{"id":55171,"date":"2019-12-20T09:30:02","date_gmt":"2019-12-20T08:30:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55171"},"modified":"2019-12-20T08:12:54","modified_gmt":"2019-12-20T07:12:54","slug":"aldo-barba-massimo-pivetti-il-lavoro-importato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55171","title":{"rendered":"Aldo Barba, Massimo Pivetti, \u201cIl lavoro importato\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il\u00a0<a href=\"https:\/\/amzn.to\/38AYvkl\">libro<\/a>\u00a0di Aldo Barba e Massimo Pivetti avvia una trilogia sulle tre \u201clibert\u00e0\u201d del progetto europeo nato con l\u2019Atto Unico e consolidato dal Trattato di Maastricht, fondatore della Unione Europea. Si svolge in sei passi:\u00a0<em>nel primo<\/em>\u00a0sono richiamati i dati relativi all\u2019immigrazione nei diversi paesi europei e la loro progressione nel tempo;\u00a0<em>quindi<\/em>\u00a0viene descritta la dinamica che si \u00e8 generata nel settore dei lavoro lungo la stratificazione dello stesso, ovvero quella della sostituzione di poco meno di un milione di lavoratori autoctoni (cfr. p.40);\u00a0<em>al terzo passo<\/em>\u00a0viene descritta la teoria economica mainstream, ovvero neoclassica, ed il motivo teorico per il quale sistematicamente esclude che possa esserci in effetti disoccupazione involontaria, anche in presenza di una accresciuta competizione;\u00a0<em>quindi\u00a0<\/em>\u00e8 presentata una teoria alternativa, imperniata sul conflitto distributivo (invece che sull\u2019equilibrio armonico), su questa base emerge l\u2019evidenza della forza disciplinante dell\u2019immigrazione;\u00a0<em>dopo\u00a0<\/em>aver illustrato gli impatti sullo Stato sociale, probabilmente quelli pi\u00f9 rilevanti, gli autori entrano con i piedi nel piatto e tematizzano l\u2019atteggiamento delle sinistre verso l\u2019immigrazione e le loro ragioni, fino ad una\u00a0<em>retrospettiva<\/em>\u00a0sulle posizioni del marxismo classico;\u00a0<em>infine\u00a0<\/em>sono proposte alcune soluzioni per la regolamentazione \u2018forte\u2019 del fenomeno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Premessa: la discussione<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si tratta di un libro che far\u00e0 discutere, verso il quale sono gi\u00e0 sorte numerose obiezioni ed aspre polemiche nel piccolo mondo della sinistra radicale. In effetti disturba profondamente i dogmi e le tranquille abitudini di pensiero, rinsaldate dalla reazione popolare praticamente univoca al crescere del fenomeno. La spia pi\u00f9 rilevante del segno di questa sinistra occidentale \u00e8 proprio nella reazione emotiva, che spinge alla chiusura identitaria ed all\u2019impermeabilizzazione delle frontiere di gruppo, davanti alla reazione popolare all\u2019immigrazione. Lungi dal riconoscervi un problema e un fondamento da trattare e comprendere si replica normalmente con lo stigma morale, la denuncia di una tara, del \u2018razzismo\u2019. Compiendo questa mossa ci si pone su un piedistallo e si denuncia, in effetti, la posizione di classe dalla quale ci si pone<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. La sinistra da tempo ha compiuto un rovesciamento, il suo insediamento sociale si \u00e8 ristretto nei ceti \u201criflessivi\u201d, ovvero piccolo-borghesi, urbani, semi-colti, dotati di capitale culturale e sociale, se non economico, e dall\u2019alto di questa superiorit\u00e0 -invero presunta-\u00a0<em>giudica<\/em>\u00a0il resto del mondo. Si tratta chiaramente di un giudizio morale ed estetico, circa il linguaggio aspro e ineducato, l\u2019ignoranza, il razzismo, la tendenza \u2018proto-fascista\u2019 e via dicendo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Da questa posizione, anche se per lo pi\u00f9 inconsapevole<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, facendo uso di una recente replica<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0degli autori sono state avanzate tre critiche: alcuni hanno opposto, senza entrare nel merito, l\u2019interdetto all\u2019intero discorso in quanto \u201cpoliticamente inopportuno\u201d perch\u00e9 \u201cfarebbe il gioco delle destre\u201d; altri saltando le ragioni economiche, bollate di \u201ceconomicismo\u201d, hanno fissato l\u2019attenzione solo sul lato umano; infine ci sono pochi che hanno sviluppato obiezioni al modello di analisi economica del libro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Gli autori replicano alla prima obiezione riaffermando l\u2019utilit\u00e0 di sollevare il tema, proprio perch\u00e9 divisivo e quindi in grado di rompere la chiusura sterilmente indentitaria della sinistra. Al secondo (che suonerebbe bene in un\u2019associazione cattolica) replicano sollevando la questione della provenienza di classe della critica ricevuta; con le loro parole \u201cla solidariet\u00e0 nei confronti degli ultimi fa si onore a chi la esercita, ma decisamente molto meno se la si esercita a scapito dei penultimi dei quali si ha la fortuna di non far parte \u2013 o si sia cessato di far parte\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Infine alle obiezioni che fanno uso della letteratura economica replicano ricordando in primo luogo che la gran parte della letteratura del settore non \u00e8 affatto neutrale, ma rappresenta \u201cnient\u2019altro che delle razionalizzazioni apologetiche del punto di vista dei capitalisti e dei loro rappresentanti\u201d. In effetti \u00e8 sempre singolare quando persone che si sentono radicali accettano acriticamente affermazioni di autori con i quali sono in totale disaccordo su qualsiasi altro tema, solo perch\u00e9 in linea con questo. Inoltre, sottolineano la non univocit\u00e0 delle risposte anche sul piano teorico e riaffermano lo scopo primario del testo: \u201cciascuno dei tre aspetti principali della mondializzazione \u2013 la libert\u00e0 di movimento dei capitali, quella delle merci e quella delle persone \u2013 ostacola ogni miglioramento delle condizioni di vita dei ceti popolari, insieme alla semplice difesa delle conquiste faticosamente conseguite in passato dal mondo del lavoro nei paesi a capitalismo avanzato. Ciascuna di queste tre libert\u00e0 genera concorrenza tra lavoratori di nazioni diverse, caratterizzate al loro interno da differenti rapporti di forza tra capitale e lavoro e da una diversa coscienza di classe\u201d.\u00a0Seguendo un modello presentato persino da Robert Solow nelle \u201c<em>Tanner Lectures<\/em>\u201d del 1998<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0gli autori, in altre parole, sostengono che la scala degli effetti sulla stratificazione dei livelli salariali e dei lavori alla fine produce una \u201ceconomia con un salario complessivamente pi\u00f9 basso\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Inoltre l\u2019insieme del fenomeno, grazie agli effetti di polarizzazione geografica provocati dalle dinamiche di mercato (lavoratori a basso reddito tendono a concentrarsi in quartieri periferici e degradati e per questo pi\u00f9 economici, ed a intasare i mezzi di trasporto pubblico, in quanto lavorano nelle zone dense in cui non possono vivere), \u201cconcorrono con gli altri flussi al peggioramento della qualit\u00e0 della vita nei quartieri popolari \u2013 all\u2019accumulo di disagi abitativi, nei trasporti, nei servizi, nonch\u00e9 al peggioramento del sistema scolastico e all\u2019aumento dell\u2019insicurezza in quei quartieri\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Infine, ricordano gli autori, ci sono stati\u00a0<em>i commenti \u201cbenaltristi\u201d<\/em>. Quelli secondo i quali ci sar\u00e0 anche un riposizionamento verso il basso dei salari, ma questo dipende da altro: di volta in volta dai clandestini, dall\u2019assenza di controlli, dalla concorrenza prodotta indirettamente dalle merci e non dal lavoro (questa \u00e8 una sorta di concorrenza indiretta sul lavoro<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, in quanto provoca chiusura delle fabbriche, competizione al ribasso sul lavoro per reggere la concorrenza e via dicendo). A questa obiezione si risponde che \u00e8 ovviamente vero. L\u2019intero programma di lavoro dei nostri \u00e8 appunto una risposta alle altre concause; ma la cosa non va impostata in termini formali, si tratta di una questione di rapporti di forza, si tratta di risalire la china che si \u00e8 scesa dagli anni ottanta (ed accelerando dagli anni di Clinton).\u00a0<em>Cosa che richiede principalmente di spostare la concorrenza dai lavoratori ai datori di lavoro<\/em>. Un vecchio e potente modello proposto da Friedrich Engels nel 1844, nel famoso capitolo sulla concorrenza<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0di \u201c<em>La situazione della classe operaia in Inghilterra<\/em>\u201d, mostrava che se la concorrenza tra i lavoratori si indebolisce, asciugandosi \u201cl\u2019esercito industriale di riserva\u201d, inizia quella tra i datori di lavoro. Quindi i salari cessano di scendere e cominciano a salire, con essa la domanda, e via via i salari\u2026 Ovviamente questa \u00e8 la minaccia che l\u2019immigrazione combatte (insieme a molte innovazioni tecnologiche ed organizzative labor saving).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 possibile ancora un\u2019altra obiezione, da un punto di vista radicale, ed \u00e8 ben espresso in un commento di Michele Castaldo<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0che si trova su \u201c<em>Sinistrainrete<\/em>\u201d. Il nostro premette che \u201ctutti gli argomenti del libro sono veri\u201d, e quindi il problema esiste. Ma dichiara essere la soluzione proposta da Barba e Pivetti fondamentalmente \u2018riformista\u2019, ovvero, con le sue parole \u201cda piccolo borghesi perbenisti, conservatori e reazionari\u201d. La questione centrale sarebbe invece che l\u2019Italia \u00e8 un paese imperialista, che sfrutta il mondo dal quale estrae i lavoratori soprannumerari che importa per reggere la concorrenza tra imperialismi. Se questo \u00e8 il movimento (e non si pu\u00f2 che concordare, in certa misura<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>), allora la soluzione non \u00e8 la regolazione che vorrebbe calibrare gli immigrati per, come scrivono gli autori, \u201ctenere in tensione\u201d la dinamica del lavoro quanto basta per porre su una linea ascendente i salari e lo stile di vita dei lavoratori. Ma \u00e8\u00a0<em>farla finita con il sistema tutto<\/em>, ovvero mondiale, di sfruttamento ed oppressione in linea con quella che chiama \u201cla logica analitica della fase storica\u201d,\u00a0<em>ovvero il crollo<\/em>. Seguendo in un certo senso una costruzione logica propria anche dell\u2019ultimo Engels (cfr, prefazione del 1892 alla \u201c<em>Situazione della classe operaia in Inghilterra<\/em>\u201d\u00a0<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>) ed a tratti di Marx, o di Lenin, per Castaldo l\u2019accrescimento dello sfruttamento e della proletarizzazione, determinato dalla competizione imperante, provocher\u00e0 infallibilmente, per proprio moto, l\u2019insorgenza di un \u201cpopolo tumultuoso e torbido, cio\u00e8 in movimento antisistema integrando in esso immigrati e autoctoni mettendo in fuga il perbenismo di destra e di sinistra e imponendo le sue leggi\u201d. Il \u201cmovimento antisistema\u201d, costante speranza della sinistra globalista (che vede l\u2019orrore della globalizzazione, ma conta di uscirne al fondo della sua estensione), scaturirebbe quindi necessariamente dallo sfruttamento, e dalla disperazione. Quindi chi lavora ad attenuarle in realt\u00e0 lavora per la sua conservazione. Chi vuole un \u201csol dell\u2019avvenire tranquillo\u201d \u00e8 solo un \u201cborghese piccolo piccolo\u201d, e perder\u00e0 l\u2019appuntamento con la storia. Quanto lontana? Castaldo non lo sa, ma si sente \u201cai primissimi prodromi\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In effetti si sente cos\u00ec dagli anni settanta.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Io direi di rimandare la questione su chi \u00e8 pi\u00f9 piccolo-borghese e leggere il libro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Gli autori<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma prima due parole sugli autori.\u00a0<em>Aldo Barba<\/em>\u00a0\u00e8 un professore associato di Politica economica all\u2019Universit\u00e0 Federico II di Napoli, nato nel 1970, dottorato a \u201c<em>La Sapienza<\/em>\u201d di Roma e visiting scholar alla Columbia, poi ricercatore ed infine associato a Napoli<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.\u00a0<em>Massimo Pivetti<\/em>, dei due il pi\u00f9 noto, \u00e8 nato nel 1940, gi\u00e0 professore ordinario di Economia politica a \u201c<em>La Sapienza<\/em>\u201d, ed insegnante a Pavia, Modena e Napoli, autore di numerosissime pubblicazioni ed esponente della scuola modenese sraffiana a seguito dell\u2019arrivo di Garegnani di cui era assistente sin dalla permanenza all\u2019Universit\u00e0 di Sassari. Dal 1968 \u00e8 dunque a Modena, Pivetti vi insegnava Economia politica II, con Brusco, Ginzburg, Salvati, Biasco, Vianello. Mentre crollava il sistema di Bretton Woods, economisti come Parboni, di cui leggeremo<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, leggevano le tensioni crescenti come sistema di interdipendenze asimmetriche e di interessi favoriti e\/o sacrificati. Partecipa a quella stagione centrale nella storia della sinistra italiana, Vittorio Foa, giunto successivamente a Modena, e storici come Leonardo Paggi<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, Giovanni Mottura, Vittorio Rieser. Alcuni di questi economisti sono stati fortemente coinvolti nella battaglia teorica della met\u00e0 degli anni settanta sull\u2019inflazione ed il salario, dibattito aperto da alcune famose interviste, tra le quali quella di Agnelli del 1972<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>\u00a0e poi di Luciano Lama<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Nel 1973 parte piuttosto una tendenza a recuperare i margini attraverso l\u2019erosione del salario reale, via inflazione, cui il sindacato inizialmente risponde cercando di potenziare l\u2019indicizzazione. La \u201c<em>scuola di Modena<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>\u00a0quindi perde slancio nel clima di riflusso degli anni ottanta. Insomma, \u00e8 stato certamente uno dei protagonisti del dibattito economico italiano, almeno fino a che questo si \u00e8 mosso sul terreno della critica<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">I due autori insieme hanno scritto \u201c<em>La scomparsa della sinistra in Europa<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>La tesi<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La tesi del libro \u00e8 che \u201c<em>l\u2019immigrazione \u00e8 interpretata come un fattore importante di aggravamento degli effetti della mondializzazione sul potere contrattuale dei salariati nei paesi a capitalismo avanzato e sulle condizioni generali di vita dei ceti popolari<\/em>\u201d. Ne segue che in effetti l\u2019ostilit\u00e0 dei ceti popolari nei confronti degli immigrati, se pure si manifesta a volte in toni inclinanti alla xenofobia, \u201cha salde fondamenta\u201d. E\u2019 tutt\u2019altro che irrazionale, ci\u00f2 fino al punto che a parere degli autori, la cui militanza nel campo della sinistra non pu\u00f2 essere messa in dubbio, nessun cambiamento dei rapporti di forza politici, \u201cin grado di tradursi in una svolta in senso progressivo degli orientamenti di politica economica, \u00e8 oggi concepibile in Europa in assenza di una chiara e credibile volont\u00e0 di severo contenimento dei flussi migratori\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Naturalmente se si tiene la posizione di Michele Castaldo, rifiutando ogni e qualsiasi forma di riformismo in favore di una sorta di \u201ciper-leninismo\u201d, si pu\u00f2 concedere il punto ed egualmente essere contrari. L\u2019aggravamento degli effetti della mondializzazione, nel distruggere le condizioni di esistenza dei ceti popolari e dei ceti medi, realizzando in parte la profezia di proletarizzazione di Marx dopo centocinquanta anni, sarebbe allora da accelerare. Nessuna svolta \u201cin senso progressivo\u201d sarebbe desiderabile e qualsiasi miglioramento allontanerebbe il momento del crollo finale del capitalismo. La vittoria delle peggiori destre, coerentemente, dovrebbe essere salutata con soddisfazione in quanto prodromo della rivoluzione. La completa apertura dei confini la avvicinerebbe (o meglio, avvicinerebbe entrambe). Magari bisognerebbe passare per il fuoco di gravissimi disordini, della dittatura di una destra fascista spinta dal risentimento, dalla guerra causata dagli sconvolgimenti sociali indotti, ma tutto sarebbe pagato, al fine, dal sorgere dell\u2019alba.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Se si intende, invece, sollevare le condizioni di vita dei ceti popolari, qui ed ora, per riguadagnarne il consenso e combattere efficacemente la tendenza del quadro politico di slittare a destra, accumulando la forza per recuperare i rapporti di forza che resero possibili le conquiste dei lavoratori nel trentennio (certo, memori della lezione, evitando questa volta le deviazioni burocratiche e le forme di keynesismo privatizzato<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>), non si pu\u00f2 che affrontare anche questo tema.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>I dati sull\u2019immigrazione<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nel primo passo gli autori ricordano che negli ultimi trenta anni nei principali paesi europei (Francia, Germania, Italia e Regno Unito) i nati all\u2019estero sono passati da 16, 9 a 37 milioni complessivi, in Italia dal 2,5% al 10,2%, con quasi cinque milioni di nuove presenze. Naturalmente i nuovi lavoratori non si distribuiscono in modo uniforme rispetto agli indigeni. In genere si concentrano nelle zone pi\u00f9 sviluppate economicamente e ai margini dei grandi agglomerati urbani, ad esempio nelle Banlieu parigine il 25% \u00e8 costituito da immigrati e nella periferia di Londra il 40%. In Italia un terzo della popolazione straniera si concentra nel Nord\/Est.