{"id":5415,"date":"2012-01-07T05:40:13","date_gmt":"2012-01-07T05:40:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=5415"},"modified":"2012-01-07T05:40:13","modified_gmt":"2012-01-07T05:40:13","slug":"come-hitler-abbatte-la-disoccupazione-e-fece-rivivere-leconomia-tedesca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=5415","title":{"rendered":"Come Hitler abbatt\u00e9 la disoccupazione e fece rivivere l&#039;economia tedesca"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">&nbsp;Ho gi&agrave; pubblicato due articoli dedicati alle politiche economiche del nazionalsocialismo in tempo di pace, nella convinzione&nbsp;che il necessario disprezzo per la repressione, la distruzione dei sindacati, le Camicie Brune, le Camicie Nere e i campi di concentramento, non debbano influire minimamente&nbsp;sulla valutazione della politica economica realizzata sotto la guida di Hitler (<a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=5211\">La soluzione &quot;germanica&quot; e asiatica alla depressione e alla moneta<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=4483\">Il miracolo economico della Germania negli anni &#39;30<\/a>)&nbsp;. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Quella politica economica potrebbe essere&nbsp;stata normalmente buona o straordinariamente efficace e giusta. Essa tuttavia va studiata, perch&eacute;&nbsp;gener&ograve; per&nbsp;Hitler un consenso immenso e stando all&#39;articolo che segue &#8211; pieno di citazioni di autori antifascisti e antinazisti, di credenze liberal capitalistiche&nbsp;o liberal-progressiste o dichiaratamente democratico-progressiste &#8211; ,&nbsp;rec&ograve; al 99% dei tedeschi una prosperit&agrave; che in precedenza non avevano e una fiducia in se stessi straordinaria. Incredibilmente la politica economica e i risultati, descritti nell&#39;articolo, sembrano essere stati, non soltanto efficaci ma anche piuttosto giusti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Fortunatamente non siamo ancora nelle condizioni che suggeriscano di utilizzare la politica economica nazionalsocialista. Ma la crisi avanza. In caso di crollo o nel caso di lento declino per un decennio, quella politica potrebbero servire. Soprattutto, per quanto possa apparire paradossale, sarebbe importante porsi gli obiettivi di politica economica che il governo tedesco perseguiva&nbsp;(SD&#39;A).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: small\"><em>***<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\"><span style=\"font-size: small\">di <strong>Mark Weber<\/strong> <\/span><span style=\"font-size: small\">dal sito <a href=\"http:\/\/www.ihr.org\/other\/economyhitler2011.html\">Institute for Historical Review<\/a>&nbsp;<\/span><span style=\"font-size: small\">traduzione di <strong>Gianluca Freda<\/strong> <a href=\"http:\/\/blogghete.altervista.org\">Blogghete<\/a><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><em>&ldquo;&#8230;Coloro che parlano di &lsquo;democrazie&rsquo; e &lsquo;dittature&rsquo;, semplicemente non capiscono che in questo paese ha avuto luogo una <\/em><\/span><span style=\"font-size: small\"><em>rivoluzione, i risultati della quale possono essere considerati democratici nel senso pi&ugrave; alto di questo termine, se la democrazia ha un concreto significato&#8230;&rdquo;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">(<a href=\"http:\/\/www.humanitas-international.org\/showcase\/chronography\/speeches\/1937-01-30.html\">Discorso di Adolf Hitler al Reichstag<\/a>, 30 gennaio 1937)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Per affrontare la massiccia disoccupazione e la paralisi economica della Grande Depressione, tanto il governo americano quanto quello tedesco lanciarono programmi innovativi e ambiziosi. Se le misure varate col &ldquo;New Deal&rdquo; del presidente Franklin Roosevelt offrirono un aiuto solo marginale, le politiche assai pi&ugrave; ampie e mirate del Terzo Reich si rivelarono notevolmente pi&ugrave; efficaci. In soli tre anni la disoccupazione era stata eliminata e l&rsquo;economia della Germania era tornata a fiorire. E se il metodo utilizzato da Roosevelt per fronteggiare la depressione &egrave; abbastanza noto, la rimarchevole storia del sistema adottato da Hitler contro la crisi non &egrave; mai stata pienamente compresa o apprezzata.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Adolf Hitler divenne Cancelliere di Germania il 30 gennaio 1933. Poche settimane dopo, il 4 marzo, Franklin Roosevelt assunse la carica di Presidente degli Stati Uniti. Entrambi restarono capi degli esecutivi dei rispettivi paesi per i dodici anni che seguirono, fino cio&egrave; all&rsquo;aprile 1945, poco prima della fine della II Guerra Mondiale in Europa. All&rsquo;inizio del 1933, la produzione industriale in entrambi i paesi era crollata a circa met&agrave; di ci&ograve; che era stata nel 1929. Ciascun capo di stato adott&ograve; rapidamente nuove e coraggiose misure per fronteggiare la terribile crisi economica, soprattutto con riguardo al flagello della disoccupazione di massa. E sebbene vi siano alcune impressionanti similarit&agrave; tra gli sforzi compiuti dai due governi, i risultati ottenuti furono molto diversi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Uno dei pi&ugrave; influenti e studiati economisti americani del ventesimo secolo &egrave; stato John Kenneth Galbraith. Fu consigliere di diversi presidenti e per un periodo ebbe l&rsquo;incarico di ambasciatore americano in India. Fu autore di dozzine di libri e per anni insegn&ograve; economia presso l&rsquo;Universit&agrave; di Harvard. Riguardo ai risultati ottenuti dalla Germania, Galbraith scrisse: <em>&ldquo;&#8230;L&rsquo;eliminazione della disoccupazione in Germania durante la Grande Depressione, senza produrre inflazione &ndash; e facendo inizialmente affidamento sulle sole attivit&agrave; civili &ndash; fu una conquista straordinaria. E&rsquo; stata raramente encomiata e non molto sottolineata. L&rsquo;idea che da Hitler non potesse venire niente di buono si estende alle sue politiche economiche, cos&igrave; come, pi&ugrave; plausibilmente, ad ogni altra cosa&rdquo;<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">La politica economica del regime hitleriano, prosegue Galbraith, comprendeva <em>&ldquo;prestiti su larga scala per la spesa pubblica, all&rsquo;inizio principalmente per opere civili: ferrovie, canali e le Autobahnen <\/em>[la rete autostradale].