{"id":54396,"date":"2019-11-21T11:00:58","date_gmt":"2019-11-21T10:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54396"},"modified":"2019-11-20T09:48:36","modified_gmt":"2019-11-20T08:48:36","slug":"taranto-dopo-lennesima-privatizzazione-la-storia-infinita-si-ripete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54396","title":{"rendered":"Taranto: dopo l\u2019ennesima privatizzazione la storia infinita si ripete"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LA CITT\u00c0 FUTURA (Ascanio Bernardeschi e Federico Giusti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-54397\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/ee6baf97843aad8c5801d7e15ee99c85_XL-300x180.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/ee6baf97843aad8c5801d7e15ee99c85_XL-300x180.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/ee6baf97843aad8c5801d7e15ee99c85_XL-768x461.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/ee6baf97843aad8c5801d7e15ee99c85_XL.jpg 770w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>Credits: https:\/\/www.google.it\/search?as_st=y&amp;tbm=isch&amp;hl=it&amp;as_q=arcelormittal+taranto<\/em><\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\"><em>I disastri della privatizzazione delle acciaierie di Taranto. Quando la salute pubblica e l\u2019occupazione confliggono con le scelte del capitale, la nazionalizzazione \u00e8 la soluzione principe. Vista l\u2019inerzia del governo devono intervenire i lavoratori.<\/em><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Il nostro paese \u00e8 ormai in mano delle multinazionali e delle loro ciniche pretese. La vicenda della ex Ilva di Taranto lo dimostra abbondantemente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Per capirci qualcosa, non possiamo limitarci a osservare superficialmente le beghe di partito, gli scontri all\u2019interno della maggioranza di governo e i commenti dei media appiattiti sugli\u00a0<strong>interessi di ArcelorMittal<\/strong>\u00a0(di seguito Am), ma dobbiamo calare queste polemiche nel contesto della nuova crisi in arrivo e delle strategie globali per il controllo del\u00a0<strong>mercato dell\u2019acciaio<\/strong>. In questo contesto l\u2019Italia sta subendo passivamente le altrui mire egemoniche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Nel 1965 la societ\u00e0 pubblica Italsider inaugura lo stabilimento di Taranto. La fabbrica diventa\u00a0<strong>il pi\u00f9 importante stabilimento siderurgico del vecchio continente<\/strong>, che rifornisce non solo l\u2019industria meccanica del Nord Italia, ma gran parte dell\u2019Europa, crea ricchezza e occupazione ed \u00e8 una delle locomotive del boom economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Nel 1995, a seguito della stagione delle\u00a0<strong>privatizzazioni<\/strong>, Italsider, che era stata valutata 4 mila miliardi, viene acquistata dal gruppo Riva, che avrebbe dovuto rilanciare lo stabilimento, per soli 2.500 miliardi e diviene Ilva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">I primi problemi di impatto ambientale e di gravissimi danni alla salute pubblica iniziano proprio in quegli anni. 11.500 saranno i casi di morte attribuiti alle emissioni dai periti della Procura di Taranto. Il rischio di contrarre tumori per la popolazione circostante, anche infantile, e per gli operai, \u00e8 elevatissimo e conseguentemente la magistratura, nel 2012, ordina il sequestro della fabbrica, definita dai giudici \u201c<strong>fabbrica di malattia e morte<\/strong>\u201d, e pone sotto indagine i vertici aziendali (la famiglia Riva). Il governo Monti, per tutelare i 13 mila addetti, oltre a quelli dell\u2019indotto, non trova di meglio che autorizzare per decreto la prosecuzione della produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Ma pochi mesi dopo, siamo nel 2013, il gip\u00a0<strong>Patrizia Todisco<\/strong>\u00a0dispone il sequestro di 8 miliardi di euro sui beni dei Riva, frutto dei mancati investimenti sulla tutela ambientale. La Cassazione annulla il sequestro ma i Riva lasciano il Consiglio d\u2019Amministrazione e l\u2019azienda viene commissariata dal Governo. Ma quel governo e quelli successivi non prendono nessun provvedimento