{"id":54643,"date":"2019-12-06T08:48:41","date_gmt":"2019-12-06T07:48:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54643"},"modified":"2019-12-01T18:50:58","modified_gmt":"2019-12-01T17:50:58","slug":"marco-revelli-turbopopulismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=54643","title":{"rendered":"Marco Revelli, \u201cTurbopopulismo\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nell\u2019epoca in cui austeri dizionari on line, come quello della Treccani, coniano termini come \u201csovranismo psichico\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, riprendendo un Rapporto del Censis<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0ed avviando una polemica<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0ben meritata, l\u2019illustre sociologo torinese Marco Revelli, di cui abbiamo gi\u00e0 letto altro<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0si impegna in una damnatio di quel che identifica come un populismo 3.0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il\u00a0<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2pVXvG7\">libro<\/a>\u00a0del politologo e sociologo torinese (anzi cuneese) ex Lotta Continua e poi Bobbio boys<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, sembra interessante soprattutto per questo:\u00a0<em>\u00e8 perfettamente espressivo dello spiazzamento della migliore cultura della sinistra italiana<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Una cultura che \u00e8 forse di sinistra, ma certamente da lungo tempo completamente disancorata con la tradizione socialista<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, se pure nella radice dalla quale proviene l\u2019ex ribelle fattosi pompiere torinese \u00e8 mai stata connessa<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci\u00f2 che accade nel presente a Revelli appare chiaro da un lato e completamente oscuro dall\u2019altro. \u00c8 in corso quella che chiama una \u201c<em>rivolta dei margini<\/em>\u201d, un \u2018ribollire\u2019 di periferie in fibrillazione (p.56). Svolgendo sotto questo profilo un\u2019analisi simile nella descrizione,\u00a0<em>ma del tutto opposta nella presa di posizione<\/em>, a quella che ad esempio abbiamo letto nel lavoro del geografo Guilluy<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, Revelli individua una precisa rappresentazione dell\u2019inversione tra sinistra e destra negli esiti elettorali che dal 2016, sempre pi\u00f9 chiaramente, si sono accumulati (Brexit, Trump, fino ai Gilet Gialli). Ma ritrova, proprio come Guilluy, una conferma anche nelle vittorie del centro, quella di Macron in Francia, che ottengono il successo esercitando una loro forma populista, come fece, peraltro Renzi nella sua breve parabola<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Quel che si sta verificando \u00e8 dunque una rivolta, precisamente \u201cdei margini\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Ma mentre il geografo francese sta con i rivoltosi, sperando possano divenire rivoluzionari, il politologo piemontese sta senza alcun dubbio con il centro assediato<\/em>. La cosa non potrebbe essere pi\u00f9 chiara. E non potrebbe essere pi\u00f9 interessante. Come nel caso del Censis e della Treccani, qui \u00e8 in corso il principio di uno\u00a0<em>scontro civile totale<\/em>, occorre prendere posizione<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Come si prende posizione?<\/em>\u00a0Avvicinandosi ai simili. \u00c8 quel che fa Revelli, in effetti, ed \u00e8 quel che tutte le \u00e9lite, con la loro ampia corona di organizzazioni, media, ed ambienti sociali, fanno. Si tratta di alzare le bandiere della \u2018civilt\u00e0\u2019, del \u2018buon senso\u2019, della buona educazione, della \u2018competenza\u2019 contro i barbari, incivili, incomprensibili, plebei, incompetenti, rozzi e ineducati, e quindi anche pieni di\u00a0<em>ri-sentimento<\/em>, di rancore. Gente lontana, cattiva, la cui attitudine \u00e8 distruttiva, l\u2019opposto di ogni buon ordine. Questa \u201cfibrillazione dei margini\u201d, che il nostro professore osserva con distacco da entomologo, come fosse un brulicante mondo di insetti, \u00e8 infatti pieno, al suo sguardo lontano, di \u201crancoroso distacco e ostilit\u00e0 nei confronti delle \u00e9lite governanti\u201d (p.68). Di rancore che \u201ci secondi\u201d portano ai \u201cprimi\u201d, tra i quali, \u00e8 evidente, si annovera per una sorta di diritto di nascita<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">I \u201csecondi\u201d, vivono in quelli che descrive con precisa immagine spazi a \u201cscorrimento pi\u00f9 lento\u201d, in s\u00e9 quindi portatori dello stigma della lontananza dal principio della modernit\u00e0 e della civilt\u00e0. Questi \u201clenti\u201d e per questo lontani (ed inferiori) vivono in spazi marginali, nella \u201cprovince, le zone rurali, le periferie dei poveri\u201d. Si tratta di spazi nei quali, l\u2019immagine \u00e8 di potentissima ed indicativa evocazione, \u201cdomina il buio, la luce privata costa, quella pubblica \u00e8 magari fulminata o intermittente\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Se domina il buio insorger\u00e0 il maligno<\/em>. Non tarder\u00e0 a palesarsi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il sociologo qui introduce alcune spiegazioni, in epoca di risorse pubbliche calanti e di dominio dello spirito del mercato i servizi sono andati dove potevano essere sostenuti, ed hanno abbandonato le periferie, incoraggiando un circolo vizioso discendente nel quale molti, e molti territori, sono affondati. Naturalmente chi \u00e8 vicino a chi affonda, anche se sta per ora un poco meglio, ha paura. Ha paura di raggiungere chi sta scendendo (p.76). Del resto ormai mancano tutti quei corpi intermedi, come i vecchi partiti di massa (quelli socialisti e la democrazia cristiana) che sostenevano una relazione interna con i ceti marginali. Questa relazione, ormai persa, \u00e8 descritta come disciplinante; attraverso l\u2019egemonia culturale che il mondo allargato della sinistra, nella quale svolgevano ruolo centrale e strutturante i \u2018chierici\u2019 dei quali l\u2019autore \u00e8 esponente, lo spirito del buio era tenuto a freno. Oggi il freno \u00e8 venuto meno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tramite gli effetti di questo venire meno \u00e8 interpretato da Revelli il dispositivo centrale del populismo. L\u2019uomo che si sente \u2018perduto\u2019, perch\u00e9 si rende conto di essere periferico, catturato nella lentezza e nel buio, abita spesso in una piccola citt\u00e0, assiste alla proletarizzazione diffusa e alla conseguente perdita di status ne \u00e8 il protagonista. Si tratta di quello che moltissimi sociologi ed economisti identificano come l\u2019arretramento della classe media.