{"id":54033,"date":"2019-11-08T09:30:40","date_gmt":"2019-11-08T08:30:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54033"},"modified":"2019-11-08T08:27:15","modified_gmt":"2019-11-08T07:27:15","slug":"giovanni-arrighi-adam-smith-a-pechino-parte-terza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54033","title":{"rendered":"Giovanni Arrighi, \u201cAdam Smith a Pechino\u201d, parte terza"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE<\/strong> (Alessandro Visalli)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/10\/giovanni-arrighi-adam-smith-pechino_24.html\">seconda parte<\/a> (<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/10\/giovanni-arrighi-adam-smith-pechino.html\">qui<\/a> la prima) di questa lettura dell\u2019ultimo libro di Giovanni Arrighi avevamo descritto il modo in cui l\u2019autore d\u00e0 conto dell\u2019intervallo tra la \u201ccrisi spia\u201d degli anni sessanta, connessa con il doppio deficit statunitense, l\u2019esaurimento del predominio industriale e il termine con successo dell\u2019inseguimento dei paesi sconfitti della seconda guerra ed aiutati a rialzarsi in chiave antisovietica nei confronti degli Usa, l\u2019evento scatenante epocale della sconfitta in Vietnam.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019approccio del libro \u00e8 molto largo e profondo, nel tentare di spiegare i lunghi percorsi della transizione in corso, e gli assetti di forza che di volta in volta si susseguono in essa, pone in questione l\u2019idea che il capitalismo sia una sorta di destino del mondo, una tappa di un processo necessario di autosuperamento dell\u2019umanit\u00e0, che di qui, e necessariamente di qui, potr\u00e0 infine giungere alla condizione pacificata del socialismo. Chiaramente questa critica viene svolta e diventa pertinente in considerazione della questione che \u00e8 al centro del libro: pu\u00f2 lo sviluppo imponente cinese costituire la base di un nuovo ciclo egemonico che sia significativamente diverso dal capitalismo anglosassone al quale succede (in caso succeda)? Non \u00e8, in altre parole, il modello cinese in effetti una pura e semplice mimesi del capitalismo occidentale senza neppure l\u2019apparenza di libert\u00e0 liberale? Ovvero, non \u00e8 il peggio dei due sistemi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Arrighi risponde di no. Ma nel farlo \u00e8 costretto a chiedersi per quale ragione anche nella cultura marxista, ovvero nelle tante e diverse culture marxiste, in genere il capitalismo sia considerato contemporaneamente inevitabile e progressivo. Produce quindi un\u2019interpretazione del modello di regolazione cinese, come ora vedremo, e della sua storia (le due cose non possono essere separate) che muove da una interessante interpretazione del capolavoro di Adam Smith e ne recupera la proposta interpretativa ancorata su un modello di sviluppo \u201cnaturale\u201d di tipo cinese, al quale si contrappone un modello \u201cartificiale\u201d di tipo occidentale. Il giudizio \u00e8 quindi rovesciato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come specificano gli autori con i quali si confronta, qui c\u2019\u00e8 una vera e propria frattura entro la stessa tradizione marxista. Una frattura che Brenner individua nella \u201c<em>scuola della dipendenza<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> (definita \u201cneosmithiana\u201d (appunto), e Losurdo nella coppia \u201c<em>marxismo occidentale\/orientale<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, e che come ovvio contrappone il corpo principale (per noi) della tradizione che risale a Marx, dalla reinterpretazione che, sulla spinta delle necessit\u00e0 storiche e della situazione, ne forniscono i rivoluzionari effettivi nel terzo mondo (Lenin, Castro, Guevara, Ho Chi Min, Mao, \u2026) pur nelle loro enormi differenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rimettere in questione, anzi rovesciare, la naturalit\u00e0 del sentiero di sviluppo capitalistico-occidentale implica valorizzare in modo pi\u00f9 accentuato elementi di critica che erano e sono pur presenti<em> nell\u2019intera<\/em> tradizione marxista: la dipendenza dell\u2019accumulazione capitalistica non tanto dalla creazione di valore, quanto dalla sua estrazione da periferie \u201ccoloniali\u201d (si badi bene, sia esterne sia interne). Quindi la capacit\u00e0 di alimentare e nutrirsi ad un tempo delle dissimmetrie e degli squilibri che esso stesso coltiva<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella ultima parte del libro, al fine di ancorare in un solido argomento fattuale questa intuizione, Arrighi si sforza di mostrare che nel suo sviluppo storico, e come vide lo stesso Smith, nello sviluppo orientale ed in particolare cinese \u00e8 stato creato e si \u00e8 mantenuto a lungo stabile un \u201c<em>mercato senza capitalismo<\/em>\u201d che \u00e8 stato capace di produrre molta pi\u00f9 ricchezza della controparte occidentale. Lo svantaggio \u00e8 che, per una serie di ragioni storiche proprie dell\u2019area, questo modello ha -anche per il suo successo e la sua stabilit\u00e0- in qualche modo intrappolato la societ\u00e0 cinese in un equilibrio (di alto livello) che ha limitato e inibito l\u2019innovazione (anche dove veniva prodotta) o, almeno, la sua diffusione ed utilizzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo equilibrio stabile si \u00e8 dato in almeno due lunghe fasi, prima delle quali ci sono stati secoli di grande dinamismo ed innovazione (che, secondo alcuni, erano sul punto di far nascere un capitalismo cinese), e sfortunatamente l\u2019ultima (la fase terminale della dinastia Qing) \u00e8 coincisa con l\u2019arrivo in forze del capitalismo occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>La logica territoriale nella storia del capitalismo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo aver compiuto una lunga carrellata sulla concatenazione delle crisi che hanno portato alle condizioni della transizione di potenza che \u00e8 il vero tema del libro, Arrighi scrive un capitolo nel quale \u00e8 ripresa la posizione di David Harvey<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>sull\u2019imperialismo \u201cdi tipo capitalistico\u201d come fusione di una logica che cerca il potere attraverso il controllo di un territorio, ovvero <em>accumulando spazio<\/em> in qualche modo, e una controllando il capitale economico che <em>si muove tra gli spazi<\/em>. La prima \u00e8 la \u201clogica territoriale del potere\u201d, la seconda la \u201clogica capitalistica del potere\u201d. Entrambe sono in una relazione dialettica. Molte azioni apparentemente sproporzionate come l\u2019enorme quantit\u00e0 di risorse impiegate nel sud-est asiatico in Vietnam, e l\u2019intero contenimento dell\u2019Unione