiamento di idee sar\u00e0 coinvolto nel cambiare l&#8217;ordine delle relazioni internazionali.\u00a0Il commercio estero non dovrebbe determinare la politica, ma dovrebbe, al contrario, essere subordinato a una politica fraterna nei confronti dei popoli\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il progetto prevede investimenti nei paesi sottosviluppati, ma in una logica internazionalista e socialista e non capitalista, dunque in una \u201cvera divisione internazionale del lavoro\u201d che non sia basata sui rapporti di forza esistenti ma sulle potenzialit\u00e0 immense che lo sviluppo delle \u201cforze nascoste nei nostri continenti\u201d pu\u00f2 scatenare. Il rapporto che Guevara, insomma, propone tra i paesi sviluppati e dotati di surplus effettivo impiegabile e i paesi da sviluppare al loro potenziale\u00a0<em>non \u00e8 fondato sul debito<\/em>, che crea dipendenza e fragilit\u00e0, ma su accordi di scambio paritari, a prezzi e quantit\u00e0 concordate.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cGli stati nei cui territori devono essere effettuati i nuovi investimenti avrebbero tutti i diritti inerenti alla propriet\u00e0 sovrana su di essi senza alcun pagamento o credito.\u00a0Ma sarebbero obbligati a fornire quantit\u00e0 concordate di prodotti ai paesi investitori per un certo numero di anni a prezzi fissi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Anche il metodo per finanziare la parte locale delle spese sostenute da un paese che riceve investimenti di questo tipo merita studio.\u00a0La fornitura di beni negoziabili su crediti a lungo termine ai governi dei paesi sottosviluppati potrebbe essere una forma di aiuto che non richiede il contributo di una valuta forte liberamente convertibile\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Chiaramente questa forma di internazionalismo socialista dovrebbe prevedere anche il sostegno tecnologico ed il massimo potenziamento dell\u2019istruzione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo sviluppo, infine, va pianificato, come abbiamo visto<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La proposta che Guevara, come parte della delegazione cubana, porta ad Algeri, in linea con il lavoro di quegli anni<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>, \u00e8 insomma di \u201c<em>organizzare un grande blocco solido<\/em>\u201d, il quale aiuti i nuovi paesi<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>\u00a0a liberarsi sia dal potere politico dell\u2019imperialismo come dal suo \u201cpotere economico\u201d. E di farlo garantendo la coesione rivoluzionaria di tutti i paesi partecipanti nell\u2019ambito di una divisione del lavoro di nuovo genere, realmente paritaria e connessa con le proprie migliori caratteristiche ed esigenze.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cdovremmo essere vigili nel preservare il carattere rivoluzionario dell&#8217;Unione, impedendo l&#8217;ammissione in esso di governi o movimenti non identificati con le aspirazioni generali del popolo e creando meccanismi che consentano la separazione da esso da qualsiasi governo o movimento popolare divergendo dalla strada giusta\u201d<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Causa che \u00e8 chiaramente definita: l\u2019indipendenza da ogni forma, per quanto travestita essa sia, di imperialismo e colonialismo per il pieno sviluppo, libero ed armonioso, delle potenzialit\u00e0 e della umanit\u00e0 di ogni popolo,\u00a0<em>secondo la sua propria misura<\/em>.<\/p>\n<table style=\"font-weight: 400\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Ernesto &#8216;Che&#8217; Guevara in Bolivia<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Non averlo dimenticato rende incompatibile la figura tragica e certamente romantica di Ernesto Guevara con la\u00a0<em>necessaria<\/em><a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\"><em><strong>[30]<\/strong><\/em><\/a><em>\u00a0<\/em>real politique che Fidel Castro deve seguire per sopravvivere in un mondo grande e terribile.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Credo non siano molti a non conoscere affatto Ernesto Che Guevara, e per quelli della mia generazione praticamente nessuno, tuttavia forse vale la pena dare qualche cenno biografico. Ernesto Guevara nacque in Argentina il 14 giugno 1828 da un imprenditore di origini basche e irlandesi e da Celia de la Serna che fu un\u2019attivista politica ed una femminista militante fortemente anticlericale ed atea la quale, a sua volta, proveniva da una agiata famiglia di allevatori. Addirittura secondo alcuni genealogisti la madre proveniva da\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Domingo_Mart%C3%ADnez_de_Irala\">Domingo Martinez de Irala<\/a>. Ernesto Guevara dunque si chiamava \u201cda de la Serna o da Lynch\u201d. Una famiglia borghese con tratti aristocratici molto colta, un poco bohemiens e con una grande attrazione per l\u2019avventura. Dal 1931 