{"id":54574,"date":"2019-11-29T09:30:32","date_gmt":"2019-11-29T08:30:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54574"},"modified":"2019-11-29T01:11:33","modified_gmt":"2019-11-29T00:11:33","slug":"la-scuola-delle-competenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54574","title":{"rendered":"La scuola delle competenze?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>MARX XXI (Alessandro Pascale)\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<strong>Si \u00e8 svolto il 14\/11\/2019 alla Casa della Cultura di Milano un incontro sul tema \u201cUna scuola senza cultura e senza conoscenza? Dalla cancellazione del tema di storia a quella delle discipline\u201d, relatori i docenti Giovanni Carosotti, Vittorio Perego, Marco Cuzzi (UNIMI, Milano), Lucio Russo (Uni Tor Vergata, Roma)<\/strong><\/p>\n<p><strong>La storia sotto attacco e i progetti ministeriali<\/strong><\/p>\n<p>Mentre inizia a parlare, Carosotti mostra una dichiarazione dell&#8217;Associazione Nazionale Presidi (ANP): \u201cScuola senza materie, la sfida della scuola del futuro\u201d. Una follia, eppure Andrea Gavosto, presidente della\u00a0Fondazione Agnelli\u00a0sulla Stampa\u00a0porta avanti periodicamente questa campagna, senza contraddittorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo Carosotti\u00a0l&#8217;abolizione del tema di storia\u00a0non \u00e8 parte di una politica disciplinare ma rientra nell&#8217;ambito di\u00a0un progetto sistematico che va avanti da 25 anni\u00a0e la cui ultima tappa \u00e8 la modifica dell&#8217;esame di Stato che fa sparire di fatto l&#8217;interrogazione sui contenuti disciplinari. I dirigenti ora tendono a imporre ai dipartimenti le programmazioni per macro-argomenti (UDA), che insistono nell&#8217;indicazione delle \u201ccompetenze\u201d pi\u00f9 che sui contenuti, suggerendo di ridurre al minimo le lezioni frontali in classe da parte del docente. \u00c8 la trasformazione delle discipline in discipline trasversali. Che dire poi dell&#8217;ultima uscita del ministro Fioramonti che propone di introdurre la \u201ceducazione ambientale\u201d? Carosotti spiega che \u00e8 una cosa che si fa gi\u00e0 di fatto, a partire dalle materie coinvolte. Riguardo all&#8217;insegnamento di storia e filosofia le indicazioni ministeriali sono portate a vederle come qualcosa che fornisce \u201cpillole\u201d, \u201cspunti per gli studenti\u201d. Quali sono le conseguenze sul lungo periodo per studenti che non conoscono argomenti non trattati dal docente perch\u00e9 non inseribili nelle UDA?<\/p>\n<p>Il documento programmatico che permette di comprendere il progetto politico rivolto a dissolvere le discipline \u00e8 l\u2019Appello\u00a0pubblicato sul\u00a0Corriere della Sera\u00a0il 14 agosto scorso (L\u2019educazione sfida centrale anche nel mondo produttivo), redatto da un fantomatico \u201cgruppo per la sussidiariet\u00e0\u201d, e firmato da rappresentanti di tutte le forze politiche. Carosotti mostra poi un titolo di\u00a0Repubblica:\u00a0La Storia vince e torna alla maturit\u00e0. Un falso. In realt\u00e0 il tema storico \u00e8 previsto nella modalit\u00e0 di analisi del testo, come l&#8217;anno scorso. In esso resta preponderante la parte di analisi linguistico-argomentativa mentre solo in ultima istanza si chiede il commento allo studente. Il tema non \u00e8 quindi fondato sul\u00a0libero pensiero, ma sulla capacit\u00e0 di seguire un percorso guidato dal ministero. Segue la denuncia della strategia mediatica del ministro: parlare con gli storici e non con gli insegnanti; questi ultimi devono solo applicare le indicazioni degli specialisti e dei consulenti del ministero. In linea con quanto detto finora le nuove linee guida della storia per il 2022 prevedono una storia decontestualizzata meramente funzionale alle UDA.