{"id":54167,"date":"2019-11-13T08:00:55","date_gmt":"2019-11-13T07:00:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54167"},"modified":"2019-11-13T07:37:06","modified_gmt":"2019-11-13T06:37:06","slug":"fondo-monetario-europeo-una-calamita-immensa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54167","title":{"rendered":"Fondo Monetario Europeo? \u201cUna calamit\u00e0 immensa\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>di INDIPENDENZA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La riforma del MES? \u00abUna calamit\u00e0 immensa\u00bb per l\u2019Italia. Colpisce che a dirlo sia un suo estimatore come Giampaolo Galli, dell\u2019Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani presso Universit\u00e0 Cattolica (Roma), docente di Economia Politica, assertore (si veda un suo libro edito nel 2018) del fatto che \u00abuscire dall\u2019euro significa caos economico e finanziario, fallimenti a catena, sofferenze sociali senza precedenti, austerit\u00e0 estrema, disoccupazione di massa e distruzione del risparmio\u00bb. Ebbene questo repertorio propagandistico dell\u2019ideologia neoliberale europeista propalato usualmente a fini di terrore per esorcizzare una fuoriuscita dalla gabbia del combinato imposto UE-euro, Galli nella sostanza lo riprende e lo rilancia da super-europeista convinto proprio riguardo gli scenari catastrofici che \u2013a suo stesso dire\u2013 seguiranno la riforma del MES nei termini in cui \u00e8 indirizzata. Il paradosso \u00e8 che l\u2019Italia, ceduta la sovranit\u00e0 monetaria, concorre a questa istituzione europea erogando propri fondi, come tutti gli Stati membri peraltro, con il risultato di esporsi alle vessazioni politiche, economiche, sociali quando richiedesse di ricorrervi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019essenza della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0 (MES), prevista nel Piano Juncker, avviata dall\u2019Eurogruppo nello scorso giugno e data in approvazione per dicembre, con suo successivo inserimento nel quadro delle istituzioni comunitarie, vincola l\u2019erogazione di crediti agli Stati membri in difficolt\u00e0 sui mercati dei capitali, esclusivamente in via \u00abcondizionale\u00bb, dopo cio\u00e8 l\u2019adozione di durissime misure economiche (privatizzazioni e cessioni delle forme di sovranit\u00e0 residue, ad es.) e sociali (si parla, tra l\u2019altro, di abbassamento dei salari, aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, riduzione della spesa sanitaria). Si mira cos\u00ec a rafforzare gli assetti normativi europei per costringere a percorsi di ristrutturazione predefiniti ed automatici, togliendo agli Stati la facolt\u00e0 dei residuali poteri di elaborazione di autonome politiche economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi, al Paese in crisi di liquidit\u00e0 si chiederebbe l\u2019adozione di misure ancora pi\u00f9 pesanti per usufruire di fondi in prestito che ne aggraverebbero l\u2019esposizione debitoria. Se non si piega, quel Paese verrebbe lasciato sprofondare nell\u2019abisso in cui si trovasse. A ben vedere un vicolo cieco. Solidariet\u00e0 e cooperazione europea significano pertanto affossare di pi\u00f9 chi si trovasse in difficolt\u00e0. In passato l\u2019esercizio del fondo salva-Stati gi\u00e0 si configurava come meccanismo per rafforzare le politiche di austerit\u00e0 di lacrime e sangue nei singoli Stati. Quella del MES e della sua riforma \u00e8 una veste diversa, ma basata sugli stessi princ\u00ecpi.