{"id":5540,"date":"2012-01-16T20:00:04","date_gmt":"2012-01-16T20:00:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=5540"},"modified":"2012-01-16T20:00:04","modified_gmt":"2012-01-16T20:00:04","slug":"le-strategie-dellintegrazione-europea-e-il-loro-impatto-sullitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=5540","title":{"rendered":"Le strategie dell&#039;integrazione europea e il loro impatto sull&#039;Italia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-family: ;\">&nbsp;<\/span><\/b><span style=\"font-family: ;\">di <strong>Massimo Pivetti * **<\/strong><\/span><\/font><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-family: ;\">1.<\/span><\/b><span style=\"font-family: ;\"> Nel corso dell&rsquo;ultimo trentennio il capitalismo avanzato nel suo complesso ha sperimentato una poderosa restaurazione liberista, nel cui ambito il progresso &egrave; stato identificato con la mondializzazione e la conservazione con la difesa di uno Stato sociale e di una rete di tutele del lavoro dipendente considerati come di fatto pregiudizievoli per quest&rsquo;ultimo, in quanto fonti di accrescimento del suo costo e di perdita di competitivit&agrave;. <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/span><o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Ma mentre in Inghilterra e negli Stati Uniti l&rsquo;attacco alle conquiste del lavoro dipendente e alle sue condizioni materiali di vita &egrave; avvenuto apertamente e frontalmente tra la fine degli anni Settanta e la prima met&agrave; degli anni Ottanta<\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn1\" name=\"_ftnref1\" style=\"mso-footnote-id: ftn1;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[1]<\/span><\/b><\/span><\/span><\/b><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">, nell&rsquo;Europa continentale esso si &egrave; sviluppato in modo <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>pi&ugrave; graduale e indiretto, passando per il progressivo svuotamento delle sovranit&agrave; nazionali.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Svilupper&ograve; questa mia relazione su integrazione europea e unit&agrave; nazionale a partire da una concezione del progetto di unificazione economica e monetaria europea, quale si &egrave; concretamente imposto nel corso degli anni Ottanta e con il Trattato di Maastricht<\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn2\" name=\"_ftnref2\" style=\"mso-footnote-id: ftn2;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[2]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">, come <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>progetto consapevole d&rsquo; indebolimento dei movimenti operai nazionali. Cercher&ograve; poi di argomentare come nel caso dell&rsquo;Italia l&rsquo;indebolimento del <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">suo<\/i> movimento operaio possa essere considerato come il determinante principale della situazione di crisi in cui versa l&rsquo;unit&agrave; nazionale.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-family: ;\">2.<\/span><\/b><span style=\"font-family: ;\"> Alla luce dell&rsquo;esperienza storica, &egrave; difficile nutrire dubbi sul fatto che pieno impiego e tutela effettiva dei principali diritti sociali comportano un cospicuo intervento dello Stato nella produzione e distribuzione del reddito. L&rsquo;edificazione dello Stato sociale europeo nel corso del primo trentennio successivo al secondo conflitto mondiale sarebbe stata ovviamente impossibile senza spese pubbliche ingenti, finanziate tramite il ricorso a forme di tassazione improntate a criteri di marcata progressivit&agrave; e tramite l&rsquo;aumento del debito pubblico; quell&rsquo;edificazione sarebbe stata inoltre impossibile senza il controllo dei movimenti internazionali dei capitali e dei tassi di interesse interni, senza la subordinazione della politica monetaria alla politica economica generale dei governi e senza politiche industriali e commerciali capaci di allentare persistentemente il vincolo di bilancia dei pagamenti alla crescita dell&rsquo;occupazione. Riformismo e Socialdemocrazia, in altre parole, sono inconcepibili se alla forza del denaro non pu&ograve; essere contrapposta quella dello Stato &#8211; dunque se viene meno la sovranit&agrave; dello Stato-nazione in campo economico ed essa non &egrave; sostituita da nuove forme di potere politico <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>sovranazionale, capaci di regolare i processi produttivi e distributivi. Questo &egrave; proprio quello che<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>&egrave; avvenuto <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>con la costituzione dell&rsquo;Unione europea e dell&rsquo;Eurosistema al suo interno.<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Nessun processo di unificazione politica e di connessa centralizzazione dell&rsquo;<i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">intera<\/i> politica economica &ndash; finalizzata al sostegno della crescita dell&rsquo;Unione nel suo complesso e al contenimento delle disuguaglianze al suo interno &ndash; ha accompagnato, compensandola, la perdita di sovranit&agrave; subita da ciascuno Stato membro<\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn3\" name=\"_ftnref3\" style=\"mso-footnote-id: ftn3;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[3]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">. Su questioni cruciali, quali sono quelle dell&rsquo;occupazione e della distribuzione della ricchezza e dei redditi, si &egrave; andata in conseguenza determinando una situazione di &lsquo;irresponsabilit&agrave; politica&rsquo; da parte dei governi e dei parlamenti dei singoli paesi. Le loro scelte ne sono risultate molto semplificate. Come si era visto in modo chiaro in Europa tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta, livelli di occupazione elevati finiscono per generare tensioni nella distribuzione del reddito tra salari e profitti attraverso l&rsquo;aumento della forza contrattuale del lavoro dipendente; mentre politiche dei redditi capaci di tenere sotto controllo tali tensioni comportano la presenza di uno Stato sociale pervasivo e costoso, basato su un prelievo fiscale fortemente progressivo. Ma grazie a Maastricht e al Patto di stabilit&agrave;, la rinuncia da parte dei governi europei<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>al mantenimento di alti livelli di occupazione &egrave; apparsa come imposta da vincoli tecnici oggettivi, <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>il risultato di una perdita di sovranit&agrave; nazionale derivante da circostanze ineluttabili. La presenza diffusa di un&rsquo;illusione di ineluttabilit&agrave; di questa situazione di &lsquo;deresponsabilizzazione&rsquo; &egrave; certamente <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>il fattore che ha consentito ai governi europei di tenere in molto minor conto che in passato le ripercussioni sociali e politiche di percorsi marcatamente deflazionistici.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>L&rsquo;abbandono delle politiche di pieno impiego nel corso degli ultimi 3 decenni ha accresciuto in Europa il potere del capitale e dei suoi agenti e rappresentanti, determinando una considerevole redistribuzione a favore delle fasce pi&ugrave; ricche della popolazione. Grazie all&rsquo;aumento della disoccupazione, i salari hanno teso a crescere sistematicamente meno della produttivit&agrave;, con il conseguente aumento dei margini di profitto. Grazie alla<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>liberalizzazione dei movimenti di capitali, ed alla conseguente concorrenza fiscale tra gli Stati per trattenerli e attirarli, i sistemi tributari sono diventati pi&ugrave; generosi nei confronti del risparmio e della ricchezza privata. Alla &lsquo;disciplina fiscale&rsquo; indotta dalla libera circolazione dei capitali sono riconducibili tanto l&rsquo;accresciuto peso dell&rsquo;imposizione indiretta e di quella sui redditi da lavoro, che i ridimensionamenti dello Stato sociale in Europa.