{"id":54038,"date":"2019-11-08T11:49:27","date_gmt":"2019-11-08T10:49:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54038"},"modified":"2019-11-08T11:50:28","modified_gmt":"2019-11-08T10:50:28","slug":"chi-assiste-chi-il-meridione-paga-le-pensioni-del-nord-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54038","title":{"rendered":"Chi assiste chi? Il meridione paga le pensioni del nord Italia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ECONOMIA E POLITICA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cosiddetta questione meridionale, ed il tema del dualismo e delle due velocit\u00e0 del nostro Paese, hanno storia molto antica: basti pensare che a leggere <strong>Nitti<\/strong>, politico e studioso del tema di classe 1868, pare di trovarsi di fronte un moderno editoriale su di un giornale italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ripete una retorica che vede nei, pur ampi, divari di capacit\u00e0 fiscale nel nostro paese, due diversi ed opposti poli. Questi sarebbero un Meridione stantio, che beneficia di una redistribuzione a cui contribuiscono in maniera netta le viceversa avanzate e prospere regioni del Nord, talvolta raffigurate come stanche di far la carit\u00e0 ad un <strong>Mezzogiorno borbonico<\/strong>, cronicamente arretrato, spendaccione ed incapace di auto-sostentarsi. I livelli di spesa primaria per i cittadini italiani sarebbero dunque garantiti come (all\u2019incirca) omogenei solo grazie a questo trasferimento fiscale lungo la direttrice Nord-Sud, una vera e propria autostrada di trasferimenti di risorse pubbliche. L\u2019efficacia di questo tipo di narrativa \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Senza voler addentrarci troppo a fondo in argomentazioni politologiche di carattere tecnico sul populismo e la retorica secessionista, non sembra peregrino pensare che l\u2019ascesa della Lega di Bossi (e poi di Maroni, ed in parte anche l\u2019ultima di Salvini) e del tema del <strong>federalismo fiscale<\/strong> (declinato in vari modi nel corso degli ultimi trent\u2019anni), abbiano come comune punto di appoggio intellettuale una tale visione.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 1-Ricchezza delle regioni Europee \u2013 Eurostat<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10734 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/ricchezza-1.jpg\" sizes=\"(max-width: 329px) 100vw, 329px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/ricchezza-1.jpg 329w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/ricchezza-1-279x300.jpg 279w\" alt=\"\" width=\"329\" height=\"354\" \/><br \/>\nOra, che l\u2019Italia vanti le regioni tra le venti pi\u00f9 ricche dell\u2019Unione Europea, come la Lombardia ed il Veneto, e tra le trenta pi\u00f9 povere, come Sicilia e Calabria, \u00e8 un dato di fatto che i report dell\u2019<strong><em>Eurostat<\/em> <\/strong>ci ricordano ogni anno. Tuttavia inferire da questo che il Sud sia una zavorra per il Nord, che correrebbe a briglie sciolte se non dovesse farsi carico degli, di volta in volta a seconda della provenienza della narrativa, sfortunati o sfaticati concittadini meridionali, \u00e8 altra cosa.Tralasciando il fatto che in oltre centocinquant\u2019anni di storia unitaria questa supposta redistribuzione di risorse non \u00e8 riuscita ad annullare, e nemmeno a ridurre stabilmente, questo gap (che recenti dati confermano essere incrementato a seguito della crisi economica), emergono segnali preoccupanti, che probabilmente sono collegabili alla narrazione di tale storia. Difatti, al di l\u00e0 dei partiti politici che, come abbiamo appena accennato, hanno investito e prosperato su questo <em>cleavage<\/em> nell\u2019elettorato, \u00e8 notizia pi\u00f9 recente la richiesta di una cosiddetta autonomia rafforzata di alcune delle regioni pi\u00f9 ricche, che in buona sostanza chiedono di poter gestire il proprio avanzo fiscale investendolo nei propri confini, piuttosto che redistribuendolo su base nazionale. Si tratta della cosiddetta autonomia differenziata, mirabilmente riassunta nel concetto di <em>secessione dei ricchi<\/em> (Viesti 2019). Questa narrazione \u00e8 forse anche alimentata da un mal ideato (e forse peggio attuato) federalismo regionale, che vede nelle regioni attori con capacit\u00e0 decisionale di spesa, ma che