Sovietica risponde a questa doppia esigenza, controllare gli spazi perch\u00e9 restino aperti all\u2019accumulazione ed all\u2019estensione degli scambi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Recuperando la nozione di Lefebvre<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> di \u201c<em>produzione dello spazio<\/em>\u201d viene messo in evidenza che la riorganizzazione spaziale \u00e8 normalmente un processo che accompagna i momenti di crisi della accumulazione illimitata di capitale. Per cui molto spesso per risolverle deve intervenire lo Stato creando nuovo spazio, infrastrutture, reti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La questione cruciale \u00e8 dunque il rapporto tra relazioni spaziali e forze produttive, inclusa la produzione di sicurezza. La relazione con il keynesismo militare, la produzione delle guerre, il controllo della liquidit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cRiassumendo, la rivalit\u00e0 tra stati per il controllo delle risorse mondiali \u00e8 stata una componente fondamentale della competizione intercapitalistica che ha spinto verso l\u2019accumulazione senza fine di potenza e di ricchezza lungo la traiettoria europea di sviluppo. La corsa agli armamenti \u00e8 stata infatti la fonte primaria dell\u2019infinita serie di innovazioni che hanno portato alla continua formazione, nei commerci e nella produzione, di nuove configurazioni spaziali di dimensioni e differenziazione crescenti e alla distruzione di quelle preesistenti. A fare del percorso europeo un percorso specificamente capitalistico era il fatto che il controllo sulle risorse finanziarie mondiali conferiva agli europei un vantaggio decisivo nella competizione per tutte le altre risorse. Sebbene l\u2019industrialismo abbia costituito sin dall\u2019inizio una componente importante di tale percorso, la Rivoluzione industriale come tale <em>fu pi\u00f9 una variabile \u2018intermedia\u2019 che una variabile \u2018indipendente\u2019<\/em>: fu il risultato di un\u2019interazione, durata due o tre secoli, di capitalismo finanziario, militarismo e imperialismo sfociata in quel periodo in un formidabile potenziamento della miscela. Per di pi\u00f9, non appena l\u2019industrializzazione si fu rivelata come l\u2019elemento chiave della potenza militare, il circolo virtuoso di aumento della ricchezza e della potenza che fino ad allora aveva caratterizzato il percorso europeo cominci\u00f2 a mostrare di essere vicino ai suoi limiti. In Europa la lotta per la conquista dello spazio considerato vitale per la creazione e il mantenimento di complessi militari-industriali competitivi and\u00f2 fuori controllo creando dei varchi per le rivolte \u2018anti-occidentali\u2019 della prima met\u00e0 del secolo che improvvisamente fecero lievitare i costi deprimendo contemporaneamente i benefici dell\u2019espansione territoriale oltremare. Contemporaneamente questa competizione determin\u00f2 una migrazione dell\u2019epicentro del potere dall\u2019Europa dell\u2019ovest verso Est e verso Ovest, in direzione della Russia e degli Stati uniti, cio\u00e8 dei due stati di dimensioni continentali che erano gi\u00e0 riusciti ad acquisire tutto lo spazio territoriale necessario a creare e mantenere complessi militari-industriali competitivi.\u201d (p.303).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo assetto, nel quale si era chiusa la seconda guerra seguirono lunghi anni di \u201cduopolio\u201d e di \u201cl\u2019equilibrio del terrore\u201d. Ma negli anni ottanta gli Stati Uniti, alzando progressivamente la posta della competizione, alla fine riuscirono a mettere in bancarotta i loro rivali. Dunque a sconfiggerli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il retroterra storico della nuova era asiatica<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 a questo punto che, dopo un avvio in sordina nelle prime riforme di Deng Xiaoping, dagli anni ottanta la Cina sembra essere impegnata in una \u201cpacifica ascesa\u201d apparentemente irresistibile e all\u2019inizio ben sostenuta dagli stessi Usa che con tale spostamento spaccano il campo socialista e pongono sotto pressione da sud il rivale storico. Ma dopo la caduta del comunismo sovietico, tra il 1989 ed il 1991, questa crescita continua ed accelera e con il tempo diventa una chiara minaccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stato nel quale il libro viene scritto, il primo decennio del nuovo millennio, ci sono ormai tre linee di pensiero strategico entro il sistema istituzionale americano per avere a che fare con la Cina:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Venire a patti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Contenerla con un circuito flessibile di base, accordi, alleanze. Quindi fare accordi e compromessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Uscire dal quadro strategico e cercare di fare \u201cil terzo che gode\u201d, lasciando che sul treno si ammazzino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda strategia, proposta da Kaplan, ha in effetti funzionato molto bene nel circondare, contenere ed infine battere l\u2019Urss, ma, ricorda Arrighi, la Cina non \u00e8 affatto come l\u2019Urss. Questa propone una dottrina dell\u2019<em>helping joeqi<\/em> che prevede di \u201cemergere velocemente in modo pacifico\u201d (p.326).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima e la terza sono altrettanto complesse da implementare, e spesso anche solo da comprendere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si tratta, chiaramente, di \u201cuna grande muraglia di incognite\u201d, nella quale \u00e8 chiaro solo che nell\u2019attuale assetto della mondializzazione le multinazionali occidentali prendono tutti i vantaggi e gli Stati Uniti, in quanto ente collettivo molto meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella <em>Quarta Parte<\/em>, intitolata ad una \u201cera asiatica\u201d che viene in qualche modo data per certa viene messo in evidenza che comunque gli Stati Uniti soffrono di una cruciale dipendenza dagli acquisti cinesi in dollari (indispensabile per conservare il predominio monetario) e d\u2019altra parte di merci a buon mercato (per sostenere il loro declinante stile di vita per la massa di una popolazione che non dispone di un reddito commisurato alle sue aspettative). Il secondo fattore rende estremamente problematico reagire efficacemente alla mancanza di competitivit\u00e0 delle merci prodotte in patria in stabilimenti americani (anche se buona parte delle merci importate \u00e8, in effetti, prodotta sempre da aziende americane o su licenza, ma, appunto in Cina o nei paesi del sud-est asiatico) con dazi o altre forme di protezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In quello che \u00e8 un nodo successivamente sciolto da Trump, viene indicato il circolo vizioso socio-politico che deriva da questo schema depressivo: <em>merci importate vs meno lavoro<\/em> solo temporaneamente rinviato dalla finanza<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Un circolo che fa, come reazione, emergere la \u201crivoluzione conservatrice\u201d (come la chiama Thomas Frank<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>) ovvero di \u201cbianchi, operai e classe media, che reagiscono alla perdita di prestigio sociale e di reddito rafforzando la propria identificazione con valori religiosi, forze armate e partito repubblicano pi\u00f9 che con i propri interessi di classe, le proprie organizzazioni sindacali e il partito democratico\u201d <a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> (p.342).