<em> Il risultato fu un attacco alla disoccupazione che si rivel&ograve; molto pi&ugrave; efficace che in qualsiasi altro paese industrializzato&rdquo;<\/em>. [1]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n\t<\/span><span style=\"font-size: small\"><em>&ldquo;Alla fine del 1935&rdquo;<\/em>, scrive ancora Galbraith, <em>&ldquo;la disoccupazione in Germania non esisteva pi&ugrave;. Nel 1936 gli alti profitti facevano gi&agrave; salire i prezzi o rendevano possibile alzarli&#8230; Alla fine degli anni &rsquo;30, la Germania era un paese a piena occupazione e con prezzi stabili. Si tratt&ograve;, nel mondo industrializzato, di un risultato assolutamente unico&rdquo;.<\/em> [2]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><em>&ldquo;Hitler riusc&igrave; anche ad anticipare le moderne politiche economiche&rdquo;<\/em>, nota l&rsquo;economista, <em>&ldquo;riconoscendo che una rapida ripresa della piena occupazione sarebbe stata possibile solo se combinata con il controllo sui salari e sui prezzi. Non c&rsquo;&egrave; da sorprendersi che una nazione oppressa dalle paure economiche rispondesse a Hitler come gli americani risposero a F.D.R.&rdquo;<\/em>. [3]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Altri paesi, scrive Galbraith, non furono in grado di comprendere l&rsquo;esperienza tedesca o di imparare da essa: <em>&ldquo;L&rsquo;esempio tedesco fu istruttivo ma non convincente. I conservatori britannici e americani guardavano alle eresie finanziarie del Nazismo &ndash; il prestito e la spesa &ndash; e prevedevano concordemente un collasso&#8230; E i liberali americani e i socialisti britannici guardavano la repressione, la distruzione dei sindacati, le Camicie Brune, le Camicie Nere, i campi di concentramento, l&rsquo;oratoria strepitante, e ignoravano l&rsquo;economia. Nulla di buono<\/em> [essi credevano], <em>nemmeno la piena occupazione, sarebbe potuto venire da Hitler&rdquo;<\/em>. [4]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Due giorni dopo aver assunto l&rsquo;incarico di Cancelliere, Hitler si rivolse per radio alla nazione. Sebbene lui e altri leader del suo movimento avessero resa esplicita l&rsquo;intenzione di riorganizzare la vita sociale, politica, culturale ed educativa della nazione in accordo con i princ&igrave;pi nazionalsocialisti, tutti capivano che, con quasi sei milioni di disoccupati e l&rsquo;economia del paese alla paralisi, la massima priorit&agrave; del movimento era quella di rimettere in moto la vita economica nazionale, aggredendo anzitutto la disoccupazione ed edificando opere produttive.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><em>&ldquo;La miseria del nostro popolo &egrave; terribile da contemplare!&rdquo;<\/em>, disse Hitler nel suo discorso inaugurale. [5] <em>&ldquo;Accanto ai milioni di lavoratori dell&rsquo;industria affamati e senza impiego, vi &egrave; l&rsquo;impoverimento dell&rsquo;intera classe media e degli artigiani. Se questo collasso dovesse infine distruggere anche i contadini tedeschi, ci troveremmo di fronte ad una catastrofe di dimensioni incalcolabili. Non sarebbe soltanto il collasso di una nazione, ma del retaggio, antico di duemila anni, di alcune tra le pi&ugrave; grandi conquiste della cultura e della civilt&agrave; umana&#8230;&rdquo;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Il nuovo governo, disse Hitler, avrebbe <em>&ldquo;intrapreso il grande compito di riorganizzare l&rsquo;economia della nostra nazione per mezzo di due grandi piani quadriennali. I contadini tedeschi devono essere salvaguardati per garantire le necessit&agrave; alimentari della nazione e, di conseguenza, la sua base vitale. L&rsquo;operaio tedesco verr&agrave; salvato dalla rovina grazie ad un attacco concertato e a tutto campo contro la disoccupazione&rdquo;<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><em>&ldquo;Entro quattro anni&rdquo;<\/em>, garant&igrave;, <em>&ldquo;la disoccupazione sar&agrave; definitivamente superata. [&#8230;] I partiti marxisti e i loro alleati hanno avuto 14 anni per dimostrare ci&ograve; che erano in grado di fare. Il risultato &egrave; un cumulo di rovine. Ora, popolo di Germania, concedi a noi quattro anni di tempo e poi darai un giudizio su di noi!&rdquo;<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Ripudiando le prospettive economiche nebulose e poco concrete di certi attivisti radicali del suo partito, Hitler si rivolse a uomini di provata capacit&agrave; e competenza. Molto significativamente, chiese l&rsquo;aiuto di Hjalmar Schacht, banchiere e finanziere di spicco con un impressionante curriculum tanto nell&rsquo;imprenditoria privata quanto nel settore pubblico. Sebbene Schacht non fosse di certo un nazionalsocialista, Hitler lo nomin&ograve; presidente della banca centrale tedesca, la Reichsbank, e poi ministro dell&rsquo;economia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Dopo avere assunto il potere, scrive il Prof. John Garraty, eminente storico americano, Hitler e il suo nuovo governo &ldquo;lanciarono immediatamente un attacco a tutto campo contro la disoccupazione&#8230; Stimolarono l&rsquo;industria privata attraverso sussidi e sgravi fiscali, incoraggiarono la spesa dei consumatori con strumenti quali i prestiti matrimoniali e si lanciarono in un massiccio programma di opere pubbliche che produsse autobahn [autostrade], abitazioni, ferrovie e progetti di navigazione&rdquo;. [6]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">I nuovi capi di regime riuscirono a convincere anche quei cittadini tedeschi che un tempo erano scettici e perfino ostili, della propria sincerit&agrave;, capacit&agrave; e risolutezza. Ci&ograve; accrebbe la fiducia e la sicurezza, il che a sua volta incoraggi&ograve; gli uomini d&rsquo;affari a compiere assunzioni e investimenti e i consumatori a spendere con lo sguardo rivolto al futuro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Come avevano promesso, Hitler e il suo governo nazionalsocialista eliminarono la disoccupazione entro quattro anni. Il numero di disoccupati scese dai sei milioni dell&rsquo;inizio del 1933, quando Hitler era salito al potere, al milione del 1936. [7] Il tasso di disoccupazione si ridusse in modo cos&igrave; rapido che nel biennio 1937-38 si registr&ograve; una carenza nazionale di forza lavoro. [8]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Per la stragrande maggioranza dei tedeschi, i salari e le condizioni di lavoro andarono rapidamente migliorando. Tra il 1932 e il 1938 la paga settimanale lorda crebbe del 21%. Se si tiene conto delle trattenute fiscali e assicurative e degli adeguamenti al costo della vita, l&rsquo;incremento degli introiti settimanali durante questo periodo fu del 14%. Allo stesso tempo, il prezzo degli affitti rimase stabile e vi fu un relativo calo dei costi della luce e del riscaldamento. Calarono anche i prezzi di alcuni beni di consumo, come apparecchi elettrici, orologi da muro e da polso e alcuni generi alimentari. Il salario degli operai continu&ograve; a crescere, anche dopo l&rsquo;inizio della guerra. Nel 1943 la paga oraria media di un lavoratore