{"id":55400,"date":"2020-01-17T12:30:46","date_gmt":"2020-01-17T11:30:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55400"},"modified":"2020-01-17T12:21:54","modified_gmt":"2020-01-17T11:21:54","slug":"luomo-artificiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55400","title":{"rendered":"L&#8217;uomo artificiale"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL PEDANTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non passa giorno senza che ci si imbatta nell&#8217;annuncio di nuove e vieppi\u00f9 audaci applicazioni dell&#8217;intelligenza artificiale: quella all&#8217;indicativo futuro che guider\u00e0 le automobili, diagnosticher\u00e0 le malattie, gestir\u00e0 i risparmi, scriver\u00e0 libri, dirimer\u00e0 contenziosi, dimostrer\u00e0 teoremi irrisolti. Che far\u00e0 di tutto e lo far\u00e0 meglio, sicch\u00e9 chi ne scrive immagina tempi prossimi in cui l&#8217;uomo diventer\u00e0 \u00abobsoleto\u00bb e sar\u00e0 progressivamente sostituito dalle macchine, fino a proclamare con dissimulato orgasmo l&#8217;avvento di un apocalittico \u00abgoverno dei robot\u00bb. Questo parlare di cose nuove non \u00e8 per\u00f2 nuovo. La proiezione fantatecnica incanta il pubblico da circa due secoli, da quando cio\u00e8 \u00abla religione della tecnicit\u00e0\u00bb ha fatto s\u00ec che \u00abogni progresso tecnico [apparisse alle masse dell&#8217;Occidente industrializzato] come un perfezionamento dell&#8217;essere umano stesso\u00bb (Carl Schmitt, Die Einheit der Welt) e, nell&#8217;ancorare questo perfezionamento a ci\u00f2 che umano non \u00e8, gli ha conferito l&#8217;illusione di un moto inarrestabile e glorioso. Come tutte le religioni, anche quella della \u00abtecnicit\u00e0\u00bb produce a corollario dei \u00abtesti sacri\u00bb degli officianti-tecnici un controcanto apocrifo di leggende popolari in cui si trasfigurano le speranze e le paure dell&#8217;assemblea dei devoti. Delle leggende non serve indagare la plausibilit\u00e0, ma il significato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per intelligenza artificiale (IA) si intendono le tecnologie in grado di simulare le abilit\u00e0, il ragionamento e il comportamento degli esseri umani. Risulta dunque difficile capire da che punto in poi l&#8217;IA si distingua, ad esempio, da una piccola calcolatrice che svolge un&#8217;attivit\u00e0 propria della mente umana (il calcolo, appunto), o da un personal computer che gi\u00e0 simula molte abilit\u00e0 dell&#8217;uomo per via riduzionistica, scomponendole cio\u00e8 in enti numerabili. Il concetto di IA sembra perci\u00f2 essere pi\u00f9 ottativo che tecnico. Non introduce alcuna rivoluzione ma identifica piuttosto, sotto un&#8217;etichetta accattivante e di dubbia solidit\u00e0 epistemica, lo sforzo e l&#8217;auspicio di sviluppare tecniche informatiche sempre pi\u00f9 sofisticate e potenti. Che poi queste tecniche finiscano sempre per replicare, potenziandole, alcune funzioni della mente umana \u00e8 ovvio in definizione, essendo state concepite e create proprio da quella mente e proprio con quell&#8217;obiettivo, fin dall&#8217;inizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che appassiona delle pi\u00f9 recenti applicazioni dell&#8217;IA (cio\u00e8 del computer) \u00e8 la crescente capacit\u00e0 di elaborare input non rigidamente formalizzati, come ad esempio le riprese fotografiche, i tratti somatici, le basi di dati incoerenti e &#8211; soprattutto &#8211; il linguaggio. Quest&#8217;ultimo, espressione libera e creativa che si rigenera in continuazione (Noam Chomsky), rappresenta in effetti il banco di prova pi\u00f9 importante. Per essere compiutamente