{"id":55130,"date":"2019-12-19T08:00:21","date_gmt":"2019-12-19T07:00:21","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55130"},"modified":"2019-12-18T15:12:53","modified_gmt":"2019-12-18T14:12:53","slug":"il-futuro-dei-movimenti-nel-xxi-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55130","title":{"rendered":"\u00c8 giunto il momento di chiudere la triste parentesi politica della sinistra liberale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRAINRETE (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mentre la Francia \u00e8 paralizzata dalle proteste contro l\u2019ennesima riforma di stampo neoliberale, proponiamo un\u2019intervista al filosofo Jean Claude Mich\u00e9a. Egli smaschera la sottomissione alle logiche del capitale della cosiddetta sinistra \u201cliberale\u201d, sensibile solo alle battaglie contro le minoranze sostenute dalla \u201csociet\u00e0 civile\u201d \u2013 ma in realt\u00e0 strumentalizzate dai ceti dominanti per sviare l\u2019opinione pubblica con obiettivi sostitutivi e impedire il ritorno di una critica socialista al nuovo ordine liberale. Una sedicente sinistra\u00a0cieca e sorda, quando non connivente, all\u2019ingiustizia di classe. Questa sinistra, gonfia di pregiudizi contro le classi popolari, manifesta idee (se cos\u00ec si possono chiamare) che portano alla societ\u00e0 prodotta dall\u2019ideologia neoliberale: una societ\u00e0 di monadi disgregate, inevitabilmente disumana. Bisogna chiudere la parentesi rappresentata da questa cosiddetta sinistra, conclude il filosofo francese, come si \u00e8 chiuso con lo stalinismo<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories9\/Pride.jpg\" alt=\"Pride\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/p>\n<p>Dopo un articolo scritto da Michael C. Behrent sul suo pensiero, la rivista americana Dissent pubblica\u00a0<a href=\"https:\/\/comptoir.org\/2019\/06\/20\/jean-claude-michea-il-est-grand-temps-de-refermer-la-triste-parenthese-politique-de-la-gauche-liberale\/\">una lunga intervista al filosofo Jean-Claude Mich\u00e9a.<\/a>\u00a0Questa \u00e8 stata rilasciata a gennaio 2019, quando i gilet gialli celebravano i loro primi due mesi. Il governo ha iniziato a screditare il movimento e scollegarlo dalle sue basi popolari, puntando l\u2019indice in particolare sulla presenza di \u201cBlack block\u201d e gruppi di estrema destra ai raduni di Parigi. Mentre Michael Behrent ha deciso, con l\u2019accordo di Mich\u00e9a, di tagliare alcuni passaggi che potrebbero essere incomprensibili per i lettori americani, il nostro sito offre la traduzione completa dell\u2019intervista. Nella\u00a0<a href=\"https:\/\/comptoir.org\/2019\/06\/18\/jean-claude-michea-il-nexiste-pas-de-lien-philosophique-indissoluble-entre-le-liberalisme-politique-et-la-democratie\/\">prima parte,<\/a>\u00a0il filosofo \u00e8 tornato alle sue critiche al liberalismo e alla sua difesa dei gilet gialli. In questa seconda parte, sviluppa le sue critiche alla sinistra liberale.<\/p>\n<p>* * * *<\/p>\n<p><strong>Dissent<\/strong>\u00a0\u2013\u00a0<em>La xenofobia e l\u2019intolleranza sono in aumento. Combattere il razzismo in questo contesto sembra pi\u00f9 necessario che mai. Penso, ad esempio, alla critica al \u201cprivilegio bianco\u201d molto diffusa tra i progressisti americani. Per lei, al contrario, l\u2019antirazzismo e le lotte sociali simboleggiano tutto ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di falso nel liberalismo culturale. Questa visione non rischia di delegittimare queste lotte in un momento in cui sembrano particolarmente necessarie?