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>E&rsquo; noto che la maggior parte della cultura economica accademica ha dato il suo solerte sostegno a questa restaurazione. Il punto &egrave; che essa ha incontrato in Europa ben poca resistenza anche da parte della Sinistra e dei sindacati dei lavoratori. In particolare, il processo di svuotamento delle sovranit&agrave; nazionali, pi&ugrave; che subito passivamente come da chi sia travolto da qualcosa di inatteso, <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>&egrave; stato accettato dalla Sinistra del continente come un aspetto ineluttabile della &ldquo;modernit&agrave;&rdquo;, al punto che essa stessa lo ha spesso diligentemente gestito. Ci troviamo forse di fronte al caso pi&ugrave; clamoroso di subalternit&agrave; ideologica della rappresentanza politica-sindacale del lavoro dipendente nell&rsquo;intera storia del capitalismo. Credo sia proprio questa la questione sulla quale prima o poi storici ed economisti critici dovranno concentrare l&rsquo;attenzione, mirando ad un&rsquo;analisi il pi&ugrave; possibile puntuale dell&rsquo;origine di questa subalternit&agrave;, dei rapporti di forza economico-politici, nonch&eacute; delle condizioni culturali, in cui essa cominci&ograve; a svilupparsi in Europa una trentina di anni fa.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-family: ;\">3.<\/span><\/b><span style=\"font-family: ;\"> Ma occupiamoci delle ripercussioni che la forma concretamente assunta dall&rsquo;integrazione europea ha avuto sull&rsquo;unit&agrave; nazionale.<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Lo Stato sociale &egrave; per sua natura nazionale, in quanto basato su meccanismi redistributivi che presuppongono la presenza di coesione sociale e territoriale. Il lavoro dipendente pu&ograve; considerarsi come il soggetto collettivo maggiormente interessato<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"> <\/b>alla sovranit&agrave; dello Stato-nazione,<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>condizione necessaria tanto della sovranit&agrave; popolare<\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn4\" name=\"_ftnref4\" style=\"mso-footnote-id: ftn4;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[4]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font color=\"#000000\" size=\"3\"> che della tutela effettiva degli interessi del <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>lavoro dipendente. La sua forza relativa all&rsquo;interno di una nazione ed il <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">quantum <\/i>di sovranit&agrave;<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>della stessa in campo economico sono direttamente correlati e tendono ad interagire: una perdita di sovranit&agrave; nazionale tende a provocare una riduzione della forza relativa del lavoro dipendente, che, a sua volta, tende a tradursi in un&rsquo;ulteriore perdita di sovranit&agrave;<\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn5\" name=\"_ftnref5\" style=\"mso-footnote-id: ftn5;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[5]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Dalla forza politica-contrattuale del lavoro dipendente e dal connesso grado di sovranit&agrave; nazionale in campo economico dipendono dunque l&rsquo;estensione e l&rsquo;efficacia dello Stato sociale &ndash; in particolare, la sua capacit&agrave; di ridistribuire il reddito annualmente prodotto al fine di impedire l&rsquo;aumento delle disuguaglianze e della disoccupazione, nonch&eacute; la sua capacit&agrave; di contenere gli squilibri territoriali attraverso trasferimenti sistematici di risorse dalle aree pi&ugrave; ricche del paese a quelle pi&ugrave; povere. Questi meccanismi redistributivi, se da un lato presuppongo coesione, dall&rsquo;altro <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">contribuiscono a rafforzarla<\/i>, sicch&eacute; ogni processo di contenimento della sovranit&agrave; nazionale in campo economico tende a produrre minore coesione, tanto pi&ugrave; rischiosa per la tenuta di una nazione quanto meno consolidate si trovino ad essere, gi&agrave; all&rsquo;inizio del processo, la sua coesione sociale e territoriale.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Naturalmente questo &egrave; proprio il caso dell&rsquo;Italia, per un insieme di circostanze in larga parte ben note. In primo luogo, l&rsquo;assenza nel paese di valori laici da tutti condivisi &ndash; di un&rsquo; &rsquo;etica repubblicana&rsquo;, per dirla alla francese. In secondo luogo, l&rsquo;assenza, anche nel trentennio &lsquo;keynesiano&rsquo; del capitalismo avanzato (i cosiddetti trenta gloriosi) di politiche sistematiche di pieno impiego, con il conseguente fenomeno esclusivo dell&rsquo;emigrazione di massa di forza-lavoro nazionale, durato dalla fine della guerra fino agli anni Sessanta inoltrati<\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn6\" name=\"_ftnref6\" style=\"mso-footnote-id: ftn6;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[6]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font color=\"#000000\" size=\"3\">. In terzo luogo, la persistenza, nonostante l&rsquo;emigrazione, di alti livelli di disoccupazione, che congiuntamente alla bassa qualit&agrave; dei servizi pubblici essenziali hanno continuato a generare tra la popolazione un elevato grado di incertezza riguardo al futuro<\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn7\" name=\"_ftnref7\" style=\"mso-footnote-id: ftn7;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[7]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font color=\"#000000\" size=\"3\">. In quarto luogo, la presenza pervasiva di clientelismo politico e di corruzione, nonch&eacute; di un&rsquo;evasione fiscale intollerabilmente elevata da parte dei percettori di redditi non da lavoro dipendente<\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn8\" name=\"_ftnref8\" style=\"mso-footnote-id: ftn8;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[8]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">. Infine, la persistenza di squilibri territoriali molto marcati ed il continuo sviluppo del crimine organizzato, sempre pi&ugrave; in grado di interdire e sostituire in ampie zone del paese la presenza istituzionale e politica dello Stato.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Questo insieme di circostanze deve aver finito per generare in gran parte della popolazione delle aspirazioni, magari inconfessabili ma profonde, a qualche forma di protettorato. Ci&ograve; spiegherebbe come mai, secondo le indagini periodicamente svolte in sede comunitaria, l&rsquo;Italia sia il paese in cui il progetto di unificazione monetaria, propagandato come catalizzatore di processi di unificazione politica<\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn9\" name=\"_ftnref9\" style=\"mso-footnote-id: ftn9;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[9]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font color=\"#000000\" size=\"3\">, abbia continuato a godere del pi&ugrave; ampio e forte consenso. Non si sarebbe mai potuto avere nel nostro paese un esito referendario come quello prodottosi in Francia nel maggio 2005, allorquando la maggioranza della popolazione e circa l&rsquo;80% del lavoro dipendente, contro l&rsquo;indicazione di voto di tutte le maggiori forze politiche, vot&ograve; &ldquo;NO&rdquo; al trattato costituzionale europeo e a quella &ldquo;concorrenza libera e non falsata&rdquo; in esso insistentemente evocata come un obiettivo primario dell&rsquo;Unione<\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn10\" name=\"_ftnref10\" style=\"mso-footnote-id: ftn10;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[10]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\" size=\"3\">4.