decifrato esige non solo la corretta comprensione delle pur complesse norme sintattiche, ma anche quella dei sottotesti e contesti culturali, simbolici, emotivi (comprensione semantica). Ben pi\u00f9 che uno strumento, il linguaggio \u00e8 l&#8217;incarnazione dell&#8217;intelligenza che nel linguaggio si (ri)crea, traduce gli infiniti rivoli dell&#8217;esperienza individuale e sociale e si comunica agli altri. L&#8217;assalto cibernetico a questo impervio monte, che tanto ricorda l&#8217;impresa babelica finita proprio nel caos delle lingue, \u00e8 solo ai suoi timidi inizi e sinora ha prodotto metafore matematiche pi\u00f9 o meno promettenti per avvicinarsi ai misteri della mente. Ma per quanta strada si possa percorrere in questa direzione, resteremmo comunque ontologicamente lontani dall&#8217;obiettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;intelligenza non \u00e8 solo funzionale, non si limita cio\u00e8 a risolvere i problemi ma li pone, li formula e li dispone secondo gerarchie. In ci\u00f2 \u00e8 insieme condizionata e finalizzata dal soggetto che la esprime, ne \u00e8 definita anche etimologicamente perch\u00e9 espressione indissolubile e diretta dei suoi fines, dei limiti che ne tracciano l&#8217;irripetibile e indivisibile identit\u00e0: desideri, preferenze, paure, affetti, educazione, empatia e relazioni sociali, fede nella trascendenza, corporeit\u00e0, morte e molto altro. Se la competenza logico-matematica \u00e8 terreno comune a tutti gli uomini e a tutte le macchine, il suo esercizio \u00e8 invece asservito alle gradazioni e alla mutevolezza della condizione di ciascuno. Una macchina non pu\u00f2 ragionare come un uomo semplicemente perch\u00e9 non \u00e8 un uomo, proprio come un bambino non ragiona come un adulto, un ricco come un povero, un sano come un ammalato, un ateo come un cristiano, un aborigeno come un europeo ecc. Occorre allora chiedersi il perch\u00e9 di questa finzione, di negare il naturale rapporto di complementariet\u00e0 tra i due domini con la pretesa che possano, per qualcuno anzi debbano, sovrapporsi fino a confondersi e sostituirsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Qui azzardo due risposte. Se il soggetto intelligente guarda dentro (int\u016ds l\u0115git) la propria condizione nel mondo per formulare gli obiettivi da sottoporre ai processi logici e computazionali eventualmente delegabili a un algoritmo, se opera cio\u00e8 una \u00abscelta preanalitica\u00bb (Mario Giampietro) che antecede e informa quei processi, resta scoperto il problema di chi detterebbe ex multis gli obiettivi alle macchine affinch\u00e9 le si possa chiamare \u00abintelligenti\u00bb. Come il \u00abpilota automatico\u00bb di Mario Draghi, l&#8217;IA guider\u00e0 da sola e superer\u00e0 brillantemente ogni ostacolo, ma verso quale meta? Escludendo l&#8217;ipotesi apocalittica (quella in cui se la darebbe da sola), sar\u00e0 inevitabilmente la meta iscritta nel codice dai suoi committenti, che governando il codice godranno del privilegio di imporre i propri modelli etici, politici ed esistenziali a tutti, ovunque esista un processore e una scheda di rete. Dal groviglio delle sofisticazioni tecniche emergerebbe allora una pi\u00f9 lineare dinamica di dominio dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo, dove la citata finzione non sarebbe altro che una variante della pretesa tecnocratica, di incapsulare gli interessi e i moventi di una classe in una procedura sedicente asettica, inalterabile e necessaria, sottraendoli cos\u00ec alle resistenze delle altre forze sociali. Per chi si \u00e8 lasciato mettere in ceppi dalle \u00abferree leggi\u00bb dell&#8217;economia (cio\u00e8 dalle priorit\u00e0 di qualcuno, secondo le sue premesse e la sua visione del mondo) e da \u00ablo dice la scienza\u00bb (idem), non sar\u00e0 difficile accettare che la soluzione migliore sia quella partorita dai ventriloqui della marionetta cibernetica e \u00abintelligente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda ipotesi chiama in causa il limite dell&#8217;uomo, cio\u00e8 la sua definizione. Numerosi indizi fanno temere che, nel sentire comune, la riduzione del corredo soggettivo e plurale delle intelligenze umane in un sottogruppo acefalo di procedure erga omnes sia intesa non gi\u00e0 come un impoverimento, ma come un salutare superamento della brulicante e imprevedibile complessit\u00e0 di pensieri, comportamenti e moventi del formicaio umano, e quindi dei \u00abpericoli\u00bb che vi si anniderebbero. La macchina (si pensa) non \u00abtiene famiglia\u00bb e non ha nulla da perdere n\u00e9 da guadagnare e quindi (si pensa) non pu\u00f2 che fare \u00abla cosa giusta\u00bb per tutti. Dalla tentazione cos\u00ec squisitamente adamitica e gnostica di separare anzitempo la zizzania dal grano scaturisce l&#8217;illusione di distillare processi cognitivi e decisionali infallibili &#8211; o comunque i migliori possibili &#8211; disattivando tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 generare l&#8217;\u00aberrore\u00bb: fragilit\u00e0, affetti, inclinazioni, dolo, ma anche e in ultima istanza l&#8217;incomputabile libero arbitrio, la libert\u00e0 di ciascuno. Si \u00e8 per\u00f2 visto che l&#8217;unit\u00e0 indissolubile di intelligenza e soggetto rende vana questa illusione, il cui solo risultato pu\u00f2 essere quello di spostare l&#8217;arbitrio in poche mani potenti, omologando il resto. Ma poco importa. Pi\u00f9 forte \u00e8 il disgusto e la paura dell&#8217;indisciplinabile incognita uomo, il desiderio di spuntarle le armi incatenandola e negandola nella sua essenza distintiva, quella pensante. Questa brama del non vivente, di spegnere il coro dissonante delle intelligenze per ridurli alla monodia degli zombie, non si misura solo dai sogni &#8211; assurdi anche tecnicamente &#8211; di dare scacco matto a truffa e corruzione grazie alle transazioni elettroniche certificate, di \u00abeliminare (sic) le mafie\u00bb con il denaro virtuale o i brogli con le macchinette per votare, ma in modo ancora pi\u00f9 diretto dall&#8217;eugenetica morale di chi vorrebbe espungere \u00abl&#8217;odio\u00bb, \u00abla paura\u00bb e altri sentimenti \u00abcattivi\u00bb (partendo, \u00e7a va sans dire, dalla pi\u00f9 tener\u00e0 et\u00e0, nei casi estremi fino al sequestro ideologico o fisico dell&#8217;infanzia), ridurre al silenzio agli specialisti della salute, del clima e dell&#8217;economia che non ripetono a pappagallo una tesi o mettere in cima ai valori politici \u00abl&#8217;onest\u00e0\u00bb, cio\u00e8 l&#8217;esecuzione demente, sicut ac machina, di una legge scritta, immaginando cos\u00ec di programmare gli umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Osserviamo la realt\u00e0. Nella pratica, quasi tutto ci\u00f2 che oggi si fregia sui rotocalchi e nei parlamenti dell&#8217;etichetta di IA &#8211; cio\u00e8 la digitalizzazione, in qualunque modo o misura la si applichi &#8211; \u00e8 molto lontano dal requisito di portare la macchina nel modus cogitandi et operandi degli esseri umani per mettersi al loro servizio. All&#8217;opposto, le sue applicazioni implicano la necessit\u00e0 o persino l&#8217;obbligo che siano invece gli uomini ad adeguarsi alle procedure della macchina e a servirla. Ad esempio, se davvero avessimo a che fare con un&#8217;intelligenza