{"id":53632,"date":"2019-10-25T09:30:19","date_gmt":"2019-10-25T07:30:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53632"},"modified":"2019-10-21T19:47:12","modified_gmt":"2019-10-21T17:47:12","slug":"il-suicidio-come-forma-negativa-del-conflitto-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53632","title":{"rendered":"Il suicidio come forma negativa del conflitto sociale"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LE PAROLE E LE COSE (Carmelo Buscema)<\/strong><\/p>\n<p>[Pubblichiamo un estratto dal cap. 9 del saggio di Carmelo Buscema,\u00a0<a href=\"http:\/\/mimesisedizioni.it\/contro-il-suicidio-contro-il-terrore.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Contro il suicidio. Contro il terrore. Saggio sul neoliberalismo letale<\/em><\/a><em>, recentemente uscito per Mimesis<\/em>]<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/tommynease_2.jpg?fit=1449%2C500\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le parole che hanno<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">un senso e un contenuto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">non sono parole assassine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Simone Weil,\u00a0<em>Non ricominciamo la guerra di Troia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">[\u2026] il successo e l\u2019insuccesso non sono che due impostori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Occorre smettere di scontrarsi con essi,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">non hanno alcuna importanza:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">nessuno fallisce per davvero<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">e nessuno ha cos\u00ec tanto successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Jorge Luis Borges,\u00a0<em>Non c\u2019\u00e8 nessuno allo specchio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ho cercato di essere una brava persona, ho commesso molti errori, ho fatto molti tentativi,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un\u2019arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[\u2026] Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri [\u2026], stufo di invidiare,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilit\u00e0 \u00e8 una grande qualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutte balle [\u2026] Da questa realt\u00e0 non si pu\u00f2 pretendere niente. Non si pu\u00f2 pretendere un lavoro,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">non si pu\u00f2 pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">non si pu\u00f2 pretendere di pretendere la sicurezza, non si pu\u00f2 pretendere un ambiente stabile. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 un incubo di problemi, privo di identit\u00e0, privo di garanzie,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non \u00e8 a mia disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di no come risposta non si vive, di no si muore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Michele (2017)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel saggio intitolato \u201cNon ricominciamo la guerra di Troia\u201d \u2013 scritto negli anni tra i due conflitti mondiali, e con sullo sfondo il tragico clamore della guerra civile spagnola \u2013, Simone Weil si faceva beffe del modo in cui il campo progressista pretendeva spiegare quel<em>\u00a0copioso tributo di vita\u00a0<\/em>che intere generazioni hanno ostinatamente continuato a offrire\u00a0<em>alla morte<\/em>\u00a0attraverso la loro partecipazione in massa alle guerre. La scorciatoia materialista imboccata allora da una parte delle sinistre a quello scopo, ricorreva spesso, in modo esplicito o implicito, alla famosa massima pronunciata dallo scrittore Anatole France, secondo cui: \u201csi crede di morire per la patria, e invece si muore per gli industriali\u201d. A ragione, la filosofa francese riteneva questa una semplificazione finanche troppo ottimistica della realt\u00e0 storica, perch\u00e9, a ben vedere, sovente le classi subalterne affrontano la morte \u00abneanche per qualcosa di sostanziale e tangibile come un industriale\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>! Piuttosto, l\u2019evidenza ci indica che sempre pi\u00f9 spesso \u00abagiamo, lottiamo,\u00a0<em>sacrifichiamo noi stessi e gli altri<\/em>\u00a0in virt\u00f9 di\u00a0<em>astrazioni cristallizzate, isolate<\/em>, impossibili da mettere in rapporto tra loro o con le cose concrete. La nostra epoca sedicente tecnica non fa che lottare contro i\u00a0<em>mulini a vento<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<span id=\"more-36722\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Weil ha chiamato \u201centit\u00e0\u201d queste esiziali astrazioni che si affermano con prepotenza, in materia sociale e politica, a partire soprattutto dai primi decenni del XX secolo, e che possono indurre gli individui e i gruppi sociali persino al pi\u00f9 estremo sacrificio\u00a0<em>in ara<\/em>\u00a0di lemmi e formule effettivamente inconsistenti. Pi\u00f9 in particolare, per la pensatrice, sono \u00abentit\u00e0 avide di sangue umano\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0quelle \u00abparole assassine\u00bb, \u00abornate di maiuscole\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0o \u00abterminanti in -ismo\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0che: mentre, da una parte, per loro natura, animano il pi\u00f9 terribile tipo di guerra, quella che tende a essere\u00a0<em>illimitata<\/em>\u00a0\u2013 