<br \/>\nSi tratta insomma di una prospettiva alla greca (da tempo fuoriuscita dai riflettori massmediatici e non a caso, visto l\u2019esito catastrofico dell\u2019\u00abaiuto europeo\u00bb\u2026) che \u2013gi\u00e0 si lascia intendere nei vertici europei\u2013 potr\u00e0 presto riguardare anche l\u2019Italia. Il nostro, come rileva anche Galli, \u00e8 \u00abil paese con lo spread pi\u00f9 alto e che non ha creato le condizioni, n\u00e9 dal lato della finanza pubblica n\u00e9 dal lato delle riforme per la crescita, per mettere il debito su un trend discendente in rapporto al Pil\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella sua audizione presso le Commissioni riunite V e XIV della Camera dei Deputati (6 novembre 2019) Galli prevede per l\u2019Italia un\u2019immane catastrofe, di fatto una deriva ancora pi\u00f9 importante di quella gi\u00e0 in atto, un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.giampaologalli.it\/2019\/11\/il-meccanismo-europeo-di-stabilita-funzionamento-e-prospettive-di-riforma-audizione-presso-le-commssioni-riunite-v-e-xiv-della-camera-dei-deputati-6-novembre-2019\/?fbclid=IwAR3_8DoYqFihekimmQWryOs5HFCpmBNXGqW9XQzt2WJr0wM_0wHyIFWNDRo\">\u00abimpoverimento della popolazione senza precedenti nel dopoguerra\u00bb: \u00abLa nostra opinione [\u2026] \u00e8 che l\u2019idea di una ristrutturazione \u201cearly and deep\u201d [preliminare e profonda, ndr] non avesse senso nella Grecia del 2010 e, a maggior ragione, non abbia senso nell\u2019Italia di oggi. In particolare, occorre considerare che l\u2019Italia ha risparmio di massa e che il 70% del debito \u00e8 detenuto da operatori residenti, tramite le banche e i fondi di investimento. In queste condizioni, una ristrutturazione sarebbe una calamit\u00e0 immensa, genererebbe distruzione di risparmio, fallimenti di banche e imprese, disoccupazione di massa e impoverimento della popolazione senza precedenti nel dopoguerra. Nessun governo pu\u00f2 prendere una decisione del genere se non nel momento in cui perdesse l\u2019accesso al mercato e non fosse pi\u00f9 in grado di pagare stipendi, pensioni, fornitori ecc. Una ristrutturazione preventiva sarebbe un colpo di pistola a sangue freddo alla tempia dei risparmiatori, una sorta di bail-in applicato a milioni di persone che hanno dato fiducia allo Stato comprando titoli del debito pubblico. Sarebbe un evento di gran lunga peggiore di ci\u00f2 l\u2019Italia ha vissuto negli ultimi anni a causa dei fallimenti di alcune banche. Anche per questo motivo, azioni o parole che possano ingenerare il timore di una ristrutturazione o, peggio, di un default, vanno considerati come un pericolo per l\u2019Italia e per gli italiani. Per questo motivo ci preoccupano le proposte di revisione del Trattato istitutivo del MES\u00bb .<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Unione Europea riformabile, quindi? Certo, come da diversi decenni a questa parte, in direzione dell\u2019indurimento progressivo del suo impianto e delle sue misure neoliberiste anti-nazionali ed anti-sociali. Unione Europea invece irriformabile nelle visioni oniriche (auto)ingannevoli degli alter-europeisti di trasversale collocazione politica. Non a caso a dettare la linea, anche sulla riforma del MES, \u00e8 l\u2019asse franco-tedesco, un direttorio che si \u00e8 formalizzato con l\u2019accordo PeSCo (dicembre 2017) e poi con il Trattato di Aquisgrana su commercio, mobilit\u00e0, difesa e politica estera (gennaio 2019).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/associazioneindipendenza.wordpress.com\/2019\/11\/10\/fondo-monetario-europeo-una-calamita-immensa\/\">https:\/\/associazioneindipendenza.wordpress.com\/2019\/11\/10\/fondo-monetario-europeo-una-calamita-immensa\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di INDIPENDENZA &nbsp; La riforma del MES? \u00abUna calamit\u00e0 immensa\u00bb per l\u2019Italia. 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