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">N\u00e9 bisogna considerare, per avere un\u2019idea dell\u2019impatto sociale del fenomeno, solo sui \u201cnati all\u2019estero\u201d, perch\u00e9 almeno le seconde generazioni (e talvolta le terze) sono da considerare in realt\u00e0 semi-integrate. Con questa osservazione l\u2019incidenza dei \u201cnon totalmente integrati\u201d aumenta fino ad avere una incidenza almeno doppia. Questa considerazione \u00e8 rilevante perch\u00e9, come scrivono gli autori \u201cil punto centrale riguarda l\u2019impatto negativo che gli stranieri esercitano sul grado di coesione sociale dei lavoratori autoctoni, sulla loro coscienza di classe, se vogliamo usare un\u2019espressione meno ellittica e dal pi\u00f9 chiaro significato economico\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma questo flusso cos\u00ec rilevante \u00e8 sempre stato presente?\u00a0<em>In effetti no<\/em>, Pivetti e Barba ricordano che fu la crisi petrolifera del 1973-74 a rappresentare un cambiamento di fase. La crescita imponente del trentennio aveva comportato in Europa un calibrato flusso di lavoratori, in particolare dal mediterraneo (come viene spesso ricordato, ma senza tutta la storia) in base ad accordi bilaterali e permessi temporanei ed a rotazione, ci\u00f2 allo scopo di attenuare le tensioni sul mercato. Ovvero, \u00e8 chiaro, di non consentire che la scarsit\u00e0 dei lavoratori autoctoni, come previsto dal modello di Engels, facesse salire troppo i salari, uscendo da un quadro di compatibilit\u00e0 con i profitti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma quando la crescita termina prima la Svezia, nel 1972, poi la Germania, nel 1973, e la Francia, nel 1974, limitano gli accessi. Una delle cause \u00e8 la riduzione del consenso alle politiche di importazione di manodopera a buon mercato per la crescita della disoccupazione interna. Diventa prioritario stabilizzare i lavoratori interni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La situazione resta cos\u00ec pi\u00f9 o meno per un ventennio fino a quando negli anni novanta, insieme alla crescita riprendono i flussi (p.16) insieme agli allargamenti progressivi dell\u2019area di libera circolazione. \u00c8 il famoso allargamento promosso da Romano Prodi Presidente della Commissione<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. Cos\u00ec tra il 1990 ed il 2000, in un decennio, arrivano in Germania tre milioni di nati all\u2019estero, in Italia circa settecentomila, in Francia quattrocentomila, in Inghilterra un milione. Poi, tra il 2000 ed il 2010 i flussi maggiori arrivano in Italia, circa tre milioni settecentomila e in Gran Bretagna, circa tre milioni duecentomila. Di seguito, ridotta l\u2019ondata dall\u2019est, in Italia arrivano flussi importanti nel 2015 e nel 2018 in relazione alle turbolenze del mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ovviamente, e questo \u00e8 particolarmente importante, dietro a questi numeri di saldo ci sono flussi di gran lunga maggiori di ingressi ed uscite.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Poi ci sono differenze nelle etnie dei nati all\u2019estero che entrano nei paesi: in Germania per due terzi sono europei e per un terzo asiatici, i nordafricani di colore sono pochi perch\u00e9 mal accettati; in Francia c\u2019\u00e8 un forte incremento di nordafricani, in particolare delle ex colonie; in Italia il numero di africani e asiatici aumenta di un milione e mezzo, ma per lo pi\u00f9 si tratta di europei per quasi cinque milioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019imponente emigrazione nei paesi ad economia pi\u00f9 sviluppata, seguita all\u2019allargamento, porta un netto declino demografico in paesi come la Polonia, l\u2019Ungheria, la Romania e la Slovacchia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Altro dato da considerare \u00e8 la stratificazione demografica: ovviamente i nati all\u2019estero immigrati sono pi\u00f9 giovani dei nativi, per lo pi\u00f9 si attestano tra i 25 ed i 50 anni, e sono quasi tutti (in Italia l\u201980%) inclusi tra la popolazione attiva.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Gli effetti sulla dinamica del lavoro<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per questo normalmente si dice che questo flusso pu\u00f2 contrastare il calo demografico. Barba e Pivetti non sono d\u2019accordo: gli studi pi\u00f9 approfonditi, incluso quelli della Commissione europea e dell\u2019Onu, a leggerli attentamente, confermano che a meno di flussi continui ed imponenti, possono portare un contributo davvero piccolo. Il famoso rapporto \u201c<em><a href=\"https:\/\/www.un.org\/en\/development\/desa\/population\/publications\/ageing\/replacement-migration.asp\">Replacement Migration<\/a><\/em>\u201d dell\u2019Onu stima che tra il 1995 ed il 2050 per conservare invariato l\u2019indice di dipendenza degli anziani in un paese come il Regno Unito ci vorrebbero sessanta milioni di immigrati. Ci\u00f2 se non si scegliesse di arrivare a soluzioni drastiche come fargli pagare i contributi e poi rubarli (ovvero espellerli al raggiungimento dell\u2019et\u00e0 pensionistica senza riconoscergli la pensione). N\u00e9 si pu\u00f2 contare sulla maggiore fertilit\u00e0 degli immigrati da paesi a minore grado di sviluppo, perch\u00e9 studi convergenti mostrano come il cambiamento delle condizioni sociali e del sistema di incentivazione porti, e molto rapidamente, ad un allineamento delle abitudini riproduttive. Del resto questa \u00e8 una definizione di integrazione: adattarsi ai costumi locali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Considerando questi numeri si vede che in Italia ora il 14% dei lavoratori sono \u201cnati all\u2019estero\u201d, ma con una distinzione: la partecipazione al mercato del lavoro \u00e8 molto pi\u00f9 alta per i lavoratori nati all\u2019estero ma da un paese della Ue, mentre \u00e8 di nove punti inferiore, ed in espansione, per quelli non-Ue. La ragione probabile \u00e8 che sono meno adatti al mercato del lavoro che trovano in Italia. Malgrado ci\u00f2 il tasso di partecipazione al mercato del lavoro degli italiani resta inferiore a quello dei nati all\u2019estero complessivamente intesi (69% contro 73%). La stessa cosa avviene solo in pochi altri paesi, la Spagna, la Grecia ed il Portogallo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Chiaramente i \u201cnon impiegabili\u201d incidono sul sistema di prevenzione sociale e sull\u2019insieme delle infrastrutture senza portare alcun beneficio (tasse, versamenti pensionistici, etc\u2026).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, \u201cci\u00f2 che ha avuto luogo \u00e8 una sostituzione nei ranghi della manodopera disponibile, dei nati negli anni sessanta e settanta (uomini e donne) con degli immigrati. A rimanere immutato, proprio grazie a questa sostituzione, \u00e8 l\u2019elevata consistenza della massa dei lavoratori eccedentaria che il capitalismo non regolato \u00e8 sempre in grado di creare e ricreare nelle forme pi\u00f9 svariate\u201d (p.38). In Italia, ad esempio, vengono sostituiti circa un milione di lavoratori. I nativi scendono tra il 2005 ed il 2018 di circa ottocentomila unit\u00e0, che vanno a costituire l\u2019esercito di riserva dei disoccupati, mentre i nati all\u2019estero impiegati sale di un milione e mezzo di unit\u00e0. E questo accade ovunque, la salita della immigrazione, in condizioni di bassa crescita o stagnazione, si accompagna ad espulsione o a disoccupazione<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Una cosa diversa accadde invece nel contesto della robusta crescita seguita alla seconda guerra mondiale. L\u2019immigrazione fu assorbita anche se al prezzo di una crescita pi\u00f9 lenta dei salari. Ma soprattutto in quel caso gli immigrati furono impiegati in settori pi\u00f9 dinamici, nel contesto ascendente dell\u2019alta crescita, oggi stazionano ai gradini pi\u00f9 bassi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>La teoria economica mainstream<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nel capitolo tre viene descritta la teoria economica mainstream, fortemente favorevole alla libert\u00e0 di movimento delle persone (come dei capitali e delle merci).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Gli aspetti principali della teoria neoclassica, che Pivetti in particolare ha passato la vita a criticare (come il suo maesto Garegnani<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>\u00a0e il maestro di questo Sraffa<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>), sono:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Il salario ed il rendimento del capitale sono determinati simultaneamente dalla funzione di domanda ed offerta dei due \u201cfattori produttivi\u201d;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Lavoro e capitale tendono ad essere pienamente impiegati e ottengono una remunerazione che \u00e8 pari al loro contributo alla produzione (dunque non ci pu\u00f2 essere per definizione \u201csfruttamento\u201d);<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">3)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La dotazione dei fattori della produzione, cio\u00e8 la loro quantit\u00e0 offerta nel mercato, genera sempre la quantit\u00e0 corrispondente degli stessi, infatti se la domanda di un fattore non fosse sufficiente il prezzo scenderebbe e si avrebbe un aggiustamento corrispondente. C\u2019\u00e8 dunque una relazione inversa tra il salario e il numero dei lavoratori impiegabili.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Chiaramente in queste condizioni, in forma pura, ovvero senza alterazioni delle leggi del mercato (come le regole che impediscono di lavorare sedici ore, o di lavorare a otto anni, per fare l\u2019esempio di due battaglie ottocentesche), tutti coloro che lo \u201cvogliono\u201d lavorerebbero (o, in altri termini, tutti coloro che non vogliono morire di fame\u00a0<em>vorrebbero<\/em>\u00a0lavorare alle condizioni date, un poco come\u00a0<em>vorrebbe<\/em>\u00a0dare il suo portafoglio chi avesse una pistola alla tempia).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dato che anche il capitale \u00e8 soggetto alle stesse regole, ne deriva che il \u201c<em>salario di equilibrio<\/em>\u201d \u00e8 quello che impiega pienamente tutti i fattori, ognuno al prezzo del suo contributo marginale. Certo, anche in questa teoria, se si guarda con attenzione, l\u2019aumento della numerosit\u00e0 di un fattore determina un prezzo di equilibrio inferiore, ma qui interviene un classico trucco; la teoria recita che \u201cse si suppone che tutti gli individui derivino il proprio reddito nella stessa proporzione dal lavoro e dal capitale, il fatto che il salario si riduca, essendo tale riduzione compensata da un incremento dei profitti, li lascerebbe del tutto indifferenti. Ogni individuo vedrebbe mutata solo la fonte dalla quale proviene il suo reddito, non l\u2019ammontare complessivo del reddito percepito\u201d (p.53). Naturalmente nel mondo reale invece qualcuno si impoverisce e qualcuno si arricchisce. Qui entra la seconda ipotesi ad hoc: come per la teoria del libero commercio va lo stesso bene, basta che la somma complessiva sia superiore in modo da poter estrarre via tasse al capitale quel che serve per risarcire chi perde (cosa che notoriamente avviene subito e senza alcuno sforzo).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Oppure, terzo escamotage, si pu\u00f2 considerare il risultato ancora positivo in caso la redistribuzione verso l\u2019alto porti maggiore crescita e quindi un risarcimento, ma differito. Si tratta di una versione della teoria del Trickle down, molto di moda a sinistra, ma particolarmente ridicola in epoca di crescita stagnante<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>. Alla fine nella teoria marginalista la produzione e il tasso di crescita non sono influenzati dalla domanda aggregata, ma solo dalle risorse disponibili. Quindi aumentando le risorse con pi\u00f9 forza lavoro disponibile, la crescita non potr\u00e0 che seguire.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, la teoria neoclassica \u00e8 essenzialmente \u201cuna nozione non conflittuale del reddito in cui nessuno toglie niente a nessuno\u201d per definizione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Un altro meccanismo proposto \u00e8 che se ci sono pi\u00f9 mercati del lavoro (ad esempio tre, lavoro a bassa qualifica e produttivit\u00e0, lavoro intermedio, e lavoro ad alta qualifica e produttivit\u00e0) i salari dei lavoratori della seconda e terza sezione saliranno, in quanto il numero maggiore di lavoratori a bassa qualifica, e la riduzione dei loro salari, generer\u00e0 pi\u00f9 surplus che si scaricher\u00e0 sul resto della piramide sociale. Una versione della Legge di Say, ferocemente combattuta da Marx, ma tanto \u00e8<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, se c\u2019\u00e8 danno \u00e8 solo per quelli posti pi\u00f9 in basso, \u00e8 temporaneo, e va a vantaggio degli altri lavoratori.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>L\u2019Accademia Nazionale delle Scienze<\/em>, in un recente report prodotto per fare il punto conclude per\u00f2 che \u201cdata la possibilit\u00e0 di effetti multipli, differenziati e talvolta simultanei, la sola teoria economica non \u00e8 in grado di offrire risposte definitive circa l\u2019impatto detto dell\u2019immigrazione nei mercati del lavoro di riferimento a specifici periodi o episodi\u201d. Dustman in particolare dichiara che la teoria economica \u00e8 compatibile sia con il danno ai lavoratori nativi sia con la sua esclusione \u201calmeno nel lungo periodo\u201d, dunque\u00a0<em>la cosa va affrontata sul piano empirico<\/em>. Un esempio sono i numerosi studi nei quali la crescita dei salari tra aree ad alta immigrazione sono messi a confronto con aree con meno immigrati. Ma anche se non si registrano differenze, resterebbe da vedere cosa sarebbe successo alle aree dense (che per questo attraggono pi\u00f9 immigrati) se questi non ci fossero stati, i salari sarebbero forse cresciuti di pi\u00f9? E nelle zone in cui arrivano molti immigrati non \u00e8 forse vero che alcuni autoctoni se ne vanno (ovvero che si attiva un \u201c<em>crocevia migratorio<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>)? Le analisi statistiche che prendono in esame ambiti geografici pi\u00f9 ampi, come le intere nazioni, non a caso registrano un effetto depressivo sui salari.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In questo contesto teorico, in ultima analisi, tutto va sempre per il meglio. Anche se l\u2019accresciuto numero di lavoratori in un dato mercato del lavoro (ad esempio quello basso), determina un pi\u00f9 basso salario a causa delle leggi della domanda e dell\u2019offerta, la disoccupazione involontaria rester\u00e0 nulla, infatti ad un pi\u00f9 basso prezzo, secondo la teoria, tutti potranno impiegarsi. Allora le accresciute forze lavorative impiegate genereranno pi\u00f9 valore che sar\u00e0 incorporato nel capitale e quindi aumenter\u00e0 il tasso di risparmio complessivo dell\u2019economia. I maggiori risparmi si tradurranno necessariamente in maggiori investimenti (al massimo a livello di sistema mondo) che assicureranno da una parte l\u2019assorbimento della produzione (Legge di Say), e infine la neutralizzazione degli abbassamenti salariali per effetto dell\u2019aumento del capitale impiegato nell\u2019economia e quindi dell\u2019offerta di lavoro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dopo un congruo periodo tutti staranno meglio (ma, naturalmente, alcuni staranno meglio subito). Chi rester\u00e0 fuori, perch\u00e9 non ha saputo ricollocarsi (magari perch\u00e9 ha sessanta anni), sar\u00e0 l\u2019unico colpevole di ci\u00f2 che gli accade.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>La teoria eterodossa<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Completamente diversa \u00e8 la questione se si reintroduce al centro dell\u2019analisi il conflitto distributivo. In quel caso viene a mancare del tutto un automatismo che possa garantire il pieno impiego dei fattori e il centro della scena viene preso dalla nozione di \u201c<em>esercito di riserva industriale<\/em>\u201d, oltre che dal conflitto di classe. Il meccanismo che regola il salario diventa la competizione tra lavoratori (al ribasso) e quella tra datori di lavoro (al rialzo). La prima quando si \u00e8 lontani dalla piena occupazione e l\u2019esercito di riserva cresce, la seconda quando si \u00e8 vicini e l\u2019esercito langue. La quantit\u00e0 e numerosit\u00e0 relativa dei salari \u00e8 anche la base degli investimenti, perch\u00e9 si investe se si pu\u00f2 vendere e se non si teme di andare incontro a crisi di \u201crealizzo\u201d. Nel contesto di questa ricostruzione della circolazione economica di ispirazione marxiana (ma \u00e8 interpretabile anche con strumenti keynesiani, come del resto fanno gli autori) la nozione centrale diventa quindi la \u201c<em>sovrappopolazione relativa<\/em>\u201d. E si scopre la funzione degli immigrati (come anche dell\u2019innovazione tecnologica): il bacino illimitato di forza lavoro richiamabile alla bisogna garantisce che si conservino quelle condizioni di \u201csovrappopolazione relativa\u201d che spingono i salari verso il basso e quindi i profitti verso l\u2019alto. Il vantaggio decisivo della soluzione che passa per l\u2019immigrazione, al posto di quella che prevede investimenti tecnologici, \u00e8 che si ottengono maggiori profitti senza alcun investimento.