soffre di asma, fino alla morte, che rende difficile la partecipazione costante ed ordinata ai cicli scolastici. Fu molto appassionato di poesia ed in particolare di Pablo Neruda, e di psicologia (Freud e Jung) oltre che di filosofia (Russell). Dal Rugby prende il soprannome di \u201cel chanco\u201d, il maiale, perch\u00e9 il suo stile di gioco irruente lo fa essere sempre sporco. Crescendo inizia a leggere autori pi\u00f9 impegnati politicamente come Jack London, Neruda, John Steinbeck, Zola, e Baudelaire. Si interesso molto ad un personaggio decisivo come il Mahatma Gandhi (di cui va letto \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/12\/mahatma-gandhi-hind-swaraj.html\">Hind Swaraj<\/a><\/em>\u201d e di cui abbiamo letto anche il libro di Gianni Sofri \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/03\/gianni-sofri-gandhi-tra-oriente-e.html\"><em>Gandhi tra oriente e occidente<\/em><\/a>\u201d), ma anche di Nehru. Legge anche Engels e Marx, Lorca e Machado. Quindi studia prima ingegneria e poi medicina, laureandosi nel 1953. La sua vera formazione politica avviene durante un viaggio in motocicletta nel sudamerica di allora tra il 1950 e la laurea. E\u2019 in Costa Rica che entra in contatto con l\u2019entourage Fidel Castro, reduce dal fallito assalto alla caserma della Moncada, e si trov\u00f2 coinvolto nel golpe, appoggiato dalla Cia, in Guatemala. Erano anni di grande agitazione politica e in Messico incontra prima Raul e poi Fidel Castro, aderisce al\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Movimento_del_26_luglio\">Movimento del 26 luglio<\/a>. Dopo il matrimonio con Gadea e la nascita della prima figlia, siu imbarca con Fidel sulla nave Granma e sbarca a Cuba il 2 dicembre 1955. Dopo i primi sanguinosi scontri restano solo dodici guerriglieri. La rivoluzione dura, con alterne vicende, fino alla fuga di Batista il 1 gennaio 1959. Il giorno dopo la colonna di Guevara entra a L\u2019Avana. Prima degli eventi raccontati in questo post svolge numerose attivit\u00e0 politiche ed amministrative, nel Ministero dell\u2019Agricoltura, come Governatore della Banca Nazionale, come comandante militare, nella\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Crisi_dei_missili_di_Cuba\">crisi dei missili<\/a>, come Ministro dell\u2019Industria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Il discorso si trova in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.marxists.org\/archive\/guevara\/1965\/02\/24.htm\">questa<\/a>\u00a0fonte. L\u2019avvio enuncia un solo obiettivo comune dei popoli dell\u2019Asia e dell\u2019Africa, in nome dei \u201cpopoli dell\u2019America Latina\u201d: \u201csconfiggere l\u2019imperialismo\u201d. Questa lotta, come dice Guevara, \u201cnon \u00e8 separata dalla lotta contro l\u2019arretratezza e la povert\u00e0\u201d; la lotta contro l\u2019imperialismo e quella contro la povert\u00e0 sono \u201ctappe della stessa strada che porta alla creazione di una nuova societ\u00e0 di giustizia ed abbondanza\u201d. Riporto in modo pi\u00f9 esteso un passaggio chiave: \u201cSe il nemico imperialista, gli Stati Uniti o qualsiasi altro, attua il suo attacco contro i popoli sottosviluppati e i paesi socialisti, la logica elementare determina la necessit\u00e0 di un&#8217;alleanza tra i popoli sottosviluppati e i paesi socialisti.\u00a0Se non ci fossero altri fattori di unione, il nemico comune dovrebbe essere sufficiente.\u00a0Naturalmente, queste alleanze non possono essere fatte spontaneamente, senza discussioni, senza fitte alla nascita, che a volte possono essere dolorose.\u00a0Abbiamo detto che ogni volta che un paese viene liberato \u00e8 una sconfitta per il sistema imperialista mondiale.\u00a0Ma dobbiamo concordare sul fatto che la rottura non \u00e8 raggiunta dal semplice atto di proclamare l&#8217;indipendenza o di vincere una vittoria armata in una rivoluzione.\u00a0Si ottiene quando il dominio economico imperialista su un popolo viene posto fine.\u00a0Pertanto, \u00e8 una questione di vitale interesse per i paesi socialisti che si verifichi una vera pausa.\u00a0Ed \u00e8 nostro dovere internazionale, un dovere determinato dalla nostra ideologia guida, contribuire ai nostri sforzi per rendere questa liberazione il pi\u00f9 rapida e profonda possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da tutto ci\u00f2 si deve trarre una conclusione: i paesi socialisti devono contribuire a pagare per lo sviluppo di paesi che iniziano ora sulla strada della liberazione.\u00a0Lo affermiamo in questo modo senza alcuna intenzione di ricatto o drammaticit\u00e0, n\u00e9 stiamo cercando un modo semplice per avvicinarci alle popolazioni afro-asiatiche;\u00a0\u00e8 la nostra profonda convinzione.