{"id":55315,"date":"2020-01-21T09:30:29","date_gmt":"2020-01-21T08:30:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55315"},"modified":"2020-01-20T20:23:55","modified_gmt":"2020-01-20T19:23:55","slug":"nancy-fraser-il-vecchio-muore-e-il-nuovo-non-puo-nascere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55315","title":{"rendered":"Nancy Fraser, \u201cIl vecchio muore e il nuovo non pu\u00f2 nascere\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il\u00a0<a href=\"https:\/\/amzn.to\/37VnI8Q\">libricino<\/a>\u00a0raccoglie interventi\u00a0rivolti a inquadrare la crisi in corso scritta tra il\u00a02017 e 2019 della studiosa americana Nancy Fraser, molto nota per le sue posizioni critiche sul femminismo liberale<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0e il \u201cneoliberismo progressista\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Sembrerebbe, con particolare riferimento all\u2019elezione a sorpresa di Donald Trump nel 2016, di essere alle prese con una crisi politica ma \u00e8 piuttosto, a parere della Fraser, una crisi \u2018globale\u2019. Caratterizzata in ogni luogo dell\u2019occidente dal \u201cdrammatico indebolimento, se non un vero e proprio crollo, dell\u2019autorit\u00e0 delle classi politiche costituite e dei partiti\u201d. Ma questa \u00e8 solo la componente politica di una crisi che ha dimensioni economiche, ecologiche e sociali; tutti processi convergenti che finiscono per \u201cdisintegrare\u201d l\u2019ordine sociale neoliberale. Ovvero quell\u2019ordine che si \u00e8 costituito a partire dall\u2019alleanza, reale e potente, tra due strani partner: le correnti liberali conservatrici tradizionali, espresse in America a partire dagli anni cinquanta nel lavoro continuo di alcuni influenti e ben finanziati centri culturali<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, e il contributo decisivo per la legittimazione sociale e politica della confluenza dei nuovi movimenti sociali (femministi, antirazzisti, del multiculturalismo, ambientalismo e diritti Lgbtq+). Questo \u201cblocco egemonico\u201d \u00e8 quel che la Fraser chiama \u201c<em>neoliberismo progressista<\/em>\u201d. I due improbabili partner uniscono lo spirito libertario e individualista dei movimenti anti-autoritari, e quindi anche antistatalisti, degli anni sessanta, con tutto il loro variopinto colore, ai \u201csettori pi\u00f9 dinamici, lussuosamente simbolici e finanziari, dell\u2019economia degli Stati Uniti (Wall Street, la Silicon Valley e Hollywood)\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. \u00c8 chiaro che, per esprimersi in forma sintetica le due forze sono tenute insieme da una coincidenza di orientamenti, figlia dello spirito del tempo, sulla\u00a0<em>distribuzione<\/em>\u00a0da una parte, e sul\u00a0<em>riconoscimento<\/em>\u00a0dall\u2019altra (una svalutazione della prima e rivalutazione della seconda). Di fatto, nascosto dall\u2019esaltazione della promozione individuale e della meritocrazia veniva tenuto insieme un programma economico \u201cespropriativo e plutocratico\u201d (quello della Scuola di Chicago, ammantato da anarco-liberalismo<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>) con una politica di riconoscimento liberale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quella che unisce le sue forze, perch\u00e9 condivide in sostanza gli stessi avversari e lo stesso spirito, \u00e8 una potente e molto ben finanziata corrente neoliberale, che lavora per liberare le forze del mercato dalla mano dello Stato<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0e dal fardello delle politiche \u201ctassa e spendi\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0e per questo punta a liberalizzare e quindi globalizzare l\u2019economia capitalistica. Ne segue la finanziarizzazione (che in parte precede), lo smantellamento delle barriere alla libera circolazione dei capitali, l\u2019esplosione del debito predatorio e la deindustrializzazione occidentale, accompagnata dall\u2019industrializzazione selettiva di parte del vecchio \u201cterzo mondo\u201d (riclassificato come \u201cin via di sviluppo\u201d). Naturalmente l\u2019attacco ai sindacati e la crescita del lavoro sottopagato e precario, quando non direttamente della disoccupazione. Queste politiche, precisa la Fraser, sono imputate alla coppia Thatcher-Reagan, ma in realt\u00e0 vengono implementate in questa completa purezza, e quindi potenza, solo da quella Clinton-Blair. Ed hanno devastato gli standard di vita delle classi operaie e medie, trasferendo in modo davvero rilevante ricchezza verso l\u2019alto<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. Per dare