{"id":53475,"date":"2019-10-15T10:30:48","date_gmt":"2019-10-15T08:30:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53475"},"modified":"2019-10-13T23:06:31","modified_gmt":"2019-10-13T21:06:31","slug":"operazione-fonte-di-pace-lheartland-si-muove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53475","title":{"rendered":"Operazione \u201cFonte di Pace\u201d: l\u2019Heartland si muove"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il 10 ottobre \u00e8 scattata l\u2019operazione \u201cFonte di pace\u201d: le truppe di Ankara sono entrate nel nord della Siria, per debellare le milizie dello SDF\/YPG e scongiurare la nascita di un\u2019entit\u00e0 curda a ridosso del confine: finisce cos\u00ec il tentativo delle potenze marittime anglosassoni di \u201cbalcanizzare\u201d ulteriormente il Levante e il Medio Oriente. L\u2019operazione \u00e8 resa possibile dal riallineamento della Turchia a fianco della Russia: un\u2019alleanza che potrebbe rivelarsi molto proficua per entrambe le potenze continentali.<\/em><\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">Spinta verso sud<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 10 ottobre la Turchia ha infine lanciato l\u2019invasione del Nord della Siria, per debellare le milizie curde alleate degli USA e scongiurare la nascita di un qualsiasi soggetto autonomo a ridosso dei propri confini: termina dunque cos\u00ec il tentativo delle potenze marittime anglosassoni (cui si somma ovviamente lo Stato di Israele), avviato nel lontano 2011, di alimentare ulteriormente la balcanizzazione della regione mediorientale, introducendo almeno due nuove entit\u00e0: un Kurdistan e un Sunnistan monopolizzato dall\u2019ISIS. Ci\u00f2 che ci interessa, infatti, \u00e8 soprattutto leggere i recenti avvenimenti in chiave geopolitica: dove per geopolitica non si intende \u201crapporti internazionali\u201d, bens\u00ec rivalit\u00e0 tra potenze marittime e potenze continentali, tra cui va annoverata a buon diritto (per geografia e quindi \u201cweltanschauung\u201d) anche la Turchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non che la condotta di Ankara sia stata sempre lineare: sia ben chiaro. Facendo leva sull\u2019atavico interesse per i territori siriani (la battaglia di Aleppo del 1918 decreta la disfatta militare dell\u2019impero ottomano), gli angloamericani attraggono in un primo momento la Turchia nello schieramento delle forze \u201cdestabilizzanti\u201d: c\u2019\u00e8 comunque da dire che Ankara ne accetta pienamente le conseguenze, ospitando sul proprio territorio circa tre milioni di profughi. La manipolazione della Turchia tocca il proprio apice nel novembre 2015, quando l\u2019aviazione turca, contando sull\u2019appoggio della NATO, abbatte il celebre Su-24 nei cieli siriani. Ankara capisce allora che gli angloamericani non hanno nessuna intenzione di impegnarsi militarmente in nuovo conflitto mediorientale: lavorano soltanto per la destabilizzazione a buon mercato della regione, destabilizzazione che, presto o tardi, colpir\u00e0 anche la Turchia, attraverso la nascita di un Kurdistan filo-occidentale. Inizia cos\u00ec il progressivo avvicinamento dei turchi alla Russia, fonte di non pochi scossoni:<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/fallito-colpo-turchia-erdogan-assaggia-veleno-americano\/\">\u00a0primo fra tutti il tentato golpe dell\u2019estate 2016<\/a>\u00a0ed il successivo\u00a0<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/omicidio-karlov-unesecuzione-diretta-opera-cani-rabbiosi\/\">assassinio dell\u2019ambasciatore Karlov<\/a>. La reazione scomposta degli angloamericani denota la chiara percezione di rischi insiti nell\u2019alleanza turco-russa: come portare avanti la balcanizzazione della regione, se i russi bombardano l\u2019ISIS e i turchi passano nel campo avversario? Operazione impossibile: \u00e8 dunque sul finire del 2016 che va collocato il punto di svolta nella \u201cguerra per procura\u201d che le grandi potenze potenze combattono in Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Neppure l\u2019accanimento della speculazione sulla lira turca riesce a impedire la rielezione del presidente Erdogan nel giugno 2018, n\u00e9 a modificarne\u00a0<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/turchia-si-esce-dalla-nato\/\">la politica estera di tacito sganciamento dalla NATO<\/a>: le milizie curde dello SDF e YPG, che controllano la zona siriana (peraltro scarsamente popolata) a Nord-Est dell\u2019Eufrate sono ormai spacciate, perch\u00e8 la loro liquidazione \u00e8 solo questione di tempo. Le potenze angloamericane se ne sono servite (inondando i media occidentali con la propaganda sulle \u201camazzoni curde\u201d e sull\u2019eroica resistenza di Kobane) promettendo loro uno Stato autonomo, esteso anche al nord dell\u2019Iraq: ma come difenderle se l\u2019intera manovra iniziata nel 2011 (e costata centinaia di migliaia di morti, specie tra le antichissime comunit\u00e0 cristiane) \u00e8 fallita? Significherebbe per le potenze marittime proteggere e rifornire (con un ponte aereo?) le roccaforti curde nel cuore della Mesopotamia, un\u2019impresa che gli strateghi angloamericani non prendono neppure in considerazione. Quindi, Donald Trump fa ci\u00f2 che avrebbe fatto qualsiasi altro inquilino della Casa Bianca: abbandona i curdi al loro destino, dando luce verde all\u2019invasione turca. Si noti per\u00f2: con o non senza il placet di Washington, i turchi si sarebbero comunque messi in azione, perch\u00e9 ci\u00f2 che ormai conta \u00e8 la coordinazione con la Russia, che \u201csupervisiona\u201d le mosse di Ankara, Teheran, Bagdad e Damasco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Attualmente Ankara si \u00e8 impegnata a non estendere la sua fascia d\u2019occupazione oltre i trenta chilometri dalla frontiera, ma non \u00e8 escludibile che in prospettiva questa sia allargata a tutto il \u201ccuneo\u201d siriano a est dell\u2019Eufrate, tra Turchia e Iraq: una zona a maggioranza curda su cui il governo siriano non esercita pi\u00f9 nessun controllo da anni. Una politica estera russa moderatamente aggressiva potrebbe sostenere il dinamismo turco verso sud, in cambio, in primis, di un riassetto del Caucaso. Russia e Turchia sono due grandi Stati continentali, che nel corso del Novecento sono stati troppo compressi delle potenze marittime: un\u2019alleanza di ampio respiro apporterebbe vantaggi a entrambe.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/operazione-fonte-di-pace-lheartland-si-muove\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/operazione-fonte-di-pace-lheartland-si-muove\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Il 10 ottobre \u00e8 scattata l\u2019operazione \u201cFonte di pace\u201d: le truppe di Ankara sono entrate nel nord della Siria, per debellare le milizie dello SDF\/YPG e scongiurare la nascita di un\u2019entit\u00e0 curda a ridosso del confine: finisce cos\u00ec il tentativo delle potenze marittime anglosassoni di \u201cbalcanizzare\u201d ulteriormente il Levante e il Medio Oriente. 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