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo grumo di sentimenti politici viene inizialmente tradotto in mandato politico da George Bush (2001-9), che \u00e8 quel a cui pensa Arrighi, ma poi in qualche modo trasformato nel \u201c<em>we can<\/em>\u201d di Barack Obama (2009-17) e finalmente preso di petto e portato in piena luce, insieme al problema della \u201cRust belt\u201d quindi del midwest e del sud, con il suo profondo rancore, dalla sorprendente campagna di Trump<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. In essa i temi dell\u2019egemonia americana, attraverso i fondamentali produttivi, sono posti come centrali e quindi quelli del confronto con gli ex inseguitori, con Giappone, Germania (e, per estensione, Unione Europea) e soprattutto Cina. Ma anche Messico e Canada (con la revoca dell\u2019accordo-chiave di Clinton, il padre della globalizzazione neoliberale, e la successiva ridiscussione su basi pi\u00f9 convenienti per il reshoring<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> delle industrie americane).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Del resto l\u2019incoerenza della politica di Bush, ma per certi versi anche quella di Obama, era che al contempo cercava l\u2019appoggio della \u201crust belt\u201d e del capitalismo monopolistico fortemente finanziarizzato e internazionalizzato che la generava. Per come la mette Arrighi, \u201csi tratta insomma di una mancanza di coerenza che esprime la necessit\u00e0 dell\u2019amministrazione Bush di coniugare la volont\u00e0 del capitale americano di trarre profitto dall\u2019espansione cinese con i sentimenti nazionalistici e militaristi della propria base elettorale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal punto di vista del progetto di potenza anglosassone, dunque bisogna cambiare passo nel confronto con la Cina e passare a focalizzare il contenimento intorno a lei. Ma della Cina, in ultima analisi, i decisori americani non sanno nulla. E quindi non riescono a prefigurare le conseguenze della sua ascesa. A partire dalla leggenda che vede nascere lo Stato Nazionale in Europa, quando molti stati del sud-est asiatico hanno secoli di precedenza (il Giappone, la Corea, la Cina stessa, il Vietnam, il Laos, la Thailandia e la Cambogia). Oppure dalla questione dei traffici marittimi privati: anche questo fattore decisivo non \u00e8 prerogativa esclusiva dell\u2019Europa, in proposito si ricorda come durante la dinastia Song (960-1276) ci fu una grande fioritura di traffici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Cina, insomma, non viene dopo. Non \u00e8 una appendice dell\u2019occidente e da questo interamente determinata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci sono grandi differenze:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La dinamica del sistema europeo era caratterizzata dalla competizione militare fra le singole entit\u00e0 nazionali e da una tendenza all\u2019espansione geografica del sistema di dominio. L\u2019evento di pace pi\u00f9 lungo (1815-1914) \u00e8 stato infatti senza precedenti e peraltro caratterizzato da una intensa attivit\u00e0 di lotte di espansione competitive. Invece il sistema asiatico si distingueva per la sostanziale assenza di scontri militari di rilievo (anche nella \u201cpace\u201d europea ci furono numerose guerre minori per procura o frizionali, da alcune di queste nacque lo stato italiano). In Asia ci furono, al contrario, trecento anni di pace ininterrotte tra due eventi bellici, entrambi provocati dal Giappone (il pi\u00f9 militarista tra gli stati orientali), le due invasioni della Corea nel 1592-98 e nel 1894-95, che finirono in entrambi i casi per coinvolgere i cinesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019assenza di ogni tendenza alla costruzione di imperi oltremare e della corsa agli armamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 possibile che tra le due differenze ci siano relazioni di interna necessit\u00e0 (l\u2019impero oltremare viene sviluppato per la pressione competitiva, anche se nel caso europeo \u00e8 mosso dall\u2019imprenditoria privata, tuttavia protetta e coperta dalla nazione di riferimento).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per lo pi\u00f9, oltre tutto, le guerre orientali non sono avvenute tra stati nazionali, ma alla frontiera. In particolare negli ultimi anni dei Ming e nei primi centocinquanta anni della dinastia Qing. la grande strategia dell\u2019impero cinese fu sempre di cercare di trasformare una frontiera difficile (quella con le trib\u00f9 seminomadi mongole) in una periferia pacificata abilitata a fungere da cuscinetto. A riprova di ci\u00f2 bisogna ricordare che non appena questo obiettivo sembr\u00f2 ottenuto (intorno al 1760) cess\u00f2 immediatamente l\u2019espansione territoriale (p.354).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma c\u2019\u00e8 anche una fondamentale differenza per Arrighi, e questa potrebbe fungere da spiegazione, insieme alla minore competizione, per spiegare l\u2019assenza di una spinta coloniale (ovviamente un\u2019altra \u00e8 il carattere molto pi\u00f9 \u201cpieno\u201d delle aree limitrofe all\u2019estremo oriente): la dinamica delle risorse. Mentre in Europa si estraggono, con qualsiasi mezzo, risorse dalle periferie conquistate, in Cina, al contrario, nelle periferie si investe per conquistarne l\u2019amicizia e\/o la subalternit\u00e0<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ne consegue, da questo insieme di fattori, che mentre lo sviluppo europeo \u00e8 fortemente estroverso quello estremorientale \u00e8 pi\u00f9 introverso. Inoltre il peso degli scambi commerciali sulle lunghe distanze resta sempre molto pi\u00f9 rilevante per il sistema europeo, che in termini di sistema-mondo era periferico<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, che nel sistema orientale, nel quale gli scambi a breve raggio, interstatali o infrastatali, sono preminenti. \u00c8 in questa dissimmetria che affonda il basso rendimento immediato delle famose spedizioni di Zheng He nell\u2019Oceano Indiano nel quindicesimo secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa dissimetria a svantaggio europeo \u00e8 fatta saltare dalla scoperta, non accidentale ma sistemica (ovvero espressione della ricerca di sbocchi e della competizione tra le corone europee), dell\u2019America e soprattutto dalla costosa spinta alla sua colonizzazione. Questa ha finito per offrire agli stati europei sia nuovi mezzi per la penetrazione nei mercati asiatici sia una nuova fonte di ricchezza e potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In sostanza \u201cl\u2019estroversione della lotta per il potere in Europa era una caratteristica fondamentale della specifica combinazione di capitalismo, militarismo e ambizione territoriale che \u00e8 stata la forza propulsiva della globalizzazione del sistema statale europeo\u201d (p.357).