significativo per risolvere il problema ambientale e, nel 2016, lo Stato si limita a mettere all\u2019asta la fabbrica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">L\u2019asta viene aggiudicata alla pi\u00f9 grande multinazionale del settore &#8211; la franco-indiana Am che ha stabilimenti in tutto il mondo &#8211; nonostante che quest\u2019ultima abbia posto come condizione per proseguire l\u2019attivit\u00e0 industriale e per attuare il piano ambientale un provvedimento\u00a0<em>ad hoc<\/em>\u00a0per garantirle una sorta di\u00a0<strong>immunit\u00e0 penale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Il nuovo padrone non procede n\u00e9 al rilancio produttivo n\u00e9 tanto meno al risanamento ambientale e anzi mette a cassa integrazione 1.400 operai. Di Maio, da ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro del precedente governo gialloverde e successivamente ministro degli Esteri dell\u2019attuale governo, ci mette del suo con dichiarazioni demagogiche e confusionarie che non affrontano il vero nodo del problema: non esiste un privato che possa farsi carico della riqualificazione e del risanamento della produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">L\u2019ipotesi di rivedere lo scudo penale che proteggeva il nuovo padrone \u00e8 presa come pretesto da quest\u2019ultimo per sganciarsi dall\u2019accordo con il governo: \u201c<em>non si possono cambiare le carte a partita in corso<\/em>\u201d, afferma. In realt\u00e0 quello che era stato annunciato dal governo attuale era pi\u00f9 modestamente un passo indietro rispetto all\u2019allargamento dello scudo deliberato dal governo precedente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Proprio nel giorno in cui il proprietario se ne va via, viene abbandonato il sistema a caldo, cio\u00e8 quello che consente di produrre l\u2019acciaio senza impurit\u00e0, indispensabile per molte produzioni meccaniche. Questo acciaio viene prodotto negli altoforni che qui uccidono. Ma in Italia non si \u00e8 fatto ricerca su come produrlo senza l\u2019attuale, altissimo,\u00a0<strong>impatto ambientale<\/strong>. Altrove invece si sono adottate le\u00a0<strong>innovazioni tecnologiche idonee a rendere questa produzione maggiormente compatibile con l\u2019ambiente<\/strong>. L\u2019azienda nel frattempo ha sospeso lo scarico delle materie prime sulle banchine. Quindi il piano di dismissione \u00e8 gi\u00e0 iniziato da giorni e manca la materia prima per tenere acceso\u00a0<strong>l\u2019altoforno 2<\/strong>, il cui spegnimento comporter\u00e0 enormi costi per l\u2019eventuale riaccensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Il governo non ha altra idea di come risolvere i problemi della produzione, dell\u2019ambiente e della salute diversa da quella di trattenere l\u2019attuale padrone o di andare a cercare nuovi soggetti industriali e finanziamenti per sostituirlo con un altro. Il ministro dell\u2019Economia\u00a0<strong>Gualtieri<\/strong>, per esempio, ribadisce la volont\u00e0 di non nazionalizzare e parla solo di trattare nuovamente con Am al fine di \u201c<em>adattare il piano industriale al difficile momento congiunturale<\/em>\u201d. Mentre afferma che \u201c<em>lo Stato italiano deve essere in grado di dare tutte le necessarie garanzie giuridiche, amministrative e di concorso della politica industriale<\/em>\u201d a sostegno dell\u2019impresa, ipotizza anche l\u2019intervento della Cassa Depositi e Prestiti con un ruolo non meglio precisato. In sostanza l\u2019uscita di scena di Am arriva senza che lo Stato abbia un\u2019idea precisa di come rilanciare la produzione e bonificare l\u2019ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Il segretario generale della Cgil Landini critica la svalorizzazione del lavoro e l&#8217;assenza di una politica industriale dei Governi italiani succedutisi nel tempo. E su ci\u00f2 non possiamo che aderire, anche se questa critica presupporrebbe una seria autocritica dell\u2019operato sindacale negli ultimi 40 anni. Se il nostro paese manca di politiche industriali la responsabilit\u00e0 \u00e8 anche del sindacato che non ha mai condotto una battaglia per la nazionalizzazione delle aziende, si limita a invocare