<\/font><\/span><\/b><span style=\"font-family: ;\"><font color=\"#000000\" size=\"3\"> Ci&ograve; che soprattutto conta, ad ogni modo, &egrave; il fatto che i soggetti politici e sindacali che, specialmente in Italia, avrebbero dovuto essere i pi&ugrave; strenui difensori dei poteri dello Stato-nazione in campo economico abbiano invece finito per fare proprie le tesi fornite a supporto del progetto di unificazione monetaria europea dalla teoria economica dominante. Si &egrave; trattato di tesi promotrici della rinuncia alla &ldquo;discrezionalit&agrave;&rdquo; in campo monetario e all&rsquo;assunzione di &ldquo;impegni credibili&rdquo;, sostenitrici della necessit&agrave; di &ldquo;attenersi a delle regole&rdquo;, imposte dal di fuori, capaci di vincolare nel tempo il corso della politica economica nazionale. (Si pensi solo al divieto per ciascuno Stato membro, ribadito nel Trattato di Lisbona, di indebitarsi presso la propria banca centrale e poter cos&igrave; realizzare, senza oneri di interessi, dei grandi programmi di investimenti pubblici in campi come la sanit&agrave; e l&rsquo;edilizia o l&rsquo;universit&agrave; e la ricerca.) <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>L&rsquo;adesione a tali regole ha sostanzialmente segnato la rinuncia da parte della Sinistra a cercare di influire sulle principali decisioni di politica economica e sulle condizioni di vita del lavoro dipendente, mettendo di fatto fine, nel caso italiano, alla breve stagione delle grandi riforme economiche e sociali, tutte realizzate nel corso di un decennio tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta<\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn11\" name=\"_ftnref11\" style=\"mso-footnote-id: ftn11;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[11]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/span><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>Con le riforme di quel decennio, frutto dell&rsquo;accresciuto potere politico-contrattuale del movimento operaio italiano nel corso degli anni Sessanta, si era finalmente dato inizio anche in Italia alla costruzione di una rete di solidariet&agrave; effettive tra i membri della collettivit&agrave; nazionale &ndash; una rete <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>certo tesa in primo luogo a ridurre l&rsquo;esposizione della parte pi&ugrave; debole della popolazione alle vicissitudini del mercato e all&rsquo;avidit&agrave; dei ceti abbienti, ma anche ad assicurare maggiore stabilit&agrave; e benessere per tutti. Ritengo si possa sostenere che le riforme di quel decennio abbiano rappresentato nel loro insieme il primo effettivo sforzo costitutivo di unit&agrave; nazionale della nostra esperienza repubblicana. Era tuttavia solo un inizio, la rete predisposta di solidariet&agrave; e garanzie avrebbe dovuto essere consolidata e sviluppata. Nel trentennio successivo si &egrave; proceduto<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>in direzione <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>opposta, con la rinuncia ad un maggiore prelievo effettivo sui redditi non da lavoro dipendente (seguita dalla diminuzione anche formale della progressivit&agrave; generale del sistema impositivo), tagli cospicui delle spese sociali, una corsa alle privatizzazioni, le controriforme del mercato del lavoro (l&rsquo;aumento della sua &ldquo;flessibilit&agrave;&rdquo;)<\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn12\" name=\"_ftnref12\" style=\"mso-footnote-id: ftn12;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[12]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Tutte le controriforme dell&rsquo;ultimo trentennio, insieme all&rsquo;aumento delle disuguaglianze e della disoccupazione da cui sono state accompagnate, hanno incrinato la coesione sociale all&rsquo;interno della nazione, contribuendo a minare le gi&agrave; non solide fondamenta della sua unit&agrave;. Il caso delle pensioni &egrave; al riguardo emblematico. L&rsquo;istituzione di un sistema pensionistico pubblico a ripartizione, di tipo retributivo, pu&ograve; essere visto come corrispondente all&rsquo;elevazione di un muro maestro nella costruzione di una nazione moderna, proprio per il contenuto molto elevato di solidariet&agrave; e fiducia tra i membri di una medesima comunit&agrave; che lo contraddistingue: i principi su cui esso si basa sono l&rsquo;esatto opposto del principio dell&rsquo; &lsquo;ognuno per s&eacute;&rsquo;. Ora, un tale sistema, con elevato rapporto pensione\/ultima retribuzione e prestazioni indicizzate in base al costo della vita &ndash; successivamente anche in base alla dinamica dei salari &ndash; venne effettivamente introdotto in Italia nel 1969 (legge Brodolini) e rest&ograve; in vigore fino al 1992, allorquando ebbe inizio (legge Amato) il processo di ridimensionamento, tutt&rsquo;ora in corso, delle prestazioni della previdenza pubblica. Questo processo &egrave; appunto avvenuto innestando nel sistema il principio dell&rsquo; &lsquo;ognuno per s&eacute;&rsquo;, sia attraverso il passaggio graduale dalla ripartizione di tipo retributivo ad una di tipo contributivo che attraverso l&rsquo;incoraggiamento allo sviluppo di un sistema complementare di fondi pensione privati, deputato ad evitare che le decurtate prestazioni pensionistiche pubbliche si traducano a regime in intollerabili livelli di povert&agrave; tra gli anziani<\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn13\" name=\"_ftnref13\" style=\"mso-footnote-id: ftn13;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[13]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font color=\"#000000\" size=\"3\">. Tanto la Sinistra che i sindacati hanno accettato acriticamente la tesi che l&rsquo;invecchiamento della popolazione rendesse ineludibile in Italia l&rsquo;abbandono del vecchio sistema e l&rsquo;adesione in campo pensionistico al principio dell&rsquo; &lsquo;ognuno per s&eacute;&rsquo;. Questo, nonostante uno sforzo analitico non sovraumano avrebbe consentito loro di comprendere come l&rsquo;aumento del rapporto tra gli anziani e la popolazione in et&agrave; da lavoro non comporta affatto di per s&eacute; l&rsquo;insostenibilit&agrave; di lungo periodo di un sistema pensionistico pubblico capace di preservare, al termine della vita attiva, gli standard di vita acquisiti dalle diverse categorie di lavoratori dipendenti<\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn14\" name=\"_ftnref14\" style=\"mso-footnote-id: ftn14;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[14]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-family: ;\">5.<\/span><\/b><span style=\"font-family: ;\"> La stessa convinzione dell&rsquo;ineluttabilit&agrave; del riaffermarsi del principio dell&rsquo; &lsquo;ognuno per s&eacute;&rsquo; sta sostanzialmente dietro tutti gli altri cedimenti della Sinistra all&rsquo;ideologia del mercato cui abbiamo assistito negli ultimi 30 anni, dall&rsquo;accettazione dei tagli alla spesa sociale e della diminuzione della progressivit&agrave; generale del sistema impositivo alla condivisione dell&rsquo;idea che fosse divenuto necessario, nell&rsquo;interesse stesso del lavoro dipendente, un progressivo ridimensionamento dell&rsquo;insieme delle tutele istituite nel tempo a sua protezione. Come scriverebbe con compiacimento questo o quell&rsquo;editorialista del maggiore quotidiano nazionale, la Sinistra e i sindacati hanno finito per &ldquo;internalizzare&rdquo; il vincolo della globalizzazione, riconoscendo che senza flessibilit&agrave; e &ldquo;garanzie di disponibilit&agrave;&rdquo; da parte dei lavoratori &egrave; impossibile rispondere agli stimoli dei mercati &ndash; probabilmente affrettandosi subito dopo ad aggiungere che &ldquo;la strada da compiere &egrave; tuttavia ancora lunga&rdquo;. <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span><o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Di fatto, specialmente in Italia, la strada gi&agrave; compiuta dalla Sinistra &egrave; considerevole, anche grazie all&rsquo;accelerazione subita dalla sua corsa all&rsquo;adesione al principio dell&rsquo; &lsquo;ognuno per s&eacute;&rsquo; all&rsquo;indomani del collasso del &ldquo;Socialismo reale&rdquo;. A seguito di quel collasso, la Sinistra ha cessato definitivamente di occuparsi criticamente di questioni economiche e di classe. Al centro dell&rsquo;attenzione e della mobilitazione anche dei gruppi di militanti esterni alla Sinistra tradizionale, le questioni economiche e di classe hanno finito per essere sostituite dall&rsquo;ecologismo e dall&rsquo;antinuclearismo, dal femminismo e dalle questioni legate ai diritti degli omosessuali e delle minoranze etniche. La posizione di &lsquo;generosa&rsquo; apertura all&rsquo;immigrazione di tutta la Sinistra italiana ha oggettivamente fatto il gioco delle imprese, naturalmente interessate a procurarsi a basso costo tutto il lavoro di cui hanno bisogno lasciando disoccupati e contrattualmente indeboliti i lavoratori locali. Grazie allo spirito &ldquo;internazionalista&rdquo; o di &ldquo;solidariet&agrave; mondiale&rdquo; della Sinistra e dei sindacati, i beneficiari di questo aspetto della mondializzazione hanno potuto pi&ugrave; agevolmente far tacciare di razzismo o xenofobia da parte dei maggiori mezzi di comunicazione le manifestazioni di ostilit&agrave; all&rsquo;immigrazione. Non era difficile prevedere che in un contesto caratterizzato da tassi di disoccupazione elevati e persistenti, specialmente della forza-lavoro giovanile (oggi a circa il 30%, contro una media del 19.8% nei 27 paesi dell&rsquo;Ue), condizioni di crescente offerta di lavoro a basso prezzo <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>come quelle che si sono determinate in Italia nel corso dell&rsquo;ultimo ventennio per l&rsquo;assenza di politiche di severa limitazione dell&rsquo;immigrazione avrebbero finito per dare impulso a processi disgregativi <\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn15\" name=\"_ftnref15\" style=\"mso-footnote-id: ftn15;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[15]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/span><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>Effetto evidente della rinuncia della Sinistra ad occuparsi criticamente di questioni economiche e di classe &egrave; la crescita della quota di lavoratori che non sentendosi pi&ugrave; rappresentati tendono ad astenersi alle elezioni, o che hanno finito per far propri valori individualisti e localisti sostenendo le forze politiche che li propugnano.