{"id":5360,"date":"2012-01-03T17:50:09","date_gmt":"2012-01-03T17:50:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=5360"},"modified":"2012-01-03T17:50:09","modified_gmt":"2012-01-03T17:50:09","slug":"unione-europea-a-stelle-e-strisce-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=5360","title":{"rendered":"Unione Europea a stelle e strisce"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>Integrazione economica e militare europea nelle strategie USA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&rsquo;Unione Europea come futuro antagonista imperialista degli Stati Uniti? &Egrave; una tesi che riscuote consenso in larghi settori dell&rsquo;estrema sinistra e dell&rsquo;estrema destra. Certo, i primi auspicano soprattutto un&rsquo;inversione di tendenza della politica economica neoliberista di Maastricht: si afferma, pi&ugrave; con <em>fede<\/em> che con cognizione di causa, <em>un&rsquo;altra Europa &egrave; possibile<\/em>, senza che intanto nemmeno si provi a delineare su quali assi costruire <em>un&rsquo;altra Italia possibile<\/em>. I secondi, invece, pur rilevandone la subordinazione agli USA nello scenario geopolitico, appoggiano sommessamente l&rsquo;integrazione europea ed il correlato smantellamento delle sovranit&agrave; statali: ci&ograve; in quanto consentirebbe di costruire le <em>sovrastrutture<\/em> di quell&rsquo;<em>Impero (comunitario) europeo<\/em> tanto agognato a scapito di quelle nazionalit&agrave; che, ove si ritenesse necessario, vanno <em>represse alla cecena<\/em> qualora osino rivendicare l&rsquo;indipendenza e rifiutare il posto assegnatole nella <em>gerarchia dei poteri<\/em> dell&rsquo;auspicata macroentit&agrave; geopolitica statale senza anima e senza radici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tNon ci si chiede per&ograve; perch&eacute; gli Stati Uniti abbiano creato e sostenuto, come vedremo nel prosieguo dello scritto, il processo d&rsquo;integrazione europea. Posto che l&rsquo;aggressivit&agrave; imperialista USA &egrave; un effetto di strategie geopolitiche &ndash;delineate ad esempio nei National Security Strategy della Casa Bianca del 1991 e 2002&ndash; volte a prevenire la formazione di un antagonista imperialista (che in molti individuano nella Cina) in grado di sfidarne l&rsquo;egemonia o anche di aspirare a svolgere un ruolo regionale o globale maggiore, com&rsquo;&egrave; possibile che Washington non abbia <em>quantomeno<\/em> provato ad ostacolare ad esempio la formazione della moneta unica europea, se questa veramente potesse, scardinando l&rsquo;egemonia del dollaro negli scambi internazionali, mettere in discussione la preminenza statunitense?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono state formulate analisi paradossali secondo cui l&rsquo;invasione dell&rsquo;Iraq e gli intenti aggressivi verso l&rsquo;Iran ed anche il Venezuela sarebbero motivati <em>esclusivamente<\/em> o <em>prevalentemente<\/em> dai loro progetti di utilizzo dell&rsquo;euro come valuta per le contrattazioni petrolifere e commerciali al posto del dollaro. Non sarebbe stato allora pi&ugrave; &lsquo;semplice&rsquo; e meno costoso impedire sul nascere l&rsquo;integrazione monetaria invece di promettere guerre contro chiunque annunci un pi&ugrave; esteso utilizzo dell&rsquo;euro nel contesto, per&ograve;, di un sistema finanziario internazionale palesemente dominato dalla finanza statunitense?