{"id":53676,"date":"2019-10-23T00:13:57","date_gmt":"2019-10-22T22:13:57","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53676"},"modified":"2019-10-22T22:26:14","modified_gmt":"2019-10-22T20:26:14","slug":"alcune-osservazioni-in-merito-a-comunisti-fascisti-e-questione-nazionale-di-stefano-g-azzara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53676","title":{"rendered":"Alcune osservazioni in merito a &#8220;Comunisti, fascisti e questione nazionale&#8221; di Stefano G. Azzar\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di GENNARO SCALA (FSI Bologna)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;anno scorso \u00e8 stata pubblicata un&#8217;interessante ricerca storica, <em><i>Comunisti, fascisti e questione nazionale. Fronte rossobruno o guerra d&#8217;egemonia?<\/i><\/em>\u00a0di Stefano G. Azzar\u00e0, riguardante vicende e questioni che restano irrisolte, pur essendo trascorso un secolo, e quindi sono state confinate nell&#8217;ambito della rimozione storica, che come ogni rimozione continua a condizionare inconsapevolmente il nostro pensiero. Esse riguardono un nodo cruciale della storia del socialismo e del comunismo, nonch\u00e9 della storia europea, relativo a vicende precedenti l&#8217;affermazione del nazismo, e su cui sarebbe tuttora necessaria una approfondita riflessione storica, anche e soprattutto da parte di storici professionisti. Purtroppo, \u00a0dato lo stato comatoso della cultura italiana, il contributo di Azzar\u00e0 \u00e8 passato quasi inosservato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro riguarda principalmente la campagna lanciata da Radek nel 1923 a partire dall&#8217;uccisione di Leo Schlagter, un militante nazionalista ucciso dai soldati francesi in seguito ad un&#8217;azione di sabotaggio. In tale campagna vi era il riconoscimento di una legittima questione nazionale in Germania, in seguito all&#8217;intenzione manifestatasi con le sanzioni imposte dal Trattato di Versailles di ridurre la Germania in una condizione semicoloniale. Nel segnalare l&#8217;importanza di questo contributo non posso per\u00f2 non rilevare alcune rilevanti contraddizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 condivisibile, anzi sbagliata e ingiusta, la netta linea divisoria tracciata tra la politica proposta da Laufenberg e Wolffheim e quella di Radek, quando questa era sostanzialmente la stessa. I primi devono fare la parte dei cattivoni nazionalbolscevichi, mentre il secondo dell&#8217;astuto politico che cerc\u00f2 di togliere il terreno da sotto i piedi al nascente nazionalsocialismo. Scrive Azzar\u00e0:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNel girare al mittente le accuse di connivenza con i fascisti, Radek poteva farsi forte del recente repulisti da lui stesso operato ad Amburgo, nel corso della repressione del nazionalbolscevismo vero e proprio. Proprio quell&#8217;episodio, anzi, ci consente di capire come la questione in gioco non fosse affatto quella di un fronte unico trasversale o della ricerca di un ibrido politico, come era stato invece \u00a0qualche tempo prima nelle intenzioni di Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim, con i quali pure Radek aveva parlato durante la detenzione nel carcere di Moabit a Berlino nel 1919\u201d (p. 53).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si trattava invece di far finta di cercare un&#8217;alleanza per lanciare una \u201cguerra d&#8217;egemonia\u201d e fregare i nazionalisti, i quali erano idioti e si sarebbero subito fatti fregare, invece a quanto pare secondo i documenti riportati da Azzar\u00e0, Moeller van den Bruck che fu l&#8217;interlocutore di principale di Radek \u00a0denunci\u00f2 subito le sue intenzioni egemoniche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Azzar\u00e0 \u00e8 spinto dalla preoccupazione di smentire la \u201cdiceria\u201d che Radek si fosse messo a \u201cdialogare con i fascisti\u201d (\u201cche diranno i compagni?