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il populismo \u00e8, in altre parole, l\u2019effetto di\u00a0<em>una disattivazione<\/em>. La disattivazione del dispositivo della cetomedizzazione che era sviluppato dall\u2019insieme di politiche e dei corpi sociali che le trasmettevano (sindacati, centri dopolavoristici, circoli sportivi, associazioni, volontariato, partiti). Dispositivo che, sottolineo ancora, sotto la guida degli intellettuali \u2018organici\u2019, disciplinava i \u2018subalterni\u2019, spingendoli ad accettare il loro posto nel mondo. Questa \u00e8 una delle possibili declinazioni del concetto di \u201criformismo\u201d nel quale la cultura azionista e quella ex socialista in particolare di matrice comunista (e della \u2018nuova sinistra\u2019) si \u00e8 ritirata dopo gli anni ottanta.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In realt\u00e0 \u00e8 sempre stata la declinazione principale del termine.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Revelli la tocca davvero forte. Con un richiamo prima a Kracauer<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, poi a Bloch<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, peraltro entrambi datati e quindi fuori spazio, lancia un anatema sui ribelli che si rifiutano a farsi ancora guidare. Sarebbero niente di meno che\u00a0<em>inumani<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Con la stessa mossa del Censis e della Treccani, ma molto pi\u00f9 violento, riduce ogni opposizione al disciplinamento che il riformismo diretto dall\u2019alto produceva sulle masse, e che \u00e8 ormai del tutto screditato, con la tecnica dell\u2019evocazione del<em>\u00a0male assoluto<\/em>. Nel 1933, quando sale al potere Hitler, Ernst Bloch scrisse: \u201cnon \u00e8 solo l\u2019uomo mite a scomparire: scompare tutto quanto reca il nome di uomo\u201d. Ci\u00f2 che accadde, secondo lo scrittore tedesco, alla insorgenza del primo nazismo \u00e8 quindi una metamorfosi degli uomini\u00a0<em>in demoni<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><strong>[14]<\/strong><\/a><\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Seriamente, per decine di pagine, procede a paragonare, fino ad identificare, il male del nazismo con la rivolta degli elettori contemporanea<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. L\u2019insorgenza di Hitler con l\u2019eventuale, aborrita, vittoria democratica del pi\u00f9 vecchio partito italiano, pur criticabile<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Richiama una presunta \u201c<em>tara antropologica<\/em>\u201d, il male nell\u2019uomo, una \u201c<em>cattiveria<\/em>\u201d, un \u201ccompiacimento nell\u2019inumano\u201d, il gusto di \u201cmostrarsi crudeli\u201d, o \u201cindifferenti al male altrui\u201d (cosa che sarebbe, da notare, per lui equivalente). Certo l\u2019indifferenza al male altrui \u00e8, in effetti, quella che lui stesso esercita, in quanto nomina ma non comprende il senso di essere abbandonati e traditi dalle politiche che la sinistra, in primis, ha portato avanti. Politiche che ha lui stesso avallato qaundo non manc\u00f2 di dare il proprio pensoso appoggio a Monti<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0(dato che scacciava l\u2019altro male assoluto, all\u2019epoca rappresentato da Berlusconi).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ovviamente il punto di massimo esercizio di questo paradigma interpretativo, che segnala in modo davvero plastico l\u2019abbandono dello spirito popolare da parte delle sinistre rifugiatesi da decenni nelle loro cittadelle (siano esse sociali, universitarie o variamente baronali),\u00a0<em>\u00e8 l\u2019immigrazione<\/em>. Una ventina di pagine di autentici deliri. In cui le \u201cvere vittime\u201d sono gli immigrati (lo sono, naturalmente<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>, ma non per questo le plebi abbandonate a se stesse dall\u2019assetto neoliberale non lo sono, non per questo sono \u201cfalse\u201d). Tutte le politiche di respingimento sarebbero allora semplicemente \u201cdisumanizzazione\u201d (dal che si deduce che sono inumani in pratica tutti i popoli del mondo, e lo sono da sempre<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>). Per respingere sarebbe necessaria una sorta di \u201cneutralizzazione morale\u201d ed il \u201crovesciamento del rapporto vittimario\u201d (p.101). Questo rovesciamento poggerebbe sulla \u201cpercezione di una concorrenza sleale\u201d, che viene vissuta da chi si sente assediato dalle bollette da pagare, non riesce pi\u00f9 a stare dietro alle scadenze e a pagare la scuola ai figli, o a vestirli, soffre la deprivazione corrispondente, non si pu\u00f2 pagare le cure mediche, e via dicendo. Si tratta di \u201cun grande serbatoio di disagio materiale\u201d che, per\u00f2, essendo solo un \u201cdisagio\u201d (e non una disperazione, che evidentemente il professore, non avendola mai vissuta, non \u00e8 in grado di capire e neppure di com-patire) non basta a spiegare quel che Revelli identifica come, niente di meno che \u201cuno spaventoso svuotamento del s\u00e9 dall\u2019umano\u201d. Una frase pomposa, come se il s\u00e9 possa essere svuotato dall\u2019essenza umana, quasi come si toglie un liquido da un recipiente. Una frase che alluderebbe a \u201cqualcosa di mentale\u201d, un vedersi fuori del \u201cracconto collettivo\u201d, invisibili.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">C\u2019\u00e8 qualcosa del genere, accade, ma resta il fatto che per il nostro professore torinese il \u2018mentale\u2019 implica immediatamente una \u201cregressione nel disumano\u201d che nessun dolore subito pu\u00f2 giustificare; implica una \u201cmetamorfosi in demoni\u201d di gente comune che, se poteva essere magari sostenuta da Bloch (se pur nel 1933 e non nel 1943), suona strana, stridula applicata oggi a persone che, in fondo, protestano contro la perdita di senso e di democrazia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Suona ancora pi\u00f9 strana nel momento in cui l\u2019autore si mostra consapevole che c\u2019\u00e8 una connessione con il fatto della globalizzazione. Un evento che era stato indicato dalla sinistra come la \u201cpremessa per un nuovo, pi\u00f9 universalistico, umanesimo\u201d, mentre ne \u00e8 nemico. Ma questa relazione \u00e8 ricondotta a sua volta ad una \u201csindrome\u201d, ovvero \u00e8 ancora medicalizzata. La sindrome non elaborata del melting pot in cui si sciolgono (e devono farlo perch\u00e9 \u00e8 un destino storico) le identit\u00e0 collettive e \u201cnessuno riesce pi\u00f9 ad avere un proprio ruolo e un proprio status corrispondente, garantito\u201d. Qui compare, scritto da un garantito ovviamente, un gioco di prestigio dialettico:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201ccosicch\u00e8 si crede \u2013 falsamente \u2013 che segregando e sigillando \u2018fuori\u2019 quell\u2019umanit\u00e0 eccedente, che preme oltre i confini e che si vorrebbe escludere rafforzando quei confini (peraltro sempre pi\u00f9 precari), si possa ritornare ad \u2018essere\u2019 \u2013 come prima \u2013\u00a0<em>qualcosa<\/em>, senza accorgersi che cos\u00ec, sciaguratamente, si finisce per estinguere anche quel residuo di umanit\u00e0 che si conservava dentro, e che ci salvava. Come individui e come \u2018popolo\u2019. Ci si riduce, appunto, a\u00a0<em>niente<\/em>\u201d (p.108).