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Possibile si sia trattato e si tratti di una <em>distrazione<\/em> di tale portata per Washington, cui peraltro non manca l&rsquo;appoggio di <em>borghesie compradore<\/em> politiche ed economiche all&rsquo;interno dei vari Stati europei e non difetta di <em>strumenti di pressione <\/em>di varia natura? In realt&agrave;, da svariate dichiarazioni e documenti emerge come l&rsquo;Unione Europea funga sostanzialmente da strumento di colonizzazione USA, che mirano ad inglobarla e a farne quella <em>testa di ponte<\/em> verso il continente asiatico prefigurata soprattutto dall&rsquo;influente geopolitologo USA Zbigniew Brzezinski nel suo rinomato saggio &quot;La grande scacchiera&quot;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>1948. Nasce l&rsquo;ACUE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Divulgando parte del contenuto di documenti declassificati dell&rsquo;Amministrazione USA (cfr &ldquo;Euro-federalists financed by US Spy Chiefs&rdquo;, di Ambrose Evans-Pritchard, <em>Daily Telegraph<\/em>, 19 settembre 2000, leggibile al sito www.telegraph.co.uk) Joshua Paul, attualmente collaboratore del <em>U.S. Army Force Development Directorate<\/em>, ha mostrato come l&rsquo;integrazione europea sia una <em>creatura<\/em> del Dipartimento di Stato e della CIA. Un progetto ad ogni evidenza finalizzato (assieme al &ldquo;Piano Marshall&rdquo;, nel 1948-1952, e alla NATO dal 1949) ad <em>ancorare<\/em> politicamente, economicamente, culturalmente e militarmente agli USA gli Stati europei.<br \/>\n\tI documenti rinvenuti da Paul attestano che Washington, per promuovere l&rsquo;&ldquo;ideale europeo&rdquo;, si avvalse del Comitato Americano per l&rsquo;Europa&nbsp;Unita (<em>American Committee for United Europe<\/em>, ACUE), creato nel 1948. Politici, giuristi, banchieri e persino sindacalisti siedevano nel suo consiglio di direzione, ma il nerbo centrale dell&rsquo;ACUE era costituito da uomini dei servizi segreti. Primo Presidente del &ldquo;Comitato&rdquo; fu infatti William Donovan, capo dell&rsquo;ufficio USA dei servizi strategici durante la Seconda Guerra mondiale (<em>Office of Strategic Services<\/em>, OSS), precursore della <em>Central Intelligence Agency<\/em> (CIA). Vice presidente fu Alen Dulles, direttore della CIA dal 1953 al 1961, a detta di alcuni storici l&rsquo;ispiratore di finanziamenti USA alla&nbsp;DC nell&rsquo;ambito delle prime elezioni del dopoguerra in Italia. Presente nel consiglio anche Walter Bedell Smith, nominato nell&rsquo;ottobre 1950 primo direttore della CIA. Paul Hoffman, ex ufficiale dell&rsquo;OSS, capo dell&rsquo;amministrazione del &ldquo;Piano Marshall&rdquo; e presidente della Fondazione Ford, divenne capo dell&rsquo;ACUE verso la fine degli Anni Cinquanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L&rsquo;influenza dell&rsquo;ACUE sul Movimento Europeo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&rsquo;ACUE &egrave; stato il maggior finanziatore del <em>Movimento Europeo<\/em> (nel 1958, ad esempio, forn&igrave; il 53.3% delle entrate), una piattaforma di coordinazione di organizzazioni europeiste creata formalmente alcuni mesi dopo il congresso di Hague del 7-11 maggio 1948, organizzato dal &ldquo;Comitato internazionale dei movimenti per l&rsquo;Europa unita&rdquo;. Un congresso che vide la partecipazione di un ampio spettro di alte personalit&agrave; politiche del continente conclusosi con tre risoluzioni (politica, culturale ed economica) in cui, gi&agrave; allora, si auspicava la formazione di &laquo;<em>un&rsquo;Unione Europea politica ed economica<\/em>&raquo; connotata da liberalizzazione dei movimenti dei capitali, coordinazione delle politiche di bilancio e del credito, unificazione valutaria.