\u201d, \u00e8 la voce di una sorta di Super-Io collettivo diventato ormai fantasmatico in tutti i sensi della parola). Quando lanci\u00f2 la sua campagna \u00a0il fascismo era ancora in incubazione. Le sanzioni imposte dal Trattato di Versailles avevano creato in Germania una inequivocabile \u201cquestione nazionale\u201d e Radek fece benissimo a sollevarla, cercando l&#8217;alleanza di tutti coloro che intendevano affrontarla in termini non sciovinistici e revanscistici. L&#8217;alleanza tra Germania e Unione Sovietica, avrebbe permesso ad entrambe le nazioni di uscire dall&#8217;accerchiamento delle \u201cpotenze democratiche\u201d \u00a0e avrebbe tagliato le gambe al nascente nazionalsocialismo. Senza una \u00a0risposta credibile da parte dei comunisti, la questione nazionale tedesca avrebbe fornito le polveri al nazionalismo estremo, come gi\u00e0 avvertiva Clara Zetkin (secondo la ricostruzione di Azzar\u00e0). Quindi l&#8217;accusa di aver collaborato con il fascismo \u00e8 una demenzialit\u00e0 che non andrebbe presa in considerazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe ora di riabilitare la memoria dei poveri Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim, suo principale collaboratore, i quali non furono antesignani dei moderni \u201crossobruni\u201d. Il primo fu un importante leader del movimento operaio tedesco a cavallo della prima guerra mondiale. Prima nella Spd e successivamente nel Kpd, fu oppositore della prima ora della guerra, tra l&#8217;altro conosceva Radek perch\u00e9 scrisse con lui un opuscolo contro la partecipazione alla guerra. Fu leader della \u201crivoluzione di Amburgo\u201d, movimento politico sorto negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra, che fu \u00a0per ampiezza il secondo movimento comunista rivoluzionario, dopo quello di Berlino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Laufenberg si ritir\u00f2 dalla politica nel 1930, Wolffheim, di orgine ebraica, mor\u00ec in un campo di concentramento. Essi per primi proposero un&#8217;alleanza della Germania con la Russia sovietica che permettesse alla prima di alleviare le sanzioni imposte con il trattato di Versailles, un obiettivo in cui sperava di far convergere anche la \u201cborghesia\u201d. Comunicarono tale proposta politica a Radek durante la sua prigionia a Berlino nel 1919. Radek a sua volta la rifer\u00ec a Lenin dopo la sua liberazione e trasferimento in Urss. \u00a0Riguardo alle vicende tedesche in quel periodo si intrecciava il pericolo e la speranza. Che vincesse la rivoluzione in Germania era considerato cruciale anche per la sorte della rivoluzione sovietica. Lenin riteneva inizialmente la rivoluzione sovietica il preludio ad una \u201crivoluzione comunista mondiale\u201d, il blocco proposto da Laufenberg andava in direzione opposto ad una rivoluzione simil-sovietica in Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In <em><i>Estremismo, malattia infantile del comunismo<\/i><\/em>\u00a0attacc\u00f2 le \u201cmadornali assurdit\u00e0 del \u2018bolscevismo nazionale\u2019 (Laufenberg e altri), che nell\u2019attuale situazione della rivoluzione proletaria internazionale si \u00e8 spinto fino al blocco con la borghesia tedesca per una guerra contro l\u2019Intesa\u201d. La critica di Lenin \u00e8 stata generalmente considerata nel movimento comunista come prova inconfutabile: la posizione di Laufenberg era sbagliata. Ma questo vuol dire considerare Lenin come un capo infallibile, mentalit\u00e0 propria dei movimenti religiosi, e vuol dire incapacit\u00e0 di imparare dai propri errori. Anche i pi\u00f9 grandi soccombono all\u2019illusione storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 Laufenberg e