{"id":5358,"date":"2011-12-31T11:12:56","date_gmt":"2011-12-31T11:12:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=5358"},"modified":"2011-12-31T11:12:56","modified_gmt":"2011-12-31T11:12:56","slug":"fuori-dalla-gabbia-delleuro-e-dellunione-europea-per-la-sovranita-e-la-liberazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=5358","title":{"rendered":"Fuori dalla gabbia dell&#039;euro e dell&#039;Unione Europea. Per la sovranit\u00e0 e la liberazione"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">E&#39; stata definita &laquo;<em>colpetto di Stato<\/em>&raquo; la nomina a senatore di Mario Monti, nemmeno mai eletto, da parte del presidente di <em>Italy-land<\/em>, l&#39;atlantista di ferro Giorgio Napolitano, pochissimi giorni prima di conferirgli l&#39;incarico di governo. Il commissariamento euroatlantico dell&#39;Italia si &egrave; cosi palesato in modo sfacciato, sostituendo un esecutivo <em>di destra<\/em> con un altro <em>ancora pi&ugrave; a destra<\/em> quale quello guidato da Monti. Il punto di non ritorno nell&#39;affidabilit&agrave; sino a quel momento conferita, obtorto collo, a Berlusconi dai dominanti euroatlantici si ha con la lettera ultimatum del 5 agosto a firma Trichet-Draghi (Banca Centrale Europea &ndash; BCE). Questa missiva, non casualmente accompagnantesi con l&#39;ondata di attacchi speculativi sul nostro paese, prescriveva al governo italiano ulteriori e ulteriormente pi&ugrave; pesanti misure da prendere, fissandone perentoriamente anche i tempi (&laquo;<em>entro la fine di settembre 2011<\/em>&raquo;). Quelle direttive oggi sono tutte nel programma di governo di Monti: piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, attraverso privatizzazioni su larga scala, e dei servizi professionali; fine del contratto collettivo nazionale di lavoro, legando salari e condizioni di lavoro alle esigenze d&#39;impresa; licenziamenti pi&ugrave; facili; per il bilancio in pareggio nel 2013, tagli di spesa intervenendo &laquo;<em>ulteriormente sul sistema pensionistico<\/em>&raquo; e con una &laquo;<em>riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi<\/em>&raquo;; clausola di riduzione automatica del deficit con &laquo;<em>tagli orizzontali sulle spese discrezionali<\/em>&raquo;; una &laquo;<em>riforma costituzionale che renda pi&ugrave; stringenti le regole di bilancio&raquo;; una &laquo;revisione dell&#39;amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l&#39;efficienza amministrativa e la capacit&agrave; di assecondare le esigenze delle imprese<\/em>&raquo; e che diventi &laquo;<em>sistematico l&#39;uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell&#39;istruzione)<\/em>&raquo;; &laquo;<em>abolire o fondere alcuni strati amministrativi intermedi<\/em>&raquo; (come le Province).<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La non piena ottemperanza dell&#39;esecutivo Berlusconi a tali direttive da lacrimogeni e sangue ha accelerato i tempi per il suo defenestramento. A quel punto si &egrave; fatta diretta la direzione politica euroatlantica, sotto parvenza &#39;tecnica&#39; (economisti, banchieri, un ammiraglio della NATO a ministro della &quot;Difesa&quot;, l&rsquo;ex ambasciatore in USA ed Israele a ministro degli Esteri&hellip;). Con provvedimenti da <em>ragionieri<\/em>, questo governo peggiora la linea del predecessore. Tutta la declamata &#39;professorialit&agrave;&#39; di questi sedicenti &quot;tecnici&quot;? Tagli, balzelli e gabelle! Perch&eacute; &egrave; questo che chiede in ultima istanza l&#39;Europa: <em>ragionieri<\/em> che ratifichino decisioni oggettivamente anti-nazionali prese &#39;altrove&#39;, fuori dai luoghi di rappresentanza democratica di questo paese.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">L&#39;alternanza di <em>ragionieri<\/em> euroatlantici italoparlanti da vent&#39;anni a questa parte ha mostrato che, al dunque, le oligarchie politiche e finanziarie di riferimento procedono tutte nella stessa direzione, salvo contendersi &ndash;anche ferocemente&ndash; privilegi e rendite di posizione derivanti dall&#39;essere figure di riferimento delle oligarchie dominanti di Bruxelles, Francoforte, Washington.