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Consegue da questa lettura la necessit\u00e0 di riconoscere che <em>il mercato interno non \u00e8 una invenzione occidentale<\/em>, per tutto il diciottesimo secolo il pi\u00f9 grande mercato nazionale \u00e8 in Cina. Si tratta di una istituzione dalla lunga gestazione che viene consolidata dalle politiche della dinastia Qing, ma che parte dalla necessit\u00e0 durante la dinastia Song del Sud (1127-1276) di finanziare le spese militari e le ricostruzioni derivanti dalle guerre con i mongoli a nord e di ovviare alla perdita di controllo della essenziale \u201cvia della seta\u201d incoraggiando altre attivit\u00e0 tassabili come i traffici marittimi privati. A questo fine finanziarono la ricerca cantieristica e navale e resero le giunche cinesi le pi\u00f9 avanzate del periodo, con innovazioni come la bussola, la pruna affilata su fondo piatto, etc\u2026 gli spostamenti di popolazione al sud port\u00f2 la densit\u00e0 nelle regioni risicole pi\u00f9 alta che in Europa e il sovrappi\u00f9 agricolo consent\u00ec una elevata diversificazione di attivit\u00e0. Sotto la dinastia Yuan (1277-1368) questo processo di consolid\u00f2, portando a estese reti commerciali tra i mari del sud-est e l\u2019oceano indiano<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. In sostanza per Arrighi \u201cnell\u2019Asia orientale ai tempi dei Song e degli Yuan erano gi\u00e0 presenti quelle che si sarebbero dimostrate tendenze tipiche del percorso di sviluppo europeo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma queste tendenze non sfociarono nella competizione tra stati per la costruzione di imperi territoriali e commerciali oltremare. Anzi, sotto la dinastia Ming ci fu una svolta introversa, furono poste sotto controllo le rotte esterne e favorito il commercio interno, e fu spostata la capitale da Nanchino a Pechino, spostando di fatto a nord le strutture commerciali e di mercato che si erano sviluppate nel sud. Furono anche costruite vie d\u2019acqua interne per portare le risorse agricole del sud al nord che si specializz\u00f2 nelle produzioni di cotone grezzo, mentre nello Yangtzi avveniva la lavorazione in tessuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I Ming, insomma, favorirono una pi\u00f9 pronunciata divisione del lavoro e relativo commercio interno e centralizzarono il controllo fiscale, ponendo restrizioni al commercio marittimo come all\u2019emigrazione nel sud-est asiatico. E\u2019 questo il contesto nel quale le spedizioni d Zheng He, quando la turbolenza della frontiera nord diventa impellente vennero interrotte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dilemma \u00e8 acuto, come scrive Janet Abu-Lughod: \u201csul punto di dominare una considerevole porzione del globo e in possesso di un vantaggio tecnologico non solo attinente alle produzioni pacifiche, ma anche alla potenza militare e navale [\u2026] perch\u00e9 mai la Cina ha fatto retromarcia e ritirato la flotta, lasciando cos\u00ec un enorme vuoto di potere che i mercanti mussulmani, privi com\u2019erano dell\u2019appoggio militare di una flotta di stato, si trovarono assolutamente impreparati a colmare, ma che i loro \u2018colleghi\u2019 europei si sarebbero dimostrati ansiosi e perfettamente in grado di occupare solo settant\u2019anni dopo\u201d (cit.p.360).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La risposta di Arrighi \u00e8 semplice:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cGli stati europei hanno combattuto guerre senza fine allo scopo di stabilire un controllo esclusivo sulle rotte che univano l\u2019Ovest all\u2019Est, perch\u00e9 il controllo del commercio con l\u2019Oriente rappresentava una risorsa critica per la ricerca di ricchezza e potere da loro praticata. Invece per i governanti cinesi il controllo delle rotte commerciali di lunga distanza era assai meno importante che non il consolidamento di relazioni pacifiche con gli stati confinanti e l\u2019integrazione di tutto il loro popoloso dominio in un\u2019unica economia nazionale a base agricola. Quindi per i Ming era del tutto razionale non disperdere risorse nel tentativo di controllare rotte commerciali fra Est e Ovest, per concentrarsi invece nello sviluppo del mercato interno, dando cos\u00ec l\u2019avvio a quello che Smith definir\u00e0 come modello esemplare del suo percorso \u2018naturale\u2019 verso la ricchezza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui viene anche una delle differenze pi\u00f9 sorprendenti della diversa mentalit\u00e0, e situazione materiale, dell\u2019estremo oriente, rispetto al caso europeo: persino il commercio tributario (che, appunto, le missioni di Zheng He avrebbero espanso) aveva un saldo negativo. Da oltre mille anni, dai tempi delle dinastie Qin, i rapporti tributari fra il centro e gli stati vassalli, al contrario del modello occidentale (ma, per quel che ne sappiamo anche persiano), non erano dalla periferia al centro via tributo o tassa. Gli stati vassalli, salvo che nella dinastia Yuan, portavano doni simbolici, ad attestare la loro fedelt\u00e0, ricevendo in cambio doni di valore maggiore. La relazione era quindi in qualche modo di clientela\/protezione. il \u201cregno di mezzo\u201d, che era pi\u00f9 ricco per la sua estensione e mercato interno, acquistava la fedelt\u00e0 e controllava i flussi di merci attraverso la creazione di una fascia di paesi vassalli tenuti in condizione di reciproca convenienza<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. Questa unione di \u201cricchezza e liberalit\u00e0\u201d che procura \u201camici e servi\u201d, come disse Thomas Hobbes, funzionava se il paese era ricco e se era abbastanza forte da disincentivare (anche pagandoli) i vicini a provare ad appropriarsene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La