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-family: ;\">6.<\/span><\/b><span style=\"font-family: ;\"> Dei cambiamenti significativi di rotta sarebbero necessari oggi in Europa, e, in loro assenza, ancora pi&ugrave; significativi in Italia, per contrastare il rischio di dissoluzione della nazione.<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/span><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>Con lo scoppio della crisi del capitalismo avanzato e l&rsquo;inizio della recessione non era irragionevole attendersi che almeno la Sinistra avrebbe preso atto in Europa degli errori compiuti e del fatto che ai suoi occhi la &ldquo;costruzione europea&rdquo; sarebbe dovuta fin dall&rsquo;inizio apparire del tutto priva di senso se non serviva ad assicurare pi&ugrave; occupazione, meno precariet&agrave;, redditi reali pi&ugrave; elevati e un&rsquo;uniformizzazione verso l&rsquo;alto dei sistemi di protezione sociale. Dunque l&rsquo;obiettivo cui era lecito aspettarsi la Sinistra avrebbe puntato di fronte alla crisi era che venisse subito avviato in Europa un coordinamento di politiche economiche espansive, con subordinazione della politica monetaria all&rsquo;orientamento espansivo delle politiche fiscali e di bilancio, in funzione della difesa dei livelli occupazionali e del rafforzamento della protezione sociale nell&rsquo;insieme dell&rsquo;Unione. Il coordinamento avrebbe facilitato il ricorso da parte di tutti a politiche espansive di gestione della domanda, potendo ciascuno Stato membro contare sui benefici prodotti sulla propria economia dall&rsquo;orientamento espansivo impresso alla politica economica <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">anche<\/i> dagli altri<\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn16\" name=\"_ftnref16\" style=\"mso-footnote-id: ftn16;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[16]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Nulla di tutto ci&ograve; &egrave; avvenuto. Nonostante la crisi e con la sola opposizione costituita da dei moti popolari per lo pi&ugrave; spontanei, dappertutto in Europa i governi sono ricorsi a politiche di &ldquo;austerit&agrave;&rdquo; consistenti in tagli allo Stato sociale, ai salari dei dipendenti pubblici, alle pensioni, all&rsquo;istruzione, alla ricerca e alla cultura, ai servizi pubblici essenziali. Nessuna politica espansiva concertata, dunque, ma esattamente il suo contrario: <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">austerit&agrave; fiscale concertata<\/i>. Anche laddove si &egrave; riconosciuto che essa avrebbero causato nei successivi 4 o 5 anni delle cadute dei livelli di attivit&agrave;, si &egrave; tuttavia sostenuto che il &ldquo;risanamento&rdquo; delle finanze pubbliche non avrebbe alla fine mancato<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>di assicurare la ripresa di un processo stabile di crescita. Difficilmente una simile tesi avrebbe potuto avere meno fondamento. La crisi ha consolidato i rapporti di forza e gli assetti distributivi che la hanno generata<\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn17\" name=\"_ftnref17\" style=\"mso-footnote-id: ftn17;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[17]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">; essa tende quindi ad autoalimentarsi, attraverso la riduzione del numero dei salariati da essa determinata e attraverso il suo impatto negativo sulla dinamica dei salari. Le politiche di austerit&agrave; si inseriscono nel processo aggravandolo, a causa dell&rsquo;ulteriore aumento dei disoccupati e dei sottoccupati e dell&rsquo;ulteriore indebolimento della forza contrattuale dei salariati che esse sono destinate a provocare. Lo stesso obiettivo del &ldquo;risanamento&rdquo; delle finanze pubbliche &egrave; cos&igrave; destinato ad essere in larga misura mancato, perch&eacute; quanto si fa di giorno attraverso i tagli tende a disfarsi di notte attraverso il loro impatto negativo sul prodotto e l&rsquo;occupazione.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Va tenuto presente che quand&rsquo;anche la crisi avesse finalmente reso consapevoli i governi pi&ugrave; influenti del continente dell&rsquo;importanza per la crescita di cambiamenti nella distribuzione del reddito in senso opposto a quelli verificatisi nell&rsquo;ultimo trentennio, la correzione dell&rsquo;insieme dei determinanti del crollo della forza contrattuale del lavoro dipendente all&rsquo;interno del capitalismo avanzato, e del conseguente aumento delle disuguaglianze, avrebbe in ogni caso richiesto tempi molto lunghi<\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn18\" name=\"_ftnref18\" style=\"mso-footnote-id: ftn18;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[18]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font color=\"#000000\" size=\"3\">. Da qui l&rsquo;importanza dell&rsquo;avvio immediato di politiche di bilancio espansive, in particolare di forti aumenti concertati delle spese sociali accompagnati in parte dal ripristino di una maggiore tassazione del capitale e dei redditi elevati ed in parte finanziati in disavanzo. Una simile politica di bilancio sarebbe stata oggi in Europa l&rsquo;unico mezzo efficace di sostegno dei livelli di attivit&agrave; ragionevolmente concepibile, tenuto conto che la soluzione tedesca &ndash; crescere attraverso le esportazioni, contenendo al contempo la domanda interna &ndash; non &egrave; ovviamente perseguibile per l&rsquo;insieme dei paesi dell&rsquo;Unione (e tanto meno lo &egrave; per il capitalismo avanzato nel suo complesso)<\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn19\" name=\"_ftnref19\" style=\"mso-footnote-id: ftn19;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[19]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">. Ma assente una sufficiente consapevolezza dell&rsquo;importanza per la crescita di un mutamento nelle condizioni distributive, l&rsquo; &rdquo;austerit&agrave;&rdquo; ha potuto facilmente continuare ad imporsi, questa volta apparendo oltretutto come l&rsquo;unica linea di politica economica percorribile di fronte all&rsquo;aumento dell&rsquo;indebitamento dei governi generato dai salvataggi degli istituti finanziari nel biennio successivo allo scoppio della crisi.<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;<\/span><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;<\/span><o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/span><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/span>Contrariamente insomma a quanto era pur ragionevole aspettarsi, non si &egrave; avuta in Europa alcuna revisione dottrinale n&eacute; alcuna svolta negli orientamenti della politica economica. Si &egrave; avuta piuttosto una riaffermazione inasprita di ci&ograve; che si &egrave; rivelato completamente fallimentare sotto il profilo del benessere e della coesione sociale. Si risponde con accanimento neoliberista alla crisi neoliberista e si insiste fino alla nausea sulla tesi secondo <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>cui il rigore &egrave; una strategia di ritorno alla crescita. Alla crisi finanziaria privata si risponde con politiche concertate di austerit&agrave; pubblica di cui si propugna addirittura la costituzionalizzazione.