<\/p>\n<p>In chiusura segue un appello: gli insegnanti hanno difficolt\u00e0 a far emergere la propria voce e sono con le spalle al muro senza la visibilit\u00e0 che hanno gli accademici.<\/p>\n<p>Su questi temi, per chi volesse approfondire, Carosotti segnala l&#8217;uscita del libro\u00a0La scuola dell&#8217;ignoranza. La tesi di fondo \u00e8 che\u00a0l&#8217;ignoranza abbia un futuro assicurato\u00a0a seguito delle politiche scolastiche degli ultimi anni. Da segnalare i saluti all&#8217;assemblea di\u00a0Liliana Segre, che ritiene \u201cimportante ripristinare un esplicito tema di storia all&#8217;esame di Stato\u201d. La Segre fa notare che finora, nonostante i proclami del ministero, non sia infatti ancora stato introdotto un tema esplicito di storia.<\/p>\n<p><strong>La condizione dell\u2019universit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Nella sua relazione Cuzzi, docente di storia contemporanea all&#8217;Universit\u00e0 Statale di Milano, esprime solidariet\u00e0 con la battaglia per il ripristino della 3\u00b0 ora di storia in quinta superiore e del tema di maturit\u00e0. \u201cIl &#8216;900 \u00e8 cruciale\u201d. L&#8217;insegnante, dice, \u00e8 oggi impegnato in prima fila in una \u201cbattaglia civile\u201d per costruire i cittadini del domani. L&#8217;offensiva riguarda per\u00f2 anche l&#8217;universit\u00e0: le accademie tendono a chiedere a tutte le\u00a0materie umanistiche\u00a0un immediato riscontro dei saperi da spendere nel mondo del lavoro. Cuzzi riporta poi un sondaggio choc fatto in aula durante le sue lezioni a 200 studenti: \u201cfino a dove siete arrivati al liceo?\u201d.<\/p>\n<p>&#8211; Il 98% \u00e8 arrivato al 1939.<br \/>\n&#8211; L&#8217;80% \u00e8 arrivato al 1945.<br \/>\n&#8211; Il 30% \u00e8 arrivato al 1989-91.<br \/>\n&#8211; Solo il 5% ha affrontato gli anni &#8217;90.<\/p>\n<p>Il problema che si pone all\u2019universit\u00e0 diventa concludere la formazione data al liceo. Non \u00e8 evidentemente questa la funzione dell\u2019universit\u00e0. I docenti sono cos\u00ec obbligati a fare corsi di storia nozionistici. \u201cDovrei aggiungere qualcosa in pi\u00f9\u201d, dice Cuzzi, e invece ci si trova ad essere \u201cuna seconda linea\u201d. Eppure la nuova generazione ha un forte desiderio di apprendere, \u201cuna voglia straordinaria di imparare\u201d. Oltre lacune sulle conoscenze Cuzzi lamenta tra i difetti strutturali anche problemi di carattere mnemonico, di collegamento e rielaborazione; nonostante i proclami del ministero di volerle sviluppare, queste competenze sembrano sempre pi\u00f9 assenti tra i giovani. Non si tratta per\u00f2 di una degenerazione antropologica perch\u00e9 \u201cil materiale \u00e8 buono\u201d.<\/p>\n<p>Ci sono ulteriori ragioni che alimentano tali difficolt\u00e0. Uno \u00e8 un classico problema \u2018tecnico\u2019 di ogni studente: l&#8217;incubo di far fronte ad una sessione di esami raggruppati in breve tempo, che obbliga ad uno studio superficiale, o a sviluppare un metodo di studio adeguato a far fronte al carico didattico. La questione dell&#8217;organizzazione si scontra per\u00f2 con il drammatico problema economico delle famiglie che premono il figlio perch\u00e9 si laurei in fretta; non mancano poi i casi di studenti che arrivano a svolgere anche diversi lavori per pagarsi gli studi, senza aver poi il tempo di studiare in maniera adeguata. La tendenza \u00e8 quindi di fare in fretta e accontentarsi del fatidico \u201c18\u201d, che nel caso della storia contemporanea non significa altro che avere i rudimenti minimi che si sarebbero dovuti apprendere al liceo.