<\/em><\/p>\n<p><strong>Jean-Claude Mich\u00e9a<\/strong>\u00a0\u2013 \u00c8 proprio sulla questione del razzismo e della difesa delle \u201cminoranze\u201d (sessuali o meno) che la nuvola di inchiostro diffusa per decenni dall\u2019intellighenzia di sinistra \u00e8 diventata oggi la pi\u00f9 difficile da dissipare. Ovviamente non si tratta di \u201cdelegittimare\u201d minimamente queste cosiddette battaglie \u201ccivili\u201d (se non altro per essere fedeli a Marx, che nel Capitale ha gi\u00e0 ricordato che\u00a0<em>\u201cil lavoro di chi ha la pelle bianca non pu\u00f2 essere emancipato l\u00e0 dove il lavoro con la pelle nera resta marchiato a fuoco\u201d<\/em>). Il problema, tuttavia, \u00e8 il modo in cui la nuova intellighenzia di sinistra \u2013 sullo sfondo, nel corso degli anni \u201980, del neoliberalismo trionfante, delle \u201cguerre stellari\u201d e del declino irreversibile dell\u2019impero sovietico \u2013 si \u00e8 affrettata a\u00a0<em>strumentalizzare<\/em>\u00a0queste battaglie (ricordo ad esempio il ruolo decisivo in questo senso di Bernard-Henri Levy, Michel Foucault e dei \u201cnuovi filosofi\u201d) allo scopo allora chiaramente esposto di rendere definitivamente impossibile il ritorno di una critica\u00a0<em>socialista<\/em>\u00a0al nuovo ordine liberale, critica ora assimilata ai \u201cgulag\u201d e al \u201ctotalitarismo\u201d (e il fatto che l\u2019odierna generazione di intellettuali rimasta sia stata allevata nell\u2019idea che Marx sia un autore \u201d superato \u201c- quanti hanno davvero letto il Capitale? \u2013 certamente non ha migliorato le cose!). Il caso della Francia mi sembra qui, ancora una volta, emblematico.<\/p>\n<p>Nessuno ignora pi\u00f9, infatti, che \u00e8 stato proprio lo stesso Fran\u00e7ois Mitterrand (con la complicit\u00e0, tra l\u2019altro, dell\u2019economista liberale Jacques Attali e del suo braccio destro dell\u2019epoca Jean-Louis Bianco) che, nel 1984, organizz\u00f2 deliberatamente dall\u2019Eliseo (e quindi solo pochi mesi dopo la famosa \u201csvolta liberale\u201d del 1983) il lancio e il finanziamento di SOS-Racisme, un movimento \u201cdella societ\u00e0 civile\u201d, ufficialmente \u201cspontaneo\u201d (e infatti subito presentato e lodato come tale nel mondo dello spettacolo e dei grandi media), ma la cui missione principale era in realt\u00e0 deviare le frazioni di giovani e studenti delle scuole superiori, che l\u2019abbraccio al capitalismo avrebbe potuto destabilizzare, verso una\u00a0<em>battaglia sostitutiva<\/em>\u00a0sufficientemente plausibile e onorevole ai loro occhi. Una battaglia sostitutiva \u201canti-razzista\u201d, \u201cantifascista\u201d e (l\u2019aggettivo si diffuse all\u2019epoca) \u201ccivile\u201d, che ebbe anche il vantaggio significativo, per Mitterrand e il suo entourage, di acclimatare progressivamente questa giovent\u00f9 al nuovo immaginario\u00a0<em>No Border<\/em>\u00a0e\u00a0<em>No Limit<\/em>\u00a0del capitalismo neoliberale (ed \u00e8, ovviamente, in riferimento a questo tipo di movimento \u201ccivile\u201d che Guy Debord ha ironizzato, in una delle sue ultime lettere, su queste \u201c<em>attuali pecore dell\u2019intellighenzia, che conosce solo tre reati non ammissibili,\u00a0con esclusione di tutto il resto: razzismo, antimodernismo, omofobia\u201d<\/em>).<\/p>\n<p>Ma questa cinica strumentalizzazione delle varie cosiddette battaglie \u201csociali\u201d si \u00e8 rivelata doppiamente catastrofica per la sinistra.