interventi dello Stato, quali gli ammortizzatori sociali per sovvenzionare la cassa integrazione di operai e impiegati messi a casa da aziende e multinazionali che allo stesso tempo delocalizzano produzioni industriali in giro per il Globo. Un ruolo, quello del sindacato, subordinato al capitale privato e di supporto a chi determina strategie industriali basate su scarsi investimenti, mancate bonifiche, massima attenzione agli utili e alle speculazioni finanziarie. Dov\u2019era il sindacato quando tante aziende pubbliche venivano svendute, spacchettate, perdendo per strada quella capacit\u00e0 inventiva e innovativa che aveva consentito negli anni sessanta di esportare all&#8217;estero prodotti vincenti sui mercati mondiali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Ma il nostro dissenso profondo con Landini nasce<a href=\"https:\/\/video.lanuovaferrara.gelocal.it\/economia\/ex-ilva-landini-cgil-basta-furberie-arcelor-mittal-non-e-cappuccetto-rosso-lo-stato-entri-in-societa\/118987\/119497\">quando afferma che occorrerebbe trattenere Am<\/a>, far cambiare idea alla multinazionale, inchiodarla alle sue responsabilit\u00e0 e allo stesso tempo ripristinare la scudo penale. Ci\u00f2 al fine di\u00a0<em>&#8220;togliere ogni ogni alibi all\u2019azienda, come abbiamo chiesto noi sindacati. Togliere lo scudo penale \u00e8 stato un errore. E aggiungo che secondo me sarebbe utile che il governo si dicesse pronto a far entrare adesso Cassa Depositi e Prestiti nella societ\u00e0 accanto ad Am, sia per far capire che non c&#8217;\u00e8 nessuno ostile a che si faccia industria seriamente sia per controllare che quello che avviene venga realizzato. Lo discutemmo anche un anno e mezzo fa, e allora nessuno sollev\u00f2 obiezioni, nemmeno Mittal. Poi non so perch\u00e9 non si fece nulla in questa direzione&#8221;.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Siamo ancora una volta davanti allo\u00a0<strong>scambio diseguale tra produzione e salute<\/strong>; alla fin fine si opera per salvaguardare posti di lavoro che andranno persi in ogni caso perch\u00e9 gli investimenti latitano e non esiste alcun progetto di riconversione della produzione o di bonifica dei territori. \u00c8 assurdo che ci si limiti a pregare le multinazionali straniere a restare in Italia, facendo finta di essere battaglieri, e di consentire loro di intascare profitti che spetterebbero agli italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Forse le cose sono un po\u2019 pi\u00f9 complesse di come le racconta Landini. Il caos venutosi a generare \u00e8 una conseguenza della cattiva scelta di privatizzare le produzioni strategiche e le risorse nazionali, come \u00e8 avvenuto anche a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/dibattito\/piombino-oltre-la-citta-fabbrica\">Piombino<\/a>\u00a0e Genova. Adesso \u00e8 indispensabile svincolarsi dal cinismo delle multinazionali, se non vogliamo mettere a repentaglio i posti di lavoro e la salute dei cittadini, checch\u00e9 ne pensino o ne dicano Renzi, Salvini e i giornali borghesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">I sovranisti\u00a0<em>de noantri<\/em>\u00a0dovrebbero sapere che questa industria \u00e8 italiana, che la nostra Costituzione prevede che la propriet\u00e0 privata debba \u201c<em>assicurare la funzione sociale<\/em>\u201d e che possa essere\u00a0<strong>espropriata<\/strong>\u00a0nell\u2019interesse generale. Oltretutto Am al momento \u00e8 solo locataria (\u00e8 subentrata con un contratto di affitto di ramo d&#8217;azienda) e l\u2019abbandono di questa fabbrica comporta il suo ritorno nella disponibilit\u00e0 dello Stato,<a href=\"https:\/\/www.liberacittadinanza.it\/articoli\/ambiente\/il-caso-ilva\">senza necessit\u00e0 di alcun indennizzo<\/a>\u00a0(cfr. il costituzionalista Paolo Maddalena).