{"id":54491,"date":"2019-11-29T08:30:32","date_gmt":"2019-11-29T07:30:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54491"},"modified":"2019-11-25T20:45:14","modified_gmt":"2019-11-25T19:45:14","slug":"luca-ricolfi-la-societa-signorile-di-massa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54491","title":{"rendered":"Luca Ricolfi, \u201cLa societ\u00e0 signorile di massa\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Di<strong> TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il\u00a0<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Qn0rGm\">libro<\/a>\u00a0di Luca Ricolfi, presidente della Fondazione Hume<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, che fa del dato uno scopo morale, \u00e8 un testo a tema, costruito intorno ad un\u2019aspra forzatura linguistica e un violento strattonamento, sia del linguaggio sia dei dati stessi. Un testo infarcito, anzi intessuto, di ideologismi e di autentici falsi, non numerosi ma decisivi. Alcune delle cose che scrive l\u2019autore sono anche interessanti, alcune sono pezzi di verit\u00e0, anche dolorosa, ma tutto \u00e8 fondato su un\u2019attitudine a far passare la descrizione del reale proposto per inevitabile stato del mondo ed il particolare come generale, il contingente come strutturale, la causa come effetto. I pensionati che sostengono i nipoti, in parte o in sostanza, in Italia sono solo il 14%, ovvero sono circa duemilioni, ovviamente da individuare nello strato pi\u00f9 abbiente, dato che dei 17 milioni di pensionati 10 vivono con meno di 750,00 euro al mese, e l\u2019importo medio erogato \u00e8 di 1.100,00 euro al mese<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Il reddito lordo procapite \u00e8 di 21.000,00 euro all\u2019anno, sotto la media europea<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, ad onta dell\u2019essere un paese con consumi di massa \u201copulenti\u201d. Soprattutto gli \u201cinsoddisfatti\u201d del proprio livello di reddito sono in Italia la met\u00e0 della popolazione, con grandi differenze geografiche, dal minimo del 40% al Nord al quasi 70% nelle isole<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, e se si passa al giudizio sulla situazione familiare non \u00e8 molto diverso, il 57% la giudica \u201cadeguata\u201d (63% al nord). Come si faccia, su questa base, a giudicare la societ\u00e0 italiana una \u201csociet\u00e0 dei tre quarti\u201d si spiega solo se i dati sono selezionati tra quelli presenti e le definizioni, come \u00e8, tra quelle degli anni che vanno dai settanta ai novanta e dalla letteratura della insorgenza neoliberista<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tutto questo indicherebbe, naturalmente dando altri e ben selezionati numeri e stime, per Ricolfi una condizione \u201c<em>signorile di massa<\/em>\u201d. Una condizione che si associa ad una condizione \u201c<em>servile<\/em>\u201d di alcuni milioni di immigrati e di italiani in condizione di semi-povert\u00e0. Qui si annida il vero del libro, la condizione di relativa e selettiva agiatezza, di una minoranza, ma non irrilevante (il termine \u201cdi massa\u201d qui esplica la sua funzione di intenzionale ambiguit\u00e0 e quindi la sua funzione ideologica<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>), \u00e8 strutturalmente associata alla condizione servile, di una analoga minoranza. Si tratta di un meccanismo causale, che ovviamente il libro trascura, per il quale la compressione delle condizioni di lavoro spinge fuori chi ha una \u2018convenzione lavorativa\u2019<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0pi\u00f9 alta. Costringendolo all\u2019inattivit\u00e0 a causa specificamente dell\u2019offerta sovrabbondante di lavoro \u201cservile\u201d, con il quale non pu\u00f2 e non vuole competere. Su questa considerazione si innesta il secondo elemento di verit\u00e0 del libro, il capitalismo contemporaneo riesce ad offrire a poco prezzo, anche grazie allo sfruttamento di lavoratori servili oltre i confini, uno stile di vita tale da poter illudere di essere ancora incluso nella societ\u00e0 dei consumi. Molti possono permettersi un account di Netflix, che costa meno di 5\u20ac al mese<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, un apericena ogni tanto, i social come Instagram, Facebook, a simulare una vasta e soddisfacente vita sociale, qualche breve vacanza low cost, \u2026 si tratta di una risposta di mercato a capacit\u00e0 di spesa libera sempre minore, e della cattura egemonica in consumi distintivi sempre pi\u00f9 diversificati e tali da dare l\u2019illusione della particolarit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma si tratta anche di qualcosa di diverso: la societ\u00e0 neoliberale ha da sempre intesa la propria legittimazione per la rivendicata capacit\u00e0 di creare ricchezza\u00a0<em>per la maggioranza<\/em>. Il nucleo di legittimazione dello stato, ci\u00f2 che rende la descrizione anche norma, del libro di Ricolfi \u00e8, infatti, la parte su cui pi\u00f9 insiste, sin dal titolo, e che si sforza di fondare perch\u00e9 \u00e8 niente di meno che il principio di legittimazione nella modernit\u00e0: il lavorare per il maggiore bene, e progressivo, della maggioranza. Quindi il ceto medio\u00a0<em>deve<\/em>\u00a0essere maggioritario, esso\u00a0<em>deve<\/em>\u00a0rappresentare oltre il 50%, o i due terzi, o i tre quarti, e via aggiungendo. Occorre che il suo status sociale, nel quale in effetti consiste, sia il centro stabilizzante. Qui c\u2019\u00e8 il gioco di prestigio del nostro sociologo, fotografa una condizione di stagnazione (negando che sia declino), che viola il requisito standard degli anni di formazione della classe media dominante (la quale, si faccia attenzione, non \u00e8 una costante storica, ma una specifica eccezione<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>) la dinamica ascendente, almeno potenziale. Resta un maggior grado medio di istruzione rispetto alle classi \u2018inferiori\u2019, ma sono in crisi sia i consumi sia e soprattutto la sicurezza nelle prospettive di lavoro, quella certa\u00a0<em>protezione che in effetti l\u2019ha generata storicamente<\/em>. Nasce un problema che Ricolfi cerca di risolvere nascondendo sotto il tappeto la dinamica discendente, quanto a consumi, protezioni ed autocomprensione (anche se questa ultima in ritardo), e contemporaneamente valorizzando il residuo di status che si annida in consumi distintivi, come vedremo. Consumi che, pur essendo in sostanza poveri, potrebbero essere nominati come tipici di \u201cnicchie di massa\u201d. Sono un centro di stabilit\u00e0 residuale ma essenziale, perch\u00e9 da sempre essere nel \u2018ceto medio\u2019 ha sempre significato sentirsi\u00a0<em>nel centro della societ\u00e0<\/em>\u00a0e godere quindi di una piena cittadinanza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019operazione ideologica di Ricolfi \u00e8 insomma di quelle cruciali: cerca di valorizzare la creazione di \u201cnicchie di massa\u201d, riaffermando l\u2019esistenza di un centro maggioritario, per ribadire diagonalmente ed in controluce il buon diritto della societ\u00e0 esistente alla sua conservazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Certo, il carattere paradossale del suo tentativo, che in sostanza regge sulla scelta di alcune parole e fonti, di affermare l\u2019esistenza di un ceto medio maggioritario mentre riconosce che il lavoro \u00e8 diventato minoranza e spesso molto povero, che intorno alla cittadella del benessere si accampa una vasta tendopoli di disperazione e sfruttamento, emerge ovunque. E lo costringe a chiudere il libro chiedendo quanto pu\u00f2 durare questo equilibrio, tutt\u2019altro che \u201csignorile\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per avviarci