<\/p>\n<p>A livello intellettuale, innanzitutto, perch\u00e9 \u00e8 ovvio che una battaglia per \u201cla parit\u00e0 dei diritti e la fine di ogni discriminazione\u201d finir\u00e0 sempre per essere in tempi rapidi\u00a0<em>espropriata<\/em>\u00a0e dirottata dal suo significato dalla classe dominante, visto che\u00a0<em>si fa di tutto,<\/em>\u00a0in parallelo (e come nel caso della maggior parte delle associazioni \u201cdella societ\u00e0 civile\u201d), per dissociarla radicalmente da qualsiasi forma di analisi critica delle dinamiche del capitale moderno (e in particolare dall\u2019analisi di Marx \u2013 oggi pi\u00f9 illuminante che mai \u2013 sugli effetti psicologici, politici e culturali del\u00a0<em>dominio della merce<\/em>, questa\u00a0<em>\u201cgrande, cinica livellatrice\u201d<\/em>). Un po\u2019, in breve, come chiamare a combattere l\u2019attuale disastro ecologico \u2013 come questa giovane Greta Thunberg diventata, in pochi mesi, il nuovo idolo dei media liberali \u2013\u00a0pur guardandosi bene dal pronunciare anche una sola parola sulla dinamica senza limiti che definisce strutturalmente il sistema di produzione capitalistico!<\/p>\n<p>E poi a livello pratico, perch\u00e9 le classi popolari ovviamente non ci hanno messo molto a capire \u2013 nella misura in cui hanno visto perfettamente che \u00e8, essenzialmente, la\u00a0<em>borghesia di sinistra<\/em>\u00a0(e in particolare i suoi accademici, i suoi giornalisti e i suoi artisti)\u00a0ad aver preso il controllo sin dall\u2019inizio della maggior parte di queste nuove battaglie \u201csociali\u201d \u2013 che i progressi\u00a0<em>reali<\/em>\u00a0che questi ultimi avrebbero infine reso possibili (con la riserva, ancora una volta, di non confondere la vera emancipazione di una \u201cminoranza\u201d con la semplice integrazione dei suoi membri pi\u00f9 ambiziosi nella classe dominante!), sarebbero avvenuti quasi sempre a loro danno e a loro spese.<\/p>\n<p>A questo proposito, nulla illustra meglio questa dialettica di emancipazione regressiva delle elezioni della nuova Assemblea Nazionale francese del giugno 2017. All\u2019epoca, l\u2019insieme dei media aveva salutato con entusiasmo il fatto che mai, nella storia della Repubblica francese, un parlamento eletto aveva contato tante donne (quasi il 40%) o tanti deputati\u00a0provenienti dalle \u201cminoranze visibili\u201d. Che si tratti di un progresso considerevole\u00a0<em>a livello umano,<\/em>\u00a0ovviamente, non penso neanche per un attimo di negarlo. Il problema \u00e8 che dobbiamo risalire\u00a0<em>all\u2019anno 1871<\/em>\u00a0(in altre parole all\u2019Assemblea di Versailles che ordin\u00f2 il massacro della Comune di Parigi \u2013 la\u00a0<em>\u201cSan Bartolomeo dei proletari\u201d<\/em>\u00a0come disse Paul Lafargue \u2013 sotto la guida illuminata di Adolphe Thiers e Jules Favre, allora\u00a0<em>i due leader indiscussi della sinistra liberale<\/em>) per trovare un\u2019assemblea legislativa con un tale livello di consanguineit\u00e0 sociale (le classi lavoratrici, bench\u00e9 largamente maggioritarie nel Paese, non sono \u201crappresentate\u201d che da meno del 3% dei rappresentanti eletti, e per la prima volta dal 1848 non c\u2019\u00e8 nemmeno un singolo vero operaio!).<\/p>\n<p>Non \u00e8 tanto perch\u00e9 siano \u201cper natura\u201d sessisti, razzisti e omofobi che \u201ci ceti bassi\u201d generalmente accettano con riluttanza le cosiddette lotte \u201csociali\u201d (un recente studio sociologico sulle classi sociali in Europa, pubblicato nel 2017 da Agone, ha persino mostrato che\u00a0<em>\u201ca differenza delle classi superiori,\u00a0pur sempre pronte a promuovere la mobilit\u00e0 transnazionale e la tolleranza, le classi popolari sono in effetti molto pi\u00f9 miste e mescolate rispetto a tutti gli altri gruppi sociali\u201d)<\/em>. \u00c8 piuttosto perch\u00e9 fanno ogni giorno la triste esperienza concreta di questa \u201cunit\u00e0 dialettica\u201d del liberalismo culturale e del liberalismo economico, su cui la sinistra accademica \u00e8 ancora impegnata a fare dotte discussioni. \u00c8, del resto, uno dei motivi per cui nei miei ultimi libri ho sottolineato l\u2019importante azione educativa del film\u00a0<em>Pride,<\/em>\u00a0piccolo capolavoro del cinema politico britannico realizzato nel 2014 da Matthew Warchus\u00a0<em>(da cui \u00e8 tratta l\u2019immagine di apertura, ndt).