{"id":55166,"date":"2019-12-20T10:00:27","date_gmt":"2019-12-20T09:00:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55166"},"modified":"2019-12-20T00:02:21","modified_gmt":"2019-12-19T23:02:21","slug":"difendere-la-letteratura-difendere-la-societa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55166","title":{"rendered":"Difendere la letteratura \\ difendere la societ\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Cristina Corradi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[<em>Riceviamo e pubblichiamo l\u2019intervento di Cristina Corradi, che risponde alle parole che Walter Siti ha pronunciato durante il <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=36946\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">primo incontro di LPLC2<\/a>, tenutosi a Milano lo scorso 9 novembre<\/em>].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ascoltando <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=VewCW7eKbok\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la prima parte della conferenza \u201cDifendere la letteratura, difendere la societ\u00e0\u201d<\/a>, che si \u00e8 tenuta lo scorso 9 novembre presso la Casa della Cultura di Milano, mi \u00e8 tornato in mente il dibattito del secondo dopoguerra sui temi dell\u2019impegno intellettuale e del rapporto tra cultura e politica<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=37223#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Per noi che veniamo da decenni di diseducazione e di delega delle decisioni politiche alle tecnocrazie, \u00e8 difficile anche solo immaginare il clima etico-politico di quegli anni in cui erano i partiti di massa e non gli scrittori a sollecitare l\u2019impegno. Ma, con le dovute proporzioni e differenze storiche, la posizione di Walter Siti sembra oggi riecheggiare quella del \u00abPolitecnico\u00bb di Vittorini, che rivendicava l\u2019autonomia della funzione intellettuale e rifiutava allora di suonare il piffero a sostegno del maggior partito della sinistra italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siti argomenta che la letteratura ha una sua forma, un\u2019autonomia, uno specifico valore conoscitivo, e non le si pu\u00f2 chiedere in modo eteronomo di assolvere immediatamente compiti di mobilitazione civile e politica. Sembrerebbe una posizione dettata dal buon senso, e tuttavia la rivendicazione di separatezza della letteratura dai rapporti sociali di produzione, che rinvia implicitamente a una concezione liberale e tecnico-scientifica della cultura e del lavoro intellettuale, ha il limite di non scalfire la posizione frontista di Saviano e di intrattenere con quest\u2019ultima un rapporto di complementarit\u00e0, anzich\u00e9 prospettare una reale alternativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Per essere pi\u00f9 incisiva e convincente, e per non suonare come una un\u2019autodifesa di ruolo, di ceto o di privilegi intellettuali, la rivendicazione di relativa autonomia, complessit\u00e0 e ambiguit\u00e0 della forma letteraria dovrebbe trovare necessario complemento in un\u2019analisi della funzione del lavoro cognitivo nel tardo capitalismo finanziario e in una critica della forma di politica, di idea di societ\u00e0 e di impegno sociale veicolate da Saviano (uso questo nome per brevit\u00e0, ma si tratta dell\u2019idea dominante di politica e di societ\u00e0, comune a gran parte del sistema dell\u2019informazione, della comunicazione, dei partiti politici odierni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 anche affermare provocatoriamente, e forse con qualche ragione, che il modo migliore per difendere oggi la societ\u00e0 \u00e8 difendere la letteratura da discutibili ingaggi, ma se non vogliamo realmente abbandonare la societ\u00e0, o consegnarla al tipo di scrittura e di politica che ha in testa Saviano, bisognerebbe dire che la letteratura volantino, schierata, fattiva, semplificata, invocata sotto il ricatto di un\u2019emergenza, non \u00e8 solo cattiva letteratura, ma \u00e8 anche e soprattutto cattiva politica. Negli ultimi venticinque anni siamo spesso caduti nella trappola dell\u2019emergenza, abbiamo rinunciato a ogni prospettiva strategica per poi scoprirci peggiori del mostruoso nemico di turno, ma non abbiamo ancora imparato la lezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La cattiva politica non \u00e8 solo la politica spettacolo televisiva, \u00e8 anche la politica della personalizzazione del nemico, che prescinde da