alla lettura bisogna quindi chiedersi che significa, esattamente, che la societ\u00e0 \u00e8 \u201csignorile\u201d e \u201cdi massa\u201d. I due termini insieme frizionano gravemente, ma sono assolutamente indispensabili al programma ideologico del testo. Del resto, come vedremo, sono definiti in molti modi diversi durante il libro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ricolfi avvia la sua descrizione della societ\u00e0 contemporanea sintonizzandosi abilmente sul senso naturale della borghesia del nord alla quale appartiene e chiarendo subito il nemico. Da una parte i \u201cnotiziari\u201d, dall\u2019altra \u201cun giretto\u201d. Da una parte chi dice che l\u2019ineguaglianza \u00e8 cresciuta nell\u2019ultimo ventennio<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>, l\u2019Italia \u00e8 un paese con tanti disoccupati, con milioni di persone prive dei diritti sociali minimi, con 13 milioni di pensionati con meno di 1.000 euro al mese (in realt\u00e0 meno di 750 come sostiene l\u2019Istat), di giovani esclusi dal lavoro, di immigrati sfruttati\u2026 dall\u2019altra chi vede \u201cgente che non lavora, oppure lavora e trascorre degli splendidi fine settimana in luoghi di villeggiatura\u201d, piazze piene di giovani che \u201capericenano\u201d, spiagge piene di bagnanti, famiglie con due case di propriet\u00e0, barche ormeggiate, ristoranti pieni\u2026 insomma, il racconto che qualche anno fa faceva Rifondazione Comunista, quando avvi\u00f2 la campagna sulla \u201cterza settimana del mese\u201d (quando finiscono i soldi), e quello che opponeva Berlusconi, quando segnalava i \u201cristoranti pieni e le barche ormeggiate\u201d. Ci sono entrambi, ovviamente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Lo specifico punto di Ricolfi \u00e8 che si tratta di\u00a0<em>una realt\u00e0 intrecciata<\/em>. Ma che lo \u00e8 in un modo ben specifico: una maggioranza della popolazione (i tre quarti dir\u00e0) italiana vive molto bene, si permette stili di vita \u201csignorili\u201d, mentre sono solo piccole minoranze, autoctone o immigrate, a soffrire la condizione di deprivazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Vediamo come funziona, sostiene l\u2019autore:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cla tesi che vorrei difendere in questo libro \u00e8 che l\u2019Italia non \u00e8 una societ\u00e0 del benessere afflitta da alcune imperfezioni, in via di pi\u00f9 o meno rapido riassorbimento, ma \u00e8 un tipo nuovo, forse unico, di configurazione sociale. La chiamer\u00f2 \u2018societ\u00e0 signorile di massa\u2019 perch\u00e9 \u00e8 il prodotto dell\u2019innesto, sul suo corpo principale, che resta capitalistico, di elementi tipici della societ\u00e0 signorile del passato feudale e precapitalistico.\u00a0<em>Per societ\u00e0 signorile di massa intendo una societ\u00e0 opulente in cui l\u2019economia non cresce pi\u00f9 e i cittadini che accedono al surplus senza lavorare sono pi\u00f9 numerosi dei cittadini che lavorano<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Abbiamo trovato quindi la prima definizione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Vediamo le altre, nel libro si intende per \u201csociet\u00e0 signorile\u201d:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201caccedere al surplus senza lavorare\u201d,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cl\u2019accesso ai consumi opulenti da parte di cittadini che non lavorano\u201d, infatti \u201cmet\u00e0 del consumo \u00e8 sostenuto da redditi che non vengono dal lavoro\u201d,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">la capacit\u00e0 di accedere ad un \u201cconsumo cospicuo, ovvero capace di soddisfare esigenze che, tipicamente, in passato solo i \u2018signori\u2019 si potevano permettere\u201d,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">il possesso della \u201cseconda auto, la seconda casa, le lunghe vacanze ed i weekend lunghi e ripetuti, i corsi per i figli, \u2026\u201d,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">la possibilit\u00e0 di \u201cconsumi che eccedono i bisogni essenziali e che superano del triplo il livello di sussistenza\u201d,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">quando \u201ci signori sono pi\u00f9 numerosi dei lavoratori\u201d,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">non \u201cuna societ\u00e0 in cui tutti sono ricchi, ma il modello della societ\u00e0 dei due terzi, o della societ\u00e0 dei tre quarti, in cui una maggioranza benestante convive con una minoranza abbastanza lontana dagli standard di consumo della prima, e in alcuni casi decisamente povera\u201d (esempi e letteratura interamente presa dagli anni novanta o precedenti).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E si intende per societ\u00e0 \u201cdi massa\u201d:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">una \u201ccondizione che tocca pi\u00f9 della met\u00e0 dei cittadini\u201d,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">che coinvolge le persone che \u201cnon sono povere\u201d, il 94% della popolazione italiana,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">una condizione che isola i cittadini italiani, in modo da poter escludere solo il 5% di poveri (sono il 7%, ma il 2% sono stranieri).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Una nuvola di definizioni e numeri<\/em>. Incoerente. Per lo pi\u00f9 fondata su una calibrata miscela di vecchie e talvolta vecchissime fonti di definizioni obsolete (a piene mani tratte dagli anni sessanta e settanta, i suoi anni di formazione e forse gli ultimi nei quali ha studiato davvero) e di selezioni di dati statistici.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Non mancano, in posizione strategica, anche gli ideologismi tipici della borghesia conservatrice e talvolta reazionaria di tutti i tempi e luoghi<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. Traiamo un altro strato di lettura:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; sono nominati i \u201cceti parassitari\u201d, facendo ambiguo riferimento a Claudio Napoleoni e ovviamente all\u2019ambiente della critica che invalse nel Partito Comunista Italiano negli anni settanta, nel contesto del \u201ccompromesso storico\u201d,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; il ritiro dal lavoro \u00e8 classificato come volontario e causato dal benessere, si evoca la questione dei \u2018bamboccioni\u2019 ed implicitamente del ritornare in contatto con la \u201cdurezza del vivere\u201d<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, citando ovviamente letteratura del 1970, 1972, 1976,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; \u00e8 accusata la scuola di massa, che \u201cinfiacchisce la capacit\u00e0 dei giovani di affrontare compiti difficili, di concentrarsi, di memorizzare conoscenza\u201d,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; si tratta di \u201cvivere al di sopra dei propri mezzi\u201d (dal 1975 al 1995, quando l\u2019austerit\u00e0 ha iniziato a ripristinare le giuste cose),<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; e \u201cnon c\u2019\u00e8 mai stata austerit\u00e0\u201d (in nota 43),<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; i redditi, quindi, sono \u201ctroppo alti rispetto alla produttivit\u00e0\u201d (ovviamente data la concorrenza), come mostra Fu\u00e0 nel 1976, cosa che provoca \u201cstrozzature\u201d (esempio di come il modello neoliberale, basato sull\u2019offerta sia penetrato negli anni settanta nella cultura della sinistra, e come il paradigma permanga, cfr. p.144),<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; i titoli di studio sono \u201cregalati\u201d,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; la scolarizzazione