\u00a0Il socialismo non pu\u00f2 esistere senza un cambiamento nella coscienza che si traduce in un nuovo atteggiamento fraterno nei confronti dell&#8217;umanit\u00e0, sia a livello individuale, all&#8217;interno delle societ\u00e0 in cui il socialismo\u00a0\u00e8 stato costruito o che \u00e8 stato costruito, sia a livello mondiale, nei confronti di tutti i popoli che soffrono di imperialismo oppressione. Riteniamo che la responsabilit\u00e0 di aiutare i paesi dipendenti debba essere affrontata con questo spirito.\u00a0Non si dovrebbe pi\u00f9 parlare dello sviluppo di scambi reciprocamente vantaggiosi basati sui prezzi forzati nei paesi arretrati dalla legge del valore e dalle relazioni internazionali di scambio disuguale che derivano dalla legge del valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come pu\u00f2 essere \u2018reciprocamente vantaggioso\u2019 vendere ai prezzi del mercato mondiale le materie prime che costano ai paesi sottosviluppati sudore e sofferenza incommensurabili e acquistare ai prezzi del mercato mondiale i macchinari prodotti nelle grandi fabbriche automatizzate di oggi? Se stabiliamo quel tipo di relazione tra i due gruppi di nazioni, dobbiamo concordare sul fatto che i paesi socialisti\u00a0<em>sono, in un certo senso, complici dello sfruttamento imperialista<\/em>.\u00a0Si pu\u00f2 sostenere che la quantit\u00e0 di scambi con i paesi sottosviluppati \u00e8 una parte insignificante del commercio estero dei paesi socialisti.\u00a0\u00c8 vero, ma non elimina il carattere immorale di quello scambio.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Si tratta, ovviamente, della proposizione della \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/07\/sviluppi-della-teoria-della-dipendenza.html\">Teoria della dipendenza<\/a>\u201d, che in quegli anni sessanta domina il campo della critica anticapitalista di matrice marxista e che prima si muter\u00e0 nella \u201cteoria dei sistemi mondo\u201d, e poi si dissolver\u00e0 progressivamente.\u00a0Il punto teorico \u00e8 che le istituzioni ed i rapporti economici (ma anche quelli sociali e culturali, o politici) che si osservano nel mondo \u201ccentrale\u201d e \u201csviluppato\u201d, e quelli che si osservano nelle \u201cperiferie\u201d e \u201csottosviluppate\u201d, sono il prodotto le une delle altre in una dialettica che si sviluppa attraverso relazioni reciproche di dipendenza e conflitto nella reciproca connessione. I paesi pi\u00f9 forti drenano \u2018surplus potenziale\u2019 (Baran) da quelli deboli e in questo modo determinano il loro sottosviluppo. In questo modo i primi si avvicinano al loro \u201cpotenziale\u201d, mentre i secondi ne restano distanti. Come scriver\u00e0 Andre Gunder Frank (in \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/03\/andre-gunder-frank-capitalismo-e.html\"><em>Capitalismo e sottosviluppo in America latina<\/em><\/a>\u201d, 1967), l\u2019accumulazione del capitale che avviene in questa forma \u00e8 quindi nella sua essenza e di necessit\u00e0 ineguale. Questa struttura di accumulazione, che drena risorse verso la catena dei centri e la porta all\u2019esterno dei paesi (per questo) sottosviluppati, \u201cpenetra come una catena il mondo sottosviluppato nella sua totalit\u00e0, creando una struttura di sottosviluppo \u2018interna\u2019\u201d. \u00c8 questa la ragione per la quale nessuna posizione interclassista e nazionalista ha possibilit\u00e0 di avere successo nel superamento del sottosviluppo. Il sottosviluppo non \u00e8 una questione esterna, ma \u00e8 una intera struttura costitutiva delle soggettivit\u00e0 e quindi degli assetti politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Per un\u2019analisi delle caratteristiche specifiche del capitalismo monopolistico, influente nell\u2019ambiente americano e fortemente connessa con la linea principale di sviluppo teorico della \u201cteoria della dipendenza\u201d, alla quale, se pur in modo non specifico Guevara si riferisce qui (sono presenti nel corpus dell\u2019opera anche lettere indirizzate ad uno dei suoi padri, Paul Sweezy), si veda, Paul Baran, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/05\/paul-baran-il-surplus-economico.html\"><em>Il \u2018surplus\u2019 economico<\/em><\/a>\u201d, del 1956, e il libro che uscir\u00e0 l\u2019anno successivo e riassume un decennio di lavoro condotto insieme di Paul Sweezy e Paul Baran, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/paul-baran-paul-sweezy-il-capitale.html\"><em>Il capitale monopolistico<\/em><\/a>\u201d, del 1966.