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span><\/font><\/font><\/span><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">7. Supponiamo allora che in un contesto cos&igrave; poco promettente vi sia un paese intenzionato, o costretto, a fare i conti con gravi problemi di coesione sociale e\/o territoriale. Non mi sembra che un tale paese avrebbe<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>oggi un&rsquo;alternativa credibile rispetto a quella di cercare di recuperare la propria <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>sovranit&agrave; in campo economico, e, con essa, la capacit&agrave; di contenere<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>le divisioni sociali<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>e territoriali esistenti al suo interno. Naturalmente, il ricorso da parte di un tale paese ad autonome politiche economiche espansive presupporrebbe <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>il ripristino del controllo dei capitali e dei saggi di interesse interni, una ricollocazione all&rsquo;interno della maggior parte del suo debito pubblico e una maggiore tassazione del capitale e dei redditi elevati. Probabilmente anche una minore apertura alle importazioni di merci dai paesi a basso costo del lavoro difficilmente potrebbe essere evitata da parte di un paese membro dell&rsquo;Eurosistema che decidesse di sganciarsene per cercare di realizzare autonome politiche di difesa dei redditi e dell&rsquo;occupazione.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Ora, per quanto sono andato qui illustrando, tra i principali paesi europei l&rsquo;Italia &egrave; probabilmente quello sul quale il persistente orientamento deflazionistico dell&rsquo;Eurosistema sta esercitando il maggior impatto disgregativo. Ma sembra essere anche quello in cui sono maggiormente assenti le energie culturali e politiche indispensabili al compimento dei passi che la salvaguardia della coesione nazionale richiederebbe. Come negli altri principali paesi europei, anche in Italia il cambiamento delle condizioni di potere e distributive prodotto dal ricorso sistematico a politiche deflazionistiche rende a mio avviso del tutto irragionevole attendersi che delle spinte al recupero di una maggiore sovranit&agrave; nazionale in campo economico possano provenire da forze estranee al movimento operaio. E&rsquo; dunque essenzialmente alla consapevolezza e alle posizioni attuali di quest&rsquo;ultimo che occorre guardare per valutare la possibilit&agrave; che in Italia si sviluppino delle spinte in tal senso, in funzione del contenimento delle divisioni sociali e territoriali. Del resto, come si &egrave; sopra ricordato, sono state in passato proprio delle conquiste di cultura e di civilt&agrave; realizzate dal mondo del lavoro il principale fattore ricostitutivo di coesione sociale e territoriale della nostra esperienza repubblicana, dopo lo sfacelo materiale e morale seguito alla seconda guerra mondiale.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Il problema &egrave; che da parte della Sinistra e dei sindacati dei lavoratori non vi &egrave; stata in Italia nel corso degli ultimi 30 anni alcuna riflessione sul processo globale di ridimensionamento dei poteri dello Stato-nazione nel controllo dell&rsquo;attivit&agrave; economica come possibile base di un processo di crisi della nostra unit&agrave; nazionale. Nella Sinistra continua a prevalere l&rsquo;idea che non vi sia alcuna alternativa al continuare ad assumere fino in fondo l&rsquo;orizzonte politico dell&rsquo;Europa, <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">co&ucirc;te que co&ucirc;te<\/i>. Si ragiona <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">come se<\/i> l&rsquo;influenza esercitata nell&rsquo;ultimo trentennio da monetarismo e neoliberismo sul progetto d&rsquo;integrazione europea potrebbe dopo tutto finire per dissolversi; dall&rsquo;Europa dei vincoli si potrebbe finire per passare all&rsquo;Europa della crescita e l&rsquo;integrazione monetaria potrebbe dopo tutto finire per tradursi effettivamente in vera e propria integrazione politica. Eppure, i continui allargamenti dei &ldquo;confini europei&rdquo; dovrebbero aver reso a tutti evidente come quello dell&rsquo;unificazione politica sia stato sempre solo uno specchio per le allodole, avente lo scopo di facilitare l&rsquo;accettazione da parte dei popoli europei degli svantaggi derivanti dalla rinuncia alla sovranit&agrave; monetaria e a buona parte di quella fiscale da parte dei rispettivi governi. E poi, come abbiamo appena visto, la reazione dei governi alla crisi economico-finanziaria ha reso evidente che perfino un semplice coordinamento delle politiche fiscali e di bilancio, finalizzato alla difesa dei redditi e dell&rsquo;occupazione, &egrave; di fatto fuori gioco in Europa.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: ;\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/span>Nella Sinistra, inoltre, continua di fatto a prevalere il convincimento che il ridimensionamento gi&agrave; avvenuto del ruolo dello Stato nell&rsquo;economia sia ancora incompleto, e che, mentre unico obiettivo della politica monetaria non possa che continuare ad essere la stabilit&agrave; del livello dei prezzi, la politica di bilancio debba primariamente perseguirne il pareggio onde evitare che del risparmio sia &ldquo;sottratto&rdquo; all&rsquo;investimento e che la crescita del debito pubblico pregiudichi il benessere delle generazioni future. Un conflitto generazionale presunto<\/font><\/font><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftn20\" name=\"_ftnref20\" style=\"mso-footnote-id: ftn20;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[20]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"3\"><font color=\"#000000\"> ha sostituito anche nella riflessione della sinistra il conflitto effettivo tra capitale e lavoro ed essa continua a non riuscire a vedere nel processo di ridimensionamento dei poteri dello Stato-nazione il principale veicolo di indebolimento del movimento operaio. Neppure la recessione<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>risulta avere scosso la convinzione dominante anche al suo interno che la strategia di un&rsquo;Italia decisa a diventare &ldquo;moderna&rdquo; e a &ldquo;restare in Europa&rdquo; debba essere quella di andare avanti con liberalizzazioni e privatizzazioni, accrescere ancora flessibilit&agrave; e concorrenza in tutti i mercati a partire da quello del lavoro. La recente vicenda Fiat ha ben illustrato come<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>l&rsquo;accelerazione della corsa ad accrescerne ulteriormente la flessibilit&agrave; sia vista pressoch&eacute; da tutti come la strada maestra per sostenere la competitivit&agrave; delle merci prodotte all&rsquo;interno, incoraggiare gli investimenti e contenere le delocalizzazioni.<\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18px;\"><font color=\"#000000\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">8.<\/span><\/b><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\"> Trenta anni <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>di assenza di riflessione critica sono un periodo molto lungo. La subalternit&agrave; del movimento operaio nei confronti della cultura economica dominante, quale si &egrave; andata in conseguenza sviluppando in questi 3 decenni, ha <span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;<\/span>permesso al principio dell&rsquo; &lsquo;ognuno per s&eacute;&rsquo; di affermarsi incontrastato, finendo per agire come fattore di crisi anche della nostra unit&agrave; nazionale. Ho gi&agrave; sottolineato che sono a mio avviso i determinanti di questa subalternit&agrave; ci&ograve; che occorre soprattutto indagare. L&rsquo;essere riuscito a convincere le Sinistre europee, insieme a buona parte dei sindacati dei lavoratori, che lo Stato sociale della &ldquo;vecchia Europa&rdquo; costituiva un modello irrimediabilmente esaurito pu&ograve; essere considerato come il maggior successo del neoliberismo. Insieme a stagnazione, disoccupazione e<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>precariet&agrave; dilagante, questo successo ci sta costando il rischio dello sfascio della nazione.