<\/p>\n<p>Cuzzi lamenta infine\u00a0la netta riduzione delle risorse dedicate agli studi umanistici. Riguardo alla teoria delle competenze porta l&#8217;esempio del dipartimento di studi storici dell&#8217;universit\u00e0 di Milano, uno dei pochi composti interamente da storici purosangue, laddove la tendenza universale nelle universit\u00e0 sarebbe quella di trasformarsi in dipartimenti di scienze umane in cui ci sono economisti, giuristi, ecc., meno che storici. I dipartimenti di storia sarebbero diventati insomma delle sorte di \u201cbad bank\u201d in cui entra di tutto. Il non detto di questo discorso di Cuzzi sarebbe quindi lo scadimento del livello scientifico storico degli accademici piazzati nei dipartimenti di storia. Stesso discorso per quanto riguarda il dipartimento di filosofia, ma perfino le facolt\u00e0 di scienze politiche si stanno trasformando in tante piccole \u201cBocconi\u201d statali.<\/p>\n<p>L&#8217;attacco descritto da Cuzzi \u00e8 ingente ma sorge un quesito:\u00a0perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 una reazione nel mondo accademico? La risposta \u00e8 che prevale la rassegnazione, nonch\u00e9 la difficolt\u00e0 di far fronte alla mole di lavoro dedicata alla \u201cburocrazia\u201d, che toglie perfino il tempo alla ricerca e alla didattica. Che fare quindi? Non emergono molte indicazioni da parte di Cuzzi, se non quella di non dare pretesti e di evitare \u201clezioni troppo ampollose\u201d per ravvivare l&#8217;interesse verso la disciplina tra gli studenti. Una soluzione un po&#8217; idealistica.<\/p>\n<p><strong>La distruzione dei saperi disciplinari<\/strong><\/p>\n<p>A seguito di tale quadro Perego ha gioco facile a ricordare il paradosso di 945 parlamentari che, senza alzare una mano per chiedere chiarimenti, hanno approvato\u00a0la cancellazione del tema di storia. Stigmatizza le intenzione del Ministro dell&#8217;istruzione di rimodulare sulla questione dello sviluppo sostenibile le discipline di geografia, matematica, fisica e ridicolizza il programma ridicolmente vasto che \u00e8 stato previsto per la reintroduzione di educazione civica. Sotto osservazione anche i prossimi emendamenti riguardanti \u201cl&#8217;educazione emotiva\u201d (si discute di trasformare l&#8217;amicalit\u00e0 e il lavoro di gruppo in discipline curricolari), su cui gi\u00e0 non manca l&#8217;ironia, non per la questione in s\u00e9 ma perch\u00e9 gi\u00e0 si immagina sia un ulteriore progetto che andr\u00e0 ad erodere il tempo dedicato alla normale attivit\u00e0 didattica. Per Perego questi provvedimenti sono dettati da ideologia e retorica: \u201cSono convinti che la scuola debba aprirsi al mondo\u201d. Come se non lo facesse gi\u00e0. In conclusione domanda provocatoriamente, ricordando il necessario nesso tra conoscenze e competenze: \u201cChi ha paura dei saperi disciplinari?\u201d \u201cSembra che ormai la scuola debba fare tutto tranne che queste cose\u201d. Non c&#8217;\u00e8 per\u00f2 risposta alla domanda posta.<\/p>\n<p><strong>Una lettura materialista del fenomeno<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;intervento di Russo \u00e8 stato forse il pi\u00f9 apocalittico: ricorda che l&#8217;attacco non \u00e8 solo alla storia ma a tutte le discipline: anche la geografia \u00e8 scomparsa da tempo, ma perfino l&#8217;italiano, la matematica (\u201cnon si dimostrano pi\u00f9 i teoremi al liceo\u201d), le lingue classiche (vd la retorica \u201ccontro le traduzioni\u201d). La conclusione \u00e8 perentoria: \u201c\u00c8 un attacco alla cultura\u201d in cui si ha l&#8217;indecenza di \u201ccontrabbandare come tema di storia una parafrasi\u201d&#8230;<\/p>\n<p>Russo argomenta: la \u2018trasversalit\u00e0\u2019 invocata dal Ministero necessita di una conoscenza solida delle varie discipline. L&#8217;idea \u00e8 invece di sostituire le discipline con questi argomenti in generale. Il disegno \u00e8 abbastanza chiaro e, dopo vent\u2019anni e passa di provvedimenti rivolti a questo obiettivo, ha trovato piena conferma con la riforma dell&#8217;esame di maturit\u00e0.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 avvenuto questo?