{"id":54320,"date":"2019-11-19T09:30:56","date_gmt":"2019-11-19T08:30:56","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54320"},"modified":"2019-11-18T20:58:22","modified_gmt":"2019-11-18T19:58:22","slug":"christophe-guilluy-la-societa-non-esiste-la-fine-della-classe-media-occidentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54320","title":{"rendered":"Christophe Guilluy, \u201cLa societ\u00e0 non esiste. La fine della classe media occidentale\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE<\/strong> (Alessandro Visalli)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Christophe Guilluy \u00e8 un geografo francese che ha scritto questo pi\u00f9 che opportuno\u00a0<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2CJEZU1\">libro<\/a>\u00a0nel 2018 poco prima che il movimento dei Gilet Gialli occupasse il centro di una scena che cos\u00ec abilmente descrive<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019oggetto principale del suo sguardo \u00e8 largamente riconosciuto<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0(se pur c\u2019\u00e8 qualcuno che ancora lo nega<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>): il declino dei ceti medi e la crescita di quello che chiama \u201c<em>il mondo della periferia<\/em>\u201d. \u00c8 chiaro che questa descrizione \u00e8 scandalosa; attesta il fallimento di un modello che ha da sempre<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0inteso la propria legittimazione per la rivendicata capacit\u00e0 di creare ricchezza\u00a0<em>per la maggioranza<\/em>. Non \u00e8 possibile sottovalutare la potenza di questo principio di legittimazione nella modernit\u00e0. Anche se i \u2018ceti medi\u2019 sono sempre stati una \u2018insalata di occupazioni\u2019, come diceva Wright Mills, tuttavia erano uniti da uno status sociale, prima ancora che da reddito. Status che essenzialmente indicava una dinamica ascendente, almeno potenziale, un maggior grado di istruzione e di consumi, rispetto alle classi \u2018inferiori\u2019, soprattutto pi\u00f9 sicurezza nelle prospettive di lavoro, una certa\u00a0<em>protezione<\/em>. Essere nel \u2018ceto medio\u2019 ha sempre significato essere, insomma,\u00a0<em>nel centro della societ\u00e0<\/em>\u00a0e godere quindi di una piena cittadinanza. La cosa importante \u00e8 che questa descrizione, l\u2019esistenza di questo centro, maggioritario, \u00e8 assolutamente necessaria per considerare fondato il buon diritto della societ\u00e0 esistente alla sua conservazione. Si tratta di un mito indispensabile.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dunque Guilluy\u00a0<em>attacca una pietra angolare<\/em>\u00a0dell\u2019attuale piramide ideologica.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Muoviamo dunque all\u2019attacco.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per farlo occorre preliminarmente diradare una nebbiolina intorno al concetto: si pu\u00f2 sempre tracciare una stratificazione, in relazione a parametri quantitativi come il reddito individuale o familiare, individuare una mediana<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, prendere una congrua fascia sotto e sopra e nominarla \u201cceto medio\u201d. Si tratta di un semplice esercizio matematico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma se pure in questo modo si pu\u00f2 individuare un 70% che staziona nell\u2019intervallo, un 10% sopra ed un 20% sotto, la verit\u00e0 \u00e8 che fuori dei nostri modelli e delle aule universitarie nelle quali ce li raccontiamo, per consolarci, il \u2018ceto\u2019 maggioritario protetto dalla dinamica sociale dell\u2019economico\u00a0<em>non c\u2019\u00e8 pi\u00f9<\/em>. Si polarizza, ascende in qualche parte e discende in parte maggioritaria, ovvero si divarica. Ormai la massa presente al centro della distribuzione non \u00e8 solo una \u2018insalata\u2019, ma \u00e8 anche incapace di percepire un unico destino. In particolare \u00e8 imploso un modello che riusciva ad integrare, e proteggere, le classi popolari, le quali, questo \u00e8 importante, \u201ccostituivano lo zoccolo duro della classe media occidentale, e ne incarnavano i valori\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E quel che discende, perdendo la sicurezza che \u00e8 l\u2019elemento centrale dello \u2018status\u2019, non \u00e8 solo presente dove \u00e8 sempre stato, nei ghetti e nelle zone marginali (nelle \u2018periferie\u2019 estreme che tanto volentieri fotografiamo e riprendiamo), ma, sostiene Guilluy, staziona nelle zone \u2018periferiche\u2019, nelle piccole citt\u00e0, nel \u2018suburbano imposto\u2019, nelle aree rurali, in quelle rade e miste. Non \u00e8 per caso che proprio in questi territori