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Le forme di sovrappopolazione relativa hanno una componente \u201cfluttuante\u201d, che \u00e8 costantemente attratta da l\u2019uno o l\u2019altro settore ed entra o esce costantemente da essi, una componente \u201clatente\u201d che \u00e8 sotto-occupata in settori ancora esterni alla produzione capitalista (siano essi nelle campagne autoctone o in Africa) o \u201carretrati\u201d (intendendo con ci\u00f2 soggetti ad una produttivit\u00e0 molto pi\u00f9 bassa), ed infine una componente \u201cstagnante\u201d, che si trova nelle condizioni di massima irregolarit\u00e0 e povert\u00e0. La dinamica vede dunque un \u201cesercito industriale latente\u201d (o potenziale), che pu\u00f2 sempre essere richiamato nella parte \u201cattiva\u201d, come ricadere nel pauperismo, e vede una frazione \u201cstagnante\u201d in immediato contatto con il primo e una componente \u201cfluttuante\u201d, che \u00e8 solita entrare ed uscire a secondo delle congiunture.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, si tratta di un modello a tre stadi con un bacino esterno (i \u201clatenti\u201d).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">I fattori che regolano l\u2019entrata ed uscita dall\u2019esercito di riserva sono:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La crescita della domanda aggregata,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Il progresso tecnico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa dinamica pu\u00f2 complessivamente \u201c<em>mantenere teso<\/em>\u201d il mercato del lavoro, garantendo una traiettoria di crescita dei salari che tenga costantemente in moderata competizione tra di loro i capitali ed attenui la competizione tra lavoratori quanto basta a garantire una dinamica ascendente dei salari senza impedire, in condizioni capitalistiche, la profittabilit\u00e0 degli investimenti (che \u00e8 garantita dalla domanda aggregata e da una condizione di prezzi in moderata crescita). Con una crescita della produzione elevata e persistente, infatti, la tendenza della domanda di lavoro potr\u00e0 sopravanzare la controtendenza a risparmiarlo aumentando la produttivit\u00e0, via investimenti. L\u2019esercito di riserva quindi si assottiglier\u00e0, stabilendo un circuito virtuoso tra le politiche di sostegno della domanda aggregata e i livelli occupazionali con salari in crescita a causa della riduzione relativa della popolazione eccedentaria. Qui c\u2019\u00e8 una divaricazione teorica, infatti se la crescita del salario determinasse\u00a0<em>automaticamente<\/em>\u00a0la riduzione degli investimenti saremmo in prossimit\u00e0 del modello marxiano e di fronte ad un vicolo cieco. La giostra si fermerebbe e comincerebbe a girare al contrario, al massimo si potrebbe stabilizzare su un assetto stagnante. Ma gli autori ritengono che il rallentamento degli investimenti\u00a0<em>sia sempre mediato<\/em>\u00a0dalle politiche economiche statuali, che possono prevenirlo o ritardarlo, evidentemente tramite propri investimenti. Insomma, \u00e8 la funzione pubblica incarnata dal potere dello Stato a fare la differenza, o a poterla fare (conviene lavare i panni di Marx in Gramsci per comprenderlo).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quel che si ricava \u00e8 comunque che il salario non \u00e8 determinato direttamente e completamente da domanda ed offerta\u00a0<em>ma solo indirettamente<\/em>. O, in altre parole, \u201cnon esiste un salario in grado di assicurare l\u2019adeguamento della domanda di lavoro alla quantit\u00e0 di esso disponibile\u201d (p.69). Come peraltro riconoscevano anche Engels nel 1844 e Solow nel 1993,\u00a0<em>il salario \u00e8 piuttosto, limitato in basso da una \u201cconvenzione\u201d<\/em>. Fatta di abitudini e aspettative e da sentimenti di giustizia in parte condivisi anche nella societ\u00e0 pi\u00f9 ampia. Esso non tende quindi ad abbassarsi al minimo fisiologico neppure con i pi\u00f9 alti tassi di disoccupazione. Questa \u201cconvenzione\u201d ha quella che gli autori chiamano \u201cuna corazza istituzionale\u201d (che non esisteva ai temi dei fondatori del marxismo) come il sindacato o le norme di protezione del lavoro, ma in primo luogo \u00e8 il prodotto del grado di sviluppo sociale dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma qui nasce una funzione chiave dell\u2019immigrazione che non solo opera sulla consistenza della sovrappopolazione relativa,\u00a0<em>quanto sulla \u201cconvenzione\u201d<\/em>, erodendola e costringendola ad adattarsi verso il basso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo effetto \u00e8 necessario, dal punto di vista del capitale, in quanto se si \u00e8 in presenza di una \u201cconvenzione\u201d abbastanza alta, prodotto della memoria di un certo tenore di vita e di aspettative corrispondenti, a loro volta effetto delle lotte di classe delle generazioni passate, la presenza di elevati tassi di sotto-occupazione (anche causata dall\u2019evoluzione tecnologica) non impedisce che una parte della forza lavoro non impiegata preferisca anche tale condizione a livelli considerati \u201cinaccettabili\u201d di sotto-pagamento<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>. Questo effetto\u00a0<em>indebolisce la forza disciplinante della disoccupazione<\/em>, e, per questo, rende ancora pi\u00f9 necessario il ricorso all\u2019immigrazione. Altrimenti i datori di lavoro si dovrebbero arrendere alla concorrenza tra di loro e alzare i salari sino a raggiungere la \u201cconvenzione\u201d. Quella che prevedeva che un lavoratore medio potesse comprare la casa con dieci anni di risparmi, avere un tenore di vita decente, allevare pi\u00f9 figli senza la disperazione di non potergli comprare i vestiti, ed, ovviamente, conservare il suo lavoro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ovviamente in assenza di specifiche politiche in tal caso scatterebbe a rendere difficile la posizione la competizione tra le merci (la seconda \u201clibert\u00e0\u201d) importate dal resto del mondo, ed in particolare da paesi con una \u201cconvenzione\u201d inferiore e condizioni simili di produttivit\u00e0 e infrastrutturazione. Di qui il secondo libro della trilogia in formazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come scrivono gli autori:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cQuesto \u00e8 il motivo per cui i capitalisti lamentano mancanza di braccia anche nei periodi in cui le schiere dei disoccupati si vanno rinfoltendo. Ed \u00e8 proprio in tale preciso senso che l\u2019immigrazione rappresenta oggi un importante bacino di reclutamento dell\u2019esercito industriale di riserva. Si realizza attraverso l\u2019immigrazione una vera e propria sostituzione nelle fila dell\u2019esercito industriale stagnante\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In altre parole, gli immigrati sono portatori di una \u201cconvenzione\u201d \u201cprossima al minimo della sussistenza fisiologica e la loro concorrenza tende a imporre questo pi\u00f9 basso standard retributivo ai pi\u00f9 avanzati lavoratori nativi\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Del resto questo meccanismo \u00e8 molto noto, Engels scrive nel 1844:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cquesta concorrenza tra gli operai ha un solo limite; nessun operaio vorr\u00e0 lavorare per meno di quello che \u00e8\u00a0necessario per la sua esistenza; se proprio deve morire di fame, preferisce subire questa sorte rimanendo in ozio piuttosto che lavorando. Naturalmente, questo limite \u00e8 relativo; c\u2019\u00e8 chi ha bisogni maggiori o \u00e8 abituato a maggiori comodit\u00e0 di un altro; l\u2019inglese, che conserva un certo grado di civilt\u00e0, ha maggiori esigenze dell\u2019irlandese, che si veste di stracci, mangia patate e dorme in un porcile. Ma ci\u00f2 non impedisce che l\u2019irlandese faccia concorrenza all\u2019inglese, abbassando gradatamente il salario, e con esso il grado di civilt\u00e0, dell\u2019operaio inglese al proprio livello\u201d (op cit. p.143)<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa concorrenza normalmente si verifica con particolare forza nel settore dei servizi a basso contenuto tecnologico, ma poi si ripercuote negativamente su tutta la struttura del salario. Si tratta dell\u2019effetto \u201ca catena\u201d, un tipo di trasmissione a vasi comunicanti, ben presente nella letteratura e per il quale abbiamo richiamato le \u201cTanner Lectures\u201d di Robert Solow come esempio. In sostanza si tratta dello stesso tipo di effetto dell\u2019innalzamento (o abbassamento) del \u201csalario minimo\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>L\u2019impatto sullo Stato Sociale<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma l\u2019immigrazione ha anche un altro impatto, probabilmente anche pi\u00f9 importante, e che agisce sia sul reddito indiretto sia sulla percezione di abbandono da parte dei cittadini e la coesione sociale: \u00e8\u00a0<em>quello sullo stato sociale<\/em>. Si tratta di uno degli effetti pi\u00f9 rilevanti anche perch\u00e9 lo stato sociale richiede ingenti finanziamenti che necessitano di costante legittimazione. La pressione sull\u2019erogazione delle prestazioni sociali, sovraccaricate da richieste per le quali risultano sistematicamente sottofinanziate, rischia di tradursi in una percezione di inefficienza e di disfunzione la quale indebolisce la legittimazione del suo finanziamento stesso. La retroazione di questo circuito di delegittimazione tende a rafforzarsi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma l\u2019impostazione liberale sostiene che, al contrario, l\u2019immigrato produce sempre un impatto fiscale positivo e un effetto demografico parimenti positivo. Questa opinione \u00e8 dovuta ad una somma semplice tra quel che gli immigrati coinvolti nel circuito lavorativo apportano e la situazione data in loro assenza, tutto restando uguale. Come sostengono gli autori si tratta di un calcolo fallace. Quel che andrebbe fatto \u00e8 calcolare\u00a0<em>il saldo<\/em>\u00a0tra quanto pagano effettivamente e quanto pagherebbero i lavoratori autoctoni, per diverse ragioni pi\u00f9 forti e quindi pagati meglio, che altrimenti il sistema produttivo dovrebbe impiegare. E, se si vuole, anche l\u2019effetto dell\u2019espansione maggiore della domanda aggregata (per i due motivi che le ore di lavoro sarebbero pagate meglio e che l\u2019intera somma sarebbe spesa in Italia, invece di essere in parte trasferita all\u2019estero) sulla ulteriore domanda di lavoro. Pi\u00f9 precisamente dovrebbe essere calcolato il saldo tra il differenziale tra quel che si ottiene in termini di versamenti fiscali\u00a0<em>meno<\/em>\u00a0quel che si perde per la disoccupazione degli \u201cspiazzati\u201d<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>\u00a0ed inoltre\u00a0<em>meno<\/em>\u00a0il costo dell\u2019accesso ai servizi pubblici di tutti e al welfare dei non integrati nel sistema produttivo (ovvero degli \u201cspiazzati\u201d e della parte meno occupabile degli immigrati stessi).\u00a0<em>Non \u00e8 difficile concluderne che il saldo \u00e8 negativo.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Per\u00f2 questo nel breve periodo, e nel lungo?<\/em>\u00a0Nel lungo periodo una parte di questi immigrati, in particolare se restano a lungo e si integrano (come tutti auspicano) accederanno alle pensioni. Non \u00e8 difficile vedere che anche in questo senso potranno pagare al massimo le proprie e non anche le nostre, se poi dovessero tornare in patria al raggiungimento dell\u2019et\u00e0 pensionabile (come non di rado avviene, per ottime ragioni pratiche e culturali) sarebbe anche peggio, perch\u00e9 riceverebbero i trasferimenti dall\u2019Inps senza spenderli in Italia, e quindi facendo perdere l\u2019indotto. C\u2019\u00e8 un solo modo, in effetti, perch\u00e9 questi accantonamenti pensionistici paghino le nostre pensioni: espropriarli, in un modo o nell\u2019altro e quindi\u00a0<em>derubarli<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dunque avremmo bisogno degli immigrati per ragioni strettamente egoistiche?\u00a0<em>La risposta \u00e8 no<\/em>. Ci\u00f2 che conta davvero per la sostenibilit\u00e0 complessiva del sistema di welfare \u00e8 il livello assoluto del reddito al netto delle pensioni. E il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati ed inattivi. Questo \u00e8 il rapporto che, peggiorando, mette in difficolt\u00e0 il sistema di welfare. In parte per ragioni di dinamica demografica, la quale, continuano a notare gli autori pu\u00f2 migliorare solo se si sviluppano, come in Francia, costanti politiche di sostegno e si cerca di ridurre l\u2019incertezza della vita. Se le coppie italiane fanno pochi figli, infatti, non \u00e8 per ragioni edonistiche o culturali, come talvolta si dice, ma per solide ragioni razionali: se per avere un lavoro stabile e una qualche certezza bisogna superare i quaranta anni, e per sposarsi ottenendo autonomia magari i trenta, se un figlio costa circa diecimila euro all\u2019anno, e quando cresce anche di pi\u00f9, se per comprare una casa \u00e8 necessario il reddito di cinquanta anni di lavoro, e via dicendo, allora quale livello di irresponsabilit\u00e0 ci vuole per mettere al mondo due o tre figli? Quanti possono permetterselo? Del resto, se inizio a mettere al mondo il primo figlio a quaranta anni, quando biologicamente \u00e8 anche pi\u00f9 difficile, come far\u00f2 ad averne pi\u00f9 di uno? Questa \u00e8 la semplice e razionale ragione per cui siamo in calo demografico. Inoltre, se il \u201ccrocevia migratorio\u201d, causato dalla posizione semi-centrale del nostro paese e dalla sua dipendenza, indice i giovani, appena formati, ad emigrare attratti da salari migliori e maggiori opportunit\u00e0 in paesi con una composizione organica del capitale relativamente migliore, il calo demografico non pu\u00f2 che peggiorare.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Da qui bisognerebbe partire.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 stato accennato che il saldo contabile tra lavoratori immigrati e autoctoni \u00e8 aggravato dalle rimesse. Ma quanto sono, e come ci si \u00e8 comportati in precedenza? Gli autori la mettono in questo modo: \u201cdurante i trenta gloriosi, tra le ragioni principali del ricorso da parte dei maggiori paesi capitalistici a politiche di contenimento o di severa regolamentazione dei flussi migratori, vi era anche quello di evitare, per quanto possibile, che il flusso delle rimesse degli immigrati contribuisse a restringere i vincolo alla crescita del prodotto e dell\u2019occupazione costituito appunto dalla bilancia dei pagamenti con il resto del mondo\u201d (p.85). Una considerazione tanto pi\u00f9 importante quanto pi\u00f9 era forte la crescita. Si tratta di considerazioni da tenere presenti; se, ad esempio, un governo decidesse di avviare una politica anticongiunturale puntando su un massiccio programma di edilizia popolare, di cui ci sarebbe bisogno<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>, contando anche sul fatto che si tratta per lo pi\u00f9 di spesa interna che mobilita imprese locali e materie prime disponibili nel paese, ma usasse manodopera per lo pi\u00f9 immigrata (come avviene nella filiera delle costruzioni), di fatto qualcosa come il 20% del budget sarebbe in effetti speso all\u2019estero. L\u2019effetto di stimolo ne sarebbe ridotto e in parte andrebbe a peggiorare la bilancia commerciale, aumentando la dipendenza dall\u2019estero e quindi il relativo vincolo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per dare un\u2019idea della dimensione del fenomeno bisogna considerare che complessivamente le rimesse degli immigrati sono al momento pari a qualcosa tra i venti ed i venticinque miliardi di euro all\u2019anno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In un libro citato da Barba e Pivetti, \u201c<em>Exodus<\/em>\u201d di Paul Collier<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a>\u00a0viene dichiarato che la maggior parte degli economisti non \u00e8 neppure in grado di prendere in considerazione, in parte a causa delle premesse neoclassiche in parte per interessi di classe razionalizzati, che l\u2019immigrazione possa anche vagamente avere un impatto negativo sulle classi popolari. \u00c8 senso comune diffuso che concorrenza e flessibilit\u00e0 facciano sempre bene. Uno degli argomenti pi\u00f9 usato \u00e8 quello della crescita della produttivit\u00e0 totale dei fattori<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\"><sup>[31]<\/sup><\/a>, si tratta di un argomento utilitarista secondo il quale il saldo complessivo del valore creato (economico) \u00e8 maggiore quando un lavoratore si sposta in un paese con una composizione organica del capitale migliore anzich\u00e9 attraverso l\u2019incremento interno di redditi dei lavoratori nativi<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\">[32]<\/a>.\u00a0Questa letteratura dichiara in sostanza che il sacrificio delle classi medie inferiori occidentali \u00e8 pi\u00f9 che compensato, in una contabilit\u00e0 edonica implicita, dal vantaggio delle classi medie emergenti che migrerebbero a servizio delle classi alte occidentali. Minimizzando la redistribuzione, in altre parole, si avrebbe il maggiore saldo di felicit\u00e0 (calcolato nella metrica del denaro erogato).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma non sempre la sinistra ha tenuto una posizione di accettazione acritica dell\u2019immigrazione, gli autori ricordano le posizioni di Jean-Pierre Chev\u00e9nement, di Oskar Lafontaine e Sahra Wagenknecht e quelle del Partito Comunista Francese negli anni settanta. In particolare in questo ultimo caso lo spostamento su posizioni no-border avvenne a partire dalla defezione di Alain Badiou e di Etienne Balibar all\u2019avvio degli anni ottanta, quando la sinistra europea e mondiale ebbe una sbandata liberale, che ancora dura. Espressione di forme di relativismo culturale che i nostri hanno attaccato nel loro \u201c<em>La scomparsa della sinistra in Europa<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[33]<\/a>, al quale conviene rimandare.