{"id":53724,"date":"2019-11-08T01:18:06","date_gmt":"2019-11-08T00:18:06","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53724"},"modified":"2019-11-06T21:24:04","modified_gmt":"2019-11-06T20:24:04","slug":"noi-vogliamo-luguaglianza-parte-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53724","title":{"rendered":"Noi vogliamo l&#8217;uguaglianza (parte I)"},"content":{"rendered":"<p>di MARINO BADIALE (FSI Genova)<\/p>\n<ol>\n<li style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong> Introduzione<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Nella stagione politica appena trascorsa, un tema di acceso dibattito \u00e8 stato quello della riforma delle norme relative a separazioni e affidi, riforma proposta col DDL 735, poi divenuto mediaticamente noto come \u201cDDL Pillon\u201d dal nome del Sen. Simone Pillon, il personaggio politico pi\u00f9 noto fra i sostenitori del DDL. La caduta del governo Lega-M5S ha cancellato questo tema dall\u2019agenda politica. Pu\u00f2 darsi che, appunto per questo, sia possibile adesso una riflessione pi\u00f9 serena su questi temi, una riflessione che si distacchi dall\u2019urgenza di attaccare questo o quel partito, questo o quell\u2019esponente politico, e cerchi di andare alla radice dei problemi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Non \u00e8 facile discutere di questo tema. Uno degli elementi di difficolt\u00e0 sta nel fatto che il problema \u00e8 piuttosto serio e in certi casi anche drammatico, ma \u00e8 in sostanza ignoto all\u2019opinione pubblica, principalmente perch\u00e9 esso non gode di molto spazio sui media, che ne parlano solo in riferimento a casi particolarmente drammatici. Cerchiamo allora di riassumere i punti fondamentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 noto che, a partire dall\u2019introduzione in Italia dell\u2019istituto del divorzio, negli anni Settanta, le cause di separazione, in presenza di figli, sono state risolte, nella stragrande maggioranza dei casi, secondo lo schema per cui i figli venivano \u201caffidati\u201d alla madre, mentre il padre versava un contributo economico (i cosiddetti \u201calimenti\u201d) e vedeva i figli a intervalli variabili a seconda dei casi ma, nella grande maggioranza dei casi, senza continuit\u00e0. Questa organizzazione rifletteva naturalmente l\u2019organizzazione famigliare tradizionale, secondo la quale la madre si occupa dei figli e il padre porta i soldi a casa: si tratta, con ogni evidenza, della traduzione di quest\u2019ultimo schema nella nuova situazione della separazione\/divorzio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di una organizzazione che era sempre meno adeguata alla direzione verso la quale si stava evolvendo la famiglia, segnata dalla tendenza ad una maggiore uguaglianza fra i genitori nell\u2019ambito della gestione della vita domestica e in particolare dei figli. Questa nuova sensibilit\u00e0 \u00e8 stata colta dalla legge 54\/2006, che ha innovato lo schema delle separazioni stabilendo il diritto del figlio \u201cdi mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi\u201d. A seguito di tale legge si parla quindi di \u201caffido condiviso\u201d fra i due genitori, intendendo che la gestione dei figli e le varie scelte collegate (scuola, salute, ecc.) non sono pi\u00f9 delegate ad uno solo dei genitori (il genitore \u201caffidatario\u201d, che in genere era la madre) ma sono appunto condivise fra i genitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 per\u00f2 chiaro che non basta parlare di \u201caffido condiviso\u201d. Per rendere concreto il diritto del figlio al rapporto \u201cequilibrato e continuativo\u201d con entrambi i genitori, sono necessarie le nozioni, sostenute dalle associazioni di padri separati, di tempi paritari e mantenimento diretto. Parlare di \u201ctempi paritari\u201d significa che, tendenzialmente, i figli dividono il loro tempo in maniera paritaria fra i due genitori; parlare di \u201cmantenimento diretto\u201d significa che ciascuno dei due genitori provvede ai bisogni dei figli nel tempo che condivide con essi, e l\u2019eventuale passaggio di denaro da un genitore all\u2019altro \u00e8 ridotto al minimo. Essendo i tempi paritari, il mantenimento diretto divide le spese in maniera paritaria, e un eventuale assegno di mantenimento ha il solo scopo di riequilibrare situazioni troppo sbilanciate. \u00c8 infatti evidente che, specie in situazione di redditi medi o bassi, il padre che si paga un affitto e mantiene il figlio per met\u00e0 del tempo, difficilmente avr\u00e0 ulteriori risorse economiche da versare alla madre.