{"id":54640,"date":"2019-12-03T09:45:48","date_gmt":"2019-12-03T08:45:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54640"},"modified":"2019-12-01T18:47:15","modified_gmt":"2019-12-01T17:47:15","slug":"i-padroni-dei-partiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54640","title":{"rendered":"I Padroni dei partiti"},"content":{"rendered":"<p>Di SENSO COMUNE (Tommaso Nencioni)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\"><span class=\"s1\"><strong>\u201cChi decide come si fonda un partito, i giudici o i cittadini?\u201d ha sbottato via Twitter Matteo Renzi, a proposito dell\u2019inchiesta della magistratura sui presunti finanziamenti illeciti pervenuti al renzismo per mezzo della Fondazione Open.<\/strong>\u00a0In effetti in democrazia a decidere della vita interna ai partiti non dovrebbero essere i giudici. Ma neppure armatori, possessori di cliniche private, amministratori delegati di grandi gruppi farmaceutici e tutta la pletora di corporazioni che hanno gettato i loro occhi interessati sulla nuova creatura politica a cui l\u2019ex premier ha dato vita. A prescindere dalla liceit\u00e0 o meno di quei finanziamenti, dovrebbe essere evidente il loro carattere distorsivo nei confronti della vita di un paese che si dice democratico.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\"><span class=\"s1\"><strong>Ma cos\u00ec non \u00e8, se \u00e8 vero che la totalit\u00e0 degli attori politici oggi sulla scena, a cominciare dai grillini che si sono precipitati a esprimere lo sdegno per la vicenda dei facoltosi amici di Renzi, hanno per anni fatto della lotta al finanziamento pubblico ai partiti il proprio marchio di fabbrica.<\/strong>\u00a0Un provvedimento che non ha eguali in Europa, e che non ha incontrato oppositori, tutt\u2019al pi\u00f9 favorevoli riluttanti, tutti evidentemente confidando in potenziali entrate alternative. La politica, tutta la politica, \u00e8 cos\u00ec piombata nelle grinfie dei proprietari di tutto, che ora posseggono direttamente anche i partiti. E anche se i giudici alla fine non rileveranno niente di illegale, bisogner\u00e0 pur notare che tra le prime prese di posizione pubbliche della neonata Italia Viva c\u2019\u00e8 stata la radicale opposizione alla revoca della gestione ai privati della nostra rete autostradale, e che nella lista dei finanziatori c\u2019\u00e8 gente che proprio in quel settore ha interessi giganteschi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\"><span class=\"s1\"><strong>C\u2019\u00e8 poco da meravigliarsi, ricchezza e democrazia vivono di assedio reciproco, e l\u2019equilibrio \u00e8 possibile solo in virt\u00f9 di questo assedio. Se la ricchezza prevale, la democrazia soccombe. La sinistra lo ha sempre saputo, e lo hanno sempre saputo i milioni di operai e contadini che strappavano dal salario i soldi della tessera e della cena alla festa di partito.<\/strong>\u00a0La rivoluzione russa allevi\u00f2 un po\u2019 la disparit\u00e0 tra quelli che allora erano i partiti operai e i partiti borghesi anche in questo campo: quando a Nenni nel \u201949 mancarono i fondi per l\u2019acquisto della carta che alimentava le rotative di Mondo Operaio and\u00f2 a cercarli in Cecoslovacchia. Lo stesso problema non avevano democristiani e liberali. Pure il finanziamento estero rappresentava senz\u2019altro un fattore di distorsione, ma \u00e8 tutto da di mostrare che l\u2019interesse di uno Stato estero danneggi la vita democratica, in termini di strategia di sviluppo e di garanzia dell\u2019interesse generale, pi\u00f9 di quello di un grande gruppo finanziario. Tanto pi\u00f9 in un\u2019epoca come la nostra, e qui sta il vero salto di qualit\u00e0 della stagione attuale, in cui spesso un\u00a0<i>hedge found<\/i>\u00a0ha un bilancio superiore a quello di uno Stato. Disparit\u00e0 c\u2019\u00e8 s\u00ec sempre stata, ma oggi il divario tra i partiti amici delle grandi corporazioni e le potenziali alternative si fa davvero incolmabile, sulla falsariga di quanto successo nella societ\u00e0 tra le elite e la gente comune. Due fenomeni che si alimentano l\u2019un l\u2019altro. La politica nel frattempo ha abdicato ad una delle proprie funzioni fondamentali selezionando la classe dirigente non in modo autonomo, ma andandola a prendere in prestito proprio da quei gruppi, banche, TV, finanziarie ecc. Che poi spesso a fine carriera del politico X ringraziano a suon di consulenze. Si chiama sistema delle\u00a0<i>sliding doors<\/i>, e rischia di travolgere quel che resta della credibilit\u00e0 di tutte le democrazie.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify\"><span class=\"s1\"><strong>Allora, affinch\u00e9 si possa parlare di una vera democrazia, non sarebbe meglio limitare il finanziamento privato ai partiti, anzich\u00e9 quello pubblico? Porre un severo tetto di spesa alle donazioni private, generale e specialmente per le campagne elettorali, potrebbe essere un buon modo per ridare credibilit\u00e0 alla politica,<\/strong>\u00a0assieme ad un ritorno al finanziamento pubblico condizionato da una piena trasparenza. Un finanziamento magari da quantificare non solo in denari, ma anche in servizi utili e indispensabili alla vita politica democratica dei partiti. A questi provvedimenti andrebbe affiancata anche una severa riduzione degli emolumenti dei deputati europei, nazionali e regionali, anch\u2019essi al giorno d\u2019oggi spropositati e distorsivi alla sana dialettica all\u2019interno delle assemblee (la maggiore e pi\u00f9 ricorrente arma di compravendita \u00e8 spesso la promessa di una ricandidatura); d\u2019altro canto si tratta di introiti che costituiscono le uniche garanzie di possibilit\u00e0 di vita per un partito, e che un finanziamento pubblico adeguato permetterebbe di rimodulare. Insomma, legare finanziamento pubblico ai partiti, credibilit\u00e0 della politica e fine della stagione delle\u00a0<i>sliding doors<\/i>\u00a0e dei partiti patrimonialisti sarebbe possibile e necessario. Porre questi temi davanti all\u2019opinione pubblica costituirebbe una buona cartina di tornasole per distinguere i sostenitori degli attuali rapporti di potere all\u2019interno della societ\u00e0 da chi intende sul serio rivoluzionarli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da \u201cil manifesto\u201d, 28. 11. 2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/i-padroni-dei-partiti\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/i-padroni-dei-partiti\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di SENSO COMUNE (Tommaso Nencioni) &nbsp; \u201cChi decide come si fonda un partito, i giudici o i cittadini?\u201d ha sbottato via Twitter Matteo Renzi, a proposito dell\u2019inchiesta della magistratura sui presunti finanziamenti illeciti pervenuti al renzismo per mezzo della Fondazione Open.\u00a0In effetti in democrazia a decidere della vita interna ai partiti non dovrebbero essere i giudici. 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