<br \/>\n\tSe si sta dentro le linee d&#39;indirizzo neoliberiste dell&#39;asse USA-UE, se non ci si scrolla dalla condizione di commissariamento cui ci hanno portato decenni di politiche europeiste, qualunque esecutivo s&#39;insedi a Palazzo Chigi non potr&agrave; che ridursi a fare conti da <em>ragioniere conto terzi<\/em>. In un&#39;ottica esclusiva di tagli, di smantellamenti di diritti, di svuotamento e cessione dei residui pezzi di sovranit&agrave; nazionali, di abbassamento progressivo ed in prospettiva radicale delle condizioni di vita, di una vita degna di essere vissuta.<br \/>\n\tE&#39; il destino inevitabile di ogni paese che accetti\/subisca la subalternit&agrave;, la sudditanza, il commissariamento.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il sistema sociale di tipo capitalistico, che ha contrassegnato l&#39;Italia post bellica e che ha cominciato ad incrinarsi a partire dalla seconda met&agrave; degli anni Settanta, &egrave; entrato in una dimensione capitalisticamente nuova man mano che, in concomitanza con l&#39;implosione dell&#39;URSS, il gi&agrave; avviato proceso integrazionista euroatlantico &egrave; stato fatto accelerare nelle dinamiche correlate di Unione Europea ed introduzione dell&#39;euro. Stiamo sempre pi&ugrave; entrando in una dimensione dei rapporti sociali e di (sotto)produzione di tipo americano, con la differenza in negativo e penalizzante di essere tra le sue periferie. L&rsquo;orizzonte dei prossimi anni &egrave; la depressione.<br \/>\n\tE&#39; tutto da vedere se i referenti al governo che, su commissione esterna, hanno scoperchiato il vaso di Pandora del sistema di produzione e di relazioni sociali di questo paese abbiano ben chiaro dove stiano andando. Grandi turbolenze si prospettano all&rsquo;orizzonte. Come per&ograve; conferma il caso della Grecia, dove anche il pi&ugrave; combattivo dei movimenti sindacali non riesce a strappare risultati significativi, il malcontento, pi&ugrave; in generale la lotta sociale, ha bisogno di uno strumento politico, di una strategia politica, di obiettivi politici. Innanzitutto di una chiara ed esplicita rivendicazione della sovranit&agrave;. Quindi di idee, di progetti di societ&agrave; che si articolino nel <em>durante<\/em> e nell&#39;articolazione di rivendicazioni e lotte concrete. Consapevoli, per&ograve;, che senza sovranit&agrave; non ci sar&agrave; mai la possibilit&agrave; di scegliere e decidere pienamente alcunch&eacute;.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">E&#39; certo che l&#39;Unione Europea e l&#39;euro nascono come progetto di lunga data degli Stati Uniti (cfr. Unione Europea&nbsp;a stelle e strisce, n. 19-20 &ldquo;Indipendenza&rdquo;). Un progetto finalizzato (assieme al &ldquo;Piano Marshall&rdquo;, nel 1948-1952, e alla NATO dal 1949) ad ancorare politicamente, economicamente, culturalmente e militarmente agli USA gli Stati europei. Promotore dell&rsquo;&ldquo;ideale europeo&rdquo; fu il Comitato Americano per l&rsquo;Europa Unita (American Committee for United Europe, ACUE), creato nel 1948 e diretto da capi dei servizi segreti USA. L&rsquo;ACUE fu il maggior finanziatore dei &ldquo;padri fondatori dell&rsquo;Europa&rdquo; come&nbsp;Jean&nbsp;Monnet, Robert Schuman e Paul Henri&nbsp;Spaak, e del Movimento Europeo, una piattaforma di coordinamento di organizzazioni europeiste creata dopo il congresso di Hague del 7-11 maggio 1948 che, nelle risoluzioni finali, auspic&ograve; la formazione di &laquo;<em>un&rsquo;Unione Europea politica ed economica<\/em>&raquo; connotata da liberalizzazione dei movimenti dei capitali, coordinazione delle politiche di bilancio e del credito, unificazione valutaria.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Le crisi in Irlanda, in Portogallo, in Grecia, in Spagna, in Italia hanno la funzione di spingere decisamente proprio verso quella centralizzazione delle politiche di bilancio e finanziarie (Trichet, ai primi di giugno scorso, ha proposto la creazione di un ministero ad hoc), sostenuta con forza anche dall&rsquo;amministrazione Obama, nonch&eacute; verso lo smantellamento dei residui strumenti e asset strategici di sovranit&agrave; statuale.