in ragione dell\u2019\u00abassenza di un obiettivo definito\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0e di \u00abuna misura comune\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0del contendere tra le parti \u2013; dall\u2019altra, si fanno anche responsabili \u00abdi vanificare le lotte pi\u00f9 ardue\u00bb per la giusta emancipazione dei soggetti oppressi. Infatti, quelle entit\u00e0 compiono il\u00a0<em>qui pro quo<\/em>\u00a0attraverso cui queste lotte vengono risucchiate entro forme di \u00abconflitto rovinoso\u00bb, e fatte degenerare in espressioni sanguinose e assurde come la \u00abguerra tra nazioni\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo la filosofa francese, \u00abtutto il clima intellettuale della nostra epoca favorisce il fiorire e il dilagare\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0di siffatte entit\u00e0, soprattutto perch\u00e9, a partire dai primi decenni del XX secolo, la societ\u00e0 sembra aver perduto, pressoch\u00e9 in ogni ambito, la capacit\u00e0 di applicazione delle nozioni essenziali dell\u2019intelletto: \u00abquelle di limite, misura, grado, proporzione, relazione, rapporto, condizione, legame necessario, connessione tra mezzi e risultati\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. Ci\u00f2 \u00e8 grave non solo in quanto segno del fatto che la \u00abcivilt\u00e0 attuale nasconde dietro un apparente splendore uno stato di vero e proprio decadimento intellettuale\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, ma soprattutto in ragione dei massicci effetti addirittura mortiferi che tale condizione produce sui pi\u00f9 deboli. Infatti, se solo \u00abtutte le parole, tutte le formule che nel corso della storia umana hanno suscitato\u00a0<em>lo spirito di sacrificio e insieme crudelt\u00e0<\/em>\u00bb venissero esaminate usando il criterio che le nozioni essenziali enumerate sopra forniscono, \u00absi scoprirebbe che [quelle] sono tutte ugualmente vuote\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Eppure la loro micidiale capacit\u00e0 omicida deve presupporre qualche forma di \u00abrapporto con la vita reale. E in effetti uno ce l\u2019hanno\u00bb: cos\u00ec come dietro l\u2019insensata parola \u201cnazione\u201d vi sono \u00abi diversi Stati, i loro uffici, le loro prigioni, i loro arsenali, le loro caserme e dogane[, che] sono reali\u00bb, allo stesso modo, dietro tutte le altre \u00abparole chiave prive di contenuto [\u2026] sono schierate delle vere e proprie organizzazioni. A ogni astrazione vuota corrisponde un gruppo umano\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque, se agli occhi acutissimi di Simone Weil, in essenza, i motivi sociali dei massacri di cui \u00e8 consistita la mitica guerra di Troia non risultano affatto dissimili da quelli degli stermini industriali e di massa che, su scala intercontinentale, si erano gi\u00e0 consumati o si preparavano durante la prima met\u00e0 del XX secolo (e poi anche oltre); difronte alle carneficine che, assumendo vecchie e nuove forme, succedono e dilagano ai nostri giorni, a chi o cosa dobbiamo attribuire il ruolo giocato nell\u2019antica Grecia da Elena? Qui assumeremo che le condizioni di validit\u00e0 dell\u2019analisi di Weil \u2013 che fa leva sulla considerazione della potentissima capacit\u00e0 mortifera degli improvvidi\u00a0<em>mulini a vento<\/em>\u00a0che si affermano, e vengono usati, in ogni epoca, per macinare vecchi e nuovi modi e forme di sfruttamento e alienazione\u00a0<em>fino alla morte\u00a0<\/em>\u2013 perdurano fino ai nostri giorni. Di pi\u00f9, esse si presentano oggi in formule addirittura esacerbate, in ragione dei processi in atto di digitalizzazione sostenuta di tutti gli aspetti, tendenzialmente, dell\u2019esistenza umana<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. Inoltre, la loro importanza nell\u2019attualit\u00e0 va rilevata non solo in relazione alle evidenze pi\u00f9 lampanti che le richiamano: da una parte, l\u2019allarmante ritorno di fiamma, al centro e ai margini delle societ\u00e0 occidentali, di pratiche sociali, politiche e istituzionali di natura discriminatoria e violenta, e in taluni casi d\u2019ispirazione apertamente nazi-fascista; dall\u2019altra, gli inquietanti scenari di sviluppo, su un piano internazionale ben pi\u00f9 largo, delle situazioni critiche di belligeranza che gi\u00e0 a fatica rimangono confinate all\u2019interno delle scale regionali o macro-regionali entro cui esse ancora si d\u00e0nno. Piuttosto, gli elementi di importanza di quella analisi rilevano soprattutto in relazione ai modi gi\u00e0 effettivi e diffusi in cui pi\u00f9 nuove\u00a0<em>astrazioni cristallizzate<\/em>\u00a0e\u00a0<em>lemmi assassini<\/em>\u00a0suscitano lo \u00abspirito di sacrificio e insieme crudelt\u00e0\u00bb a manifestarsi con ricorrenza sempre pi\u00f9 sistematica lungo gli strati bassi e comuni delle societ\u00e0 contemporanee, sino ad assumere le tragiche fattezze delle stragi su piccola scala, consistenti dei suicidi individuali e dei suicidi omicidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ridefinendo, quindi, da questo specifico angolo visuale la nostra tesi qui, diremo che: nella fenomenologia contemporanea del suicidio, dal nostro punto di vista, vanno rintracciate alcune delle forme pi\u00f9 peculiari ed emblematiche del modo in cui oggi\u00a0<em>le lotte politiche e materiali pi\u00f9 ardue\u00a0<\/em>\u2013 parafrasando Weil \u2013, lungi dallo scomparire, o dal rimanere semplicemente latenti e