Wolffheim fossero \u201cnazionalbolscevichi\u201d mentre invece Radek invece no, non \u00e8 dato di capire. N\u00e9 Laufenberg n\u00e9 Radek erano nazionalisti camuffati da bolscevichi, se questo si vuole intendere con il termine \u201cnazionalbolscevico\u201d. Si resero semplicemente conto che in Germania vi era una legittima questione nazionale, a cui i comunisti avrebbero dovuto dare una riposta credibile. Perch\u00e9 sarebbero sostanzialmente differente la proposta politica di Laufenberg da quella di Radek? Perch\u00e9 sul primo a differenza del secondo pesa il giudizio di Lenin. In realt\u00e0, quello che era cambiato dal 1919 (quando Laufenberg e Wolffheim presentarono i loro programma prima di essere espulsi dal Kpd) era il fatto che ormai diventava chiaro che non vi sarebbe stata nessuna rivoluzione simil-sovietica in Germania e che sarebbe stato meglio mirare ad un&#8217;alleanza tra le due nazioni. Radek in un primo momento si adegu\u00f2 al giudizio di Lenin e si adoper\u00f2 nell&#8217;espulsione di Laufenberg e Wolffheim dal KPD, ma successivamente ne adott\u00f2 la linea politica con il lancio della campagna sul caso Schlagter nel 1923. Probabilmente, tale linea politica l&#8217;aveva interessato sin dall&#8217;inizio, ma si era adoperato per la loro espulsione perch\u00e9 questo era il volere di Lenin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che il messianesimo rivoluzionario potesse condizionare \u00a0il punto di vista di Lenin \u00e8 riconosciuto dallo stesso Azzar\u00e0 quando critica la sua convinzione che la \u201cvittoria del proletariato \u00e8 immancabile\u201d e avrebbe \u201ctratto fuori l&#8217;umanit\u00e0 dal vicolo cieco in cui l&#8217;avevano condotta l&#8217;imperialismo e le guerre imperialistiche\u201d (cit. da Azzar\u00e0, p. 121). Scrive Azzar\u00e0 \u201cCertamente indispensabile come mito di mobilitazione in anni di sangue e ferro, questo genere di ottimismo assoluto non poteva che portare a gravi errori di prospettiva politica perch\u00e9 rendeva le avanguardie, anche quelle pi\u00f9 accorte, sostanzialmente disarmate di fronte alla contingenza e incapaci di cogliere fino in fondo la situazione concreta, e non un caso che esso si sia via via ridimensionato in Lenin dopo le pi\u00f9 gravi esperienze di governo\u201d. (p. 121)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu un errore la condanna iniziale di Lenin della politica Laufenberg, adottata successivamente da Radek nel 1923, che pare avesse l&#8217;appoggio dei vertici del Comintern, mentre non possiamo sapere quale potesse essere la posizione di Lenin che gi\u00e0 agli inizi del 1923 era nella fase terminale della sua malattia che gli impediva di comunicare. Probabilmente, avrebbe avuto il sostegno dello stesso Lenin. Tuttavia tale linea non fu portata avanti coerentemente e l&#8217;intenzione non era quella di stabilire un&#8217;alleanza, ma di portare i presunti alleati nel proprio campo, a cui i nazionalisti rispondevano attraverso Moeller van den Bruck con un analogo proposito di portare i comunisti nel campo v\u00f6lkisch.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel voler differenziare le posizione di Laufenberg da quelle di Radek si manifesta il proposito contradditorio di Azzar\u00e0 di voler esaminare gli errori del passato, ma restando collocato dalla parte del Bene. I comunisti non furono <em><i>comunque<\/i><\/em>\u00a0dalla parte della \u201cragione storica\u201d diedero il loro \u201cvalido contributo\u201d alla tragedia che si concluse con la vittoria del nazismo e la seconda guerra mondiale. Il lavoro di Azzar\u00e0 \u00e8 importante per la comprensione della storia del comunismo e della storia europea riguardo questioni cruciali, ma va letto con spirito critico e \u201csenza rete\u201d avrebbe detto Costanzo Preve, senza la protezione