continui a rafforzarsi l\u2019ondata populista, quel fenomeno socio-politico irrompente che \u201cmostra sempre la stessa geografia (le periferie urbane e rurali) e la stessa sociologia (le categorie umili che rappresentano la maggioranza della classe media)\u201d. Questa non \u00e8 un margine, qualcosa di fisiologico, ma una potenziale maggioranza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si tratta del risultato di una tenaglia tra i processi di gentrificazione<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0e di ghettizzazione<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>; di quella area grigia in mezzo. Emerge da classi che per la ricchezza possono essere distinte in \u201cpovere\u201d, \u201cmodeste\u201d e \u201cmedie\u201d, per l\u2019identit\u00e0 in francesi e immigrate. Dove, ovviamente, essere nella seconda categoria ordinariamente implica un minor grado di inclusione di cittadinanza e quindi un aggravio notevole rispetto alla sostanza dell\u2019essere \u2018classe media\u2019.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quindi nella definizione di \u201cclassi popolari\u201d, non rientrano solo gli abitanti dei quartieri di edilizia popolare delle grandi citt\u00e0, \u201cdove si concentrano le categorie popolari dei poveri e degli immigrati\u201d, ma anche l\u2019insieme molto pi\u00f9 ampio \u201cdegli abitanti dei territori deindustrializzati, delle zone rurali, delle citt\u00e0 di piccole e medie dimensioni\u201d. Una sorta di \u201c<em>Francia periferica<\/em>\u201d che va decisamente oltre la definizione e la coppia urbano\/rurale. Se c\u2019\u00e8 una opposizione questa ormai \u00e8 \u201ctra grandi aree urbane globalizzate in fase di gentrificazione, da una parte, e tutti gli altri dall\u2019altra\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per comprendere la dinamica in corso, due grandi forze trainano la dinamica populista:\u00a0<em>la precariet\u00e0 sociale<\/em>, che \u00e8 l\u2019effetto del modello economico, e\u00a0<em>la precariet\u00e0 culturale<\/em>, che per l\u2019autore \u00e8 l\u2019effetto della nascita della societ\u00e0 multiculturale. La ragione \u00e8 elementare, se c\u2019\u00e8 solo la prima forma di insicurezza, sociale, si resta su sentieri normali, magari di sinistra radicale, e se c\u2019\u00e8 solo la seconda si aderisce all\u2019elettorato borghese di destra.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo mondo, quello del voto populista, principalmente Le Pen in Francia, \u00e8, alla fine, semplicemente \u201cil riflesso geografico della divisione sociale prodottasi nel ventunesimo secolo tra un \u2018alto\u2019, un mondo di sopra, economicamente integrato, e un \u2018basso\u2019, un mondo di sotto, relegato alla marginalit\u00e0\u201d (p.16).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci\u00f2 significa anche che le separazioni pi\u00f9 rilevanti non passano pi\u00f9 per:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0destra\/sinistra, classe operaia\/padroni, rurale\/urbano,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">ma:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0privilegiato dalla globalizzazione\/debole e perdente dalla stessa, nomade\/sedentario, nuove classi superiori\/nuove classi popolari,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ovvero significa che: \u201cper la prima volta nella storia dell\u2019occidente, i gruppi a basso reddito non vivono nei luoghi in cui si creano la maggior parte dell\u2019accumulazione e della ricchezza e, cosa ancora pi\u00f9 rilevante, non possono permettersi di viverci\u201d. Naturalmente ci sono tantissime eccezioni, in tutte le direzioni, ma confermano questa indicazione, perch\u00e9 nelle enclave ricche delle zone periferiche hanno votato Macron, e nelle sacche marginali entro le aree forti Le Pen. Del resto questo sembra essere il gradiente decisivo,\u00a0<em>un intero insieme sociale si \u00e8 mosso<\/em>. Non solo i segmenti marginali degli operai e dei contadini, ma dipendenti, lavoratori manuali, piccoli colletti bianchi, giovani, pensionati, abitanti delle zone rurali e urbane. Tutti strati che, uno alla volta e uno dopo l\u2019altro, sono stati scientemente sacrificati. Prima la classe operaia, poi il terziario precarizzato, quindi tutti i servizi nei quali si era rifugiato il lavoro ormai debole, ora la pressione si sta spostando su impiegati e piccoli lavoratori autonomi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ormai sono \u201ctutti marginali\u201d. Ma \u201cil problema \u00e8 che sommando tutti questi marginali si ottiene un insieme completo: quello della vecchia classe media occidentale\u201d (p.33). Come mostra bene, infatti, anche