{"id":54558,"date":"2019-12-06T00:20:34","date_gmt":"2019-12-05T23:20:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54558"},"modified":"2019-12-05T21:03:10","modified_gmt":"2019-12-05T20:03:10","slug":"noi-vogliamo-luguaglianza-parte-iii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54558","title":{"rendered":"Noi vogliamo l&#8217;uguaglianza (parte III)"},"content":{"rendered":"<p>di MARINO BADIALE (FSI Genova)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Il vero problema<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Naturalmente, non tutte le obiezioni al DDL735 sono di cos\u00ec basso livello come quelle che abbiamo appena esaminato. Cercheremo adesso di prendere in considerazione quella che ritengo l\u2019obiezione pi\u00f9 seria, e uno dei motivi pi\u00f9 profondi dei pesantissimi attacchi al DDL 735. Si tratta dell\u2019obiezione di tipo economico: la nuova impostazione delle separazioni farebbe diminuire l\u2019assegno che i padri separati passano alle madri separate, e questo da una parte creerebbe difficolt\u00e0 economiche alle attuali madri separate, dall\u2019altra renderebbe pi\u00f9 difficile o quasi impossibile la separazione stessa per molte donne, che quindi sarebbero costrette a rimanere all\u2019interno di rapporti non pi\u00f9 accettati, per la difficolt\u00e0 di impostare la propria vita da separata senza l\u2019apporto economico dell\u2019ex partner. Il resto di questo intervento sar\u00e0 dedicato a questo tema.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Prima di iniziare la discussione, \u00e8 per\u00f2 necessaria una precisazione. Il punto fondamentale nella richiesta di tempi paritari e mantenimento diretto sta, come si \u00e8 detto sopra, nella necessit\u00e0 di mantenere la continuit\u00e0 del fondamentale rapporto fra padre e figli. \u00c8 su questo punto, e non sugli aspetti economici, che insistono giustamente le associazioni dei padri separati. Il problema \u00e8 che non ci si spiega il massiccio rifiuto di discutere seriamente di questi temi, se non si affronta il problema economico. Detto nella maniera pi\u00f9 chiara possibile: la stragrande maggioranza delle obiezioni al DDL735 sono mistificazioni ideologiche che hanno lo scopo di coprire il vero punto sensibile, cio\u00e8 il problema economico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">\u00c8 inutile che i padri separati combattano solo contro le mistificazioni ideologiche, perch\u00e9 una volta confutata una gli avversari ne inventeranno un\u2019altra. Occorre prendere il toro per le corna e affrontare in maniera esplicita quello che ritengo essere il vero nodo della questione. Per dirlo ancora in un altro modo, le lotte sfibranti sui figli, che generano sofferenza e traumi in tutte le persone coinvolte, genitori e figli, dipendono da un motivo semplicissimo:\u00a0<em>i soldi sono attaccati ai figli<\/em>. Se vogliamo che in bambini coinvolti in una separazione soffrano il meno possibile, bisogna risolvere il problema economico, o, detto in altro modo,\u00a0<em>bisogna staccare i soldi dai figli<\/em>. Le riflessioni che seguono vogliono essere un contributo in questa direzione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Abbiamo detto che l\u2019obiezione principale contro i fondamenti del DDL 735 (tempi paritari e mantenimento diretto) pone in campo il diritto della donna al divorzio, che verrebbe messo in questione dalle difficolt\u00e0 economiche se mancasse, o diminuisse, il contributo economico del padre. Si afferma di conseguenza che il DDL 735 \u00e8 un attacco ai diritti delle donne, conquistati in anni di battaglia per la parit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Parliamo allora di diritti. Un principio fondamentale, quando si parla di diritti, \u00e8 che le pretese ad un diritto devono basarsi su una nozione, socialmente accettata, di ci\u00f2 che \u00e8 giusto. Un altro principio \u00e8 quello che afferma che il giusto diritto di ciascuno non pu\u00f2 essere di detrimento al giusto diritto dell\u2019altro. A me sembra che, per quanto riguarda il nostro paese, un principio di giustizia accettato da tutti sia quello espresso nell\u2019art.3 della nostra Costituzione, quando si parla di pari \u201cdignit\u00e0 sociale\u201d dei cittadini, di eguaglianza di fronte alla legge, e si afferma che \u201c\u00e8 compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Possiamo anche citare l\u2019art. 36 che parla di una \u201cesistenza libera e dignitosa\u201d del lavoratore. Ci si riferisce, in questo caso specifico, alla retribuzione del lavoratore stesso, ma mi sembra che questa idea della \u201cesistenza libera e dignitosa\u201d per tutti i cittadini possa rappresentare uno dei valori fondamentali che informano la nostra Costituzione e che sono passati nel sentire comune. Mi sembra cio\u00e8 