<br \/>\n\tCome riporta il sito dell&rsquo;organizzazione (www.europeanmoviment.org), il <em>Movimento Europeo<\/em> &ndash;presente attualmente in 41 Paesi&ndash; ha giocato un ruolo essenziale nel processo di colonizzazione\/integrazione europea &laquo;<em>esercitando influenza sulle istituzioni nazionali e comunitarie<\/em>&raquo; fino ai giorni nostri, come in occasione del Trattato costituzionale peraltro respinto in Francia e Olanda: lo stesso Valery Giscard D&rsquo;Estaing, ex presidente della Convenzione Europea, &egrave; stato presidente del <em>Movimento<\/em>, e figura ora come presidente onorario.<br \/>\n\tSecondo Joshua Paul (&ldquo;Creating a stable Iraq&rdquo;, <em>Washington Times<\/em>, 6 novembre 2003) &egrave; stato per&ograve; l&rsquo;ACUE a &laquo;<em>gestire i programmi del Movimento e a dirigerne i leader<\/em>&raquo;, tra cui politici &ldquo;europei&rdquo; di primo piano, &laquo;<em>rilasciando fondi solamente una volta che l&rsquo;esecuzione proposta fosse stata approvata e dirigendo il Movimento in modo da impedirne la raccolta dentro l&rsquo;Europa e mantenendolo dipendente dall&rsquo;America<\/em>&raquo;.<br \/>\n\t&Egrave; proprio Donovan, con un memorandum datato 26 luglio 1950, a dare istruzioni per una&nbsp;campagna a favore del Parlamento&nbsp;europeo. Ed &egrave; una comunicazione del Dipartimento di Stato USA datata 11 giugno&nbsp;1965 e inviata al vice presidente della Comunit&agrave; Economica Europea (CEE), Robert Marjolin, ad invitare a &laquo;<em>portare avanti in segreto<\/em>&raquo; i&nbsp;progetti di Unione monetaria: &laquo;<em>non se ne deve parlare fino&nbsp;a che l&rsquo;adozione di proposte del genere diventer&agrave; praticamente inevitabile<\/em>&raquo;. &ldquo;Proposte&rdquo; che sono sfociate nel varo dell&rsquo;euro, considerato dagli USA uno strumento di dominio sulle economie degli Stati europei, essendo pi&ugrave; semplice controllare &ndash;piuttosto che una pluralit&agrave; di valute ed istituti di emissione&ndash; un&rsquo;unica valuta emessa da una sola Banca Centrale, a sua volta pressoch&eacute; svincolata dalle esigenze politiche e finanziarie di ogni singolo Stato.<br \/>\n\tI finanziamenti ai &ldquo;federalisti europei&rdquo; arrivavano tramite canali come le Fondazioni Ford e Rockefeller e uomini&nbsp;d&rsquo;affari legati all&rsquo;amministrazione&nbsp;USA. Tra i destinatari degli &ldquo;aiuti&rdquo;, figuravano politici di primissimo piano: il ministro degli esteri francese Robert Schuman, &laquo;<em>attraverso cui l&rsquo;ACUE diresse la costituzione di un forum di uomini d&rsquo;affari e leader economici europei sostenitori dell&rsquo;integrazione europea<\/em>&raquo;; Jean Monnet, presidente dell&rsquo;Alta autorit&agrave; di quella Comunit&agrave; Europea del Carbone e dell&rsquo;Acciaio (CECA) entrata in vigore nel 1952, giudicata il primo importante passo di cessione di spezzoni di sovranit&agrave; statale (in questo caso di risorse decisive, per Francia e Germania, anche dal punto di vista del potenziale militare) ad un Ente sovranazionale; il ministro degli esteri belga Paul-Henri Spaak, che presiedette nel 1955 il Comitato preparatore di quel &ldquo;rapporto Spaak&rdquo; che port&ograve;, due anni dopo, alla creazione dell&rsquo;Euratom e della Comunit&agrave; Economica Europea. Il 6 maggio 1957, dopo aver firmato 42 giorni prima i due succitati Trattati di Roma (sottoscritti da Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi), Spaak prende possesso delle funzioni di Segretario generale della NATO. Interlocutori dell&rsquo;ACUE risultavano comunque pure gli italiani Giovanni Agnelli, Giovanni Malagodi, ex segretario generale del Partito Liberale, Ugo La&nbsp;Malfa, ex segretario del Partito Repubblicano, Franco Malfatti, sottosegretario DC di vari governi dal 1958 al 1980 e presidente della Commissione Europea dal giugno 1970 al marzo 1972.