{"id":53978,"date":"2019-11-06T11:30:09","date_gmt":"2019-11-06T10:30:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53978"},"modified":"2019-11-06T12:53:53","modified_gmt":"2019-11-06T11:53:53","slug":"propaganda-e-post-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53978","title":{"rendered":"Propaganda e post-verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>THIERRY MEYSSAN<\/strong><\/p>\n<article class=\"hnews hentry item\">\n<div id=\"title\">\n<div class=\"chapo crayon article-chapo-208234 entry-content\">\n<p>Ormai da diciott\u2019anni discutiamo della strana trasformazione dei media, che sembrano attribuire sempre meno valore ai fatti. Ascriviamo la causa del fenomeno alla democratizzazione dei mezzi di comunicazione, dovuta all\u2019avvento dei social-network. La qualit\u00e0 dell\u2019informazione sarebbe precipitata perch\u00e9 chiunque ormai pu\u00f2 improvvisarsi giornalista. Il diritto di esprimersi dovrebbe perci\u00f2 essere opportunamente riservato alle \u00e9lite. E se fosse vero l\u2019esatto contrario? Se l\u2019auspicata censura non fosse in realt\u00e0 una risposta al fenomeno, bens\u00ec ne fosse l\u2019evoluzione?<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<div class=\"ligne\">\n<div class=\"grille_400_1\">\n<div class=\"zoom_texte entry-content\">\n<article>\n<div class=\"texte_sans crayon article-texte-208234 \" style=\"text-align: justify\">\n<dl class=\"spip_document_178655 spip_documents spip_documents_center\">\n<dt><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/local\/cache-vignettes\/L400xH300\/208226-3-00e67.jpg\" alt=\"JPEG - 42.6 Kb\" width=\"400\" height=\"300\" \/><\/dt>\n<dt class=\"crayon document-titre-178655 spip_doc_titre\"><strong>Sisifo spinge faticosamente il masso in cima alla montagna delle proprie ambizioni; la pietra cade inesorabilmente dall\u2019altro versante, verso gl\u2019inferi. Sisifo ricomincia l\u2019assurda fatica.<\/strong><\/dt>\n<\/dl>\n<h3 class=\"spip\">Propaganda<\/h3>\n<p class=\"lettrine\">Nei sistemi in cui il potere ha bisogno della partecipazione del popolo, la propaganda ha lo scopo di ottenere l\u2019adesione del maggior numero possibile di persone a un\u2019ideologia e di mobilitarle per metterla in pratica.<\/p>\n<p>I metodi di convincimento sono gli stessi, vengano essi usati in buona o malafede. Nel XX secolo i primi teorici del ricorso alla menzogna e alla reiterazione, nonch\u00e9 all\u2019eliminazione dei punti di vista che si scostano dall\u2019opinione corrente e all\u2019irreggimentazione in seno a organizzazioni di massa, sono stati il deputato britannico Charles Masterman, il giornalista statunitense George Creel e, soprattutto, il ministro tedesco Joseph Goebbels, con le devastanti conseguenze che conosciamo\u00a0[<a id=\"nh1\" class=\"spip_note\" title=\"\u201cLe tecniche della propaganda militare moderna\u201d, di Thierry Meyssan,\u00a0(...)\" href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article208234.html#nb1\" rel=\"footnote\">1<\/a>]. Per questo, alla fine della seconda guerra mondiale, l\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato tre risoluzioni di condanna dell\u2019uso deliberato da parte dei media di menzogne al fine di provocare guerre, e a ingiungere agli Stati membri di vegliare sulla libera circolazione delle idee, unico antidoto all\u2019intossicazione delle menti\u00a0[<a id=\"nh2\" class=\"spip_note\" title=\"\u201cI giornalisti che praticano la propaganda di guerra, dovranno risponderne\u201d,\u00a0(...)\" href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article208234.html#nb2\" rel=\"footnote\">2<\/a>].<\/p>\n<p>Le tecniche di propaganda perfezionate negli ultimi 75 anni, utilizzate in ogni conflitto internazionale, sono ora progressivamente sostituite da nuove tecniche d\u2019influenza, da utilizzare nei Paesi in situazione di pace: non si tratta pi\u00f9 di convincere le persone ad aderire a un\u2019ideologia e ad agire al servizio del potere, si tratta invece di dissuaderle dall\u2019intervenire, di paralizzarle.<\/p>\n<p>Una strategia che si conforma a un\u2019organizzazione della societ\u00e0 \u201cdemocratica\u201d, dove il pubblico ha facolt\u00e0 di sanzionare il potere, un fatto in altre epoche raro.<\/p>\n<p>Una strategia che si diffonde da 18 anni con la \u201cGuerra al terrorismo\u201d. Espressione di cui numerosi intellettuali hanno rilevato l\u2019assurdit\u00e0: il terrorismo non \u00e8 un nemico, bens\u00ec una tecnica militare. Come si pu\u00f2 fare guerra alla guerra? Bench\u00e9 all\u2019epoca non lo avessimo capito, l\u2019invenzione di questa paradossale locuzione mirava a instaurare l\u2019epoca della post-verit\u00e0.