beneficiano di trasferimenti dal centro per finanziare questa spesa (Diamanti 2011; Righettini 2011). Non vi \u00e8 dubbio che una tale discrepanza fra capacit\u00e0 di spendere ed <em>accountability<\/em> sia foriera di un chiaro problema di <em>moral hazard<\/em>. E che tale problema, quando evidenziato da casi di mal costume proposti e raccontati dai media a larga diffusione, contribuisca a rafforzare una visione dicotomica a tratti manichea: il Nord come serio, produttivo e fonte delle risorse pubbliche, ed il Sud come luogo dove tali risorse vengono soltanto spese, e spesso in modo errato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un tema centrale di questo punto, \u00e8 sottolineare come tale narrativa poggi su basi empiriche tutt\u2019altro che solide. Ci\u00f2 nonostante vorremmo cominciare la nostra disamina argomentativa passando per quello che potremmo definire un ragionamento ipotetico: cosa potremmo concludere dal fatto che il Nord sovvenziona il Sud e che quest\u2019ultimo spende male tali risorse? La risposta, a nostro avviso, \u00e8 che anche se ci\u00f2 fosse vero non si potrebbe che rispondere alla domanda appena posta nel seguente modo: \u201cnon molto\u201d. Per comprendere una tale affermazione bisogna, prima di guardare i numeri, pensare ai concetti. Vi \u00e8, a nostro avviso, un problema filosofico di non poco conto che inficia questo tipo di visione (quella dove si vuole \u2018punire\u2019 il Meridione \u2018sprecone\u2019) a priori. Il nodo centrale di tale problema concettuale riposa sulla dubbia validit\u00e0 dell\u2019idea di responsabilit\u00e0 collettiva (Miller, 2007; May e Hoffman, 1991) e su di una concezione assai improbabile di quella che potremmo definire come \u2018distribuzione effettiva delle responsabilit\u00e0 individuali\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se, infatti, sono le \u2018regioni\u2019 Meridionali che spendono male, sarebbero per\u00f2 i \u2018cittadini\u2019 del Sud, intesi come singoli individui distinti, a pagare le conseguenze della riduzione di trasferimenti da parte del governo centrale. Questo punto ci sembra innegabile, ma la sua validit\u00e0 pone un interrogativo ulteriore: \u00e8 equo che un cittadino paghi per il comportamento della regione in cui risiede? Le regioni sono enti di natura amministrativa, e, al netto delle elezioni di un consiglio regionale a scadenze regolari, l\u2019idea che il cittadino medio sia in controllo delle decisioni di spesa di tali enti ci sembra un volo pindarico assai fantasioso (si veda List e Pettit, 2011).<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/lavoro-e-diritti\/diritti\/pensioni-e-welfare\/pensioni-2020\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Attribuire una responsabilit\u00e0 collettiva agli abitanti di una regione per come questa si comporta non ci sembra compatibile con il buon senso, soprattutto in un periodo in cui la distanza fra cittadini e istituzioni viene continuamente lamentata e spesso additata come fonte ultima dei crescenti populismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 per\u00f2, come accennavamo sopra, un motivo ulteriore per rigettare l\u2019idea che sia equo (o, tantomeno, giusto) penalizzare il cittadino Meridionale. Anche accettando che abbia senso l\u2019idea stessa di responsabilit\u00e0 collettiva, quest\u2019ultima, per sua stessa natura, non \u00e8 in grado di distinguere fra i comportamenti adottati dai diversi elementi di un gruppo al quale la si desidera attribuire. Detto in altri termini, vi saranno sicuramente cittadini del Sud che adottano comportamenti riprovevoli rispetto all\u2019uso delle risorse pubbliche, ma una decurtazione dei trasferimenti alle regioni finirebbe per punire tutti nel medesimo modo (si veda Raikka, 1997). Con la beffa aggiuntiva che proprio coloro che nel tempo hanno fatto gli sforzi maggiori per cercare di comportarsi responsabilmente verrebbero \u2018puniti\u2019 per aver fatto la cosa giusta. Ovvero essersi \u2018privati\u2019 delle opportunit\u00e0 di compiere azioni che, dal punto di vista individuale, gli avrebbero consentito risultati materialmente migliori (come evadere le tasse), e in ragione di comportamenti non da loro adottati, venire ricompensati con una decurtazione di beni e servizi a loro disposizione. Il dialetto Napoletano