possibile affermare che la nozione dell\u2019uguale diritto di tutti e tutte ad una esistenza libera e dignitosa sia uno dei valori fondamentali della nostra societ\u00e0, e rappresenti la bussola che ci permette di orizzontarci nei conflitti ideali e politici del nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il diritto delle persone sposate a divorziare \u00e8 naturalmente una conquista che va in questa direzione, perch\u00e9 una vita imprigionata in un matrimonio fallito non \u00e8, almeno per la nostra sensibilit\u00e0 di moderni, una vita libera e dignitosa. Il punto fondamentale, in merito al tema di cui stiamo discutendo, \u00e8 che il diritto al divorzio deve essere compatibile col diritto di tutti i soggetti coinvolti a vivere una vita libera e dignitosa. In primo luogo, come si \u00e8 detto, col diritto dei figli a continuare un rapporto significativo con entrambi i genitori, elemento fondamentale per il loro equilibrato sviluppo. In secondo luogo, col diritto di entrambi i membri della coppia che si separa a vivere una vita libera e dignitosa, e quindi a disporre dei mezzi economici basilari per poterlo fare. Il problema allora \u00e8 che, nello schema attuale delle separazioni, che abbiamo pi\u00f9 volte descritto, al padre separato viene tolta la possibilit\u00e0 di una vita libera e dignitosa. Questo succede naturalmente nei casi in cui si parte da un reddito medio o basso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Come abbiamo detto, nello schema standard il padre perde la casa, deve pagarsi un affitto e deve corrispondere un assegno all\u2019ex moglie. \u00c8 facile rendersi conto di cosa significhi questo quando si parte dal reddito normale di un lavoratore dipendente, nel pubblico o nel privato. I casi che ogni tanto vengono riportati dai giornali (padri ridotti in miseria, senza casa, costretti a ricorrere alla Caritas) sono ovviamente casi estremi, ma comunque la situazione diffusa \u00e8 quello di un netto impoverimento, che pu\u00f2 portare fino al limite della miseria, oppure spingerci decisamente dentro lo sventurato. Come spesso succede in queste situazioni, la differenza fra l\u2019essere ai limiti della miseria oppure caderci dentro pu\u00f2 essere data dai particolari casi della vita, per esempio dal fatto di poter avere oppure no l\u2019aiuto dei genitori.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Ma basta allora togliere dalle spalle dei padri separati i pesanti oneri economici imposti dalla prassi attuale, per risolvere il problema? Ovviamente no. Perch\u00e9 \u00e8 chiaro che, sempre parlando di situazioni di redditi medi e bassi, se si allevia la situazione dei padri separati si aggrava quella delle madri separate. Il motivo \u00e8 banale e lo abbiamo accennato all\u2019inizio: se le entrate sono in tutto 1800 o 2000 euro, una singola famiglia pu\u00f2 avere una vita dignitosa, con fatica e attenzione. Ma se la famiglia si rompe e ne nascono due, sempre con le stesse entrate, non c\u2019\u00e8 modo di venirne fuori in maniera dignitosa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Questo ci permette di dare una prima risposta a chi affermava, nelle discussioni sul DDL 735, che esso avrebbe reso impossibile alle donne il divorzio. La risposta \u00e8 che, nella situazione descritta, un divorzio \u00e8 di fatto impossibile per ragioni economiche, se intendiamo parlare di un divorzio che lasci a tutte le persone coinvolte la possibilit\u00e0 di una vita libera e dignitosa. E questa impossibilit\u00e0 \u00e8 stata finora occultata dal fatto che il suo prezzo \u00e8 stato pagato, nella grande maggioranza dei casi, dai padri separati. In sostanza, nell\u2019impossibilit\u00e0 di assicurare a tutte le parti coinvolte una vita dignitosa, si \u00e8 scelto di assicurarla per quanto possibile alle madri separate, e di abbandonare al loro destino i padri separati, fosse pure un destino di miseria e degrado.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Si tratta con ogni evidenza di una situazione di profonda ingiustizia: nell\u2019attuale prassi delle separazioni viene violata, in maniera del tutto evidente, il fondamentale principio della pari dignit\u00e0 di ogni essere umano. Ai padri separati non viene riconosciuto il diritto a una vita libera e dignitosa. La richiesta di cancellare questa ingiustizia dovrebbe essere fatta propria da tutte le persone di buona volont\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Ma come fare? Abbiamo detto che, nella situazione di redditi medi e bassi, la situazione sembra non lasciare scampo. Se si vuole che il divorzio rispetti la pari dignit\u00e0 di tutti i soggetti coinvolti, sembra necessario concludere che, nei casi di redditi medi e bassi, \u201cquesto divorzio non s\u2019ha da fare\u201d, e quindi il diritto al divorzio resterebbe un diritto formale, garantito dalla legge, ma negato alla maggioranza a causa di vincoli materiali, economici.