tedesco era cresciuta del 25% e quella settimanale del 41%. [9]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">La &ldquo;normale&rdquo; giornata lavorativa, per molti tedeschi, era di otto ore e la retribuzione per gli straordinari era generosa. [10] Oltre ai salari pi&ugrave; alti, i benefici includevano anche il miglioramento delle condizioni di lavoro, ad esempio migliori condizioni sanitarie e di sicurezza, mense che fornivano pasti caldi, campi di atletica, parchi, recite teatrali e concerti sovvenzionati dalle aziende, mostre, gruppi sportivi ed escursionistici, balletti, corsi di educazione per adulti e gite turistiche pagate. [11] Il preesistente sistema di programmi sociali, che includeva le pensioni di anzianit&agrave; e l&rsquo;assistenza sanitaria, venne ampliato ulteriormente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Hitler voleva che i tedeschi avessero &ldquo;il pi&ugrave; alto standard di vita possibile&rdquo;, come disse in un&rsquo;intervista rilasciata ad un giornalista americano all&rsquo;inizio del 1934. <em>&ldquo;A mio giudizio, gli americani hanno ragione nel non voler porre tutti allo stesso livello, mantenendo invece il principio della scala. Per&ograve;, ad ogni singolo cittadino deve essere garantita l&rsquo;opportunit&agrave; di poter salire i gradini di quella scala&rdquo;<\/em>. [12] Per tener fede a questa prospettiva, il governo di Hitler promosse la mobilit&agrave; sociale, con ampie opportunit&agrave; di crescita e di carriera. Come osserva il Prof. Garraty: <em>&ldquo;Non vi &egrave; ombra di dubbio che i nazisti incoraggiarono la mobilit&agrave; sociale ed economica della classe lavoratrice&rdquo;<\/em>. Per promuovere l&rsquo;acquisizione di nuove competenze, il governo ampli&ograve; a dismisura i programmi di avviamento professionale e offr&igrave; generosi incentivi per gli scatti di carriera dei lavoratori pi&ugrave; efficienti. [13]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Tanto l&rsquo;ideologia nazionalsocialista quanto la visione di Hitler, scrive lo storico John Garraty, <em>&ldquo;spingevano il regime a privilegiare il comune cittadino tedesco sui gruppi d&rsquo;&egrave;lite. Gli operai&#8230; avevano un posto d&rsquo;onore all&rsquo;interno del sistema&rdquo;<\/em>. In linea con quest&rsquo;idea, il regime concesse ai lavoratori sostanziosi benefici, che includevano mutui agevolati, escursioni a costi ridotti, programmi sportivi e ambienti di fabbrica pi&ugrave; gradevoli. [14]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Nella sua dettagliata e critica biografia di Hitler, lo storico Joachim Fest riconosce: <em>&ldquo;Il regime insisteva che non doveva esserci il dominio di un&rsquo;unica classe sociale sulle altre e &ndash; garantendo a ciascuno la possibilit&agrave; di crescere &ndash; dimostr&ograve; nei fatti la sua neutralit&agrave; di classe&#8230; Queste misure fecero realmente breccia nelle vecchie e pietrificate strutture sociali. Produssero il miglioramento delle condizioni materiali di gran parte della popolazione&rdquo;<\/em>. [15]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Bastano poche cifre a dare l&rsquo;idea di quanto la qualit&agrave; della vita fosse migliorata. Tra il 1932, ultimo anno dell&rsquo;era pre-hitleriana, e il 1938, ultimo anno prima dello scoppio della guerra, il consumo di alimentari crebbe di un sesto, mentre il ricambio di abbigliamento e manufatti tessili aument&ograve; di oltre un quarto, quello di arredamento e beni per la casa del 50 %. [16] Durante gli anni di pace del Terzo Reich, il consumo di vino crebbe del 50%, quello di champagne aument&ograve; di cinque volte. [17] Tra il 1932 e il 1938, il volume degli introiti per le aziende turistiche risult&ograve; pi&ugrave; che raddoppiato, mentre il numero di possessori di automobili triplic&ograve; nel corso degli anni &rsquo;30. [18] La produzione tedesca di veicoli a motore, che includeva automobili prodotte dalle aziende di propriet&agrave; statunitense Ford e General Motors (Opel), raddoppi&ograve; nei cinque anni tra il 1932 e il 1937, mentre l&rsquo;esportazione di veicoli a motore tedeschi crebbe di otto volte. Il traffico aereo passeggeri in Germania aument&ograve; di oltre il triplo tra il 1932 e il 1937. [19]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Le aziende tedesche rivivevano e prosperavano. Durante i primi quattro anni dell&rsquo;era nazionalsocialista, il netto delle grandi aziende si era quadruplicato e le retribuzioni delle figure manageriali e imprenditoriali erano cresciute del 50 per cento. &ldquo;E le cose sarebbero andate ancora meglio&rdquo;, scrive lo storico ebraico Richard Grunberger nel suo studio dettagliato <em>The Twelve-Years Reich. <\/em>&ldquo;Nei tre anni tra il 1939 e il 1942, l&rsquo;industria tedesca ebbe uno sviluppo pari a quello avuto nei cinquant&rsquo;anni precedenti&rdquo;. [20]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Anche se le imprese tedesche prosperavano, i profitti venivano tenuti sotto controllo e contenuti per legge entro limiti moderati. [21] A partire dal 1934, i dividendi degli azionisti delle corporazioni tedesche vennero limitati al sei per cento annuale. I profitti non distribuiti venivano investiti in titoli del governo del Reich, che offrivano un interesse annuale del sei per cento, e poi, dopo il 1935, del quattro e mezzo per cento. Questa politica ebbe il prevedibile effetto di incoraggiare i reinvestimenti e l&rsquo;autofinanziamento delle aziende, quindi di ridurre il ricorso ai prestiti bancari e, pi&ugrave; in generale, di ridurre l&rsquo;influenza del capitale commerciale. [22]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">La tassazione fiscale per le grandi aziende venne rapidamente incrementata, dal 20 per cento del 1934, al 25 per cento del 1936, fino al 40 per cento del 1939-40. I direttori delle compagnie tedesche potevano offrire dei bonus ai propri manager, ma soltanto se tali bonus erano direttamente proporzionali ai profitti e se si dava contestualmente l&rsquo;autorizzazione a corrispondere bonus o &ldquo;contributi sociali volontari&rdquo; anche agli impiegati. [23]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Tra il 1934 e il 1938, l&rsquo;imponibile lordo degli imprenditori tedeschi crebbe del 148 per cento, e allo stesso tempo il totale delle imposizioni fiscali crebbe, durante questo periodo, del 232 per cento. Il numero di contribuenti nella fascia fiscale pi&ugrave; alta &ndash; quelli che guadagnavano pi&ugrave; di 100.000 marchi all&rsquo;anno &ndash; crebbe, durante questo periodo, del 445 per cento. (All&rsquo;opposto, il numero di contribuenti della fascia pi&ugrave; bassa &ndash; quelli che guadagnavano meno di 1500 marchi all&rsquo;anno &ndash; crebbe solo del 5 per