<\/span><font face=\"Times New Roman\"> <\/font><\/font><\/span><\/p>\n<div style=\"mso-element: footnote-list;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><br clear=\"all\" \/><br \/>\n\t\t<font color=\"#000000\" face=\"Times New Roman\" size=\"3\"> <\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div id=\"ftn1\" style=\"mso-element: footnote;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoFootnoteText\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref1\" name=\"_ftn1\" style=\"mso-footnote-id: ftn1;\" title=\"\"><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\">*Ringrazio Roberto Ciccone e Vincenzo Maffeo per commenti e suggerimenti.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font color=\"#000000\" face=\"Times New Roman\" size=\"3\">** <span style=\"font-size: 16px;\">pubblicato in L. Paggi (a cura di), <em>Un&#39;altra Italia in un&#39;altra Europa. Mercato e interesse nazionale<\/em>, Carocci, Roma 2011 &#8211;&nbsp;<\/span><\/font><span style=\"font-size: 16px;\"><font color=\"#000000\" face=\"Times New Roman\"> atti del convegno sul 150&deg; anniversario dell&#39;unit&agrave; d&#39;Italia svoltosi a Roma il 25-27 maggio 2011, sotto la responsabilit&agrave; scientifica di Mario Caravale, Massimo Luciani, Leonardo Paggi, Feancesco Pitocco, Massimo Pivetti e Antonio Prete presso la Sala del refettorio della Camera dei deputati.<\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoFootnoteText\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><font color=\"#000000\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[1]<\/span><\/span><\/span><\/span><font face=\"Times New Roman\"><font size=\"2\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>In Inghilterra, un orientamento marcatamente deflazionistico impresso alla politica economica fece salire il tasso di disoccupazione dal 5.4% nel 1979 all&rsquo;11% nel 1984 (riscender&agrave; sotto il 10% solo nel 1988). Il 1984 fu in Inghilterra anche l&rsquo;anno del lungo sciopero (12 mesi) dei minatori (allora i<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>lavoratori manuali pi&ugrave; pagati del paese) contro la chiusura dei pozzi, conclusosi con la sconfitta del loro sindacato (il NUM,<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span><\/font><font size=\"2\">il pi&ugrave; forte sindacato inglese) e il varo di regole fortemente limitative del diritto di sciopero. Alla sconfitta pi&ugrave; emblematica del mondo del lavoro britannico, corrispose negli Stati Uniti quella dei controllori di volo nel 1981: il loro sciopero si concluse con migliaia di licenziamenti, decine di processi intentati a sindacalisti e il varo di norme antisciopero. Come in Inghilterra, anche negli USA l&rsquo;attacco frontale al lavoro dipendente fu preceduto da una fase di intensa politica deflazionista, che fece salire il tasso di disoccupazione dal 5.8% nel 1979 all&rsquo;11% nel 1982.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref2\" name=\"_ftn2\" style=\"mso-footnote-id: ftn2;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[2]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Ricordiamo che si &egrave; trattato di fatto di unificazione della sola politica monetaria, avente come unico obiettivo quello di assicurare la stabilit&agrave; del livello dei prezzi per l&rsquo;insieme dei paesi membri dell&rsquo;Unione. In regime di completa liberalizzazione dei movimenti di capitali, una moneta unica &egrave; stata istituita a seguito della creazione di una banca centrale sovranazionale cui &egrave; demandato decidere la politica monetaria valida per tutti i paesi membri, in completa autonomia dai responsabili della politica economica dei singoli paesi e dagli organismi politici dell&rsquo;Unione.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref3\" name=\"_ftn3\" style=\"mso-footnote-id: ftn3;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[3]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Con un drastico allontanamento dall&rsquo;impostazione originaria del progetto di unificazione economica e monetaria, nel corso degli anni Ottanta e nel Trattato di Maastricht tutto l&rsquo;accento &egrave; stato posto sulla centralizzazione della politica monetaria e l&rsquo;imposizione di vincoli all&rsquo;azione di politica economica dei singoli governi, mentre la formazione di una politica di bilancio comune &egrave; sparita dall&rsquo;agenda. Sulla perdita della sovranit&agrave; fiscale di un paese (della sua libert&agrave; di decidere livello e composizione della spesa pubblica e le forme della tassazione) conseguente alla perdita della sua sovranit&agrave; monetaria, si veda M. Pivetti, &ldquo;Monetary versus political unification in Europe. <span lang=\"EN-US\" style=\"mso-ansi-language: en-us;\">On Maastricht as an exercise in &lsquo;vulgar&rsquo; political economy&rdquo;, <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Review of Political Economy<\/i>, Vol. 10, n. 1, 1998.<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref4\" name=\"_ftn4\" style=\"mso-footnote-id: ftn4;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[4]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Si veda al riguardo M. Luciani (&ldquo;L&rsquo;antisovrano e la crisi delle costituzioni&rdquo;, <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Rivista di Diritto Costituzionale<\/i>, n. 1, 1996), per il quale &ldquo;[l]&rsquo;idea moderna di sovranit&agrave; &egrave; legata (soprattutto dopo essere stata tradotta nella teoria del potere costituente) a due precondizioni &ndash; &lsquo;la concezione ascendente del potere&rsquo; e &lsquo;l&rsquo;idea di nazione&rsquo; &ndash; che sono entrambe assenti nella nuova politica&rdquo; (rispetto alla quale, secondo l&rsquo;autore, si pu&ograve; parlare del &ldquo;tentativo di creazione di un <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">antisovrano<\/i>&quot;, cio&egrave; di un <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">quid<\/i> nel quale si intrecciano le volont&agrave; degli esecutivi di alcuni Stati, quelle di potenti tecnocrazie internazionali e di imprese transnazionali; cfr. <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">ibid<\/i>. pp. 164-5). Contrariamente a quanto qui sostenuto, tuttavia, Luciani sembra ritenere che quando si sia compiuta un&rsquo;integrazione monetaria internazionale, essa &ldquo;finisce per tradursi pianamente in vera e propria integrazione politico-economica&rdquo; (<i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">ibid<\/i>., p. 167; su questo, v. anche pi&ugrave; avanti, n. 9).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref5\" name=\"_ftn5\" style=\"mso-footnote-id: ftn5;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[5]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Si pensi, ad es., alla perdita di sovranit&agrave; nazionale derivante dalla rinuncia al controllo dei movimenti di capitali, che riduce per un paese le possibilit&agrave; di ridurre la sua disoccupazione. L&rsquo;indebolimento del lavoro dipendente che ne consegue facilita l&rsquo;avvio di processi di &lsquo;depoliticizzazione&rsquo; di importanti aspetti della politica economica, attraverso la delega delle relative decisioni ad organi sovranazionali politicamente irresponsabili &ndash; Commissione europea, BCE , FMI.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref6\" name=\"_ftn6\" style=\"mso-footnote-id: ftn6;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[6]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Tra il 1946 e il 1966 compresi si ebbe in Italia un flusso medio annuo netto di espatri superiore alle 140 mila unit&agrave;, per un totale di espatri netti nel periodo pari a circa 3 milioni di persone.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref7\" name=\"_ftn7\" style=\"mso-footnote-id: ftn7;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[7]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Lo stato d&rsquo;incertezza connesso con la disoccupazione e sottoccupazione giovanile, la mancanza di servizi d&rsquo;abitazione<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>a buon mercato per le giovani coppie e la persistente assenza di politiche e servizi a favore della maternit&agrave; spiegano il crollo del tasso di fertilit&agrave; nel caso italiano: in soli 20 anni, dall&rsquo;inizio degli anni Settanta all&rsquo;inizio degli anni Novanta (quando inizi&ograve; ad intensificarsi il flusso immigratorio), il numero medio di figli per donna cadde in Italia da 2.4 a 1.2, uno dei tassi di fertilit&agrave; pi&ugrave; bassi su scala mondiale. L&rsquo;indifferenza nei confronti del declino demografico &egrave; in Europa una specificit&agrave; italiana e costituisce una delle manifestazioni pi&ugrave; chiare del diffuso disinteresse effettivo per il futuro della nazione.