Bagnasco, in realt\u00e0 il \u2018ceto medio\u2019 occidentale non era stato prodotto dagli spiriti animali del capitalismo, ma era stato costruito nelle lotte e sotto la pressione del modello alternativo del socialismo da \u2018contratti sociali\u2019 che erano strettamente connessi, intimamente, con il modello di capitalismo industriale del dopoguerra<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. Un capitalismo che si era accontentato di \u201cconiugare insieme crescita economica e coesione sociale, in un quadro di democrazia politica\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. La base sociale di questa regolazione vedeva una grande, anche se mai maggioritaria, e abbastanza coesa classe operaia, e il \u201cceto medio\u201d che si connetteva con questa in un continuum e proseguiva in quei segmenti necessari per tenere in piedi la grande macchina. Questo processo di inclusione sociale molto forte, anche se parziale, includeva i manager, necessari per la crescita di organizzazioni sempre pi\u00f9 grandi e complesse, gli strati superiori degli impiegati e degli operai (la cosiddetta \u201caristocrazia operaia\u201d), la \u201cservice class\u201d che gli ruotava intorno e parte del pubblico impiego. Un insieme sociale che accompagnava l\u2019istituzionalizzazione del conflitto ed il \u201ccompromesso socialdemocratico\u201d. Lo Stato, notevolmente presente ed interventista, cercava di gestire la domanda e spingere la spesa pubblica, nei momenti di flessione, per garantire l\u2019occupazione e salvaguardare l\u2019inclusione, oltre che la pace sociale anche attraverso la contemporanea crescita del \u201cwelfare state\u201d (che \u00e8 un movimento molto pi\u00f9 ampio e generale rispetto alle sole politiche keynesiane). Complessivamente tutto questo meccanismo di regolazione era rivolto alla gestione e riduzione dei rischi, via inclusione, in cambio di lealt\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tutto questo \u00e8 stato smontato, e progressivamente continua ad esserlo, ma senza porsi davvero pi\u00f9 il problema della coesione sociale. Affidando tutto alla disintegrazione delle identit\u00e0 sociali, all\u2019inattivazione individualista, ed a forme sempre pi\u00f9 autistiche di edonismo e narcisimo<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. Bagnasco lo chiama uno \u201c<em>smontaggio senza costruzione<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quella che si \u00e8 generata \u00e8, insomma,\u00a0<em>una nuova geografia sociale e quindi politica<\/em>. Che vale anche per la Germania, per l\u2019Italia (che \u00e8 emersa il 4 marzo). Ma anche per il segnale forse principale, naturalmente: quello della elezione di Trump. N\u00e9 quella di Macron \u00e8 davvero una eccezione, che indica la dinamica di ribasso dell\u2019ondata populista, come si \u00e8 detto con un sospiro di sollievo; in realt\u00e0 si tratta della stessa ricomposizione politica. Entrambi, se pur su sponde opposte, sono estranei al rispettivo campo, sono outsider.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quando si arriva ad avere tassi di disoccupazione reali negli Stati Uniti del 20%, ca 90 milioni di persone, di cui 50 vivono con i buoni alimentari, l\u2019aspettativa di vita cala in tutti i paesi per le classi medio-basse, e questo avviene sia nell\u2019Ohio sia nella campagna francese, allora \u00e8 cominciata l\u2019estinzione della classe media. Processo che sar\u00e0 completo quando anche i decani, ora sotto attacco sia in Francia sia in Italia, dovranno ridurre il loro tenore di vita, giudicato un peso insopportabile ed una sorta di perversa ingiustizia. Chi soffre non capisce perch\u00e9 altri non lo facciano. Ma sono i pensionati che, in vario modo, hanno rallentato l\u2019ondata populista<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. La cosa \u00e8 semplice, in fondo: \u201cper tosare i decani della classe media occidentale tuttavia serve una giustificazione ed i beneplacito del resto della popolazione, perci\u00f2 diventa essenziale presentare queste persone come appartenenti a categorie di privilegiati, e i media e la classe accademica sono impegnati in questo senso\u201d (p.42). Quando sar\u00e0 compiuto la precarizzazione dei pensionati (molti dei quali lo sono gi\u00e0) sar\u00e0 l\u2019ultimo passo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Se accadr\u00e0 non ci sar\u00e0 pi\u00f9 una vera e propria classe media<\/em>. La frattura tra le classi dominanti, ormai sempre pi\u00f9 separate, e le classi precarizzate, spaventate e insicure, sar\u00e0 definitivamente compiuto. Ma con questo si perder\u00e0 anche il pi\u00f9 potente stabilizzatore sociale. In epoca di ormai avanzata secolarizzazione, quando non si crede pi\u00f9 a valori e quadri cosmologici comuni, verr\u00e0 meno quel \u201csentimento di appartenenza alla classe media\u201d che non si \u00e8 mai basato solo sul reddito, neppure sulle professioni (pur essendo queste due dimensioni importanti), ma sul \u201csentirsi portatori di valori maggioritari\u201d. E questi valori sentirli \u201cparte integrante di un movimento economico, sociale e culturale avviato dalle classi dominanti\u201d. Si trattava, insomma, del tessuto che teneva insieme la societ\u00e0 e la teneva connessa e coerente con lo strato dominante.