inespresse, piuttosto<em>\u00a0degenerino in inedite modalit\u00e0 rovinose e assurde di conflitto<\/em>; altres\u00ec, che queste assumono la foggia storica adeguata alle nuove \u201centit\u00e0\u201d o \u201cvuote astrazioni\u201d\u00a0<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>\u00a0che, in modo pi\u00f9 o meno diretto, le motivano e le alimentano, finendo con l\u2019assumere prevalentemente la consistenza del\u00a0<em>crudele sacrificio di s\u00e9 stessi e degli altri<\/em>, consumato\u00a0<em>in ara\u00a0<\/em>alle specifiche forme e dinamiche attuali del potere, attraverso le diverse espressioni \u2013 latenti o manifeste, a bassa o alta intensit\u00e0 \u2013 dell\u2019autolesionismo e del cinismo diffusi estesamente per tutto il corpo della societ\u00e0; infine, che le attuali fattezze, qualit\u00e0 e dimensioni del nuovo processo di incanalamento e distrazione di quelle energie individuali e sociali\u00a0<em>dalle polarit\u00e0 positive a quelle negative<\/em>, sta gi\u00e0 prosciugando in misura critica la fonte di cui si \u00e8 nutrita, segnatamente, tutta la storia dei fenomeni politici collettivi per l\u2019emancipazione, con effetti determinanti e duraturi rispetto alle sorti e agli esiti della dinamica della conflittualit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In definitiva, cos\u00ec come a catalizzare i\u00a0<em>copiosi tributi di vita in massa alla morte<\/em>, tipici dell\u2019epoca a cui si riferisce Simone Weil, erano le astrazioni vuote della nazione, della razza e della classe rivoluzionaria, le \u201centit\u00e0 assassine\u201d che\u00a0<em>animano<\/em>\u00a0le carneficine a pi\u00f9 piccola scala dei nostri giorni sembrano essere, innanzitutto, quelle che compongono l\u2019architettura del neoliberismo e il suo vocabolario apparentemente progressista, inclusivo e democratico, dietro cui giocano un ruolo determinante le organizzazioni dei gruppi sociali dominanti gli assetti del capitalismo contemporaneo. Ancora, cos\u00ec come gi\u00e0 a fronte dell\u2019affermazione e del dispiegamento pressoch\u00e9 mondiale di quella che Karl Polanyi chiamava la \u00abgrossa utopia\u00bb catastrofica del liberalismo di matrice britannica del XIX secolo \u2013 che avrebbe teso ad \u00abannullare la sostanza umana e naturale della societ\u00e0\u00bb, \u00abdistrutto l\u2019uomo fisicamente e [\u2026] trasformato il suo ambiente in un deserto\u00bb \u2013, sono inevitabilmente insorte esasperate e violente \u00abmisure per difendersi\u00bb da parte dei gruppi sociali, ma che hanno messo \u00abcos\u00ec in pericolo la societ\u00e0 in un altro modo\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>; similmente, il drammatico trionfo della ancor pi\u00f9 ficcante e totale \u201cutopia\u201d neoliberista nella nostra epoca, sta gi\u00e0 producendo, conformemente alla sua natura, e a livello pressoch\u00e9 globale, i suoi micidiali effetti letali, diretti e indiretti. Solo che: mentre\u00a0<em>La grande trasformazione<\/em>\u00a0polanyiana si \u00e8 consumata in un\u2019epoca caratterizzata (e forse finanche esaltata) dalla piena consapevolezza politica della elevata intensit\u00e0 storica dei complessivi processi sociali allora in atto, la nostra fase si svolge invece all\u2019interno di un paradigma intellettuale diffuso quanto lo \u00e8 il senso comune, e nei fatti deprimente, la cui cifra distintiva sembra essere piuttosto\u00a0<em>la fine della storia<\/em>\u00a0proclamata da Francis Fukuyama<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In effetti, secondo Fisher, la frase che meglio esprime la categoria mentale oggi imperante, che egli efficacemente ha denominato \u00abrealismo capitalista\u00bb, \u00e8 quella attribuita ora a Fredric Jameson, ora a Slavoj \u017di\u017eek, secondo cui nel nostro tempo sarebbe \u00abpi\u00f9 facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo\u00bb. Difatti, tale formulazione estrinseca quella sensazione cos\u00ec tanto estesa ai nostri giorni secondo cui l\u2019attuale sarebbe \u00abnon solo [\u2026] l\u2019unico sistema politico ed economico oggi percorribile, ma che sia impossibile anche solo immaginarne un\u2019alternativa coerente\u00bb a esso<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. Perch\u00e9 il\u00a0<em>capitalismo reale<\/em>\u00a0\u00absemplicemente occupa tutto l\u2019orizzonte del pensabile\u00bb essendosi \u00absedimentato nel nostro inconscio\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>. Ora, a partire dalle circostanze effettive su cui riflettiamo in questo studio, \u00e8 evidente che quella frase si carichi per noi di significati ancora pi\u00f9 pregnanti. Infatti, essa perde ogni tratto caratteristico dell\u2019astratta iperbole provocatoria e diventa letteralmente vera, semplicemente spostando l\u2019attenzione dal piano delle generiche percezioni che costringono l\u2019orizzonte del senso comune contemporaneo, su quello dei gesti concretamente messi in atto dalle persone: allorquando, cio\u00e8, la<em>\u00a0fine del mondo \u2013\u00a0<\/em>che quella frase giudica essere oggi pi\u00f9 facilmente possibile rispetto alla\u00a0<em>fine del capitalismo \u2013\u00a0<\/em>smette di essere soltanto la polemica allusione alla smargiassata dell\u2019apologeta del neoliberismo, per diventare la figura retorica della sempre pi\u00f9 larga vocazione dei soggetti alla<em>\u00a0effettiva distruzione del mondo\u00a0<\/em>per s\u00e9 e per gli altri, attraverso le forme del suicidio e del suicidio omicida,\u00a0<em>piuttosto e invece