transizione violenta tra Ming e Qing \u00e8 causata dal venire meno di tutte queste condizioni. Quindi dalla riduzione del \u201ctributo inverso\u201d e dalle crescenti difficolt\u00e0 fiscali. Per un poco si trov\u00f2 un equilibrio basato sull\u2019argento europeo e l\u2019esazione di tasse ai traffici relativi, ma nel 1644 una generalizzata rivolta afferm\u00f2 la dinastia successiva. La dinastia rivoluzionaria part\u00ec con il bando al commercio privato e una violenta politica della \u201cterra bruciata\u201d che trasform\u00f2 il sud-est della Cina in \u201cuna terra di nessuno che teneva separati i due universi economici\u201d. Dopo venti anni fu rimosso il bando ma inserite comunque drastiche limitazioni alle navi e la proibizione di mettere su di esse le armi da fuoco. Nel 1717 fu di nuovo proibito andare all\u2019estero e nel 1757 definito un unico porto autorizzato. Ma contemporaneamente fu esteso il mercato interno con le terre di frontiera nord e ridotte le tasse, insieme a redistribuzione delle terre e bonifiche. Segu\u00ec una politica di riduzione delle ineguaglianze interne e grandi opere per dare lavoro, oltre che la ristrutturazione dei granai pubblici (che compravano il grano nei periodi di abbondanza e lo mettevano a disposizione a prezzo politico in quelli di carenza). Pace, prosperit\u00e0, crescita demografica e quel modello che Smith vide al suo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto molto efficace e razionale, ma con un grosso punto debole che i contemporanei non potevano vedere: <em>gli europei<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Cina era infatti entrata in quella che Arrighi chiama \u201cuna trappola di equilibrio di alto livello\u201d, l\u2019insieme degli incentivi presenti nella situazione non incoraggiava l\u2019innovazione e lo sviluppo tecnico e tendeva ad essere statica. Non \u00e8 sempre stato cos\u00ec, anzi tra il 800 e 1300 c\u2019era stata una grande crescita tecnica in Cina, ma poi rallent\u00f2. Alcuni, come Christopher Chase-Dunn e Thomas Hall<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a> ne hanno tratto la convinzione che il capitalismo era sul punto di materializzarsi nella Cina dei Song (del sud), ovvero prima dello spostamento a nord ad opera dei Ming. Certo, dopo di allora ci fu un altro scalino di crescita tra la fine dei Ming e i Qing, appunto per effetto delle massicce politiche pubbliche e riforme rivolte a rendere pi\u00f9 equilibrata l\u2019economia, ma port\u00f2, se pure ad un equilibrio pi\u00f9 \u201calto\u201d, in realt\u00e0 ad una maggiore distanza dal capitalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bisogna intendere i termini per come qui si usano:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cil carattere capitalistico di uno sviluppo su basi di mercato non \u00e8 determinato dalla presenza di istituzioni e disposizioni capitalistiche, ma dalla relazione tra potere dello stato e capitale. Si possono aggiungere capitalisti a volont\u00e0 a una economia di marcato, ma se lo stato non \u00e8 subordinato al loro interesse di classe, quell\u2019economia di mercato mantiene il suo carattere non capitalistico\u201d (p.368).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Soprattutto sotto la dinastia \u201crivoluzionaria\u201d dei Qing, ma anche sotto i precedenti Ming, anche se i banchieri e uomini di affari della provincia dello Shanxi e oltremare assomigliavano agli stessi tipi umani europei del sedicesimo secolo nel complesso prevaleva l\u2019ostilit\u00e0 dello stato per chi era diventato \u201canormalmente ricco\u201d (come si esprime Braudel); cosa che significa che \u201cl\u00ec non poteva esserci capitalismo, fatta eccezione per alcuni gruppi ben definiti che erano sostenuti dallo stato e, in definitiva, alla merc\u00e9 dello stato\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come sottolinea anche un autore cinese:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cgran parte della ricchezza commerciale europea \u00e8 stata divorata da governi sempre a corto di mezzi e ansiosi di espandere le loro entrate fiscali per far fronte all\u2019aumento senza fine dei costi della guerra [\u2026] Sia i mercanti sia i governanti europei traevano vantaggio da questa loro complessa relazione, i primi intascando profitti favolosi e i secondi procurandosi il denaro di cui avevano assoluta necessit\u00e0. La Cina del tardo impero non ha sviluppato questo tipo di mutua dipendenza dai grandi mercanti. In assenza di difficolt\u00e0 finanziarie di dimensioni paragonabili a quelle europee, i funzionari governativi cinesi fra il sedicesimo e il diciottesimo secolo erano meno stimolati a immaginare forme di finanza creativa e a contrarre grandi debiti coi mercanti, mentre restava loro sostanzialmente estraneo il concetto di debito pubblico, cos\u00ec come quello di debito privato\u201d<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci furono peraltro grandi organizzazioni affaristiche capaci di controllare grandi reti di intermediari commerciali ed appaltatori, ma rimasero sempre un gruppo subordinato, che per lo pi\u00f9 proliferava negli spazi interstiziali. L\u2019esempio pi\u00f9 importante \u00e8 quello della famiglia Zheng che mise in piedi un vero e proprio impero commerciale di dimensioni simili all\u2019Olanda del tempo, eliminando anche la concorrenza portoghese, usando navi da guerra competitive e armi da fuoco. Riuscirono anche a liberarsi degli esattori Ming, ma ne provocarono la reazione, si rifugiarono infine a Taiwan ma furono sconfitti militarmente dai Qing nel 1683. Questo provoc\u00f2 il disarmo dei commercianti cinesi e la \u201cterra bruciata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando alla fine giunsero gli europei, e dopo guerre che costarono oltre venti milioni di morti<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>, tutto il sistema cinese fu incorporato in posizione subordinata nel sistema europeo, ormai divenuto mondiale. Si ebbe una enorme contrazione della sua quota della produzione mondiale. all\u2019Asia orientale mancava una cosa essenziale, la sinergia tra militarismo, industrialismo e capitalismo che invece \u00e8 tipica del cammino europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma ci\u00f2, ovvero la subordinazione, non fu:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cin misura determinante il frutto di una maggiore competitivit\u00e0 dell\u2019impresa economica europea rispetto a quella asiatica e, in particolare a quella cinese. Contrariamente all\u2019affermazione di Marx e Engels che le merci a buon mercato sarebbero state \u2018l\u2019artiglieria pesante\u2019 con cui la borghesia europea avrebbe abbattuto \u2018tutte le muraglie cinesi\u2019, i