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La discussione sul rapporto fra diritti formali e diritti sostanziali ha ovviamente una lunga storia, nei nostri paesi avanzati. L\u2019intera evoluzione delle societ\u00e0 occidentali nel secondo dopoguerra \u00e8 andata nella direzione di rendere effettiva, per la grande maggioranza della popolazione, la fruizione di una serie di diritti che nella societ\u00e0 liberale erano assicurati ma solo sul piano formale. Cos\u00ec nella societ\u00e0 liberale tutti avevano il diritto di curarsi se ammalati, di compiere studi superiori, di avere un reddito anche in vecchiaia, di vivere in una casa decente: ma concretamente tutti questi diritti erano effettivi solo per chi aveva i mezzi economici per poterseli permettere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il grande progresso delle societ\u00e0 occidentali nel secondo dopoguerra \u00e8 stato quello di costruire sistemi sociali che, come tutti sappiamo, hanno reso tali diritti concretamente fruibili questi per tutti: i sistemi nazionali di assistenza sanitaria, di istruzione, le pensioni, le case popolari. Per tutto questo, come \u00e8 noto, si \u00e8 reso necessario l\u2019intervento dello Stato, nella forma del Welfare State.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">\u00c8 chiaro allora quale sia l\u2019unica soluzione possibile al problema che stiamo trattando: se vogliamo che il diritto al divorzio e a una vita libera e dignitosa per tutte le persone coinvolte sia un diritto effettivo, non solo formale, vi deve essere un intervento dello Stato. E poich\u00e9 sono in realt\u00e0 le madri separate, nella maggioranza dei casi, ad averne bisogno, deve essere un intervento che assicuri alle madri separate un sostegno economico e tolga ai padri separati il peso economico che attualmente grava su di loro. Naturalmente non \u00e8 questo il luogo per discutere concretamente le forme di questo aiuto: pu\u00f2 essere una forma di assistenza economica a tempo determinato, che vada assieme a forme di aiuto per l\u2019inserimento nel mondo del lavoro. Ci\u00f2 che conta \u00e8 avere chiaro che tale proposta \u00e8 l\u2019unica soluzione equa del problema che abbiamo fin qui discusso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Ancora sull\u2019ingiustizia<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Quanto abbiamo detto finora ci permette di comprendere meglio, e di ribadire, la profonda ingiustizia della situazione attuale. Ripetiamo il punto fondamentale: la forma attuale delle separazioni \u00e8 tale da garantire, per quanto possibile, la sicurezza economica alle madri separate senza preoccuparsi in alcun modo dei padri separati. Viene cio\u00e8 assicurato che il diritto formale al divorzio divenga diritto sostanziale, concreto, ma solo per le mogli, specie se sono madri, e a spese del marito e padre. Ci\u00f2 ha due evidenti conseguenze:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">1) In primo luogo, appare in piena evidenza che l\u2019attuale forma delle separazioni non \u00e8 altro che un Welfare State, una forma di assistenza sociale, a favore delle mogli\/madri e a spese dei mariti\/padri. Ma si tratta di una forma di Welfare State assolutamente iniqua. L\u2019equit\u00e0 del Welfare State, nella fase storica in cui esso si \u00e8 imposto, prevede infatti due condizioni necessarie: in primo luogo esso deve essere a carico dell\u2019intera societ\u00e0, in secondo luogo deve gravare di pi\u00f9 sulle fasce di popolazione pi\u00f9 abbienti. La realizzazione di queste condizioni \u00e8 stata ottenuta, come \u00e8 noto, finanziando il Welfare State con la tassazione universale e progressiva. L\u2019attuale sistema delle separazioni \u00e8 un Welfare State assolutamente iniquo perch\u00e9 viola entrambe queste condizioni: in primo luogo \u00e8 in capo solo ad una parte della popolazione e, in secondo luogo, data la sua assoluta casualit\u00e0 (chi pu\u00f2 sapere se un matrimonio durer\u00e0 o si sfascer\u00e0?) viene ad essere caricato anche su fasce di popolazione dai redditi medi o bassi. Per capire l\u2019iniquit\u00e0 e l\u2019ingiustizia dell\u2019attuale sistema, proviamo a pensare di organizzare l\u2019assistenza sanitaria sullo stesso modello: invece di un sistema sanitario nazionale offerto a tutti e finanziato tramite le risorse fiscali dello Stato, potremmo decidere che quando si ammala una persona non in grado di pagarsi le cure, si estrae a sorte un qualsiasi altro cittadino che \u00e8 vincolato per legge a pagare le spese sanitarie al primo. Sarebbe un sistema iniquo e assurdo, che manderebbe sul lastrico le persone di reddito medio o basso che avessero la disgrazia di doversi assumere l\u2019intero carico di