<\/em><\/p>\n<p><em>Pride<\/em>\u00a0mostra in modo esemplare che se il sostegno fornito ai minatori gallesi nel piccolo villaggio di Onllwyn nell\u2019estate del 1984 da giovani attivisti socialisti del gruppo londinese\u00a0<em>Lesbians and Gays Support the Miners<\/em>\u00a0\u00e8 stato alla fine in grado di modificare in modo cos\u00ec efficace l\u2019atteggiamento di questi minatori sull\u2019omosessualit\u00e0, \u00e8\u00a0<em>prima di tutto<\/em>\u00a0perch\u00e9 \u2013 a differenza degli attivisti LGBT tradizionali (che escono quasi sempre, d\u2019altronde, dalla nuova borghesia di sinistra delle grandi citt\u00e0) \u2013 i giovani attivisti non si erano mai sognati di considerare i sindacalisti gallesi delle persone dalla \u201cmentalit\u00e0 arretrata\u201d\u00a0da convertire sul posto a colpi di sermoni moraleggianti. Al contrario, li avevano considerati in primo luogo come veri compagni di lotta, impegnati in prima linea contro il sinistro governo di \u201cMaggie la strega\u201d (un atteggiamento simile a quello che guid\u00f2 Orwell nel 1936 di fronte alla minaccia franchista \u2013 a prendere con la massima naturalezza il suo posto accanto ai repubblicani spagnoli).<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, la lezione politica di\u00a0<em>Pride<\/em>\u00a0va oltre la semplice lotta all\u2019omofobia. E potremmo riassumerne il principio come segue. Vuoi\u00a0<em>davvero<\/em>\u00a0far indietreggiare il razzismo, l\u2019omofobia, il sessismo e l\u2019intolleranza? Prima rimetti in questione\u00a0<em>tutti<\/em>\u00a0i pregiudizi della tua classe nei confronti degli ambienti popolari \u2013 a partire da quelli che ti portano spontaneamente a vederci solo un\u00a0<em>\u201cmucchio di gente deplorevole\u201d<\/em>\u00a0<em>(\u201cbasket of deplorables\u201d, frase usata da Hillary Clinton durante la campagna elettorale del 2016 riferendosi agli elettori di Trump, ndt)<\/em>\u00a0o\u00a0<em>\u201cragazzi che fumano sigarette e guidano diesel\u201d,<\/em>\u00a0se preferiamo la versione pi\u00f9 morbida di Benjamin Griveaux \u2013 portavoce del governo di Emmanuel Macron ed ex braccio destro del \u201csocialista\u201d Dominique Strauss-Kahn). Allora potrai scoprire da solo come \u201ci ceti bassi\u201d \u2013 indipendentemente dal loro orientamento sessuale o dal colore della loro pelle \u2013 possono rapidamente rivelarsi capaci di essere umani e tolleranti e dotati di intelligenza critica \u2013 purch\u00e9 alla fine accettiamo di trattarli come uguali e non pi\u00f9 come bambini irrequieti a cui dobbiamo costantemente impartire lezioni \u2013\u00a0<em>almeno<\/em>\u00a0quanto quelli che si considerano costantemente\u00a0\u00a0\u201c<em>the best and the brightest\u201d<\/em>. Resta ovviamente da capire se la borghesia di sinistra abbia ancora, nel 2019, i mezzi morali e intellettuali per un simile ripensamento. Niente, purtroppo, \u00e8 meno certo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Dissent<\/strong>\u00a0\u2013 Lei critica, o almeno fa notare, i limiti\u00a0 dell\u2019idea di \u201cneutralit\u00e0 assiologica\u201d e del suo posto nel pensiero politico contemporaneo. Ma una qualche variante di questa idea non \u00e8 necessaria per una buona societ\u00e0 \u2013 e specialmente per una societ\u00e0 tollerante e aperta alle differenze?