<br \/>\n\tChe Joshua Paul abbia parlato del legame tra USA ed Unione Europea anche nel succitato articolo dedicato all&rsquo;Iraq non deve dunque sorprendere. L&rsquo;ex ricercatore della Georgetown University a Washington concludeva cos&igrave; il suo scritto: &laquo;<em>il lavoro della CIA e del Dipartimento di Stato nel creare un&rsquo;identit&agrave; europea costituisce un precedente storico poco conosciuto sul quale possiamo basarci oggi per aiutare gli iracheni ad adottare una immagine di se stessi che sia il perno del nostro successo e del loro futuro di pace<\/em>&raquo;. Parole che ci aiutano a comprendere come la promozione di un&rsquo;identit&agrave; artificiale al posto di quella nazionale siano un obiettivo fondamentale per un imperialismo che prova a conquistare <em>cuori e menti<\/em> dei colonizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La subordinazione della PESD alle strategie USA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il processo d&rsquo;integrazione europea, lungi dall&rsquo;essere premessa ad un non auspicabile <em>imperialismo europeo<\/em>, risponde ai desiderata USA di un&rsquo;Europa ancor pi&ugrave; inglobata sul piano ideologico, geostrategico, militare ed economico.<br \/>\n\tSul piano militare, esplicito &egrave; il rapporto redatto dal <em>Center for Strategic and International Studies<\/em>, influente &ldquo;pensatoio&rdquo; (think thank) USA. Come riportato da un resoconto di Defense News (14 ottobre 2005), i generali NATO in pensione Joseph Ralston e Klaus Naumann hanno scritto che &laquo;<em>una Difesa europea integrata (&hellip;) &egrave; un imperativo<\/em>&raquo;. Concetto analogo &egrave; stato espresso addirittura dal PNAC, il Project for a New American Century, che annovera tra i suoi membri l&rsquo;attuale capo del Pentagono Donald Rumsfeld, il presidente della Banca Mondiale Paul Wolfowitz ed il rappresentante all&rsquo;ONU John Bolton. Proprio Gary Schmitt, direttore esecutivo del famoso &ldquo;pensatoio&rdquo; dei cosiddetti &ldquo;neoconservatori&rdquo; ben rappresentati nell&rsquo;Amministrazione Bush, annunciava l&rsquo;intenzione (cfr. il quotidiano francese <em>Lib&eacute;ration<\/em>, 3 ottobre 2005) di voler istituire un &ldquo;Comitato per una forte Europa&rdquo;, mediante il quale operare, secondo quanto affermato nei principi guida del Comitato, affinch&eacute; &laquo;<em>Stati Uniti ed Unione Europea investano adeguatamente nelle proprie forze armate in modo da dotarsi di una forte capacit&agrave; militare impiegabile in un&rsquo;ampia variet&agrave; di missioni in tutto il mondo<\/em>&raquo;.<br \/>\n\tMa qual &egrave; lo stato della &ldquo;Difesa europea&rdquo; e dei suoi rapporti con la NATO (vale a dire gli USA)? La PESD (politica europea di sicurezza e difesa), ricordiamolo, fa il suo ingresso nelle competenze dell&rsquo;Unione Europea con la firma del Trattato di Maastricht (1992), con l&rsquo;esplicito compito di condurre operazioni di &ldquo;mantenimento della pace&rdquo; e di &ldquo;gestione delle crisi&rdquo; (missioni cosiddette di Petersberg). Al Consiglio europeo di Helsinski (10-11 dicembre 1999), ci si impegn&ograve; a creare &ndash;sempre in ambito &ldquo;Petersberg&rdquo;&ndash; una Forza di