suggerisce una laconica espressione per descrivere tali cittadini perbene. Noi ovviamente non la citeremo, lasciando al lettore il compito di indovinarla ed esplicitarla, ma ci limitiamo ad osservare che uno stato liberal democratico moderno non dovrebbe prendere la succitata espressione come fonte di ispirazione per i suoi comportamenti nei confronti di ampie fette della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il ragionamento concettuale appena svolto offre un qualche conforto alla nostra tesi di fondo, essa viene pienamente sostanziata con l\u2019ausilio di un\u2019attenta analisi degli aspetti quantitativi del fenomeno oggetto di indagine. Da anni alcuni studiosi contestano le affermazioni che vedono i trasferimenti fiscali da Nord a Sud come un fiume in piena che zavorra la parte produttiva del paese (tra i tanti, Giannola et al. 2011; Giannola e Petraglia 2016; Viesti 2013 e 2017; SVIMEZ 2018). Essi propongono una ricostruzione assai diversa. Ai trasferimenti netti fiscali infatti, si contrapporrebbero (secondo alcuni sino a spiazzarli) trasferimenti economici, quali innanzitutto una domanda di beni e servizi (tra i 20 ed i 50 miliardi, stando a SVIMEZ 2018), ma anche di capitale umano (Nifo et al. 2018) e delle tecnologie necessarie a crearlo (Viesti 2018).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza addentrarsi in un\u2019analisi troppo densa di queste ricostruzioni, ci preme osservare che esse sembrano avere un importante punto in comune. La questione centrale, oltre a quella dei numeri, \u00e8 il modo in cui si debba stabilire chi davvero trasferisce risorse a chi. Il punto \u00e8 essai semplice da comprendere se ci si sofferma un attimo a pensare. Qualsiasi persona che abbia mai avuto l\u2019onere di svolgere un esercizio di contabilit\u00e0 complesso sa che spesso cosa collocare, dove e perch\u00e9 non \u00e8 purtroppo il frutto di una scienza esatta quanto vorremmo, quanto piuttosto il risultato di ragionamenti volti a soddisfare specifiche esigenze, e\/o di regole imposte dalla legge (per un classico su tale argomento si veda Thomas, 1969).<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/lavoro-e-diritti\/diritti\/pensioni-e-welfare\/pensioni-2020\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> Lo stesso vale, <em>mutatis mutandis<\/em>, quando si considerino i trasferimenti fra varie parti di uno stesso paese. Per comprendere il problema nel modo pi\u00f9 semplice possibile, pensiamo ad un paese dove tutte le universit\u00e0 si trovino nella regione A, mentre tutti i giovani laureati provenienti dalla regione A siano impiegati da un\u2019altra regione, che chiameremo B. In un tale paese, se supponiamo che l\u2019universit\u00e0 venga finanziata in parte dalla fiscalit\u00e0 di entrambe le regioni, si potrebbe pensare che B (dove non ci sono universit\u00e0) sovvenzioni pesantemente A (dove sono tutte le universit\u00e0). Ma, come dicevamo, un attimo di riflessione suggerisce che, in questo caso, la questione \u00e8 pi\u00f9 complessa. Se l\u2019economia della regione B, mettiamo caso, \u00e8 assai florida, ci\u00f2 non pu\u00f2 non essere dovuto anche al trasferimento di capitale umano dalla regione A. Chi sovvenzioni chi, in un tale contesto, non \u00e8 facile da stabilire a priori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Collocandosi in una prospettiva analitico-teorica simile, in questo lavoro si sosterr\u00e0 l\u2019esistenza di un\u2019ulteriore molto importante forma di contribuzione economica lungo la direttiva Sud-Nord: quella pensionistica. E\u2019 difficile definire univocamente lo scopo delle politiche di welfare: per Barr tutto il welfare sottende ad una logica assicurativa e di ottimizzazione del rischio in una logica di mercato (Barr 2012); per altri il <em>welfare chauvinism<\/em> si basa sulla solidariet\u00e0 (Cohen and Sabel, 2017; Kymlicka 2015); mentre infine altri autori hanno stressato diverse logiche di percezione delle politiche di welfare (Ferragina et al. 2015). Tuttavia, possiamo essere d\u2019accordo sul fatto che le politiche di welfare debbano sottendere al pi\u00f9 ad una logica redistributiva a favore dei ceti meno abbienti, di certo non a logiche regressive in favore dei pi\u00f9 ricchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, questo \u00e8 esattamente ci\u00f2 che succede in Italia in ambito pensionistico. L\u2019ultima riforma strutturale del sistema pensionistico (la cosiddetta <strong><em>riforma Fornero<\/em><\/strong>, di fatto non superata dalla cosiddetta <strong><em>quota 100 <\/em><\/strong>che, perlomeno ad oggi, non \u00e8 una riforma strutturale ma \u00e8 un intervento previsto per questo solo anno) ha esacerbato una redistribuzione regressiva in ambito pensionistico gi\u00e0 esistente almeno dal 2012.