<\/em><\/p>\n<p><strong>Jean-Claude Mich\u00e9a<\/strong>\u00a0\u2013\u00a0 Il problema \u00e8 che mi sembra molto difficile mobilitare questo concetto di \u201cneutralit\u00e0 assiologica\u201d senza dover reintrodurre immediatamente tutti i presupposti del liberalismo politico, economico e culturale! Dietro tutte le costruzioni della filosofia liberale, in effetti, si trova sempre l\u2019idea (nata dall\u2019esperienza traumatica delle terribili guerre civili di religione del XVI\u00b0 secolo) che, essendo gli uomini per natura incapaci di accordarsi su una qualsiasi definizione comune di \u201cvita buona\u201d o \u201csalvezza dell\u2019anima\u201d (il relativismo morale e culturale \u00e8 logicamente inerente a tutto il liberalismo), solo una\u00a0<em>completa privatizzazione<\/em>\u00a0di tutti questi valori morali, filosofici e religiosi che sono considerati destinati a dividerci irrimediabilmente \u2013 il che implica, tra l\u2019altro, la costruzione parallela di un nuovo tipo di Stato, minimo e \u201cassiologicamente neutro\u201d \u2013 possa davvero garantire a tutti il \u200b\u200bdiritto di scegliere il modo di vivere pi\u00f9 adatto a s\u00e9, in un contesto politicamente pacificato. Sulla carta, un simile programma \u00e8 senza dubbio attraente (specialmente se si ammette, con Marx, che\u00a0<em>\u201cil libero sviluppo di ciascuno \u00e8 la condizione del libero sviluppo di tutti\u201d<\/em>). Il problema \u00e8 che \u00e8 proprio questo imperativo della \u201cneutralit\u00e0 assiologica\u201d (o, se si preferisce, questa ideologia della \u201cfine delle ideologie\u201d), che costringe costantemente il liberalismo politico e culturale (i due sono legati, perch\u00e9, se ognuno ha il diritto di vivere come desidera, ne consegue che nessun modo di vivere pu\u00f2 essere considerato superiore a un altro) a doversi appoggiare, prima o poi, alla \u201cmano invisibile del mercato\u201d, per garantire quel minimo di linguaggio comune e \u201clegame sociale\u201d senza il quale nessuna societ\u00e0 sarebbe praticabile n\u00e9 potrebbe riprodursi durevolmente.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 ci\u00f2 che Voltaire stesso cap\u00ec perfettamente quando nel 1760 scrisse \u2013 da buon liberale, contrario sia ai principi inegualitari dell\u2019Antico Regime che al populismo repubblicano di Rousseau \u2013 che\u00a0<em>\u201cquando si tratta di soldi, tutti sono della stessa religione\u201d.<\/em>\u00a0E in effetti, se l\u2019unico modo per neutralizzare le dinamiche delle guerre di religione e pacificare la vita comune \u00e8 di rigettare definitivamente al di fuori della\u00a0<em>sfera pubblica<\/em>\u00a0e della\u00a0<em>vita comune<\/em>\u00a0tutti i valori che possono dividerci a livello religioso, morale o filosofico, allora non si vede come una societ\u00e0 del genere possa trovare il suo punto ultimo di equilibrio altrimenti che in questa \u201creligione dell\u2019economia\u201d e in questa mistica dell \u201cinteresse bene inteso\u201d che definiscono, fin dall\u2019inizio, l\u2019immaginario del modo di produzione capitalistico.