\u00a0\u00c8 la prosecuzione di una linea seguita da pi\u00f9 di 20 anni non solo dall&#8217;Italia, ma da tutto l&#8217;Occidente. La sua idea \u00e8 che sia venuta meno la funzione della scuola secondaria. Sia gli istituti tecnico-industriali sia le scuole professionali fornivano una serie di competenze pi\u00f9 o meno tecniche e settoriali. Il liceo serviva a fornire una cultura generale considerata indispensabile per avere competenze di elevato livello. Era chiaramente una scuola riservata a chi faceva poi l&#8217;universit\u00e0, diventando la classe dirigente del paese. Un processo che garantiva una certa mobilit\u00e0 sociale, pur con le dinamiche consuete che favoriscono le famiglie pi\u00f9 benestanti. In quella scuola la storia era (\u201ced \u00e8 tuttora\u201d) una disciplina indispensabile, perch\u00e9 \u201cchi non conosce la storia non pu\u00f2 capire il presente\u201d.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 per\u00f2 c&#8217;\u00e8 questo masochismo di non volere davvero quelle competenze che vengono invece sbandierate? La ragione \u00e8 strutturale: con la globalizzazione, dal punto di vista produttivo e tecnologico ci sono state una concentrazione e innovazione tali per cui\u00a0non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bisogno di un cospicuo ceto dirigente. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di avere milioni di persone che sappiano riparare un computer; pochissimi sono in grado di rispondere alle esigenze. Non \u00e8 necessario quindi sviluppare pi\u00f9 tecnici del dovuto in questo e altri settori. Ne consegue un processo di \u201crarefazione delle competenze in tutti i campi\u201d. All&#8217;interno delle aziende diventa pi\u00f9 importante l&#8217;ambito commerciale, il marketing, rispetto all&#8217;ambito creativo e ingegneristico, riservato a pochi. Si \u00e8 abbassata drammaticamente la richiesta di competenze da parte del mercato e chiaramente non servono elevate competenze per fare il venditore o per lavorare al call center.<\/p>\n<p>La conseguenza \u00e8 che la mobilit\u00e0 sociale \u00e8 diminuita invece di aumentare. Una volta esisteva un vasto ceto medio che oggi sta scomparendo, a fronte di una composizione sociale che prevede un&#8217;\u00e9lite ristretta e una massa dequalificata. Oggi ha senso studiare solo se uno vuole capire il mondo in cui vive ma lo studio non ha pi\u00f9 la funzione sociale di ascesa che aveva una volta. \u00c8 comprensibile quindi anche che lo studente non voglia fare fatica per studiare cose che non gli servono.<\/p>\n<p>La richiesta di competenze c&#8217;\u00e8 ancora, ma riguarda una piccola minoranza. Il modello di riferimento sono gli USA, in si trova un 95% di scuole dequalificate e una piccola serie di scuole di alto livello che sfornano i tecnici necessari. Il processo si collega anche al livello nazionale-governativo: si pensi al fatto che l&#8217;Italia non ha pi\u00f9 una politica monetaria e una diplomazia autonome, quindi non ha bisogno di specialisti (per esempio storici nella diplomazia). Di qui la crisi della cultura, che non \u00e8 mera erudizione ma parte dall&#8217;unione di tante conoscenze specialistiche indipendenti.<\/p>\n<p>Che fare quindi? Anche in questo caso mancano risposte. Per ora c&#8217;\u00e8 la constatazione della decadenza della civilt\u00e0 occidentale, probabilmente superata in futuro da quelle dell&#8217;India e della Cina.\u00a0La nostra civilt\u00e0 starebbe vivendo un&#8217;involuzione irrazionalistica e anti-scientifica\u00a0simile a quella verificatasi nel II secolo a.C. nella civilt\u00e0 greco-romana: \u201cResistere mi sembra difficile. Sono abbastanza pessimista\u201d. \u201cOccorre cercare isole di resistenza\u201d. Cosa farci di queste isole non \u00e8 detto, n\u00e9 vengono dati suggerimenti su come trovarle.