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Se dal \u201ccentro\u201d si guarda su, per\u00f2, \u00e8 in qualche modo necessario che \u201cdall\u2019alto\u201d si risponda allo sguardo. Ed \u00e8 questo che, a partire dagli anni ottanta, per Guilluy \u00e8 collassata la coesione sociale. Come ricorda spesso anche David Harvey, le classi superiori, prendendo per anni tutto il surplus prodotto e serbandolo per s\u00e9, si sono separate. Hanno cominciato a parlare di \u201cmiserabili\u201d, di \u201csdentati\u201d, hanno visto formarsi tra lo spaventato e l\u2019indifferente, una sottoclasse razzista, rancorosa e ignorante. L\u2019hanno quindi abbandonata sdegnate. Hanno proposto modelli multiculturali, rifugiandosi nel \u201cpoliticamente corretto\u201d<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, senza comprendere che nessuna integrazione \u00e8 possibile se non si muove dalle classi popolari. Hanno reagito al senso di tradimento, rancore e dolore, che viene dal basso colpevolizzando.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Comincia cos\u00ec il tempo della \u201c<em>a-societ\u00e0<\/em>\u201d, il tempo delle opposte secessioni<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cIl sacrificio della classe media occidentale sull\u2019altare della globalizzazione \u00e8 stato solo il primo passo in un processo che porta il mondo di sopra ad abbandonare i modelli e i valori comuni che costituivano i pilastri della societ\u00e0 occidentale. Per la prima volta nella storia, la classe dominante e i suoi portavoce nel mondo dei media, della cultura e dell\u2019universit\u00e0 non parlano n\u00e9 a nome n\u00e9 contro le classi popolari, perch\u00e9 ormai esse sono fuori della storia\u201d (p.63).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo processo ha spesso preso i nomi fuorvianti di \u201cmetropolizzazione\u201d, o di \u201copen society\u201d,\u00a0<em>in realt\u00e0 \u00e8 un arroccamento<\/em>. Chi consegna le vittorie elettorali (ad esempio a Macron) sono sempre i garantiti dal sistema sociale, ma queste sono sempre pi\u00f9 difficili, per due motivi: i garantiti sono sempre di meno e questi hanno sempre meno egemonia. Peraltro questo sistema tendenzialmente non garantisce nessuno, e quindi i garantiti di oggi saranno le vittime di domani.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sulla base di questa valutazione emerge il concetto guida della rappresentazione dell\u2019autore. Quello di \u201c<em>Francia periferica<\/em>\u201d. Che \u201cnon va confuso con quello di \u2018periferie\u2019; esistono periferie tanto nelle aree metropolitane che nella Francia periferica. Di nuovo, il concetto di Francia periferica designa tutti quei territori lontani dalle prime quindici metropoli del paese, in cui vive quali il 60% della popolazione francese. La categoria serve ad analizzare la ricomposizione sociale dei territori e il ruolo delle classi popolari nel modello globalizzato, ma questo non significa assolutamente che il cento per cento dei territori e delle citt\u00e0 della Francia periferica siano in declino o siano abitati esclusivamente da classi popolari precarie, n\u00e9 che tutti i territori metropolitani siano gentrificati. Piuttosto la categoria di Francia periferica serve a descrivere dinamiche economiche che si ritrovano in tutti i paesi sviluppati e sono caratterizzate da processi di concentrazione della ricchezza e dell\u2019arroccamento delle classi superiori in territori da cui vengono progressivamente allontanate le classi popolari\u201d. Si tratta di una categoria che serve a rendere visibile il doppio fenomeno interconnesso della gentrificazione e della desertificazione, del quale parla ad esempio la parabola svedese, il rifiuto del modello multiculturale nel momento in cui chi \u00e8 gi\u00e0 \u201cumile\u201d, non sopporta giustamente di diventare anche minoranza, di contendere risorse calanti<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. Una divaricazione nella quale trova spazio, in alto, individualismo e gregarismo sociale, ed in basso, solidariet\u00e0 imposta dalle circostanze e forme di comunitarismo difensivo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Fenomeno, peraltro, che deve restare oscuro, del quale non si deve parlare in quanto chi ne parla rischia il pi\u00f9 duro ostracismo. In particolare se fa parte del ceto preposto al controllo delle idee, degli intellettuali e degli operatori dei media.