produttori e i mercanti inglesi incontrarono molte difficolt\u00e0 a battere la concorrenza delle loro controparti cinesi anche dopo che le muraglie dei regolamenti statali che avviluppavano l0economia nazionale della Cina erano state abbattute dalle cannoniere britanniche. Sebbene dopo il 1830 alcuni settori e regioni dell\u2019economia cinese venissero pesantemente danneggiati dalle importazioni di prodotti tessili inglesi, nei mercati rurali le stoffe di cotone provenienti dall\u2019Inghilterra non furono mai in grado di competere col pi\u00f9 robusto panno cinese. Inoltre, man mano che le importazioni dall\u2019estero rendevano obsoleta la filatura manuale del cotone, l\u2019introduzione anche in Cina di filati pi\u00f9 a buon mercato prodotti a macchina confer\u00ec all\u2019industria tessile locale una nuova spinta propulsiva che non solo le consentiva di mantenere le proprie posizioni, ma anche di crescere. Le aziende occidentali che aprirono stabilimenti in Cina non riuscirono mai a penetrare commercialmente in modo efficace nelle sconfinate regioni interne, e dovettero sempre dipendere dalla mediazione dei grossisti cinesi sia per le forniture di materia prima sia per la vendita dei loro prodotti. Gli imprenditori e i prodotti occidentali ebbero effettivamente successo solo in alcuni settori industriali, come le ferrovie e le miniere, ma nel resto dell\u2019attivit\u00e0 economica il mercato cinese non doveva procurare che frustrazioni agli uomini d\u2019affari stranieri\u201d (p.373).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sorsero settori redditizi, il pi\u00f9 rilevante divenne l\u2019esportazione di lavoratori, i coolie, e la gestione delle rimesse. Ci\u00f2 fece le fortune di Singapore, Hong Kong, Penang e Macao e di molti capitalisti cinesi all\u2019estero, fino al collasso della dinastia nel 1911. Ma gi\u00e0 dalla guerra del 1841, cosiddetta \u201cdell\u2019oppio\u201d, la Cina nel suo complesso non era pi\u00f9 il centro del sistema orientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo punto il Giappone, modernizzandosi a tappe forzate, tenta di prenderne il posto. La guerra che segue nel 1894 accelera ulteriormente il disfacimento ed il caos politico. Seguono i signori della guerra, un\u2019altra invasione giapponese, la guerra civile tra comunisti e nazionalisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Subentra l\u2019egemonia americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Origini e dinamica della ascesa cinese<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo punto resta da cercare di spiegare le ragioni dell\u2019ascesa cinese dal pozzo del declino in cui era caduta. In grande misura questa \u00e8 in relazione con l\u2019attrazione di capitali e di know how occidentale, ma non dipende tanto dalla manodopera abbondante ed a buon mercato, quanto dalla disponibilit\u00e0 di forza-lavoro di alta qualit\u00e0 in termini di salute, istruzione e margini di autonomia, insieme alla rapida espansione delle condizioni della domanda e dell\u2019offerta generata dalla mobilitazione produttiva di queste risorse nel paese. Ma questa attrazione riesce per la mediazione ancora una volta dei capitalisti cinesi, per lo pi\u00f9 della diaspora, ovvero di Taiwan e Hong Kong. In pratica \u00e8 come se si fosse stabilita <em>un\u2019alleanza tra il Partito Comunista al potere e gli imprenditori d\u2019oltremare<\/em>, che consentono ai capitali occidentali di saltare sul carro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la Cina non si allinea mai, in nessuna circostanza, al <em>Washington Consensus<\/em>, protegge la propria sovranit\u00e0 e cerca sempre di mantenere la stabilit\u00e0 nelle ristrutturazioni facendole procedere solo di conserva con la creazione di nuovi posti di lavoro. Accetta gli investimenti diretti solo e nella misura in cui li reputa funzionali ai propri interessi nazionali. Tiene alte le protezioni, modernizza il sistema di istruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In sostanza mette pi\u00f9 in competizione tra di loro i capitalisti che i lavoratori (p.395).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, <em>tiene sempre il coltello dalla parte del manico<\/em>, determinando una condizione di perenne sovraccumulazione che genera una pressione al ribasso dei saggi di profitto. Si tratta di una sorta di capitalismo \u2018alla Smith\u2019, che costringe i capitalisti, per mezzo dell\u2019inarrestabile concorrenza, a muoversi in direzione dell\u2019interesse nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche se al prezzo di episodi di superfruttamento nell\u2019insieme si tratta, cio\u00e8, di una \u201caccumulazione senza spoliazione\u201d. Svolgono un ruolo in questa direzione le imprese di municipalit\u00e0 (p.400), le conquiste dell\u2019epoca di Mao, l\u2019incapacit\u00e0, per ora, della classe dei capitalisti di prendere il potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Poteva farsi qualcosa di diverso?<\/em> Arrighi risponde di no. \u201cIl partito comunista non poteva fare altro che giocare al gioco della politica mondiale con le regole che c\u2019erano, ossia con quelle capitalistiche, come d\u2019altra parte sapeva benissimo lo stesso Mao. Dopo che l\u2019incombente sconfitta in Vietnam aveva costretto gli Stati Uniti a riammetterla nel giro dei normali scambi commerciali e diplomatici con gli altri paesi dell\u2019estremo oriente e con il resto del mondo, era perfettamente logico per la Cina comunista cercare di sfruttare le opportunit\u00e0 aperte da quei rapporti per rilanciare la ricchezza nazionale e la sua potenza\u201d (p.409).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alcune radici del resto sono proprio presenti nella rivoluzione anti-leninista condotta sin\u00a0 dall\u2019inizio da Mao. Anche se restava il Partito-avanguardia questo portava avanti una \u201c<em>linea di massa<\/em>\u201d, non solo maestro ma anche allievo delle masse. Ci\u00f2 significava anche promuovere contadini pi\u00f9 che operai (la \u201cclasse rivoluzionaria\u201d di Marx), dato che questi per lo pi\u00f9 stavano dalla parte del capitale con il quale erano integrati. Ci\u00f2 spinse il partito rivoluzionario verso la Cina profonda, lontano dalla costa. Ma ci\u00f2 modell\u00f2 anche il particolare rapporto con le masse contadine che furono elevate ed assorbite dal partito comunista e quello con la rivoluzione industriale, che non fu mai presa in modo acritico (come in sostanza ha fatto il comunismo sovietico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla fine per Arrighi l\u2019ascesa economica cinese, anche se difettosa e rischiosa, \u00e8 il \u201csintomo premonitore di quella maggiore equit\u00e0 e rispetto reciproco fra i popoli di stirpe