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Qui si tratta di un passaggio di grande densit\u00e0 teorica, direttamente connessa con la \u2018teoria dello scambio ineguale\u2019 a quell\u2019epoca avanzata dalla scuola di Baran e Sweezy (con il quale era in contatto) e dagli economisti sudamericani Furtado, Dos Santos ed altri. Nel discorso Guevara indica la necessit\u00e0 di avviare scambi rapportati alle esigenze di sviluppo dei paesi e non fondate sul cosiddetto \u2018valore di mercato\u2019 (ovvero sui rapporti di forza globali), di completare l\u2019offerta seguendo la catena del valore e non limitandosi alla esportazione delle materie prime, di avviare nuove relazioni di cooperazione nel campo socialista per fornite tecnologie, competenze e capitali adatti a questo sviluppo (in cambio di accordi pluriennali di scambio di merci a prezzi politicamente fissati), e, non certo ultimo, di avviare una pianificazione a scala regionale (ovvero sovranazionale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Patrice Lumbumba (1925, 1961) \u00e8 stato leader del processo di indipendenza congolese e Primo Ministro della Repubblica del Congo da giugno a settembre 1960. Nazionalista e panafricanista guid\u00f2 il Movimento Nazionale Congolese dal 1958. Dopo l\u2019indipendenza dal Belgio scoppi\u00f2 una rivolta nell\u2019esercito (i katangan) durante la quale egli si rivolse per aiuti prima alle Nazioni Unite (e quindi agli Usa) e poi all\u2019Urss. Questa mossa gli cos\u00f2 la vita, per cui quando divent\u00f2 presidente Mobutu (ex capo di stato maggiore e non lontano dai katangan), con la supervisione e appoggio dell\u2019ex paese coloniale, il Belgio, e degli Usa, fu incarcerato e giustiziato. Divenne un mito, in tutte le manifestazioni panafricane negli anni sessanta l\u2019immagine di Lumbumba, insieme a quella di Ho Chi Min e, dopo il 1967, di Che Guevara era onnipresente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Si pu\u00f2 vedere\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=3wI_8dhb3tU&amp;t=2340s\">questo<\/a>\u00a0video sulla storia finale di Guevara, e soprattutto questo in sette puntate (<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=H8elD-tm3iI&amp;t=47s\">1<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Tqbf-hm70gk\">2<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8fPF0_k6Mho\">3<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=D5UDTg0mWOA\">4<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=K1_OgFCOFiQ\">5<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=t3Bb7VfQAlM\">6<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=A6wXxg_QD5E&amp;t=240s\">7<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; A chi proponeva nel 1961 una sorta di \u201cNep\u201d, un socialismo di mercato nel quale si lasciasse autonomia alle aziende nella ricerca del profitto, Guevara opponeva \u2013 anche confusamente &#8211; una pianificazione centralizzata, con beni e servizi in parte gratuiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Peraltro nel suo slancio Guevara attribuisce i problemi del socialismo all\u2019implementazione della stessa Nep, grazie alla quale \u201ci quadri si sono alleati al sistema, costituendo una casta privilegiata\u201d, e conduce a riradicare, a suo dire, il capitalismo nella Urss di Brejnev. Una tesi evidentemente leggerina sul piano storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Presente a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8cgtvaMhqJo\">questo<\/a>\u00a0link.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Nel discorso del 1965 dir\u00e0, in proposito: \u201cLa pianificazione \u00e8 una delle leggi del socialismo e senza di essa il socialismo non esisterebbe.\u00a0Senza una corretta pianificazione non vi \u00e8 alcuna garanzia adeguata che tutti i vari settori dell&#8217;economia di un paese si combinino armoniosamente per fare i passi avanti richiesti dalla nostra epoca.\u00a0La pianificazione non pu\u00f2 essere lasciata come un problema isolato di ciascuno dei nostri piccoli paesi, distorto nel loro sviluppo, possessori di alcune materie prime o produttori di alcuni prodotti fabbricati o semilavorati, ma carente nella maggior parte degli altri.\u00a0Fin dall&#8217;inizio, la pianificazione dovrebbe assumere una certa dimensione regionale al fine di mescolare le varie economie nazionali e quindi realizzare l&#8217;integrazione su una base che \u00e8 veramente di reciproco vantaggio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, Michael Lowy, \u201c<a href=\"http:\/\/www.alpcub.com\/che_2007.pdf\">Compagno di viaggio<\/a>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Anche se, bisogna dire che vengono scambiate con Urss e Cina a valori superiori al prezzo di mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Certo manifesta anche momenti di indipendenza, come quando appoggia in Angola i rivoluzionari, contro la linea dell\u2019Urss, ma si piega ad appoggiare l\u2019invasione della Cecoslovacchia (1968), e inizia a smarcarsi solo nel 1987, quando Fidel, al ventennale della morte del Che, ne rievoca la figura marcando la sua figura eretica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; \u201cTutti questi concetti di sovranit\u00e0 politica, di sovranit\u00e0 nazionale sono fittizi se non c\u2019\u00e8, accanto a essi,\u00a0<em>l\u2019indipen\u00addenza economica.