di massa ha creato inutili aspettative,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; la distribuzione del reddito non \u00e8 pi\u00f9 ineguale di come \u00e8 sempre stata (solita cantilena neoliberale, nota 69),<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; i poveri sono tali perch\u00e9 irresponsabili (dato che spendono il loro reddito in droghe e gioco d\u2019azzardo), un evergreen (vedi p.118) e tutta la letteratura dei moralisti di ogni tempo, a partire dall\u2019ottocento,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; \u00e8 il gioco d\u2019azzardo a \u201csecernere diseguaglianza\u201d (quindi questa, se pure esiste marginalmente \u00e8 una colpa dei poveri, p.124),<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; \u00e8 l\u2019ipernormazione ad impedire la crescita della produttivit\u00e0, p.208,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211; chi protesta \u00e8 mosso dall\u2019invidia sociale e dal vittimismo, p.201,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo \u00e8, insomma, un libro straordinario per comprendere in quale profonda misura i ceti intellettuali imborghesiti e da tempo inseriti profondamente nel sistema di potere e riproduzione sociale che ha dominato incontrastato, nell\u2019alternanza per lo pi\u00f9 apparente dei colori, il paese negli ultimi cinquanta anni siano ancorati a poche idee radicali: siamo nel mondo migliore per i pi\u00f9, non pu\u00f2 cambiare e neppure \u00e8 necessario lo faccia, se qualcosa va male \u00e8 sempre per colpa dei singoli, e soprattutto dei deboli e ignoranti. Deboli e ignoranti che sono anche immorali, \u2018parassiti\u2019, incapaci e \u2018choosy\u2019, fanciulloni, che non lavorano perch\u00e9 non hanno abbastanza coraggio e forza, non si accontentano, \u2026<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Una descrizione straordinaria per persone che, per lo pi\u00f9: sono nate quando l\u2019Italia, grazie a massive politiche pubbliche e all\u2019ambiente espansivo internazionale determinato dal \u201cNew deal mondiale\u201d e dalla guerra fredda<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, era nel boom e cresceva a tassi \u201ccinesi\u201d; si sono laureate nei primi anni settanta (Ricolfi in filosofia nel 1973), in una Universit\u00e0 non certo particolarmente meritocratica, nella quale i docenti del vecchio corso erano letteralmente assediati dalla contestazione e dominava il \u201818 politico\u2019 (talvolta anche il \u201930 politico\u2019 per i militanti); magari hanno fatto carriera nei corposi corpi intermedi politici allora vitali (Ricolfi nel sindacato della FLM con Oddone) o in enti pubblici pi\u00f9 o meno intermedi (nel LIA, Laboratorio di Intelligenza Artificiale, del CSI-Piemonte); entrate all\u2019Universit\u00e0 dal portone e talvolta per \u2018meriti politici\u2019 (lui nel 1990 e dopo soli nove anni \u00e8 gi\u00e0 ordinario). Sono state subito inserite nel mondo del lavoro, hanno avuto numerose e ricche alternative, hanno avuto un percorso protetto nelle organizzazioni di massa dei partiti della sinistra e nelle loro derivazioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Di fronte a queste traiettorie si resta sempre sconcertati, in particolare per l\u2019ingratitudine e per la ferma volont\u00e0 di chiudere la porta dietro il loro passaggio.<\/p>\n<table style=\"font-weight: 400\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Scultura di Folker de Jong<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma andiamo al filo narrativo del testo, che comunque merita essere letto. Questa condizione che avvolgerebbe l\u2019Italia con un tutto unico, internamente coerente, con delle strutture ed un suo funzionamento, deriva sostanzialmente, dice Ricolfi, da tre condizioni:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Il numero dei cittadini che non lavorano ha superato (gi\u00e0 dagli anni sessanta) quello dei cittadini che lavorano;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La condizione \u201csignorile\u201d, ovvero l\u2019accesso a consumi opulenti da parte di cittadini che non lavorano, \u00e8 diventata di massa;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">3-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Il sovraprodotto ha cessato di crescere, ovvero l\u2019economia \u00e8 entrata in un regime di stagnazione o di decrescita.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si tratta di condizioni che si sarebbero date dagli anni sessanta (la prima), o dagli anni novanta (la seconda), o dopo il 2008.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Naturalmente gi\u00e0 qui ci sarebbe da dire non poco: se si concede la prima condizione, la seconda potrebbe essere parzialmente concessa solo negli anni novanta (non a caso quelli nei quali il nostro studia per diventare ordinario, status dopo il quale in genere si cessa la faticosa occupazione) ma negli ultimi trenta anni \u00e8 passata tanta acqua sotto i ponti; la terza, infine, ha cause specifiche e la direzione causale di molti dei fenomeni indicati nel testo ne \u00e8 altamente influenzata.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma gi\u00e0 immediatamente dopo la definizione usata in questo incipit, quella di \u201cconsumi opulenti di massa\u201d, viene sostituita con una definizione di \u201cmassa\u201d certo pi\u00f9 indiscutibile (il 94%), ma che perde completamente \u201cl\u2019opulenza\u201d. Infatti leggiamo a pag. 27 che ci\u00f2 che \u201cinduce a parlare di societ\u00e0 signorile di massa\u201d \u00e8 il fatto che il 94% dei cittadini italiani, al fine, \u201cvivono sopra la soglia di povert\u00e0\u201d. Insomma, in questo primo slittamento, nel tentativi di associare all\u2019opulenza (che, naturalmente esiste) la \u201cmassa\u201d, ed ai \u201csignori\u201d (che proliferano) la maggioranza,\u00a0<em>sarebbero \u201csignori\u201d tutti quelli che non sono espressamente poveri<\/em>, e questi sarebbero solo tre milioni. Insomma, sono \u201csignori\u201d oltre cinquanta milioni di italiani. In pratica, sappiatelo, tutti voi che leggete siete \u201csignori\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Slittando di definizione analitica in definizione analitica, per\u00f2, appena pi\u00f9 avanti si ritrova che \u00e8 \u201c<em>consumo opulento<\/em>\u201d (che, ricordo, otto pagine prima doveva essere praticato da cinquanta milioni di persone) quello che \u00e8 \u201c<em>capace di soddisfare esigenze che, tipicamente, in passato solo i \u2018signori\u2019 potevano permettersi<\/em>\u201d. Con questa diversa definizione ci si ricollega alle letture di formazione. In effetti, un topos molto praticato nel dibattito americano, tra autori progressisti e conservatori, \u00e8 che non ci sarebbero davvero poveri in Usa in quanto, dicono i conservatori, da una parte tutti gli americani poveri stanno comunque molto meglio di altri nel mondo, dall\u2019altra godono di beni, come l\u2019acqua corrente e i bagni nell\u2019appartamento, che una volta solo i re potevano avere. Una definizione curiosa, in quanto per chiamare qualcuno \u201csignore\u201d sarebbe necessario che abbia quel che distingue questo status\u00a0<em>ora<\/em>, non mille anni fa. Mica pu\u00f2 vivere a cavallo dei millenni. Miracoli della cattura egemonica che la sinistra anni novanta sub\u00ec da parte della destra neoliberale anglosassone (quasi tutte le citazioni sono di testi della scuola di Chicago e risalenti agli anni settanta-ottanta).