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Pi\u00f9 di recente sono da registrate le posizioni di Janis Varoufakis, che si traveste da leninista e rivoluzionario internazionalista intransigente quando scrive:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201ci muri che ostacolano la libera circolazione delle persone e nelle merci sono una risposta reazionaria al capitalismo. La risposta socialista consiste nell\u2019abbattere i muri, nel permettere al capitalismo d\u2019autodistruggersi nel mentre noi organizziamo la resistenza transnazionale allo sfruttamento\u201d (cit, p.96).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Traduco in modo pi\u00f9 chiaro: la libera circolazione delle persone e delle merci distruggono le vite dei lavoratori in occidente, impediscono l\u2019autoriproduzione della societ\u00e0 e la sussistenza dello stile di vita occidentale. Dunque sono la levatrice della rivoluzione, in quanto solo persone disperate, che stanno letteralmente morendo di fame, senza alcuna alternativa, per le quali lo sfruttamento \u00e8 arrivato ai limiti estremi (ad esempio che lavorano tutto il giorno, senza pause, a consegnare pacchetti o in qualche altro \u201clavoretto\u201d<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\">[34]<\/a>\u00a0per qualche spicciolo sempre calante per l\u2019aumento della concorrenza) possono rischiare tutto per avviare la rivoluzione (naturalmente mondiale). Una posizione che, francamente, meritava rispetto nella bocca di una persona che comunque si era provata ed aveva messo tutto in gioco come Trotsky, ma che suona ridicola sulla bocca del professore universitario, consulente di diversi governi greci, ex ministro e ora politico di grande successo mediatico come Janis Varoufakis (che seguivo ben prima diventasse famoso e mi \u00e8 pure simpatico).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Resta il fatto che mentre i professori internazionalisti sono pi\u00f9 che favorevoli, i veri ceti popolari, ovunque, sono ostili.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>L\u2019internazionalismo marxista<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dunque la completa apertura all\u2019immigrazione \u00e8 saldamente radicata nella tradizione liberale e nella relativa teoria economica. Anche Joseph Stiglitz, nel suo libro sull\u2019Euro<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\">[35]<\/a>\u00a0ricorda che se l\u2019avanzamento tecnologico \u00e8 certamente un fattore importante nell\u2019arretramento delle classi medie e inferiori in occidente il libro commercio e l\u2019immigrazione non sono estranee a tale effetto. A suo parere potevano anche essere mitigate, con le opportune scelte, ma, come ricorda la questione \u00e8 di\u00a0<em>scontro distributivo<\/em>. Ovvero il fatto \u00e8 che le stesse forze che hanno chiesto a gran voce la caduta di ogni barriera si sono opposte a salari minimi, incremento del welfare, politiche industriali e della ricerca, formazione pubblica. Per attuarle bisognava infatti rinforzare l\u2019azione pubblica e aumentare la tassazione sui vincitori (cio\u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 scritto in ogni manuale universitario di commercio internazionale), ma lo scopo era esattamente l\u2019opposto. Per quanto attiene al libero commercio, la sua pi\u00f9 ovvia conseguenza \u00e8 di livellare i salari dei lavoratori non qualificati, infatti scambiare le merci equivale a scambiare le persone che le producono. Dunque quando i neoliberisti sostengono che tutti trarranno vantaggio dal libero commercio, semplicemente, \u201cmentono\u201d: sono i loro gruppi sociali di riferimento che traggono vantaggio.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019immigrazione \u00e8 simile, il tema, riconosce il premio nobel americano, \u00e8 intriso di emotivit\u00e0 e sensi di colpa, ma \u201cda un punto di vista strettamente economico\u201d la cosa \u00e8 molto chiara e semplice: \u201c<em>con curve discendenti della domanda (il caso abituale), un incremento dell\u2019offerta porta normalmente a un prezzo di equilibrio pi\u00f9 basso. Sui mercati del lavoro questo significa che un afflusso di lavoratori dequalificati porta a una diminuzione dei salari. e quando i salari non possono scendere oltre, o non vengono diminuiti, ne consegue una maggiore disoccupazione<\/em>\u201d (p.347).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo fenomeno \u00e8 ovviamente pi\u00f9 forte dove gi\u00e0 c\u2019\u00e8 disoccupazione<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\">[36]<\/a>. In generale, come dice, \u201cl\u2019onere ricade tutto sulle spalle di chi \u00e8 meno equipaggiato a sostenerlo\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Peraltro non si pu\u00f2 neppure sostenere che ci siano dei vantaggi per i paesi dai quali gli emigranti partono, perch\u00e9 si ha un effetto di \u201csvuotamento\u201d dell\u2019economia locale, il mercato del lavoro si indebolisce, le imprese si ricollocano su segmenti pi\u00f9 poveri con concorrenza pi\u00f9 alta e i salari medi scendono. Potrebbe anche aumentare anche la disoccupazione. Inoltre ci sono effetti di rafforzamento sull\u2019indebolimento della capacit\u00e0 fiscale, dunque sulla spesa pubblica e quindi sul tenore dell\u2019ambiente locale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dunque l\u2019insieme di questi meccanismi, e questa \u00e8 la cosa veramente importante, produce percorsi autorafforzanti \u201cdi divergenza anzich\u00e9 di convergenza\u201d (p.350). Si ottiene una sempre maggiore polarizzazione e la crescita delle ineguaglianze, che colpiscono sia i paesi di provenienza sia di destinazione. E nella quale \u201cgli unici a uscirne sicuramente vincitori sono i migranti stessi e le aziende che sfruttano il loro lavoro a un costo inferiore\u201d, ma la loro vittoria \u00e8 a spese dei cittadini che restano nei paesi di partenza e di quelli tra i pi\u00f9 deboli di quelli di destinazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Questa \u00e8 la posizione liberale della scienza economica, quando \u00e8 onesta.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>La teoria marxista<\/em>\u00a0<em>\u00e8 sul tema altamente divisa<\/em>, ci sono elementi analitici che vanno nella stessa direzione appena indicata, ma ci sono anche numerose ed autorevoli prese di posizione contrarie a qualsiasi limitazione dei movimenti di persone. Alcune sono ricordate nel testo di Barba e Pivetti, ad esempio la posizione di Lenin in tre anni in particolare: 1907, 1913 e 1915. Tutti e tre prima della presa del potere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nel contesto della lotta tra le diverse correnti della socialdemocrazia internazionale, che vedeva Lenin e i bolscevichi aspramente avversi alle correnti riformiste (o \u201copportuniste\u201d, con il suo linguaggio) che avevano preso spazio dopo la morte di Engels, il leader russo individua l\u2019ipotesi\u00a0<em>politica<\/em>\u00a0che in ultima istanza l\u2019intensificazione dei flussi migratori accelererebbe l\u2019unit\u00e0 dei lavoratori. La prima nota \u00e8 scritta all\u2019indomani del Congresso Socialista Internazionale di Stoccolma del 1907 che aveva posto il problema dell\u2019immigrazione dai paesi meno sviluppati verso quelli in corso di industrializzazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per comprendere questa posizione, nei suoi meriti e limiti, bisogna fare attenzione al contesto ed alle poste in gioco, nel testo leniniano<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\">[37]<\/a>, del resto sono chiaramente enunciate:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cA\u00a0Stoccarda la vera questione in gioco era questa: la neutralit\u00e0 dei sindacati o il loro ancor pi\u00f9 stretto allineamento con il Partito?\u00a0[\u2026]\u00a0Clara\u00a0Zetkin scrive:\u00a0\u2018In\u00a0linea di principio, nessuno [a Stoccarda] ha pi\u00f9 contestato la tendenza storica di base della lotta di classe proletaria di collegare la politica con la lotta economica, di unire le organizzazioni politiche ed economiche il pi\u00f9 vicino possibile in un&#8217;unica forza socialista\u00a0della classe operaia\u2019\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dunque la questione era di subordinare il miglioramento economico dei lavoratori a breve termine, dimensione presumibilmente privilegiata dai sindacati, con il quadro politico di presa del potere. E\u2019 in effetti la questione posta da Michele Castaldo (che in questo si mostra buon allievo, anche se un poco scolastico).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Poco dopo Lenin continua:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cInoltre,\u00a0sulla questione dell&#8217;emigrazione e dell&#8217;immigrazione, \u00e8 emersa una chiara differenza di opinioni\u00a0<em>tra gli opportunisti e i rivoluzionari<\/em>\u00a0nella Commissione del Congresso di Stoccarda.\u00a0Gli opportunisti hanno apprezzato l&#8217;idea di\u00a0<em>limitare\u00a0<\/em>il diritto alla migrazione di lavoratori arretrati e non sviluppati, in particolare giapponesi e cinesi.\u00a0Nella mente di questi opportunisti lo spirito di stretto isolamento artigianale, di esclusivit\u00e0 sindacale, ha superato la coscienza dei compiti socialisti: il lavoro di educazione e organizzazione di quegli strati del proletariato che non sono ancora stati attratti dal movimento operaio.\u00a0Il Congresso ha respinto tutto ci\u00f2 che sapeva di questo spirito.\u00a0Anche in seno alla Commissione vi erano solo pochi voti solitari a favore della limitazione della libert\u00e0 di migrazione e il riconoscimento della solidariet\u00e0 dei lavoratori di tutti i paesi nella lotta di classe \u00e8 il tema chiave della risoluzione adottata dal Congresso internazionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nel 1913 torna sul tema in un articolo pubblicato su \u201c<em>La Pravda<\/em>\u201d ad ottobre \u201cCapitalismo e immigrazione dei lavoratori\u201d<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\">[38]<\/a>. Il meccanismo di base \u00e8 descritto in modo preciso:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cIl capitalismo\u00a0ha dato origine a una forma speciale di migrazione delle nazioni.\u00a0I paesi industriali in rapido sviluppo, introducendo macchinari su larga scala e espellendo i paesi arretrati dal mercato mondiale, aumentano i salari interni al di sopra del tasso medio e quindi attraggono i lavoratori dai paesi arretrati.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Centinaia\u00a0di migliaia di lavoratori vagano cos\u00ec per centinaia e migliaia di chilometri.\u00a0Il capitalismo avanzato li trascina con forza nella sua orbita, li strappa dai boschi in cui vivono, li rende partecipanti al movimento storico mondiale\u00a0<em>e li mette faccia a faccia con la potente, unita, classe internazionale di proprietari di fabbriche<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Non vi\u00a0\u00e8 dubbio che la sola povert\u00e0 terribile costringe le persone ad abbandonare la loro terra natale e che i capitalisti\u00a0<em>sfruttano i lavoratori immigrati nel modo pi\u00f9 spudorato<\/em>.\u00a0Ma solo i reazionari possono chiudere gli occhi sul\u00a0<em>significato\u00a0progressivo\u00a0di questa moderna migrazione di nazioni<\/em>.\u00a0L&#8217;emancipazione dal giogo del capitale \u00e8 impossibile senza l&#8217;ulteriore sviluppo del capitalismo e senza la lotta di classe che si basa su di esso.\u00a0Ed \u00e8 in questa lotta che il capitalismo sta attirando le masse dei lavoratori di\u00a0tutto il\u00a0mondo, abbattendo le abitudini ammuffite e polverose della vita locale, abbattendo barriere e pregiudizi nazionali,\u00a0<em>unendo i lavoratori di tutti i paesi in enormi fabbriche e miniere in America, Germania e cos\u00ec via<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci sono diverse cose da dire, ma lo faremo tra poco. Intanto continuiamo a leggere:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201ci paesi\u00a0<em>pi\u00f9 arretrati<\/em>\u00a0del vecchio mondo, quelli che pi\u00f9 di ogni altro conservano la sopravvivenza del feudalesimo in ogni settore della vita sociale, stanno per cos\u00ec dire frequentando\u00a0<em>la formazione obbligatoria nella civilt\u00e0<\/em>.\u00a0Il capitalismo americano sta strappando milioni di lavoratori all&#8217;Europa orientale arretrata (compresa la Russia, che nel 1891-1900 ha fornito 594.000 immigrati e nel 1900-1909, 1.410.000) dalle loro condizioni semi-feudali e li sta mettendo nei ranghi dell&#8217;avanzato, internazionale esercito del proletariato.\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E, ancora (la cosa \u00e8 importante):<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cHourwich,\u00a0autore di un libro estremamente illuminante,\u00a0<em>Immigration and Labour<\/em>, apparso in inglese l&#8217;anno scorso, fa alcune interessanti osservazioni.\u00a0Il numero di\u00a0\u00a0 persone che emigravano in America \u00e8 cresciuto in particolare dopo la Rivoluzione 4905 (1905-1000.000; 1906-1.200.000; 1907-1.400.000; 1908 e 1909-1.900.000 rispettivamente).\u00a0I lavoratori che avevano partecipato a vari scioperi in Russia hanno introdotto in America lo spirito pi\u00f9 audace e aggressivo dello sciopero di massa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La Russia\u00a0\u00e8 in ritardo e sempre pi\u00f9 indietro, sta perdendo alcuni dei suoi migliori lavoratori all&#8217;estero;\u00a0L&#8217;America sta avanzando sempre pi\u00f9 rapidamente, prendendo le sezioni pi\u00f9 vigorose e abili della popolazione attiva di tutto il mondo\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Infine:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cLa\u00a0borghesia incita i lavoratori di una nazione contro quelli di un&#8217;altra nel tentativo di mantenerli uniti.\u00a0I lavoratori attenti alla classe, rendendosi conto che\u00a0<em>l&#8217;abbattimento di tutte le barriere nazionali da parte del capitalismo \u00e8 inevitabile e progressivo, stanno cercando di aiutare a illuminare e organizzare i loro colleghi dai paesi arretrati<\/em>.\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il terzo testo \u00e8 del 1915. Si tratta di una lettera ai socialisti americani che osteggiavano l\u2019immigrazione, identificata correttamente come uno dei mezzi attraverso i quali la classe dei capitalisti teneva soggetta quella dei lavoratori in America (per una visione diversa si veda Werner Sombart nel suo libro sul socialismo americano<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\">[39]<\/a>). Ovviamente questa lettera compare mentre la prima guerra mondiale \u00e8 in corso e gli Stati Uniti non sono ancora entrati in essa (accadr\u00e0 il 2 aprile 1917).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Scrive Lenin:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cCari\u00a0compagni!<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Siamo\u00a0estremamente lieti di ricevere il vostro volantino.\u00a0Il vostro appello ai membri del Partito socialista a lottare per una nuova internazionale, per un socialismo rivoluzionario ben definito come insegnato da Marx ed Engels e contro l&#8217;opportunismo, in particolare contro coloro che sono favorevoli alla partecipazione della classe lavoratrice in una guerra di difesa, corrisponde pienamente alla posizione che il nostro partito (Partito socialdemocratico della Russia,\u00a0<em>Comitato centrale<\/em>) ha assunto dall&#8217;inizio di questa guerra e ha sempre preso per pi\u00f9 di dieci anni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">[\u2026]<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma non diciamo mai sulla nostra stampa che finora \u00e8 stata posta troppa enfasi sulle cosiddette \u2018Richieste immediate\u2019, e che quindi il socialismo pu\u00f2 essere diciamo diluito e dimostriamo che tutti i partiti borghesi, tutti i partiti tranne il partito rivoluzionario della classe operaia, sono bugiardi e ipocriti quando parlano di riforme.\u00a0Cerchiamo di aiutare la classe operaia a ottenere il\u00a0reale miglioramento (economico e politico), per quanto minimo possibile, della loro situazione e aggiungiamo sempre che nessuna riforma pu\u00f2 essere duratura, sincera, seria se non sostenuta da metodi rivoluzionari di lotta delle masse.\u00a0Predichiamo sempre che un partito socialista che non unisce questa lotta per le riforme con i metodi rivoluzionari del movimento operaio pu\u00f2 diventare una setta, pu\u00f2 essere reciso dalle masse, e che questa \u00e8 la minaccia pi\u00f9 perniciosa per il successo del chiaro socialismo rivoluzionario.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">[\u2026]<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Siamo\u00a0d&#8217;accordo con voi sul fatto che dobbiamo essere contrari al sindacalismo artigianale e a favore del sindacalismo industriale, ovvero dei grandi sindacati centralizzati e a favore della partecipazione pi\u00f9 attiva di\u00a0tutti i\u00a0membri del partito in tutte le lotte economiche e in\u00a0tutte le\u00a0organizzazioni sindacali e cooperative della classe operaia.\u00a0Ma riteniamo che persone come il signor Legien in Germania e il signor Gompers negli Stati Uniti siano borghesi e che la loro politica non sia un socialista ma una politica nazionalista della classe media.\u00a0Mr. Legien, Mr. Gompers e persone simili non sono i rappresentanti della classe lavoratrice, rappresentano l&#8217;aristocrazia e la burocrazia della classe lavoratrice.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Siamo\u00a0assolutamente d&#8217;accordo con voi quando in un&#8217;azione politica rivendichi l \u2018azione di massa\u2019 dei lavoratori.