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Grafico 1 \u2013 Anni in pensione e PIL pro capite \u2013 2012<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10736 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/anni-pensione.jpg\" sizes=\"(max-width: 330px) 100vw, 330px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/anni-pensione.jpg 330w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/anni-pensione-300x219.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"330\" height=\"241\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, sappiamo che l\u2019et\u00e0 pensionabile \u00e8 unica per il territorio italiano, mentre l\u2019aspettativa di vita \u00e8 decisamente variabile. Le ultime stime (ISTAT 2018) suggeriscono che i divari su base regionale in termini di aspettativa di vita possono arrivare ad oltre 8 anni comparando i due generi (la differenza in speranza di vita tra un uomo campano ed una donna trentina) e comunque oltre 3 a parit\u00e0 di genere (uomini campani e trentini). Il grafico 1 illustra la relazione esistente tra PIL pro\/capite e aspettativa media di vita dopo il pensionamento nel 2012. Ogni singolo punto rappresenta una regione italiana; queste si dispongono secondo un andamento crescente, come evidenziato dalla pendenza della retta dei minimi quadrati. Come \u00e8 agevole notare, le regioni del Mezzogiorno hanno un reddito pro\/capite ed un\u2019aspettativa di vita inferiori rispetto alle regioni del nord. Questo significa che, a parit\u00e0 di sesso, in media nelle regioni del nord si gode della pensione pi\u00f9 a lungo rispetto alle regioni del sud. Difatti, il numero medio di anni passato in pensione (ovvero l\u2019aspettativa di vita meno l\u2019et\u00e0 pensionabile media) \u00e8 pari a 21.10 per il nord, contro i 20.98 del centro ed i 20.54 del sud.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dati sono riferiti alle et\u00e0 pensionabili dei lavoratori dipendenti, ma una dinamica identica si osserva per gli autonomi, che non sono inclusi solo per ragioni di spazio e di chiarezza espositiva<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/lavoro-e-diritti\/diritti\/pensioni-e-welfare\/pensioni-2020\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Grafico 2 \u2013 Anni in pensione e PIL pro capite- 2017<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10737 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/pil-2017.jpg\" alt=\"\" width=\"269\" height=\"196\" \/><br \/>\nQuesti divari restano tali anche se si esamina la reale et\u00e0 pensionabile. Infatti in Italia, visto il susseguirsi di riforme pensionistiche negli ultimi vent\u2019anni, c\u2019\u00e8 una gran differenza tra l\u2019et\u00e0 pensionabile fissata per legge e l\u2019et\u00e0 media in cui, effettivamente, le persone vanno in pensione (dato che queste usufruiscono di sistemi pensionistici non pi\u00f9 esistenti ma in cui hanno maturato dei benefici). Questi dati sono stati forniti dall\u2019<strong>INPS<\/strong> anche divisi per macroarea del Paese nel solo 2011, e sono riportati in tabella 1. Non siamo a conoscenza della disponibilit\u00e0 di ulteriori dati successivi: tuttavia dovendo l\u2019et\u00e0 pensionabile media tendere a quella stabilita per legge, per il naturale esaurimento di pensionati che usufruiscono di regimi diversi da quello odierno, si pu\u00f2 affermare che questa dinamica regressiva valga cos\u00ec come evidenziata anche considerando l\u2019et\u00e0 pensionabile media e non quella stabilita dalla legge.In aggiunta, considerato che il calcolo dell\u2019et\u00e0 pensionabile \u00e8 stato per decreto vincolato all\u2019aspettativa di vita media, pare che questa dinamica per cui i contributi versati durante il periodo lavorativo non sono restituiti in maniera eguale (risultando pi\u00f9 elevati nel nord ed inferiori nel sud) non possa