cento). [24]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">La tassazione, nella Germania nazionalsocialista, era strettamente &ldquo;progressiva&rdquo;, cio&egrave; chi aveva redditi pi&ugrave; alti pagava proporzionalmente di pi&ugrave; di chi si trovava nelle fasce pi&ugrave; basse. Tra il 1934 e il 1938, la tassazione media sui redditi superiori a 100.000 marchi sal&igrave; dal 37,4 al 38,2 per cento. Nel 1938, i tedeschi che si trovavano nella fascia di reddito pi&ugrave; bassa erano il 49 per cento della popolazione e detenevano il 14 per cento del reddito nazionale, ma pagavano solo il 4,7 per cento delle tasse totali. Gli appartenenti alla categoria dei redditi pi&ugrave; alti, che rappresentavano l&rsquo;uno per cento della popolazione con il 21 % del reddito complessivo, pagavano il 45 per cento degli oneri fiscali complessivi. [25]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Gli ebrei costituivano circa l&rsquo;un per cento del totale della popolazione tedesca, quando Hitler sal&igrave; al potere. Se &egrave; vero che il nuovo governo provvide ben presto ad escluderli dalla vita culturale e politica della nazione, agli ebrei fu per&ograve; consentito continuare a partecipare alla vita economica, per almeno sette anni. Di fatto, molti ebrei trassero beneficio dalle misure adottate dal regime a favore della ripresa e dalla generale crescita economica. Nel giugno 1933, ad esempio, Hitler approv&ograve; un massiccio investimento governativo di 14,5 milioni di marchi nell&rsquo;azienda Hertie, una catena di negozi berlinese di propriet&agrave; ebraica. Questo &ldquo;bail out&rdquo; fu varato per impedire il fallimento dei fornitori e finanziatori della grande azienda e, soprattutto, dei suoi 14.000 dipendenti. [26]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Il Prof. Gordon Craig, che per anni ha insegnato storia alla Stanford University, sottolinea: <em>&ldquo;Nel campo dell&rsquo;abbigliamento e del commercio al dettaglio, le aziende ebraiche continuarono ad operare con profitto fino al 1938; e a Berlino e ad Amburgo, in particolare, firme rinomate per gusto e reputazione continuarono ad attirare i propri clienti, nonostante fossero gestite da ebrei. Nel mondo della finanza, nessuna restrizione venne imposta alle attivit&agrave; delle aziende ebraiche alla Borsa di Berlino e fino al 1937 le firme bancarie di Mendelssohn, Bleichr&ouml;der, Arnhold, Dreyfuss, Straus, Warburg, Aufh&auml;user, e Behrens rimasero in attivit&agrave;&rdquo;<\/em>. [27] Cinque anni dopo l&rsquo;ascesa al potere di Hitler, il ruolo degli ebrei nella vita affaristica era ancora significativo e gli ebrei possedevano ancora un numero considerevole di propriet&agrave; immobiliari, soprattutto a Berlino. Tutto questo cambi&ograve; per&ograve; drasticamente nel 1938, e alla fine del 1939 gli ebrei erano stati in larga parte esclusi dalla vita economica tedesca.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Il tasso di criminalit&agrave; in Germania si ridusse durante gli anni di Hitler, con cali significativi nel numero di omicidi, rapine, ruberie, appropriazioni indebite e piccoli furti. [28] Il miglioramento della salute e dell&rsquo;aspetto esteriore dei tedeschi impression&ograve; molti stranieri. <em>&ldquo;La mortalit&agrave; infantile &egrave; calata moltissimo ed &egrave; sensibilmente inferiore a quella della Gran Bretagna&rdquo;<\/em>, scriveva Sir Arnold Wilson, un funzionario britannico che visit&ograve; la Germania per sette volte dopo l&rsquo;ascesa al potere di Hitler. <em>&ldquo;La tubercolosi e altre malattie sono notevolmente diminuite. Le corti di giustizia non hanno mai avuto cos&igrave; poco da fare e le prigioni non hanno mai avuto cos&igrave; pochi occupanti. E&rsquo; un piacere osservare la prestanza fisica della giovent&ugrave; germanica. Perfino le persone pi&ugrave; povere si vestono meglio di quanto facessero prima e i loro volti sorridenti testimoniano il miglioramento psicologico che ha agito dentro di loro&rdquo;<\/em>. [29]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">L&rsquo;incremento del benessere psico-emotivo dei tedeschi durante questo periodo fu notato anche dallo storico sociale Richard Grunberger. <em>&ldquo;Ci sono pochi dubbi&rdquo;<\/em>, scrisse, <em>&ldquo;che la presa di potere [dei nazionalsocialisti] abbia generato un miglioramento ad ampio raggio della salute emotiva; questo non &egrave; solo l&rsquo;effetto della ripresa economica, ma anche di un accentuato senso d&rsquo;identificazione dei tedeschi con una finalit&agrave; nazionale&rdquo;<\/em>. [30]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Anche l&rsquo;Austria speriment&ograve; una crescita straordinaria dopo la sua ricongiunzione con il Reich Germanico del 1938. Subito dopo l&rsquo;Anschluss (&ldquo;unione&rdquo;), i funzionari si mossero immediatamente per alleviare le difficolt&agrave; sociali e rivitalizzare l&rsquo;economia moribonda. Gli investimenti, la produzione industriale, la costruzione di abitazioni, la spesa al consumo, il turismo e i livelli di vita crebbero rapidamente. Solo tra il giugno e il dicembre 1938, la paga settimanale dei lavoratori dell&rsquo;industria austriaca crebbe del nove per cento. Il successo del regime nazionalsocialista nell&rsquo;eliminare la disoccupazione fu cos&igrave; rapido che lo storico americano Evan Burr Burkey fu portato a definirlo &ldquo;uno dei pi&ugrave; significativi risultati economici della storia moderna&rdquo;. Il numero dei disoccupati in Austria scese dal 21,7 % del 1937 al 3,2 % del 1939. Il Prodotto Nazionale Lordo austriaco sal&igrave; del 12,8 per cento nel 1938 e di un incredibile 13,3 per cento nel 1939. [31]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Un&rsquo;importante manifestazione della ritrovata fiducia nazionale fu il netto incremento del tasso di natalit&agrave;. A un anno dall&rsquo;ascesa al potere di Hitler, il tasso delle nascite in Germania fece un balzo del 22 per cento, raggiungendo il suo picco nel 1938. Rimase comunque alto perfino nel 1944, l&rsquo;ultimo anno in cui la II Guerra Mondiale fu nel vivo. [32] Nella prospettiva dello storico John Lukacs, questo aumento esponenziale delle nascite fu l&rsquo;espressione &ldquo;dell&rsquo;ottimismo e della fiducia&rdquo; dei tedeschi durante gli anni di Hitler. <em>&ldquo;Per ogni due bambini nati in Germania nel 1932, quattro anni dopo ne nacquero tre&rdquo;<\/em>, egli scrive. <em>&ldquo;Nel 1938 e 1939, in Germania si registr&ograve; il pi&ugrave; alto tasso di matrimoni di tutta Europa, surclassando perfino le cifre dei pi&ugrave; prolifici popoli dell&rsquo;Europa Orientale. Il fenomenale incremento del tasso di natalit&agrave; tedesco durante gli anni &rsquo;30 fu perfino pi&ugrave; impetuoso dell&rsquo;aumento del numero