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">L\u2019acquisizione dell\u2019Ilva da parte di Am e il successivo scontro con il Governo rientrano nella strategia del gruppo e nel contesto dell\u2019evoluzione del\u00a0<strong>mercato internazionale dell\u2019acciaio<\/strong>. Am stava acquisendo gli impianti siderurgici in tutto il mondo e cercando di impedire l\u2019accesso della concorrenza nel mercato, inclusa quella cinese, giapponese e coreana. A tal fine ha fatto accordi o avviato trattative, non tutte andate a buon fine, con imprese cinesi e indiane per assumere il controllo di gigantesche societ\u00e0 del settore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">I suoi principali clienti europei sono Renault Nissan, Pse, Volkswagen, Fca, Fincantieri e la cantieristica Stx France, quelli Usa sono Ford e General Motor. Mentre le imprese asiatiche puntano molto sull\u2019esportazione, Am cerca di ubicare gli impianti in prossimit\u00e0 dei i propri clienti. L\u2019introduzione di dazi protettivi contro le esportazioni cinesi da parte degli Usa e dell\u2019Ue ha favorito questa strategia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><strong>L\u2019eccesso di capacit\u00e0 produttiva<\/strong>\u00a0e le regole dell\u2019antitrust europeo hanno costretto Am a chiudere o vendere diversi impianti in Belgio, Germania, nei paesi dell\u2019Est Europa e, in Italia, la ex Italsider: prima venduta ai Lucchini, poi Aferpi, poi\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/appelli\/jindal-a-piombino-un-padre-padrone-che-non-ammette-critiche\">Jindal di Piombino<\/a>. Con la recente frenata della Germania, si intravede all\u2019orizzonte una nuova recessione che potrebbe essere perfino peggiore di quella del 2008 e che vede il settore automobilistico fra i pi\u00f9 esposti. L\u2019Italia \u00e8 il fanalino di coda dell\u2019Ue e sono prevedibili ridimensionamenti di questo mercato, sia nell\u2019edilizia e nella cantieristica, sia nel settore automobilistico,<a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/il-matrimonio-fca-peugeot-ha-un-capofamiglia-ma-alla-sposa-vanno-tanti-gioielli\">del quale abbiamo parlato in un precedente articolo<\/a>\u00a0e in cui la Francia si \u00e8 collocata al posto di comando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Lo scopo che persegue Am in Italia, non \u00e8 quindi quello di accrescere il giro di affari ma di mettere i bastoni fra le ruote dei concorrenti nella produzione di acciaio. Lo dimostra il piano industriale, del tutto improbabile in questo contesto di crisi, presentato dal gruppo nel 2017. Ora che il settore \u00e8 in frenata e che non c\u2019\u00e8 pericolo dell\u2019ingresso di nuovi concorrenti, la questione dello scudo penale, alla luce di tutto ci\u00f2, deve essere letta come un\u2019occasione per sganciarsi dagli impegni col governo italiano, oppure per riaprire la trattativa, chiedendo nuovi vantaggi e nuovi tagli occupazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">All\u2019interno del Governo Conte operano due spinte. Da una parte c\u2019\u00e8 chi \u00e8 disposto ad accordare ulteriori soldi e protezioni ad Am incluso lo scudo penale. Mentre sono in piedi innumerevoli processi che potrebbero investire l&#8217;attuale propriet\u00e0 per la morte di diversi operai nello stabilimento di Taranto; non sono stati avviati la bonifica del territorio e gli investimenti pattuiti. Il piano industriale presentato tre anni fa era costruito sulla necessit\u00e0 di esternalizzare parte della produzione. E sullo sfondo ci sono 5 mila posti di lavoro &#8211; anzi molti di pi\u00f9 se pensiamo all&#8217;indotto &#8211; il rischio e la salute di una popolazione che da anni paga sulla propria pelle l&#8217;inquinamento e la devastazione ambientale con centinaia di morti e i bambini del rione Tamburi che non possono andare a scuola o giocare all&#8217;aria aperta nei giorni di vento, quando si diffondono nell&#8217;aria le polveri assassine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Se il governo, al netto delle dichiarazioni per i gonzi, latita, non \u00e8 che i sindacati abbiano le idee chiare. E se non rivendicheranno la pubblicizzazione dell\u2019azienda, lo sbocco sar\u00e0 o di rimanere a mani vuote alla ricerca di nuovi partner privati, ricominciando questa storia infinita, oppure, se si riesce a \u201ctrattenere\u201d Am, quello consueto in simili circostanze: un contenimento del numero dei licenziamenti, o la cassa integrazione a zero ore, in cambio di vantaggi economici e legali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Se alla Am interessa solo