che<\/em>\u00a0alla lotta solidale contro il capitalismo. Com\u2019\u00e8 stata possibile l\u2019affermazione storica di un tale devastante paradosso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019introduzione all\u2019edizione italiana di un loro importante testo, Pierre Dardot e Christian Laval si domandano come sia possibile che le politiche che hanno caratterizzato l\u2019ultimo terzo di secolo di regime neoliberista \u00absi siano sviluppate e approfondite senza aver incontrato\u00a0<em>resistenze sufficienti a metterle in crisi<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. La risoluzione che essi propongono a tale enigma si basa sulla constatazione del fatto che, a dispetto della vulgata critica troppo spesso in voga, in realt\u00e0 il \u00abneoliberismo non \u00e8 semplice distruzione regolativa, istituzionale, giuridica, [ma] \u00e8 almeno altrettanto\u00a0<em>produzione<\/em>\u00a0di un certo tipo di relazioni sociali, di forme di vita, di soggettivit\u00e0\u00bb. Lungi dall\u2019essere la mera riproposizione del liberalismo ottocentesco nella nostra epoca, quello \u00e8 in vero\u00a0<em>La nuova ragione del mondo<\/em>\u00a0\u2013 come recita il titolo del loro libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abDetto altrimenti, con il neoliberismo ci\u00f2 che \u00e8 in gioco \u00e8 n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno la\u00a0<em>forma della nostra esistenza<\/em>, cio\u00e8 il modo in cui siamo portati a comportarci, a\u00a0<em>relazionarci agli altri e a noi stessi<\/em>. Il neoliberismo definisce una\u00a0<em>precisa forma di vita<\/em>\u00a0nelle societ\u00e0 occidentali e in tutte quelle societ\u00e0 che hanno intrapreso il cammino della presunta modernit\u00e0. Questa norma impone a ognuno di vivere in un universo di competizione generalizzata, prescrive alle popolazioni di scatenare le une contro le altre una guerra economica, organizza i rapporti sociali secondo un modello di mercato, arriva a trasformare perfino l\u2019individuo, ormai esortato a concepire se stesso come un\u2019impresa. Da pressoch\u00e9 un terzo di secolo, questa\u00a0<em>norma esistenziale<\/em>\u00a0presiede alle politiche pubbliche, governa le relazioni economiche mondiali, trasforma la societ\u00e0 e rimodella la soggettivit\u00e0\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il nostro convincimento \u00e8 che tale impostazione della questione \u00e8 tanto vera ed esatta, quanto invece malfermo \u00e8 l\u2019assunto implicito nella domanda di partenza. In effetti, agli occhi di chi negli ultimi lustri ha atteso un ritorno della conflittualit\u00e0 sociale nelle modalit\u00e0 in cui questa si era manifestata nel Novecento, l\u2019ascesa del neoliberismo e la propagazione globale dei suoi micidiali effetti \u00e8 coincisa con un paradossale processo di relativo assopimento delle lotte, e\/o di indebolimento della loro intensit\u00e0 ed efficacia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nondimeno, la tesi pi\u00f9 generale che anima le pagine di questo saggio sostiene, invece, che il conflitto sociale che ha attraversato la fase di ascesa, affermazione ed espansione mondiale del neoliberismo sia stato in vero violentissimo ed esteso; ma che esso,\u00a0<em>proprio in ragione\u00a0<\/em>delle caratteristiche storiche di cui consiste la\u00a0<em>nuova irragionevole ragione del mondo<\/em>, abbia assunto principalmente la forma del\u00a0<em>gesto suicidale<\/em>\u00a0<em>profuso su scala globale<\/em>; e quindi, che ci\u00f2 abbia contribuito decisamente alla\u00a0<em>determinazione dei concreti rapporti di forza e potere<\/em>\u00a0che hanno caratterizzato la storia politica di questo periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Infatti,\u00a0<em>proprio perch\u00e9\u00a0<\/em>il neoliberismo \u00e8 in grande misura\u00a0<em>norma esistenziale generalizzata<\/em>\u00a0e modo di produzione specifico della nostra soggettivit\u00e0;\u00a0<em>proprio perch\u00e9\u00a0<\/em>i suoi effetti di potere consistono del nostro modo di comportarci quotidiano, e per questa via camminano per il mondo sulle nostre gambe;\u00a0<em>proprio perch\u00e9<\/em>, in definitiva, esso \u00e8 la nostra precisa forma di vita e il nostro corrente\u00a0<em>senso comune incarnato<\/em>, la modalit\u00e0 di resistenza\u00a0<em>adeguata<\/em>\u00a0a tali condizioni, e da esse indotta, non ha potuto risolversi che in forme di conflittualit\u00e0 fattesi propriamente<em>\u00a0esistenziali<\/em>\u00a0e\u00a0<em>autodistruttive<\/em>\u00a0che, all\u2019estremo limite, arrivano a consistere del\u00a0<em>sacrificio di s\u00e9\u00a0<\/em>consumato attraverso il suicidio effettivo, ed eventualmente anche del suo complemento di\u00a0<em>crudelt\u00e0<\/em>\u00a0risultante nell\u2019omicidio degli esseri umani pi\u00f9 prossimi. Difatti, rotte le usitate figure del legame sociale e dei rapporti produttivi, e svuotati di senso ed efficacia i corrispondenti schemi della socializzazione politica e dell\u2019azione rivendicativa, ci\u00f2 che la\u00a0<em>pars destruens<\/em>\u00a0del processo di affermazione del neoliberismo ha lasciato nel paesaggio umano globale assume le fattezze di un deserto popolato da\u00a0<em>individui<\/em>\u00a0che: da una parte, sono indotti a percepire gli altri, e i legami con essi, come un peso ingiustificabile, come i proiettori e gli amplificatori dei propri insuccessi, e finanche come l\u2019incarnazione della costante insidia derivante dalla pletora di concorrenti, controparti e nemici che