\u00a0Lo affermano anche i socialisti rivoluzionari e internazionalisti tedeschi.\u00a0Nella nostra stampa cerchiamo di definire con maggiori dettagli cosa debba essere compreso dall&#8217;azione di massa politica, come scioperi politici (molto usuali in Russia), manifestazioni di piazza e guerra civile preparate dall&#8217;attuale guerra imperialista tra le nazioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">[\u2026]<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nella\u00a0nostra lotta per il vero internazionalismo e contro il \u2018social-jingo\u2019 [socialisti favorevoli alla guerra \u2018difensiva\u2019] citiamo sempre sulla nostra stampa l&#8217;esempio dei leader opportunisti della SP in America, che sono a favore delle restrizioni all&#8217;immigrazione dei lavoratori cinesi e giapponesi (specialmente dopo il Congresso di Stoccarda, 1907, e\u00a0contro\u00a0le decisioni di Stoccarda).\u00a0<em>Pensiamo che non si possa essere internazionalisti e allo stesso tempo essere a favore di tali restrizioni<\/em>.\u00a0E affermiamo che i socialisti in America, in particolare i socialisti inglesi, appartenenti alla\u00a0nazione\u00a0dominante e\u00a0oppressiva, che non sono contrari ad alcuna restrizione dell&#8217;immigrazione, contro il possesso di colonie (Hawaii) e per l&#8217;intera libert\u00e0 delle colonie, che tali socialisti sono in realt\u00e0 jingoes.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per\u00a0concludere, ripeto ancora una volta i migliori saluti e auguri per la vostra Lega.\u00a0Dovremmo essere molto contenti di avere ulteriori informazioni da voi e di unire la nostra lotta contro l&#8217;opportunismo e per il vero internazionalismo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Vostro\u00a0N. Lenin\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Si tratta di un chiaro e profondo dilemma<\/em>. Da una parte nel Congresso di Stoccarda lo scontro tra le linee di chi intendeva sostenere il reddito dei lavoratori, direttamente e concretamente (ovvero con un\u2019azione di tipo sindacale) e chi puntava sull\u2019unione\u00a0<em>politica<\/em>\u00a0dei lavoratori ai fini della rivoluzione aveva portato a riconoscere che \u201cl\u2019immigrazione e l\u2019emigrazione dei lavoratori sono aspetti inseparabili dall\u2019essenza del capitalismo, come la disoccupazione, la sovrapproduzione e il sottoconsumo dei salariati\u201d, dall\u2019altra a maggioranza si era \u201crifiutato\u201d di prendere in considerazione per scongiurare questa minaccia la soluzione immediata della restrizione della libera circolazione. Ma, al contempo il Congresso aveva concesso la lotta contro l\u2019importazione ed esportazione dei \u201ccrumiri\u201d (sarrazins), riconoscendo quindi \u201cle difficolt\u00e0 che in molti casi incontra il proletariato a causa dell\u2019immigrazione in massa di lavoratori non organizzati e abituati a condizioni di vita inferiori da paesi prevalentemente rurali o basati sull\u2019economia familiare, cos\u00ec come i pericoli che emergono da particolari forme di immigrazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sulla base di questa posizione contraddittoria, effetto dello scontro strategico in corso tra una prospettiva riformista ed una rivoluzionaria, allora non del tutto a torto considerata concreta ed imminente (anche se si paleser\u00e0 dove non era attesa). Restava solo di lavorare per l\u2019integrazione, la sindacalizzazione, e per \u201cimpedire che l\u2019emigrazione venga organizzata nell\u2019interesse delle imprese capitalistiche\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Queste posizioni sono avanzate ancora oggi, costantemente in una situazione tecnologica, storico-sociale completamente diversa. Potenza della lettura scolastica dei fenomeni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma come allora, molto pi\u00f9 di allora, queste posizioni hanno un difetto essenziale:\u00a0<em>di fatto l\u2019immigrazione \u00e8 guidata dal capitalismo, funziona per esso, rompe la forza dei lavoratori e quindi \u00e8 sempre crumiraggio. Se non lo \u00e8 soggettivamente lo \u00e8 oggettivamente<\/em>. Con le parole degli autori: \u201cil fatto \u00e8 che l\u2019emigrazione di forze di lavoro da A verso B indebolisce sempre il proletariato nella lotta di classe in B (e qualche volta in A, come suggerisce lo stesso Lenin quando fa riferimento, come si \u00e8 visto, alla perdita da parte della Russia con l\u2019emigrazione dei suoi lavoratori pi\u00f9 coraggiosi e combattivi)\u201d. O come sottolinea Sombart, nell\u2019ultimo capitolo del suo libro del 1906, quando sottolinea la potenza disciplinante dell\u2019emigrazione all\u2019Ovest.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In altre parole, la connessione posta tra solidariet\u00e0 internazionalista e lotta al colonialismo nei documenti citati \u00e8 astratta e inefficace, perch\u00e9 di fatto estraendo i singoli lavoratori, individualmente, dai loro paesi e inserendoli in posizioni subordinata nei paesi imperialisti non si elevano questi, ma si potenzia la concorrenza tra i lavoratori, e si favorisce l\u2019estensione dello sfruttamento. Come vedeva anche il primo Engels si abbassano anche i lavoratori autoctoni, costretti dalla durezza della concorrenza ad accettare \u201cconvenzioni\u201d inferiori.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ad una tesi simile, a leggere con completezza ed attenzione l\u2019intera corrispondenza, era giunto lo stesso Marx, insieme ad Engels, nel 1870, quasi al punto culminante del poderoso sviluppo delle forze produttive tra il 1850 e 70 e prima della grande crisi di fine secolo (dal 1876). Il 5 marzo Marx scrive a Laura e Paul Lafargue e poi il 9 aprile a Sigfried Meyer e August Vogt, l\u2019anno prima aveva scritto a Ludwig Kungelmann. In queste lettere chiarisce che bisogna \u201cfare causa comune con gli Irlandesi\u201d e ne va della possibilit\u00e0 stessa del proletariato inglese di emanciparsi dalle strategie di divisione e sfruttamento del capitale. Ma questa \u201ccausa comune\u201d \u00e8 proiettata sul piano internazionale, si tratta in effetti di sciogliere l\u2019Unione del 1801 e dare l\u2019indipendenza all\u2019Irlanda. E\u2019 quindi una causa nazionalista.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dopo una profonda riflessione, richiamata nelle lettere tra i due teorici, la conclusione cui giunge \u00e8 che il modo in cui \u00e8 legata la lotta di classe e la lotta antimperialista non \u00e8 di favorire la strategia di libera circolazione accelerata e dipendente dalla congiuntura economica, ovvero rivolta ad aumentare il tasso di profitto e quindi lo sfruttamento, ma di rendere superfluo emigrare perch\u00e9 l\u2019indipendenza crea ovunque, ed in Irlanda nella specie, le condizioni di adeguata vita in loco. Il suggerimento \u00e8 di spostare la lotta, e la battaglia ideologica,\u00a0<em>sul piano antimperialista<\/em>, chiarendo\u00a0in che modo\u00a0\u00e8 lo sfruttamento da parte del capitale dei paesi pi\u00f9 sviluppati che determina le condizioni che ci troviamo di fronte.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tra i meccanismi da contrastare, nella lettera a Vogt, troviamo dunque l\u2019estensione del modo di produzione intensivo e monoculturale, che espelle i lavoratori impegnati in attivit\u00e0 di sussistenza precapitalistiche, messo in contatto con la vicina Inghilterra nella quale ormai pochi costituiscono la riserva agricola, e che serve a comprimere i salari, funge da rinforzo a quell\u2019\u201desercito di riserva\u201d costituito in primo luogo dai disoccupati e sottoccupati e poi dagli agricoltori:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cMa la borghesia inglese ha interessi ancora pi\u00f9 notevoli nell&#8217;attuale economia irlandese. Attraverso la continua e crescente concentrazione dei contratti di affitto l&#8217;Irlanda fornisce il suo sovrappi\u00fa al mercato del lavoro inglese e in tal modo comprime i salari nonch\u00e9 la posizione materiale e morale della classe operaia inglese\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci\u00f2 non impedisce a Marx\u00a0di affermare\u00a0<em>contemporaneamente\u00a0<\/em>che questa competizione, che c\u2019\u00e8 e che ha appena descritto, viene funzionalizzata dal capitale due volte.\u00a0<em>Una volta<\/em>\u00a0per aumentare i profitti abbassando i salari rispetto alla produttivit\u00e0,\u00a0<em>una seconda<\/em>\u00a0disciplinando i lavoratori stessi e deviando la loro giusta rabbia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cE ora la cosa pi\u00fa importante! In tutti i centri industriali e commerciali dell&#8217;Inghilterra vi \u00e8 adesso una classe operaia divisa in due campi ostili, proletari inglesi e proletari irlandesi. L&#8217;operaio comune inglese odia l&#8217;operaio irlandese come un concorrente che comprime il tenore di vita. Egli si sente di fronte a quest&#8217;ultimo come parte della nazione dominante e proprio per questo si trasforma in strumento dei suoi aristocratici e capitalisti contro l&#8217;Irlanda, consolidando in tal modo il loro dominio su se stesso. L&#8217;operaio inglese nutre pregiudizi religiosi, sociali e nazionali verso quello irlandese. Egli si comporta all&#8217;incirca come i bianchi poveri verso i negri negli Stati un tempo schiavisti dell&#8217;unione americana. L&#8217;irlandese lo ripaga con gli interessi della stessa moneta. Egli vede nell&#8217;operaio inglese il corresponsabile e lo strumento idiota del dominio inglese sull&#8217;Irlanda\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Uno scontro che non \u00e8 infondato rispetto alle circostanze di fatto (le ha appena ricordate sopra), ma che \u00e8 sfruttato dall\u2019esterno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cQuesto antagonismo viene alimentato artificialmente e accresciuto dalla stampa, dal pulpito, dai giornali umoristici, insomma con tutti i mezzi a disposizione delle classi dominanti. Questo antagonismo \u00e8 il segreto dell&#8217;impotenza della classe operaia inglese, a dispetto della sua organizzazione. Esso \u00e8 il segreto della conservazione del potere da parte della classe capitalistica. E quest&#8217;ultima lo sa benissimo\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Di qui torna su considerazioni geopolitiche connesse con la rivoluzione mondiale:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cIl malanno non finisce qui. Esso si riproduce al di l\u00e0 dell&#8217;oceano. L&#8217;antagonismo tra inglesi e irlandesi \u00e8 il fondamento nascosto del conflitto tra Stati Uniti e Inghilterra. Esso rende impossibile ogni seria e sincera collaborazione tra le classi operaie dei due paesi. Esso permette ai governi dei due paesi, ogni volta che lo ritengano opportuno, di togliere mordente al conflitto sociale sia aizzandoli l&#8217;uno contro l&#8217;altro, sia, in caso di necessit\u00e0, mediante la guerra tra i due paesi\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E conclude.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cL&#8217;Inghilterra, in quanto metropoli del capitale, in quanto potenza fino ad oggi dominante il mercato mondiale, \u00e8 per il momento il paese pi\u00f9 importante per la rivoluzione operaia, oltre a ci\u00f2 essa \u00e8 l&#8217;unico paese, nel quale le condizioni materiali di tale rivoluzione si siano sviluppate fino ad un certo grado di maturit\u00e0. Perci\u00f2 l&#8217;obiettivo pi\u00f9 importante dell&#8217;Internazionale \u00e8 di accelerare la rivoluzione sociale in Inghilterra. L&#8217;unico mezzo per accelerarla \u00e8 rendere indipendente l&#8217;Irlanda. Di qui ne deriva per l'&#8221;Internazionale&#8221; il compito di mettere sempre in primo piano il conflitto tra Inghilterra e Irlanda, di prendere sempre posizione aperta a favore dell&#8217;Irlanda. Il compito specifico del Consiglio centrale a Londra, \u00e8 di risvegliare nella classe operaia inglese la consapevolezza che l&#8217;emancipazione nazionale dell&#8217;Irlanda non \u00e8 per essa una questione di astratta giustizia o di sentimenti umanitari bens\u00ec la prima condizione per la loro stessa emancipazione sociale\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, Marx individua un conflitto di fatto, un meccanismo di sfruttamento nella colonia che si rovescia in un meccanismo di contenimento dei salari e insieme in un meccanismo di deviazione della relativa rabbia nel centro imperiale. Li denuncia anche in relazione ai loro effetti sulla scala mondiale. Ma definisce come orizzonte strategico, dopo aver a lungo meditato,\u00a0<em>la lotta antimperialista<\/em>\u00a0per garantire\u00a0<em>l\u2019autonomia e l\u2019indipendenza effettiva alla colonia<\/em>, in modo che non sia pi\u00f9 spogliata ed utilizzata per la compressione e il disciplinamento della classe operaia inglese.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Una lezione di pensiero complesso, e contemporaneamente di pensiero materialista, non moralista<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\">[40]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma torniamo a Lenin, perch\u00e9 invece questi assume una posizione cos\u00ec diversa e cos\u00ec astratta?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per interpretarne il senso, ed in un certo senso la giustezza locale, bisogna considerare la profonda immersione, in particolare negli scritti del periodo in esame, dell\u2019autore nella lotta ideologica e tra le diverse correnti del socialismo di inizio secolo. Lenin \u00e8 uno scrittore politico, e le sue posizioni sono sempre determinate dalla lotta.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La sua \u00e8 sempre un\u2019analisi concreta della situazione concreta, ma per \u201cconcreta\u201d bisogna considerare anche quella particolare dimensione della realt\u00e0 che \u00e8 la dinamica della lotta egemonica tra i gruppi e gli autori eminenti. Del resto se si legge con attenzione questi sono sempre nominati: sono \u201ci sindacati\u201d (non rivoluzionari, ma riformisti), gli \u201copportunisti\u201d, \u201ci nazionalisti\u201d (come Gompers), la \u201caristocrazia della classe lavoratrice\u201d, i \u201csocial-jingo\u201d. La questione in campo, quella vera, \u00e8 di unificare l\u2019intero movimento operaio, andando nella stessa direzione essenziale della tecnica e della pratica capitalista del suo tempo, la crescita di grandi agglomerati industriali e di monopoli sempre pi\u00f9 potenti<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref41\">[41]<\/a>, e farlo senza cedere alla tendenza all\u2019imborghesimento della classe lavoratrice (ovvero a quella aristocrazia operaia alla quale l\u2019ultimo Engels attribuiva il fallimento delle speranze rivoluzionarie in Inghilterra). Dal punto di vista di Lenin si colgono, per cos\u00ec dire, due frutti lungo questo sentiero: i sindacati si impegnano a socializzare alla rivoluzione sempre pi\u00f9 lavoratori, anzich\u00e9 a coltivare gli incrementi salariali di pochi e protetti \u2018clienti\u2019; lo sfruttamento non diminuisce ma aumenta la massa disposta a lottare.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo \u00e8 il senso nel quale viene posta l\u2019alternativa tra \u201copportunisti e rivoluzionari\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ed \u00e8 questo il senso nel quale i primi hanno lo spirito di \u201cstretto isolamento artigianale e di esclusivit\u00e0 sindacale\u201d (contro un sindacato unitario e rivoluzionario, come scrive nell\u2019ultima lettera).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La base di realt\u00e0 di questa concezione \u00e8 che all\u2019inizio del secolo scorso il lavoro per il quale queste masse erano attratte si svolgeva in sempre pi\u00f9 grandi opifici, dove i lavoratori entravano in contatto in masse crescenti e queste potevano essere educate alla lotta di classe, riconoscendo la loro comune condizione ed interesse.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ovviamente questa condizione, nell\u2019epoca della quarta rivoluzione industriale, non \u00e8 assolutamente pi\u00f9 presente. Oggi i lavoratori sono soli davanti al potere anonimo ed astratto del comando capitalista, e molto difficilmente possono acquisire coscienza sul luogo di lavoro, cos\u00ec come non sono pi\u00f9 presenti i sindacati rivoluzionari e i partiti rivoluzionari ai quali Lenin pensava come levatori.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La stessa analisi concreta della situazione concreta, sulla base dell\u2019identica valutazione di meccanismo, porterebbe oggi quindi a conclusioni diverse. Dato che i lavoratori immigrati, tecnicamente \u201ccrumiri\u201d (come erano anche all\u2019epoca) non sono pi\u00f9 \u201cmessi faccia a faccia con la potente, unita, classe internazionale di proprietari di fabbriche\u201d, ma casomai con l\u2019infinita variet\u00e0 di microaziende industriali e semi-artigianali, famiglie borghesi, aziende di servizio a basso livello tecnologico, agricoltori senza scrupoli, nelle quali per la gran parte sono impiegati in sostituzione della parte meno organizzata e pi\u00f9 debole del proletariato autoctono, quelle condizioni non ci sono pi\u00f9 (se mai ci sono state). Resta solo ancora vero che \u201ci capitalisti sfruttano i lavoratori immigrati nel modo pi\u00f9 spudorato\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E\u2019 questo, e non altro, il senso specifico in cui Lenin scriveva, nel 1913 che la migrazione tra nazioni aveva un\u00a0<em>significato progressivo<\/em>. \u00c8 progressivo perch\u00e9 nelle condizioni concrete nelle quali si svolge il lavoro, entro la piattaforma tecnologica della seconda rivoluzione industriale, si crea insieme il massimo e pi\u00f9 selvaggio sfruttamento e le masse che possono esercitare il contropotere che lo rivoluzioner\u00e0. Che lo rivoluzioneranno proprio perch\u00e9 sono selvaggiamente sfruttate e perch\u00e9 sono insieme e si possono reciprocamente riconoscere come eguali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Oggi la prima parte resta,\u00a0<em>la seconda no<\/em>. Oggi i lavoratori non sono \u201cuniti in enormi fabbriche e miniere in America, Germania e cos\u00ec via\u201d. Sono divisi e sparpagliati, in segmenti diversi ed incomunicanti, reciprocamente incomprensibili. Inoltre, come ricordano opportunamente Barba e Pivetti, ora non sono lavoratori audaci ed aggressivi, sindacalizzati e politicizzati, quindi \u201cpi\u00f9 avanzati\u201d, che si muovono e immigrano in paesi come gli Stati Uniti per contagiarli con lo spirito rivoluzionario. Oggi accade l\u2019esatto contrario.