europea e non europea che Smith aveva delineato e auspicato duecentotrenta anni fa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per concludere due sono le caratteristiche di un possibile, futuro, \u201cBeijng consensus\u201d per Arrighi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>La localizzazione<\/em>, ovvero \u201cil riconoscimento della necessit\u00e0 di tarare lo sviluppo sulla base delle necessit\u00e0 locali\u201d,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Il multilateralismo<\/em>, cio\u00e8 \u201cil riconoscimento dell\u2019importanza della cooperazione tra stati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019insieme di queste due caratteristiche pu\u00f2 aprire lo spazio ad una nuova Bandung<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a> che metta fuori gioco le istituzioni finanziarie del Nord, offrendo condizioni migliori, e che ponga infine termine, anche se ci vorr\u00e0 tempo, all\u2019egemonia Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Producendo un possibile Commonwealth futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> &#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/07\/sviluppi-della-teoria-della-dipendenza.html\">Sviluppi della teoria della dipendenza<\/a>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> &#8211; Si veda,\u00a0 Domenico Losurdo, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/12\/domenico-losurdo-il-marxismo-occidentale.html\"><em>Il marxismo occidentale<\/em><\/a>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> &#8211; Come abbiamo visto nella Parte Seconda, qui \u00e8 d\u2019obbligo riferirsi alla principale opera della scuola americana, l\u2019ultima di Paul Baran, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/paul-baran-paul-sweezy-il-capitale.html\"><em>Il capitale monopolistico<\/em><\/a>\u201d, scritto nel 1967 con Paul Sweezy. In esso viene formulato una sorta di \u201c<em>teorema di impossibilit\u00e0<\/em>\u201d nella fase monopolistica del capitalismo. La rivoluzione sistemica nelle societ\u00e0 del centro capitalistico (monopolista) maturo non avviene dove si aspetta; questo ha, infatti, una immensa capacit\u00e0 di coinvolgimento ed egemonica, ma anche, e nella stessa logica\u00a0produce una capacit\u00e0 di mobilitazione <em>alle periferie<\/em>, che di necessit\u00e0 ne devono pagare il prezzo. <em>Lo schema della rivoluzione al culmine dello sviluppo delle forze produttive ne viene rovesciato<\/em>: le condizioni dell\u2019instabilit\u00e0 sistemica del capitalismo non si danno al centro, ma nelle sue periferie interconnesse e vitali per la sua sopravvivenza, nel senso specifico che senza l\u2019estrazione di \u2018surplus potenziale\u2019 da queste esso resta condannato alla tendenza alla stagnazione e quindi non \u00e8 in grado di riprodurre il consenso al suo interno. Questa forma di capitalismo, diretta e controllata dalle grandi imprese per azioni monopoliste e multinazionali, \u00e8 quindi\u00a0<em>strutturalmente imperiale<\/em>\u00a0e organizzato di necessit\u00e0\u00a0<em>per grandi catene di sfruttamento internazionali<\/em>. Catene che determinano l\u2019estrazione di valore e la contrapposizione tra la massima opulenza e la massima disperazione, entro e fuori le cittadelle assediate delle metropoli occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> &#8211; David Harvey, \u201c<em>The new imperialism<\/em>\u201d, 2003<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> &#8211; Henry Lefebvre, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/05\/henri-lefebvre-spazio-e-politica.html\"><em>Spazio e politica<\/em><\/a>\u201d, 1974,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> &#8211; Si veda la classica analisi di Wolfgang Streeck, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/07\/wolfgang-streeck-tempo-guadagnato.html\"><em>Tempo guadagnato<\/em><\/a>\u201d, 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> &#8211; Thomas Frank, \u201c<em>What\u2019s the matter with Kansas? How the conservative won the heart America<\/em>\u201d, Owl Books, 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> &#8211; Si tratta di un effetto largamente studiato. Si veda Andrew Spannaus, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/07\/andrew-spannaus-la-rivolta-degli.html\"><em>La rivolta degli elettori<\/em><\/a>\u201d, 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> &#8211; La campagna di Trump \u00e8 per molti versi sorprendente, si veda ad esempio: George Lakoff \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/03\/george-lakoff-nessuno-sa-perche-trump.html\">Nessuno sa perch\u00e9 Trump sta vincendo. La risposta delle scienze cognitive<\/a>\u201d, o \u201cDonald Trump, Barac Obama, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/01\/donald-trump-barac-obama-discorsi-di.html\">Discorsi di insediamento<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> &#8211; Il \u201creshoring\u201d \u00e8 un fenomeno strettamente economico e designa il rientro in patria delle aziende che in precedenza avevano delocalizzato la produzione. In genere si tratta di aziende collocate nei segmenti alti del prodotto che vogliono ulteriormente valorizzare il proprio marchio, ma influiscono fattori come il costo dei trasporti, connessi con i prodotti energetici (e la loro volatilit\u00e0), la necessit\u00e0 di avere linee di produzione pi\u00f9 moderne e flessibili, e il fatto che nei paesi di primo esodo (incluso la Cina) i salari si avvicinano a quelli occidentali (che per lo pi\u00f9, al contrario, scendono). In Italia il fenomeno riguarda soprattutto aziende della moda e dell\u2019elettronica-elettrotecnica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> &#8211; Questa differenza dipende probabilmente dalla ricchezza e forza relativa e dalle masse in campo tra i paesi europei, sempre in equilibrio instabile tra di loro e soggetti a continui giochi triangolari, e la situazione del sud-est asiatico nel quale un grande e ricco centro si trova circondato da stati antichi, singolarmente molto meno forti ma in grado, come una muta di cani nei confronti di un leone, di fare seri danni se coalizzati. La strategia meno costosa potrebbe essere stata in questo contesto di pagare e corrompere, poi le pratiche diventano tradizione, e le tradizioni diventano cultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> &#8211; Questa \u00e8 poi una delle tesi essenziali di tutta la scuola, e di un\u2019ampia corrente storiografica che continua a lavorare in questa direzione. Comunque c\u2019\u00e8 una essenziale dissimmetria di lunga durata negli scambi tra il sistema europeo e quello orientale, e dura fin tutto l\u2019ottocento: in sostanza le merci vanno dall\u2019oriente all\u2019occidente, mentre