<\/em>\u00a0La sovranit\u00e0 politica e l\u2019indipendenza economica vanno di pari passo. Se non c\u2019\u00e8 economia propria, se si \u00e8 dominati dal capitale straniero, non si pu\u00f2\u00a0essere liberi dalla tutela del paese dal quale si dipende tanto meno si pu\u00f2 fare la volont\u00e0 del paese se questa urta contro i grandi interessi della nazione che lo domina economicamente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Si possono leggere le riflessioni condotte in corso di eventi dai Monthly Review, raccolti in \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/leo-huberman-paul-sweezy-la.html\"><em>La controrivoluzione globale<\/em><\/a>\u201d, e quelle di pochi anni successivi di Andre Gunder Frank in \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/07\/andre-gunder-frank-riflessioni-sulla.html\"><em>Riflessioni sulla nuova crisi economica globale<\/em><\/a>\u201d. La divisione del lavoro che si istituisce a partire dagli anni settanta, e che a Cuba sono evidenti a partire dalle conseguenze della \u201cbaia dei porci\u201d e della \u201ccrisi dei missili\u201d, \u00e8 che i paesi socialisti si connettono alla catena di trasmissione del capitalismo mondiale grazie alla creazione di un sempre maggiore surplus verso i paesi sottosviluppati d\u2019area.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Se sia \u201ccapitale\u201d in senso marxiano quello sovietico \u00e8 questione altamente complessa e che esula largamente dagli scopi di questo post. Ma si pu\u00f2 provare a dire che pur non essendo soggetto alla spinta immanente all\u2019autoaccrescimento, la tendenza al potenziamento delle forze produttive, e quindi alla necessaria accumulazione di capitale a questo scopo orientato, \u00e8 trasmessa dalla competizione geopolitica vitale con il sistema capitalistico. Quindi, se pur non in via prioritaria ma indiretta, alcune dure logiche transitano nel sistema socialista e si irradiano a tutti i suoi livelli, generando ai livelli di minore differenziazione e potenza una sorta di \u2018dipendenza\u2019 sui generis.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Questa dichiarazione, 1960, \u00e8 rivolta al capitale americano, ma pu\u00f2 essere estesa: \u201cI\u00a0<em>capitali stranieri<\/em>\u00a0non si muovono per generosit\u00e0, non si spostano per fare un nobile gesto di carit\u00e0, non si muovono ne si mobilitano per il desiderio di affratellare i popoli. Il capitale straniero si muove solo per il desiderio di aiutare\u00a0se stesso. Il capitale privato straniero \u00e8 l\u2019eccedente in un paese che si trasferisce in un altro allo scopo di ottenere guadagni maggiori. Quello che muove il capitale d\u2019investimento privato straniero non \u00e8 la generosit\u00e0, ma il guadagno.\u201d E ancora: Il fenomeno dello scambio diseguale tra paesi industrializzati ed economicamente dipendenti si manifesta nei suoi\u00a0aspetti pi\u00f9 brutali con il<em>\u00a0colonialismo.<\/em>\u00a0Per\u00f2 i paesi completamente indipendenti rischiano anche di trovarsi chiusi\u00a0nella prigione del mercato capitalista, poich\u00e9 i grandi paesi\u00a0industrializzati si impongono sulla base dell\u2019elevato sviluppo tecnico. I grandi paesi sviluppati cominciano, dopo\u00a0l\u2019indipendenza, a esercitare sugli Stati liberati una specie\u00a0di\u00a0\u201csucchiamento\u201d\u00a0e dopo alcuni anni sono maturate le\u00a0condizioni per una dominazione politico-economica.\u00a0<em>Intervista concessa a: \u00abRevolution Africaine\u00bb\u00a0Algeri, 23 dicembre 1964<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; La caratteristica principale del capitalismo \u00e8 di essere, da sempre,<em>\u00a0un sistema internazionale e gerarchico, costituito da uno o pi\u00f9 metropoli e da una catena di periferie sfruttate<\/em>\u00a0(\u201c<em>Il capitale monopolistico<\/em>\u201d, p.151). \u201cLa gerarchia delle nazioni che costituiscono il sistema capitalistico \u00e8 caratterizzata da una complessa serie di rapporti di sfruttamento. I paesi che stanno al vertice sfruttano in varia misura tutti gli altri e allo stesso modo i paesi che stanno a un dato livello sfruttano quelli che stanno pi\u00f9 in basso, fino a quando giungiamo all\u2019ultimo paese che non ha nessuno da sfruttare. Nello stesso tempo, ogni paese che sta a un dato livello si sforza di essere l\u2019unico sfruttatore del maggior numero possibile di paesi che stanno pi\u00f9 in basso. Abbiamo quindi una rete di rapporti antagonistici che pongono gli sfruttatori contro gli sfruttati e contro gli altri sfruttatori. Trascurando le classificazioni giuridiche possiamo chiamare \u2018metropoli\u2019 i paesi che stanno al vertice o vicino al vertice e \u2018colonie\u2019 quelli che stanno alla base o vicino alla base. L\u2019area di sfruttamento di una data metropoli, da cui i rivali sono pi\u00f9 o meno efficacemente esclusi, ne costituisce \u2018l\u2019impero\u2019. Alcuni paesi che si trovano nei gradini intermedi possono entrare a far parte di un dato impero, portando alle volte con s\u00e9 un proprio impero (ad esempio, il Portogallo e l\u2019impero portoghese come unit\u00e0 subordinate nell\u2019ambito molto maggiore