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">C\u2019\u00e8 anche un altro problema, e qui probabilmente la vicenda in corso dei Gilet Gialli ne \u00e8 una conferma: si tratta di un fenomeno nel quale \u00e8 \u201cmolto difficile creare le condizioni della rivoluzione intesa alla maniera dei secoli precedenti, quando esisteva ancora il legame (conflittuale a volte) tra classi popolari e classi superiori. La secessione della borghesia e la dispersione delle classi popolari stanno creando una situazione politica senza precedenti, per cui tutte le tensioni sociali e identitarie vengono annientate dal disimpegno delle classi superiori. Infatti nessun processo pu\u00f2 emergere senza che una frazione dell\u2019\u00e9lite o della borghesia scenda in campo\u201d<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Insomma, \u201cnon esistono movimenti di massa, non esistono rivoluzioni senza alleanza tra le classi\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa incapacit\u00e0 di mettersi in contatto, anche quando si provi, \u00e8 dimostrata per Guilluy dalle parabole di Skyriza e di Podemos, che hanno reso evidente l\u2019impossibilit\u00e0 di rappresentare le aspirazioni popolari da parte della borghesia illuminata. Inoltre, oltre che impossibile, \u00e8 anche individualmente pericoloso: il muro minaccioso del \u2018politicamente corretto\u2019, le accuse di razzismo, le deplorazioni degli \u2018analfabeti funzionali\u2019, le \u2018campagne contro l\u2019odio\u2019 (ovvero contro il conflitto sociale), sono tutte armi che sono rivolte specificamente contro quella porzione delle classi superiori e intellettuali che volessero essere tentate di spendersi. Nessuna di queste armi ha infatti veramente senso contro i ceti popolari, che sanno quel che sono e vogliono, e da tempo hanno perso la timidezza, ma sono efficacissime nel far capire a chi, facendo parte del ceto superiore non volesse capire il suo posto, e tradire la classe, che\u00a0<em>il prezzo sar\u00e0 la morte civile<\/em>. In questo modo si impedisce l\u2019accumulazione delle condizioni di un reale cambiamento.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma non sta davvero funzionando.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il \u201cmondo di sotto\u201d \u00e8 ormai troppo forte, ed esercita quello che l\u2019autore chiama un \u201c<em>invisibile soft power<\/em>\u201d, il quale \u00e8 il motore dell\u2019ondata populista. Questo costringe i politici ed i media a trattare i temi fino a poco fa proibiti. Anche quando provengono da partiti che fino a ieri sostenevano, e di fatto sostengono, altri ceti ed interessi<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>. Del resto \u00e8 pi\u00f9 generale, come scrive: \u201cla verit\u00e0 \u00e8 che Donald Trump, Marine Le Pen, Jean-Luc M\u00e9lenchon, Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Steve Bannon, David Goodhart o Eric Zemmour non influenzano in alcun modo l\u2019opinione pubblica: al contrario, si nutrono di essa\u201d (p.122). La ragione \u00e8 semplice, tutto il movimento populista, comunque sia orientato, \u00e8 causato dagli effetti della scomparsa della classe media, non dal talento di un tribuno. \u00c8 l\u2019effetto politico di una potente richiesta di protezione sociale e culturale. Di fatto si tratta, per i pi\u00f9 umili, solo di conservare il proprio capitale sociale e culturale. L\u2019unica cosa che gli appartiene e non pu\u00f2 essere sottratto, l\u2019essenziale della loro vita. Tutto questo le classi dominanti lo chiamano \u201cpopulismo\u201d, ovvero fascismo, ma per Guilluy \u00e8 solo movimento democratico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ovvero \u00e8 l\u2019esito necessario del tentativo:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0di fronte alla volont\u00e0 di ridurre il welfare, di preservare il bene comune,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0alla deregolazione e denazionalizzazione di opporre un inquadramento nazionale,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0al mito dell\u2019ipermobilit\u00e0 contrapporre un mondo popolare sedentario,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0rispetto al mondo senza distinzioni culturali far valere un mondo che protegge il capitale culturale collettivo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo \u00e8 il movimento che porta ad imporre temi come: il protezionismo, la regolazione della immigrazione, la lotta alla speculazione finanziaria. Ovvero a contrastare il dogma centrale del liberalismo, la libert\u00e0 di movimento di merci, persone e capitali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Fino a che non si capir\u00e0 che tutto \u00e8 semplicemente l\u2019effetto del finale fallimento di un sistema che non riesce a creare societ\u00e0, e quindi fallisce nell\u2019essenziale, non si potr\u00e0 superare la crisi (sociale e quindi economica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; La protesta inizia a sedimentare, infatti, nel maggio di quell\u2019anno, ma \u00e8 solo dal 17 novembre che iniziano le, fino ad ora ininterrotte, \u2018giornate\u2019 di protesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Ad esempio si pu\u00f2 leggere il libro di un sociologo che non richiede presentazioni come Arnaldo Bagnasco in \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/05\/arnaldo-bagnasco-la-questione-del-ceto.html\">La questione del ceto medio<\/a><\/em>\u201d, 2016, o Branko Milanovic, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/04\/branko-milanovic-ingiustizia-globale.html\">Ingiustizia globale<\/a><\/em>\u201d, 2018, oltre che l\u2019ampia analisi di Thomas Piketty, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2014\/11\/thomas-piketty-il-capitale-del-xxi.html\">Il Capitale del XXI secolo<\/a><\/em>\u201d, 2014, che dimostra la crescita delle ineguaglianze in occidente, Anthony Atkinson, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2017\/01\/anthony-b-atkinson-disuguaglianza-che.html\">Disuguaglianza<\/a><\/em>\u201d, 2017, e via dicendo\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Leggeremo, ad esempio, il recente libro di Luca Ricolfi, \u201c<em>La societ\u00e0 signorile di massa<\/em>\u201d che, con una lettura a tema non priva di forzature enfatizza fenomeni certamente presenti, ma di nicchia, e con un gioco di prestigio li amplifica a \u201cmassa\u201d, con ci\u00f2 producendosi in una confutazione del declino della classe media, cui attribuisce una consistenza immutata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda ad esempio Jean-Claude Mich\u00e9a, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/11\/jean-claude-michea-limpero-del-male.html\">L\u2019impero del male minore<\/a><\/em>\u201d, la legittimazione e ispirazione pi\u00f9 profonda del liberalismo \u00e8 il rifiuto dell\u2019incertezza derivante dagli scontri sociali e culturali e l\u2019aspirazione ad una vita tranquilla, concepita nella forma della borghesia ascendente. L\u2019energia impegnata nell\u2019etica dell\u2019onore viene dirottata verso il lavoro e l\u2019industria, sulla base di una promessa essenziale: la ricchezza porter\u00e0 la pace. E\u2019 assolutamente necessario a questo concetto che ci sia\u00a0<em>progresso<\/em>. Ovvero pacificazione ideologica,\u00a0<em>persino in un popolo di demoni<\/em>, come scrive Kant in \u201c<em>La pace perpetua<\/em>\u201d, i quali si dedichino ai propri affari e cos\u00ec producano il maggior bene per tutti. Non si pu\u00f2 concepire la logica del liberalesimo senza credere a questa armonizzazione, necessaria e progressiva, degli interessi sulla base del solo \u201cdolce commercio\u201d e del minimo necessario di autorit\u00e0. Quel che chiamiamo l\u2019economia deve, quasi da sola, realizzare il miracolo secolare di renderci felici, fraterni e buoni, perch\u00e9 ricchi. Il problema \u00e8 che se manca la crescita, e tanto pi\u00f9 se interviene un lungo processo di impoverimento e di insicurezza, l\u2019incanalare grazie a strumenti giuridici e di mercato vizi privati e virt\u00f9 fallisce nell\u2019obiettivo (che \u00e8 quello prioritario) di ottenere una societ\u00e0 ben ordinata. Come correttamente scrive Mich\u00e9a, mercato e diritto sono forme di socializzazione, ma secondarie, e non sono in grado di fondare le proprie stesse basi. Esse si basano su una preesistenza: quella della lealt\u00e0 e di un qualche sentimento morale che sia in grado, essendo abbastanza condiviso, di presupporre da parte degli attori il reciproco riconoscimento e quindi la fiducia reciproca. Non si pu\u00f2 avere fiducia sulla base del calcolo egoistico, perch\u00e9 si retrocede ad infinitum nel gioco strategico. Occorre un fondamento antropologico radicato nel \u201cciclo del dono\u201d (Mauss, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/03\/marcel-mauss-saggio-sul-dono.html\">Saggio sul dono<\/a><\/em>\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Termine che si riferisce a quel punto di una distribuzione nel quale ci\u00f2 che resta sopra \u00e8 equivalente a quel che resta sotto. Non va confusa con la media, che \u00e8 semplicemente la quantit\u00e0 diviso la numerosit\u00e0, ad esempio reddito tortale diviso numero dei percipienti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Si dice \u201cgentrificazione\u201d quando in un\u2019area, tipicamente un quartiere, progressivamente si attiva un processo di sostituzione della popolazione originale con altra di maggiore ceto sociale, e questo, arrivando di fatto espelle quella residua. La meccanica \u00e8 guidata dal mercato, nel senso che l\u2019arrivo di ceti pi\u00f9 alti tende a migliorare il quartiere sotto il profilo della sua attrattibilit\u00e0 e ci\u00f2 alzai valori immobiliari e dei fitti. I nuovi venuto spingono per una riqualificazione degli edifici e programmi urbani di riqualificazione che accelerano il processo, fino a che letteralmente i vecchi abitanti non si possono pi\u00f9 permettere di vivere sul posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; E\u2019 l\u2019esatto opposto, quando in un quartiere per i pi\u00f9 diversi motivi si concentrano popolazioni a basso reddito tendono ad espellere le popolazioni pi\u00f9 abbienti, e ci\u00f2 accelera il degrado, la carenza di manutenzione, fino a prendere una direzione di accelerazione e formare il vero e proprio ghetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda anche, Arnaldo Bagnasco, Nicola Negri, \u201c<em>Classi, ceti, persone<\/em>\u201d, Liguori, 1994. In questo libro, della met\u00e0 degli anni novanta, al culmine del processo di cetomedizzazione, si scrive che \u201ci ceti medi sono un importante e a volte decisivo elemento di stabilizzazione della societ\u00e0. Cresciuti con lo sviluppo economico del dopoguerra e con le innovazioni tecnologiche, organizzative e politiche che questo ha comportato, essi acquisterebbero nuove funzioni di stabilizzazione sociale in una fase di instabilit\u00e0 dei grandi sistemi economici\u201d, p.40.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Arnaldo Bagnasco, \u201c<em>La questione del ceto medio<\/em>\u201d, op.cit.,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda la diagnosi di Lasch, in particolare \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/10\/christopher-lasch-la-ribellione-delle.html\">La ribellione delle \u00e9lite<\/a><\/em>\u201d. In questo libro del 1995, l\u2019ultimo, si chiede se il declino dell\u2019industria manifatturiera, la contrazione della classe media, la crescita della povert\u00e0 e il degrado territoriale lasceranno speranza alla democrazia. Come sosteneva anche l\u2019ultimo Dahrendorf (si veda, ad esempio, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/09\/ralf-dahrendorf-dopo-la-democrazia.html\">Dopo la democrazia<\/a><\/em>\u201d) secondo lui le classi privilegiate si sono separate e sono diventate sempre pi\u00f9 cosmopolite e mobili. La necessit\u00e0 di spostarsi come requisito preliminare per fare carriera, ben noto nei ceti alti, \u00e8 il pi\u00f9 importante fattore che determina l\u2019insorgere di una \u201cmentalit\u00e0 turistica\u201d e allontana di fatto dalla democrazia. Secondo Lasch kle \u00e9lite hanno perso fiducia nei valori dell\u2019occidente e hanno ristretto il radicalismo e la spinta al cambiamento a movimenti come il femminismo, l\u2019antirazzismo, i movimento LGBT.. etc. che non \u201channo nulla in comune tra di loro\u201d e come rivendicazione coerente hanno solo la cooptazione nelle strutture dominanti. Si veda anche \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2PafAaA\">La cultura del narcisismo<\/a><\/em>\u201d, 1979.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Questo accenno assomiglia, ma con pi\u00f9 senso delle proporzioni, alla tesi centrale di Ricolfi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Jonathan Friedman \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/06\/jonathan-friedman-politicamente-corretto.html\">Politicamente corretto<\/a><\/em>\u201d. Identifico con questo termine una forma di categorizzazione e quindi di comunicazione caratterizzata dalla \u2018logica associativa\u2019 (se dici una cosa, allora devi\u00a0<em>essere<\/em>\u00a0in quella data identit\u00e0 preclassificata), e che fa prevalere la \u2018valenza indessicale\u2019 (cio\u00e8 il contesto della comunicazione) sul contenuto semantico (il significato)\u201d. Rifiutandosi all\u2019argomentazione l\u2019effetto sociale, e di potere, che si produce \u00e8 che inquadrare un\u2019affermazione come \u201cpoliticamente corretta\u201d (o s-corretta)\u00a0<em>consente di neutralizzarla;<\/em>\u00a0essa non pu\u00f2 pi\u00f9 essere localmente vera, perch\u00e9 \u00e8 semplicemente\u00a0<em>troppo