<br \/>\n\tQueste crisi hanno per&ograve; convogliato appetiti speculativi che perseguono anche interessi congiunturali propri e a breve termine. Gli interessi della finanza non sono solo rivolti agli asset e patrimoni, ma si esplicano anche nel capitale che si pu&ograve; movimentare nei nanosecondi delle operazioni borsistiche e speculative telematiche a creare crisi e a lucrare su esse. Che i fondamentali dell&#39;economia capitalistica siano guasti, lo prova comunque il fatto che, nello scenario dell&#39;Unione Europea, l&#39;imposizione dell&#39;euro, con le politiche con cui si &egrave; accompagnato, ha rappresentato per l&#39;Italia l&#39;equivalente della politica di dollarizzazione, statalizzazione del debito privato e finanziarizzazione-internazionalizzazione del debito pubblico imposta dal &quot;Washington Consensus&quot; a paesi dell&#39;America latina come Argentina, Ecuador, Per&ugrave;, eccetera.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La cura-Monti ispirata ad un liberismo euroatlantico senza freni di spoliazione sociale e politiche recessive ci avvicina ad un <em>crack<\/em> di tipo greco, non ce ne allontana. Il rigore di bilancio\/l&rsquo;impoverimento generale in termini di risparmi, investimenti, produzione porter&agrave; magari ad una prima entrata di liquidit&agrave; in cassa, ma poi inevitabilmente a un calo della crescita economica. Con relativo aumento del rapporto tassi d&rsquo;interesse\/crescita che, insieme al crollo dei redditi familiari e d&rsquo;azienda (quindi calo del gettito fiscale in imposte e tasse), significano pi&ugrave; deficit. Questo dimostra quindi che, dietro lo spauracchio del debito da pagare pena il <em>default<\/em>, si stanno facendo passare politiche che mirano ad abbassare drasticamente il tenore di vita della popolazione e a facilitare dismissioni, privatizzazioni di portata colossale. Una stangata che demolir&agrave; l&#39;economia italiana, distrugger&agrave; lo Stato sociale e porter&agrave; alla svendita al <em>grande capitale<\/em>, in particolare estero, dei servizi pubblici e di quelli &ldquo;professionali&rdquo; e di tutto l&#39;apparato industriale pubblico. Si gioca su un equivoco di fondo, perch&eacute; se &egrave; possibile per un&#39;azienda dichiarare fallimento e vedere i propri beni pignorati, altrettanto non vale per uno Stato. Questi pu&ograve; essere anche insolvente, ma non pu&ograve; fallire non essendo proponibile un corrispettivo internazionale del tribunale fallimentare contro degli Stati sovrani e di conseguenza non ci sono sigilli e non c&#39;&egrave; pignoramento. Uno Stato pu&ograve; essere trattato come se fosse un&#39;azienda fallita solo se le sue classi dirigenti sono conniventi nella dismissione di poteri sovrani ed allora un paese finisce sotto tutela, commissariato. Uno Stato sovrano pu&ograve; quindi decidere, come &egrave; successo nella Storia, di dichiarare <em>default<\/em>, sulla base di un calcolo costi-benefici.<br \/>\n\tCi&ograve; non significa che non ci siano conseguenze e costi. Significa solo che la drammatizzazione che viene dispensata a pieno regime serve a legittimare la necessit&agrave; di un certo indirizzo di politica economica e sociale oggi sostenuto dall&rsquo;asse Draghi-Napolitano-Monti-Bersani-Berlusconi.<br \/>\n\tLe oscillazioni dello spread, il differenziale tra rendimento dei Btp italiani e bund tedesco, ora in calo ora in impennata senza freni, comunicano il messaggio che siamo alla merc&eacute; dell&#39;estrema destra sovranazionale imperiale euroatlantista Tesoro USA-FMI-BCE-UE. Che non pone limiti alla spoliazione sociale e di beni e asset di Stato su cui mettere le mani, ad ulteriori salassi finanziari e macellerie sociali, con un debito che ci&ograve; nonostante &egrave; continuato a crescere. La Bestia, ora che le &egrave; stato consentito di scatenarsi, non ha alcuna intenzione di fermarsi. Vuole tutto, costi quel che costi. E Monti e chi lo sostiene hanno la sfacciataggine di parlare agli italiani, dicendo di agire in nome degli &quot;interessi nazionali&quot;&#8230;<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Siamo in un passaggio storico. L&#39;euro ha ingessato le economie dei paesi europei e creato squilibri, condizionamenti, dipendenze, di cui ora stanno facendo le spese i &ldquo;debiti sovrani&rdquo;. Dal 13 dicembre &egrave; gi&agrave; entrato in vigore il cosiddetto&nbsp;&ldquo;Six Pack&rdquo;, pacchetto di misure sulla &ldquo;governance economica europea&rdquo;, che prevede multe pesantissime per i Paesi che non rispettino la regola del deficit annuale al 3% e non abbattano il debito pubblico al 60% del PIL (l&#39;Italia &egrave; circa al 120%). Chi ha portato il paese in queste condizioni ha in serbo solamente un futuro di sacrifici e sofferenze.