{"id":53403,"date":"2019-10-11T09:30:02","date_gmt":"2019-10-11T07:30:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53403"},"modified":"2019-10-10T21:36:17","modified_gmt":"2019-10-10T19:36:17","slug":"delitto-e-funzione-dordine-su-corpi-di-passaggio-di-andrea-cedrola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53403","title":{"rendered":"Delitto e funzione d&#8217;ordine. Su &#8220;Corpi di Passaggio&#8221; di Andrea Cedrola"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>LE PAROLE E LE COSE<\/strong> (di Achille Castaldo)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fin dalle citazioni in epigrafe questo romanzo mostra di voler fare i conti con un passato irrisolto, da cui invano si prova a liberarsi distogliendo l\u2019attenzione, e da cui ci si ritrova invece inevitabilmente assediati (ad esempio: \u201cle cose si affastellano l\u2019una sull\u2019altra e intasano l\u2019anima, soprattutto quando sono lasciate in sospeso,\u201d Rafael Bernal). Non si tratta per\u00f2 soltanto del vissuto personale, ma anche, e forse soprattutto, dei coni d\u2019ombra di una storia nazionale che non sembra mai essere stata del tutto portata a coscienza. \u00c8 il caso del passaggio tra il regime fascista e quello repubblicano, che molti conti aperti certamente ha lasciato, e i cui cadaveri sono stati sepolti con poca sabbia o addirittura lasciati a vagare tra i vivi come se niente fosse. In effetti, la macchina sociale che fa da sfondo alle vicende del protagonista Gerardo Conforti \u00e8 in gran parte la sopravvivenza appena camuffata di quella dell\u2019anteguerra, con i suoi apparati di polizia e le sue strutture di potere lasciate intatte, come intatta sembra essere rimasta la loro opera di repressione.<span id=\"more-36680\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il contatto tra questo apparato statale sopravvissuto a se stesso e lo sviluppo sempre pi\u00f9 rapido dell\u2019economia italiana a partire dagli anni Cinquanta, che porta con s\u00e9 lo smottamento della societ\u00e0 arcaico-rurale e l\u2019avvento di quella di massa, produce quell\u2019impressione di caos, di frenesia, cos\u00ec ben riprodotta in questo secondo romanzo di una serie cominciata nel 2016 con\u00a0<em>La speranza \u00e8 un vizio privato<\/em>. In entrambi i volumi al centro della narrazione troviamo un delitto, uno dei molti casi di cronaca nera irrisolti che accompagnano il dipanarsi della storia di questo paese. Quello che il racconto di Cedrola ci restituisce, per\u00f2, non \u00e8 un tentativo di soluzione, n\u00e9 tantomeno una spettacolarizzazione riattualizzata, ma semmai l\u2019ipotesi che la funzione \u201cstrutturale\u201d di tali delitti sia stata essenzialmente\u00a0<em>d\u2019ordine<\/em>. Che il delitto, cio\u00e8, nel suo assumere una vasta portata mediatica, con la sua enorme funzione polarizzante sull\u2019opinione pubblica, con il suo tratteggiare il profilo di mostri, vittime, martiri ed eroi, con il suo dare spessore alle forze del male e a quelle del bene, abbia svolto un\u2019azione regolatrice sul magmatico e incontrollabile fluire dell\u2019immaginario che accompagnava lo sviluppo economico-sociale che stava trasformando l\u2019Italia. Certo, si trattava di una funzione soltanto embrionale nel caso al centro del primo romanzo, ovvero l\u2019infanticidio commesso da Rina Fort (che per\u00f2 assume un ruolo inaugurale e quasi archetipico). Funzione che \u00e8 invece pienamente sviluppata in\u00a0<em>Corpi di passaggio<\/em>\u00a0con il caso Montesi, forse il primo dei grandi fatti di cronaca in cui giallo, politica, costume, morale sono gi\u00e0 inestricabilmente intrecciati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Un corpo di donna viene ritrovato sulla spiaggia nell\u2019aprile del 53. \u201cCorpi di passaggio\u201d, recita il titolo: si tratta di uno dei molti corpi attraverso i quali dovr\u00e0 passare, come si diceva, il flusso dell\u2019immaginario per potersi trasformare in discorso, per stabilizzarsi in ordine sociale, sistema di valori, visione del mondo. Anche la