ristabilirsi, a patto di inaspettate importanti modifiche nell\u2019aspettativa di vita regionale. In altre parole, ci\u00f2 significa che la redistribuzione regressiva che si osserva, cio\u00e8 un trasferimento dalle regioni pi\u00f9 povere alle regioni pi\u00f9 ricche, continuer\u00e0 a esistere. La magnitudine di questa redistribuzione regressiva, misurata dalla pendenza della retta che minimizza la somma delle distanze tra i punti, \u00e8 notevolmente cresciuta nel 2017, come \u00e8 evidente dal raffronto con il grafico 2. Dunque, sebbene questo effetto distorsivo a favore delle regioni pi\u00f9 ricche esista almeno dal 2012, negli ultimi anni le regioni in cui il PIL pro capite \u00e8 pi\u00f9 alto, a destra nel grafico, godendo anche di una aspettativa di vita pi\u00f9 alta sono state beneficiarie nette del sistema pensionistico, rispetto ai cittadini delle regioni pi\u00f9 povere. Questa tendenza \u00e8 naturale conseguenza dell\u2019innalzamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, che ha reso il vantaggio della speranza di vita delle regioni pi\u00f9 ricche pi\u00f9 importante in termini relativi. In altre parole, due anni di speranza di vita in pi\u00f9 rappresentano il 10% in pi\u00f9 degli anni passati in pensione se questi sono venti, ma diventano il 20% se questi sono dieci. E legare per decreto l\u2019et\u00e0 pensionabile alla speranza di vita stimata da ISTAT su base nazionale, non potr\u00e0 che peggiorare questa tendenza, se il divario in termini di speranza di vita non cambier\u00e0. Ci si lasci sottolineare come questo non sia solo un vantaggio in termini di durata del meritato pensionamento, ma anche banalmente in termini immediatamente economici, visto che vivere di pi\u00f9 significa beneficiare di una quota maggiore del proprio montante pensionistico (l\u2019insieme dei contributi versati, rivalutati), e viceversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo dunque in conclusione collegarci con la domanda posta all\u2019inizio di questo lavoro, nel titolo. Il meridione paga le pensioni del produttivo nord? Inevitabilmente s\u00ec: difatti \u00e8 questo ci\u00f2 che succede in un sistema pensionistico pubblico che non discrimina per aspettativa di vita ma riconosce su di un territorio nazionale affetto da notevole eterogeneit\u00e0 nella speranza di vita le stesse regole a tutti. Con il risultato che gli sfaticati meridionali versano nelle casse dell\u2019INPS pi\u00f9 di quanto prendono, a favore dei diligenti cittadini lavoratori del nord che invece ne hanno un beneficio netto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>*Istituto per il Mediterraneo, Consiglio Nazionale per le Ricerche.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>** Universit\u00e0 L\u2019Orientale, Dipartimento di Scienze Sociali.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>*** Universit\u00e0 Federico II, Dipartimento di Scienze Politiche.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Riferimenti bibliografici<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Barr, Nicholas. Economics of the Welfare State, Oxford University Press, 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cohen, Joshua and Sabel, Charles F.. Sovereignty and Solidarity: EU and US. In Public Governance in the Age of Globalization, edited by Ladeur Karl-Heinz, 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diamanti, Ilvo. Federalismo all\u2019italiana: una rivoluzione a parole. In Limes, 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ferragina, Emanuele, Seeleib-Kaise, Martin e Spreckelsen Thees. The Four worlds of \u2018Welfare Reality\u2019 \u2013 Social risks and Outcomes in Europe, in Social Policy and Society, 14-2, 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giannola, Adriano, Petraglia, Carmelo. Mezzogiorno e \u00abcrisi\u00bb delle politiche regionali, in \u201cRivista economica del Mezzogiorno, Trimestrale della Svimez\u201d 1\/2016, pp. 97-120, doi: 10.1432\/83373<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giannola, Adriano, Petraglia, Carmelo, Scalera, Domenico. Residui fiscali regionali e riforma federalista. Quanto residuer\u00e0 delle politiche regionali e redistributive?, in \u201cRivista economica del Mezzogiorno, Trimestrale della Svimez\u201d 1-2\/2011, pp. 29-56, doi: 10.1432\/35216<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ISTAT, Speranza di vita, 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raikka, Juha, 1997, \u201cOn Dissociating Oneself from Collective Responsibility,\u201d\u00a0<em>Social Theory and Practice<\/em>\u00a0 23: 1\u20139.