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dunque tutti i giudizi posti, in quanto appropriati ad un\u2019ipotesi (peraltro rivelatasi infondata) situata e concreta, vadano oggi rivisti alla luce della teoria e della meccanica di funzionamento e non quella a partire da questi. Ancora con una ipotesi situata e concreta.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il potenziamento delle condizioni di lotta dei lavoratori, anche e soprattutto in relazione alle concrete possibilit\u00e0, non visibili all\u2019epoca, di miglioramento democratico e di emancipazione passano oggi per una coesione possibile solo se la costante rottura e competizione posta dai lavoratori fatti immigrare dal capitalismo per i suoi esclusivi scopi \u00e8 frenata. Ovvero se la collettivit\u00e0 riprende nelle sue mani la possibilit\u00e0 di determinare il proprio destino.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La vera questione, quella pi\u00f9 radicale, non \u00e8 l\u2019immigrazione ed i suoi effetti diretti, ma l\u2019emancipazione della classe produttiva tutta e la riduzione dell\u2019inclusione sociale ad inclusione affidata al mercato. Solo riprendere sotto la responsabilit\u00e0 collettiva e pubblica il fondamentale risultato dell\u2019inclusione sociale degli individui per via di corretta socializzazione e adeguata capacitazione si pu\u00f2 ottenere una societ\u00e0 ben ordinata nella quale \u00e8 possibile una vita buona e perci\u00f2 giusta.\u00a0Ma questo significa che non si pu\u00f2 affidare ai meccanismi del mercato ed alla concorrenza senza freni il compito di sedurre, sradicare ed importare, come fossero merci, persone da tutto il mondo e socializzarle solo e nella misura in cui servono allo scopo di farne utensili in macchine produttive, respingendo il resto dell\u2019umano che portano come scarto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Le soluzioni proposte<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sulla base di questa impostazione gli autori propongono un pacchetto organico di politiche di contrasto, che si articolano su una dimensione internazionale (un serio piano Marshall, la modifica della normativa dei \u201clavoratori distaccati\u201d in Europa, la rottura del progetto europeo come oggi \u00e8), ed una dimensione nazionale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Concentriamoci su quest\u2019ultima, si tratta di quattro linee di azione:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Regolamentare i nuovi ingressi,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Eliminare l\u2019immigrazione irregolare gi\u00e0 presente,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">3-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Contrastare i nuovi ingressi illegali,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">4-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Sviluppare una coerente politica estera.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In primo luogo bisogna tornare ad un assetto pre-allargamento, regolamentando i visti per lavoro anche entro la Ue e limitando molto la pratica dei contratti brevi. Subordinare in particolare la concessione del visto a soglie in relazione al rapporto con la popolazione a base regionale. Anche se pu\u00f2 sembrare duro, bisogna anche limitare i ricongiungimenti, perch\u00e9, come mostra bene il libro di Collier, questi favoriscono le diaspore, e queste sono il principale meccanismo che attrae nuova immigrazione e ne impedisce l\u2019integrazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Resta il problema di quelli che ci sono e sono irregolari (in Italia tra cinquecentomila e un milione), per loro bisogna scegliere tra regolarizzazione ed espulsione. La prima avrebbe il vantaggio di renderli meno ricattabili e fiscalmente attivi. Lo svantaggio \u00e8, per\u00f2, che ci\u00f2 incentiverebbe l\u2019entrata di ulteriori irregolari, come peraltro \u00e8 sempre accaduto. Le regolarizzazioni creano aspettative di ulteriori regolarizzazioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Analizzando i diversi meccanismi disponibili (\u2018respingimento\u2019, \u2018respingimento differito\u2019, \u2018espulsione\u2019) ed il livello di inottemperanza molto elevato anche per la difficolt\u00e0 di accertare l\u2019identit\u00e0 e di assicurarsi della accettazione presso paesi terzi, viene suggerito da Barba e Pivetti di imitare il meccanismo in essere in Gran Bretagna (prima espulsione, poi appello<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref42\">[42]<\/a>) e di sopportare il maggiore costo delle espulsioni sistematiche di tutti i clandestini per qualche anno, con la certezza che questa politica disincentiver\u00e0 efficacemente le partenze. Un potente effetto di dissuasione (p. 156).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per contrastare l\u2019ingresso, infine, ci sarebbero tre linee di intervento:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Una serrata controinformazione capillare sui rischi del viaggio,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Un aumento del costo e della difficolt\u00e0 dello stesso,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">3-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Un aumento del rischio che alla fine si riveli inutile (in quanto si viene espulsi),<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>La facilit\u00e0 \u00e8, infatti, un fattore potente di spinta<\/em>. Bisogna impedirla con una lotta senza quartiere e coordinata ai trafficanti, aumentando il potere di interdizione navale, e comunque operando nei porti il controllo e le azioni conseguenti su coloro che arrivano (in completa e totale sicurezza).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Conclusione.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, per Barba e Pivetti \u201cla libert\u00e0 di movimento dei capitali, delle merci e delle persone, ovvero i tre aspetti principali della mondializzazione, costituiscono anche i tre maggiori ostacoli che si frappongono a ogni miglioramento duraturo delle condizioni di vita dei ceti popolari di qualsiasi nazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa frase, che racchiude il programma della trilogia, e per ora di questo primo libro, definisce l\u2019orizzonte \u201criformista\u201d dello stesso. Non si tratta di definire la migliore via per la rivoluzione mondiale (che potrebbe ben essere la generale disperazione e la guerra che ne conseguirebbe), ma il miglioramento strutturale, ovvero permanente, delle condizioni concrete della vita dei lavoratori concreti. Un\u2019analisi concreta della situazione concreta<a href=\"#_ftn43\" name=\"_ftnref43\">[43]<\/a>, l\u2019esatto opposto del generico umanesimo della sinistra francese nel suo \u201c<em>Manifesto per l\u2019accoglienza degli immigrati<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn44\" name=\"_ftnref44\">[44]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nel 1918 Lenin, combattendo le posizioni massimaliste che emergevano nella confusa fase di avvio della rivoluzione, ebbe a scrivere che \u201cla frase rivoluzionaria sulla guerra rivoluzionaria pu\u00f2 causare la rovina della rivoluzione\u201d<a href=\"#_ftn45\" name=\"_ftnref45\">[45]<\/a>. La \u201cfrase rivoluzionaria\u201d \u00e8 \u201c<em>parole d\u2019ordine magnifiche, attraenti, inebrianti, che non hanno nessun fondamento sotto di s\u00e9<\/em>\u201d. Le parole d\u2019ordine sono \u2018magnifiche\u2019 perch\u00e9 contengono solo \u201csentimenti, desideri, collera, indignazione\u201d, ma niente di altro. Quando si pronunciano \u2018frasi rivoluzionarie\u2019, continuo a leggere, \u201csi ha paura di analizzare la realt\u00e0 oggettiva\u201d. E, ancora, poco dopo, \u201cse non sai adattarti, se non sei disposto a strisciare sul ventre, nel fango, non sei un rivoluzionario, ma un chiacchierone\u201d, ci\u00f2 non significa che piaccia, ma che \u201cnon c\u2019\u00e8 altra via\u201d<a href=\"#_ftn46\" name=\"_ftnref46\"><sup>[46]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0che tenere conto della realt\u00e0; la \u201crivoluzione mondiale\u201d, che prevedrebbe di abbandonare la costruzione del socialismo intanto dove concretamente si pu\u00f2 tentare, per Lenin arriver\u00e0 pure, ma, scrivendo nel 1918, \u201cper ora \u00e8 solo una magnifica favola, una bellissima favola\u201d<a href=\"#_ftn47\" name=\"_ftnref47\">[47]<\/a>; dunque crederci nell\u2019immediato significa che \u201csolo nel vostro pensiero, nei vostri desideri superate le difficolt\u00e0 che la storia ha fatto sorgere\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Le difficolt\u00e0 che la storia ha fatto sorgere si superano solo quando si pone alla base della propria tattica, anzitutto e soprattutto,\u00a0<em>l\u2019analisi precisa della situazione obiettiva<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn48\" name=\"_ftnref48\">[48]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Quel che gli autori tentano \u00e8 una cosa del genere<\/em>, analisi precisa di una situazione obiettiva. Ricerca di soluzioni pratiche, che non prevedano, per arrivare ad una condizione di maggiore mobilitazione e potere popolare, disinnescando la meccanica dell\u2019incapsulamento delle energie del lavoro attuata a partire dalla crisi degli anni ottanta dal capitalismo internazionale (e dall\u2019imperialismo americano). E di arrivarvi senza\u00a0<em>ridurre alla disperazione e alla pazza strage interna il popolo\u00a0<\/em>(Gramsci, 1919)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La questione posta al centro, il vero e proprio snodo ineludibile, senza il quale si spendono solo \u201cparole inebrianti\u201d, restando entro il perimetro, anche se inconsapevole, del pensiero liberale (o di quella sublimazione che \u00e8 l\u2019anarchismo), \u00e8 che \u201cciascuna di queste tre libert\u00e0 [di movimento di merci, persone e capitali] ostacola il perseguimento di politiche di pieno impiego e redistributive\u201d (p.173). E lo fa \u201cin quanto genera concorrenza tra lavoratori di paesi diversi caratterizzati al loro interno da differenti rapporti di forza tra capitale e lavoro e da una diversa coscienza di classe\u201d. Secondo il vecchio modellino di Engels, ma non sostanzialmente contraddetto neppure da Marx nella sua opera maggiore, aumentano la concorrenza tra lavoratori per evitare che la sua riduzione induca alla concorrenza tra le imprese per accaparrarseli.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Partire dal problema delle migrazioni ha in definitiva questo senso: che delle tre meccaniche chiave del neoliberismo che si \u00e8 imposto in occidente, tramite la mondializzazione, i flussi migratori sono il canale pi\u00f9 diretto. E sono quello percepito pi\u00f9 chiaramente, fisicamente, dai ceti popolari.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La soluzione non pu\u00f2 essere che il potenziamento, radicale e drastico, dell\u2019offerta dei servizi sociali e del welfare.\u00a0La vera soluzione \u00e8 questa, non sono i muri, ma bisogna capirsi bene: nessuno pu\u00f2 essere accolto se viene subito affidato alla socializzazione di mercato, perch\u00e9 questa scaricher\u00e0 sempre su di noi tutto ci\u00f2 che per esso non ha valore. Lo scaricher\u00e0 nelle nostre periferie e nelle aree di abbandono. Il problema dell\u2019immigrazione,\u00a0\u00e8 quindi, in realt\u00e0, il problema di una socializzazione distorta guidata dal mercato.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Porre la cosa in questi termini significa, per essere concreti, dover affrontare importanti conseguenze. Occorre recuperare\u00a0la capacit\u00e0 della societ\u00e0, nella sua espressione politica, di riprendere in mano il suo destino. E bisogna farlo prima di accogliere e\u00a0<em>per poterlo fare<\/em>\u00a0integralmente. Dunque puntare ad una societ\u00e0 inclusiva, che \u00e8 quel che tutti vogliamo, autori inclusi, significa necessariamente ottenere la piena occupazione ed un societ\u00e0 nella quale ognuno si sente protetto e riconosciuto per il contributo che pu\u00f2 dare. Una societ\u00e0 che, pu\u00f2 essere generosa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E\u2019 necessario muoversi verso questo obiettivo con una chiara e consapevole\u00a0strategia di transizione, che rimette il lavoro al suo posto come veicolo primario di socializzazione e che passa per un sistematico potenziamento delle capacit\u00e0 dei nostri territori di sostenere una vita dignitosa, della pubblica amministrazione di far fronte ai bisogni dei cittadini e del lavoro di non sottrarsi a chi lo desidera. Bisogna inserire questa strategia entro un ripensamento delle strutture pi\u00f9 estrattive della mondializzazione, superando \u201cfree trade\u201d e piena mobilit\u00e0 dei capitali e libert\u00e0 di spostare gli investimenti, ma anche tagliare le lunghe catene del debito che intrappolano il mondo e costringono in posizione coloniale pi\u00f9 di met\u00e0 dello stesso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Un grande programma necessario, per il quale questo libro \u00e8 un utile tassello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; La sempiterna denuncia di \u201crazzismo\u201d a qualsiasi idea considerata deviante tradisce con la forza di un riconoscimento fisiognomico la provenienza di classe dell\u2019attuale sinistra, il suo essere ormai ridotta ai fortini delle zone \u201cZtl\u201d.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Si tratta di una sorta di pensiero di gruppo, tanto pi\u00f9 forte quanto pi\u00f9 il gruppo si restringe e si sente assediato, una dinamica etologica anche naturale, e quindi pu\u00f2 riguardare anche persone che individualmente avrebbero ragioni di sentire ben altra egemonia.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, \u201c<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/lavoro-e-sindacato\/16510-aldo-barba-e-massimo-pivetti-il-lavoro-importato-brevi-note-ai-commenti.html\">Il lavoro importato: brevi note ai commenti<\/a>\u201d su Sinistrainrete.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Viene raccontato un piccolo episodio, lo riporto: \u201cNel suo Ritorno a Reims, edito in Italia da Bompiani, il sociologo e filosofo francese Didier Eribon analizza il suo sconcerto di fronte all\u2019 \u2018irrigidimento razzista\u2019 degli ambienti popolari di sinistra, sviluppatosi in Francia nel corso degli anni Settanta e Ottanta. I suoi genitori, egli racconta, entrambi operai comunisti, avevano ottenuto a met\u00e0 degli anni Sessanta un appartamento in una cit\u00e9 di case popolari, di quelle situate ai confini delle citt\u00e0 e fino ad allora abitate quasi esclusivamente da francesi o da immigrati provenienti da paesi europei:<br \/>\n\u2018<em>Non sopportando pi\u00f9 la nuova situazione nel quartiere, i miei genitori decisero di lasciare l\u2019appartamento per fuggire da ci\u00f2 che consideravano un\u2019intrusione molto pericolosa, in un mondo che prima apparteneva a loro di cui si sentivano sempre pi\u00f9 spodestati. Mia madre si lamentava soprattutto della \u2018sfilza\u2019 dei figli di questi ultimi arrivati, che urinavano e defecavano sulle scale e che, una volta adolescenti, fecero sprofondare il quartiere nel regno della microcriminalit\u00e0, in un clima di paura e insicurezza. Era fuori di s\u00e9 per il degrado del palazzo, evidente sui muri lungo le scale, sulle porte delle cantine individuali, nei sottoscale e sulle cassette delle lettere all\u2019entrata \u2013 che non appena riparate venivano subito distrutte \u2013 da cui la posta e i giornali sparivano troppo spesso. Per non parlare dei danni alle macchine per strada: specchietti rotti, carrozzerie graffiate \u2026 Non sopportava pi\u00f9 il rumore continuo e gli odori di una cucina diversa, n\u00e9 le urla del montone che, per la festa dell\u2019 \u2018id al-kabir, veniva sgozzato nel bagno dell\u2019appartamento al piano di sopra. Le sue descrizioni provenivano dalla realt\u00e0 o dalla fantasia? Senza dubbio da entrambe. Ma non sono la persona adatta per dirlo, visto che non abitavo pi\u00f9 con loro e che non andavo mai a trovarli. Quando al telefono le dicevo \u2013 non riusciva a parlare d\u2019altro \u2013 che esagerava, mi rispondeva: \u2018Si vede che non \u00e8 casa tua. Nei quartieri dove abiti tu, queste cose mica le vedi\u2019. Che avrei potuto risponderle?\u2019<\/em>\u201d.<a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Robert M.Solow, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/09\/robert-m-solow-lavoro-e-welfare.html\"><em>Lavoro e welfare<\/em><\/a>\u201d, 1998. L\u2019argomento del premio nobel 1987, esponente tra i pi\u00f9 importanti della \u201csintesi neoclassica\u201d, e specialista della crescita, da cui il suo famosissimo modello, e della \u201cteoria dei salari di efficienza\u201d, \u00e8 che le \u201cpolitiche attive del lavoro\u201d, promosse nel 1996 da Clinton e rapidissimamente imitate da tutta la sinistra mondiale, con i suoi \u201cwork requirement\u201d e \u201ctime limits\u201d (i sussidi sono subordinati alla disponibilit\u00e0, dell\u2019assistito, di accettare le offerte di lavoro alle condizioni offerte dal mercato \u2013ad esempio un ingegnere che si vedesse offrire un posto da cameriere a basso salario dovrebbe accettare o perdere i sussidi- e alla condizione ulteriore che nella vita non se ne possono usufruire per pi\u00f9 di cinque anni complessivi) sono altamente controproducenti. La cosa non pu\u00f2 essere guardata solo dal lato dell\u2019offerta, come se bastasse \u201cche i cani randagi si comportino come cani da riporto perch\u00e9 la selvaggina cominci ad abbondare\u201d. In verit\u00e0 la cosa \u00e8 molto pi\u00f9 complicata e intanto molti \u201ccani\u201d non hanno effettivamente le attitudini richieste per prendere la selvaggina, poi \u00e8 questa ad essere il problema. Per assumere qualcuno ci vuole in sostanza la necessit\u00e0, cio\u00e8 la domanda.