{"id":53892,"date":"2019-11-04T10:30:01","date_gmt":"2019-11-04T09:30:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53892"},"modified":"2019-11-03T23:59:57","modified_gmt":"2019-11-03T22:59:57","slug":"linguaggio-esopico-degli-intellettuali-sotto-il-fascismo-un-esempio-illustre-ricostruito-da-canfora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53892","title":{"rendered":"Linguaggio esopico degli intellettuali sotto il fascismo: un esempio illustre ricostruito da Canfora"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>HYPERPOLIS (Silvia Calamandrei)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.gelestatic.it\/thimg\/NEppu9i6-OCmGune6OwzIdH8HR4=\/1800x1014\/smart\/filters:format(webp)\/https:\/\/www.repstatic.it\/content\/localirep\/img\/rep\/2019\/03\/24\/220142015-a65dd3cb-e85b-4f31-a82a-2f49f6a0ac44.jpg\" alt=\"Luciano Canfora\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Luciano Canfora ha gi\u00e0 dedicato pagine significative a Concetto Marchesi, latinista e comunista staliniano che lo ha sempre intrigato, a partire dall\u2019episodio di Giovanni Gentile giustiziato dai partigiani fiorentini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">A partire da quella sua indagine (<em><a href=\"https:\/\/sellerio.it\/it\/catalogo\/Sentenza\/Canfora\/764\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">La sentenza<\/a>,\u00a0<\/em>Palermo, Sellerio, 1985), condotta come una perizia filologica \u2013 come ebbe a commentare Sergio Romano sul \u00abCorriere della sera\u00bb \u2013, ha continuato a ricevere e a raccogliere testimonianze e materiali avviando una ricerca ben pi\u00f9 vasta sull\u2019intera biografia del grande classicista, fin dagli anni giovanili siciliani e all\u2019adesione al bordighismo, per approdare al secondo dopoguerra e alle sue prese di posizione in occasione del Ventesimo Congresso, ostinato oppositore di Krusciov e della messa in discussione dello stalinismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">La biografia (<a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/index.php?option=com_laterza&amp;Itemid=97&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788858136935\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Il sovversivo<\/em><\/a>, Roma-Bari, Laterza, 2019), condotta con la consueta acribia filologica impiegata per il papiro di Artemidoro, con ampie ricognizioni negli archivi e negli scritti storiografici, memorialistici e autobiografici, si dipana per pi\u00f9 di novecento pagine, alternando la ricostruzione dei contributi scientifici dello studioso di Livio, Tacito e Sallustio alla storia della letteratura latina, all\u2019approfondimento degli snodi del suo impegno politico di comunista e di intellettuale e accademico, sotto il fascismo e dopo la Liberazione. Canfora \u00e8 in continua colluttazione con i biografi troppo agiografici e o le falsificazioni propagandistiche\u00a0<em>a posteriori<\/em>, di cui spesso la responsabilit\u00e0 risale allo stesso protagonista, che preferisce adombrare un\u2019origine proletaria, giocare su una propria partecipazione ai moti siciliani o nascondere momenti di compromissione eccessiva con il regime fascista. Canfora \u00e8 infastidito dalle imprecisioni e dalle falsificazioni, ed \u00e8 orgoglioso di poter allineare le prove che le smentiscono, bacchettandone i responsabili. Ma \u00e8 anche consapevole che la memoria tradisce e che le falsificazioni spesso corrispondono a sovrapporsi di ricordi e di punti di vista in un procedere tortuoso degli avvenimenti e in un alternarsi di elaborazioni. Ci offre con questa\u00a0<em>opera magna<\/em>\u00a0un bel contributo alla metodologia storiografica, non accontentandosi mai della\u00a0<em>vulgata<\/em>, ma cercando spiegazioni anche alle sistemazioni\u00a0<em>a posteriori<\/em>. E fa appassionare il lettore all\u2019indagine, in un contrappunto di testimonianze, lasciando talvolta in sospeso il giudizio.