reazione rapida europea di 60.000 uomini, da dispiegare entro 60 giorni (previa valutazione NATO) in &ldquo;aree di crisi&rdquo; per almeno un anno. Un obiettivo ancora lungi dall&rsquo;essere raggiunto, constata il rapporto Ralston &ndash; Naumann che esorta gli &ldquo;alleati europei&rdquo; ad aumentare le spese militari, ottimizzandole attraverso una pi&ugrave; spinta cooperazione interstatale nella ricerca e produzione di nuovi sistemi d&rsquo;arma, puntando anche alla specializzazione dei ruoli. Il tutto nell&rsquo;ottica di integrare le capacit&agrave; delle forze USA.<br \/>\n\tIl 16 dicembre 2002, con la <em>Dichiarazione NATO-UE sulla PESD<\/em>, si definivano i termini della cooperazione ed interazione tra Difesa europea e Alleanza Atlantica. Si prevedevano operazioni militari a conduzione europea nel campo della &ldquo;gestione delle crisi&rdquo;, accedendo a risorse NATO di cui si ribadiva la centralit&agrave; definendola &laquo;<em>il fondamento della difesa collettiva dei suoi membri<\/em>&raquo;. Durante il vertice UE-NATO di Madrid (3-4 giugno 2003), fu istituito il NATO-UE Capability Group, uno strumento per coordinare lo sviluppo integrato delle rispettive Forze di reazione. Si evitavano cos&igrave;, dal punto di vista di Washington, inutili duplicazioni di strutture, forse funzionali a strategie autonome &ndash;ma non confliggenti con gli USA&ndash; di paesi come la Francia, e destinate a sottrarre risorse allo sviluppo dell&rsquo;Identit&agrave; Europea di Sicurezza e Difesa come pilastro europeo della NATO secondo il principio delle &ldquo;Forze separate ma non separabili&rdquo;.<br \/>\n\tLa Difesa europea serve in sostanza a Washington per acquisire fondi e disporre di truppe da impiegare in teatri di guerra sui quali non vuole impegnarsi direttamente, migliorando il rapporto transatlantico sul piano della inter-operabilit&agrave; militare: i dispiegamenti militari UE nei Balcani (Bosnia, Kosovo, Macedonia) stanno costituendo in tal senso un banco di prova ed un&rsquo;applicazione di accordi di cooperazione NATO-UE in materia di &ldquo;gestione delle crisi&rdquo;.<br \/>\n\tNon deve allora soprendere che Ralston e Naumann, nel loro rapporto, lamentino non il processo d&rsquo;integrazione, ma la sua lentezza. A loro dire, &laquo;<em>l&rsquo;Europa &egrave; ancora alle prese con i fantasmi della sovranit&agrave; nazionale<\/em>&raquo;, definitivamente da &laquo;<em>trasferire<\/em>&raquo; ad un&rsquo;entit&agrave; sovranazionale altrimenti verrebbero fortemente penalizzate la &laquo;<em>vitalit&agrave; della NATO come alleanza e la capacit&agrave; dei paesi europei di essere partner degli Stati Uniti in ogni significativo aspetto<\/em>&raquo;. Emerge chiaramente il legame tra smantellamento della sovranit&agrave; nazionale, integrazione europea e sottomissione agli USA, visibile anche sulla vicenda del mantenimento dell&rsquo;embargo europeo sull&rsquo;esportazione di armamenti alla Cina, in vigore dai fatti di piazza Tien An Men del 1989. Significative le parole del co-presidente di EADS (gigante franco-tedesco-spagnolo degli armamenti), Rainer Hertrich. Al quotidiano francese <em>Le Figaro<\/em> (13 aprile 2005) annunciava che non avrebbe venduto pi&ugrave; armi di ultima generazione a Pechino per effetto del diktat USA. Hertrich, la cui azienda vanta diversi contratti di fornitura verso Washington, proseguiva dicendo: &laquo;siamo dipendenti e vulnerabili&raquo; nei confronti degli Stati Uniti, che hanno minacciato di &laquo;<em>cessare ogni trasferimento ed esportazione di tecnologia verso