psicologica data dalla convinzione autoconsolatoria di essere stati comunque dalla parte della \u201cragione storica\u201d. Ci\u00f2 che impedisce ad Azzar\u00e0 di portare sino in fondo la riflessione sugli errori del passato, \u00e8 la convinzione che i comunisti fossero in ogni caso dalla parte della \u201cragione storica\u201d, essendo come Losurdo tra coloro che non hanno voluto e non vogliono prendere atto che un processo storico si \u00e8 concluso e che bisogna intraprendere un \u201cnuovo inizio\u201d, visto che ormai la \u201cragione storica\u201d del comunismo non la condivide ormai quasi pi\u00f9 nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 si chiede Azzar\u00e0 (p. 119) i comunisti non riuscirono a stabilire la propria egemonia sulle classi medie? La risposta sta gi\u00e0 nella domanda: proprio perch\u00e9 ragionarono nei termini di una propria necessaria egemonia in nome di una fede del comunismo che aveva tratti messianici, essi non cercavano alleati ma adepti da convertire. E non era neanche vera e propria ricerca dell&#8217;egemonia perch\u00e9 questa comporta la capacit\u00e0 di stabilire dei patti con un alleato che resta diverso da s\u00e9 stessi, e non si ha intenzione di sussumere all&#8217;interno della propria organizzazione. Per quanto riguarda l&#8217;egemonia effettiva sarebbe andata a chi aveva pi\u00f9 filo da tessere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;alleanza tra la Germania, che Francia e Inghilterra volevano mettere in ginocchio, e la Russia sovietica, anch&#8217;essa accerchiata dalle \u201cnazioni democratiche\u201d, sarebbe stata naturale, se l&#8217;Europa in fase di disfacimento non fosse abitata dai fanatismi. Sia quanti si opponevano legittimamente alle sanzioni sia i comunisti potevano contare \u00a0nei confronti delle rispettive pretese egemoniche sul reciproco bisogno che avevano Germania e Unione Sovietica e forse un&#8217;autentica alleanza avrebbe contribuito a stemperare i rispettivi fanatismi. Ma il fanatismo prevalse. In spregio alla comoda retorica degli \u201copposti fanatismi\u201d, che riguarderebbe solo i comunisti e i nazionalisti, bisogna dire con forza che i primi fanatici furono coloro che pensarono di ridurre in condizioni semicoloniali una nazione come la Germania senza creare le condizioni per una nuova devastante guerra, soltanto dopo vengono i fanatici comunisti i quali erano dalla parte del Bene, del Progresso e della Storia, e i fanatici nazionalisti che ragionavano prevalentemente in termini revanscistici e per i quali la Russia sovietica era comunque il male, peggiore di chi nei fatti aveva messo in ginocchio la Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia non si fa con i s\u00e9, ma chiss\u00e0, lasciatemi immaginare, se la Germania e l&#8217;Urss si fossero alleate, i tedeschi, forse, non sarebbe stati buttati dalla disperazione nelle braccia dei nazisti. L&#8217;Unione Sovietica grazie al rapporto con una potenza economica quale la Germania non avrebbe avuto bisogno, per realizzare quello sviluppo economico che gli era indispensabile, delle misure eccezionali della &#8220;collettivizzazione forzata&#8221; da cui nacque lo stalinismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La perdita della centralit\u00e0 delle nazioni europee ci sarebbe stata lo stesso, dal momento che nascevano potenze come gli Usa e l&#8217;Unione Sovietica, ma forse non ci sarebbe stato il crollo rovinoso della II guerra mondiale. Ma la tragedia storica doveva compiersi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GENNARO SCALA (FSI Bologna) &nbsp; L&#8217;anno scorso \u00e8 stata pubblicata un&#8217;interessante ricerca storica, Comunisti, fascisti e questione nazionale. Fronte rossobruno o guerra d&#8217;egemonia?\u00a0di Stefano G. 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