<\/p>\n<p>Comprendiamo molto meglio perch\u00e9 i primi socialisti \u2013 \u00e8 sufficiente rileggere Pierre Leroux, Proudhon, Marx o Bakunin \u2013 hanno dato un posto cos\u00ec importante alla critica di questa\u00a0<em>\u201cideologia della pura libert\u00e0 che eguaglia tutto\u201d<\/em>\u00a0(Guy Debord), \u00a0a proposito della quale avevano capito molto rapidamente \u2013 e Dio sa se i fatti successivi hanno dimostrato che avevano ragione! \u2013 che inevitabilmente avrebbe portato la societ\u00e0 liberale ad annegare tutti i valori umani nelle\u00a0<em>\u201cacque gelide del calcolo egoistico\u201d<\/em>\u00a0e\u00a0<em>\u201cdisintegrare l\u2019umanit\u00e0 in monadi, ognuna delle quali ha un\u2019essenza a s\u00e9 stante e uno scopo a s\u00e9 stante\u201d<\/em>\u00a0(Engels). Questo del resto \u00e8 il motivo per cui, secondo me, non ha alcun senso rivendicare ancora il \u201csocialismo\u201d (o \u201ccomunismo\u201d) l\u00e0 dove i concetti fondamentali di \u201cvita comune\u201d, \u201ccomunit\u00e0\u201d e \u201ccomune\u201d non conservano un minimo di significato e legittimit\u00e0 filosofica. L\u2019unica questione politica importante, quindi, \u00e8 concordare democraticamente su ci\u00f2 che in una societ\u00e0 socialista\u00a0<em>decente<\/em>\u00a0debba necessariamente fare parte della\u00a0<em>vita comune<\/em>\u00a0(fondando cos\u00ec il diritto della comunit\u00e0 di intervenire\u00a0<em>in quanto tale<\/em>\u00a0su una serie di questioni specifiche) e su ci\u00f2 che, al contrario, pu\u00f2 riguardare solo la vita privata degli individui, salvo cadere in un regime totalitario. \u00c8 d\u2019altra parte su questa questione cruciale (ma che ha senso solo se si respingono immediatamente il postulato nominalista e \u201cThatcheriano\u201d secondo cui\u00a0<em>\u201cesistono solo gli individui\u201d<\/em>\u00a0e che di conseguenza\u00a0<em>\u201cla societ\u00e0 non esiste\u201d<\/em>\u00a0) che hanno continuato a confrontarsi, a partire dal XIX \u00b0 secolo, le due principali correnti del socialismo moderno.<\/p>\n<p>Da un lato, un socialismo autoritario e puritano (a immagine, ad esempio, di Lenin, quando afferma in \u201cStato e Rivoluzione\u201d che, una volta realizzato il socialismo,\u00a0<em>\u201cl\u2019intera societ\u00e0 non sar\u00e0 altro che un solo ufficio e un solo laboratorio, con uguaglianza di lavoro e retribuzione\u201d<\/em>) e, dall\u2019altro, un socialismo democratico e libertario (quello difeso, ad esempio, da Pierre Leroux quando avvert\u00ec, gi\u00e0 nel 1834 , Il proletariato francese contro la tendenza di una parte del nascente movimento socialista a\u00a0<em>\u201cfavorire, consapevolmente o no, l\u2019avvento di un nuovo papato\u201d<\/em>\u00a0in cui l\u2019individuo\u00a0<em>\u201cdiventato un funzionario, e solo un funzionario, verrebbe irreggimentato, avrebbe una dottrina ufficiale in cui credere e l\u2019Inquisizione alla sua porta\u201d<\/em>). Da parte mia, avendo infinitamente pi\u00f9 simpatia per il socialismo anarchico di Proudhon, Kropotkin o Murray Bookchin, rispetto a quello di Cabet, Stalin o Mao, \u00e8 ovvio che condivido pienamente la vostra preoccupazione per una societ\u00e0 \u201ctollerante\u201d e il pi\u00f9 aperta possibile a tutte le \u201cdifferenze \u201c(non \u00e8 del resto Rosa Luxemburg che ricordava in \u201cLa rivoluzione russa\u201d \u2013 contro Lenin e Trotsky \u2013 che\u00a0<em>\u201cla libert\u00e0 \u00e8 sempre la libert\u00e0 di chi la pensa diversamente\u201d<\/em>?).<\/p>\n<p>Ma finora non vedo che cosa si potrebbe guadagnare sul piano filosofico \u2013 se non qualche ulteriore confusione politica \u2013 a riportare nuovamente dentro le vecchie categorie dell\u2019ideologia liberale tutto quello che, fin dall\u2019inizio del XIX \u00b0 secolo, ha fatto la meravigliosa originalit\u00e0 del socialismo populista, democratico e libertario. Perch\u00e9 se \u00e8 indiscutibile \u2013 come ricordava una volta l\u2019attivista rivoluzionario Charles Rappoport \u2013 che\u00a0<em>\u201cil socialismo senza libert\u00e0 non \u00e8 socialismo\u201d<\/em>, \u00e8 altrettanto innegabile \u2013 ha aggiunto immediatamente \u2013 che\u00a0<em>\u201cla libert\u00e0 senza socialismo non \u00e8 libert\u00e0\u201d<\/em>\u00a0. Immagino che Orwell avrebbe applaudito!