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sar\u00f2 sincero, \u00e8 un esercizio di stile,\u00a0<em>ma non significa assolutamente nulla<\/em>. Intanto non c\u2019\u00e8 qualcosa come una \u201cumanit\u00e0 eccedente\u201d, questo \u00e8 esercizio di pura astrazione liberale del tipo peggiore<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>, esistono invece sempre esseri umani\u00a0<em>situati<\/em>, che sono \u2018nati da donna\u2019 e che sono stati cresciuti in una cultura, connessi a degli obblighi e portatori dei diritti reciprocamente riconosciuti in comunit\u00e0 umane specifiche. E questi esseri umani possono essere talvolta \u2018eccedenti\u2019, quindi indotti o costretti ad emigrare, ma ci\u00f2 non ha proprio nulla a che fare con l\u2019essere qualcosa (ovvero dotati di risorse e diritti, ordinati nel mondo) o con il non esserlo. Comprendo molto bene che la generazione dei chierici alla quale appartiene Revelli abbia fatto dell\u2019abbandono del popolo al suo destino un segno morale, un elemento di distinzione e marcatore di superiorit\u00e0, l\u2019identificatore di una appartenenza e di una promozione<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>, ma la questione di\u00a0<em>essere qualcosa<\/em>, usando gli stessi termini, si pone, e non \u00e8 affatto vana. Avere, come ovviamente si ha, un confine ed affermare in esso una sovranit\u00e0 \u00e8 una precondizione per poter lottare (certo\u00a0<em>contro\u00a0<\/em>le \u00e9lite che l\u2019autore cos\u00ec ben rappresenta), per tornare ad essere. Non \u00e8 questione di avere \u201cresidui di umanit\u00e0\u201d che \u201csalvano\u201d, idea che solo un borghese con tutto l\u2019essenziale al sicuro pu\u00f2 accarezzare. \u00c8 questione di\u00a0<em>avere di nuovo\u00a0<\/em>il materiale necessario.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per nascondere questa semplice posta, keynesiana si potrebbe dire, della redistribuzione necessaria per rimettere in questione i rapporti di forza, ci si sposta sulla Repubblica di Weimar, la Turchia del 1916, la Roma del tardo impero, addirittura Sodoma e Gomorra\u2026 per sostenere la tesi piuttosto astorica ed astratta che la piet\u00e0 sarebbe \u201csostanza indivisibile\u201d, o si ha per tutti e sempre o non c\u2019\u00e8, o la si prova o se ne \u00e8 privi. Se ne deduce che Revelli ne \u00e8 privo, dato che prova un evidente disprezzo di classe, con assoluta incapacit\u00e0 di comprensione, delle sofferenze di almeno dieci milioni di italiani, cinquanta milioni di statunitensi, un\u2019altra trentina di milioni di europei, che magari talvolta si fanno tentare a votare populista (qualunque cosa significhi), ma certo vivono la disperazione di sentirsi scendere ed arretrare giorno dopo giorno da anni. Come sia, al netto di qualche altra ridicolaggine, come il sacro dovere di ospitalit\u00e0 (che \u00e8 sempre stato altamente selettivo) o l\u2019abuso di Cicerone e Seneca, il tono resta questo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ovviamente i politici che hanno interpretato questo sentimento di dolore ed abbandono dei propri concittadini sono dichiarati \u201cpsicopatici\u201d (anche se \u201cdi successo\u201d), colpevoli di \u201csdoganare il male\u201d e di un comportamento mimetico che compie la mossa del \u201cassorbimento mediante abbassamento\u201d (p.126). Colpevoli di utilizzare ed esercitare un linguaggio semplificato e di cercare di passare dal principio di legittimazione nel quale le \u00e9lite \u201cpositive\u201d sono esperte, il \u201c<em>paradigma della superiorit\u00e0<\/em>\u201d, a quello nel quale eccellono quelle populiste, il \u201c<em>paradigma del rispecchiamento<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In altre parole, invece di mostrarsi \u201cmigliori\u201d (ovvero\u00a0<em>aristoi<\/em>) questi nuovi politici si mostrano schietti, talvolta volgari, praticano \u201cl\u2019abbassamento\u201d verso un popolo che \u00e8 \u201cun aggregato linguistico maleodorante di termini fallici e in genere sessuali, di posteriori e promiscuit\u00e0, da frequentatori di angiporti e di trivii; un popolo, appunto ridotto ai propri attributi corporeo-materiali, capace di recepire con particolare rilievo i richiami elementari della riproduzione genitale o gastro-intestinali\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In questi passaggi lo scontro tra estetiche e quindi tra classi non potrebbe essere pi\u00f9 chiaro. Si tratta di una profonda frattura, incomunicabile, una matrice di reciproco disprezzo e finanche di odio. Ma non sono solo i \u201cpopulisti\u201d che odiano gli aristocratici alla Revelli, \u00e8, evidentemente, anche\u00a0<em>che lui odia loro<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Revelli sente emanare da questo popolo frammentato quello che chiama \u201cun acre odore di zolfo\u201d, una societ\u00e0 regredita ad una condizione asociale. Una regressione alla \u201cforma informe del vuoto\u201d (p.163). Una forma che \u201cfar\u00e0 il suo giro\u201d e nella sua ambiguit\u00e0 costitutiva sta prendendo la forma di una sorta di \u201cpopulismo 3.0\u201d, pi\u00f9 espressamente \u201cdi destra\u201d che lavora con la vecchia tecnica del \u201ccapro espiatorio\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Scrivevamo all\u2019inizio che \u00e8 il principio di uno\u00a0<em>scontro civile totale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Gli allineamenti sono abbastanza evidenti, anche formazioni intermedie, sensibili al \u201cmomento populista\u201d<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>\u00a0sentono il richiamo della foresta, i tam tam della trib\u00f9 che battono. Oppure \u00e8 evidente nella mobilitazione semispontanea delle \u201cSardine\u201d<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>\u00a0che appare sempre pi\u00f9 come un movimento vasto e reattivo, trascinato dalla paura esistenziale. Se quel che si muove dal fondo e dalla periferia della societ\u00e0 occidentale \u00e8 una \u2018rivolta degli elettori\u2019 alla loro designazione come vittime (della storia, secondo la lettura di aristoi come Revelli), quel che dall\u2019altro lato si allinea \u00e8 una contro-rivolta, un singolare movimento pro-establishment composto da ceti e frazioni di classe non solo protetti e garantiti, ma accumunati da un desiderio di status. Sostiene Guilluy che la frazione dominante della societ\u00e0 occidentale ha abbandonato i segmenti popolari e si \u00e8 distaccata (una tesi che a suo tempo avanz\u00f2 anche Lasch ed altri), e che l\u2019egemonia sta passando al basso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Di fronte a questo movimento \u2018polanyiano\u2019<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>\u00a0\u00e8 in corso una sorta di