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref8\" name=\"_ftn8\" style=\"mso-footnote-id: ftn8;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[8]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>L&rsquo;elevata evasione fiscale da parte dei percettori di redditi non da lavoro dipendente e lo stato d&rsquo;incertezza riguardo al futuro diffuso tra i ceti popolari possono insieme considerarsi come l&rsquo;altro lato della medaglia dell&rsquo;elevato tasso di risparmio delle famiglie italiane.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref9\" name=\"_ftn9\" style=\"mso-footnote-id: ftn9;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[9]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Tra gli alti funzionari e uomini di governo italiani, Tommaso Padoa-Schioppa &egrave; stato il pi&ugrave; autorevole propugnatore della concezione dell&rsquo;unificazione monetaria europea come catalizzatore dell&rsquo;unificazione politica (cfr. ad es. T. Padoa-Schioppa, &ldquo;The European monetary system: a long-term view&rdquo;, in F. Giavazzi, S. Micossi e M. Miller (a cura di),<i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> The European Monetary System<\/i>, Cambridge, Cambridge University Press, 1988). Per una critica di questa concezione, si veda, dello scrivente, il gi&agrave; citato &ldquo;Monetary versus political unification in Europe&rdquo;.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref10\" name=\"_ftn10\" style=\"mso-footnote-id: ftn10;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[10]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Ma a conferma del carattere antipopolare e sostanzialmente autoritario del progetto Ue, ogniqualvolta un suo passaggio particolarmente significativo viene rigettato dalla popolazione di questo o quel paese, come nel caso appena ricordato nel testo, esso viene di l&igrave; a poco<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>riproposto in una forma nuova fino a che un &ldquo;SI&rdquo; non sia stato ottenuto.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref11\" name=\"_ftn11\" style=\"mso-footnote-id: ftn11;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[11]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Mi riferisco alla riforma delle pensioni (1969), allo Statuto dei diritti dei lavoratori (1970) e alle norme per la tutela delle lavoratrici madri e la parit&agrave; di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro (1971 e 1977), all&rsquo;avvio di un tentativo di riforma del sistema tributario nel senso dell&rsquo;aumento della sua progressivit&agrave; (1974) e all&rsquo;istituzione del Sistema Sanitario Nazionale (1978).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref12\" name=\"_ftn12\" style=\"mso-footnote-id: ftn12;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[12]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Non va dimenticato che le conquiste di civilt&agrave; di quel decennio furono tutt&rsquo;altro che indolori. La stagione delle grandi riforme fu in Italia anche la stagione dello stragismo, inaugurata alla fine del 1969 dalla strage di piazza Fontana. La<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>reazione stragista all&rsquo;avvio di un riformismo effettivo gioc&ograve; certamente un ruolo nella rapidit&agrave; del successivo &lsquo;ripiegamento&rsquo; della<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Sinistra italiana.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref13\" name=\"_ftn13\" style=\"mso-footnote-id: ftn13;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[13]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Naturalmente, qualunque sia il sistema pensionistico, gli anziani non possono che ricevere una parte del reddito correntemente prodotto dagli attivi, sicch&eacute; se questo in un dato anno per una qualsiasi causa fosse nullo sarebbero necessariamente nulle in quell&rsquo;anno anche le pensioni, non importa quanto alti fossero stati in passato i risparmi pensionistici individuali. Ma il fatto che con i sistemi privati a capitalizzazione, cos&igrave; come con il sistema pubblico a ripartizione di tipo contributivo, la pensione cui si ha teoricamente diritto &egrave; commisurata all&rsquo;entit&agrave; dei contributi versati nel corso della propria vita attiva crea l&rsquo;illusione<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>che alla fine il pensionato si riprenda, con gli interessi, il &ldquo;grano&rdquo; che egli stesso &egrave; stato capace in passato di &ldquo;mettere da parte&rdquo;.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref14\" name=\"_ftn14\" style=\"mso-footnote-id: ftn14;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[14]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Oltre che dal livello medio delle pensioni pubbliche e dal rapporto tra gli anziani e la popolazione in et&agrave; di lavoro, l&rsquo;incidenza della spesa pensionistica pubblica sul prodotto interno lordo dipende dal tasso di attivit&agrave;, dal tasso di occupazione<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>e dal prodotto per occupato. <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Tutte<\/i> queste 5 grandezze, non solo il livello medio delle pensioni, sono controllabili nel medio-lungo periodo dalla politica economica (si veda al riguardo M. Pivetti, &ldquo;The &lsquo;principle of scarcity&rsquo;, pension policy and growth&rdquo;, <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Review of Political Economy<\/i>, Vol. 18, 2006, pp. 379-90).<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Sull&rsquo;aumento del rapporto tra gli anziani e la popolazione in et&agrave; di lavoro come prezzo del mancato sviluppo, per cui &egrave; una scarsa crescita del prodotto e dell&rsquo;occupazione a generare l&rsquo;invecchiamento della popolazione e non viceversa, si veda A. Barba, &ldquo;Previsioni demografiche e sostenibilit&agrave; della spesa pensionistica in Italia&rdquo;,<i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> Studi economici<\/i>, n. 94, 2008\/1, pp. 65-93.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref15\" name=\"_ftn15\" style=\"mso-footnote-id: ftn15;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[15]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Includendo i clandestini (stimati dalla Commissione Ue per l&rsquo;Italia<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>intorno all&rsquo;1% della popolazione), gli stranieri costituiscono oggi<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>in Italia circa l&rsquo;8.2% della popolazione residente complessiva, una percentuale ormai vicina a quella relativa a paesi di ben pi&ugrave; antica tradizione immigratoria come la Francia e l&rsquo;Inghilterra. Nel marzo 1990<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp;&nbsp; <\/span>un mio articolo sugli effetti negativi dell&rsquo;immigrazione sul mercato del lavoro e le condizioni di vita dei salariati, e sulle sue implicazioni politiche pi&ugrave; di lungo periodo nel caso italiano, fu respinto da <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">il manifesto<\/i> perch&eacute; in contrasto con la linea del giornale in materia. Del che naturalmente ero pienamente consapevole, ma ritenevo che rappresentare un punto di vista diverso e fornire elementi concreti di analisi potesse utilmente contribuire<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>a una discussione nella Sinistra sulla questione.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<div id=\"ftn15\" style=\"mso-element: footnote;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref16\" name=\"_ftn16\" style=\"mso-footnote-id: ftn16;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[16]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Per l&rsquo;Unione nel suo complesso la maggior parte dell&rsquo;interscambio complessivo di beni e servizi ha luogo al suo interno (per ciascuna delle tre maggiori economie &ndash; Germania, Francia e Italia &ndash; tra il 60 e il 70 per cento del suo interscambio ha luogo con paesi dell&rsquo;Unione). I beneficiari esterni di ogni espansione della domanda interna dei singoli paesi sarebbero stati dunque principalmente gli altri paesi dell&rsquo;Unione, sicch&eacute; gli effetti di sostegno dell&rsquo;occupazione prodotti da un coordinamento in senso espansivo delle politiche economiche sarebbero rimasti concentrati al suo interno, con rischi relativamente contenuti che la crescita venisse ostacolata da problemi di bilancia dei pagamenti connessi con l&rsquo;interscambio con il resto del mondo.