funzionalmente correda la posizione pressoch\u00e9 di ciascuno oggi nel mondo; e che dall\u2019altra, quindi, sono costretti a fronteggiare da soli, ciascuno per s\u00e9 e quasi senza pi\u00f9 pronti ripari, la fitta trama dei dispositivi di potere, ormai attrezzata su scala globale e virtualmente ubiqua. D\u2019altronde, ci\u00f2 che la\u00a0<em>pars construens<\/em>\u00a0di questa dinamica ha impiantato fisso davanti agli occhi dei soggetti \u00e8 uno specchio convesso da cui si dipartono migliaia di linee di incidenza, che, mentre accompagna lo svolgimento incessante del tessuto ipertrofico delle relazioni\u00a0<em>mediali<\/em>\u00a0di cui consiste la socialit\u00e0 contemporanea, nello stesso tempo accorcia la prospettiva dello sguardo soggettivo, facendola ripiegare su s\u00e9 stessa. Come il fenomeno oggi in voga degli autoscatti fotografici o\u00a0<em>selfie<\/em>\u00a0esemplifica in modo prepotente e plastico, fissando gli occhi al centro di questa immagine a specchio, ciascun individuo ottiene pressoch\u00e9 solo la figurazione ingrandita e deforme delle sue proprie qualit\u00e0, dei suoi immediati interessi e delle sue movenze singolari. In effetti, tale particolare gesto fotografico sbalza prepotentemente questi elementi al centro della scena; e cos\u00ec facendo: mentre svela e fissa quanto pi\u00f9 precisamente sia possibile i tratti psico-emotivi e somatici contingenti del soggetto\u00a0<em>auto-ritratto<\/em>, ne riduce al contempo a scale inverosimili il rapporto con il mondo circostante. Infatti, in misura proporzionale al fatto che a questo modo il reale degrada allo stato di marginale cornice, e di sfondo occultato dietro le smorfie del volto; quest\u2019ultimo, ora, diviene\u00a0<em>ri-tratto<\/em>\u00a0nel senso letterale dell\u2019essere\u00a0<em>tirato fuori<\/em>\u00a0e\u00a0<em>catturato<\/em>\u00a0dal mondo a cui appartiene due volte: una prima facendo astrazione del tempo, bloccato dallo scatto; e una seconda facendo astrazione dello spazio concreto, estraniato dalla carambola autoriflessiva dello sguardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La struttura di questa meccanica ottica diventa cos\u00ec, al contempo, ambito di scaturigine, espressione e strumento di una soggettivit\u00e0 continuamente auto-consapevole, diligentemente tutrice di s\u00e9 stessa e quindi capace dell\u2019incessante sforzo di perfezionamento delle proprie prestazioni nella societ\u00e0 trasformata in un mercato animato dai fattori di una competizione senza tregua, tanto da divenire\u00a0<em>guerra economica generalizzata<\/em>. Per questa via, il neoliberismo funziona soprattutto come un poderoso meccanismo di auto-legittimazione diffusa delle dinamiche capitalistiche, che agisce attraverso il continuo sminuzzamento della teoria dei meriti, delle colpe e degli effetti delle disfatte e dei successi, e sortendo quindi la radicale\u00a0<em>depoliticizzazione<\/em>\u00a0di tutte le relazioni sociali e dei loro casi complessi. Insistendo direttamente sull\u2019impulso vitale dei singoli, e stabilendo il centro di invocazione e veridizione della loro giusta collocazione sociale nelle dinamiche \u201caperte\u201d del mercato delle opzioni, delle opportunit\u00e0 e delle prestazioni, la meccanica neoliberale costringe le vicissitudini del vissuto di ciascun soggetto entro l\u2019orizzonte angusto delle\u00a0<em>responsabilit\u00e0 esclusivamente personali<\/em>. In queste condizioni, ogni ricerca volta alla ricostruzione della catena dei meriti e delle colpe degli accadimenti finisce per interrompersi nel fondo e al centro dello specchio della coscienza neoliberale, ove essa, in luogo di un nemico altro ed esterno su cui scagliarsi, si ritrova e imbatte nel volto stesso di chi la intenta. Questi diventer\u00e0, quindi, il beneficiario della promozione o il bersaglio contro cui muovere il conflitto, il soggetto e l\u2019oggetto al contempo della ricompensa o della sanzione. \u00c8 cos\u00ec che alla celebrazione clamorosa che il nostro tempo riserva agli\u00a0<em>start-uppers<\/em>\u00a0di ogni sorta, protagonisti dei pochi e transitori casi di intraprendenze di successo, incensati in quanto\u00a0<em>fattisi da s\u00e9\u00a0<\/em>attraverso l\u2019innovazione e la competizione, corrisponda il contraltare silenzioso e disperato dei sempre pi\u00f9 tanti che quotidianamente\u00a0<em>da s\u00e9 si sfanno<\/em>\u00a0nel tormento della depressione, del fallimento esistenziale e del gesto propriamente suicidale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In definitiva, il fenomeno di\u00a0<em>profusione globale del suicidio<\/em>\u00a0rappresenta la\u00a0<em>forma residua, radicalissima e violenta, del conflitto sociale<\/em>\u00a0nell\u2019epoca neoliberista. Ipotizziamo che questa particolare dimensione del fenomeno del suicidio si manifesti con maggiore forza proprio laddove\u00a0<em>l\u2019architettura del potere si \u00e8 talmente infittita e perfezionata<\/em>\u00a0\u2013 sviluppandosi secondo\u00a0<em>ritmi e modi assai pi\u00f9 veloci ed efficaci<\/em>\u00a0rispetto a quelli delle nuove e adeguate\u00a0<em>istanze di resistenza positiva<\/em>\u00a0che stanno contemporaneamente emergendo e attrezzandosi \u2013 da precludere ai soggetti intrappolativi qualunque\u00a0<em>prospettiva di riscatto<\/em>\u00a0mediata dal conflitto e dall\u2019esodo,\u00a0<em>eccetto<\/em>\u00a0quella residuale, sempre disponibile, della violenza autoinflitta fino all\u2019abbandono della vita. In particolare, sulla base della ricerca, delle elaborazioni e