contro-contro-movimento. Si tratta di un allineamento che in altri termini avremmo definito \u201csovrastrutturale\u201d. Una spaccatura che nasce dalla paura di alcuni mondi vitali di essere travolti, dalla \u201crivolta degli elettori\u201d che si sentono messi a margine e scacciati nell\u2019irrilevanza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il mondo vitale plurimo che si mobilita contro la rivolta, e che si esercita in una singolare contro-rivolta pro-establishment, \u00e8 aggregato da un certo tono libertario, da un\u2019estetica liberale e da un afflato ancora competitivo, dal desiderio se non altro di essere cooptato di accedere alle aree dense e veloci. Spesso si assommano anche i militanti di movimenti non distributivi, come l\u2019ambientalismo, le lotte per i diritti civili, il pacifismo, il femminismo. Movimenti che hanno, e da sempre, una chiara egemonia piccolo-borghese e metropolitana. In questo campo c\u2019\u00e8 maggiore densit\u00e0 degli urbani, di coloro che hanno una formazione media o alta, che condividono quindi le narrazioni e le strutture cognitive dominanti, sono stati formati in esse. In termini di stratificazione sociale (ma ricordo che l\u2019adesione ai ceti medi \u00e8 questione di status percepito molto pi\u00f9 che di mera condizione materiale), troviamo in questo campo allineato con la contro-reazione impiegati, giovani precari ad alto sfruttamento (ma \u201cprovvisorio\u201d), insegnanti, studenti, quadri pubblici, piccolo borghesi anche autonomi, professionisti, pensionati a reddito alto, imprenditori di imprese rivolte ai mercati esteri. Insomma, coloro che sono nel centro o aspirano ad accedervi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nello scontro civile l\u2019altra parte, i barbari e gli inumani, i demoni, sono molto pi\u00f9 operai, ancora giovani precari, ma con poche speranze di riscattarsi, certo anche alcuni sottoproletari, alcuni dipendenti pubblici e privati, ancora segmenti di piccola borghesia e di lavoro autonomo, molti professionisti, anche imprenditori che lavorano verso il mercato interno e ne percepiscono la sofferenza. Coloro che sono al margine sanno di esservi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Le contraddizioni attraversano entrambi i campi ed i confini sono tutt\u2019altro che impermeabili, soprattutto i meri interessi economici non spiegano tutto. Se la prima Italia, quella alta e centrale, \u00e8 per il mercato, di cui apprezza le virt\u00f9 salvifiche, lo spirito libero e competitivo, il vitalismo, la seconda Italia, quella bassa e periferica, normalmente avversa lo Stato, la sua imposizione fiscale. Contraddittoriamente la prima si trincera in esso, la seconda ne richiede la protezione, sociale e lavoristica.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Lo scontro civile totale, al quale il libro di Revelli porta armi, nasce dall\u2019incapacit\u00e0 di entrambe le Italie,\u00a0<em>della rivolta come della contro-rivolta<\/em>, di comprendere se stesse e di venire a patti con la propria estetica. Non si riconoscono vicendevolmente l\u2019appartenenza al campo dell\u2019umano, e parlano lingue diverse.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si riconoscono al primo sguardo, al movimento, al vestiario, alla prima parola,\u00a0<em>e si odiano<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Il neologismo compare a\u00a0<a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/sovranismo-psichico_%28Neologismi%29\/\">questa<\/a>\u00a0voce: \u201c<strong>sovranismo psichico<\/strong>\u00a0s. m.\u00a0Atteggiamento mentale caratterizzato dalla difesa identitaria del proprio\u00a0<em>presunto<\/em>\u00a0spazio vitale. &#x2666; Sovranismo psichico, prima ancora che politico. \u00c8 la definizione del Censis nel 52esimo rapporto presentato ieri al Cnel a Roma. Pi\u00f9 che un\u2019analisi sui dati dell\u2019economia, e della sua crisi, l\u2019indagine trova un suo interesse per il panorama che offre sulla crisi della soggettivit\u00e0 nell\u2019epoca del\u00a0<em>risentimento<\/em>\u00a0e del \u00abpopulismo\u00bb al potere. L\u2019espressione ridondante di \u00absovranismo\u00bb non allude solo al conflitto tra Stato-Nazione e tecnocrazia europea, ma al cittadino-consumatore che \u00abassume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio\u00bb. (Roberto Ciccarelli,\u00a0Manifesto.it, 8 dicembre 2018, Italia) \u2022 Non accettiamo la realt\u00e0 del nostro futuro che sar\u00e0 nella globalizzazione dei mercati e in una societ\u00e0 multietnica e multirazziale? Noi italiani che corrispondiamo a meno dell\u20191% della popolazione mondiale vogliamo metterci alla guida dell\u2019altro 99% affermando che devono fare quello che riteniamo giusto noi? Naturalmente, in questo modello di pensiero, se gli altri popoli non si adeguano ci sentiamo incompresi e accerchiati per cui costruiamo dei nemici mentali che in questo momento storico sono i migranti e le istituzioni sovranazionali come l\u2019Unione europea, i mercati, il Fondo monetario, etc. Ringrazio il Censis e il Dr. De Rita per aver chiarito, inventando il termine sovranismo psichico, questo modello di pensiero e perch\u00e9 poi, inevitabilmente, sfoci in rabbia e cattiveria verso gli altri. (Luciano Casolari,\u00a0Fatto Quotidiano.it, 18 dicembre 2018, Blog) \u2022 \u00c8 vero: sondaggi alla mano, questo grumo ideologico di nazionalismo securitario e xenofobo seduce molti italiani, rinchiusi nei miti della \u201cPiccola Patria\u201d e nei riti del \u201csovranismo psichico\u201d (per restare alla formula Censis). (Massimo Giannini,\u00a0Repubblica.it,\u00a02 gennaio 2018, Commento).\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; 52\u00b0 Rapporto Censis, che attribuisce ad un\u00a0<em>sentimento<\/em>, come il rancore e quindi la cattiveria, che \u00e8 normalmente pensata come una\u00a0<em>attitudine<\/em>\u00a0ad offendere, a far del male, e quindi la radice di azioni riprovevoli, dannosi, il sovranismo. Cito: \u201cAl volgere del 2018 gli italiani sono soli, arrabbiati e diffidenti. La prima delusione \u2012 lo sfiorire della ripresa \u2012 \u00e8 evidente nell\u2019andamento dei principali indicatori economici nel corso dell\u2019anno. La seconda disillusione \u2012 quella del cambiamento miracoloso \u2012 ha ulteriormente incattivito gli italiani. Cos\u00ec, la consapevolezza lucida e disincantata che le cose non vanno, e pi\u00f9 ancora che non cambieranno, li rende disponibili a librarsi in un grande balzo verso un altrove incognito. Una disponibilit\u00e0 resa in maniera pressoch\u00e9 incondizionata: non importa se il salto \u00e8 molto rischioso e dall\u2019esito incerto, non importa se si rende necessario forzare \u2013 fino a romperli \u2013\u00a0<em>i canonici schemi politico-istituzionali e di gestione delle finanze pubbliche<\/em>, a cominciare dalla messa in stato d\u2019accusa di Bruxelles. L\u2019Europa non \u00e8 pi\u00f9 un ponte verso il mondo, n\u00e9 la zattera della salvezza delle regole rispetto al nostro\u00a0<em>antico eccesso<\/em>\u00a0di adattismo: \u00e8 una faglia incrinata che rischia di spezzarsi. Cos\u00ec come il Mediterraneo non \u00e8 pi\u00f9 la culla delle civilt\u00e0 e la nostra piattaforma relazionale, bens\u00ec ritorna come limes, limite, linea di demarcazione dall\u2019altro, se non proprio cimitero di tombe. Gli italiani sono ormai pronti ad alzare l\u2019asticella: sono disponibili a un funambolico camminare sul ciglio di un fossato che mai prima d\u2019ora si era visto da cos\u00ec vicino, perfino a un salto nel buio, se la scommessa \u00e8 quella poi di spiccare il volo. \u00c8 quasi una ricerca programmatica del trauma, nel silenzio arrendevole delle \u00e9lite, purch\u00e9 l\u2019altrove vinca sull\u2019attuale.