<\/p>\n<p><strong>Il nuovo regime in costruzione<\/strong><\/p>\n<p>Urgono alcune riflessioni su questi interventi: il quadro analitico che emerge \u00e8 quella di una ristrutturazione profonda del settore dell&#8217;istruzione. Questa ristrutturazione avviene attraverso una campagna propagandistica che batte sulle tesi \u201canti-nozionistiche\u201d figlie della protesta del &#8217;68: si sbandiera la volont\u00e0 di costruire una scuola in cui gli studenti non imparino solo un sapere erudito ma inutile dal punto di vista pratico, spiegando di voler insegnare gli studenti a maneggiare i saperi ottenuti attraverso lo sviluppo delle \u201ccompetenze\u201d. Questa modalit\u00e0 per\u00f2 impoverisce l&#8217;acquisizione delle stesse conoscenze di base, il che rende impossibile esercitare poi competenze adeguate, dato che il possesso delle prime \u00e8 condizione necessaria per l&#8217;acquisizione delle seconde. Su questo tutti sono d&#8217;accordo.<\/p>\n<p>Russo aggiunge che tali competenze avanzate continuano ad essere fornite solo ad una stretta \u00e9lite, verosimilmente quella proveniente dalle famiglie pi\u00f9 ricche che possono aiutare i figli nella frequentazione delle scuole e universit\u00e0 pi\u00f9 solide. Ci\u00f2 alimenta un sistema semi-castale nei fatti, rendendo sempre pi\u00f9 difficile che vi sia un&#8217;effettiva mobilit\u00e0 sociale. La conseguenza \u00e8 che in 10 anni l&#8217;Italia ha perso 250 mila giovani che sono andati a lavorare all&#8217;estero. In particolar modo \u00e8 colpito il Sud. Alcune delle migliori menti del nostro paese non vedono altra alternativa che la fuga, dando una risposta individuale ad un problema collettivo di una classe in s\u00e9 ma non ancora per s\u00e9, in quanto per lo pi\u00f9 inconsapevole del progetto strutturale che vi \u00e8 dietro.<\/p>\n<p>Chi rimane, con le sue competenze limitate, affronta la disoccupazione o il precariato, e se proprio va male pu\u00f2 usare il reddito di cittadinanza per sopravvivere in attesa che il sistema riesca a riciclarlo in qualche posto da servo moderno. A livello politico ha spesso una cultura ancora superficiale e inadeguata a cogliere le reali contraddizioni della nostra societ\u00e0. L&#8217;egemonia culturale \u00e8 d&#8217;altronde saldamente in mano alla borghesia nella nostra epoca, potendo le masse scegliere tra una dialettica costituita da un antifascismo di salsa capital-liberale (PD-M5S) e un populismo dai tratti razzisti e xenofobi (Lega). Entrambe le proposte politiche rimangono salde all&#8217;interno di un&#8217;opzione social-imperialista, concetto a molti sconosciuto. \u201cL&#8217;invisibilit\u00e0\u201d mediatica dei dati che attestano questa realt\u00e0 non fa altro che confermarci la potenza di fuoco a disposizione del regime e la difficolt\u00e0 che sorge nella costruzione di una forza anticapitalista capace di costruire un&#8217;opposizione di rilievo, anche sul tema dei saperi<\/p>\n<p>Mi sembra che nelle relazioni non sia emersa l&#8217;esplicitazione di questi punti che meriterebbero invece riflessione. Anzitutto manca un collegamento tra l&#8217;offensiva subita dal mondo dell&#8217;istruzione e quella subita nello stesso periodo (anzi, fin dalla fine degli anni &#8217;70) dal mondo del Lavoro. La scuola neoliberista rientra nel progetto complessivo di una societ\u00e0 fondata sulla globalizzazione neoliberista. La revisione dei manuali scolastici e tutte le iniziative politiche pi\u00f9 importanti del Ministero e delle istituzioni repubblicane sono funzionali ad un sistematico\u00a0revisionismo storico\u00a0che non deve essere scoperto. Gli studenti italiani non devono conoscere i crimini dell&#8217;imperialismo occidentale, n\u00e9 cosa sia stato lo stragismo in Italia, n\u00e9 il fatto che siamo tuttora un paese \u201ca sovranit\u00e0 limitata\u201d da parte degli USA, come dice candidamente anche Massimo Giletti (!) negli studi di Lilli Gruber. I giovani non devono avere gli strumenti per capire di vivere in un mondo truccato alla radice. Non devono contestare la costruzione europea n\u00e9 pretendere diritti diversi da quelli che sono stati previsti per loro. Non devono avere gli strumenti per contestare il futuro fatto di disoccupazione, precariet\u00e0 e sfruttamento.