l&rsquo;Europa<\/em>&raquo; nel caso l&rsquo;UE avesse tolto l&rsquo;embargo. L&rsquo;azienda di punta del presunto complesso militar\/industriale europeo in gestazione ammetteva dunque di essere estremamente dipendente dalla superpotenza statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La prospettiva dell&rsquo;Unione euro-americana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che l&rsquo;Unione euro-americana sia la prospettiva di medio-lungo termine del processo d&rsquo;integrazione, sembra evidente dal contenuto della risoluzione del 13 gennaio 2005 del Parlamento europeo sulle &ldquo;relazioni transatlantiche&rdquo;, in cui si impone tra l&rsquo;altro di stabilire una &laquo;<em>Comunit&agrave; d&rsquo;azione transatlantica<\/em>&raquo;. Ci&ograve;, si badi bene, non soltanto in riferimento al Medio-Oriente, dove si appoggia la promozione della &ldquo;democrazia&rdquo; in Palestina, Iraq e Iran, nell&rsquo;ambito del progetto USA di <em>Grande Medioriente allargato<\/em> (dal Marocco all&rsquo;Afghanistan) presentato al G8 di Sea Island del giugno 2004.<br \/>\n\tIl testo della risoluzione si pone innanzitutto in continuit&agrave; con la dichiarazione transatlantica del 1990 sulle relazioni tra l&rsquo;UE e gli USA; l&rsquo;&ldquo;agenda transatlantica&rdquo; del 1995; la risoluzione del 22 aprile 2004 sullo stato del partenariato transatlantico alla vigilia del summit USA-UE di Dublino (25-26&nbsp;giugno 2004) ed i risultati del summit stesso. La risoluzione si impegna esplicitamente a &laquo;<em>realizzare pienamente l&rsquo;integrazione economica transatlantica<\/em>&raquo;, ad esempio &laquo;<em>accelerando il dialogo sulla regolamentazione dei mercati finanziari per promuovere un mercato dei capitali transatlantico dinamico ed aperto<\/em>&raquo;. Inoltre, ci si impegna ad aggiornare l&rsquo;&ldquo;agenda transatlantica&rdquo; del 1995 &laquo;<em>sostituendola con un &ldquo;accordo di partenariato transatlantico&rdquo; da mettere in atto a partire dal 2007<\/em>&raquo; e a trasformare gradualmente gli scambi interparlamentari esistenti tra UE ed USA &laquo;<em>in un&rsquo;&ldquo;assemblea transatlantica&rdquo; di fatto<\/em>&raquo;.<br \/>\n\tCos&igrave; come auspicato da organizzazioni come il <em>Transatlantic Policy Network<\/em>, il <em>Trans-Atlantic Business Dialogue<\/em> ed il <em>German Marshall Fund<\/em> statunitense, un&rsquo;&ldquo;area transatlantica&rdquo; di libero scambio, incastonato su un sistema comune di Difesa, &egrave; lo sbocco prossimo di un&rsquo;UE sempre pi&ugrave; <em>feudo<\/em> degli USA. Concetti ribaditi nel febbraio 2005 a Parigi da Condoleezza Rice, segretario di Stato USA. Nel corso del suo <em>tour<\/em> di preparazione ad una quattro giorni europea di George Bush II &ndash;che registr&ograve; la storica visita (22 febbraio 2005) del presidente USA alla sede della Commissione Europea&ndash; la Rice espresse, con accenti del tutto espliciti, l&rsquo;elogio e l&rsquo;incoraggiamento dell&rsquo;amministrazione USA al processo d&rsquo;integrazione economica, politica e militare europea, ricordando pure che &laquo;<em>nei Balcani si sta assistendo a un progressivo passaggio di consegne dalla NATO ai recentissimi peace-keeper europei. Potrebbe essere un&rsquo;anticipazione di altri scenari futuri<\/em>&raquo;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In base a quanto rilevato, dovrebbe apparire chiaro che l&rsquo;Unione Europea serve perfettamente agli interessi di Washington. Innanzitutto come spazio economico privo di barriere commerciali e legislative, supervisionato