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ancora, troviamo che \u201c<em>oltre la met\u00e0<\/em>\u201d dei cittadini (che ora, solo tre pagine dopo, tornano nel presente), a dimostrazione dei consumi \u201copulenti\u201d, tra gli anni ottanta ed il duemila (quando \u00e8 finalmente diventato ordinario), hanno finalmente la seconda auto, la seconda casa, fanno vacanze lunghe e ricche, etc\u2026 consumano, insomma, oltre il triplo del livello di sussistenza<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. Si tratterebbe dell\u2019effetto della \u201cseconda transizione consumistica\u201d (quella, appunto, degli anni novanta). Ora, il triplo della sussistenza indicherebbe un reddito familiare per due persone di ca 3.000 \u20ac\/mese, la media italiana nel 2017 \u00e8 stata di 2.500 euro<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>, mentre questo livello si raggiunge nelle famiglie di impiegati, quadri, dirigenti e imprenditori (quest\u2019ultimi oltre i 4.000). Una domanda al professore: come fa oltre la met\u00e0 ad avere un reddito di 3.000 euro al mese, avere il 5% con 1.000 euro o meno, e un reddito medio di 2.500? Chiaramente manipolando le medie, scegliendo bene i confini del segmento, si pu\u00f2 ottenere tutto, ma cosa significa?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ora, il reddito medio familiare \u00e8 sceso, dai valori del 2008, di qualcosa come il 13%, e quello\u00a0<em>medio equivalente<\/em>\u00a0nelle stime della Banca d\u2019Italia<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>\u00a0\u00e8 sceso a 18.000,00 \u20ac\/annui, ovvero 1.500,00 \u20ac\/mese, leggermente superiore alla stima Istat, tenendo conto che\u00a0<em>un terzo<\/em>\u00a0delle famiglie riesce a risparmiare qualcosa, mentre un altro terzo ha avuto un saldo negativo e faticava ad arrivare a fine mese, con l\u2019indice di Gini che \u00e8 salito al 33,5% e il 23% degli individui con reddito inferiore al 60% di quello mediano (840 euro al mese), anche se per due terzi stranieri. I conti non tornano.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma vediamo pi\u00f9 da vicino qualcuno degli indicatori citati dall\u2019autore: secondo la definizione pi\u00f9 ristretta delle tante riportate, sarebbe \u201csignorile\u201d la condizione per la quale si possiedono due case, due macchine e si fanno lunghe vacanze, si possiedono ingenti capitali. Ebbene la Banca d\u2019Italia, se conferma che il 70% degli italiani hanno la casa di propriet\u00e0 limita la seconda ad un quarto di questi (ovvero al 24%), ed il loro valore medio a 1.800,00 \u20ac\/mq, non sono dunque case principesche (che si attestano dai 4.000,00\u20ac in su); secondo tema, in Italia, su sessanta milioni di persone, di cui cinque straniere, il parco auto \u00e8 di 39 milioni di veicoli con et\u00e0 media di quattro anni, ma il 60% ha pi\u00f9 di dieci anni e il 10% ne ha trenta; terza questione, le vacanze sono fatte da oltre il 60% dei cittadini italiani, e per una media di 10 gg, ma sono stati fatti 77 milioni di viaggi nel 2018, 27 milioni di italiani (1\/3) hanno fatto viaggi lunghi, 11 milioni una sola notte nell\u2019anno e 24 milioni una via di mezzo<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>; infine, la capitalizzazione media degli italiani \u00e8 200.000 euro, ma il 30% ha solo 6.500 euro, il 30% pi\u00f9 ricco ha mediamente 500.000 euro (tra i quali il 5% ha 1,4 milioni). L\u201987% di questo patrimonio \u00e8 immobiliare. Poi ci sarebbero i consumi \u201copulenti\u201d in crescita riferiti ai cibi, al fitness (che nel 2018 \u00e8 stato consumato da 18 milioni di persone, il 30% della popolazione), la chirurgia estetica (da 930.000 persone, il 2% della popolazione), i servizi alle famiglie (tra il 20 ed il 30% delle famiglie), l\u2019accesso ad internet ed alla tecnologia connessa (non certo un consumo \u201copulento\u201d, ma ormai parte del paniere di base), le droghe ed il gioco in espansione (dato che, se vero, indica piuttosto la crescita del disagio, p.118).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, i numeri ed i dati, se guardati completamente e non filtrati dalle convinzioni che l\u2019autore si \u00e8 fatto negli anni novanta (come confermato dalla letteratura, da Glotz in poi, che cita<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>), e che oggi sostengono la sua posizione di classe,\u00a0<em>non collimano<\/em>\u00a0con una societ\u00e0 \u2018signorile\u2019 che coinvolge \u2018la maggioranza\u2019, o, addirittura, i tre quarti (o, al massimo dell\u2019enfasi, il 94%).\u00a0<em>Casomai pu\u00f2 coinvolgere tra il 25 ed il 30% della popolazione<\/em>.<\/p>\n<table style=\"font-weight: 400\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Scale di Escher<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Veniamo alla questione probabilmente centrale, abbiamo una societ\u00e0 nella quale quasi tutti sono \u201copulenti\u201d, ma in effetti pi\u00f9 della met\u00e0 non lavora. Come \u00e8 possibile? La risposta di Ricolfi \u00e8 contenuta nella prima parte della frase,\u00a0<em>e cade con essa<\/em>. Data l\u2019opulenza di massa non \u00e8 affatto la debolezza della domanda di lavoro, come vorrebbero i keynesiani, che disincentiva la ricerca, ma \u201cil ritiro dei giovani, donne e anziani dal mercato del lavoro [che] \u00e8\u00a0<em>dovuto essenzialmente al benessere<\/em>\u00a0che il\u00a0<em>miracolo economico<\/em>\u00a0ha improvvisamente e repentinamente\u00a0<em>regalato<\/em>\u00a0agli italiani\u201d (pag. 32).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nel 2019?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Una frase attribuita ad un \u201cmanipolo di studiosi\u201d coraggiosi, tra cui il Presidente dell\u2019Istat De Meo, ma cos\u00ec strana che mi sono dovuto andare a guardare la nota (a fondo del testo, ovviamente). \u201cBenessere\u201d e \u201cmiracolo economico\u201d? Parliamo dei figli del 5%, del 25% o del 30%? Certo, sono tanti, ma non proprio una \u201cmassa\u201d (anche se possono riempire benissimo una piazza bolognese). La spiegazione \u00e8 semplice: i \u2018coraggiosi\u2019 citati in nota sono De Meo nel 1970, La Malfa nel 1970, De Cecco nel 1972, Salvati nel 1976.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Testi di cinquanta anni fa<\/em>. Espressivi della linea culturale che allora si impose alla cultura progressista italiana e da allora non l\u2019ha mai pi\u00f9 lasciata: la colpa \u00e8 sempre dei poveri.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dunque, i giovani non lavorano perch\u00e9 i padri sono ricchi (o i nonni), e \u201ci signori sono pi\u00f9 numerosi dei lavoratori\u201d (p.38).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo accade, pi\u00f9 in dettaglio, perch\u00e9:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0I genitori sono ricchi,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La scuola \u00e8 stata distrutta e non premia pi\u00f9 il merito, essendo diventata di massa, come l\u2019universit\u00e0,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">3-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Abbiamo messo in piedi una infrastruttura \u2018paraschiavistica\u2019.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Vediamoli uno alla volta.