<br \/>\n\tDalle fibrillazioni si arriver&agrave; agli sconvolgimenti. Questione di tempi. Questa costruzione geopolitica euroatlantica, barcollando, produrr&agrave; conflitti sociali e rovesciamenti di regime e anche vuoti politici che saranno occupati.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">L&#39;alternativa allora &egrave; non indirizzare questi sacrifici al &quot;pagamento del debito&quot;, che &egrave; pensato per essere insanabile, bens&igrave; fare come l&#39;Argentina nel 2001 che, in condizioni analoghe alle nostre, senza nemmeno rivoluzionari mutamenti sociali interni, decise di uscire dal sistema di dollarizzazione e del debito estero, affront&ograve; durissimi sacrifici ma dopo due anni si era gi&agrave; rilanciata nella sua crescita capitalistica anche grazie ad una ridefinizione delle alleanze di politica estera. Saldando nel 2006 i loro debiti con il FMI. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">In altri termini &egrave; sempre pi&ugrave; urgente porre al centro dell&#39;agenda politica un cambiamento di rotta: riconquistare la sovranit&agrave; monetaria; ridiscutere il debito (dalla necessit&agrave; di tutelare il piccolo risparmio alla corretta valutazione di tutti gli effetti economici del <em>default<\/em>, al non sottostare al <em>diktat<\/em> del pagamento del debito e dei suoi interessi ai grandi investitori stranieri che hanno attualmente in mano intorno alla met&agrave; dei titoli del debito pubblico italiano); mettere in campo misure protezionistiche in campo finanziario (ad es. forme di controllo diretto sul credito e barriere amministrative al movimento di capitali verso l&#39;estero e regolamentazioni sui movimenti di capitali in entrata) e commerciale; nazionalizzazione e\/o ri-regolamentazione, per finalit&agrave; realmente nazionali, della Banca d&rsquo;Italia, del sistema bancario e assicurativo, delle grandi imprese e settori strategici; difendere gli interessi sociali delle classi e delle categorie sociali di questo paese vessate e dominate; rifiuto delle guerre euroamericane, nuove linee di politica estera (interessi nazionali su basi di cooperazione paritaria) e di politica economica e sociale (fuoriuscita dal liberismo). Senza riprenderci la sovranit&agrave;, non si vede come se ne possa uscire, come si possano ricostruire le condizioni per permettere una nuova politica sociale in materia di previdenza, sanit&agrave;, scuola, eccetera. E questo vuol dire uscire dall&#39;Unione Europea, anticipando una tendenza che si riveler&agrave; inevitabile, quella della disgregazione dell&rsquo;Unione monetaria. Sacrifici per sacrifici, che siano per la nostra Patria, per una prospettiva di liberazione, per nuovi rapporti sociali e di produzione, non per un&#39;oligarchica Unione Europea destinata al fallimento. Aprendo opportunit&agrave; per un cambiamento dei modi di funzionamento di questa societ&agrave;.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\"><span style=\"font-size:14px;\"><strong>Indipendenza<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:times new roman,times,serif;\">(26 dicembre 2011. Pubblicato nel n. 31 di &quot;Indipendenza&quot;, versione cartacea. Info: www.rivistaindipendenza.org)<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#39; stata definita &laquo;colpetto di Stato&raquo; la nomina a senatore di Mario Monti, nemmeno mai eletto, da parte del presidente di Italy-land, l&#39;atlantista di ferro Giorgio Napolitano, pochissimi giorni prima di conferirgli l&#39;incarico di governo. Il commissariamento euroatlantico dell&#39;Italia si &egrave; cosi palesato in modo sfacciato, sostituendo un esecutivo di destra con un altro ancora pi&ugrave; a destra quale quello guidato da Monti. 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