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref17\" name=\"_ftn17\" style=\"mso-footnote-id: ftn17;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[17]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><span lang=\"EN-US\" style=\"mso-ansi-language: en-us;\"><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Cfr. al riguardo A. Barba e M. Pivetti, &ldquo;Rising household debt: Its causes and macroeconomic implications &ndash; a long-period analysis&rdquo;,<i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> Cambridge Journal of Economics<\/i>, Vol. 33, n. 1, 2009, pp. 113-137,<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>e<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>&ldquo;Changes in income distribution, financial disorder and crisis&rdquo;, in E. Brancaccio e G. Fontana (a cura di),<i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> The Global Economic Crisis<\/i>, Routledge, 2011.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref18\" name=\"_ftn18\" style=\"mso-footnote-id: ftn18;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[18]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Il crollo del potere contrattuale del lavoro dipendente avvenuto nell&rsquo;ultimo trentennio nell&rsquo;insieme del capitalismo avanzato &egrave;<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>riconducibile ad un insieme complesso di concause, le principali delle quali possono essere individuate in livelli di disoccupazione molto pi&ugrave; elevati che nel trentennio precedente, nella caduta dei tassi di sindacalizzazione e nelle riforme del mercato del lavoro,<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>nella notevole accelerazione impressa al processo di internazionalizzazione economica in ciascuna delle sue tre dimensioni fondamentali: forza-lavoro, capitali e merci (v. M. Pivetti, &ldquo;Advanced capitalism and the change in income distribution: A suggested classical interpretation&rdquo;, in atti del convegno <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Sraffa&rsquo;s &lsquo;Production of Commodities by Means of Commodities&rsquo; 1960-2010<\/i>, Centro di Ricerche e Documentazione &ldquo;Piero Sraffa&rdquo;, Roma 2-4 dicembre 2010).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref19\" name=\"_ftn19\" style=\"mso-footnote-id: ftn19;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[19]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>La maggiore economia europea continua a non usare la sua competitivit&agrave; per far crescere di pi&ugrave; la domanda interna, e, in tal modo, contribuire anche a ridurre i saldi correnti negativi dei membri pi&ugrave; deboli dell&rsquo;Unione insieme alla parte del loro debito pubblico collocato all&rsquo;estero. (Ricordiamo che a fronte della stagnazione dei salari e dell&rsquo;aumento del tasso di risparmio delle famiglie tedesche connesso con il cambiamento distributivo a favore dei ceti abbienti, nell&rsquo;ultimo decennio la spesa per consumi &egrave; cresciuta complessivamente in Germania di appena poco pi&ugrave; del 2% in termini reali.) Allo stesso tempo che si adopera per preservare i suoi saldi correnti positivi, la Germania <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">non<\/i> imbocca la strada della corresponsione di credito a buon mercato ai paesi membri con saldi correnti negativi per cercare di continuare a crescere pur con una domanda interna relativamente stagnante. Da qui l&rsquo;insostenibilit&agrave; di medio-lungo periodo della situazione per la stessa Germania e la non credibilit&agrave; della tenuta dell&rsquo;Eurosistema. Il fatto che la Germania sia la maggiore economia del continente, dunque inevitabilmente la nazione-guida dell&rsquo;Unione, contribuisce a rendere estremamente improbabili i cambiamenti richiesti dalla tenuta dell&rsquo;integrazione europea. Non va perso di vista al riguardo che culturalmente il mondo di lingua tedesca &egrave; stato la culla del neoliberismo, con gli scritti di autori come Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek, Wilhelm R<span new=\"\" times=\"\">&ouml;<\/span>pke. Quest&rsquo;ultimo, in particolare, ha esercitato un&rsquo;influenza considerevole sulla politica economica della Germania del secondo dopoguerra come padre della &ldquo;Terza Via&rdquo; &ndash; l&rsquo;&rdquo;economia sociale di mercato&rdquo; o &ldquo;Ordoliberalismus&rdquo; &ndash; con la sua profonda ostilit&agrave; ideologica nei confronti della sovranit&agrave; dello Stato-nazione in campo economico in quanto presupposto delle politiche keynesiane di piena occupazione e dello Stato sociale (si vedano i suoi scritti degli anni Quaranta, in particolare: <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">The Social Crisis of Our Times<\/i> (1942), Chicago 1950; <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Civitas Humana. I problemi fondamentali della riforma sociale ed economica<\/i> (1944), Milano 1947;<i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> La communaut&eacute; internationale<\/i> (1945), Gen&egrave;ve 1947). Sull&rsquo;orientamento &lsquo;mercantilista&rsquo; della politica economica tedesca lungo tutto il secondo dopoguerra, si veda il recente saggio di S. Cesaratto e A. Stirati, &ldquo;Germany and the European and global crises&rdquo;,<i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> Quaderni del Dipartimento di Economia Politica<\/i>, Universit&agrave; degli Studi di Siena, n. 607, gennaio 2011.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-admin\/post-new.php#_ftnref20\" name=\"_ftn20\" style=\"mso-footnote-id: ftn20;\" title=\"\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span style=\"mso-special-character: footnote;\"><span class=\"MsoFootnoteReference\"><span new=\"\" style=\"line-height: 115%; font-family: ;\" times=\"\">[20]<\/span><\/span><\/span><\/span><\/a><font size=\"2\"><font color=\"#000000\"><font face=\"Times New Roman\"> Una volta che ci si sia emancipati dalla concezione teorica tradizionale della relazione tra risparmi e investimenti, diviene agevole comprendere come le questioni connesse con il servizio del debito pubblico interno non sono mai questioni di rapporti tra<span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>generazioni diverse. Quanto lo Stato preleva dai contribuenti per il pagamento degli interessi ed il rimborso del debito in scadenza lo versa ai suoi creditori, appartenenti ovviamente alla stessa generazione dei contribuenti. Contribuenti e creditori possono addirittura essere fatti coincidere, nel qual caso gli stessi soggetti semplicemente pagano con una mano quanto riscuotono con l&rsquo;altra. Nei limiti in cui questo non si verifica, sorge s&igrave; una questione distributiva ma di carattere <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">intra<\/i>generazionale: si hanno trasferimenti di reddito e ricchezza da coloro che pagano le imposte a coloro, della stessa generazione, che (magari perch&eacute; riescono ad evaderle) fanno invece prestiti allo Stato (il caso italiano).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;di Massimo Pivetti * ** 1. Nel corso dell&rsquo;ultimo trentennio il capitalismo avanzato nel suo complesso ha sperimentato una poderosa restaurazione liberista, nel cui ambito il progresso &egrave; stato identificato con la mondializzazione e la conservazione con la difesa di uno Stato sociale e di una rete di tutele del lavoro dipendente considerati come di fatto pregiudizievoli per quest&rsquo;ultimo, in quanto fonti di accrescimento del suo costo e di perdita di competitivit&agrave;. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,25,2,100,6],"tags":[227,1742,1743,1744,1474,1745,1746,1747,1748,127,488,326,1067,1749],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-1rm","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5540"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5540"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5540\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5540"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5540"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5540"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}