{"id":5518,"date":"2012-01-13T22:45:50","date_gmt":"2012-01-13T22:45:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=5518"},"modified":"2012-01-13T22:45:50","modified_gmt":"2012-01-13T22:45:50","slug":"5518","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=5518","title":{"rendered":"Una iattura chiamata Europa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Uno scritto redazionale di &quot;Indipendenza&quot; il cui impianto, bench&eacute; siano trascorsi anni da quando, a met&agrave; del 2005, fu redatto, rimane ancora attuale e concorre ad offrire una panoramica di un processo di neocolonizzazione che si muove a tappe e a tutto campo, da tempo. Da ben prima del 2005.<\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">&nbsp;***<\/span><\/span><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">&nbsp;<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Il mito dell&rsquo;Europa continua ad infrangersi alla prova dei fatti. Politicamente, &egrave; arrivata la salutare mazzata del &ldquo;No&rdquo; al &ldquo;Trattato costituzionale europeo&rdquo; in Francia ed Olanda, che probabilmente non sarebbero stati i soli a respingerlo se in altri Stati membri fosse stato consentito ai propri popoli di pronunciarsi in merito invece di ratificare il Trattato in Parlamento. <\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Economicamente, cresce il malcontento di settori anche piccolo-medio imprenditoriali nei confronti dell&rsquo;euro e delle relative politiche sottostanti. Finanziariamente, il fallimento del Consiglio Europeo di met&agrave; giugno sul rifinanziamento del bilancio comunitario per gli anni 2007-2013 riflette l&rsquo;esistenza di rapporti di forza ed una confliggenza di interessi economici e politici tra gli Stati membri (nell&rsquo;occasione, principalmente Francia e Germania da un lato, Gran Bretagna dall&rsquo;altro) non facilmente conciliabili.<!--more--><\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Nel sistema dominante, che assume l&rsquo;ideologia di mercato come orizzonte, una qualsiasi impresa, di fronte a questo disfacimento generalizzato, non potrebbe far altro che <em>portare le carte in tribunale<\/em> per dare corso alla procedura fallimentare. Eppure, nonostante i duri colpi subiti, il processo d&rsquo;integrazione europea non si ferma.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Al momento, per aggirare il rischio di <em>impasse<\/em> provocato dal &ldquo;No&rdquo; di Francia ed Olanda, due le strategie in campo. Primo: dilatazione, come concordato nel Consiglio Europeo dei capi di Stato e di governo di met&agrave; giugno, dei tempi del processo di ratifica del Trattato negli altri Stati membri, con rinvio <em>sine die<\/em> delle consultazioni referendarie <em>a rischio<\/em> previste in Danimarca, Gran Bretagna, Polonia e Repubblica Ceca. L&rsquo;obiettivo &egrave; <em>prendere tempo<\/em>, confidando nel ridimensionamento dell&rsquo;onda lunga del &ldquo;No&rdquo; francese ed olandese ed in una ripetizione del referendum nei paesi dissenzienti. Secondo: &laquo;<em>trapiantare<\/em>&raquo;, come anticipato in Italia da Giuliano Amato (&quot;Corriere della Sera&quot;, 30 maggio 2005), alcune componenti del &ldquo;Trattato costituzionale&rdquo; nel Trattato di Nizza del 2000, ultimo aggiornamento della serie di Trattati del processo di costruzione europea. <em>Tecnicamente<\/em> figurerebbero tra tali &ldquo;pezzi&rdquo; la creazione di un Ministro degli Esteri europeo, di un servizio diplomatico unificato e di un sistema decisionale del Consiglio Europeo basato sul raggiungimento del 55% dei consensi tra gli Stati che rappresentano il 65% della popolazione europea. Tradotto in termini politici, si mira a potenziare ed <em>oliare<\/em> meglio un meccanismo <em>gi&agrave;<\/em> funzionale agli obiettivi strategici d&rsquo;oltre Atlantico, avanzando nel processo di cessione di competenze a Bruxelles ed ampliando gli ambiti da escludere dal diritto di veto statale: chi dissentir&agrave;, dovr&agrave; comunque accodarsi.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">&nbsp;<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Sull&rsquo;Europa alla fine restano infatti sempre inevasi due interrogativi di fondo: quali benefici ha portato l&rsquo;euro e pi&ugrave; in generale il processo di integrazione? A chi giova la sua imposizione?