dall\u2019occidente all\u2019oriente vanno per lo pi\u00f9 metalli preziosi. La soluzione inglese, il famoso \u201ccommercio triangolare\u201d basato sulla conquista dell\u2019India, \u00e8 uno dei fattori decisivi (insieme all\u2019altro \u201ctriangolo\u201d atlantico) per l\u2019egemonia inglese ed europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> &#8211; La letteratura citata in questa parte \u00e8 essenzialmente cinese, si tratta di Jung-pang Lo, \u201cMarittime commerce and its relation to the Sung Navy\u201d, 1969, Po-kueng Hui, \u201cOverseas chinese business networks: east asian economic development in historical prospective\u201d, 1995, Lien-sheng Yang, \u201cMoney and credit in China. A short history\u201d, 1952, Luquan Guan, \u201cSongdai guangzhou de haiwai maoyi\u201d, 1994, Yoshinobu Shiba, \u201csong foreign trade: its scope and organization\u201d, 1983, ma anche occidentale, Francesca Bray, \u201cThe rice economies: thecnology and development in asian societies\u201d, 1986, Mark Elvin, \u201cThe pattern of the chinese past\u201d, 1973, Ravi Palat, \u201cHistorical transformation in agranian system based on wet-rice coltivation: toward an alternative model of social change\u201d 1995,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> &#8211; La fonte di questa informazione \u00e8 cinese, si tratta di Gao Weinong, \u201cZou xiang jistsi de Zhongguo yu \u2018chaogong\u2019 guo guanxi\u201d, 1993<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> &#8211; Chase-Dunn, Hall, \u201c<em>Rise and demise: comparing word-system<\/em>\u201d, 1997<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> &#8211; Ferdinand Braudel, \u201c<em>Civilt\u00e0 materiale, economia e capitalismo<\/em>\u201d, 1982<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> &#8211; Bin Wong, \u201c<em>China trasformed. Historical change and the limits of european experience<\/em>\u201d, 1997, p.146<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> &#8211; Hosea Jaffe, in \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/05\/hosea-jaffe-era-necessario-il.html\">Era necessario il capitalismo?<\/a><\/em>\u201d ricorda l\u2019articolo che Marx scrisse per il \u201c<em>New York Tribune<\/em>\u201d nel 1853 sulla \u201crivoluzione in Cina ed in Europa\u201d. In esso prevedeva che \u201cle prossime insorgenze dei popoli europei e il loro movimento per la libert\u00e0 repubblicana e un\u2019economia di governo dipendono probabilmente pi\u00f9 da ci\u00f2 che avviene nel Celeste Impero \u2013 antitesi di ci\u00f2 che \u00e8 l\u2019Europa \u2013 che da qualsiasi altra spinta politica in atto, comprese le minacce della Russia e il rischio conseguentemente plausibile di una guerra europea\u201d. Ma \u201cci\u00f2 che avviene nel Celeste Impero\u201d era in effetti la rivoluzione Taiping (1851-1864) piegata solo dalle truppe inglesi del generale Gordon, ed era, niente di meno che, \u201cla pi\u00f9 grande lotta di classe della storia\u201d. Basata nella citt\u00e0 di Nanchino ebbe come bersaglio la libert\u00e0 delle donne, la terra ai contadini, l\u2019espulsione delle potenze straniere, l\u2019educazione popolare e l\u2019eguaglianza dei cittadini. E come antitesi i poteri coloniali. Malgrado questo esempio che giudica lui stesso \u201cformidabile\u201d, per\u00f2 Marx alla fine sembra contrario. Il dilemma sembra essere il seguente: la rivoluzione Taiping, in caso di successo, avrebbe potuto rovesciare il modo di produzione del dispotismo asiatico dall\u2019interno? Senza, cio\u00e8, passare per il modo di produzione capitalistico e per la conseguente dominazione coloniale? Il\u00a0<em>Manifesto dei Taiping<\/em>, che al loro massimo ebbero oltre due milioni di combattenti, prevedeva una societ\u00e0 senza classi e l\u2019eguaglianza universale, inoltre l\u2019abolizione della propriet\u00e0 privata sui terreni, e l\u2019espropriazione dei beni dei proprietari per accedere ad una propriet\u00e0 comunitaria della terra, inoltre l\u2019abolizione del commercio privato e l\u2019eguaglianza tra i sessi, con messa al bando di schiavit\u00f9, oppio, tabacco, alcol, poligamia, monarchia ed espulsione dei colonialisti stranieri. Purtroppo, quando questi furono sconfitti e sterminati dai cannoni inglesi, in un articolo del 1862 Marx dichiar\u00f2 che \u201cnella lotta contro il marasma conservatore non sembrano avere introdotto altro che forme grottesche di distruzione, senza alcun germe di rigenerazione\u201d (p.102).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> &#8211; Si tratta del movimento dei paesi coinvolti nel <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Conferenza_di_Bandung\">Patto di Bandung<\/a>, che era stato siglato nel 1955 tra 29 paesi del \u201csud del mondo\u201d, non tutti socialisti. L\u2019elemento unificatore di questo accordo \u00e8 la lotta al colonialismo, che unisce l\u2019Egitto di Nasser, l\u2019India di Nehru, l\u2019Indonesia di Sukamo, la Cina di Zhou Enlai. Successivamente, nel 1961, e quindi poco prima di questa conferenza, alla conferenza di Belgrado si propone la linea del \u201c<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Movimento_dei_paesi_non_allineati\">non allineamento<\/a>\u201d, con ben 120 stati (l\u2019attuale presidente \u00e8 Maduro).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/10\/giovanniarrighi-adam-smith-pechino.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/10\/giovanniarrighi-adam-smith-pechino.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; Nella seconda parte (qui la prima) di questa lettura dell\u2019ultimo libro di Giovanni Arrighi avevamo descritto il modo in cui l\u2019autore d\u00e0 conto dell\u2019intervallo tra la \u201ccrisi spia\u201d degli anni sessanta, connessa con il doppio deficit statunitense, l\u2019esaurimento del predominio industriale e il termine con successo dell\u2019inseguimento dei paesi sconfitti della seconda guerra ed aiutati a rialzarsi in chiave antisovietica nei confronti degli Usa, l\u2019evento scatenante epocale della sconfitta&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":35687,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-e3v","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54033"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=54033"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54033\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":54034,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54033\/revisions\/54034"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/35687"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=54033"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=54033"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=54033"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}