qualche numero, negli Usa dal 1980 al 2016 la popolazione totale ha visto crescere il reddito del 63% (in Cina del 831%), ma la fascia del 50% pi\u00f9 povero della popolazione solo del 5%, mentre quella dell\u20191% del 206% (il 10% del 123%). Per vedere una parte della popolazione il cui reddito sia cresciuto quasi a livelli cinesi bisogna in Usa andare allo 0,001%, ovvero ai primi 3.200 contribuenti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Una politica economica di questo tipo, enormemente regressiva per la maggioranza dei lavoratori e di chi non dispone di ingente capitale economico (o almeno sociale e culturale), pu\u00f2 diventare il centro dinamico di un nuovo blocco egemonico che sostituisca quello del \u201cNew Deal\u201d solo se viene presentata come \u201cprogressista\u201d. Dunque i \u201cnuovi democratici\u201d (a volte autoidentificati come \u201cradicali\u201d) portano l\u2019ingrediente essenziale: una politica di riconoscimento progressista. La Fraser, che a questa fase non \u00e8 stata estranea<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0individua un ethos di riconoscimento solo superficialmente egualitario ed emancipativo, al cui centro ci sono le nozioni di \u201cdiversit\u00e0\u201d, e quindi le prassi di \u201cemancipazione delle donne\u201d, dei diritti Lgbtq+, postrazziali e ambientaliste<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. Anche senza avvedersene l\u2019eguaglianza passa per quello che storicamente era il suo contrario, la meritocrazia<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0per cui lo scopo diventa dare pi\u00f9 mezzi a chi ha \u201ctalento\u201d, in particolare se membro di una qualche autoattribuita minoranza. Come scrive la Fraser, \u201cquesto ideale \u00e8 intrinsecamente di classe, orientato a garantire che gli individui \u2018meritevoli\u2019 appartenenti a \u2018gruppi sottorappresentati\u2019 possano conseguire posizioni e redditi in modo paritario rispetto agli uomini bianchi etero della stessa classe. La variante femminista \u00e8 significativa, ma non l\u2019unica, purtroppo. Basandosi sull\u2019idea di \u2018fare un passo in avanti\u2019 e \u2018rompere il soffitto di vetro\u2019, le sue principali beneficiarie potevano essere solo quelle gi\u00e0 in possesso del capitale sociale, culturale ed economico necessario. Tutte le altre sarebbero rimaste nel seminterrato\u201d<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Questa \u00e8 la forma politica che ha convinto e sedotto tutte le principali correnti dei movimenti progressisti e le ha fatte entrare nel blocco egemonico<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Sono loro che hanno portato in dote l\u2019ingrediente decisivo: il carisma del \u201cnuovo spirito del capitalismo\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. Ovvero hanno emanato quella che chiama \u201cun\u2019aura di emancipazione, un fremito di eccitazione\u201d, associando la svolta di politica economica neoliberale, e la mondializzazione che ne \u00e8 conseguita, con un tono \u201clungimirante, liberatorio, cosmopolita e moralmente avanzato\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La battaglia egemonica, che ha visto il suo fronte pi\u00f9 avanzato nel neocentrismo clintoniano, ha prima disarticolato il residuo del blocco sociale dei newdealer che negli Usa era rappresentato dalle organizzazioni del lavoro, dagli afroamericani, le classi medie urbane e qualche fazione del grande capitale interessato alla domanda interna. Quindi ha creato una nuova alleanza forgiata dal \u201cclintonismo\u201d, come successivamente dal \u201cNew Labour\u201d di Blair, formata invece da imprenditori, banchieri, abitanti ricchi dei sobborghi, e \u201clavoratori simbolici\u201d, ma anche nuovi movimenti sociali, giovani. Il miracolo \u00e8 stato di conservare l\u2019appoggio di ispanici ed altre minoranze razziali sovrasfruttate che, semplicemente, non sapevano dove altro andare. Nella campagna 1991-92, cruciale, Bill Clinton ha vinto parlando di diversit\u00e0, multiculturalismo, diritti delle donne, mentre raccoglieva da Goldman Sachs cifre record promettendo la pi\u00f9 piena liberalizzazione, come fece abolendo la legge Glass-Steagall<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Le sue prime azioni sono state il lancio della mondializzazione, gli accordi di libero scambio (come il Nafta), o l\u2019entrata della Cina nel WTO, e l\u2019esplosione di modelli di business come quello di Walmart che ha sede nel suo Stato di provenienza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">A questa proposta si oppose, a partire dagli stessi anni, un neoliberismo