<\/p>\n<h3 class=\"spip\">Post-verit\u00e0<\/h3>\n<p>Prendiamo l\u2019esempio della recente esecuzione di Abu Bakr al-Baghdadi. Sappiamo che una squadriglia di elicotteri non pu\u00f2 attraversare, volando raso terra, il nord della Siria senza essere n\u00e9 vista dalla popolazione n\u00e9 intercettata dai sistemi antiaerei russi. Quel che ci hanno raccontato \u00e8 chiaramente impossibile. Ciononostante, lungi dal mettere in discussione quel che noi bolliamo come propaganda, ci ritroviamo a discutere per scoprire se il califfo, acculato dalle forze speciali USA, si sia fatto saltare in aria con due piuttosto che con tre bambini.<\/p>\n<p>In altri tempi saremmo stati tutti d\u2019accordo nel dire che, se un elemento essenziale della narrazione \u00e8 inverosimile, non possiamo prendere per buoni gli altri elementi del racconto, a cominciare, nel caso citato, dalla morte stessa del califfo. Ora invece i nostri meccanismi mentali sono cambiati: accettiamo che un elemento fattuale sia stato falsificato a priori per ragioni di sicurezza nazionale e consideriamo il resto della storia autentico. Alla fine dimenticheremo la diffidenza suscitata da questo o quest\u2019altro elemento e verseremo fiumi d\u2019inchiostro per raccontare una bella storia, costruita sugli elementi pi\u00f9 inverosimili.<\/p>\n<p>In altre parole, ci rendiamo istintivamente conto che la narrazione non relaziona fatti, ma veicola un messaggio. La nostra mente non esamina elementi, bens\u00ec assorbe il messaggio veicolato: anche Abu Bakr al-Baghdadi, come Osama Bin Laden, \u00e8 stato giustiziato. Che la Forza sia sempre dalla parte degli Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p>Per spostare la nostra coscienza dai fatti al messaggio, gli\u00a0<i>speech writer<\/i>\u00a0sono costretti a diffondere una narrazione incoerente. Non commettono un ulteriore infelice errore, ma soddisfano un\u2019esigenza tecnica del loro lavoro.<\/p>\n<p>Nella propaganda classica si cercava di costruire storie coerenti, anche mascherando o travisando fatti. Ora non pi\u00f9. Non si cerca di persuadere con storie ben architettate, manipolando all\u2019occorrenza e a proprio piacimento la realt\u00e0, bens\u00ec ci si rivolge a uno strato di coscienza intermedio, permeabile ai messaggi. Siamo consapevoli che la faccenda degli elicotteri \u00e8 impossibile, tuttavia possiamo ragionare eliminando questo elemento dal campo della coscienza. Parte del nostro cervello \u00e8 inibita.<\/p>\n<p>Mentiamo a noi stessi.<\/p>\n<p>Nella cronaca degli ultimi anni possiamo trovare numerosissimi esempi di come sia stata usata questa tecnica di condizionamento. Tutti quelli che potrei citare irriterebbero la maggior parte dei lettori perch\u00e9 ogni esempio implicherebbe il prendere atto di essere stati raggirati con la nostra stessa complicit\u00e0. Detestiamo venir messi di fronte ai nostri errori.<\/p>\n<p>Mi limito a un solo esempio, non recente ma fondamentale, che ancor oggi svolge ruolo di primaria importanza. Dopo gli attentati dell\u201911 Settembre le compagnie aeree pubblicarono immediatamente le liste d\u2019imbarco complete dei passeggeri e del personale deceduto. Due giorni dopo il direttore dell\u2019FBI raccont\u00f2 la storia dei dieci pirati dell\u2019aria, autori, lui disse, degli attentati. Ebbene, secondo la testimonianza a caldo delle compagnie aeree, nessuno di costoro si era imbarcato su uno dei quattro aerei. La versione dell\u2019FBI \u00e8 quindi impossibile. Eppure, diciotto anni dopo stiamo ancora discutendo della personalit\u00e0 degli \u201cattentatori\u201d.<\/p>\n<h3 class=\"spip\">Antidoto<\/h3>\n<p>Da 18 anni ci viene spiegato che, con la possibilit\u00e0 offerta a tutti di esprimersi su un blog o su un social-network, il progresso della tecnica ha svalutato la parola pubblicamente profferita. Chiunque pu\u00f2 dire qualunque cosa gli passi per la testa. In altri tempi soltanto gli uomini politici e i giornalisti professionisti avevano la possibilit\u00e0 di esprimersi pubblicamente. Prestavano attenzione alla qualit\u00e0 dei contenuti dei loro discorsi e di quanto scrivevano. Oggi il\u00a0<i>vulgus pecus<\/i>, il popolo ignorante, prende lucciole per lanterne e diffonde\u00a0<i>fake news<\/i>.