<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Quel che si pu&ograve; rilevare, da constatazioni di fatti e anche prescindendo dalla galassia di relazioni ed intrecci societari <em>tra<\/em> ed <em>entro<\/em> oligarchie politiche ed economiche delle due sponde dell&rsquo;Atlantico, &egrave; che a trarre benefici dal progressivo ridimensionamento delle sovranit&agrave; statali e nazionali e dall&rsquo;omologazione subalterna al modello socio-economico USA &egrave; proprio il capitalismo statunitense. <\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Ecco alcuni punti-chiave che il &ldquo;Trattato costituzionale europeo&rdquo; intende elevare addirittura al rango di legge costituzionale: &ldquo;compatibilit&agrave;&rdquo; della difesa europea con la dipendenza dalla NATO; una politica monetaria gestita da una Banca Centrale Europea indifferente alle stesse esigenze di crescita capitalistica degli Stati membri e di fatto supina alle esigenze economico-commerciali statunitensi; i principi della &ldquo;concorrenza&rdquo; e della &ldquo;economia di mercato aperta&rdquo;, fattori di impedimento per lo sviluppo di una politica industriale e pretesti per lo smantellamento dello Stato sociale e la mercificazione dei servizi pubblici tanto amb&igrave;ti (non solo) dai &ldquo;poteri forti&rdquo; di casa nostra; la <em>camicia di forza<\/em> del Patto di stabilit&agrave; europeo su deficit annuale di bilancio e debito pubblico, che gli Stati Uniti sono ben lungi dall&rsquo;assumere; la liberalizzazione dei movimenti di capitale, da cui &egrave; conseguita la preminenza di agenzie di <em>rating<\/em>, banche d&rsquo;affari e fondi d&rsquo;investimento statunitensi nell&rsquo;assetto capitalistico non solo italiano. Perch&eacute; non ci si chiede come mai, da quindici-venti anni a questa parte, come ad esempio si pu&ograve; rilevare dalle pagine economiche dei principali quotidiani nazionali, i suddetti organismi finanziari statunitensi hanno assunto un peso specifico tale da condizionare il costo delle emissioni di titoli di Stato, delle obbligazioni delle imprese partecipate dallo Stato e degli Enti territoriali sempre pi&ugrave; indebitati verso l&rsquo;estero, sovrintendere gli assetti proprietari di banche ed imprese, financo condizionare, se non addirittura promuovere le stesse strategie imprenditoriali e, in una dinamica di cause-effetti sociali, i destini della nazione e dei suoi abitanti?<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Tutti questi ed altri fattori stanno facendo del processo di unificazione europea quella &ldquo;testa di ponte&rdquo; degli Stati Uniti verso l&rsquo;Asia in funzione anti-cinese, preconizzata dall&rsquo;influente politologo statunitense Brzezinski (<em>La grande scacchiera<\/em>, Longanesi) e pi&ugrave; volte avallata anche da figure di vertice delle amministrazioni statunitensi come la segretaria di Stato Condoleezza Rice e lo stesso presidente Bush, che, ancora subito dopo il &ldquo;No&rdquo; francese, incoraggiavano a proseguire l&rsquo;integrazione e l&rsquo;allargamento europeo. Obiettivo a medio termine in via di consolidamento &egrave; la creazione di un mercato unico economico e finanziario euro-atlantico. Assolutamente recepito, a Bruxelles, come impegno anche in una risoluzione del Parlamento europeo del 13 gennaio 2005 sulle &ldquo;relazioni transatlantiche&rdquo; e perorato da associazioni euro-atlantiche come il Trans-Atlantic Business Dialogue (TABD) e il Transatlantic Policy Network (TPN), <em>lobbies<\/em> che riuniscono imprenditori e parlamentari delle due sponde dell&rsquo;Atlantico.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\"><br \/>\n\t&nbsp;<\/span><\/span><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Tali nodi di dipendenza vengono del tutto sottaciuti al popolo italiano, cui &egrave; stato financo negato il diritto ad esprimersi direttamente sul &ldquo;Trattato costituzionale europeo&rdquo;, approvato in fretta e furia in Parlamento approfittando dell&rsquo;attenzione catalizzata dalla morte di Papa Wojtyla. I massmedia, dal canto loro, in sintonia con le &eacute;lite sub-dominanti italiote rimuovono i nodi essenziali sottostanti l&rsquo;introduzione dell&rsquo;euro scaricandone dapprima le responsabilit&agrave; quasi esclusivamente sulla &ldquo;inflazione percepita&rdquo;, quindi sulle speculazioni dei commercianti, taluno arrivando a trovare il capro espiatorio nella mancata introduzione dell&rsquo;euro di carta. Pressoch&eacute; nessuno che ad esempio rilevi come in Gran Bretagna, Danimarca e Svezia &ndash;Stati membri dell&rsquo;Unione Europea che non hanno adottato l&rsquo;euro&ndash; il tasso di crescita capitalistica e di converso il rapporto debito pubblico\/PIL, monitorato dalla Commissione Europea, abbiano conosciuto un miglioramento grazie ai valori delle esportazioni non penalizzate, al contrario dei paesi aderenti all&rsquo;euro, dalla politica di rivalutazione <em>osservata<\/em> dalla Banca Centrale Europea, che ha peggiorato i rapporti di scambio delle merci della <em>zona euro<\/em> con il resto del mondo ed incoraggiato la fuoriuscita di capitali e la delocalizzazione di industrie. N&eacute; tanto meno emerge alcuna forza che si ponga prioritariamente