reazionario che puntava a far accettare le identiche politiche economiche regressive (per la maggioranza) con un diverso \u201cpacchetto identitario\u201d compensativo: etnonazionalista, anti-immigrati, tradizionalista religioso, \u201cquando non patriarcale, razzista ed omofobo\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Lo scontro \u00e8 stato per lo pi\u00f9 vinto dal \u201cneoliberismo progressista\u201d sacrificando la vecchia coalizione sociale ed i suoi luoghi. Ovvero passando dal modo di produzione fordista a quello della \u201caccumulazione flessibile\u201d, o, in altri termini, cambiando \u2018piattaforma tecnologica\u2019<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Avendo questo men\u00f9 a disposizione tra cui scegliere, che comunque implicava finanziarizzazione, deindustrializzazione ed arretramento dei ceti medi, e solo due forme alternative di neoliberismo vestito da giacchette identitarie alternative, un crescente segmento dell\u2019elettorato ha percepito un vuoto. Che dopo la crisi del 2007-8 non \u00e8 stato colmato dalla nuova versione del \u201cneoliberismo progressista\u201d proposta da Barac Obama. N\u00e9 dalla spinta del movimento \u201cOccupy Wall Street\u201d del 2011, ricondotto al solito mood ovvero al lato \u201cprogressista\u201d della formula di successo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma il terremoto, di cui \u201cOccupy\u201d era solo avvisaglia, \u00e8 alla fine arrivato nel 2015-16 con Sanders e Trump. Il secondo ha cercato di mettere a fuoco un blocco \u201cproto-egemonico\u201d che la Fraser chiama \u201c<em>populismo reazionario<\/em>\u201d, ovvero la combinazione di una politica di riconoscimento reazionaria con una politica di distribuzione populista. Sanders ha tentato invece la strada di un \u201c<em>populismo progressista<\/em>\u201d, che mette insieme le stesse politiche populiste distributive con una agenda \u201caperta\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per Fraser la vittoria di Trump ha portato all\u2019abbandono di fatto delle promesse distributive populiste, che per ora nulla hanno prodotto, e un surplus di politiche di riconoscimento reazionarie.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci\u00f2 aprirebbe una possibilit\u00e0 di recuperare la base sociale che ha voltato le spalle al \u201cneoliberismo progressista\u201d, sostanzialmente perch\u00e9 tradita dagli effetti distributivi, ma la sinistra americana (e non solo) reagisce con il \u201ccontrapporre la razza alla classe\u201d, ovvero puntare sull\u2019una o l\u2019altra in opposizione. Per la filosofa americana bisognerebbe vederne i nessi, per cui \u201cnessuno dei due pu\u00f2 essere sconfitto se l\u2019altro prospera\u201d<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La costruzione di un blocco \u201ccontroegemonico\u201d passa dunque per la lotta al capitalismo finanziario, una forma intrinsecamente predatoria, e le vecchie visioni, separando le donne meno privilegiate, le persone di colore, dalle femministe meritocratiche e gli altri travestimenti neoliberali. Inoltre passa per la lotta per recuperare una relazione con la classe operaia della rust belt o le aree periferiche e rurali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come esattamente lo possa fare non \u00e8 chiaro alla Fraser, in quanto la sua biografia personale e la sua formazione culturale di filosofa gli impediscono probabilmente di vedere quanto profondamente tutto questo sia connesso con la fase storica della mondializzazione, che \u00e8 la stessa parola della finanziarizzazione e della egemonia imperiale. Nell\u2019intervista con Bhaskar Sunkara, l\u2019editor di ispirazione trotskista di Jacobin<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>, confessa di non sapere \u201cse qualche nuova, ma non ancora conosciuta forma di capitalismo possa soddisfare questi imperativi \u2013 o se l\u2019unica soluzione possibile sia una societ\u00e0 postcapitalista, che possiamo o meno chiamare socialista\u201d. Ma dato che \u201c<em>il nostro mondo non pu\u00f2 e non deve tornare a un sistema di economie nazionali tra loro distinte<\/em>\u201d, perch\u00e9 \u201c<em>la strada sarebbe quella dei protezionismi concorrenti, della militarizzazione e della guerra mondiale<\/em>\u201d, allora bisognerebbe trovare la quadratura del cerchio di \u201c<em>una nuova economia politica che sia al tempo stesso globalizzata e a favore della classe operaia<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo passaggio chiave mostra, come in altri luoghi dell\u2019opera della nostra, che la studiosa americana, emersa dai movimenti che lei stessa