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Se questi principi fossero stati resi effettivi a seguito della legge 54\/2006 si sarebbe trattato, come \u00e8 chiaro, di un profondo cambiamento rispetto alla situazione precedente. Purtroppo non \u00e8 quello che \u00e8 successo. Infatti, nella gestione concreta delle separazioni, succede che molto spesso il giudice stabilisce che l\u2019affido \u00e8 condiviso ma i figli sono collocati presso la madre (che diventa quindi il genitore \u201ccollocatario\u201d e non pi\u00f9 \u201caffidatario\u201d), il padre li vede a fine settimana alternati, pi\u00f9 uno o due giorni infrasettimanali, e il padre corrisponde alla madre il solito assegno di mantenimento. Cio\u00e8 la situazione \u00e8 la stessa che si aveva prima della legge 54\/2006, ma, in ossequio alla legge stessa, a questa situazione immutata si appiccica l\u2019etichetta \u201caffido condiviso\u201d. Ovviamente questo \u00e8 reso possibile dal fatto che la legge 54\/2006 lascia ampio spazio alla discrezionalit\u00e0 del giudice (e questo, a posteriori, appare un evidente errore del legislatore), ma \u00e8 chiaro che in questo modo si contraddice allo spirito della legge.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Cerchiamo adesso di capire le ragioni per le quali le associazioni di padri separati insistono sulle nozioni di tempi paritari e mantenimento diretto. Esse sono di due ordini: da una parte in relazione al rapporto fra padri e figli, dall\u2019altra in relazione all\u2019aspetto economico delle separazioni. Per quanto riguarda il primo punto, non dovrebbe esserci bisogno di spendere molte parole: \u00e8 evidente a tutti, o almeno a tutte le persone \u201cdi buona volont\u00e0\u201d, che per l\u2019equilibrio affettivo e la crescita armonica di un bambino sono fondamentali\u00a0<em>entrambe le figure genitoriali.<\/em>\u00a0Padre e madre hanno ruoli diversi, nella crescita emotiva dei figli, ma\u00a0<em>entrambi indispensabili<\/em>. \u00c8 dunque fondamentale che\u00a0<em>entrambi i genitori<\/em>\u00a0possano esercitare il loro ruolo educativo, anche se c\u2019\u00e8 una separazione. Ma \u00e8 del tutto ovvio che l\u2019esercizio della funzione educativa del genitore ha bisogno di tempo: tempo di vita quotidiana in comune.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il genitore non \u00e8 un insegnante, che pu\u00f2 esercitare la sua specifica funzione educativa anche nel tempo ristretto di una lezione, mettendo in gioco una parte specifica e delimitata di s\u00e9. Il genitore nel rapporto col figlio mette in gioco tutto se stesso, educa con la sua intera persona, con la sua intera vita. Ma questo lo si pu\u00f2 fare solo nel tempo della vita in comune, che quindi non pu\u00f2 essere ristretto a un fine settimana alternato e qualche giorno sparso. La richiesta di tempi di divisione paritari fra genitori separati \u00e8 dunque fondamentale per tutelare aspetti fondamentali della crescita dei bambini.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Lo schema attualmente operante di divisione del tempo fra i genitori semplicemente distrugge il ruolo educativo del padre, che viene in sostanza ridotto a un simpatico zio che va a trovare i bambini di tanto in tanto. Ma \u00e8 chiaro che questa distruzione del ruolo educativo del padre rischia di avere conseguenze negative per lo sviluppo delle nuove generazioni, tanto pi\u00f9 sicuramente quanto pi\u00f9 separazioni e divorzi sono ormai diventati realt\u00e0 diffuse. Per concludere su questo punto: i figli hanno diritto ad avere un padre. L\u2019attuale situazione delle separazioni in Italia priva i bambini di un loro fondamentale diritto, e appare irrinunciabile l\u2019esigenza di sanare questa situazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Per quanto riguarda il secondo punto, l\u2019aspetto economico delle separazioni, occorre per prima cosa specificare che questo aspetto diventa fondamentale quando sono coinvolte famiglie a reddito medio o basso. Ovviamente alcuni aspetti di principio sono validi per tutti, ma nei casi in cui c\u2019\u00e8 un reddito di base alto i membri della coppia che si separa alla fine \u201ccadono in piedi\u201d. Nei casi di famiglie a reddito medio o basso, invece, la separazione o il divorzio presentano un rischio effettivo di finire nella miseria. Il motivo \u00e8 facile da capire: a parit\u00e0 di entrate, la separazione significa che dove prima occorreva mantenere\u00a0<em>una<\/em>\u00a0famiglia, adesso bisogna mantenerne\u00a0<em>due<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Ora, in una situazione in cui il reddito disponibile