di matrimoni&rdquo;<\/em>. [33] <em>&ldquo;La Germania Nazional-Socialista, caso unico tra i paesi di popolazione bianca, riusc&igrave; ad ottenere un incremento della fertilit&agrave;&rdquo;<\/em>, nota il celebre storico americano, di origine scozzese, Gordon A. Craig, con un netto aumento del tasso di natalit&agrave; dopo l&rsquo;ascesa al potere di Hitler e un rapido incremento negli anni che seguirono. [34]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">In un lungo discorso tenuto al Reichstag all&rsquo;inizio del 1937, Hitler ricord&ograve; le promesse fatte quando il suo governo aveva assunto il potere. Spieg&ograve; anche i princ&igrave;pi su cui erano fondate le sue politiche e ripercorse tutti i risultati raggiunti nel corso di quei quattro anni. [35] <em>&ldquo;&#8230;Coloro che parlano di &lsquo;democrazie&rsquo; e &lsquo;dittature&rsquo;&rdquo;<\/em>, disse, <em>&ldquo;semplicemente non capiscono che in questo paese ha avuto luogo una rivoluzione, i risultati della quale possono essere considerati democratici nel senso pi&ugrave; alto di questo termine, se la democrazia ha un concreto significato&#8230; La Rivoluzione Nazional-Socialista non ha puntato a trasformare una classe privilegiata in una classe che non avr&agrave; pi&ugrave; diritti nel futuro. Il suo fine &egrave; stato quello di offrire eguali diritti a coloro che non avevano diritti&#8230; Il nostro obiettivo &egrave; stato quello di dare all&rsquo;intero popolo germanico la possibilit&agrave; di essere attivo, non solo in campo economico, ma anche in campo politico, e di garantire ci&ograve; coinvolgendo le masse in maniera organizzata&#8230; Durante gli ultimi quattro anni abbiamo fatto crescere la produzione tedesca in ogni settore a livelli straordinari. E questo incremento della produzione &egrave; andato a beneficio di tutti i tedeschi&rdquo;<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">In un altro discorso di due anni dopo, Hitler parl&ograve; brevemente delle conquiste economiche ottenute dal suo regime: [36] <em>&ldquo;Ho sconfitto il caos in Germania, ho ripristinato l&rsquo;ordine, ho incrementato immensamente la produzione in tutti i settori della nostra economia nazionale, con sforzi strenui ho trovato il modo di rimpiazzare molti materiali di cui abbiamo carenza, ho incoraggiato le nuove invenzioni, sviluppato i commerci, ho fatto costruire strade poderose e fatto scavare canali, ho creato dal nulla fabbriche colossali e allo stesso tempo ho avuto cura di sviluppare l&rsquo;educazione e la cultura del nostro popolo per il progresso della nostra comunit&agrave; sociale. Sono riuscito ancora una volta a trovare lavori produttivi per quei sette milioni di disoccupati, che tanto ci stavano a cuore, facendo restare il cittadino germanico sul proprio suolo a dispetto di ogni difficolt&agrave;, e preservando questa stessa terra per lui, ripristinando la prosperit&agrave; del commercio tedesco e promuovendo i traffici al massimo&rdquo;<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Lo storico americano John Garraty mise a confronto la risposta americana e quella tedesca alla Grande Depressione in un discusso articolo pubblicato su <em>American Historical Review<\/em>. Scrisse: [37] <em>&ldquo;I due movimenti <\/em>[cio&egrave; quello in USA e quello in Germania]<em> reagirono comunque alla Grande Depressione in due modi diversi e distinti da quelli adottati in altre nazioni industrializzate. Fra i due, i nazisti ebbero il maggiore successo nel curare i mali economici degli anni &rsquo;30. Ridussero la disoccupazione e stimolarono la produzione industriale pi&ugrave; velocemente degli americani e &ndash; considerate le risorse a loro disposizione &ndash; seppero gestire i loro problemi monetari e commerciali con maggiore efficacia, sicuramente con maggiore immaginazione. Questo fu dovuto in parte al fatto che i nazisti sfruttavano il finanziamento del deficit su pi&ugrave; ampia scala e in parte al fatto che il loro sistema totalitario si prestava meglio alla mobilitazione sociale, ottenuta sia con la forza, sia con la persuasione. Nel 1936 la depressione, in Germania, era praticamente superata, mentre negli Stati Uniti era ancora lontana dalla conclusione&rdquo;<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">In effetti, il tasso di disoccupazione negli Stati uniti rimase alto fino a quando non intervenne lo stimolo della produzione bellica su larga scala. Ancora nel marzo 1940, il tasso di disoccupazione statunitense era quasi del 15 per cento. Fu la produzione bellica, non i programmi del &ldquo;New Deal&rdquo; di Roosevelt, a creare finalmente il pieno impiego. [38]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Il Prof. William Leuchtenburg, eminente storico americano, noto soprattutto per i suoi libri sulla vita di Franklin Roosevelt, riassunse i risultati ottenuti dal presidente in uno studio ampiamente acclamato: <em>&ldquo;Il New Deal lasci&ograve; irrisolti molti problemi e ne cre&ograve; perfino di nuovi e intricati&rdquo;<\/em>, concludeva Leuchtenburg. <em>&ldquo;Non dimostr&ograve; mai di essere in grado di generare prosperit&agrave; in tempo di pace. Ancora nel 1941, i disoccupati ammontavano a sei milioni di persone e fu solo con l&rsquo;anno di guerra 1943 che questo esercito di senza impiego finalmente si dissolse<\/em>&rdquo;. [39]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Il contrasto tra i risultati economici conseguiti da USA e Germania negli anni &rsquo;30 risulta ancora pi&ugrave; impressionante se si considera che gli Stati Uniti possedevano una ricchezza di gran lunga pi&ugrave; vasta in termini di risorse naturali, incluse ampie riserve petrolifere, nonch&eacute; una minor densit&agrave; della popolazione e nessun vicino ostile e ben armato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Un interessante paragone tra l&rsquo;approccio americano e tedesco alla Grande Depressione comparve su un numero del 1940 del settimanale berlinese <em>Das Reich<\/em>. Col titolo &ldquo;Hitler e Roosevelt: un successo tedesco, un tentativo americano&rdquo;, l&rsquo;articolo citava il &ldquo;sistema democratico-parlamentare&rdquo; come fattore chiave del fallimento dei tentativi dell&rsquo;amministrazione Roosevelt di ripristinare la prosperit&agrave;. <em>&ldquo;Noi [tedeschi] siamo partiti da un&rsquo;idea e l&rsquo;abbiamo tradotta in misure concrete senza badare alle conseguenze. L&rsquo;America &egrave; partita da molte misure concrete che, non avendo coerenza intrinseca, coprivano ogni ferita con una benda particolare&rdquo;<\/em>. [40]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Le politiche hitleriane avrebbero potuto funzionare negli Stati Uniti? Tali politiche sono probabilmente pi&ugrave; efficaci in paesi quali Svezia, Danimarca