terribile<\/em>. Al contrario diventa vero ci\u00f2 che \u00e8 buono, e\u00a0<em>perch\u00e9<\/em>\u00a0lo \u00e8. Insomma, \u201cil terribile e il meraviglioso sono autoevidenti\u201d. Dunque si ha un utilizzo politico della morale per controllare la comunicazione e censurarla\u00a0<em>ab origine<\/em>\u00a0in tempi di incertezza. Il \u201c<em>politicamente corretto<\/em>\u201d \u00e8 coevo all\u2019insorgere di una nuova \u00e9lite transnazionale (ben vista da autori chiave come\u00a0<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/12\/richard-rorty-una-sinistra-per-il.html\">Rorty<\/a><\/em>,\u00a0<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/10\/christopher-lasch-la-ribellione-delle.html\">Lasch<\/a><\/em>\u00a0e\u00a0<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/09\/ralf-dahrendorf-dopo-la-democrazia.html\">Dahrendorf<\/a>)\u00a0<\/em>che cerca di neutralizzare l\u2019opposizione moralizzando l\u2019universo sociale e dunque mobilitando, a fini di controllo,\u00a0<em>la vergogna<\/em>. La simmetria essenziale \u00e8 con la politica mondiale a taglia unica (il \u201c<em>Washington Consensus<\/em>\u201d) ed i suoi TINA e passa per la riclassificazione del liberale come progressista e del socialista come reazionario. Ci\u00f2 che \u00e8 progressista \u00e8 l\u2019olistico, il nomade\/rizomatico, il diffuso e l\u2019orizzontale. Ci\u00f2 che \u00e8 reazionario \u00e8 il moderno, razionale, astratto, verticale.\u00a0La \u2018vecchia\u2019 classe lavoratrice diventa, da soggetto storico del progresso, \u2018deplorabile\u2019 e nazionalista, egoista e meschina. Mentre il migrante, rifugiato, le minoranze colorate, le identit\u00e0 plurali, diventano i nuovi eroi.\u00a0<em>Questa \u00e8 una cultura fondata sul narcisismo (Lasch) che egemonizza una forma di controllo basata sulla classificazione creando un controllo operativo (\u201cmatriarcale\u201d) basato sulla vergogna<\/em>. Le varie versioni del \u201cpoliticamente corretto\u201d sono l\u2019ideologia funzionale allo stato della tecnica e ad un modo di produzione che da lungo tempo ha dismesso i ferri vecchi della triade Dio-Stato-Famiglia, inseguendo la forma \u2018liquida\u2019 della merce e costruendo un \u2018umano non sociale\u2019 abbandonato a tutte quelle forme di autoritarismo nascoste nell\u2019apparenza di pienezza di diritti la cui piena espressione \u00e8 il mercato autoregolato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Per quella delle \u00e9lite si veda Christopher Lasch, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/10\/christopher-lasch-la-ribellione-delle.html\">La ribellione delle \u00e9lite<\/a><\/em>\u201d, 1995.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Un caso specifico e noto \u00e8 la concorrenza per le case popolari, sempre di meno e quindi nelle quali la riserva di fatto o di diritto agli immigrati pesa sempre pi\u00f9. Si veda, Antonio Tosi, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/03\/antonio-tosi-le-case-dei-poveri-e.html\">Le case dei poveri<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; p.105. Un concetto simile lo esprime anche Lenin in \u201c<em>Che fare?<\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Il maggior esempio \u00e8 Salvini<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/christophe-guilluy-la-societa-non.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/christophe-guilluy-la-societa-non.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; Christophe Guilluy \u00e8 un geografo francese che ha scritto questo pi\u00f9 che opportuno\u00a0libro\u00a0nel 2018 poco prima che il movimento dei Gilet Gialli occupasse il centro di una scena che cos\u00ec abilmente descrive[1]. L\u2019oggetto principale del suo sguardo \u00e8 largamente riconosciuto[2]\u00a0(se pur c\u2019\u00e8 qualcuno che ancora lo nega[3]): il declino dei ceti medi e la crescita di quello che chiama \u201cil mondo della periferia\u201d. \u00c8 chiaro che questa descrizione \u00e8&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":38863,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-e88","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54320"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=54320"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54320\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":54321,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54320\/revisions\/54321"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/38863"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=54320"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=54320"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=54320"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}