\u00a0<strong>\u00c8 una reazione pre-politica che ha profonde radici sociali, che hanno finito per alimentare una sorta di sovranismo psichico, prima ancora che politico<\/strong>. Un sovranismo psichico che talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la\u00a0<em>cattiveria<\/em>\u00a0diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualit\u00e0 latente, individualizzata, pulviscolare e disperata, ma non pi\u00f9 espressa nelle manifestazioni, negli scioperi, negli scontri di piazza tipici del conflitto sociale tradizionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Scrive, ad esempio, Andrea Zhok: \u201cDopo essere stata presa in giro sui social per mesi la definizione di \u2018sovranismo psichico\u2019 ha l&#8217;onore di essere ospitata come voce dalla Treccani online. Forse \u00e8 il caso di smettere di ridere e di chiederci se ci siano ancora limiti che i poteri mediaticamente ed economicamente pi\u00f9 influenti (l&#8217;establishment) considerano non sorpassabili, o se oramai siamo arrivati al punto in cui si ritiene che valga tutto, assolutamente tutto, pur di abbattere l&#8217;avversario. Gi\u00e0, perch\u00e9 ospitare come voce accreditata una formula che \u00e8 dimostrabilmente un&#8217;idiozia con finalit\u00e0 di lotta politica spicciola ricalca esattamente una delle dinamiche descritte da George Orwell, di confisca concettuale e assoggettamento culturale. Da un lato le istanze del &#8216;politicamente corretto&#8217; mettono fuori legge tutte le espressioni che suonano come critiche dell&#8217;opinionismo mainstream, e dall&#8217;altro vengono accreditate unit\u00e0 concettuali farlocche e strumentali come se fossero descrittori di natura scientifica. Non basta dunque aver distorto pervicacemente la nozione di &#8216;sovranismo&#8217;, applicata originariamente in contesto francofono per le istanze di rivendicazione autonomiste su base nazionale (Quebec, Irlanda, Palestina, ecc.), trasformandola in un sinonimo di &#8216;nazifascismo&#8217;. Ora si passa alla fase della patologizzazione del dissenso, che viene ridotto a categoria psichiatrica, a deviazione mentale. Esaminiamo innanzitutto la definizione che ne viene data: \u2018Atteggiamento mentale caratterizzato dalla difesa identitaria del proprio presunto spazio vitale\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima cosa da osservare \u00e8 che se togliamo l&#8217;aggettivo &#8216;presunto&#8217;, che insinua la natura illusoria, erronea del giudizio (per il loro &#8216;presunto&#8217; punto di vista obiettivo), il resto della definizione rappresenta una descrizione che si attaglia a tutte le specie viventi, a tutte le unit\u00e0 culturali, istituzionali e statali di cui abbiamo contezza. Infatti, la \u2018difesa identitaria del proprio spazio vitale\u2019 \u00e8 qualcosa che pu\u00f2 valere per l&#8217;identit\u00e0 di un organismo rispetto a fattori esogeni che ne destabilizzano l&#8217;identit\u00e0, cos\u00ec come per ogni unit\u00e0 politica nota. Anche la multiculturale e multinazionale Svizzera opera in forme che tendono a preservare la difesa identitaria del proprio spazio vitale: ha una Costituzione, dei confini, leggi comuni, regole che ne definiscono l&#8217;indipendenza da altre unit\u00e0 politiche entro uno spazio in cui vivono i suoi cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Salvo che per colonie, protettorati o entit\u00e0 politiche fittizie (come alcuni paradisi fiscali), nel mondo non esistono che unit\u00e0 politiche per cui \u00e8 ovvio che la propria identit\u00e0 entro uno spazio vitale vada difeso. Tutto il peso dello stigma nella definizione sta nel carattere di illusoriet\u00e0 (&#8216;presunto&#8217;), che farebbe dell&#8217; \u2018atteggiamento mentale\u2019 una forma di delirio, di allucinazione malata. Le citazioni che forniscono la campionatura d&#8217;uso dell&#8217;espressione sono in questo senso eloquenti. La prima fa riferimento ad un atteggiamento &#8216;paranoico&#8217;, cio\u00e8 appunto ad una categoria delirante; niente viene aggiunto al quadro, salvo il giudizio insindacabile del giudicante: si tratta di patologia mentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda addirittura, secondo il canone retorico dello &#8216;strawman&#8217;, inventa di sana pianta una tesi che nessuno, neanche qualche ultras neonazi etilista, ha mai sostenuto (&#8220;vogliamo metterci alla guida dell\u2019altro 99% affermando che devono fare quello che riteniamo giusto noi?&#8221;), per poter procedere alla liquidazione forfettaria di ogni richiesta di sovranit\u00e0. Ora, ci\u00f2 che \u00e8 particolarmente preoccupante in questo episodio di malcostume culturale \u00e8 vedere l&#8217;abisso di malafede, arroganza e ignoranza in cui sguazzano soddisfatti precisamente quelli che sparacchiano accuse ad alzo zero di malafede, arroganza e ignoranza sui dissenzienti. Siamo di fronte ad operazioni spudorate, prive di scrupoli, in cui vengono avvelenati i pozzi del dibattito pubblico da coloro i quali sono stati posti a guardia degli stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E&#8217; qualcosa che eravamo abituati a leggere nelle descrizioni sull&#8217;atmosfera di falsificazione culturale nella Controriforma tridentina o nella Restaurazione napoleonica, pensando che eravamo fortunati a vivere in un&#8217;epoca che li aveva superati. E ci ritroviamo oggi con i sedicenti portatori sani di &#8216;illuminismo&#8217; a fare le stesse cose, ma con meno scuse.