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La famiglia media per Ricolfi e la Fondazione Hume, che ha la cultura del dato evidentemente molto pi\u00f9 della Banca d\u2019Italia, ha un reddito di 46.000,00 euro ed una ricchezza di 460.000,00 euro. In effetti \u00e8 cos\u00ec, ma con il dettaglio che \u00e8 quello di coloro che riempiono di barche i porti ed i ristoranti e resort, cio\u00e8 del 30% degli italiani. La media vera \u00e8 la met\u00e0 di questa. Insomma, questo dato \u00e8 semplicemente falso (ma decisivo)<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La scuola ha \u201cinfiacchito i giovani\u201d, e li ha resi \u201cchoosy\u201d (con espressa citazione della Fornero, p.64, ma anche di un Bordieu del 1978, p.66). Abbiamo infatti vissuto \u201cal di sopra dei nostri mezzi\u201d, fino al 1995 (quando fortunatamente \u00e8 arrivato l\u2019accordo per l\u2019Euro) e non c\u2019\u00e8 mai stata austerit\u00e0 (p.68 e nota 43). Nasce qui la \u201cclasse disagiata\u201d (termine che prende da Alberto Ventura) per effetto di \u201credditi troppo alti\u201d rispetto a ci\u00f2 che producono<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>; le cause sono titoli di studio rilasciati in modo eccessivo rispetto alle capacit\u00e0<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>\u00a0e scolarizzazione di massa che in una economia stagnante genera competizione eccessiva verso le posizioni medio-alte<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il terzo fattore, e qui, la ragione \u00e8 dalla sua parte, \u00e8 la \u201cinfrastruttura paraschiavistica\u201d. In effetti ho comprato il libro per leggere questa parte. Ci sono stime interessanti, si tratterebbe (p.71):<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Di un segmento di lavoratori stagionali supersfruttati, che si pu\u00f2 stimare in 200.000 persone;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Un segmento di lavoratrici del sesso, stimabile in 50.000 unit\u00e0;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">3-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Un segmento, il maggiore, di persone a servizio della buona borghesia italiana, ca 850.000 persone a servizio di 3,5 milioni di famiglie (su 16 milioni<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>\u00a0sono il 20% ca.);<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">4-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Un\u2019area di dipendenti in nero e sottopagati che stima in 450.000 persone;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Fin qui si tratta di un\u2019area di lavoro servile che ammonta a ca. 3.000.000 di persone, per lo pi\u00f9 immigrati.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">A questi vanno aggiunte situazioni \u201cdi confine\u201d, lavoratori della droga, della gig economy e della esternalizzazione dei servizi, stimate complessivamente in 500.000 persone.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, un occupato su sette \u00e8 in condizione di lavoro \u201cparaschiavistico\u201d, e contribuisce ad abbattere il costo del lavoro e comprimere i salari.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma c\u2019\u00e8 un\u2019altra pezza in appoggio alla tesi del nostro:\u00a0<em>la met\u00e0 del consumo degli italiani sarebbe sostenuto da redditi che non vengono dal lavoro<\/em>. Il consumo sarebbe, infatti, di 800 miliardi e di questi 460 miliardi non verrebbero dal lavoro. Nella strana tabella che segue questi sono divisi cos\u00ec:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0223 miliardi da pensioni (che derivano in realt\u00e0 per oltre due terzi dal lavoro, ma differito),<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0111 miliardi, da pensioni assistenziali (a vario titolo),<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a015 miliardi da trasferimenti delle famiglie,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a023 miliardi da redditi finanziari,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a088 miliardi da vincite di gioco (a fronte delle quali ci sono spese di gioco per 107 miliardi),<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">questa confusa e distorcente tabella andrebbe (casomai) riconfigurata in questo modo:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a038 miliardi di redditi non da lavoro (15+23),<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a020 miliardi di reddito sottratto dal gioco d\u2019azzardo,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">poi ci sarebbe l\u2019evasione fiscale, stimata in 150 miliardi (non si sa come), e che in qualche modo sarebbe \u201crendita non da lavoro\u201d, quando \u00e8 evidentemente da lavoro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, al netto di forzature e confusioni concettuali, questa presenza, ad andar bene di una quarantina di miliardi su 800 (5%), giustificherebbe la prevalenza delle rendite e l\u2019 \u201cEffetto Pigou\u201d<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>\u00a0(p.131).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma se andassimo a verificare con i dati forniti da Banca d\u2019Italia<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>, troveremmo che a fronte di un reddito medio familiare di 30.000 euro, 12.000 euro sono da lavoro dipendente, 3.000 da libera professione ed impresa, 8.000 da trasferimenti, e 6.000 da capitale. Quindi i redditi non da lavoro incidono per 12.000 su 30.000. Non poco, ma non la met\u00e0 (pi\u00f9 vicino ad un terzo).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma considerando i soli italiani, come fa il nostro, si ottiene che in effetti solo il 51% \u00e8 da lavoro, il 20% da capitale (nel quale \u00e8 presumibilmente incluso anche il reddito da casa di propriet\u00e0) ed il 30% da trasferimenti (nei quali sono incluse a fini statistici le pensioni). Quindi il 50% sussisterebbe, includendo le pensioni, i redditi da fabbricato, quelli da trasferimenti assistenziali e\/o familiari, e i redditi da capitale finanziario<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Bisogna guardare meglio, per condizione professionale: gli operai ottengono solo il 6% da trasferimenti, ma il 13% da capitale; gli impiegati, il 5% da trasferimenti ed il 18% da capitale; i dirigenti il 2,6 e 19%; gli imprenditori l\u20198% e il 19%; i pensionati il 70% da trasferimenti ed il 24% da rendite da capitale; i non lavoratori il 50% ed il 40%. Data l\u2019eterogenit\u00e0 degli aggregati sembra che ci sia uniformit\u00e0, ma non \u00e8 detto sia cos\u00ec<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>. La presenza della casa di propriet\u00e0 altera abbastanza la confrontabilit\u00e0 dei dati; con riferimento ai quintili di reddito, infatti, i redditi da capitale restano costanti (dalle parti del 20%, compatibili con l\u2019uso di una casa) mentre i trasferimenti vanno dal 42% dei quintili pi\u00f9 bassi al 20% dei pi\u00f9 alti, probabilmente per il cessare dei trasferimenti assistenziali (o per trasferimenti negativi).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Comunque un qualche fenomeno c\u2019\u00e8, anche se i dati di Ricolfi non sembrano i pi\u00f9 adatti a mostrarlo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Qui scaturisce, sullo sfondo dello stigma del \u201cfannullone\u201d, la parte di introspezione psicologica (di psicologia sociale) del testo, che cerca di spiegare fenomeni a base macroeconomica con gli strumenti piuttosto rozzamente espressi dell\u2019indagine microeconomica.\u00a0<em>Anche questo un marchio di fabbrica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come dice, il \u201c<em>giovin signore<\/em>\u201d (definizione che si attaglia ai pargoli al massimo di un terzo degli italiani, per la verit\u00e0), scopre che la sua aspettativa e autopercezione non \u00e8 condivisa dal mercato che al massimo gli riserva salari miseri. Allora la sua \u201crobusta condizione familiare\u201d (la villa con piscina del padre, le molte auto, le vacanze pagate ai caraibi. \u2026) e l\u2019attesa della cospicua eredit\u00e0, lo incoraggiano ad aspettare l\u2019occasione giusta. Nel frattempo cerca una nicchia identitaria, e sposta la sua attenzione:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cil vero sforzo sta nel trovare la nicchia in cui emergere, nel convincere gli altri che quella nicchia ha valore, e che noi stessi ne siamo occupanti significativi. Il che nell\u2019epoca di internet significa diventare promotori di se stessi, quotidianamente impegnati nella fatica di Sisifo di coltivare i propri follower, massimizzare la propria reputazione, valorizzare la propria immagine. Una valorizzazione che, a quanto pare, deve essere innanzi tutto visiva e rivolta a tutti\u201d (p.168).