<br \/>\nAndiamo alla sostanza del suo argomento: l\u2019immediato ingresso \u201cforzoso\u201d nel mondo del lavoro degli ex assistiti del welfare (provocato intenzionalmente dal modello di Clinton) provoca effetti a cascata. Infatti la posizione che qualifica \u201cestrema\u201d, secondo la quale il lavoro \u00e8 infinitamente elastico e basta solo raggiungerlo per averlo (cio\u00e8 quella che vede l\u2019unico problema nelle pretese di remunerazione troppo alte dei \u201cfannulloni\u201d) non \u201cdescrive bene il nostro mondo\u201d. D\u2019altra parte il lavoro non \u00e8 neppure totalmente rigido (e dipendente solo dalla domanda di servizi o di beni espressa dalla societ\u00e0), perch\u00e9 conserva una qualche \u201ccapacit\u00e0 di adattamento\u201d. Ci\u00f2 che succederebbe in un mondo realistico (che \u00e8 in qualche punto in mezzo, pi\u00f9 vicino al secondo modello) \u00e8 che la forza lavoro dequalificata, costretta a mettersi in gioco a qualsiasi prezzo, spingerebbe verso il basso i salari dei lavoratori appena pi\u00f9 qualificati. Un datore di lavoro potrebbe scegliere di sostituire due lavoratori attivi con tre lavoratori ex \u2013welfare pi\u00f9 economici (ma da formare). Ma questi due, ex lavoratori a questo punto si rimetterebbero in cerca di lavoro sospingendo gi\u00f9 i salari dei lavoratori \u201cdi secondo livello\u201d (cio\u00e8 ancora pi\u00f9 qualificati di un piccolo gradino), e li sostituirebbero. Cos\u00ec via fino a qualche livello intermedio nel quale l\u2019onda si smorzerebbe. Tutto questo \u201crimescolamento\u201d avrebbe anche implicazioni macroeconomiche, agendo sulla domanda aggregata e sugli altri fattori strutturali dell\u2019economia (inclusa la produttivit\u00e0 e l\u2019attitudine all\u2019innovazione, entrambe danneggiate), ed avremmo alla fine \u201cun\u2019economia con un salario complessivamente pi\u00f9 basso\u201d. Cosa che \u00e8 probabilmente lo scopo originario di alcuni nella manovra (sospetta Solow).Che fare? La ricetta dell\u2019economista \u00e8 semplice, \u201cbisogner\u00e0 deliberatamente creare un adeguato numero di posti di lavoro per gli ex assistiti, o attraverso una qualsiasi forma di impiego nel settore pubblico, o attraverso l\u2019estensione di speciali e sostanziosi incentivi al settore privato (profit e no profit)\u201d (p. 43). E farlo \u201cin quantit\u00e0, localizzazione e forma adatti alle persone che dovranno occuparli\u201d. Sapendo che, nelle condizioni delle nostre societ\u00e0 orientate ai servizi e fortemente trasformate dall\u2019impatto delle tecnologie labor-saving bisogner\u00e0 \u201cnuotare contro corrente\u201d (p. 44).\u00a0Nessuno lo ha ascoltato, e la sinistra meno di tutti.<a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Il che \u00e8 vero, infatti gli autori hanno in programma di attaccare anche la libert\u00e0 di scambio delle merci senza limiti e del capitale. Si veda, ad esempio, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/03\/dani-rodrik-e-tempo-di-pensare-al.html\">E\u2019 tempo di pensare in proprio al libero scambio<\/a>\u201d.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, Friedrich Engels, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/07\/fredrich-engels-la-situazione-della.html\"><em>La situazione della classe operaia in Inghilterra<\/em><\/a>\u201d, 1844. Nel libro il giovane industriale si scaglia contro le \u201cpoor laws\u201d del 1834 (antesignane, secondo la lettura di Robert Solow, della riforma clintoniana) inquadrando il meccanismo produttivo e la costruzione di spazio e tempo dominati dalla fredda logica della concorrenza. Quando scriver\u00e0 la prefazione, pochi anni prima di morire, emerger\u00e0 una tesi che ritorna costantemente, insieme ad una prospettiva del crollo inevitabile:\u00a0<em>le condizioni materiali creano il degrado, che rende inumano l\u2019uomo, ma insieme esse generano la necessit\u00e0 soggettiva e collettiva del riscatto, che infallibilmente arriver\u00e0<\/em>. Il dolore del mondo sar\u00e0 riscattato, in questo mondo stesso, dalle stesse forze che esso ha messo in moto.\u00a0Nel capitolo che tratta del meccanismo della concorrenza scrive: \u201cquesta concorrenza tra gli operai ha un solo limite; nessun operaio vorr\u00e0 lavorare per meno di quello che \u00e8\u00a0necessario per la sua esistenza; se proprio deve morire di fame, preferisce subire questa sorte rimanendo in ozio piuttosto che lavorando. Naturalmente, questo limite \u00e8 relativo; c\u2019\u00e8 chi ha bisogni maggiori o \u00e8 abituato a maggiori comodit\u00e0 di un altro; l\u2019inglese, che conserva un certo grado di civilt\u00e0, ha maggiori esigenze dell\u2019irlandese, che si veste di stracci, mangia patate e dorme in un porcile. Ma ci\u00f2 non impedisce che l\u2019irlandese faccia concorrenza all\u2019inglese, abbassando gradatamente il salario, e con esso il grado di civilt\u00e0, dell\u2019operaio inglese al proprio livello\u201d (p.143). Ma la dinamica della concorrenza crea anche un ciclo che nel 1845 Engels descrive come fasi di boom seguite da crolli causate dalla intrinseca anarchia del capitalismo. La concorrenza tra operai determina una costante tendenza a generarsi di una \u201cpopolazione superflua\u201d, quando \u00e8 poca i salari salgono, quindi \u201cgli operai stanno meglio, i matrimoni si moltiplicano, aumenta il numero delle nascite, crescono pi\u00f9 bambini, finch\u00e9 si producono operai a sufficienza; se ce ne sono troppi, i prezzi cadono, subentrano la disoccupazione, la miseria, la fame e di conseguenza di ci\u00f2 le epidemie, che falciano la \u2018popolazione superflua\u2019\u201d. Qui si segue Smith e Malthus. Ma la concorrenza porta anche a migliorare sempre il rendimento del lavoro e quindi a generare costantemente disoccupati. Ma i \u201csuperflui\u201d escono dal mercato, non possono pi\u00f9 comprare nulla e cessa quindi la domanda delle merci che acquistavano. Cessando la domanda \u201cnon \u00e8 pi\u00f9 necessario fabbricarle\u201d e quindi non servono altri operai. Il meccanismo si alimenta ed accelera. Ci\u00f2 \u00e8 causato alla fine dall\u2019anarchia regnante in una produzione che \u201cnon \u00e8 intrapresa per il soddisfacimento immediato dei bisogni, ma per il guadagno\u201d, dove inoltre \u201ctutto avviene al buio, in modo irrazionale, pi\u00f9 o meno alla merc\u00e9 del caso\u201d (p.148). Di seguito Engels descrive un meccanismo irrazionale di boom seguito da un crollo, gli spiriti animali che si lanciano, ognuno per suo conto, a seguire ogni ipotesi di arricchimento e che si influenzano a vicenda. E, in genere ogni cinque anni, determinano improvvise crisi di fiducia. La soluzione \u00e8 di associarsi e lottare per far cessare la competizione tra gli operai in modo che siano, al contrario, i datori di lavoro ad entrare in concorrenza tra di loro per doversi assumere. Dato che la borghesia pu\u00f2 restare tale solo accrescendo la propria ricchezza e questa attraverso il lavoro degli \u201coperai\u201d, nel modello a due attori di Engels se questi sono tutti occupati \u201cla concorrenza tra gli operai cade e ha inizio la concorrenza reciproca tra i borghesi. Il capitalista in cerca di operai sa bene che, con i prezzi che salgono in conseguenza dell\u2019aumento della domanda [perch\u00e9 si \u00e8 in condizioni di piena occupazione], egli otterr\u00e0 un guadagno maggiore, e quindi preferir\u00e0 pagare un salario un po&#8217; superiore anzich\u00e9 lasciarsi sfuggire tutto il guadagno\u201d (p.144).<a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Michele Castaldo \u00e8 una mia vecchia conoscenza, anche se credo non sia reciproco il ricordo: parecchi anni fa a Napoli, in via San Biagio dei Librai, a Palazzo Marigliano, era attivo un baretto e centro di controinformazione gestito da un gruppo di compagni di area autonomia operaia (almeno io cos\u00ec ricordo) e Michele ne era il leader. Si tratta quindi di una figura storica della sinistra radicale napoletana, anche se ora mi pare sia a Roma, e ne esprime bene le posizioni prevalenti.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; In realt\u00e0 l\u2019Italia \u00e8 un paese semi-imperiale, o semi-centrale, lo si nota facilmente anche osservando i flussi migratori. Siamo lo snodo, infatti, di un \u201ccrocevia migratorio\u201d, con importanti flussi di lavoratori deboli che entrano, collocandosi in posizione che Ricolfi identifica bruscamente come \u201cservile\u201d (cfr. Luca Ricolfi, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/luca-ricolfi-la-societa-signorile-di.html\">La societ\u00e0 signorile di massa<\/a><\/em>\u201d, 2019) sia l\u2019esportazione di lavoratori semi-forti verso paesi collocati in posizione pi\u00f9 alta nella catena del valore e per questo in grado di attrarli. E\u2019 necessario allora individuare i fenomeni che si verificano nelle\u00a0<em>aree di diradamento<\/em>, in quelle\u00a0<em>di densificazione<\/em>\u00a0e in quelle\u00a0<em>di sostituzione<\/em>, sia il sottostante meccanismo economico-sociale. La divisione internazionale del lavoro, determina un fenomeno di \u201c<em>causazione circolare cumulativa<\/em>\u201d, per il quale, come si trov\u00f2 a dire Kaldor gi\u00e0 nel 1971, \u201cla dispersione dei tassi di aumento dei salari tra le diverse aree tende sempre ad essere considerevolmente pi\u00f9 piccola di quella relativa alle variazioni della produttivit\u00e0\u201d, o ancora, \u201cle aree che crescono di pi\u00f9 tendono ad acquisite un vantaggio competitivo cumulativo rispetto a quelle che crescono a tassi inferiori\u201d. Si pu\u00f2 dire in altre parole che i tassi di aumento dei salari si distribuiscono secondo una dispersione molto meno forte di quella della produttivit\u00e0. Quindi che in conseguenza la variazione dei salari monetari non riesce a compensare automaticamente la differenza che si crea nei tassi di incremento della produttivit\u00e0. Per questo motivo \u201cil tasso di sviluppo economico delle diverse aree del mondo non tende ad uno stato di equilibrio uniforme ma, al contrario, tende a cristallizzarsi in un numero limitato di aree ad elevata crescita\u00a0<em>il cui successo ha l\u2019effetto di inibire lo sviluppo di altre aree<\/em>\u201d. Sul piano tecnico i \u201csalari efficienti\u201d (ovvero il rapporto tra i salari e la produttivit\u00e0) resteranno allora sempre indietro nelle aree meno dense, e progressivamente. Con ci\u00f2 aumenta il vantaggio competitivo delle aree forti, con buona pace per ogni teoria dell\u2019equilibrio generale. Non stupisce, in queste condizioni, che l\u2019atteso incremento di produttivit\u00e0 individuale, che in grande misura dipende dall\u2019ambiente di inserimento, e il relativo aumento delle opportunit\u00e0 salariali spingano individualmente, in assenza di forze intenzionalmente controdirette, le risorse umane che si considerano eccedenti nei paesi deboli a trasferirsi in quelli forti.<br \/>\nQuesta dinamica, per\u00f2, va nella stessa identica direzione del rafforzamento progressivo delle aree \u2018centrali\u2019 a danno di quelle immediatamente pi\u00f9 periferiche in una sorta di \u2018<em>scala della dipendenza<\/em>\u2019. La concentrazione dei capitali, in cerca di remunerazioni pi\u00f9 elevate ed efficienti, si traduce in tassi pi\u00f9 favorevoli e migliore facilit\u00e0 agli investimenti, \u2018effetti rete\u2019, e processi di \u2018<em>causazione circolare cumulativa<\/em>\u2019; quindi si rende necessaria e si genera un\u2019attrazione crescente della forza-lavoro mediamente pi\u00f9 qualificata delle aree \u2018semi-periferiche\u2019 per raffreddare la tendenza dei salari a seguire l\u2019aumento della produttivit\u00e0 lasciando costante, se non declinante, il tasso di sfruttamento. Con un tasso di sfruttamento costante, in presenza di una tendenziale crescita della composizione organica del capitale , si ha infine, e necessariamente, un calo del saggio di profitto, che, se prolungato pu\u00f2 mettere a rischio la riproduzione del sistema, inducendo ad un arresto degli investimenti. E\u2019 per questo che l\u2019attrazione della forza lavoro da inserire al livello pi\u00f9 basso della scala del valore, spingendo fuori o disciplinando quelli che vi erano in precedenza (una parte verso l\u2019alto, una parte verso l\u2019emigrazione a loro volta), determina la conservazione della condizione dell\u2019accumulazione.Nel contesto di politiche mercantiliste, \u201cimpoverisci il vicino\u201d, che sono tipiche di questa fase ad egemonia nordica in Europa, questo processo tende a scalare con andamento dal \u201ccentro\u201d alle \u201cperiferie\u201d, progressivamente specializzandosi in senso inverso. In altre parole, man mano che ci si allontana dal centro ad alta capitalizzazione, interconnessione e specializzazione funzionale (nel contesto di una divisione del lavoro internazionale), sono attratte risorse umane meno specializzate ed espulse quelle via via pi\u00f9 specializzate. Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/appunti-sulleconomia-politica-delle.html\">Appunti sull\u2019economia politica delle emigrazioni: il caso dei paesi semicentrali<\/a>\u201d.\u00a0\u00a0<a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Lo abbiamo gi\u00e0 visto, Engels \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/07\/fredrich-engels-la-situazione-della.html\">La situazione della classe operaia in Inghilterra<\/a><\/em>\u201d, 1844.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Si pu\u00f2 trovare il suo curriculum\u00a0<a href=\"https:\/\/www.docenti.unina.it\/webdocenti-be\/allegati\/contenuti\/22556\">qui<\/a>.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; E\u2019 l\u2019autore di uno dei saggi pi\u00f9 rilevanti di \u201c<em>Dinamiche della crisi mondiale<\/em>\u201d, Editori Riuniti, 1988, insieme ad Arrighi, Hosbawm, Lipietz, Mandel, Wallerstein. Riccardo Parboni muore prematuramente a soli 43 anni, poco dopo la pubblicazione del saggio. In suo nome viene pubblicato il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.worldcat.org\/title\/riccardo-parboni-1945-1988-in-memoriam\/oclc\/84328419\">numero 55<\/a>\u00a0di \u201cStudi e Ricerche\u201d, dell\u2019Universit\u00e0 di Modena con interventi di Biasco, Graziani, Gunder Frank e Wallerstein.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Di cui abbiamo letto il famoso libro, con Massimo d\u2019Angelillo, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/09\/leonardo-paggi-massimo-dangelillo-i.html\"><em>I comunisti italiani e il riformismo<\/em><\/a>\u201d, 1986, ma anche il pi\u00f9 recente contributo in \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/05\/barba-dangelillo-lehndorff-paggi-somma.html\"><em>Rottamare Maastricht<\/em><\/a>\u201d, e il suo\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/04\/retrospettive-e-discussioni-leonardo.html\">intervento<\/a>\u00a0alla commemorazione di Ingrao.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Scrive, \u201c\u00e8 che in Italia oggi l\u2019area delle rendite improduttive, parassitarie, si sia estesa in modo patologico. E poich\u00e9 il salario non \u00e8 comprimibile in una societ\u00e0 democratica, quello che ne fa le spese \u00e8 il profitto d\u2019impresa&#8230; le rendite prelevate da un sistema distributivo arcaico e precapitalistico hanno decurtato il salario reale e hanno costretto i sindacati a scaricare sulle imprese le loro necessit\u00e0. La stessa osservazione potrei ripetere per la rendita edilizia: l\u2019alto costo delle case e degli affitti remunera la speculazione edilizia: i suoi effetti si scaricano sulle imprese attraverso le richieste dei sindacati [Scalfari 1972].\u201d<br \/>\n<a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda: \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/12\/24-gennaio-1978-lintervista-di-eugenio.html\">24 gennaio 1978, intervista di Eugenio Scalfari a Luciano lama: la politica dei sacrifici<\/a>\u201d.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Per una retrospettiva si veda Fernando Vianello, \u201c<a href=\"http:\/\/merlino.unimo.it\/campusone\/web_dep\/materiali_discussione\/0442.pdf\">La facolt\u00e0 di Economia e Commercio di Modena nella prima fase della sua vita<\/a>\u201d, 2003.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Alcuni interventi di quegli anni, che, come si vede, sono attinenti all\u2019oggetto di questo saggio:<br \/>\n1971\u00a0<em>Le esportazioni di capitali e l\u2019efficacia delle misure coercitive<\/em>, Universit\u00e0 degli Studi di Modena, Studi e ricerche del Dipartimento di Economia politica, n. 1, Modena; ripubblicato con il titolo Esportazioni di capitali, composizione della domanda e distribuzione del reddito in Pivetti [1979], pp. 12-34.1973\u00a0<em>Esportazioni di capitali e salari reali<\/em>, in Rinascita, n. 33, 24 agosto; ripubblicato in AA. VV. [1974a], pp. 27-35.1975a\u00a0<em>Disoccupazione e bassi salari<\/em>, in Rinascita, n. 5, 31 gennaio.1975b\u00a0<em>Il problema del controllo dai prezzi ai capitali<\/em>, in Rinascita, n. 6, 7 febbraio.1979\u00a0<em>Bilancia dei pagamenti e occupazione in Italia<\/em>, Torino, Rosenberg &amp; Sellier<a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Aldo Barba, Massimo Pivetti, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/11\/aldo-barba-massimo-pivetti-la-scomparsa.html\"><em>La scomparsa della sinistra in Europa<\/em><\/a>\u201d.