il rifiuto del progetto colonizzatore di Washington e della sua <em>cinghia di trasmissione<\/em> di Bruxelles e si adoperi per contrastarne le relative politiche a tutto campo, generatrici di sfaldamento economico e di conseguente precariet&agrave;, malessere e impoverimento. Spiace rilevare che, in Italia, sia solo la Lega, per opportunistiche ragioni di visibilit&agrave; politica da tradurre in consenso elettorale il prossimo anno, a cogliere il crescente malcontento verso la moneta unica europea, proponendo per&ograve; semplicistiche risposte (<em>fuori dall&rsquo;euro, ritorno alla lira e aggancio al dollaro<\/em>) e soprattutto senza denunciare ed indicare come fronteggiare gli imprescindibili nodi di dipendenza succitati e porsi il problema della conquista di una piena sovranit&agrave;, senza la quale continuer&agrave; il peggioramento delle condizioni economiche e sociali di vita.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\"><br \/>\n\t&nbsp;<\/span><\/span><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Oggi, in Italia, ci si trova nelle condizioni in cui non c&rsquo;&egrave; conoscenza e nemmeno percezione delle problematiche di fondo in gioco. Al pi&ugrave; si fantastica di altre Europe possibili diversamente <em>colorate<\/em> a seconda di chi la propone. Cos&igrave; facendo non ci si rende conto che di fatto si porta acqua al mulino dell&rsquo;Europa che gi&agrave; c&rsquo;&egrave;, e pur ipoteticamente, comunque, si porta anche acqua ad una inevitabile idea di Europa imperiale o imperialista.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Pensiamo al mondo variegato della destra, che blatera di &ldquo;Patria&rdquo; sciogliendola in megastrutture sovranazionali dal retrogusto imperiale e di detta Patria sacrifica dignit&agrave; e sovranit&agrave; nazionale, nonch&eacute; gli stessi interessi materiali dei suoi strati sociali maggioritari. Pensiamo al mondo variegato della sinistra, che in larghissima parte ha sostituito o sovrapposto il valore dell&rsquo;internazionalismo di liberazione con il mito fantasmagorico dell&rsquo;Europa ciarlando di una inevitabilit&agrave; dovuta alla crisi irreversibile dello Stato-nazione. Si tratta di ideologismo prescrittivo di fatto filo-imperiale. A difendere meglio i propri interessi sono quegli Stati sovrani che mantengono l&rsquo;indipendenza delle proprie funzioni, al di l&agrave; poi di giudizi di merito. Lo sono gli Stati Uniti, ad esempio, ma anche la Cina, il cui dinamismo capitalistico &egrave; in ultima istanza da ricondurre proprio ad una indipendenza statale refrattaria alle imposizioni statunitensi. Il declino dello &ldquo;Stato-nazione&rdquo;, insomma, non &egrave; frutto di una prescrizione del Fato, ma l&rsquo;esito ricercato dalle classi <em>compradore<\/em> sub-dominanti che accettano le leggi del &ldquo;<em>Washington Consensus<\/em>&rdquo;.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">La nostra critica all&rsquo;Europa &egrave; un rifiuto a priori per qualsiasi altra Europa. Meditata e circostanziata. Non la si legga come una rivendicazione di isolazionismo o di autarchia, ma quale politica di apertura basata sulla necessaria libert&agrave; di autodecisione, di partecipazione dei popoli alla costruzione del proprio futuro, di cooperazioni libere ed eventualmente revocabili che abbiano di mira gli interessi delle classi popolari <em>nella<\/em> nazione e non quelli delle classi capitalisticamente dominanti, poco importa se asservite o concorrenziali con loro omologhe extranazionali. Senza autodeterminazione nazionale, nessuna liberazione sociale &egrave; possibile. Da un&rsquo;effettiva sovranit&agrave; nazionale e da conseguenti politiche antimperialiste ed anticapitaliste, pu&ograve; germogliare una nuova visione dei rapporti fra Stati fondata su rispetto, solidariet&agrave; e cooperazione. Alternative serie e concrete a questi obiettivi non se ne vedono.<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\"><br \/>\n\t<\/span><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 16px;\"><strong><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Indipendenza<\/span><\/strong><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 16px;\"><strong><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">(n. 18 &#8211; luglio\/agosto 2005)<\/span><\/strong><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\"><br \/>\n\t<\/span><\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno scritto redazionale di &quot;Indipendenza&quot; il cui impianto, bench&eacute; siano trascorsi anni da quando, a met&agrave; del 2005, fu redatto, rimane ancora attuale e concorre ad offrire una panoramica di un processo di neocolonizzazione che si muove a tappe e a tutto campo, da tempo. 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