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quindi:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cla competizione si sposta dal piano dell\u2019occupazione di posizioni di status elevate alla ricerca di nicchie di notoriet\u00e0 e di riconoscimento\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo sarebbe un comportamento razionale, data la situazione. E probabilmente lo \u00e8 pure, per il 10% superiore della distribuzione (ma sono anche quelli che, per capitale relazionale familiare \u00e8 meno probabile si trovino in una situazione simile).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Secondo l\u2019autore ci sono, insomma, due fattori:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>Il consumo opulento diffuso<\/em>\u00a0induce a rendere decisiva la manifestazione di s\u00e9 e della vita che si fa (anche qui si tratta di analisi sociologiche molto famose, ma molto datate<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>);<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>La competizione per lo status<\/em>, ormai marginalizzata, era legata ad un mondo in crescita, nel quale il numero di posti pregiati aumentava e quindi l\u2019ascensore sociale era accesso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo comportamento, la \u201cmente signorile\u201d \u00e8 in effetti un \u201c<em>caso estremo di individualismo<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>\u00a0ed \u00e8 connesso con il potente meccanismo di sostegno dell\u2019io che passa sotto il nome di \u201cpoliticamente corretto\u201d<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a>\u00a0nel quale la legittimazione scende dall\u2019alto verso il basso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Pensando che questo comportamento sia spiegazione della disoccupazione giovanile, Ricolfi giudica che sia anche il fattore che, aggregandosi, mette l\u2019Italia in un sentiero discendente (p.155).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma solo l\u2019Italia ha questo genere di societ\u00e0? Per l\u2019autore anche Grecia, Spagna e Lussemburgo, sono sulla strada ma a tutti e tre mancano dei fattori (cosa manchi alla Grecia, tra stagnazione, opulenza e schiavi, mi pare noto).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Siamo, io credo, sulla buona strada per raggiungerla, ma per ragioni del tutto diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; La\u00a0<a href=\"http:\/\/www.fondazionehume.it\/\">Fondazione Hume<\/a>, \u00e8 intitolata al grande filosofo settecentesco, uno dei padri del liberalesimo, dopo Locke e Berkeley il fondatore della scuola empirista inglese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, dati INPS a questo\u00a0<a href=\"http:\/\/dati.istat.it\/Index.aspx?DataSetCode=DCAR_PENSIONI2\">link<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Precisamente il\u00a0\u201cReddito lordo depurato delle famiglie pro capite\u201d, calcolato dall\u2019Eurostat,\u00a0<a href=\"https:\/\/qds.it\/30631-reddito-pro-capite-italia-con-21804-euro-al-di-sotto-della-media-ue28-22147-euro-htm\/\">si veda<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Annuario Statistico Italiano, 2018,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2018\/12\/C09.pdf\">cap 9<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Chiamo qui \u201cinsorgenza neoliberista\u201d quel processo che le \u00e9lite culturali italiane, soprattutto quelle di sinistra, ritenute colpevoli di essere state comuniste, hanno compiuto tra gli anni indicati andando ad alimentarsi disciplinatamente dalle fonti del pensiero neoliberale, in particolare nativo di Chicago.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda ad esempio Jean-Claude Mich\u00e9a, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/11\/jean-claude-michea-limpero-del-male.html\"><em>L\u2019impero del male minore<\/em><\/a>\u201d, la legittimazione e ispirazione pi\u00f9 profonda del liberalismo \u00e8 il rifiuto dell\u2019incertezza derivante dagli scontri sociali e culturali e l\u2019aspirazione ad una vita tranquilla, concepita nella forma della borghesia ascendente. L\u2019energia impegnata nell\u2019etica dell\u2019onore viene dirottata verso il lavoro e l\u2019industria, sulla base di una promessa essenziale: la ricchezza porter\u00e0 la pace. E\u2019 assolutamente necessario a questo concetto che ci sia\u00a0<em>progresso<\/em>. Ovvero pacificazione ideologica,\u00a0<em>persino in un popolo di demoni<\/em>, come scrive Kant in \u201c<em>La pace perpetua<\/em>\u201d, i quali si dedichino ai propri affari e cos\u00ec producano il maggior bene per tutti. Non si pu\u00f2 concepire la logica del liberalesimo senza credere a questa armonizzazione, necessaria e progressiva, degli interessi sulla base del solo \u201cdolce commercio\u201d e del minimo necessario di autorit\u00e0. Quel che chiamiamo l\u2019economia deve, quasi da sola, realizzare il miracolo secolare di renderci felici, fraterni e buoni, perch\u00e9 ricchi. Il problema \u00e8 che se manca la crescita, e tanto pi\u00f9 se interviene un lungo processo di impoverimento e di insicurezza, l\u2019incanalare grazie a strumenti giuridici e di mercato vizi privati e virt\u00f9 fallisce nell\u2019obiettivo (che \u00e8 quello prioritario) di ottenere una societ\u00e0 ben ordinata. Come correttamente scrive Mich\u00e9a, mercato e diritto sono forme di socializzazione, ma secondarie, e non sono in grado di fondare le proprie stesse basi. Esse si basano su una preesistenza: quella della lealt\u00e0 e di un qualche sentimento morale che sia in grado, essendo abbastanza condiviso, di presupporre da parte degli attori il reciproco riconoscimento e quindi la fiducia reciproca. Non si pu\u00f2 avere fiducia sulla base del calcolo egoistico, perch\u00e9 si retrocede ad infinitum nel gioco strategico. Occorre un fondamento antropologico radicato nel \u201cciclo del dono\u201d (Mauss, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/03\/marcel-mauss-saggio-sul-dono.html\"><em>Saggio sul dono<\/em><\/a>\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Concetto presente sin dalla ricerca di Engels sulla condizione della classe lavoratrice inglese, e abbondantemente ripresa nella letteratura di settore, per il quale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Dato che per 10\u20ac rilascia due account, e questi in effetti possono essere condivisi anche tra pi\u00f9 utenti, l\u2019unica sanzione \u00e8 che non \u00e8 possibile vederlo contemporaneamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; La classe media sociologicamente dominante \u00e8 in sostanza un prodotto specifico delle politiche pubbliche e fiscali di protezione e redistribuzione del trentennio successivo alla second guerra, prima \u00e8 sempre stata una significativa minoranza. Su questo, ad esempio, si veda il classico lavoro di Piketty.