<\/p>\n<p>Quel che accade \u00e8 esattamente l\u2019opposto. Uomini politici di primo piano, a cominciare dal presidente George Bush Jr. e dal primo ministro britannico Tony Blair, hanno tenuto discorsi incoerenti per inibire le reazioni del pubblico in generale e dei loro elettori in particolare: una tecnica che sostituisce l\u2019assurdo alla verit\u00e0, come altri in precedenza alla verit\u00e0 sostituivano la menzogna. Una tecnica che ha distrutto il funzionamento di sistemi democratici, che il comune mortale tenta di ripristinare con i mezzi di cui dispone.<\/p>\n<p>Nelle reti televisive catodiche le righe di scansione dell\u2019immagine sono 625. Basta che una sola di queste righe sia disturbata perch\u00e9 l\u2019intera immagine si offuschi. In base allo stesso principio, basta un unico punto di vista discordante perch\u00e9 le menzogne diffuse da una propaganda onnipresente balzino agli occhi. Per questa ragione la propaganda menzognera esige una censura implacabile. Ma se la menzogna introduce volontariamente nel discorso un\u2019incoerenza, facendola risaltare, non bisogna censurare i punti di vista alternativi. Al contrario bisogna lasciare che si esprimano al fine di sfruttarli, bollandone pubblicamente alcuni come\u00a0<i>fake news<\/i>.<\/p>\n<p>L\u2019antidoto alla post-verit\u00e0 non \u00e8 la verifica dei fatti \u2013 da sempre appannaggio di giornalisti e storici \u2013 bens\u00ec il ristabilimento della logica. Per questo motivo oggi sta prendendo piede una nuova forma di censura. La maggior parte degli utilizzatori di Facebook si sono visti disconnettere, senza tuttavia capirne, in numerosissimi casi, la ragione. Invano hanno cercato di scoprire quale parola proibita il sistema avesse scovato, o quale presa di posizione incivile avesse censurato un vigilante. In realt\u00e0 quel che spesso \u00e8 loro rimproverato, nonch\u00e9 arbitrariamente sanzionato, \u00e8 il ripristino della logica nel ragionamento.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><a class=\"titre_serif_3\" href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/auteur29.html?lang=it\"><span lang=\"fr\">Thierry Meyssan<\/span><\/a><\/div>\n<p class=\"texte_sans_3b\" style=\"text-align: justify\">Traduzione<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/auteur126121.html?lang=it\">Rachele Marmetti<\/a><br \/>\n<i><a class=\"spip_out\" href=\"http:\/\/www.giornaledibordo.org\/\" rel=\"external\">Giornale di bordo<\/a><\/i><\/p>\n<aside>\n<div id=\"share\" class=\"noprint\">\n<div id=\"recommander\">\n<p><a class=\"share\" title=\"Versione per la stampa\" rel=\"nofollow\"><img decoding=\"async\" class=\"\" style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: none;width: 15px;height: 15px;background: url('local\/cache-sprites\/recommander.png?m=1573024718') 0px 0px\" 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id=\"nb1\" class=\"spip_note\" title=\"Note 1\" href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article208234.html#nh1\" rev=\"footnote\">1<\/a>] \u201c<a href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article191812.html\">Le tecniche della propaganda militare moderna<\/a>\u201d, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi,\u00a0<i>Megachip-Globalist<\/i>\u00a0(Italia) ,\u00a0<i>Rete Voltaire<\/i>, 18 maggio 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[<a id=\"nb2\" class=\"spip_note\" title=\"Note 2\" href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article208234.html#nh2\" rev=\"footnote\">2<\/a>] \u201c<a href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article171101.html\">I giornalisti che praticano la propaganda di guerra, dovranno risponderne<\/a>\u201d, di Thierry Meyssan,\u00a0<i>Rete Voltaire<\/i>, 15 agosto 2011. Risoluzioni dell\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite n.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article171095.html\">110 (II)<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article171096.html\">381 (V)<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article171097.html\">819 (IX)<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article208234.html\">https:\/\/www.voltairenet.org\/article208234.html<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0THIERRY MEYSSAN Ormai da diciott\u2019anni discutiamo della strana trasformazione dei media, che sembrano attribuire sempre meno valore ai fatti. Ascriviamo la causa del fenomeno alla democratizzazione dei mezzi di comunicazione, dovuta all\u2019avvento dei social-network. 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