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, Marco Revelli, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/10\/marco-revelli-finale-di-partito.html\"><em>Finale di partito<\/em><\/a>\u201d, 2013; \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/06\/marco-revelli-dentro-e-fuori-quando-il.html\"><em>Dentro e contro<\/em><\/a>\u201d, 2015; \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/04\/marco-revelli-populismo-20.html\"><em>Populismo 2.0<\/em><\/a>\u201d, 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Marco Revelli, figlio di un partigiano e poeta come Nuto Revelli, si \u00e8 laureato in giurisprudenza sotto la guida di Norberto Bobbio all\u2019avvio degli anni settanta, insegna Scienza della politica all\u2019Universit\u00e0 del Piemonte orientale dalla fondazione fino allo scioglimento aderisce a Lotta Continua e poi aderisce al gruppo di Primo Maggio. La sua biografia \u00e8 perfettamente rappresentativa di un\u2019intera epoca della cultura italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Per questa distinzione tra le tradizioni della \u201csinistra\u201d e del \u201csocialismo\u201d si veda Jean-Claude Mich\u00e9a, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/11\/jean-claude-michea-i-misteri-della.html\"><em>I misteri della sinistra<\/em><\/a>\u201d, che pone in chiave di ricostruzione filosofica della storia delle idee al centro il semplice fatto, noto a tutti ma da tutti dimenticato, che il socialismo non \u00e8 il liberalesimo. Sono stati alleati, nella lotta contro la reazione, ma non coincidono. E neppure si pu\u00f2 dire che il socialismo sia il superamento dialettico del liberalesimo, in quanto si tratta di tradizioni di pensiero che da quasi duecento anni procedono in parallelo, anche se hanno alcuni costrutti comuni. Tra i pi\u00f9 profondi e problematici quello di \u201cprogresso\u201d, che entrambe le tradizioni tendono a leggere, in una sorta di residuo illuminista e positivista, sotto la forma della crescita economica illimitata e auto programmata. In questo modo la dimensione \u201csociale\u201d e comunitaria della tradizione socialista viene oscurata in favore della fascinazione per il continuo sradicare e rendere flessibili, mobili, della modernit\u00e0 contemporanea. La pratica della costante rivoluzione culturale della modernit\u00e0 discioglie nelle gelide acque del calcolo egoista tutte le costituzioni e le eredit\u00e0, smontando ci\u00f2 che permane. E\u2019 chiaro che questa ideologia, e sin dall\u2019inizio, trova senso e scopo nell\u2019ineguaglianza e guarda il mondo dal punto di vista dei possidenti. A chi giova la libert\u00e0 desiderante dai vincoli sociali ed il trionfo dell\u2019individuo, a chi ha le risorse economiche per goderne e non vuole limiti a questo, o a chi lotta giorno per giorno per avere l\u2019essenziale? Nascondendo questo fatto la metafisica del progresso \u00e8 \u201clo zoccolo duro di tutte le concezioni borghesi del mondo\u201d (Mich\u00e9a), e con esso l\u2019idea che le forme produttive dominanti siano anche, e sempre, delle forme della ragione (una sorta di hegelismo pervertito) e dunque \u201ctappe storicamente necessarie\u201d per la liberazione e la parusia. La versione liberale di questa \u00e8 la \u201cpace perpetua\u201d nel contesto di una futura governance mondiale a-politica e della totale mobilit\u00e0 di ogni fattore (con la dissoluzione di ogni identit\u00e0, in quanto ostacolo al dispiegarsi della logica del valore e della sua appropriazione individuale). La versione socialista sfuma in quella. Ma nella tradizione socialista \u00e8 presente anche un altro sistema di idee, radicalmente indisponibile alla dissoluzione nelle gelide acque del calcolo, la critica alla reificazione che ricorda come non necessariamente ogni passo \u201cavanti\u201d \u00e8 per definizione nella \u201cgiusta\u201d direzione. La direzione della storia, in particolare quando procede verso la dissoluzione delle forme sociali esistenti sotto la spinta dell\u2019automovimento della tecnologia e dell\u2019economico, non \u00e8 sempre apprendimento ed emancipazione. Secondo quanto sintetizza Mich\u00e9a, \u201cnessun liberale autentico \u2013 ovvero nessun liberale psicologicamente capace di accettare tutte le implicazioni logiche delle sue convinzioni \u2013 potr\u00e0 mai ritrovarsi in un\u2019altra \u2018patria\u2019 (se con tale nome ormai demonizzato s\u2019intende ogni primaria struttura di appartenenza che \u2013come la famiglia, il paese di origine, o la lingua madre- non pu\u00f2 derivare, per definizione dalla libera scelta degli individui) che non sia quella ormai costituita dal mercato globale senza frontiere\u201d (p.31). I liberali sono, cio\u00e8, naturaliter\u00a0<em>cosmopoliti<\/em>.\u00a0Ma essere \u2018conservatori\u2019 non \u00e8 sempre identico all\u2019essere di destra, a volte significa essere realmente socialisti.\u00a0La conclusione di Mich\u00e9a \u00e8 prettamente politica: accettando questa analisi, ne deriva che il \u2018significante principale\u2019 intorno al quale schierare un fronte avverso al selvaggio liberalismo trionfante dei nostri tempi non pu\u00f2 limitarsi alla \u201csinistra\u201d, ma deve riprendere quelle che chiama \u201cbandiere a priori\u201d molto pi\u00f9 larghe ed unificanti. Che abbiano senso per\u00a0<em>tutte<\/em>\u00a0le classi popolari e per i loro alleati. E\u2019 chiaramente la questione\u00a0<em>del populismo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda in proposito Luc Boltanski, Eve Chiappello, \u201c<em>Il nuovo spirito del capitalismo<\/em>\u201d, 2014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Christophe Guilluy, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/christophe-guilluy-la-societa-non.html\"><em>La societ\u00e0 non esiste<\/em><\/a>\u201d, 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda la diagnosi dello stesso Revelli in \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/06\/marco-revelli-dentro-e-fuori-quando-il.html\"><em>Dentro e contro<\/em><\/a>\u201d, 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Da una parte la visione dell\u2019emancipazione come rottura e liberazione da ogni vincolo,\u00a0<em>in primo luogo comunitario<\/em>. In quella che Honneth in \u201c<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/10\/nella-prima-parte-della-lettura.html\"><em>Il diritto\u00a0\u00a0della libert\u00e0<\/em><\/a>\u201d, caratterizzer\u00e0 in modo convincente come una parziale ed insufficiente libert\u00e0 solo \u201c<em>negativa<\/em>\u201d, da oltrepassare sia in senso \u201criflessivo\u201d (\u00e8 libero ci\u00f2 che effettivamente scelgo senza essere costretto neppure da passioni e costrizioni acquisite) sulla scorta delle lunghe riflessioni in questo senso (da Aristotele alle riprese di Rousseau e dello stesso Kant) sia e pi\u00f9 profondamente dalla \u201c<em>libert\u00e0 sociale<\/em>\u201d (sono libero solo quando mi oriento verso l\u2019altro e insieme sosteniamo i reciproci piani d\u2019azione). Ecco che un\u2019emancipazione come libert\u00e0 di\u00a0essere solo,\u00a0in concorrenza con tutti gli altri, invece attiva inevitabilmente forme di schiacciamento dell\u2019altro, di mancato riconoscimento come persona e di riduzione ad oggetto, a strumento, e di potenziamento delle ineguaglianze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Ci\u00f2 che accade nel secondo dopoguerra \u00e8, in particolare in alcuni ambienti semicentrali come la Torino degli anni dai cinquanta ai settanta e ottanta l\u2019effetto di un mito fondativo imperniato sulla resistenza e sull\u2019azionismo. Chi scrive condivide l\u2019alta valutazione della resistenza ma bisogna avere il coraggio di dire il vero. Intorno a questa si sono formate delle vere e proprie