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Si potrebbe ad esempio, riportare il libro di un sociologo che non richiede presentazioni come Arnaldo Bagnasco in \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/05\/arnaldo-bagnasco-la-questione-del-ceto.html\"><em>La questione del ceto medio<\/em><\/a>\u201d, 2016, o Branko Milanovic, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/04\/branko-milanovic-ingiustizia-globale.html\"><em>Ingiustizia globale<\/em><\/a>\u201d, 2018, oltre che l\u2019ampia analisi di Thomas Piketty, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2014\/11\/thomas-piketty-il-capitale-del-xxi.html\"><em>Il Capitale del XXI secolo<\/em><\/a>\u201d, 2014, che dimostra la crescita delle ineguaglianze in occidente, Anthony Atkinson, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2017\/01\/anthony-b-atkinson-disuguaglianza-che.html\"><em>Disuguaglianza<\/em><\/a>\u201d, 2017, Christophe Guillyu, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/christophe-guilluy-la-societa-non.html\">La societ\u00e0 non esiste. La fine della classe media occidentale<\/a><\/em>\u201d, e via dicendo\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Per una straordinaria ricostruzione, sia pure concentrata sul caso francese si veda Pierre Rosanvallon, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/01\/pierre-rosanvallon-leta-delluguaglianza.html\">La societ\u00e0 dell\u2019uguaglianza<\/a><\/em>\u201d, 2011. Ad esempio nella prima parte dell\u2019ottocento, conservatori come Girardin qualificavano come \u201cbarbari\u201d gli operai in rivolta scrivendo: \u201cla miseria \u00e8 il castigo della pigrizia e del vizio. Ecco gli insegnamenti che ci d\u00e0\u00a0la Storia\u201d. Le classi lavoratrici sono, per il moralista ottocentesco, viziose e pericolose; occorre dunque istruirle e moralizzare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/05\/tommaso-padoa-schioppa-interventi-prima.html\">Tommaso Padoa-Schioppa, interventi prima e dopo la crisi<\/a>\u201d, il 26 agosto 2003, nel contesto della discussione sulla proposta di Costituzione Europea, Padoa Schioppa (quando la crisi finanziaria non si \u00e8 ancora presentata sulla scena, ma solo due anni prima si era avuta la crisi delle societ\u00e0 tecnologiche, la bolla .dot-com, che port\u00f2 alla crisi per la cui risoluzione i mercati furono inondati di capitali da parte della FED), scrive in un articolo per il\u00a0Corriere della Sera\u00a0nel quale \u00e8 contenuta una difesa a spada tratta della logica delle cosiddette \u201criforme strutturali\u201d. L\u2019economista considerato \u201cdi sinistra\u201d iscrive in tal modo il proprio nome in continuit\u00e0 con l\u2019approccio liberista ante litteram di Luigi Einaudi che descrive cos\u00ec: \u201clasciar funzionare le leggi del mercato, limitando l\u2019intervento pubblico a quanto strettamente richiesto dal loro funzionamento e dalla pubblica compassione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ascrive anzi questa prospettiva a Francia e Germania (il 14 marzo Schroder aveva tenuto il discorso di lancio dell\u2019Agenda 2010, davanti al Bundestag) e definisce il suo campo di azione in questo modo: pensioni, sanit\u00e0, mercato del lavoro, scuola. In tutti questi settori \u201c<em>attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l\u2019individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualit\u00e0<\/em>\u201d. Padoa Schioppa, che si sente abbastanza incredibilmente di sinistra, riesce a scrivere, senza che gli tremi la penna, che \u201c<em>cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessit\u00e0; la buona salute dono del signore, la cura del vecchio, atto di piet\u00e0 familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l\u2019apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell\u2019uomo con le difficolt\u00e0 della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilit\u00e0 e fortuna<\/em>\u201d. Simili frasi prefigurano \u2013anche e soprattutto nella prospettiva etica- una totale liquidazione dello stato sociale, dei diritti di dignit\u00e0 e protezione che rendono la vita sicura e degna, dell\u2019equilibrio che rende possibile azionare i propri diritti ed esercitare il potere cui la natura di libero cittadino ha dotato ognuno. Prefigurano il ritorno alla societ\u00e0 gerarchica passata, nella quale l\u2019individuo \u00e8 abbandonato alle proprie forze di fronte al preminente potere del denaro e della gerarchia sociale. Padoa Schioppa arriva ad esprimere una frase che potrebbe essere virgolettata da un testo preso da un robivecchi: \u201c<em>il campo della solidariet\u00e0 \u2026 \u00e8 degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza pi\u00f9 meriti n\u00e9 doveri, rivendica dallo Stato<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Naturalmente ci sono un intreccio complesso di cause.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Per la teoria marxiana, il livello minimo di consumi, al di sotto del quale \u00e8 impossibile la sopravvivenza. Ma gi\u00e0 in Engels e Marx il termine \u00e8 sempre relativo, si tratta della sopravvivenza non meramente fisica ma sociale. Dunque, dipende dalle condizioni condivise in una societ\u00e0, dal suo livello medio. Si potrebbe individuare in Italia con disporre di una casa con un vano a persona, capacit\u00e0 di vestirsi, mangiare, comunicare, muoversi anche se con mezzi pubblici. L\u2019Istat definisce la \u201csoglia di povert\u00e0 assoluta\u201d come il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all\u2019et\u00e0 dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza. Per una famiglia di due persone nel centro Italia \u00e8 di 1.000 euro al mese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2018\/12\/C09.pdf\">qui<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/indagine-famiglie\/bil-fam2016\/Statistiche_IBF_20180312.pdf\">qui<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda\u00a0<a href=\"http:\/\/dati.istat.it\/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_TURANN_NO_TURAN_CAPI\">qui<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Citati, Peter Glotz, \u201cIl moderno principe nella societ\u00e0 dei due terzi\u201d, Il Contemporaneo, n.8, 1987; Ralph Dahrendorf, \u201cDalla societ\u00e0 del lavoro alla societ\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0\u201d, in P.Ceri,\u00a0<em>Impresa e lavoro in trasformazione<\/em>, Il Mulino, 1988.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; O, per meglio dire, dipende dal confine e dalle esclusioni che si fanno, ma senza dirlo espressamente, se nella media si tagliano i \u201cnon italiani\u201d (che hanno un reddito basso e sono comunque un decimo del totale dei residenti), e magari i poveri e quelli a rischio povert\u00e0, facendo in effetti una media della sola parte medio-alta della societ\u00e0 italiana, forse si possono ottenere questi numeri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Un classico sempreverde della cultura di destra liberale, la produttivit\u00e0 a capitale costante deve garantire un \u201cadeguato\u201d profitto, e quindi fisso questo e fisso l\u2019investimento di capitale (massimizzato il primo e, quindi, minimizzato il secondo) \u00e8 il salario che deve essere flessibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Cosa particolarmente vera negli ultimi anni settanta, quando ha compiuto il ciclo di studi universitario il nostro, che quindi probabilmente sa di cosa parla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; Anche qui, se la relazione sussiste, la soluzione di abbassare la soglia di istruzione (che non \u00e8 solo finalizzata al lavoro ma anche alla creazione di uno spirito critico diffuso e quindi della precondizione per una democrazia sviluppata) \u00e8 quella comoda per le \u00e9lite. Quella scomoda \u00e8 di spingere la crescita. In effetti le \u00e9lite consolidate non amano la crescita perch\u00e9 aumenta la concorrenza verso di loro e diluisce il loro potere sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda\u00a0<a href=\"http:\/\/dati-censimentopopolazione.istat.it\/Index.aspx?DataSetCode=DICA_NUCLEI\">qui<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0&#8211; Il cosiddetto \u201ceffetto ricchezza\u201d, per il quale avere le spalle coperte da un patrimonio familiare induce a consumare