critica come fiancheggiatori oggettivi dell\u2019insorgenza del neoliberismo progressista, non si \u00e8 completamente liberata dell\u2019ipnosi che prese un\u2019intera generazione. Senza salire al livello rarefatto delle forme astratte di capitalismo, quel che non sembra davvero comprendere \u00e8 che la mondializzazione \u00e8 l\u2019esatto contrario della garanzia di pace. Si tratta, essenzialmente, dell\u2019estensione dello sfruttamento predatorio dei differenziali di forza negoziale (in primis del lavoro e in via estesa di quelle che David Harvey chiama le \u201c<em>coerenze strutturate<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>, ovvero i compromessi di potere locali tra le classi, istituzionalizzati dalle forme politiche), sotto la protezione e l\u2019ombrello dello strapotere militare, e del soft power di quella che Samir Amin chiamava \u201cla triade\u201d<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>. Esiste un nesso strutturale, interno e necessario, tra la gerarchizzazione e la dipendenza, ovvero la costrizione dello spazio da parte del tempo. La dissoluzione apparente dei conflitti di classe e la loro ricomparsa compensativa come conflitti identitari. L\u2019interdetto, sostenuto dalla mera forza, a garantirsi autonomia e autogoverno, in primis economico, ha una funzione strettamente necessaria per proiettare le eccedenze (come si vede dall\u2019emergere di sempre pi\u00f9 ineguaglianza), di capitale, tecnologia e lavoro su una scala che da una parte conservi la stabilit\u00e0 interna ed eviti la sovrapproduzione e quindi svalutazione, dall\u2019altra consenta di estrarre ulteriore valore ai centri subalterni, costretti a restare aperti e quindi dipendenti. La mondializzazione, come non riesce a vedere la Fraser, \u00e8 tutt\u2019altro che un campo piatto di gioco, e la finanziarizzazione non \u00e8 affatto esente da cancelli ben muniti, solo che questi sono poco visibili e soprattutto dotati di chiave da un solo lato. \u00c8\u00a0<em>la geopolitica del capitalismo<\/em>, nella sua forma coerente con l\u2019attuale piattaforma tecnologica, che crea costantemente economie subalterne, coerenze strutturate incomplete (perch\u00e9 dipendenti) e \u201calleanze di classe\u201d mutilate. Ma questo schema non \u00e8 affatto altro dalla dipendenza e dalla condizione subalterna che soffrono le classi lavoratrici della rust belt, come sembra credere. \u00c8 uno schema che si scala all\u2019esterno ed all\u2019interno dei confini statuali, nel momento stesso in cui questi sono disattivati come strumento essenziale perch\u00e9 uno o l\u2019altro compromessi di potere locali tra le classi, istituzionalizzati dalle forme politiche, possa esercitarsi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Ma tutto ci\u00f2 \u00e8 lontanissimo da poter essere descritto come \u201cpace\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E\u2019 il diverso livello di sviluppo, maturit\u00e0 e coesione, e quindi di eccedenze, che costringe, al contrario, ad una lotta costante per sottomettere lo spazio proprio ed altrui e quindi determinare dipendenze alle diverse scale. Questa necessit\u00e0 interna di equilibrio (dei rapporti sociali di potere) crea quindi, sul piano della geopolitica, costantemente economie subalterne; forza le coerenze strutturate di queste ad essere \u201cincomplete\u201d (ed a completarsi solo con il contributo delle eccedenze importate) e le relative \u201calleanze di classe\u201d ad essere estese alla scala sovranazionale. Nel senso decisivo che queste coinvolgono in posizione di super-\u00e9lite anche la parte esteroflessa delle \u00e9lite \u2018centrali\u2019 ed in posizione subordinata le \u00e9lite \u2018periferiche\u2019.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo processo di estensione della competizione al fine di tenere sotto controllo ed alimentare gli spazi coloniali interni ed esterni, garantendo la protezione dell\u2019accumulazione e prevenendo la svalutazione, tende ad accumulare piramidi di debiti (nelle colonie) e di crediti (nei centri) e resta costantemente soggetto al rischio di precipitare subitaneamente in crisi di realizzazione, o di liquidit\u00e0. L\u2019insieme delle due si \u00e8 manifestata nel 2007-8. All\u2019epoca \u00e8 stato possibile far pagare alle periferie (ai Piigs in Europa, ai soliti noti in America, all\u2019Africa ed al medio oriente debole, a parte del Sud America e via dicendo) il prezzo perch\u00e9 l\u2019assetto di potere mondiale lo consentiva, ma oggi sta emergendo in modo prepotente un contropotere geopolitico (rappresentato, come ovvio dalla Cina e dai suoi alleati variabili) e la prossima crisi potrebbe trovare debitori non pi\u00f9 cos\u00ec disponibili al sacrificio.