evitare la concorrenza e assicurarsi la clientela della ex Ilva, attraverso il ridimensionamento o la chiusura dello stabilimento, come ormai appare evidente, non ha senso cercare di trattenerla. E neppure cercare altri improbabili partner privati. Al contrario il rilancio produttivo e il risanamento ambientale passa solo dando il benservito alla Am e nazionalizzando l\u2019acciaieria al fine di salvaguardare l\u2019occupazione, e l\u2019ambiente mettendoci le necessarie risorse pubbliche tramite la Cassa Depositi e Prestiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Quello che i governi e l\u2019Ue temono come la peste \u00e8 di mettere in discussione gli interessi dei gruppi imperialisti, nonostante che questi intendano rendere sempre pi\u00f9 marginale l\u2019industria italiana. Ecco perch\u00e9 i sindacati dovrebbero rivendicare la nazionalizzazione e non le concessioni alla multinazionale di turno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">La famiglia indiana e i Riva hanno qualcosa in comune, come ricostruito da Il Sole 24Ore del 9 Novembre, ossia stesse strategie, o schemi come li definisce il quotidiano economico, nel mettere al sicuro il patrimonio di famiglia.<a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/la-cassaforte-mittal-blindata-sei-trust-nell-isola-jersey-AC8KKix\">Citiamo testualmente<\/a>:\u00a0<em>i sei trust\u00a0<\/em>[1]<em>\u00a0erigono un muro di riservatezza intorno agli averi della famiglia Mittal. In teoria il trust crea una separazione tra i beni e i suoi proprietari, che non ne possono pi\u00f9 disporre avendoli affidati a un trustee: in questo caso Hsbc. Ma la legge di Jersey \u00e8 una legge particolare. E tra le clausole dell&#8217;atto di nascita dei sei trust ce n&#8217;\u00e8 una che dice che ogni decisione importante deve essere assunta con il consenso scritto di Lakshmi Mittal, che \u00e8 contemporaneamente settlor (cio\u00e9 il disponente), il protector e il beneficiario dei trust.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Chi possiede i sei trust ottiene i dividendi e gli utili ma non prima che abbiano fatto il giro del mondo attraverso i paradisi fiscali. Una situazione diffusa, quella di multinazionali che scelgono come sede qualche paradiso fiscale e creano una rete complessa di societ\u00e0 che poi, nel nostro caso, fanno riferimento sempre alla famiglia indiana. I trust controllano il 100% di una societ\u00e0 che ha i suoi impianti a migliaia di km di distanza. Il capitalismo finanziario e predatorio ha scelto i paradisi fiscali per mettere al sicuro le proprie ricchezze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Utili e dividendi azionari vengono incassati dai trust per poi approdare in Lussemburgo dove i Mittal possiedono il 100% della\u00a0<strong>Value Holdings<\/strong>\u00a0che a sua volta controlla due societ\u00e0 che detengono le azioni di Am. Un sistema basato sulle Holding che poi contraddistingueva anche i Riva a cui la fabbrica era stata (s)venduta in fretta e furia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">La famiglia indiana, seppure indirettamente, ha altre propriet\u00e0 in Italia, un sistema complesso che poi ritroviamo in ogni multinazionale che opera sui mercati mondiali. I governi nazionali risultano spesso impotenti, per questa ragione la nazionalizzazione diventa un&#8217;arma importante se utilizzata nei termini giusti ossia non guardando solo alla produzione ma mettendo insieme bonifica del territorio, investimenti e riconversione. Perch\u00e9 sia ben chiaro che non si tratta solo di salvaguardare la produzione dell&#8217;acciaio ma di imprimere indirizzi ben precisi alla politica industriale di un paese che da 30 anni delocalizza, non innova e non investe consentendo a grandi capitalisti, con gli ammortizzatori sociali, di accumulare utili e dividendi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Qualunque sia la scelta operata, se chiudere la fabbrica o mantenere la produzione (ma iniziando con tanti lavoratori in cassa integrazione), il nostro paese pagher\u00e0 un conto salato. Sono questi i risultati delle politiche intraprese per decenni, incuranti delle devastazioni ambientali e pronte a svendere il patrimonio