aristocrazie che fondano il proprio potere, radicato in alcuni ambienti densi come l\u2019universit\u00e0 e alcune amministrazioni e soprattutto corpi intermedi essenziali per il funzionamento democratico, ma anche viatico di cooptazioni che assicurano la continuit\u00e0, sulla presunta e rivendicata superiorit\u00e0 morale. Questo tono inconfondibile \u00e8 la tecnica attraverso la quale si sceglie ex ante chi \u00e8 \u201cprimo\u201d e chi \u201csecondo\u201d, chi sta al centro, perch\u00e9 ha il buon diritto che deriva dalla riconosciuta cultura e dalla indubitabile integrit\u00e0, e chi \u00e8, perch\u00e9 lo deve, periferico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Siegfried Kracauer, \u201c<em>Gli impiegati<\/em>\u201d, Einaudi, 1980<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Ernst Bloch, \u201cIl mito della Germania e le potenze mediche\u201d, 1933<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Ricordiamo qualche antefatto: Nel 1923 la grande guerra \u00e8 finita da pochi anni e la Germania \u00e8 nel pieno del caos, dall\u2019ottobre 1918 al 1919 si sussegue una guerra civile a bassa intensit\u00e0 nella quale trovano la morte\u00a0Rosa Luxemburg\u00a0e Karl Liebknecht, il governo and\u00f2 ai socialdemocratici moderati di Ebert che vinsero le elezioni del 19 gennaio 1919, formando la\u00a0Repubblica di Weimar. A Monaco, invece, venne proclamata una Repubblica Sovietica che fu repressa dall\u2019esercito. Quindi ci furono sollevazioni in Polonia e tre distinte sollevazioni slesiane. Nel frattempo la Germania firm\u00f2 il\u00a0Trattato di Versailles\u00a0accettando condizioni che umilieranno il paese e porranno le condizioni (come previse un giovane Keynes), della rivalsa successiva. Tale fu l\u2019odio per il Trattato che due dei firmatari per parte tedesca saranno successivamente assassinati. Il nuovo Stato \u00e8 sotto la pressione di opposti estremismi. Mentre altre sollevazioni comuniste si susseguivano (nella Ruhr, in Sassonia ed a Amburgo) dal 1923 la Repubblica \u00e8 insolvente verso le riparazioni di guerra e le truppe francesi occuparono la Ruhr; seguirono scioperi massicci e stampa di ulteriore moneta per pagare comunque gli operai. Part\u00ec quindi una breve ma impressionante fiammata di iperinflazione (causata dalla totale mancanza di fiducia nella moneta e nel governo che questa rappresentava). Nel 1923, a Monaco di Baviera, Adolf Hitler con il neonato\u00a0Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori\u00a0(NSDAP) diede seguito al\u00a0Putsch della birreria; dal 1921 si formarono le SA (sturmabteilung). Hitler venne arrestato e condannato a cinque anni di carcere, ma dopo uno fu rilasciato. Dal 1923 si form\u00f2 un governo di coalizione che sembr\u00f2 tranquillizzare un poco la situazione, per stabilizzare l\u2019economia avvi\u00f2 per\u00f2 una brutale politica restrittiva (ridusse le spese e alz\u00f2 le tasse). Purtroppo nel 1930\u00a0Heinrich Bruning\u00a0venne nominato cancelliere, ma il governo era debole e cadde quasi subito. Il 14 settembre 1930 alle elezioni il NSDAP ottenne il 18% dei voti. Mentre la nazione scivolava verso la guerra civile Bruning sulla base di Decreti Presidenziali di emergenza, non avendo la maggioranza, tent\u00f2 di risanare lo Stato su inflessibili linee di stretta austerit\u00e0 liberale. Ridusse quindi drasticamente la spesa pubblica, creando milioni di disoccupati in un paese in cui l\u2019iperinflazione di pochi anni prima aveva distrutto i risparmi di moltissimi, ed elimin\u00f2 anche i sussidi per la disoccupazione introdotti nel 1927. La disoccupazione arriv\u00f2 al 40%. Le elezioni del 3i luglio 1932 portarono la NSDAP al 37,2%, e poi al 33% nelle immediatamente successive nuove elezioni. Il 30 gennaio 1933 Adolf Hitler fu nominato Reichskanzler.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma anche nel resto del mondo nei cruciali anni venti si era nel pieno di quelle reazioni difensive a catena imperniate sotto molti profili nella difesa ostinata della \u201cbase aurea\u201d e quindi delle politiche deflattive che questa imponeva. Negli anni venti l\u2019Italia cade nel fascismo, nei trenta tocca alla Germania e, al termine del decennio, alla Spagna. Il sistema internazionale che aveva retto il mondo nel settantennio di pace sotto l\u2019imperialismo inglese e \u201cil concerto\u201d delle nazioni termina quindi definitivamente; fallisce cio\u00e8 il tentativo di ripristinarlo dopo la grande guerra. In tutti i paesi europei, Inghilterra nel 1931, Austria nel 1923, Francia nel 1926, Germania nel 1931, i partiti della sinistra, dopo aver sostenuto politiche di austerit\u00e0 perdendo parte del loro consenso, furono allontanati quando si tratt\u00f2 di \u201csalvare la moneta\u201d. Come Karl Polanyi fisser\u00e0 nel suo capolavoro \u201c<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/08\/karl-polanyi-la-grande-trasformazione.html\"><em>La grande trasformazione<\/em><\/a>\u201d furono accusati delle difficili condizioni i salari inflazionati e i disavanzi di bilancio per cui si persever\u00f2 nella scelta di ulteriore austerit\u00e0 nel mezzo di una devastante crisi. Come dice Polanyi, quindi: \u201cil tempo divenne maturo per la soluzione fascista\u201d. Nel 1932 molti intellettuali si rivolsero verso la ricerca di soluzioni forti, Werner Sombart pronunci\u00f2 un indicativo discorso su \u201c<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/08\/werner-sombart-lavvenire-del.html\"><em>L\u2019avvenire del capitalismo<\/em><\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Formula richiamata in un fortunato libro di Andrew Spannaus, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/07\/andrew-spannaus-la-rivolta-degli.html\"><em>La rivolta degli elettori<\/em><\/a>\u201d, del 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, ad esempio, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/06\/giochi-di-specchi-ed-equivoci-il-caso.html\">Giochi di specchi ed equivoci: il caso della Lega<\/a>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, Marco Revelli, \u201c<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/revelli-bacio-il-rospo-monti-ma\/\">Bacio il rospo Monti, ma\u2026<\/a>\u201d. E\u2019 interessante che dichiari di fare il tifo per Monti per una questione estetica (ed etica), di pelle. Lo strepitio, la volgarit\u00e0 al potere, il caravanserraglio, \u2026 del governo di Berlusconi offendevano il suo senso dell\u2019appropriato. Si tratta di uno schieramento che si manifesta su linee prerazionali (anche se non mancano anche le ragioni razionali, il solito Tina), ovvero per allineamenti identitari. E quale \u00e8 l\u2019identit\u00e0 che \u00e8 qui cos\u00ec bene manifestata? Ovviamente si tratta di un richiamo ai tradizionali valori di sobriet\u00e0, buon senso, educazione ed ordine della buona borghesia. Anche un poco noiosa, un poco conservatrice, ma certamente capace di sapere come si sta a tavola. Si potrebbe dire molto altro, e di interessante, su