spese sanitarie di un\u2019altra persona. Questo sistema assurdo, folle, iniquo, \u00e8 l\u2019attuale schema delle separazioni in Italia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">2) Il secondo punto si collega al primo. Nelle discussioni sul DDL735 si \u00e8 molto parlato del diritto delle donne al divorzio e di come il DDL potesse metterlo in questione. \u00c8 sorprendente che nessuno, ma proprio nessuno, abbia posto la questione seguente: nella situazione attuale,<em>\u00a0\u00e8 rispettato il diritto degli uomini al divorzio<\/em>? Abbiamo detto che il sistema attuale \u00e8 una specie di iniquo Welfare State costruito per rendere concreto il diritto formale delle donne al divorzio. Ma \u00e8 evidente che esso tender\u00e0 a togliere lo stesso diritto agli uomini. Se l\u2019uomo che desidera uscire da un rapporto che giudica sbagliato sa che per farlo deve rischiare la perdita dei figli e della casa e il massacro economico, probabilmente riterr\u00e0 di non poter rischiare, se non a partire da una situazione di elevata agiatezza economica. Si potrebbe dunque ipotizzare che siano gli uomini di redditi medi e bassi, nella situazione attuale, ad essere privati del diritto concreto di divorziare. \u00c8 solo un\u2019ipotesi, e potrebbe essere un tema per uno studio specifico. La cosa davvero interessante, e che la dice lunga sul modo in cui tali questioni sono attualmente affrontati da media e politica, \u00e8 proprio il fatto che, nei mesi di pi\u00f9 accese discussioni sul DDL735, nessuno abbia mai posto tale questione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Considerazioni finali<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Le considerazioni fin qui svolte si basano su una serie di valori che dovrebbero essere basilari nelle societ\u00e0 contemporanee, valori ribaditi dalla nostra Costituzione: il diritto di ciascuno ad una vita libera e dignitosa, la solidariet\u00e0 sociale che permette di rendere concreti quei diritti che giudichiamo necessari ad una vita libera e dignitosa. E tutto questo a partire dalla fondamentale uguaglianza di diritti degli esseri umani.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">\u201cNoi vogliamo l\u2019uguaglianza\u201d, potrebbero ripetere i padri separati, citando il verso di una vecchia canzone di lotta che mi cantava mia madre. Sono valori che dovrebbero essere comuni a tutte le parti politiche. Appunto per questo non ho finora mai parlato di destra o sinistra, perch\u00e9 il discorso fin qui svolto si basa su quelli che giudico valori comuni a tutte le persone di buona volont\u00e0. Arrivato alla fine, non posso per\u00f2 non fare qualche rapida considerazione sul fatto che lo scontro svoltosi nei mesi passati attorno al DDL735 ha visto la sinistra impegnata con estrema virulenza a opporsi in toto al DDL stesso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La sinistra ha quindi scelto nettamente di schierarsi a difesa della situazione attuale delle separazioni, con tutta la sua ingiustizia e la sua iniquit\u00e0. Possiamo aggiungere un\u2019ulteriore considerazione: la situazione attuale, come si \u00e8 detto pi\u00f9 volte, \u00e8 particolarmente grave per le famiglie di reddito medio o basso. In questi casi non c\u2019\u00e8 speranza di poter uscire dignitosamente da una separazione, e questa diventa una lotta spietata per scaricare sull\u2019ex partner il rischio della miseria. Si tratta cio\u00e8 di una guerra fra poveri. E si sa che nelle guerre fra poveri i poveri non vincono mai. Quando la parola \u201csinistra\u201d aveva ancora un senso, evitare le guerre fra poveri era per essa un obbligo morale e politico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Oggi ci\u00f2 che si chiama \u201csinistra\u201d sceglie di difendere strenuamente una situazione che genera iniquit\u00e0, disuguaglianze, guerre fra poveri. Non so perch\u00e9 la sinistra abbia fatto una simile scelta. Posso solo constatarlo. I padri separati, e in generale le persone di buona volont\u00e0, devono prendere atto che la sinistra ha scelto l\u2019ingiustizia, l\u2019iniquit\u00e0 e la guerra fra poveri, e trarne le conseguenze.<\/p>\n<p><em>[fine]<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53724\">Qui<\/a> e <a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54225\">qui<\/a> rispettivamente la prima e la seconda parte dell&#8217;articolo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARINO BADIALE (FSI Genova) &nbsp; Il vero problema Naturalmente, non tutte le obiezioni al DDL735 sono di cos\u00ec basso livello come quelle che abbiamo appena esaminato. Cercheremo adesso di prendere in considerazione quella che ritengo l\u2019obiezione pi\u00f9 seria, e uno dei motivi pi\u00f9 profondi dei pesantissimi attacchi al DDL 735. 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