pubblico alle multinazionali. E allo stato attuale non esiste alcuna idea su come riconvertire la produzione; una riconversione che necessiterebbe di percorsi lunghi tra studio, investimenti e nuove tecnologie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">La storia non \u00e8 maestra di vita, ricordiamoci che l&#8217;Italia \u00e8 tra i paesi pi\u00f9 arretrati in materia di bonifica ambientale, quando si sono chiusi impianti pericolosi per la salute dei cittadini non si \u00e8 passati alla fase due, ossia alla bonifica e alla gestione del territorio destinando le ex aree industriali ad altro uso, o produzione, senza ricadute negative sulla salute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Qualcuno ha ipotizzato la spesa di 100 milioni di euro per riconvertire i lavoratori Ilva e dell&#8217;indotto; non saranno sufficienti i tradizionali ammortizzatori sociali per fronteggiare l&#8217;emergenza. Qualora si volesse continuare con la produzione di acciaio il 50% dei posti di lavoro parrebbero perduti in partenza senza considerare che solo per ricostituire il magazzino e l\u2019altoforno 2 (ammesso e non concesso che questa operazione sia compatibile con la salute dei cittadini e dei lavoratori stessi) servono 150 milioni di euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">E poi non dimentichiamoci dei 5 mila addetti gi\u00e0 da tempo in cassa integrazione (il costo degli ammortizzatori sociali \u00e8 130 milioni di euro) e gli oltre 6 mila occupati nell\u2019indotto. Alla fine il conto a carico dello stato potrebbe essere tra 800 e 900 milioni di euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Chiudiamo con una domanda: per quale motivo Am vuole restituire l&#8217;Ilva allo Stato italiano? Una risposta ce la forniscono<a href=\"https:\/\/www.peacelink.it\/ecologia\/a\/46993.html\">le parole di Alessandro Marescotti<\/a>, ambientalista storico di Taranto e animatore di Peacelink.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><em>La chiave interpretativa per cogliere le vere ragioni di questa scelta \u00e8 nel rigo 12 del comunicato di Am, in cui sostanzialmente si afferma che l&#8217;Ilva non \u00e8 in grado di rispettare l&#8217;ultimatum della magistratura circa la messa a norma dell&#8217;altoforno numero 2, quello dove mor\u00ec l&#8217;operaio Alessandro Morricella, investito da una grande fiammata dovuta a un malfunzionamento dell&#8217;impianto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><em>\u201cI provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019\u201d. Tale data, osserva Am, \u00e8 \u201cimpossibile da rispettare per gli stessi Commissari\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><em>Non solo: Am fa notare che anche gli altri due altoforni in funzione dovrebbero adottare \u201dragionevolmente e prudenzialmente\u201d le precauzioni tecniche previste per l&#8217;altoforno 2. In tal modo l&#8217;azienda ammette implicitamente che anche gli altri due altoforni non adottano le tecnologie per garantire la sicurezza per i lavoratori.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><em>La messa a norma di tutti gli impianti e l&#8217;adozione per gli altoforni delle migliori tecnologie disponibili doveva terminare nel luglio 2014, secondo il cronoprogramma dell&#8217;Autorizzazione Integrata Ambientale Ilva. I lavori, cominciati pro forma nel 2012, hanno segnato continuamente il passo in una sceneggiata che ha rasentato il grottesco. La prima legge Salva Ilva del dicembre 2012 prevedeva, nel caso che non fosse avvenuta l&#8217;adozione delle migliori tecnologie disponibili, il fermo degli impianti\u00a0<\/em>[&#8230;]<em>. Con sfrontata determinazione i vari governi hanno cambiato quella legge con proroghe e deroghe che hanno reso poi necessaria l&#8217;adozione dell&#8217;immunit\u00e0 penale in quanto gli attuali impianti sono in funzione a rischio e pericolo di chi li fa funzionare. Permangono numerose carenze ed emerge la mancanza di requisiti minimi importanti quali i certificati di prevenzione incendi degli altoforni, delle cokerie e degli altri impianti ad alto rischio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><em>In queste condizioni \u00e8 stato ridotto lo