<\/p>\n<p>La demonizzazione del comunismo\u00a0e di qualsiasi altra versione alternativa al \u201ctotalitarismo liberale\u201d attuale sono funzionali all&#8217;obiettivo di farne lavoratori privi di un&#8217;idea alternativa di societ\u00e0; se poi non saranno pienamente competenti non \u00e8 importante; basta che siano rassegnati ad essere manovalanza a basso costo. Al limite i pi\u00f9 \u201csvegli\u201d saranno pure contenti di andarsene all&#8217;estero per cercar sorte migliore, sfruttando le frontiere aperte garantite dall&#8217;UE. Questo \u00e8 il progetto in corso: un piano politico premeditato e criminale. Mi sembra difficile pensare che tra i 945 parlamentari non ce ne siano molti che non abbiano ben chiari questi aspetti, anche perch\u00e9 nella pratica quotidiana fanno sistematicamente gli interessi di Confindustria o dei settori finanziari, ossia della borghesia.<\/p>\n<p>Personalmente ho inquadrato la questione nel sesto capitolo (\u201cL&#8217;elogio dell&#8217;ignoranza e la distruzione della cultura\u201d del libro\u00a0Il totalitarismo liberale. Le tecniche imperialiste per l&#8217;egemonia culturale\u00a0[1], presentando la nota \u201cipotesi su come distruggere la scuola pubblica\u201d formulata da Piero Calamandrei nel 1950, mettendola in collegamento con \u201cle ragioni di classe della distruzione della scuola pubblica\u201d fatte da Domenico Losurdo in\u00a0La seconda Repubblica, confrontando poi i modelli scolastici statunitensi e sovietici. Le considerazioni finali con le proposte costruttive su come agire sono disponibili online:\u00a0La riforma scolastica necessaria per creare menti critiche\u00a0e\u00a0I manuali scolastici della borghesia.<\/p>\n<p>Finora il movimento dei docenti critici \u00e8 stato trasversale e non ha affrontato tali questioni analitiche che rischiano di essere divisive. A mio avviso non \u00e8 per\u00f2 possibile ottenere avanzamenti se non si assume consapevolezza che la battaglia fa parte di una guerra pi\u00f9 grande, di classe e rivolta contro il complesso della classe lavoratrice, italiana e non. Se l&#8217;offensiva \u00e8 di tali proporzioni, e se il regime dispone del completo controllo dei media e di altre preziose tecniche che ne garantiscono il controllo sociale, occorre interrogarsi sul limite di offrire dettagliati quadri analitici che non sfocino in un&#8217;azione politica concreta. Il movimento, e con esso tutti gli studenti e i progressisti, devono cominciare anzitutto ad accettare l&#8217;idea di vivere in una forma moderna di regime. Le attuali rappresentanze politiche parlamentari sono totalmente inadeguate, per scelta o per incompetenza, a dare rappresentanza al movimento. Non ci sono ricette facili: occorre ragionare sul livello di analisi raggiunto per capirne i limiti e le possibilit\u00e0 concrete di azione politica da sviluppare, ragionando anche su forme concrete di organizzazione e di lotta. Certamente occorre cercare alleanze nella societ\u00e0 civile e nelle forze sociali, politiche e culturali rimaste sane nel Paese, ma bisogna attrezzarsi per una guerra di resistenza permanente. Non c&#8217;\u00e8 tempo per concedersi il lusso della rassegnazione.<\/p>\n<p><strong>Fonte :<a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/italia\/scuola-e-universita\/30153-la-scuola-delle-competenze\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/italia\/scuola-e-universita\/30153-la-scuola-delle-competenze<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI (Alessandro Pascale)\u00a0 Si \u00e8 svolto il 14\/11\/2019 alla Casa della Cultura di Milano un incontro sul tema \u201cUna scuola senza cultura e senza conoscenza? 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