e Olanda, che possiedono una popolazione dotata di buona cultura, autodisciplina e coesione etnico-culturale, nonch&eacute; un&rsquo;etica &ldquo;comunitaria&rdquo; tradizionalmente forte, con un corrispondente alto livello di fiducia sociale. Le politiche economiche di Hitler sarebbero state meno adatte agli Stati Uniti e ad altre societ&agrave; con una popolazione differenziata sul piano etnico-culturale, una tradizione del &ldquo;laissez-faire&rdquo; marcatamente individualistica e di conseguenza uno spirito &ldquo;comunitario&rdquo; pi&ugrave; debole. [41]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Lo stesso Hitler una volta fece un illuminante paragone tra i sistemi socio-economico-politici di Stati Uniti, Unione Sovietica e Germania. In un discorso della fine del 1941, disse: [42]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><em>&ldquo;Ora abbiamo conosciuto due estremi [socio-politici]. Uno &egrave; quello degli stati capitalisti, che utilizzano le menzogne, la truffa e il raggiro per negare ai loro popoli i diritti vitali pi&ugrave; basilari e che si preoccupano esclusivamente dei propri interessi finanziari, in nome dei quali sono pronti a sacrificare milioni di persone. Dall&rsquo;altro lato abbiamo visto [in Unione Sovietica] l&rsquo;estremo comunista: uno stato che ha portato miseria indicibile a milioni e milioni di individui e che, per seguire la sua dottrina, sacrifica la felicit&agrave; altrui. Da questo, a mio avviso, nasce per noi tutti un solo dovere, e cio&egrave; quello di protenderci pi&ugrave; che mai verso il nostro ideale nazionale e socialista&#8230; In questo stato [tedesco] il principio prevalente non &egrave;, come nella Russia Sovietica, il principio della cosiddetta eguaglianza, ma soltanto il principio della giustizia&rdquo;<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">David Lloyd George, che fu primo ministro britannico durante la Prima Guerra Mondiale, comp&igrave; un lungo itinerario in Germania alla fine del 1936. In un articolo successivamente pubblicato in uno dei principali quotidiani londinesi, lo statista inglese raccont&ograve; ci&ograve; che aveva visto e sperimentato: [43]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><em>&ldquo;Qualsiasi cosa si possa pensare dei suoi <\/em>[di Hitler]<em> metodi&rdquo;, <\/em>scriveva Lloyd George,<em> &ldquo;i quali non sono certo quelli di una nazione parlamentare, non vi &egrave; dubbio che egli sia riuscito ad ottenere una meravigliosa trasformazione nello spirito della sua gente, nel loro atteggiamento reciproco e nelle loro prospettive sociali ed economiche.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><em>&ldquo;A Norimberga ha affermato correttamente che in quattro anni il suo movimento &egrave; riuscito a creare una nuova Germania. Non &egrave; pi&ugrave; la Germania del primo decennio del dopoguerra, spezzata, affranta e china sotto un sentimento d&rsquo;apprensione e impotenza. Ora essa &egrave; piena di speranza e fiducia, e di una rinnovata determinazione a condurre la propria vita senza interferenze da parte di qualunque autorit&agrave; esterna alle sue frontiere.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><em>&ldquo;Per la prima volta dopo la guerra vi &egrave; un diffuso senso di sicurezza. Le persone sono pi&ugrave; allegre. C&rsquo;&egrave; un maggior senso di diffusa gaiezza d&rsquo;animo in tutto il paese. E&rsquo; una Germania pi&ugrave; felice. L&rsquo;ho notato dappertutto e alcuni inglesi incontrati durante il mio viaggio, i quali conoscono bene la Germania, si sono detti molto impressionati da questo cambiamento&rdquo;<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><em>&ldquo;Questo grande popolo&rdquo;<\/em>, ammoniva ancora l&rsquo;anziano statista, <em>&ldquo;lavorer&agrave; pi&ugrave; duramente, sacrificher&agrave; di pi&ugrave; e, se necessario, combatter&agrave; con maggiore determinazione perch&eacute; &egrave; Hitler a chiedergli di farlo. Coloro che non comprendono questo fatto basilare, non possono valutare le reali possibilit&agrave; della moderna Germania&rdquo;<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Bench&eacute; il pregiudizio e l&rsquo;ignoranza abbiano impedito una pi&ugrave; diffusa conoscenza e comprensione delle politiche economiche di Hitler e del loro impatto, il suo successo nell&rsquo;economia &egrave; stato sempre riconosciuto dagli storici, anche da quegli studiosi che sono in genere molto critici verso il leader tedesco e le politiche del suo regime.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">John Lukacs, storico americano di origine ungherese, i cui libri hanno sempre suscitato molti commenti e approvazioni, ha scritto: <em>&ldquo;Le conquiste di Hitler, sul piano nazionale pi&ugrave; che su quello estero, durante i sei anni [di pace] in cui fu a capo della Germania, furono straordinarie&#8230; Egli port&ograve; ai tedeschi prosperit&agrave; e fiducia, quel tipo di prosperit&agrave; che &egrave; il risultato della fiducia. Gli anni &rsquo;30, dopo il 1933, furono per molti tedeschi anni di gioia; qualcosa che rimase nei ricordi di un&rsquo;intera generazione&rdquo;<\/em>. [44]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Sebastian Haffner, influente storico e giornalista tedesco che fu critico feroce del Terzo Reich e della sua ideologia, esamin&ograve; la vita e l&rsquo;eredit&agrave; di Hitler in un suo libro molto discusso. Sebbene il suo ritratto del leader tedesco in <em>The Meaning of&nbsp; Hitler<\/em> sia molto negativo, l&rsquo;autore scrive ugualmente: [45]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><em>&ldquo;Fra i risultati positivi ottenuti da Hitler quello che ecliss&ograve; tutti gli altri fu il suo miracolo economico&rdquo;<\/em>. Mentre il resto del mondo annaspava ancora nella paralisi economica, Hitler aveva reso <em>&ldquo;la Germania un&rsquo;isola di prosperit&agrave;&rdquo;<\/em>. Nell&rsquo;arco di tre anni, continua Haffner, <em>&ldquo;il bisogno disperato e la povert&agrave; di massa si erano generalmente trasformate in una modesta ma confortevole prosperit&agrave;. Quasi altrettanto importante: l&rsquo;impotenza e la disperazione avevano lasciato il posto alla fiducia e alla sicurezza di s&eacute;. Ancor pi&ugrave; miracoloso fu il fatto che la transizione dalla depressione al boom economico fu ottenuta senza generare inflazione, a prezzi e salari totalmente stabili&#8230; E&rsquo; difficile farsi un quadro adeguato della riconoscente meraviglia con cui i tedeschi reagirono a quel miracolo, il quale, nello specifico, fece s&igrave; che ampie percentuali di lavoratori tedeschi passassero, dopo il 1933, dal sostegno ai Social Democratici e ai Comunisti a quello verso Hitler. Questa riconoscente meraviglia domin&ograve; completamente