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, contrariamente a quel che sembra pensare la Fraser, ed invece coerentemente con quanto pensava, dall\u2019alto della sua esperienza, lord Keynes alla fine della sua vita, l\u2019estensione della finanza e della mondializzazione che ne \u00e8 solo altra parola non \u00e8 fattrice di pace,\u00a0<em>ma coltivatrice della guerra<\/em><a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. \u00c8 la dipendenza che crea le condizioni della guerra, come infatti \u00e8 stato al termine del ciclo di mondializzazione aperto negli ultimi decenni del XIX secolo e prolungatosi fino a che l\u2019egemonia inglese, sfidata da quella tedesca in Europa, dal potere industriale e finanziario americano e dall\u2019espansionismo giapponese, ha retto. Quelle che, sbagliando la diagnosi storica e seguendo in questo la retorica neoliberale,\u00a0<em>che si \u00e8 sempre promossa come garanzia di pace<\/em>, la Fraser vede come temibili \u201ceconomie nazionali tra loro distinte\u201d, e quindi \u201cprotezionismi concorrenti\u201d, sono solo aree dotate di \u201ccoerenza strutturale\u201d stabile, nelle quali il compromesso di classe, o comunque l\u2019equilibrio coerente con il livello dei mezzi di produzione e la composizione organica del capitale, riesce a garantire la circolazione e la riproduzione, riducendo la dipendenza. Senza essere completamente \u201cdistinto\u201d (mai, in pratica, le economie nazionali sono state completamente distinte),\u00a0<em>questa \u00e8 la garanzia della pace<\/em>. In quanto la pace si garantisce quando ognuno ha il suo, e nessuno ha vitale bisogno di estendere il saccheggio e la dipendenza, dunque l\u2019imperialismo. La pace riposa sulla creazione e protezione di una sufficiente domanda interna da garantire la riproduzione, in primo luogo dei lavoratori e di quelle classi i frazioni di esse che non possono vivere del saccheggio della domanda interna altrui e delle rendite derivanti dai vorticosi movimenti di capitale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Esiste perci\u00f2 una ragione interna profonda, connaturata al movimento proprio del capitalismo nella forma finanziaria, per cui \u00e8 del tutto impossibile avere \u201c<em>una nuova economia politica che sia al tempo stesso globalizzata e a favore della classe operaia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Non a caso a questa frase Sunkara, che probabilmente lo sa, risponde che \u201cil nostro punto di vista \u00e8 morale ed egualitario\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Suona come abbandono delle \u201crust belt\u201d, \u00e8 evidente che ci vuole pi\u00f9 coraggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Si pu\u00f2 leggere \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/11\/nancy-fraser-come-il-femminismo-divenne.html\">Nancy Fraser, \u2018Come il femminismo divenne ancella del capitalismo\u2019<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Si pu\u00f2 leggere \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/04\/nancy-fraser-contro-il-neoliberismo.html\">Nancy Fraser, \u2018Contro il neoliberismo progressista, un nuovo populismo progressista\u2019<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Il riferimento principale, ma non unico, \u00e8 alla \u201cBooth School of Business\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Chicago (gi\u00e0 The University of Chicago Graduate School of Business, nome preso dal 1959), che prende le tracce del lavoro sin dagli anni trenta della Mont Pelerin Society. Si veda per un\u2019ampia ricostruzione dell\u2019evoluzione del pensiero neoliberale, nelle sue plurime provenienze e correnti, Pierre Dardot, Christian Laval, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/02\/pierre-dardot-christian-laval-la-nuova.html\">La nuova ragione del mondo<\/a><\/em>\u201d, 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Nancy Fraser, \u201c<em>Il vecchio muore ed il nuovo non pu\u00f2 nascere<\/em>\u201d, Ombre Corte 2019, p.11.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, ad esempio, Milton Friedman, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/01\/milton-friedman-capitalismo-e-liberta.html\">Capitalismo e libert\u00e0<\/a><\/em>\u201d, 1962.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda il libro del 1980 di Milton e Rose Friedman \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/02\/commentando-milton-rose-friedman-liberi.html\">Liberi di scegliere<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Interpretazione a cui d\u00e0 un forte contributo, se pure inintenzionale, il best seller di James O\u2019Connor, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/02\/commentando-milton-rose-friedman-liberi.html\">La crisi fiscale dello Stato<\/a><\/em>\u201d, 1973.