consente a una<em>\u00a0<\/em>famiglia di arrivare con fatica a vivere una vita dignitosa, la separazione significa un concreto rischio di povert\u00e0. Se in una famiglia entrano 2000 euro al mese, \u00e8 chiaro che la vita \u00e8 difficile. Ma se questa famiglia si rompe in due, significa che ci sono due famiglie che devono vivere con 1000 euro al mese, e questo comincia a diventare impossibile. \u00c8 allora evidente che, per le famiglie a reddito medio o basso, la separazione significa in ogni caso un abbassamento del tenore di vita, e in molti casi un concreto rischio di povert\u00e0 vera. Ora, qual \u00e8 il problema con l\u2019attuale sistema delle separazioni? Il problema \u00e8 che tale rischio \u00e8 in sostanza scaricato sui padri.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il meccanismo standard, che abbiamo gi\u00e0 delineato sopra, \u00e8 che i figli restano con la madre nella casa familiare (qualunque sia la situazione proprietaria della casa stessa), mentre il padre esce dalla casa familiare, si prende un appartamento in affitto e corrisponde un assegno per i figli e talvolta un assegno divorzile per la madre. Questo schema, in una situazione di redditi medio-bassi, rappresenta sicuramente un abbassamento di tenore di vita per tutti, ma in maniera molto pi\u00f9 netta per il padre, che pu\u00f2 precipitare nella miseria vera, come si \u00e8 detto. Si tratta quindi di una situazione fortemente squilibrata e sostanzialmente iniqua. La richiesta di tempi paritari e mantenimento diretto va nella direzione del riequilibrio, perch\u00e9 essa implica, almeno come linea di tendenza, la diminuzione del contributo che il padre verserebbe alla madre per il mantenimento dei figli, appunto perch\u00e9 il padre provvederebbe direttamente al mantenimento stesso nel periodo di tempo in cui i figli stanno con lui.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Se la situazione delle separazioni \u00e8 quella che abbiamo descritto, \u00e8 chiaro che si tratta di un problema serio. \u00c8 chiaro che i padri separati e i loro figli stanno subendo ingiustizie. E si tratta di milioni di persone e di una situazione che dura da circa quarant\u2019anni. Appare del tutto naturale che qualcuno, nel mondo della politica, cerchi di farsi carico di questi problemi e avanzi delle proposte che cerchino di rendere la realt\u00e0 delle separazioni un po\u2019 meno squilibrata e iniqua. Il DDL735 tentava di fare questo, introducendo come principi fondamentali le nozioni di tempi paritari e mantenimento diretto, e sottraendole alla discrezionalit\u00e0 del giudice. Ovviamente, poich\u00e9 la perfezione non \u00e8 di questo mondo, nessuno potr\u00e0 proporre la legge perfetta che risolva ogni problema.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La democrazia, i parlamenti, servono appunto a discutere e correggere. Il DDL 735 poteva naturalmente presentare vari aspetti discutibili. Il punto \u00e8 che, alla luce di quanto fin qui detto, ogni discussione sugli eventuali punti critici doveva partire dal riconoscimento del problema che abbiamo cercato di evidenziare (l\u2019iniquit\u00e0 nell\u2019attuale prassi separativa) e, di conseguenza, dall\u2019accettazione dell\u2019idea che eventuali correzioni e modificazione del DDL735 non potevano andare a toccare i suoi punti qualificanti, cio\u00e8 le nozioni di tempi paritari fra i genitori e di mantenimento diretto dei figli.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Cos\u00ec non \u00e8 stato, come \u00e8 ben noto. Non solo gli attacchi al DDL 735 non hanno minimamente tenuto conto del problema che esso voleva risolvere, ma hanno dato la netta impressione di evitare il piano della discussione razionale per scadere nell\u2019invettiva e nella negazione aprioristica. Contro il DDL 735 si sono dette le cose pi\u00f9 assurde, si sono ripetuti slogan del tutto staccati dalla realt\u00e0. Cerchiamo di fornire qualche esempio, esaminando alcuni degli slogan che sono stati incessantemente ripetuti contro il DDL 735.<\/p>\n<p><em>[continua]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARINO BADIALE (FSI Genova) Introduzione Nella stagione politica appena trascorsa, un tema di acceso dibattito \u00e8 stato quello della riforma delle norme relative a separazioni e affidi, riforma proposta col DDL 735, poi divenuto mediaticamente noto come \u201cDDL Pillon\u201d dal nome del Sen. Simone Pillon, il personaggio politico pi\u00f9 noto fra i sostenitori del DDL. La caduta del governo Lega-M5S ha cancellato questo tema dall\u2019agenda politica. 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