dell\u2019analisi dei dati effettuate \u2013 che abbiamo ricavato e sviluppato innanzitutto a partire da una sistematica rassegna degli articoli di stampa sul tema \u2013, tale ipotesi sembra trovare specifico riscontro nei casi della\u00a0<em>digitalizzazione<\/em>\u00a0della esistenza delle pi\u00f9 giovani generazioni; della\u00a0<em>finanziarizzazione<\/em>\u00a0della vita individuale e collettiva di intere comunit\u00e0, soprattutto contadine; del\u00a0<em>confinamento<\/em>\u00a0nelle\u00a0<em>banlieue<\/em>\u00a0e nelle\u00a0<em>carceri<\/em>\u00a0delle classi pericolose \u201cassemblate\u201d dalle politiche di controllo delle popolazioni metropolitane eccedenti; dell\u2019esercizio dello\u00a0<em>strapotere militare<\/em>\u00a0attraverso l\u2019uso dei bombardieri e dei droni omicidi \u2013 telecomandati da hangar situati a migliaia di chilometri di distanza dalle zone bersaglio delle azioni<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>\u00a0\u2013, contro gli abitanti dei fuochi nevralgici della contesa geopolitica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In tutti questi ambiti di manifestazione, il suicidio appare come la forma residua\u00a0<em>negativa<\/em>\u00a0del conflitto sociale, non soltanto nel senso certo che esso si d\u00e0 con pi\u00f9 forza soprattutto in condizioni soggettive di\u00a0<em>assenza di occasioni positive<\/em>\u00a0di lotta per l\u2019emancipazione; ma altres\u00ec perch\u00e9 quello di queste \u00e8 strumento di inibizione, depotenziamento e mortificazione strutturale. In definitiva, il suicidio, nella misura in cui \u00e8 fenomeno consistente\u00a0<em>anche\u00a0<\/em>delle pratiche governamentali da cui oggi \u00e8 attraversato, si configura pure come la specifica forma residua di\u00a0<em>negazione\u00a0<\/em>del conflitto sociale. \u00c8 sotto questo aspetto che il sistema\u00a0<em>onnintegrante<\/em>, che \u00e8 il capitalismo neoliberista, lo ingaggia, mettendolo a valore e all\u2019opera: innanzitutto, il suicidio \u00e8 il pi\u00f9 estremo dispositivo di depoliticizzazione delle questioni sociali, rappresentando la valvola di sfogo pi\u00f9 sicura per le tensioni psichiche ed emotive pi\u00f9 comuni che altrimenti potrebbero coagularsi, politicizzarsi ed esplodere in pratiche sociali di lotta. Inoltre, esso funge da istanza di frammentazione, ripiegamento individuale e mortificazione, una vita per volta, dell\u2019energia sovversiva pi\u00f9 ardimentosa. Ancora, esso \u00e8 monito sconcertante per i \u201csuperstiti\u201d, che atterrisce e conforta, ammonisce e induce alla rassegnazione, nella misura in cui, da una parte, proietta l\u2019ombra dello stigma della follia su ogni loro moto di esasperazione e di insofferenza, e dall\u2019altra sottopone ciascuno a una\u00a0<em>minaccia di morte<\/em>. A ragione, Weil considera questa \u00abin ultima analisi la sanzione suprema di ogni organo di autorit\u00e0\u00bb \u2013 e ci\u00f2, evidentemente, deve valere anche rispetto a quella che ciascuno esercita su s\u00e9 medesimo \u2013, che \u00e8 tanto efficace perch\u00e9 \u00e8 in grado di far \u00abdiventare pi\u00f9 arrendevole della materia inerte\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>\u00a0chi la subisca anche solo sotto forma di evocazione. Infine, il suicidio viene anche assunto come lo spunto per spalancare e strutturare un nuovo ambito discorsivo a partire dal quale pi\u00f9 generali e importanti effetti di potere sono prodotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A quest\u2019ultimo proposito, \u00e8 interessante stabilire qui un parallelo rispetto ai termini con cui Michel Foucault definisce la consistenza e l\u2019operativit\u00e0 procedurale della \u00abpolitica del corpo\u00bb. In un\u2019intervista rilasciata nel 1976, e pubblicata nel testo\u00a0<em>Microfisica del potere<\/em>, egli la descrive come<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">un mosaico molto ingarbugliato. In certi periodi, appaiono degli agenti che svolgono una funzione di connessione\u2026 Prendiamo l\u2019esempio della filantropia all\u2019inizio del XIX secolo: della gente che si mette ad occuparsi della vita degli altri, della loro salute, dell\u2019alimentazione, dell\u2019alloggio\u2026 Pi\u00f9 tardi da questa funzione confusa son venuti fuori dei personaggi, delle istituzioni, dei saperi\u2026 un\u2019igiene pubblica, degl\u2019ispettori, delle assistenti sociali, degli psicologi. Ed oggi, si assiste ad una proliferazione di categorie di lavoratori sociali\u2026 Naturalmente, la medicina ha svolto il ruolo fondamentale di denominatore comune\u2026 Il suo discorso passava dall\u2019uno all\u2019altro. \u00c8 in nome della medicina che s\u2019andava a vedere com\u2019erano installate le case, ma \u00e8 anche in suo nome che si classificava un pazzo, un criminale, un malato\u2026 Ma c\u2019\u00e8 \u2013 nei fatti \u2013 un mosaico molto vario di tutti questi \u201clavoratori sociali\u201d a partire da una matrice confusa come la filantropia\u2026 Quel che \u00e8 interessante [\u2026 \u00e8] vedere in termini di strategia come i pezzi si sono messi insieme<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sviluppandosi lungo questa stessa falsa riga, al suo punto estremo e terminale, il fenomeno suicidale sembra rappresentare una delle nuove e pi\u00f9 rilevanti frontiere attraverso cui la politica del corpo, e l\u2019architettura del potere\u00a0<em>tout court<\/em>, si ridefinisce ai nostri giorni. Esso costituisce, infatti, ambiti e occasioni di