dell\u2019impero britannico); altri paesi intermedi possono riuscire a mantenere una relativa indipendenza, come grosso modo fecero gli Stati uniti durante i primi centociquant\u2019anni della loro vita nazionale indipendente\u201d (ivi p.152). Il capitalismo, in altre parole, genera ovunque da un lato ricchezza e dall\u2019altro miseria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Si pu\u00f2 sinteticamente definire una \u201ccrisi di realizzo\u201d, quando le merci prodotte faticano a trovare acquirenti per effetto di un eccesso di profitto (ovvero di una debolezza del consumo), e quindi sono costrette a competere per \u201crealizzare\u201d il loro valore e tradurlo in capitale. Una crisi di realizzo \u00e8 solo parte di un ciclo autorafforzante (ma che pu\u00f2 essere interrotto dalle opportune contromanovre volte a reflazionare il sistema) che determina il crollo degli investimenti, e quindi della occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Qualcosa del genere accade, ma con esiti in qualche modo opposti: la tensione induce durante tutti gli anni sessanta e settanta una crescente instabilit\u00e0 e lo sforzo, per gestirla, di aumentare, dove possibile politicamente, la spesa per ripristinare la domanda ed allontanare la stagnazione. Ma nel farlo accentua progressivamente il deficit (anzi il doppio deficit, della bilancia commerciale e del bilancio federale), mettendo sotto crescente pressione il sistema del dollaro. Ovvero la convertibilit\u00e0 del dollaro in oro definita dagli Accordi di Bretton Woods, come aveva previsto Keynes (cfr. \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/12\/john-maynard-keynes-moneta.html\"><em>Moneta internazionale<\/em><\/a>\u201d), alla fine si rileva insostenibile e definisce una struttura di reciproco ricatto. Ma, come peraltro previsto anche da Sweezy nei tardi anni sessanta (\u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/leo-huberman-paul-sweezy-la.html\"><em>La controrivoluzione globale<\/em><\/a>\u201d), la cosa si risolve nell\u2019interruzione della convertibilit\u00e0 del dollaro in oro (15 agosto 1971[21]) e nella successiva globalizzazione del capitale. Una imponente crescita di liquidit\u00e0, non pi\u00f9 frenata dalla struttura tendenzialmente deflazionaria del cambio fisso, avviene allora a partire dalla met\u00e0 degli anni settanta, con la conseguenza che parte via via pi\u00f9 velocemente una ondata crescente di investimenti diretti e finanziari verso i paesi ex coloniali e del terzo mondo, capitali che portano con s\u00e9 forme di disciplinamento, di cattura nella trappola del debito, e di vero e proprio ricatto politico. Dopo qualche anno ci saranno le necessarie conseguenze sotto forma di bolle e processi di fuga di capitali e repentine crisi finanziarie di nuovo tipo: Messico (1995), sud est asiatico (1997), Russia e Brasile (1998), Argentina (2001). Si \u00e8 trattato di un insieme di processi che hanno una componente tecnologica (in un campo nel quale il sistema sovietico rest\u00f2 inesorabilmente indietro: la information technology), ideologica (il neoliberismo) e politica (con la spinta alla deregolazione e il continuo intervento per tamponare la tendenza ad una crisi di natura finanziaria). Si tratta al fondo di una operazione che \u00e8 resa possibile da un nuovo protagonismo delle Banche Centrali che (Greenspan) riescono a \u201cindurre gli attori del mercato a impiegare i suoi debiti [della banca Centrale] come moneta\u201d, ora che nessun rapporto reale la sostiene. \u00c8 ovvio che accettare, in tutto il mondo, \u201ci debiti americani\u201d (ovvero il dollaro) come moneta implica un certo tipo di rapporto di forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; I\u00a0<em>Monthly Review<\/em>\u00a0chiamano \u201ccolonie interne\u201d le aree di sfruttamento, razziale o meno, interne alle metropoli capitalistiche, si veda, Leo Huberman, Paul Sweezy, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/leo-huberman-paul-sweezy-la.html\"><em>La controrivoluzione globale<\/em><\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; Questa \u00e8 precisamente la conclusione alla quale perverranno i teorici della dipendenza, anche se in modo differenziato, ovvero Andre Gunder Frank, Giovanni Arrighi, Immanuel Wallerstein, Samir Amin, per restare ai principali, e che renderanno necessario costruire il paradigma del \u201csistema mondo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0&#8211; Questa parte della teoria, comune anche a normali teorie \u2018borghesi\u2019, \u00e8 piuttosto ovvia, il prezzo tra due beni (o di un bene e di un altro rispetto ad un\u2019unit\u00e0 di misura comune, ad esempio il denaro internazionalmente accettato come il dollaro) \u00e8 relativo ai rapporti di forza che si determinano sul \u201cmercato\u201d, e che dipendono da molteplici fattori non tutti economici. Ad esempio, se un paese ha un surplus di vino, essendosi specializzato solo in