dalla finanza USA ed ulteriormente aperto alla penetrazione capitalistica di Washington (dalle multinazionali del biotech financo alle societ&agrave; di professionisti). Quindi come strumento delle strategie militari USA, bisognoso di maggiori uomini e mezzi per fronteggiare le <em>sfide del XXI&deg; secolo<\/em>. Infine come strumento di controllo a tutto campo delle sempre scomode sovranit&agrave; statali e nazionali, da smantellare e riposizionare, in scala gerarchica, in una &ldquo;macro-aggregazione geopolitica&rdquo; interconnessa economicamente, in cui ogni Paese si specializza in determinate produzioni e nel fornire un certo tipo di assistenza militare.<br \/>\n\tQuando il primo ministro britannico Tony Blair (Bruxelles, 24 marzo 2006) rileva che a Londra &laquo;<em>l&rsquo;elettricit&agrave; &egrave; fornita da un gruppo francese, l&rsquo;acqua da una impresa tedesca<\/em>&raquo;, mentre &laquo;<em>per il gas c&rsquo;&egrave; invece la scelta tra quattro compagnie, tre delle quali non sono britanniche<\/em>&raquo;, lascia presagire un sistema europeo interdipendente che mira a rompere ogni ambito di autonomia degli Stati, in una struttura regionalizzante: in ambito energia, c&rsquo;&egrave; ad esempio chi paventa integrazioni euro-atlantiche di ENI ed ENEL e addirittura l&rsquo;ingresso nel mercato nazionale di colossi multinazionali petroliferi esteri, rilevando al contempo il crescente ruolo nella produzione e\/o commercializzazione di elettricit&agrave; e gas di centinaia di ex-municipalizzate, oggi in gran parte in mano agli enti locali ma domani gestite prevalentemente da un azionariato di investitori esteri ed imprenditori privati, da legare cos&igrave; economicamente (a carico dei cittadini con salatissime bollette) alla comunit&agrave; transatlantica. Una ragione in pi&ugrave; per rivendicare l&rsquo;indipendenza nazionale dall&rsquo;UE, dunque dai progetti di dominio globale di Washington. Se si imboccasse questa strada, allora s&igrave; che per le classi dominanti USA potrebbe iniziare veramente il declino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Agostino Santisi<br \/>\n\t(&quot;Indipendenza&quot;, n. 19-20, febbraio\/maggio 2006)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Integrazione economica e militare europea nelle strategie USA L&rsquo;Unione Europea come futuro antagonista imperialista degli Stati Uniti? &Egrave; una tesi che riscuote consenso in larghi settori dell&rsquo;estrema sinistra e dell&rsquo;estrema destra. Certo, i primi auspicano soprattutto un&rsquo;inversione di tendenza della politica economica neoliberista di Maastricht: si afferma, pi&ugrave; con fede che con cognizione di causa, un&rsquo;altra Europa &egrave; possibile, senza che intanto nemmeno si provi a delineare su quali assi costruire un&rsquo;altra Italia possibile. I&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":24,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,100,6],"tags":[1669,120,187,504,1676,1045,27,227,1677,502,1678,804,1679,954,1680,1681,585,1682,285,147,1683,39],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-1os","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5360"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/24"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5360"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5360\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5360"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5360"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5360"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}