l&rsquo;umore delle masse tedesche tra il 1936 e il 1938&#8230;&rdquo;<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\">Joachim Fest, un altro eminente storico e giornalista tedesco, esamin&ograve; la vita di Hitler in una biografia minuziosa e acclamata. &ldquo;Se Hitler fosse rimasto vittima di un assassinio o di un incidente alla fine del 1938&rdquo;, egli scrisse, &ldquo;pochi esiterebbero a ricordarlo come uno dei pi&ugrave; grandi statisti tedeschi, come il coronamento della storia germanica&rdquo;. [46] &ldquo;Nessun osservatore obiettivo della scena tedesca potrebbe mai negare i considerevoli successi di Hitler&rdquo;, scriveva lo storico americano John Toland. &ldquo;Se Hitler fosse morto nel 1937 o nel quarto anniversario della sua ascesa al potere&#8230; sarebbe stato senza dubbio ricordato come una delle pi&ugrave; grandi figure della storia germanica. Aveva milioni di ammiratori in tutta Europa&rdquo;. [47]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\"><span _fck_bookmark=\"1\" style=\"display: none\">&nbsp;<\/span><span _fck_bookmark=\"1\" style=\"display: none\">&nbsp;<\/span>NOTE<span _fck_bookmark=\"1\" style=\"display: none\">&nbsp;<\/span><span _fck_bookmark=\"1\" style=\"display: none\">&nbsp;<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">1. J. K. Galbraith, <em>Money<\/em> (Boston: 1975), pp. 225-226.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">2. J. K. Galbraith, <em>The Age of Uncertainty<\/em> (1977), pp. 214.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">3. J. K. Galbraith, in <em>The New York Times Book Review<\/em>, 22 aprile 1973. Citato in: J. Toland, <em>Adolf Hitler<\/em> (Doubleday &amp; Co., 1976), p. 403 (note).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">4. J. K. Galbraith, <em>The Age of Uncertainty<\/em> (1977), pp. 213-214.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">5. Discorso di Hitler alla radio, <em>&ldquo;Aufruf an das deutsche Volk,&rdquo;<\/em> 1 febbraio 1933.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">6. John A. Garraty, <em>&ldquo;The New Deal, National Socialism, and the Great Depression,&rdquo;<\/em> su &ldquo;The American Historical Review&rdquo;, Ottobre 1973 (Vol. 78, No. 4), pp. 909-910.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">7. Gordon A. Craig, <em>Germany 1866-1945<\/em> (New York: Oxford, 1978), p. 620.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">8. Richard Grunberger, <em>The Twelve-Year Reich: A Social History of Nazi Germany, 1933-1945<\/em> (New York: Holt, Rinehart and Winston, 1971), p. 186. Pubblicato la prima volta in Inghilterra col titolo: <em>A Social History of the Third Reich<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">9. R. Grunberger, <em>The Twelve-Year Reich<\/em> (1971), p. 187; David Schoenbaum, <em>Hitler&rsquo;s Social Revolution<\/em> (Norton,1980 [softcover]), p. 100.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">10. David Schoenbaum, <em>Hitler&rsquo;s Social Revolution<\/em> (Norton,1980), p. 101.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">11. David Schoenbaum, <em>Hitler&rsquo;s Social Revolution<\/em> (Norton,1980 [softcover]), pp. 100, 102, 104; Lo storico Gordon Craig scrive: &ldquo;Oltre a questi risultati innegabili [cio&egrave; il miglioramento della qualit&agrave; della vita], i lavoratori tedeschi ricevettero dallo stato sostanziosi benefici supplementari. Il partito condusse una campagna sistematica e di incredibile successo per il miglioramento delle condizioni di lavoro negli impianti industriali e commerciali, con periodiche iniziative studiate non solo per far s&igrave; che i regolamenti sulla salute e sulla sicurezza venissero implementati, ma anche per favorire la rottura della monotonia derivante dallo svolgere tutti i giorni gli stessi compiti lavorativi, con diversivi quali musica, attivit&agrave; nelle serre e premi speciali per i migliori risultati raggiunti&rdquo;, G. Craig, <em>Germany 1866-1945<\/em> (Oxford, 1978), pp. 621-622.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">12. Intervista a Louis Lochner, corrispondente della Associated Press a Berlino. Citato in: Michael Burleigh, <em>The Third Reich: A New History<\/em> (New York: 2000), p. 247.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">13. G. Craig, <em>Germany 1866-1945 <\/em>(Oxford, 1978), p. 623; John A. Garraty, <em>&ldquo;The New Deal, National Socialism, and the Great Depression,&rdquo;<\/em> &ldquo;The American Historical Review&rdquo;, Ottobre 1973 (Vol. 78, No. 4), pp. 917, 918.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">14. J. A. Garraty, <em>&ldquo;The New Deal, National Socialism, and the Great Depression,&rdquo;<\/em> The American Historical Review, Ottobre 1973, pp. 917, 918.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">15. Joachim Fest, <em>Hitler <\/em>(New York: 1974), pp. 434-435.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">16. R. Grunberger, <em>The Twelve-Year Reich<\/em> (New York: 1971 [hardcover ed.]), p. 203.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">17. R. Grunberger, <em>The Twelve-Year Reich<\/em> (1971), pp. 30, 208.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">18. R. Grunberger, <em>The Twelve-Year Reich <\/em>(1971), pp. 198, 235.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">19. G. Frey (Hg.), <em>Deutschland wie es wirklich war<\/em> (Munich: 1994), pp. 38. 44.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">20. R. Grunberger, <em>The Twelve-Year Reich<\/em> (1971), p. 179.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">21. D. Schoenbaum, <em>Hitler&rsquo;s Social Revolution<\/em> (1980), pp. 118, 144.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">22. D. Schoenbaum, <em>Hitler&rsquo;s Social Revolution<\/em> (1980), pp. 144, 145; Franz Neumann, <em>Behemoth: The Structure and Practice of National Socialism 1933-1944<\/em> (New York: Harper &amp; Row, 1966 [softcover] ), pp. 326-319; R. Grunberger, <em>The Twelve-Year Reich<\/em> (1971), p. 177<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">23. R. Grunberger, <em>The Twelve-Year Reich<\/em> (1971), p. 177; D. Schoenbaum, <em>Hitler&rsquo;s Social Revolution <\/em>(Norton,1980), p.125.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">24. D. Schoenbaum, <em>Hitler&rsquo;s Social Revolution<\/em> (1980), pp. 148, 149.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">25. D. Schoenbaum, <em>Hitler&rsquo;s Social Revolution<\/em> (1980), pp. 148, 149. (Come paragone, fa notare Schoenbaum, gli oneri fiscali per la fascia pi&ugrave; alta nella Repubblica della Germania Federale del 1966 erano circa del 44 per cento.)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">26. D. Schoenbaum, <em>Hitler&rsquo;s Social Revolution<\/em> (1980), p. 134.