tale produzione di esportazione, poniamo di Porto, e l\u2019unico grande mercato \u201clibero\u201d, nel quale pu\u00f2 vendere il prodotto \u00e8 la Gran Bretagna, dovr\u00e0 accettare il prezzo determinato dai grossisti anglosassoni, detentori del monopolio di accesso al mercato, anche se \u00e8 di poco superiore al suo prezzo di produzione, l\u2019alternativa \u00e8 riempire i magazzini e non avere la moneta per comprare, al prezzo anche qui determinato dai commercianti esteri, in quando detentori di un monopsonio (sostenuto da Trattati e, se del caso, cannoniere), e sul limite della loro capacit\u00e0 di spesa. L\u2019effetto \u00e8 che un paese a sovranit\u00e0 molto limitata (avendola perso sui campi di battaglia), progressivamente si impoverisce. Tutto questo scompare nelle formule semplificate, potenza della matematica, e nelle alate parole di David Ricardo. L\u2019ipotesi, fondativa della disciplina economica internazionale, che il \u2018libero scambio\u2019 sia sempre a vantaggio reciproco, \u00e8, per usare\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/08\/steve-keen-circa-la-globalizzazione-ed.html\">le parole<\/a>\u00a0di Keen \u201cuna fallacia fondata su una fantasia\u201d.\u00a0Questa teoria ignora direttamente la realt\u00e0, nota a chiunque, che quando la concorrenza estera riduce la redditivit\u00e0 di una data industria il capitale in essa impiegato non pu\u00f2 essere \u201ctrasformato\u201d magicamente in una pari quantit\u00e0 di capitale impiegato in un altro settore. Normalmente invece \u201cva in ruggine\u201d. Insomma, questo piccolo apologo morale di Ricardo \u00e8 come la maggior parte della teoria economica convenzionale: \u201c<em>ordinata, plausibile e sbagliata<\/em>\u201d. E\u2019, come scrive Keane \u201c<em>il prodotto del pensiero da poltrona di persone che non hanno mai messo piede nelle fabbriche che le loro teorie economiche hanno trasformato in mucchi di ruggine<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0&#8211; Nel discorso chiarisce che bisogna stare in un campo interamente, non giocare di sponda con l\u2019altro, pensando che prendere il meglio risponda al proprio interesse. Chiarisce il rischio degli investimenti diretti capitalisti, che sembrano aiutare ma accentuano la concorrenza tra i poveri e la specializzazione non pianificata, o meglio pianificata da altri, per gli interessi del capitale monopolistico e dunque, a lungo termine soggetto al rischio di ritiro, alla trappola del debito, all\u2019approfondimento della dipendenza. Tutte cose che puntualmente si verificheranno, in particolare dopo il ciclo di richiamo degli investimenti diretti e dei capitali negli anni ottanta. Del resto, come tutta la letteratura della dipendenza mostra, lo sviluppo per vie esterne, basato sui crediti ed il capitale occidentale, in quanto mosso per le esigenze di valorizzazione del mercato mondiale, da attori operanti su di esso (le aziende multinazionali), spesso stabilisce una base industriale \u201csproporzionata rispetto alle attuali capacit\u00e0\u201d, e produce merci che non sono consumate internamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>&#8211; Si veda nota 8, e l\u2019articolo \u201cThe Significance of Socialist\u00a0Planning\u201d, 1964.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a>\u00a0&#8211; Subito dopo il trionfo della rivoluzione, nel 1959, Guevara avvia un largo giro dei paesi coinvolti nel\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Conferenza_di_Bandung\">Patto di Bandung<\/a>, che era stato siglato nel 1955 tra 29 paesi del \u201csud del mondo\u201d, non tutti socialisti. L\u2019elemento unificatore di questo accordo \u00e8 la lotta al colonialismo, che unisce l\u2019Egitto di Nasser, l\u2019India di Nehru, l\u2019Indonesia di Sukamo, la Cina di Zhou Enlai. Successivamente, nel 1961, e quindi poco prima di questa conferenza, alla conferenza di Belgrado si propone la linea del \u201c<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Movimento_dei_paesi_non_allineati\">non allineamento<\/a>\u201d, con ben 120 stati (l\u2019attuale presidente \u00e8 Maduro). Nel 1963, ad una prima conferenza ad Algeri, Guevara aveva presentato la rivoluzione cubana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a>\u00a0&#8211; La conferenza cade in qualche modo a met\u00e0 del processo di decolonizzazione, quando in numerosi paesi sono in corso lotte anticapitaliste o comunque anticolonialiste. Guevara cita in proposito il Laos, la Guinea portoghese, il Sud Africa, la Palestina, il Venezuela, il Guatemala e la Colombia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a>\u00a0&#8211; Sembra di leggere echi lontani della polemica che Urss e Cina, che si manifesta in evidenza nel XXII Congresso del Pcus (1961) intorno al caso dell\u2019Albania. I cinesi sostenevano che il campo socialista dovesse evitare di disperdere forze aiutando paesi \u201cnon allineati\u201d, al contrario concentrando