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda il recente, AAVV, \u201c<em>Rapporto sulle disuguaglianze nel mondo<\/em>\u201d, La nave di Teseo, 2019 (ed. or. 2017).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, ad esempio, il libro di Nancy Fraser e Axel Honneth, \u201c<em>Redistribuzione o riconoscimento?<\/em>\u201d, Meltemi 2007, ed or. 2003 che cade all\u2019avvio del percorso di ripensamento dell\u2019americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Fraser, op.cit., p.13<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Per una critica tempestiva del concetto di meritocrazia si veda Michael Young, \u201c<em>L\u2019avvento della meritocrazia<\/em>\u201d, Comunit\u00e0 editrice, 2014, ed or. 1994.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Fraser, op.cit., p.14<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Talvolta cooptandone i membri pi\u00f9 in vista nel sistema dei media, televisioni, giornali, e della riproduzione culturale, dipartimenti universitari, case editrici, etc. convertendo in direzione neoliberale l\u2019egemonia culturale marxista che in alcuni ambienti nazionali era la cifra degli anni cinquanta e sessanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Riferimento al libro di Dardot e Laval, cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Legge bancaria del 1933 che istitu\u00ec la Federal Deposit Insurance Corporation e meccanismi progettati per controllare la speculazione finanziaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/05\/appunti-sul-mutamento-della-piattaforma.html\">Appunti sul mutamento della piattaforma tecnologica del capitalismo contemporaneo<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Fraser, op.cit., p. 28.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Ed autore del \u201c<em>Manifesto socialista per il XXI secolo<\/em>\u201d, Tempi Nuovi 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; Tutti questi notevoli passaggi sono a p.59.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; David Harvey, \u201c<em>Geografia del dominio<\/em>\u201d, Ombre Corte, 2018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Ovvero l\u2019alleanza, non priva di competizione, tra un nuovo polo egemonico ed economico-militare formato, dopo il crollo del contropotere sovietico ed il riassorbimenti entro le medesime logiche di quello cinese, tra Stati Uniti, Europa e Giappone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda John Maynard Keynes, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/12\/john-maynard-keynes-moneta.html\">Moneta internazionale<\/a><\/em>\u201d, le varie versioni del suo progetto a Bretton Woods, il sistema della finanza scatenata e della mondializzazione sregolata produce solo, come sottolinea, \u201caccumuli di denaro non speso e di debiti non ripagati\u201d. Ovvero, io direi, accumuli di potere e di dipendenza, entrambi in cerca di vendetta. E di qui le tensioni che cercano, e pi\u00f9 volte trovano, espressione nelle armi. E qualunque sistema di cattura dei debitori da parte dei creditori (come l\u2019attuale Eurozona dell\u2019Unione Europea) prepara quella civile, di guerra.\u00a0Lo schema di Keynes lavora per la pace perch\u00e9 impedisce l\u2019accumulo di quello che l\u2019economista chiama \u201carsenali finanziari\u201d, in termini di riserve valutarie e debiti esteri che inevitabilmente sviluppano una vera e propria capacit\u00e0 di ricatto. Togliere da parte del creditore, di fatto, la possibilit\u00e0 al debitore di pagare (costringendolo a politiche recessive) allontana infatti la pace (\u201cpagare\u201d viene dal latino \u201cpax\u201d).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/01\/nancy-fraser-il-vecchio-muore-e-il.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/01\/nancy-fraser-il-vecchio-muore-e-il.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; Il\u00a0libricino\u00a0raccoglie interventi\u00a0rivolti a inquadrare la crisi in corso scritta tra il\u00a02017 e 2019 della studiosa americana Nancy Fraser, molto nota per le sue posizioni critiche sul femminismo liberale[1]\u00a0e il \u201cneoliberismo progressista\u201d[2]. Sembrerebbe, con particolare riferimento all\u2019elezione a sorpresa di Donald Trump nel 2016, di essere alle prese con una crisi politica ma \u00e8 piuttosto, a parere della Fraser, una crisi \u2018globale\u2019. 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