un\u2019analisi della composizione sociale, delle contraddizioni economiche, delle relazioni internazionali, \u00e8 una politica che denuncia moralisticamente il razzismo, la rozzezza, l\u2019illogicit\u00e0 dell\u2019avversario, e che prescrive comportamenti razionali e sentimenti umanitari senza chiedersi se e come questa stessa politica abbia contribuito al dispiegarsi di comportamenti razzisti, rozzi, illogici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cattiva politica \u00e8, per esempio, quella parla di migranti ma non parla di movimenti dei capitali e demanda ai tecnici le decisioni sulla riforma del meccanismo europeo di stabilit\u00e0 e il completamento dell\u2019unione bancaria. Cattiva politica \u00e8 il piccolo cabotaggio elettorale, la rincorsa delle contingenze, l\u2019emergenza emotiva, la stigmatizzazione del linguaggio corretto che d\u00e0 per scontato, anzich\u00e9 problematizzarlo, il valore di posizione di alcuni temi \u2013 in genere civili e umanitari \u2013 tace i temi economici e sociali pi\u00f9 spinosi, meno pacifici, pi\u00f9 difficili da ricostruire, e carpisce plusvalore da contenuti preconfezionati da ingerire, consumare, divulgare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi il dibattito politico sembra dominato dalla contrapposizione tra una piccola media borghesia alleata del capitale produttivo nazionale in difficolt\u00e0 sul piano internazionale, e una media piccola borghesia addetta prevalentemente al lavoro mentale e culturalmente di sinistra che tende ad assecondare o puntellare le richieste della tecnocrazia europea e del capitale finanziario. In questo contesto, anzich\u00e9 banalizzare la tensione utopica di Fortini, sarebbe utile rileggere \u201cDifesa del cretino\u201d<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=37223#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> per domandarci se il filisteismo piccolo-borghese non alligni prevalentemente nel nostro campo, e se nella volgarit\u00e0, sessuofobia, incapacit\u00e0 espressiva di certa piccola borghesia si esprima, seppur in modo regressivo e distorto, una forma di resistenza al colonialismo tardocapitalistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere, ricordo gli interventi che Brecht fece a met\u00e0 degli anni Trenta, in condizioni storiche ben pi\u00f9 tragiche delle attuali, ai congressi internazionali degli scrittori per la difesa della cultura. Agli scrittori e agli artisti preoccupati per le sorti della cultura, che lanciavano appelli e organizzavano convegni per denunciare la barbarie fascista, Brecht obiettava: l\u2019antifascismo che trascura il nesso, non accessorio ma necessario, tra autoritarismo e rapporti di produzione capitalistici, l\u2019antifascismo che isola la cultura dai rapporti di propriet\u00e0 e pretende umanit\u00e0 e bont\u00e0 dalla popolazione, senza lavorare per condizioni che rendano possibili comportamenti solidali, \u00e8 complice della catastrofe e in qualche modo la prepara<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=37223#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Se vogliamo contrastare la cattiva letteratura e la cattiva politica di Saviano, dovremmo imparare o ricominciare a ragionare come Fortini e Brecht.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=37223#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Per una ricostruzione accurata di questo dibattito si rinvia a D. Balicco, <em>Non parlo a tutti. Franco Fortini intellettuale politico<\/em>, Roma, Manifestolibri 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=37223#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Lo scritto del 1967 raccolto in <em>Verifica dei poteri<\/em> \u00e8 in F. Fortini, <em>Saggi e epigrammi<\/em>, a cura di L. Lenzini, Milano Mondadori 2003, pp. 187-195, ma \u00e8 reperibile anche in rete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=37223#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Cfr. B. Brecht<em>, Scritti sulla letteratura e sull\u2019arte<\/em>, Milano, Meltemi 2019,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=37223\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=37223<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Cristina Corradi) [Riceviamo e pubblichiamo l\u2019intervento di Cristina Corradi, che risponde alle parole che Walter Siti ha pronunciato durante il primo incontro di LPLC2, tenutosi a Milano lo scorso 9 novembre]. 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