<span id=\"more-3257\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Ci sono tanti begli esempi di approfondimento, a partire da quella conferenza su Tacito a Perugia del 1942 di cui esistono tante interpretazioni e versioni. Non va dimenticato che Marchesi sarebbe andato rieditando le sue opere apportandovi via via modifiche significative nei passi pi\u00f9 controversi, \u1eba il caso di questa conferenza che si colloca nell\u2019ambito delle celebrazioni fasciste dei Grandi Umbri (da Tacito a San Benedetto da Norcia), il cui finale di esaltazione della romanit\u00e0 pu\u00f2 ben essere stato apprezzato dall\u2019organizzatore Cornelio Di Marzio (nel cui fondo \u00e8 conservato il manoscritto autografo che Marchesi gli aveva inviato), che dichiara che sar\u00e0 particolarmente gradito al Duce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Canfora ne segue le tracce nelle lettere scambiate tra amici all\u2019epoca (la conferenza a Perugia doveva essere occasione di una\u00a0<em>retrouvaille<\/em>\u00a0tra Valgimigli, Marchesi, Diego Valeri e altri a Bagnoregio da Bonaventura Tecchi), nel\u00a0<em>Diario<\/em>\u00a0di Piero Calamandrei che riferisce quanto gli ha raccontato Pancrazi, e negli archivi stessi di Di Marzio. E la conclusione non pu\u00f2 che essere di ambiguit\u00e0 della conferenza, del resto subito mandata alle stampe da Di Marzio stesso: sicuramente non ha alcuna connotazione antifascista, ma neanche antitedesca come si \u00e8 preteso. Ma \u00e8 interessante notare come nella corrispondenza privata Marchesi faccia di tutto per minimizzare e glissare sulla sua conferenza, mentre la portata \u00e8 colta da Pancrazi e Calamandrei, che annota: \u00aband\u00f2 a salutarlo il gerarca Cornelio Di Marzio, che rappresentava il governo, e stringendogli la mano gli disse: \u201cQuesta chiusa far\u00e0 molto piacere al Duce\u201d\u00bb (<em>Diario<\/em>, ed. 2015, II, pp. 78-79).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Secondo Canfora c\u2019\u00e8 un sentimento di inferiorit\u00e0 degli azionisti nei confronti dei comunisti, capaci di tenere in piedi una rete di resistenza clandestina, e una \u201cscivolata\u201d di Marchesi non passa inosservata a chi \u00e8 reduce dalla collaborazione con Grandi sui codici. A parte il giudizio dell\u2019autore, simpatetico pi\u00f9 verso Marchesi che verso Calamandrei, \u00e8 interessante comunque la comparazione tra i comportamenti di antifascisti di diverse appartenenze che hanno entrambi giurato per conservare l\u2019insegnamento universitario e che si trovano chiamati a collaborare a iniziative del regime per le loro alte competenze scientifiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Altro momento topico \u00e8 l\u2019assunzione del rettorato a Padova e il discorso di inaugurazione dell\u2019anno accademico. Marchesi \u00e8 l\u2019unico tra i rettori nominati nell\u2019agosto 1944 a restare al suo posto sotto il regime di Sal\u00f2, a differenza di Einaudi, Calamandrei e De Ruggiero, che si \u201cdanno alla macchia\u201d timorosi di arresto. Alla cerimonia di inaugurazione assiste anche il ministro Biggini, con il quale Marchesi intratteneva ottimi rapporti. Questo discorso, che viene pronunciato in nome dei \u201clavoratori\u201d, e nel pensiero del Marchesi corrisponde alla sua ideologia comunista, pu\u00f2 ben essere recepito nel linguaggio \u201csocialisteggiante\u201d di Sal\u00f2, e prestarsi all\u2019equivoco di una compromissione di Marchesi. Cos\u00ec la interpreta del resto il suo Partito, che si appresta ad adottare un provvedimento di espulsione nei suoi confronti, peraltro mai documentato. Comunque Marchesi dovr\u00e0 cercare di nuovo il contatto col Partito, riabilitato dall\u2019appello all\u2019insurrezione diffuso al momento delle sue dimissioni nel dicembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Canfora non manca di contrapporre il comportamento di Marchesi a quello di Einaudi o Calamandrei, eccessivamente allarmati dal pericolo di arresto: in verit\u00e0 la sua pi\u00f9 