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kymlicka, Will. Solidarity in diverse societies: beyond neoliberal multiculturalism and welfare chauvinism. In Comparative Migration Studies, 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">List, Christian and Philip Pettit, 2011,\u00a0<em>Group Agency: The Possibility, Design, and Status of Corporate Agents<\/em>, Oxford: Oxford University Press.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">May, Larry and Stacey Hoffman (eds.), 1991,\u00a0<em>Collective Responsibility: Five Decades of Debate in Theoretical and Applied Ethics<\/em>, Savage, MD: Rowman and Littlefield.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Miller, David, 2007,\u00a0<em>National Responsibility and Global Justice<\/em>, Oxford: Oxford University Press.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nifo, Annamaria, Scalera, Domenico, Vecchione, Gaetano. Skilled Migration and Human Capital Accumulation in Southern Italy. In Regional Development Trajectories beyond the Crisis, 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Righettini, Maria Stella. Dal \u201cfederalismo\u201d dei costi al \u201cfederalismo\u201d dei servizi. Per migliorare la qualit\u00e0 della governance. In Economia e societ\u00e0 regionale, 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">SVIMEZ, Rapporto SVIMEZ 2018 L\u2019Economia e la societ\u00e0 del Mezzogiorno, 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viesti, Gianfranco, <em>\u201cIl Sud vive sulle spalle dell\u2019Italia che produce\u201d. Falso!. <\/em>Laterza, Bari. 2013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viesti, Gianfranco, <em>La laurea negata. Le politiche contro l\u2019istituzione universitaria. <\/em>Laterza, Bari. 2018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viesti, Gianfranco, <em>Verso la secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unit\u00e0 nazionale.. <\/em>Laterza, Bari. 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Thomas, Arthur L. (1969). <em>The Allocation Problem in Financial Accounting Theory<\/em>, published by the American Accounting Association.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/lavoro-e-diritti\/diritti\/pensioni-e-welfare\/pensioni-2020\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Si noti che il lavoro di List e Pettit non nega la possibilit\u00e0 di attori collettivi ai quali si possano attribuire responsabilit\u00e0 di gruppo, ma, allo stesso tempo ci ricordano che le condizioni necessarie per una tale attribuzione sono assai stringenti, e, chiaramente non soddisfatte dal nesso fra regione come centro di spesa ed i suoi abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/lavoro-e-diritti\/diritti\/pensioni-e-welfare\/pensioni-2020\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Il contributo originale di Thomas sta nel mettere in discussione la capacita di un\u2019azienda di allocare i costi di produzione fra le sue varie componenti operative (ovvero dipartimenti) in modo perfettamente neutrale o razionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/lavoro-e-diritti\/diritti\/pensioni-e-welfare\/pensioni-2020\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Dati sugli autonomi disponibili su richiesta presso gli autori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/lavoro-e-diritti\/diritti\/pensioni-e-welfare\/pensioni-2020\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/lavoro-e-diritti\/diritti\/pensioni-e-welfare\/pensioni-2020\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOMIA E POLITICA La cosiddetta questione meridionale, ed il tema del dualismo e delle due velocit\u00e0 del nostro Paese, hanno storia molto antica: basti pensare che a leggere Nitti, politico e studioso del tema di classe 1868, pare di trovarsi di fronte un moderno editoriale su di un giornale italiano. Si ripete una retorica che vede nei, pur ampi, divari di capacit\u00e0 fiscale nel nostro paese, due diversi ed opposti poli. 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