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; Per un coraggioso tentativo di riordino delle idee si veda Onofrio Romano, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/08\/onofrio-romano-la-liberta-verticale.html\">La libert\u00e0 verticale<\/a><\/em>\u201d, 2019, o Carlo Formenti, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/08\/carlo-formenti-il-socialismo-e-morto.html\">Il socialismo \u00e8 morto. Viva il socialismo!\u201d.<\/a><\/em><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/01\/romano-prodi-interventi-sulleuro-e.html\">Romano Prodi, \u2018interventi sull\u2019euro e l\u2019Europa\u2019<\/a>\u201d<br \/>\n<a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Per il concetto di \u201ccrocevia migratorio\u201d, che dovrebbe essere applicato al caso si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/09\/appunti-sulleconomia-politica-delle.html\">Appunti sull\u2019economia politica delle emigrazioni: il caso dei paesi semi-periferici<\/a>\u201d.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pierangelo_Garegnani\">qui<\/a>.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Piero_Sraffa\">qui<\/a>.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0&#8211; E\u2019 ad esempio il punto centrale della \u201cconfutazione\u201d, inconsapevolmente mainstream che il trotskista Mauro Vanetti, condendola con le rituali accuse di razzismo, compie nel suo \u201c<em>La sinistra di destra<\/em>\u201d, Alegre, 2019.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0&#8211; La questione \u00e8 del tutto analoga all\u2019effetto indotto dalle macchine. La \u201clegge di Say\u201d \u00e8 ripresa da Adam Smith, ma contestata da Ricardo e trova sempre nuove forme.\u00a0\u00c8 chiaro, almeno dal famoso capitolo di Ricardo sulle \u201cmacchine\u201d (in \u201c<a href=\"http:\/\/amzn.to\/2mn32SI\"><em>Principi di economia politica e dell\u2019imposta<\/em><\/a>\u201d del 1817), che\u00a0<em>il punto dirimente \u00e8 la velocit\u00e0<\/em>\u00a0con la quale il progresso introdotto dalle tecnologie si produce (o la velocit\u00e0 con la quale la forza lavoro viene sopravanzata e sostituita, rispetto all\u2019assorbimento di questa). Se questo \u00e8 \u201cimprovviso\u201d le conseguenze per il mondo del lavoro possono essere molto forti. Lo stesso concetto si trova enunciato nel 1930, quando Keynes scrive \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/01\/john-maynard-keynes-prospettive.html\">Prospettive economiche per i nostri nipoti<\/a><\/em>\u201d, e poi negli anni sessanta, ad esempio proposto da Meade (\u201c<em><a href=\"http:\/\/amzn.to\/2lZ0Kbe\">Efficiency, Equality and the Ownership of Property<\/a><\/em>\u201d, 1965)\u00a0o da Minsky (\u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/07\/hyman-minsky-combattere-la-poverta.html\">Combattere la povert\u00e0<\/a><\/em>\u201d).\u00a0Oggi si ripresenta ancora quello che, appunto Meade, chiamava\u00a0<em>il dilemma distributivo<\/em>\u00a0causato dalla possibilit\u00e0 che dopo un certo punto i benefici della crescita vadano in modo squilibrato a vantaggio dei profitti, a causa della crescita dell\u2019automazione rispetto al lavoro (o dell\u2019immigrazione rispetto alla offerta di lavoro presente).<br \/>\n<a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0&#8211; vedi nota 21.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a>\u00a0&#8211; E\u2019 il fenomeno messo in evidenza, se pur letto in una chiave del tutto diversa, da Ricolfi, in \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/luca-ricolfi-la-societa-signorile-di.html\"><em>La societ\u00e0 signorile di massa<\/em><\/a>\u201d, 2019.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a>\u00a0&#8211; Nel 2017 in una famosa audizione il Presidente pro tempore dell\u2019Inps, Tito Boeri, alla Commissione Migranti della Camera dei Deputati, sostenne facendo uso di una linea argomentativa perfettamente neoclassica che i lavoratori immigrati non producono alcuno \u201cspiazzamento\u201d. Per la fallacia di tale argomentazione si veda, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/07\/tito-boeri-e-limmigrazione-lassenza-di.html\">Tito Boeri e l\u2019immigrazione: l\u2019assenza di spiazzamento<\/a>\u201d.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, ad esempio \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/11\/diritto-alla-citta-e-questione-della.html\">Questioni urbane: la politica della casa<\/a>\u201d.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a>\u00a0&#8211; Paul Collier, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/03\/paul-collier-exodus.html\"><em>Exodus<\/em><\/a>\u201d. Nel testo di questi \u00e8 evidenziato che i fenomeni pi\u00f9 rilevanti sono quelli sociali, e non quelli economici, rilevanti soprattutto localmente. In ogni caso esistono, come nel caso del commercio internazionale, dei vincitori e dei vinti, i primi sono i datori di lavoro (che, attenzione, non sono solo gli industriali, ma anche i borghesi che utilizzano il lavoro delle colf o dei fac totum) e in qualche misura gli stessi immigrati (nella misura in cui la mera quantit\u00e0 di denaro sia un valore in s\u00e9) i secondi certamente i ceti deboli con i quali entrano in oggettiva competizione sia per i salari, sia per le case, sia per il welfare.Ma emigrare costa e richiede organizzazioni, sia durante il viaggio sia, e soprattutto, una volta giunti a destinazione. Rivestono quindi importanza cruciale e strategica le \u201cdiaspore\u201d. In sostanza la presenza di una comunit\u00e0 locale strettamente coesa di concittadini, culturalmente compatibili, determina un enorme abbattimento dei costi di emigrazione sopportati, ma rischia anche di ostacolare l\u2019integrazione. Le diaspore, quindi, sono decisive nel far accelerare il fenomeno e nell\u2019allontanare il possibile punto di equilibrio e stabilizzazione. Con le parole di Collier: \u201cil tasso migratorio \u00e8 determinato dall\u2019ampiezza del divario di reddito, dal livello di reddito nei paesi di origine e dalle dimensioni della diaspora\u201d (p.32).Il flusso dell\u2019immigrazione dipende dal divario di reddito e dallo stock di migranti precedente che non si \u00e8 integrato. In particolare la dimensione dello stock non integrato (ovvero della \u2018diaspora\u2019) dipende dalla trasmissione interpersonale della cultura e degli obblighi. Chiaramente il perimetro delle diaspore \u00e8 fluido e continuamente attraversato da persone che arrivano e da persone che, integrandosi, ne escono.Ci sono tre semplici conclusioni:1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La migrazione dipende dalle dimensioni della diaspora (che, in sostanza, la attrae),2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La migrazione alimenta la diaspora, mentre l\u2019integrazione la diminuisce,3-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0L\u2019indice di integrazione (percentuale di chi esce dalla diaspora ogni anno) dipende dalla dimensione, quanto pi\u00f9 grande \u00e8 la diaspora quanto pi\u00f9 piccolo \u00e8 l\u2019indice.Come sostiene anche Robert Putnam (che non \u00e8 un autore conservatore), inoltre, l\u2019immigrazione riduce il capitale sociale della popolazione autoctona, la mutua considerazione e la propensione a tenere conto dell\u2019equit\u00e0. Dunque in effetti, per una serie di ragioni tecniche e di psicologia sociale, pi\u00f9 sale la diversit\u00e0, pi\u00f9 peggiora l\u2019erogazione dei beni pubblici (tesi di fondo del famoso libro di Alesina e Glaeser, citato a pag. 79). E ci\u00f2 tanto pi\u00f9 quanto pi\u00f9 \u00e8 grande la distanza culturale.Contrariamente alla normale intuizione dunque: \u201cdato un certo divario di reddito tra i paesi di origine e il paese ospitante, pi\u00f9 il paese d\u2019origine \u00e8 culturalmente distante dal paese ospitante, pi\u00f9 alto sar\u00e0 il tasso migratorio nel tempo\u201d (p.85), quindi anche pi\u00f9 alti i costi sociali connessi alla perdita di fiducia.<a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a>\u00a0&#8211; Utilizzato ampiamente anche da Branko Milanovic, nel suo \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2018\/04\/branko-milanovic-ingiustizia-globale.html\"><em>Ingiustizia globale<\/em><\/a>\u201d, del 2016. Un testo nel quale denuncia la stagnazione del ceto medio dei paesi ricchi, ma finisce per giudicarlo comunque effetto di un \u201csentiero di progresso\u201d, in quanto figlio dell\u2019apertura.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a>\u00a0&#8211; Nella versione di Milanovic, particolarmente interessante, riprendendo un autore centrale dell\u2019insorgenza neoliberale come Pritchett,\u00a0\u00e8\u00a0<em>espressamente\u00a0<\/em>posta in competizione l\u2019alternativa tra l\u2019aumento dei \u201csalari degli individui in patria\u201d con lo spostamento dei lavoratori esterni. La questione del conflitto distributivo tra le classi \u00e8 quindi posta.<a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a>\u00a0&#8211; Aldo Barba, Massimo Pivetti, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/11\/aldo-barba-massimo-pivetti-la-scomparsa.html\"><em>La scomparsa della sinistra in Europa<\/em><\/a>\u201d.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Riccardo Staglian\u00f2, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/10\/riccardo-stagliano-lavoretti.html\"><em>Lavoretti<\/em><\/a>\u201d, o \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/01\/platform-capitalism-e-confini-del.html\"><em>Platform capitalism<\/em><\/a>\u201d<br \/>\n<a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a>\u00a0&#8211; In particolare nella Postfazione, Joseph Stiglitz, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/08\/joseph-stiglitz-postfazione-leuro.html\"><em>L\u2019Euro<\/em><\/a>\u201d, .<br \/>\n<a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Le eccezioni sono quando un flusso di lavoratori molto qualificati induce, concentrandosi magari in qualche \u201chub dell\u2019innovazione\u201d un incremento della produttivit\u00e0 e questa trascina verso l\u2019alto i salari. potrebbe essere il caso di alcuni casi di studio molto famosi, come l\u2019emigrazione da Cuba (paese ad altissima scolarizzazione) concentrata in un\u2019area relativamente ristretta nella quale preesistevano reti di accoglienza e socializzazione potenti. Oppure un flusso di rifugiati ricchi, con i beni al seguito, che pu\u00f2 indurre un incremento della domanda di beni, e quindi effetti a cascata sulla produzione ed i salari. Certo, in questo caso, potrebbero esseri pesanti effetti collaterali sul mercato immobiliare, e in generale sull\u2019inflazione dei beni bersaglio della spesa, rendendoli inaccessibili ai lavoratori locali.<a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\">[37]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/marxists.catbull.com\/archive\/lenin\/works\/1907\/oct\/00.htm\">Il congresso socialista internazionale di Stoccarda<\/a>\u201d, 1908.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\">[38]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda \u201cLa Pravda\u201d, 22, 29 ottobre 1913, \u201c<a href=\"https:\/\/marxists.catbull.com\/archive\/lenin\/works\/1913\/oct\/29.htm\">Capitalismo e immigrazione dei lavoratori<\/a>\u201d.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\">[39]<\/a>\u00a0&#8211; Werner Sombart, \u201c<em>Perch\u00e9 negli Stati Uniti non c\u2019\u00e8 il socialismo?\u201d, 1906.<br \/>\n<\/em><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\">[40]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/06\/frammenti-circa-piccole-polemiche-sulle.html\">Frammenti, circa piccole polemiche sulle lettere di Marx (1870)\u201d<\/a><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn41\">[41]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/vladimir-ilic-lenin-limperialismo-fase.html\">Vladimir Lenin, \u2018L\u2019imperialismo fase suprema del capitalismo<\/a>\u201d, 1915<br \/>\n<a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn42\">[42]<\/a>\u00a0&#8211; L\u2019espulsione avviene comunque e l\u2019appello contro questa pu\u00f2 essere presentato solo presso l\u2019ambasciata nel paese di destinazione.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref43\" name=\"_ftn43\">[43]<\/a>\u00a0&#8211; Cio\u00e8 l\u2019esatto opposto della posizione che si basa \u201csulla mera fraselogia ampollosa, sulla frenesia operaia, sull\u2019entusiasmo romantico [che] \u00e8 solo un demagogo, non \u00e8 un rivoluzionario\u201d, come scrisse Gramsci nel giugno 1919 circa gli anarchici (si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/11\/antonio-gramsci-lo-stato-e-il.html\">Antonio Gramsci, \u2018Lo stato e il socialismo\u2019, 1919<\/a>\u201d), mentre, invece, \u201cSono necessari, per la rivoluzione, uomini dalla mente sobria, uomini che non facciano mancare il pane nelle panetterie, che facciano viaggiare i treni, che provvedano le officine di materie prime e trovino da scambiare i prodotti industriali coi prodotti agricoli, che assicurino l&#8217;integrit\u00e0 e la libert\u00e0 personale dalle aggressioni dei malviventi, che facciano funzionare il complesso dei servizi sociali\u00a0<em>e non riducano alla disperazione e alla pazza strage interna il popolo<\/em>. L&#8217;entusiasmo verbale e la sfrenatezza fraseologica fanno ridere (o piangere) quando uno solo di questi problemi deve essere risolto anche solo in un villaggio di cento abitanti\u201d.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref44\" name=\"_ftn44\">[44]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/10\/il-manifesto-per-laccoglienza-degli.html\">Il \u2018Manifesto per l\u2019accoglienza degli immigrati\u2019 e la sinistra francese<\/a>\u201d.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref45\" name=\"_ftn45\">[45]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Vladimir I. Lenin, \u201c<em>Rivoluzione in occidente e infantilismo di sinistra<\/em>\u201d, ed. Riuniti, 1974, p.3. Il libretto \u00e8 in realt\u00e0 una raccolta di interventi diversi nell\u2019aspro dibattito che nel 1918 si tenne sulla pace separata con la Germania (<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Trattato_di_Brest-Litovsk\">pace di Brest-Litovsk<\/a>), che Lenin difende dalle critiche rivolte in nome della necessaria \u201cguerra rivoluzionaria\u201d e dell\u2019imminente aiuto da parte del proletariato tedesco. Quando a gennaio 1918 la Germania avanza un ultimatum, chiedendo condizioni molto dure in termini di perdite territoriali e versamenti in natura, si apre un dibattito nel quale gli allora alleati dei bolscevichi, i \u2018socialisti-rivoluzionari di sinistra\u2019, propongono, insieme a Nikolai Bucharin, la prosecuzione della guerra. Contro tutte queste opposizioni Lenin scrive a febbraio l\u2019articolo \u201c<em>Sulla frase rivoluzionaria<\/em>\u201d, mentre l\u2019esercito di oltre sei milioni di uomini russo era stato smobilitato, per sostituirlo con un esercito volontario pi\u00f9 efficace (la \u201cArmata Rossa\u201d), da Lev Trotsky e la Germania aveva ripreso l\u2019avanzata. Il 3 marzo Lenin, che aveva proposto le sue dimissioni, impone la firma del Trattato, perdendo circa 56 milioni di abitanti, ovvero il 32% della popolazione, un terzo delle ferrovie, tre quarti dei minerari ferrosi e il 90% della produzione di carbone. Fortunatamente la successiva sconfitta della Germania, che aveva occupato i territori nominalmente indipendenti, porta al ritiro delle truppe e quindi alla loro contesa nella guerra civile russa che infurier\u00e0 fino al 1923.<a href=\"#_ftnref46\" name=\"_ftn46\">[46]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0In \u201c<em>Rapporto sulla guerra e la pace<\/em>\u201d, 7 marzo 1918, op. cit. p.69<a href=\"#_ftnref47\" name=\"_ftn47\">[47]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Continua: \u201ccomprendo benissimo che ai bambini piacciono le belle favole, ma mi domando: \u00e8 dato ad un rivoluzionario serio credere alle favole?\u201d<a href=\"#_ftnref48\" name=\"_ftn48\">[48]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0In \u201c<em>Rapporto sulla ratifica del Trattato di pace<\/em>\u201d, 14 marzo 1918, op. cit., p.99.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/12\/aldo-barba-massimo-pivetti-il-lavoro.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/12\/aldo-barba-massimo-pivetti-il-lavoro.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; Il\u00a0libro\u00a0di Aldo Barba e Massimo Pivetti avvia una trilogia sulle tre \u201clibert\u00e0\u201d del progetto europeo nato con l\u2019Atto Unico e consolidato dal Trattato di Maastricht, fondatore della Unione Europea. Si svolge in sei passi:\u00a0nel primo\u00a0sono richiamati i dati relativi all\u2019immigrazione nei diversi paesi europei e la loro progressione nel tempo;\u00a0quindi\u00a0viene descritta la dinamica che si \u00e8 generata nel settore dei lavoro lungo la stratificazione dello stesso, ovvero quella della&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":35687,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-elR","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55171"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=55171"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55171\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":55172,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55171\/revisions\/55172"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/35687"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=55171"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=55171"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=55171"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}