attivazione di discorsi e pratiche di\u00a0<em>premura<\/em>\u00a0da parte di una serie di attori istituzionali e non, che in nome delle strategie di prevenzione e della cura dei soggetti, vieppi\u00f9 giustificano l\u2019intromissione di meccanismi di estrazione di informazioni e di procedure di intervento, veicolano la formazione di saperi specifici e di figure professionali funzionali al pi\u00f9 complessivo governo della realt\u00e0 sociale. Di ci\u00f2 rappresentano chiari esempi \u2013 che meriterebbero spazi di approfondimento che questo testo non pu\u00f2 offrire \u2013 la serie di programmi che ricade sotto il pi\u00f9 ampio ombrello delle iniziative promosse dall\u2019OMS o, pi\u00f9 specificatamente nel nostro contesto continentale, dall\u2019Unione Europea; o ancora il caso, altrimenti bizzarro, delle campagne di prevenzione contro il jihadismo portate avanti in Francia dopo la serie di attentati suicidi\/omicidi del 2015, anche attraverso l\u2019istituzione in tutta fretta dei cosiddetti centri di\u00a0<em>deradicalizzazione<\/em>, molto presto dichiarati falliti<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altronde, spostando il ragionamento su un piano di comparazione storica, va notato come il suicidio assuma oggi la stessa valenza che la pubblica gogna assolveva nell\u2019epoca del potere che lo stesso Foucault ha denominato \u201cclassica\u201d. Seguendo il filo logico sotteso alla retorica dominante, ci troviamo difronte a un paradosso effettivo, altamente emblematico: come allora, \u00e8 ancora il\u00a0<em>sovrano<\/em>\u00a0a organizzare e inscenare questo dispendioso spettacolo esemplare di dominazione sui corpi che \u00e8 il suicidio, al cospetto del pubblico \u2013 verso cui primariamente ogni pena, in vero, \u00e8 diretta. Salvo constatare che la\u00a0<em>figura\u00a0<\/em>del sovrano oggi consiste appunto dell\u2019individualit\u00e0, principio motore di ogni esercizio di potere, e categoria epistemica della soggettivit\u00e0 che \u2013 come gi\u00e0 rilevato \u2013 costituisce la vera matrice storica del neologismo tutto moderno che \u00e8 la parola \u201csuicidio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Al disopra del denso livello profondo sopradescritto, quindi, quello aperto attorno a questo gesto diventa complessivamente uno dei campi discorsivi strategici in cui si stanno giocando i processi di significazione e legittimazione dei principi fondamentali del\u00a0<em>neoliberismo conservatore<\/em>\u00a0\u2013 che sui corpi dei suicidi, degli uccisi e dei terrorizzati, gi\u00e0 si vede marciare di gran carriera. Da una parte, la celebrazione dell\u2019<em>individualismo pi\u00f9 radicale<\/em>, libero finanche di giocare con i pi\u00f9 sofisticati strumenti industriali di morte, purch\u00e9 profitto sia: accumulando nelle soffitte di casa interi arsenali militari, o adendo i segmenti pi\u00f9 elevati del mercato della cura ove acquistare la merce salvifica del suicidio assistito legalizzato. Dall\u2019altra, l\u2019approntamento di\u00a0<em>fittissimi e invisibili reticoli di tutela<\/em>\u00a0di queste individualit\u00e0 poderose e fragili, che la statistica rivela essere esiziali per s\u00e9 e per gli altri, da conficcare fin negli strati pi\u00f9 reconditi della psicologia e della genetica dei soggetti. Ci\u00f2 avviene promuovendo una precisa direzione di sviluppo degli strumenti digitali di cattura sistematica e di analisi stocastica delle pi\u00f9 minuziose informazioni personali; di elaborazione di interfacce per la diagnosi e la gestione standardizzata e automatica degli stati emotivi e psicologici dei soggetti in crisi<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>; nonch\u00e9 investendo sulla elaborazione di modelli e algoritmi di predizione delle condotte e di disposizioni eccezionali di anticipazione dei loro effetti \u2013 che, significativamente, negli ultimi anni sono diventati realt\u00e0 affermate, e in via di rapida espansione, nei campi della finanza, del commercio elettronico e dell\u2019<em>intelligence<\/em>\u00a0militare-poliziesca<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0Weil, S. (1937), \u201cNon ricominciamo la guerra di Troia\u201d, in Weil, S. (2016),\u00a0<em>Il libro del potere<\/em>, Milano: Chiarelettere, pag. 54.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0Weil (1937: 52). Corsivo nostro.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0Weil (1937: 69).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0Weil (1937: 50).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0Weil (1937: 63).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0Weil (1937: 47).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0Weil (1937: 48).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0Weil (1937: 63).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0Weil (1937: 74).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0Weil (1937: 52).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0Weil (1937: 51).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0Weil (1937: 69). Corsivo nostro.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0Weil (1937: 69-70).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0A questo tema abbiamo dedicato Buscema, C. (2012),\u00a0<em>L\u2019Epocalisse Finanziaria. Rivelazioni (e Rivoluzione) nel Mondo Digitalizzato<\/em>, Milano: Mimesis.