stabilimento siderurgico pi\u00f9 grande d&#8217;Europa con una politica di proroghe e deroghe che \u00e8 servita solo a tirare a campare e a spostare sul governo successivo la \u201cpatata bollente\u201d. Abbiamo assistito a uno scaricabarile continuo che non ha fatto onore allo Stato Italiano che \u00e8 infatti stato condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo per non aver protetto i cittadini di Taranto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><em>In conclusione possiamo dire che \u00e8 caduta la foglia di fico e che viene detta finalmente la verit\u00e0: Ilva ha impianti pericolosi e fuori norma che richiederebbero investimenti mai fatti e che &#8211; date le ingenti perdite &#8211; non verranno mai fatti\u00a0<\/em>[\u2026]\u00a0<em>Emerge tutta la vergogna di uno Stato che &#8211; governo dopo governo &#8211; non ha protetto la popolazione di Taranto.<\/em>\u00a0[\u2026. anche in presenza di uno scudo penale rafforzato]<em>\u00a0vi sarebbe stata una pi\u00f9 che probabile sentenza della Corte Costituzionale, nuovamente interpellata dal Gip, e una pi\u00f9 che prevedibile richiesta di spegnimento dell&#8217;altoforno numero 2 da parte della magistratura.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">La situazione \u00e8 cos\u00ec confusa e complessa da indurre al massimo pessimismo. Qualunque sia la soluzione non potr\u00e0 eludere tre questioni:\u00a0<strong>la bonifica ambientale<\/strong>\u00a0e la giustizia per i familiari delle vittime di un disastro ambientale;\u00a0<strong>la politica industriale italiana<\/strong>\u00a0che dovr\u00e0 essere diametralmente opposta a quella degli ultimi decenni tra delocalizzazioni, speculazioni finanziarie e assenza di investimenti tecnologici;\u00a0<strong>la riconversione produttiva<\/strong>, la salvaguardia dell&#8217;occupazione da non barattare con la salute della popolazione tarantina<em>.\u00a0<\/em>E sullo sfondo il ruolo delle istituzioni e delle politiche per anni subalterne ai voleri dei padroni di turno. Vista l\u2019inerzia del governo, potrebbe essere\u00a0<strong>determinante il ruolo dei lavoratori<\/strong>. Purtroppo i sindacati non paiono attrezzati per questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">[1] Si riferisce ai trust della famiglia Mittal, che hanno sede nel piccolo paradiso dell\u2019isola di Jersey.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/editoriali\/taranto-dopo-l-ennesima-privatizzazione-la-storia-infinita-si-ripete\">https:\/\/www.lacittafutura.it\/editoriali\/taranto-dopo-l-ennesima-privatizzazione-la-storia-infinita-si-ripete<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA CITT\u00c0 FUTURA (Ascanio Bernardeschi e Federico Giusti) Credits: https:\/\/www.google.it\/search?as_st=y&amp;tbm=isch&amp;hl=it&amp;as_q=arcelormittal+taranto I disastri della privatizzazione delle acciaierie di Taranto. Quando la salute pubblica e l\u2019occupazione confliggono con le scelte del capitale, la nazionalizzazione \u00e8 la soluzione principe. Vista l\u2019inerzia del governo devono intervenire i lavoratori. Il nostro paese \u00e8 ormai in mano delle multinazionali e delle loro ciniche pretese. La vicenda della ex Ilva di Taranto lo dimostra abbondantemente. Per capirci qualcosa, non possiamo limitarci&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":95,"featured_media":47798,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32,1],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/la-citt\u00e0-futura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-e9m","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54396"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/95"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=54396"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54396\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":54400,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54396\/revisions\/54400"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/47798"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=54396"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=54396"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=54396"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}