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">27. G. Craig, <em>Germany 1866-1945<\/em> (Oxford, 1978), p. 633.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">28. R. Grunberger, <em>The Twelve-Year Reich<\/em> (1971), pp. 26, 121; G. Frey (Hg.), <em>Deutschland wie es wirklich war <\/em>(Munich: 1994), pp. 50-51.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">29. Citato in: J. Toland, <em>Adolf Hitler<\/em> (Doubleday &amp; Co., 1976), p. 405. Fonte: Cesare Santoro, <em>Hitler Germany<\/em> (Berlin: 1938).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">30. R. Grunberger, <em>The Twelve-Year Reich<\/em> (1971), p. 223.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">31. Evan Burr Bukey, <em>Hitler&rsquo;s Austria<\/em> (Chapel Hill: 2000), pp. 72, 73, 74, 75, 81, 82, 124. (Bukey &egrave; professore di storia presso l&rsquo;Universit&agrave; dell&rsquo;Arkansas.)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">32. R. Grunberger, <em>The Twelve-Year Reich<\/em> (1971), pp. 29, 234-235.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">33. John Lukacs, <em>The Hitler of History <\/em>(New York: Alfred A. Knopf, 1997), pp. 97-98.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">34. G. Craig, <em>Germany 1866-1945<\/em> (Oxford, 1978), pp. 629-630.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">35. Hitler, Discorso al Reichstag del 30 gennaio 1937.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">36. Hitler, discorso al Reichstag del 28 aprile 1939.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">37. John A. Garraty, <em>&ldquo;The New Deal, National Socialism, and the Great Depression,&rdquo;<\/em> The American Historical Review, Ottobre 1973 (Vol. 78, No. 4), p. 944. (Garraty ha insegnato storia presso la Michigan State University e la Columbia University, e ha ricoperto la carica di presidente della Societ&agrave; degli Storici Americani.)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">38. John A. Garraty, &ldquo;<em>The New Deal, National Socialism, and the Great Depression<\/em>,&rdquo; The American Historical Review, Ottobre 1973 (Vol. 78, No. 4), p. 917, incl. n. 23. Garraty scriveva: &ldquo;Di certo il pieno impiego non fu mai raggiunto in America finch&eacute; l&rsquo;economia non pass&ograve; alla piena produzione bellica&hellip; La disoccupazione in America non scese mai molto al di sotto della cifra di otto milioni durante gli anni del New Deal. Nel 1939 circa 9.4 milioni di persone erano senza lavoro e al momento del censimento del 1940 (a marzo) i disoccupati erano ancora 7.8 milioni, quasi il quindici per cento della forza lavoro&rdquo;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">39. William E. Leuchtenburg, <em>Franklin Roosevelt and the New Deal<\/em> (New York: Harper &amp; Row, 1963 [softcover]), pp. 346-347.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">40. Da <em>Das Reich<\/em>, 26 maggio 1940. Citato in John A. Garraty, <em>&ldquo;The New Deal, National Socialism, and the Great Depression,&rdquo;<\/em> The American Historical Review, Ottobre 1973, p. 934. Fonte citata: Hans-Juergen Schr&ouml;der, <em>Deutschland und die Vereinigten Staaten<\/em> (1970), pp. 118-119.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">41. Durante una visita a Berlino negli anni &rsquo;30, l&rsquo;ex presidente americano Herbert Hoover s&rsquo;incontr&ograve; col Ministro delle Finanze di Hitler, il Conte Lutz Schwerin von Krosigk, che gli espose nei particolari le politiche economiche del suo governo. Pur riconoscendo che tali misure erano benefiche per la Germania, Hoover espresse l&rsquo;idea che esse non sarebbero state adatte agli Stati Uniti. Livelli salariali definiti dal governo e politiche dei prezzi, egli riteneva, sarebbero stati contrari all&rsquo;idea americana di libert&agrave; individuale. Vedi: Lutz Graf Schwerin von Krosigk, <em>Es geschah in Deutschland<\/em> (T&uuml;bingen\/ Stuttgart: 1952), p. 167; L&rsquo;influente economista britannico John Maynard Keynes scrisse nel 1936 che le sue politiche &ldquo;Keynesiane&rdquo;, che in certa misura furono adottate dal governo di Hitler, &ldquo;si adattavano molto pi&ugrave; facilmente alle condizioni di uno stato totalitario&rdquo; piuttosto che ad un paese in cui prevalessero &ldquo;condizioni di libera competizione e un ampio livello di laissez-faire&rdquo;. Citato in: James J. Martin, <em>Revisionist Viewpoints<\/em> (1977), pp. 187-205 (Vedi anche: R. Skidelsky, <em>John Maynard Keynes: The Economist as Savior 1920-1937<\/em> [New York: 1994], p. 581.); Ricerche degli anni recenti evidenziano che una maggiore differenziazione etnica riduce il livello della fiducia sociale e l&rsquo;attuabilit&agrave; delle politiche di welfare. Vedi: Robert D. Putnam, <em>&ldquo;E Pluribus Unum: Diversity and Community in the Twenty-first Century<\/em>,&rdquo; Scandinavian Political Studies, giugno 2007. Vedi pure: Frank Salter, <em>Welfare, Ethnicity, and Altruism <\/em>(Routledge, 2005)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">42. Hitler, discorso a Berlino, 3 ottobre 1941.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">43. Daily Express (Londra), 17 Nov. (o Sett.?) 1936.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">44. John Lukacs, <em>The Hitler of History<\/em> (New York: Alfred A. Knopf, 1997), pp. 95-96<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">45. S. Haffner, <em>The Meaning of Hitler<\/em> (New York: Macmillan, 1979), pp. 27-29. Pubblicato per la prima volta nel 1978 col titolo <em>Anmerkungen zu Hitler<\/em>. Vedi anche: M. Weber<em>, &ldquo;Sebastian Haffner&#39;s 1942 Call for Mass Murder,&rdquo;<\/em> The Journal of Historical Review, Autunno 1983 (Vol. 4, No. 3), pp. 380-382.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">46. J. Fest, <em>Hitler: A Biography<\/em> (Harcourt, 1974), p. 9. Citato in: S. Haffner, <em>The Meaning of Hitler<\/em> (1979), p. 40.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: x-small\">47. J. Toland, <em>Adolf Hitler<\/em> (Doubleday &amp; Co., 1976), pp. 407. 409.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;Ho gi&agrave; pubblicato due articoli dedicati alle politiche economiche del nazionalsocialismo in tempo di pace, nella convinzione&nbsp;che il necessario disprezzo per la repressione, la distruzione dei sindacati, le Camicie Brune, le Camicie Nere e i campi di concentramento, non debbano influire minimamente&nbsp;sulla valutazione della politica economica realizzata sotto la guida di Hitler (La soluzione &quot;germanica&quot; e asiatica alla depressione e alla moneta e Il miracolo economico della Germania negli anni &#39;30)&nbsp;. 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