prolungata permanenza al rettorato gli consente un momento di messa in scena antitedesca probabilmente gonfiata nei racconti e soprattutto un appello efficace agli studenti al momento delle dimissioni, che non passano in sordina come le altre. Tant\u2019\u00e8 vero che spesso, nelle ricostruzioni\u00a0<em>a posteriori<\/em>, discorso di dimissioni di dicembre e di inaugurazione di novembre si sono rimescolati nelle memorie, come se l\u2019appello alla resistenza fosse stato gi\u00e0 anticipato al momento dell\u2019apertura dell\u2019anno accademico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Quella che il Pci considera una colpa di compromissione verr\u00e0 poi cancellata nella promozione di Marchesi a intellettuale di grande prestigio e rappresentativit\u00e0 negli anni cinquanta; sar\u00e0 lo stesso Togliatti, grato a Marchesi di essersi schierato con lui nel 1956, a pronunciare i discorsi pi\u00f9 celebrativi, soprattutto\u00a0<em>post mortem<\/em>\u00a0(1957), mentre Ludovico Geymonat gli rinfaccia pretestuosamente ancora la scelta del 1943.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Il periodo svizzero dopo la fuga da Padova e i contatti con i servizi inglesi per i lanci di armi ai partigiani vengono ricostruiti con precisione, offrendoci il ritratto di un Marchesi uomo d\u2019azione. Il suo impegno prosegue dopo il rientro in Italia, facendone un punto di riferimento significativo nei rapporti interpartitici. \u00c8 da Padova con la costruzione del Cln Veneto con Silvio Trentin e Meneghetti che coltiva buoni rapporti col Partito d\u2019Azione. Alla Costituente non esiter\u00e0 a prendere posizione indipendente contro l\u2019articolo 7, staccandosi dalle indicazioni togliattiane. Ne esce il ritratto di un uomo complesso e sfaccettato, mai burocratico nella militanza partitica, spesso con un percorso tutto suo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Canfora in fondo lo ammira, come si desume dall\u2019epilogo, pur evidenziandone le debolezze umane e le contraddizioni: e non solo come grande letterato e cultore dei classici, ma come intellettuale comunista che attraversa tempi oscuri mantenendo una sua coerenza e dignit\u00e0. Il culto della romanit\u00e0 che il fascismo celebra gli ha consentito di infilarsi nelle pieghe dei pepli e degli orpelli per cercare di evocare figure di riferimento, dai Gracchi a Catilina a Cesare, che indichino percorsi di giustizia sociale. Cesare e Stalin si sovrappongono nel suo ragionamento, anche se negli anni del fascismo qualcuno ha potuto pensare che si riferisse a Mussolini. Un uomo dalla doppia vita, quella vera e quella cucitagli addosso nel mito postumo, che Canfora si sforza di smontare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Sicuramente la democrazia non \u00e8 la sua fede, reso scettico dai successi elettorali del fascismo e del nazismo: propende per una dittatura illuminata, un cesarismo progressivo e questo ne spiega lo schierarsi contro la destalinizzazione, ma anche le ambiguit\u00e0 sotto il fascismo e le tensioni con gli azionisti e i liberali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><span class=\"entry-date\">24 Ottobre 2019<\/span>\u00a0<span class=\"entry-author\">pubblicato da Il Ponte<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"justify\"><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/linguaggio-esopico-degli-intellettuali-sotto-il-fascismo-un-esempio-illustre-ricostruito-da-canfora\/\">http:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/linguaggio-esopico-degli-intellettuali-sotto-il-fascismo-un-esempio-illustre-ricostruito-da-canfora\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di HYPERPOLIS (Silvia Calamandrei) Luciano Canfora ha gi\u00e0 dedicato pagine significative a Concetto Marchesi, latinista e comunista staliniano che lo ha sempre intrigato, a partire dall\u2019episodio di Giovanni Gentile giustiziato dai partigiani fiorentini. 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