le risorse sui paesi pi\u00f9 bisognosi (la Cina stessa, ovviamente, o Cuba, l\u2019Algeria). I sovietici, rigettando la tesi della \u201ctigre di carta\u201d, sostengono l\u2019esistenza e la rilevanza di un \u201cterzo campo\u201d, e quindi tengono rapporti di aiuto e cooperazione verso paesi come l\u2019India, l\u2019Egitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a>\u00a0&#8211; La logica di Ernesto Che Guevara, che trova facile sintonia con quella del movimento che si svilupper\u00e0 l\u2019anno dopo la sua morte \u00e8 di una radicale indisponibilit\u00e0 ai compromessi necessari per sopravvivere. \u00c8 possibile che nella sua presenza cos\u00ec sfidante alla Conferenza di Algeri sia stata concordata nel governo cubano una sorta di \u201cdivisione dei compiti\u201d, con il leader pi\u00f9 sacrificabile (perch\u00e9 comunque non cubano) tra quelli di primo piano (Fidel, Raul, Cinfuegos) ad \u201calzare la posta\u201d con l\u2019indispensabile alleato sovietico, ma certamente il discorso fu molto duro. Del resto egli riteneva, come disse nel 1966, criticando il Manuale di economia politica sovietico, che l\u2019Urss stesse \u201ctornando al capitalismo\u201d (cfr. Helen Jaffe, \u201c<a href=\"https:\/\/www.marxists.org\/subject\/economy\/authors\/yaffeh\/che-critic.htm\">Ernesto \u2018Che\u2019 Guevara, a rebel against soviet politica economy<\/a>\u201d. In un certo senso Guevara \u00e8 ad un punto di connessione tra lo spirito del \u201cmarxismo occidentale\u201d (un certo messianesimo di derivazione ebraico-cristiano, antiautoritarismo abbastanza astratto, utopismo in relazione alla dissoluzione dello Stato e della moneta) ed il \u201cmarxismo orientale\u201d (lotta anticoloniale ed antimperiale come centrale, valorizzazione del tempo presente e dei rapporti di forza concreti, riconoscimento), si veda Domenico Losurdo \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/12\/domenico-losurdo-il-marxismo-occidentale.html\"><em>Il marxismo occidentale<\/em><\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altra parte occorre tenere presente la dura necessit\u00e0 della sopravvivenza nel contesto di un imperialismo che in quel giro di anni non si fa alcuno scrupolo di rovesciare con la forza tutti i paesi deboli e\/o non sufficientemente protetti. Per un paese piccolo e poco industrializzato come Cuba, con la sua estrema vicinanza agli Usa, non ci sono letteralmente alternative all\u2019appoggio sovietico. O, meglio, l\u2019unica alternativa sarebbe proprio il mondo tripolare che Guevara lascia intravedere, un terzo blocco compatto di paesi che si sostengono a vicenda e mettono insieme le proprie risorse. Ma, cambiando il punto di vista, anche per l\u2019Urss si ripropone alla scala idonea lo stesso dilemma: per fare fronte alla sfida condotta dal capitalismo occidentale, che in caso di debolezza non si farebbe scrupolo di usare le armi (come capiter\u00e0 nel bombardamento del Parlamento a Mosca il 4 ottobre 1993) bisogna accumulare nel modo pi\u00f9 rapido possibile le forze e spingere sulla industrializzazione, a costo di comprimere i consumi interni ed esterni nella propria area di influenza (si tratta del cosiddetto \u201cDilemma di Danill\u2019son\u201d), cosa che del resto aveva, mutando i fattori, la stessa Inghilterra nel corso del suo sviluppo egemonico (quando l\u2019industrializzazione fu resa possibile dall\u2019estensione a scala mondiale di rapporti di scambio dominati).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/10\/ernesto-che-guevara-discorso-di-algeri.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/10\/ernesto-che-guevara-discorso-di-algeri.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; &nbsp; Snodi. Il 24 febbraio 1965 ad Algeri, ad un\u2019importante conferenza afro-asiatica, Ernesto Che Guevara[1]\u00a0pronunci\u00f2 un forte discorso[2]\u00a0che probabilmente finir\u00e0 per mettere in moto gli eventi che gli costeranno la vita. In esso, dopo gli scontri che si erano verificati nei cinque anni precedenti nel governo cubano intorno alla linea dello sviluppo industriale, il rivoluzionario argentino esort\u00f2 con la sua tipica determinazione i popoli sottosviluppati a combattere contro colonialismo,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":38863,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-dTj","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53401"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=53401"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53401\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":53402,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53401\/revisions\/53402"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/38863"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=53401"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=53401"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=53401"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}