di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/statistiche\/tematiche\/indagini-famiglie-imprese\/bilanci-famiglie\/risultati-indagine\/index.html\">qui<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0&#8211; Nella\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/metodi-e-fonti-note\/metodi-note-2018\/MOP_IBF.pdf\">nota metodologica<\/a>\u00a0dell\u2019indagine di Banca d\u2019Italia si legge che i \u201ctrasferimenti\u201d includono: pensioni, assistenza economica pubblica, come il Cig, borse di studio, assegni per alimenti e\/o regali ricorrenti. Mentre i redditi da capitale includono: i redditi da fabbricato (effettivi ed imputati), i redditi da capitale finanziario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a>\u00a0&#8211; Ad esempio, i redditi da capitale includono i redditi da fabbricato e quelli da capitale finanziario, il 40% per i non lavoratori potrebbe essere un effetto di redditi assoluti molto bassi e redditi \u201cda fabbricato\u201d quindi in proporzione maggiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a>\u00a0&#8211; E\u2019 la cosiddetta personalit\u00e0 \u201cpost-materialista\u201d. Si veda la storica analisi di Ronald Inglehart, \u201c<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/08\/ronald-inglehart-la-societa-postmoderna.html\"><em>La societ\u00e0 post-moderna<\/em><\/a>\u201d, 1988, ma anche, in una chiave pi\u00f9 positiva quella di Antony Giddens, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/08\/antony-giddens-identita-e-societa.html\"><em>Identit\u00e0 e societ\u00e0<\/em><\/a>\u201d, 1991. Lo snodo centrale della letteratura che negli anni novanta esplora la nuova forma sociale ed esistenziale della \u2018cetomedizzazione\u2019 della societ\u00e0 dei consumi opulenti, estesa a relativa maggioranza della popolazione (oltre il 50%), \u00e8 la individualizzazione e la \u201ccultura del rischio\u201d (Beck, Giddens, Inglehart, Bauman. Gli individui che hanno raggiunto un certo livello di benessere e danno per acquisita la protezione, la sicurezza che attribuisce lo \u2018status\u2019 di ceto \u2018medio\u2019, si sentono poste di fronte a molteplici scelte e davanti a possibilit\u00e0 crescenti. Nella \u2018condizione di incertezza\u2019, quando associata ad una sicurezza scontata, emergono plurimi processi di costruzione di senso e \u201criflessivi\u201d. Sar\u00e0 allora proprio il \u201crischio\u201d, con un classico topos liberale, a fungere da attivatore dei percorsi di vita riflessivi ed individuali. Per Giddens, in particolare La modernit\u00e0 contemporanea \u00e8 dunque un \u201cprocesso di ritrovamento di se stessi\u201d che vive nella tensione tra pulsione all\u2019autenticit\u00e0 e apertura al mondo determinata dai sistemi astratti che ci circondano e definiscono. Chiaramente questo \u00e8 fonte di ansia, tuttavia essa in positivo \u00e8 \u201cstimolo per risposte utili per l\u2019adattamento ed anche per prendere delle nuove iniziative\u201d (\u201c<em>Identit\u00e0 e societ\u00e0<\/em>\u201d, p.19). Dunque, in sintesi, \u201c<em>la modernit\u00e0 \u00e8 un ordine post-tradizionale in cui la domanda \u2018come vivr\u00f2\u2019 deve ricevere una risposta attraverso le decisioni quotidiane riguardanti come comportarsi, cosa indossare, cosa mangiare o altro<\/em>\u201d. Il passaggio a quella \u201ccontemporanea\u201d (p.24) si d\u00e0 attraverso alcune accentuazioni: un estremo dinamismo; la separazione di tempo e spazio e il conseguente disancoraggio delle istituzioni sociali, lo sradicamento dai contesti locali e la riarticolazione in ambiti spazio-temporali definiti da segni simbolici (come il denaro) e sistemi esperti (conoscenza tecnica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a>\u00a0&#8211; C\u2019\u00e8 in effetti anche qui il riverbero di analisi degli anni ottanta e novanta, si veda l\u2019interessante libro di Christopher Lasch, \u201c<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2PafAaA\"><em>La cultura del narcisismo<\/em><\/a>\u201d, 1979.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Jonathan Friedman \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/06\/jonathan-friedman-politicamente-corretto.html\"><em>Politicamente corretto<\/em><\/a>\u201d. Identifico con questo termine una forma di categorizzazione e quindi di comunicazione caratterizzata dalla \u2018logica associativa\u2019 (se dici una cosa, allora devi\u00a0<em>essere<\/em>\u00a0in quella data identit\u00e0 preclassificata), e che fa prevalere la \u2018valenza indessicale\u2019 (cio\u00e8 il contesto della comunicazione) sul contenuto semantico (il significato)\u201d. Rifiutandosi all\u2019argomentazione l\u2019effetto sociale, e di potere, che si produce \u00e8 che inquadrare un\u2019affermazione come \u201cpoliticamente corretta\u201d (o s-corretta)\u00a0<em>consente di neutralizzarla;<\/em>\u00a0essa non pu\u00f2 pi\u00f9 essere localmente vera, perch\u00e9 \u00e8 semplicemente\u00a0<em>troppo terribile<\/em>. Al contrario diventa vero ci\u00f2 che \u00e8 buono, e\u00a0<em>perch\u00e9<\/em>\u00a0lo \u00e8. Insomma, \u201cil terribile e il meraviglioso sono autoevidenti\u201d. Dunque si ha un utilizzo politico della morale per controllare la comunicazione e censurarla\u00a0<em>ab origine<\/em>\u00a0in tempi di incertezza. Il \u201c<em>politicamente corretto<\/em>\u201d \u00e8 coevo all\u2019insorgere di una nuova \u00e9lite transnazionale (ben vista da autori chiave come\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/12\/richard-rorty-una-sinistra-per-il.html\"><em>Rorty<\/em><\/a>,\u00a0<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/10\/christopher-lasch-la-ribellione-delle.html\">Lasch<\/a><\/em>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/09\/ralf-dahrendorf-dopo-la-democrazia.html\"><em>Dahrendorf<\/em><\/a><em>)\u00a0<\/em>che cerca di neutralizzare l\u2019opposizione moralizzando l\u2019universo sociale e dunque mobilitando, a fini di controllo,\u00a0<em>la vergogna<\/em>. La simmetria essenziale \u00e8 con la politica mondiale a taglia unica (il \u201c<em>Washington Consensus<\/em>\u201d) ed i suoi TINA e passa per la riclassificazione del liberale come progressista e del socialista come reazionario. Ci\u00f2 che \u00e8 progressista \u00e8 l\u2019olistico, il nomade\/rizomatico, il diffuso e l\u2019orizzontale. Ci\u00f2 che \u00e8 reazionario \u00e8 il moderno, razionale, astratto, verticale. La \u2018vecchia\u2019 classe lavoratrice diventa, da soggetto storico del progresso, \u2018deplorabile\u2019 e nazionalista, egoista e meschina. Mentre il migrante, rifugiato, le minoranze colorate, le identit\u00e0 plurali, diventano i nuovi eroi.\u00a0<em>Questa \u00e8 una cultura fondata sul narcisismo (Lasch) che egemonizza una forma di controllo basata sulla classificazione creando un controllo operativo (\u201cmatriarcale\u201d) basato sulla vergogna<\/em>. Le varie versioni del \u201cpoliticamente corretto\u201d sono l\u2019ideologia funzionale allo stato della tecnica e ad un modo di produzione che da lungo tempo ha dismesso i ferri vecchi della triade Dio-Stato-Famiglia, inseguendo la forma \u2018liquida\u2019 della merce e costruendo un \u2018umano non sociale\u2019 abbandonato a tutte quelle forme di autoritarismo nascoste nell\u2019apparenza di pienezza di diritti la cui piena espressione \u00e8 il mercato autoregolato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; Il\u00a0libro\u00a0di Luca Ricolfi, presidente della Fondazione Hume[1], che fa del dato uno scopo morale, \u00e8 un testo a tema, costruito intorno ad un\u2019aspra forzatura linguistica e un violento strattonamento, sia del linguaggio sia dei dati stessi. Un testo infarcito, anzi intessuto, di ideologismi e di autentici falsi, non numerosi ma decisivi. 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