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Dissent<\/strong>\u00a0\u2013\u00a0 Ho la sensazione che in molti a sinistra (e penso in particolare, ancora una volta, agli Stati Uniti) nutrano una sfiducia spontanea verso idee come la \u201cdecenza comune\u201d di George Orwell \u2013 che per lei gioca un ruolo importante \u2013 perch\u00e9 le vedono come un modo mascherato di difendere il pregiudizio e l\u2019intolleranza. Come reagisce a simili preoccupazioni?<\/em><\/p>\n<p><strong>Jean-Claude Mich\u00e9a \u2013<\/strong>\u00a0Sfortunatamente, lo vedo come un segno della crescente influenza delle \u201cidee\u201d (se cos\u00ec si possono chiamare) di Bernard Henri Levy sulla nuova intellighenzia \u201cprogressista\u201d! Proprio lui che, ancora di recente, non ha esitato neppure a definire le classi popolari per il loro \u201cdisprezzo dell\u2019intelligenza e della cultura\u201d e le loro \u201cesplosioni di xenofobia e antisemitismo\u201d (va detto che la rivolta del \u201cbasso ceto\u201d e dei suoi gilet gialli l\u2019aveva immediatamente immerso nello stesso stato di odioso panico dei ricchi borghesi parigini nel 1871 contro gli insorti della Comune!). Ma la maggior parte delle indagini empiriche che abbiamo su questo argomento confermano, al contrario, in modo massiccio che \u00e8 davvero negli strati popolari che il senso del limite e la pratica concreta e quotidiana dell\u2019assistenza reciproca e della solidariet\u00e0 rimangono, ancora oggi, pi\u00f9 diffusi e vitali. E questo si spiega, dopo tutto, molto facilmente.<\/p>\n<p>Quando il tuo reddito \u00e8 troppo basso \u2013 come \u00e8 il caso, per definizione, della maggior parte delle classi popolari \u2013 non puoi avere in effetti la minima possibilit\u00e0 di superare i molti ostacoli della vita quotidiana se non puoi contare sull\u2019aiuto della famiglia e sulla solidariet\u00e0 del paese o del quartiere. Avendo io stesso scelto di vivere \u2013 in parte, per motivi di coerenza morale e filosofica \u2013 nel cuore di questa Francia abbandonata, rurale e \u201cperiferica\u201d \u200b\u200b(dove la maggior parte dei servizi pubblici sono scomparsi \u2013 \u00e8 il neoliberalismo \u2013 e dove spesso \u00e8 necessario percorrere chilometri \u2013 dieci, nel mio caso personale! \u2013 per trovare il primo caff\u00e8, il primo negozio o il primo medico), posso assicurarvi che il modo in cui si comportano la maggior parte delle persone che mi circondano (che sono essenzialmente piccoli contadini, viticoltori e piccoli allevatori) corrisponde molto di pi\u00f9, ancora oggi, alle descrizioni di George Orwell in \u201cLa strada di Wigan Pier\u201d o in \u201cOmaggio alla Catalogna\u201d rispetto a quelle di Hobbes, Mandeville o Gary Becker (ovviamente non direi la stessa cosa, d\u2019altra parte, delle grandi citt\u00e0 \u2013 come Parigi o Montpellier \u2013 dove ho vissuto a lungo!).<\/p>\n<p>Questo non sorprender\u00e0 i lettori di Marcel Mauss (come sapete, mi sono ispirato al suo \u201cSaggio sul dono\u201d per spiegare le basi antropologiche del concetto di decenza comune ), EP Thompson (penso, tra l\u2019altro, alle sue analisi decisive sull\u2019 \u201ceconomia morale\u201d delle classi popolari e sui loro \u201ccostumi in comune\u201d ), di Karl Polanyi, di Marshall Sahlins o di James C. Scott. E ancor meno sorprender\u00e0 i lettori di David Graeber che \u2013 in \u201cDebito: i primi 5000 anni\u201d \u2013 non ha esitato a forgiare i concetti di\u00a0<em>comunismo di base o comunismo quotidiano<\/em>\u00a0(una versione particolarmente radicale, come vediamo, della\u00a0<em>comune decenza<\/em>\u00a0di George Orwell!) per descrivere questo\u00a0<em>\u201cfondamento di tutta la sociabilit\u00e0 umana (\u2026) che rende possibile la societ\u00e0\u201d<\/em>).