questo articolo, ma non \u00e8 la sede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Sono vittime sia per il viaggio, sia per il selvaggio sfruttamento, la vera e propria schiavit\u00f9 cui sono sottoposte da parte dei ceti imprenditoriali e borghesi italiani. In un sistema di sfruttamento paraschiavistico che coinvolge milioni di persone (questa \u00e8 l\u2019unica parte valida del recente libro di Luca Ricolfi \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/luca-ricolfi-la-societa-signorile-di.html\"><em>La societ\u00e0 signorile<\/em><\/a>\u201d, 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; Difficile non vedere, se non dagli spessi occhiali della ideologia, che in pratica tutti i paesi del mondo praticano, tanto pi\u00f9 quanto pi\u00f9 sono sovrani, la regolazione dell\u2019immigrazione. Come difficile non sapere che le politiche di welfare sono cresciute sempre in condizione di regolazione forte degli spiriti animali del capitalismo e di rafforzamento della coalizione sociale del lavoro, e quindi dell\u2019immigrazione (che tende ad alimentare gli uni e depotenziare l\u2019altra). Si veda, ad esempio, Kiran Klaus Patel, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/01\/kiran-klaus-patel-il-new-deal-una.html\"><em>Il New deal<\/em><\/a>\u201d, ma si veda anche per un quadro allargato \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/appunti-sulleconomia-politica-delle.html\">Appunti sull\u2019economia politica delle emigrazioni: il caso dei paesi semi-periferici<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, ad esempio la polemica tra liberali e comunitari degli anni ottanta. Ad esempio il grande classico di Michael Sandel \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/06\/michael-sandel-il-liberalismo-e-i.html\"><em>Il liberalismo e i limiti della giustizia<\/em><\/a>\u201d, 1982.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; La promozione a classe dirigente del paese e a parte essenziale della sua borghesia. Proprio mentre si disprezza il paese reale e si dichiara l\u2019indispensabilit\u00e0 del vincolo esterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; Mi riferisco a\u00a0<em>Patria e Costituzione<\/em>, che qualche giorno fa ha pubblicato il post \u201c<a href=\"http:\/\/www.patriaecostituzione.it\/2019\/11\/28\/perche-il-fascismo-e-una-patologia-dellanima\/\">Perch\u00e9 il fascismo \u00e8 una patologia dell\u2019anima<\/a>\u201d, nel quale con argomenti piuttosto leggeri riprende la tesi di una sorta di radice antropologica del fascismo e con l\u2019artificio retorico dell\u2019abuso del termine \u201cnegazionalista\u201d (riferito non a chi neghi l\u2019olocausto, ma a chi dubiti della natura fascista dei populisti) accusa indifferentemente di \u201ctentare di difendere i fascisti\u201d. Con questo cortocircuito, ed il richiamo del libro pi\u00f9 liberale della fase pi\u00f9 liberale di un autore come Umberto Eco (\u201c<em>Il fascismo eterno<\/em>\u201d, nel quale in sostanza si bollava come fascismo tutto quello che non \u00e8 liberale), e la dimostrazione dell\u2019esistenza di qualche sparuto gruppuscolo di autentici fascisti, la redazione prende posizione, disumanuzzando gli avversari. Si tratta di un allineamento estetico, in effetti. Un allineamento di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/sardine.html\">Sardine<\/a>\u201d. Per un intervento di Marco Revelli si veda, \u201c<a href=\"https:\/\/www.tpi.it\/opinioni\/sardine-qualunquismo-sinistra-radicale-20191129506770\/\">Il neo-qualunquismo della sinistra radicale che attacca le sardine<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Karl Polanyi, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/08\/karl-polanyi-la-grande-trasformazione.html\">La grande trasformazione<\/a><\/em>\u201d,\u00a01944.\u00a0nel quale descrive appunto il crollo subitaneo della mondializzazione liberale di tardo ottocento per effetto delle forze che aveva mobilitato e della reazione difensiva della societ\u00e0 sfidata di distruzione da queste. Come scrive, cio\u00e8, l\u2019effetto dell\u2019incapacit\u00e0 del capitalismo del lassaire-faire di governare le forze che esso stessa aveva messo in moto e il venir meno quindi dei meccanismi fondamenti del suo funzionamento. L\u2019utopia di autoregolazione senza politica e dissolvendo la societ\u00e0 crolla sotto il peso delle sue contraddizioni e del mondo inospitale che crea.\u00a0L\u2019opinione dell\u2019autore \u00e8, infatti, che queste idee siano del tutto errate, che l\u2019individualismo e in particolare la rivoluzione industriale non sia un veicolo di progresso, ma una vera e propria calamit\u00e0 sociale; che il mercato non sia autoregolato, non sia soggetto ad un automovimento,\u00a0<em>ma sia un\u2019artificiosa costruzione parte di un intreccio funzionale di \u201cistituzioni\u201d<\/em>\u00a0(un equilibrio di potere geopolitico, la base aurea internazionale, lo Stato liberale), e alla fine non possa che operare, se lasciato nella sua purezza, per annullare la sostanza umana e naturale della societ\u00e0 (che talvolta chiama \u201corganica\u201d); per distruggere quindi sia l\u2019uomo che l\u2019ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 per reazione a quest\u2019aggressione che \u201cla societ\u00e0\u201d (cio\u00e8 concretamente le forze sociali che hanno di volta in volta da perdere, anche in inedite alleanze di fatto) si difende, introducendo vincoli e garanzie che sono alla lunga incompatibili con esso e finiscono per provocarne il crollo (descritto negli anni quaranta).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Polanyi la popolazione ed in essa le classi sociali e le forze che sono principalmente aggredite e destabilizzate dalla centralit\u00e0 dell\u2019interesse egoistico senza freni del mercato (nelle tre dimensioni del lavoro, del denaro e della terra in particolare) \u201cmanifesta una fondata esigenza di sicurezza materiale e di riconoscimento sociale\u201d. Dunque legittimamente sottopone il mercato al vincolo di una \u201csociet\u00e0 democratica\u201d che sottrae i fattori del lavoro, del denaro e della terra al mercato, fissandone politicamente i prezzi (cio\u00e8 regolando il lavoro ed i relativi contratti, limitando i movimenti di capitale e controllando gli scambi nei limiti del danno ai territori).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/marco-revelli-turbopopulismo.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/marco-revelli-turbopopulismo.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; &nbsp; Nell\u2019epoca in cui austeri dizionari on line, come quello della Treccani, coniano termini come \u201csovranismo psichico\u201d[1], riprendendo un Rapporto del Censis[2]\u00a0ed avviando una polemica[3]\u00a0ben meritata, l\u2019illustre sociologo torinese Marco Revelli, di cui abbiamo gi\u00e0 letto altro[4]\u00a0si impegna in una damnatio di quel che identifica come un populismo 3.0. 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