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0Esempi di queste sono gli elementi ideologici egemonici rappresentati da meritocrazia, flessibilit\u00e0, innovazione incessante, trasparenza assoluta, competizione generalizzata, valutazione continua di tutto, pretesa disposizione generalizzata e costante alla partecipazione anche gratuita e spontanea ai processi di valorizzazione, ottimizzazione indefinita di ogni prestazione individuale e collettiva, revocabilit\u00e0 e regressivit\u00e0 dei diritti e delle garanzie in funzione delle dinamiche dei \u201cmercati\u201d, ecc.. Ancora una volta, emblematica di quanto effettivamente assassino sia il potenziale di questi lemmi e assunzioni \u2013 divenuti ficcanti modi di funzionamento microfisico del sistema sociale, nella misura in cui modellano le concrete movenze delle soggettivit\u00e0, e ne inducono dinamiche di razionalizzazione e giustificazione legittimante \u2013 \u00e8 la prosa della lettera di Michele, soprattutto nelle parti che riportiamo in esergo al successivo capitolo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0Polanyi, K. (1944),\u00a0<em>La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca<\/em>, Torino: Einaudi. 1974, pag. 6.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0Fisher, M. (2018: 26).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0Fisher, M. (2018: 37).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0Dardot, P. e Laval, C. (2013) \u201cIntroduzione all\u2019edizione italiana\u201d. In Dardot, P. e Laval, C. (2009),<em>\u00a0La nuova ragione del mondo. Critica della razionalit\u00e0 neoliberista<\/em>, Roma: DeriveApprodi, 2013, pag. 7. Corsivo nostro.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0Dardot e Laval (2013: 7-8). Corsivo nostro.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0Per primo George W. Bush ha utilizzato questa nuova tecnologia come complemento sperimentale delle sue ben chiassose campagne militari. Tuttavia, \u00e8 sotto i due mandati presidenziali di Barack Obama \u2013 premio Nobel per la pace nel 2008! \u2013 che \u00e8 stato grandemente rilanciato l\u2019uso dei droni pilotati a distanza per il compimento, pi\u00f9 in sordina, di missioni omicide della cia contro\u00a0<em>presunti<\/em>\u00a0terroristi e civili, soprattutto in Pakistan, Yemen e Somalia. Le missioni autorizzate da Obama sono state 541, tutte in aree in cui gli Stati Uniti non sono ufficialmente in guerra, ove hanno ucciso tra le 2906 e le 4666 vittime, di cui tra i 325 e i 745 civili. Al tema, nel 2014, Andrew Niccol ha dedicato un bel film che si intitola\u00a0<em>Good Kill.<\/em>\u00a0Il dettaglio dei dati \u00e8 consultabile nell\u2019articolo \u201cDrone Wars: the full data\u201d, scritto da J. Serle e J. Purkiss e pubblicato l\u20191 gennaio 2017 sul portale de\u00a0<em>The Bureau of Investigative Journalism.\u00a0<\/em>http:\/\/www.thebureauinvestigates.com\/2017-01-01\/drone-wars-the-full-data<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0Weil (1937: 61).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0Foucault (1976: 144-145).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0Vedi:\u00a0<a href=\"http:\/\/it.euronews.com\/2017\/03\/30\/francia-il-fallimento-dei-centri-di-deradicalizzazione\">http:\/\/it.euronews.com\/2017\/03\/30\/francia-il-fallimento-dei-centri-di-deradicalizzazione<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0http:\/\/www.repubblica.it\/tecnologia\/social-network\/2017\/08\/08\/news\/se_sei_depresso_si_vede_dalle_foto_postate_sui_social_te_lo_dice_il_software-172640690\/<\/p>\n<p>http:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/tecnologia\/software_app\/2017\/01\/06\/su-smartphone-13-app-contro-depressione_fb275b7e-6b99-43f1-9b35-a52905402c83.html<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0A tale rispetto, fondamentale \u00e8 il contributo di elaborazione teorica e documentazione, basato sul caso israeliano, offerto da Halper, J. (2015),\u00a0<em>La guerra contro il popolo. Israele, i palestinesi e la pacificazione globale<\/em>, Novi Ligure: Edizioni Epok\u00e9, 2017.<\/p>\n<p>[Immagine: \u00a9 Tommy Nease,\u00a0<em>Celest<\/em>\u00a02015].<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36722<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Carmelo Buscema) [Pubblichiamo un estratto dal cap. 9 del saggio di Carmelo Buscema,\u00a0Contro il suicidio. Contro il terrore. Saggio sul neoliberalismo letale, recentemente uscito per Mimesis] Le parole che hanno un senso e un contenuto non sono parole assassine. Simone Weil,\u00a0Non ricominciamo la guerra di Troia. [\u2026] il successo e l\u2019insuccesso non sono che due impostori. Occorre smettere di scontrarsi con essi, non hanno alcuna importanza: nessuno fallisce per&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":18554,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/i_piu_importanti_blog_letterari__intervista_a_le_parole_e_le_cose-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-dX2","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53632"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/93"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=53632"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53632\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":53633,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53632\/revisions\/53633"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/18554"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=53632"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=53632"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=53632"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}