<\/p>\n<p>Quindi non \u00e8 tanto l\u2019ipotesi di una decenza\u00a0<em>comune<\/em>\u00a0o\u00a0<em>ordinaria<\/em>\u00a0\u2013 qualsiasi ne siano gli sviluppi filosofici e antropologici indispensabili che richiama per definizione \u2013 che dovrebbe essere un problema oggi! Piuttosto, \u00e8 il ritorno in forze nella moderna intellighenzia di sinistra della vecchia\u00a0<em>arroganza di classe<\/em>\u00a0e dei vecchi pregiudizi elitari \u2013 incluso, ahim\u00e8, tra alcuni sostenitori della decrescita \u2013 secondo i quali\u00a0<em>\u201cpostulare una decenza ordinaria rappresenta una visione paternalistica e fantasiosa di un popolo che, in realt\u00e0, non \u00e8 mai esistito\u201d\u00a0<\/em>(Prendo in prestito questa formula sbalorditiva \u2013 ma che dice molto sulla relazione con le classi popolari di gran parte della nuova fauna universitaria \u2013 dall\u2019onesto \u201crepubblicano critico\u201d, ecco come si presenta Pierre-Louis Poyau). A tal punto che tendo persino a vedere in questo strano risveglio delle tesi pi\u00f9 stantie di un Gustave Le Bon, un Taine o un H.L. Mencken (ad esempio, \u00e8 stupefacente notare in quale misura il termine, precedentemente glorioso, di \u201cpopulismo\u201d sia diventato oggi, per la maggior parte dei giornalisti e intellettuali di sinistra, un quasi sinonimo di \u201cfascismo\u201d; o i deliri\u00a0<em>demofobi<\/em>\u00a0e \u201ctransumanisti\u201d dell\u2019ideologo macronista Laurent Alexandre) uno dei segni pi\u00f9 irrefutabili, e probabilmente pi\u00f9 disperanti, del naufragio morale e intellettuale assoluto della sinistra \u201cmoderna\u201d e \u201cprogressista\u201d.<\/p>\n<p>In un momento in cui il sistema capitalista mondiale sta per sperimentare il decennio pi\u00f9 critico e turbolento della sua storia \u2013 in un contesto di disastro ecologico crescente e disuguaglianze sociali sempre pi\u00f9 esplosive e\u00a0<em>indecenti<\/em>\u00a0\u2013 mi sembra che sia abbondantemente arrivato il tempo di chiudere, una volta per tutte, la triste parentesi politica della sinistra liberale (come prima \u00e8 stata chiusa quella dello stalinismo) e di riscoprire il pi\u00f9 rapidamente possibile, prima che sia troppo tardi, la critica socialista della societ\u00e0 dello Spettacolo e del mondo della Merce, che \u00e8 chiaramente tornata oggi\u00a0<em>pi\u00f9 attuale che mai.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/sinistra-radicale\/16559-jean-claude-michea-e-giunto-il-momento-di-chiudere-la-triste-parentesi-politica-della-sinistra-liberale.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/sinistra-radicale\/16559-jean-claude-michea-e-giunto-il-momento-di-chiudere-la-triste-parentesi-politica-della-sinistra-liberale.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Redazione) &nbsp; Mentre la Francia \u00e8 paralizzata dalle proteste contro l\u2019ennesima riforma di stampo neoliberale, proponiamo un\u2019intervista al filosofo Jean Claude Mich\u00e9a. Egli smaschera la sottomissione alle logiche del capitale della cosiddetta sinistra \u201cliberale\u201d, sensibile solo alle battaglie contro le minoranze sostenute dalla \u201csociet\u00e0 civile\u201d \u2013 ma in realt\u00e0 strumentalizzate dai ceti dominanti per sviare l\u2019opinione pubblica con obiettivi sostitutivi e impedire il ritorno di una critica socialista al nuovo ordine liberale. 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