societ\u00e0 del dopoguerra, insomma, nonostante si sia da poco (apparentemente) liberata del fascismo, accede all\u2019ordine solo attraverso la violenza. Forse a partire da qui possiamo cominciare a interpretare la struttura narrativa di questo romanzo, in cui \u201cla parte del delitto\u201d (il riferimento a\u00a0<em>2666<\/em>\u00a0di Roberto Bola\u00f1o non \u00e8 casuale) \u00e8 narrata in una terza persona di grande mobilit\u00e0, che proprio attraverso gli spostamenti della focalizzazione, l\u2019ironia, l\u2019ingresso nei registri dei personaggi, segnala la presenza di un narratore in grado di percorrere la tradizione del romanzo italiano fino al Gadda del\u00a0<em>Pasticciaccio\u00a0<\/em>(e oltre), e che per\u00f2 alla consueta maschera del bonario moralismo manzoniano sostituisce semmai un immoralismo che sembra volersi sottrarre al destino segnato della\u00a0<em>funzione d\u2019ordine<\/em>\u00a0di cui si diceva. A tutto ci\u00f2 si oppongono i brani narrati in prima persona da Gerardo Conforti e sua nipote Katja, sullo sfondo del Cilento dei nostri anni 10, e nei quali il racconto del delitto di sessant\u2019anni prima si intreccia con l\u2019emersione di un altro omicidio destinato per\u00f2 a svolgere una funzione si direbbe opposta, ovvero scompaginare per sempre schemi sociali e legami familiari, mettendo in crisi ogni rassicurante divisione tra bene e male (e legando cos\u00ec nonno e nipote nella medesima irriducibile \u201canarchia\u201d valoriale). A questa parte cilentana e alla prima persona che la segna, sembra dunque spettare il ruolo di scompaginare le strutture acquisite attraverso le quali viene assimilata la Storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, \u00e8 sbagliato parlare, in questo caso, di\u00a0<em>funzione caotica<\/em>, dal momento che quest\u2019ultima \u00e8 a sua volta solo il frutto di schemi imposti dall\u2019ordine instaurato attraverso la violenza. Si tratta piuttosto di una dimensione puramente eterogenea rispetto a ci\u00f2 che gli sta di fronte per escluderla e condannarla. Cos\u00ec, la forma di vita di un ottantenne alcolizzato ancora in perfetta salute, e quella di una donna che ha rifiutato ogni compromesso con le pressioni sociali che avrebbero potuto intrappolarla all\u2019interno di percorsi riconoscibili e rassicuranti, si sottraggono a quella struttura d\u2019ordine che dal corpo sulla spiaggia di Torvaianica sembra essersi sprigionata, e che assegna ogni cosa alla sua casella rendendola comprensibile \u2013 comprensione alla quale le vite di Conforti e Katja sembrano appunto rifiutarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019<em>eterogeneo<\/em>, secondo la definizione proposta da Georges Bataille nella\u00a0<em>Struttura psicologica del fascismo<\/em>\u00a0(1933), \u00e8 l\u2019insieme delle forze e degli elementi che si sottraggono alla dimensione\u00a0<em>omogenea<\/em>\u00a0che costituisce il fondamento produttivo della societ\u00e0. Se gli elementi di cui \u00e8 composta la parte eterogenea valgono innanzitutto per la loro funzione, e non per la loro individualit\u00e0 \u2013 sono cio\u00e8 intercambiabili \u2013 ci\u00f2 che sta nell\u2019eterogeneo vale per la sua individualit\u00e0 irriducibile, e non si lascia riassorbire \u2013 n\u00e9\u00a0<em>utilizzare<\/em>\u00a0\u2013 dalle maglie della struttura omogenea. Rimediare a questo inconveniente sarebbe appunto la funzione del fascismo, che emergerebbe nei momenti di crisi della struttura omogenea proprio per riassorbire in essa \u2013 e paradossalmente sfruttare ai suoi fini \u2013 elementi eterogenei di cui non solo va a disinnescare la pericolosit\u00e0, ma che addirittura utilizza per risolvere in modo violento le contraddizioni sfuggite di mano alla struttura omogenea. Il leader fascista, esso stesso parte della dimensione eterogenea, ne mette a frutto le tendenze\u00a0<em>imperative<\/em>, cio\u00e8 miranti al dominio e in definitiva al godimento attraverso l\u2019imposizione della forza sui pi\u00f9 deboli, per attrarre a s\u00e9 le forze sovversive e addomesticarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Augusto Trovatore, l\u2019antagonista di Conforti in entrambi i romanzi, \u00e8 non a caso un criminale formatosi durante il regime (suo fratello era stato un gerarca), che fino all\u2019ultimo con esso ha collaborato ai tempi di Sal\u00f2, e che nell\u2019Italia del dopoguerra si trasforma in uomo d\u2019affari di successo, senza rinunciare per\u00f2 al lato oscuro della forza criminale. Proprio grazie a quest\u2019ultima \u00e8 infatti in grado di proliferare, far soldi, risolvere problemi propri e altrui: esattamente, dunque, mettendo a profitto della struttura sociale dominante forze devianti e potenzialmente sovversive. A queste appartiene anche Conforti, che in quest\u2019ultimo romanzo vediamo navigare in quella terra di mezzo, tra boh\u00e8me, lavoro precario e piccola criminalit\u00e0, dove si annida un potenziale rivoluzionario che pi\u00f9 volte si \u00e8 fatto sentire nella seconda met\u00e0 del secolo scorso. Ci\u00f2 che divide i due personaggi \u00e8 proprio il delitto, che giungendo a imporre il proprio ordine di ferro agisce in effetti sulla vita di Conforti come un evento di disturbo, e tale \u00e8 anche la sua funzione all\u2019interno del romanzo, che anzich\u00e9 ruotare intorno ad esso sembra piuttosto costruito per liberarsene, per riuscire finalmente a metterlo da parte senza subire la sua forza regolativa, i suoi schemi, senza accettare il piano di conflittualit\u00e0 che da esso deriva. In questo senso, la vera impresa di Conforti sembra quella all\u2019apparenza impossibile di creare e mantenere \u2013 all\u2019interno della societ\u00e0 omogenea \u2013 uno spazio separato per s\u00e9 e per chi gli \u00e8 vicino, all\u2019interno del quale rifiutare i terreni di scontro che continuamente gli vengono imposti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Se il romanzo garantisce a Conforti una voce con la quale narrare in prima persona, Augusto, che pure ne \u00e8 escluso, \u00e8 l\u2019unico personaggio che non offre alcun \u201cingresso\u201d al narratore in terza persona, che non pu\u00f2 essere insomma vissuto dall\u2019interno, che offre al lettore soltanto una enigmatica superficie \u2013 fatta eccezione per alcuni brevissimi attimi, che svolgono per\u00f2 la funzione di far sentire ancora pi\u00f9 acutamente la propria mancanza, come avviene in quei film dove uno stile di inquadratura perennemente a distanza offra improvvisamente il lampo di un primo piano. \u00c8 attraverso questa distanza che l\u2019autore ci restituisce l\u2019esperienza del rapporto con il capo fascista, che \u00e8 tutta proiettiva, esterna, fondata sul godimento solo immaginario di una partecipazione al potere attraverso la quale si \u00e8 invece da esso assimilati. Ma nella sua pura oggettivit\u00e0, questa esistenza indecifrabile svolge in definitiva lo stesso ruolo del corpo ritrovato sulla spiaggia: offrire materia disponibile al passaggio delle forze che regolano l\u2019immaginario sociale. \u00c8 dunque solo nell\u2019identificazione con chi tutto ci\u00f2 ha rifiutato, che diviene possibile sfruttare l\u2019esperienza narrativa per sperimentare il rifiuto, la sottrazione, l\u2019\u201ceffervescenza\u201d di cui parlava Bataille, ovvero il moto ascensionale attraverso cui le forze sovversive assolvono al proprio ruolo di portare in alto ci\u00f2 che \u00e8 rimasto intrappolato sul fondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36680\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36680<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di LE PAROLE E LE COSE (di Achille Castaldo) &nbsp; &nbsp; Fin dalle citazioni in epigrafe questo romanzo mostra di voler fare i conti con un passato irrisolto, da cui invano si prova a liberarsi distogliendo l\u2019attenzione, e da cui ci si ritrova invece inevitabilmente assediati (ad esempio: \u201cle cose si affastellano l\u2019una sull\u2019altra e intasano l\u2019anima, soprattutto quando sono lasciate in sospeso,\u201d Rafael Bernal). 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