umanoide di silicio che si integra con discrezione nella nostra struttura mentale, che bisogno avremmo di lamentarci della mancanza di \u00abcultura digitale\u00bb? Non dovrebbe toccare al calcolatore l&#8217;onere di assorbire la nostra cultura? E a che pro insegnare il \u00abcoding\u00bb, la lingua dei computer, a tutti i bambini? Di salutarlo (boom!) come \u00abil nuovo latino\u00bb? Non dovevano essere i robot a parlare la nostra lingua? E perch\u00e9 addannarci con procedure telematiche, moduli online, assistenti telefonici, PEC, app, PIN, SPID, registri elettronici ecc. e stravolgere il nostro modo di lavorare e di pensare per servire al calcolatore la \u00abpappa pronta\u00bb da digerire? Perch\u00e9 faticare il doppio per trasmettergli le nostre fatture nell&#8217;unico formato che riesce a comprendere, quando un mediocre studente di ragioneria sarebbe stato in grado di decifrarle in ogni variante formale? E perch\u00e9 spendere tempo, quattrini e salute nervosa per imparare tutte queste cose? Il \u00abdeep learning\u00bb non doveva essere una prerogativa dei nuovi algoritmi? Insomma, si ha l&#8217;impressione che la celebrata umanizzazione della macchina si stia risolvendo proprio nel suo contrario: in una macchinizzazione dell&#8217;uomo. Che l&#8217;impossibilit\u00e0 &#8211; lo ripetiamo: ontologica &#8211; di portare i circuiti nei nostri ranghi stia producendo il risultato inverso di fletterci, costi quel che costi, alla rigida cecit\u00e0 della loro legge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Certo, possiamo raccontarci che questi sono solo paradossi transitori che servono a perfezionare e a istruire l&#8217;IA affinch\u00e9 spicchi presto il volo promesso. Ma la verit\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra ed \u00e8 sotto gli occhi di tutti. \u00c8 che l&#8217;IA \u00e8 la nostra intelligenza, l&#8217;IA siamo noi. Non ci parla dei progressi dell&#8217;ingegneria e della scienza, ma di un auspicato progresso dell&#8217;uomo chiamato a spogliarsi dei suoi difetti &#8211; cio\u00e8 di se stesso &#8211; per rivestirsi della stolta obbedienza, della prevedibilit\u00e0 e della governabilit\u00e0 dei dispositivi elettronici. Se nella prima fase questa transizione si \u00e8 imposta con la seduzione dei suoi vantaggi, dal personal computer in ogni casa ai servizi internet gratuiti fino alla connettivit\u00e0 mobile, in quella successiva deve forzare la mano magnificando i suoi benefici e rendendoli in ogni caso obbligatori con qualche pretesto penoso: la semplificazione, il risparmio, il progresso-che-non-si-pu\u00f2-fermare. \u00c8 la fase in cui ci troviamno oggi: quella del 5G, degli elettrodomestici e delle automobili in rete, dei telefoni che non si spengono mai, della telematizzazione kafkiana dei servizi pubblici e, insieme, dei mal di pancia di chi si preoccupa, resiste e dubita, anche perch\u00e9 le promesse di miglioramento sociale che hanno accompagnato la precedente ondata sono state tutte miseramente disattese (che si parli di crisi proprio da quando si parla di \u00abrivoluzione digitale\u00bb \u00e8 un dettaglio che non tutti hanno trascurato di notare). Nel frattempo qualcuno, reso audace dallo Stato innovatore-coercitore, scopre le carte e prepara la terza e ultima fase in cui gli esseri umani dovranno accogliere le macchine anche nel proprio corpo e non pi\u00f9 solo nei pensieri, con l&#8217;impianto di circuiti e processori collegati agli organi o direttamente al cervello. Con tanti saluti ai computer che diventano intelligenti, l&#8217;intelligenza diventer\u00e0 un computer e l&#8217;uomo \u00absar\u00e0 allora bardato di protesi prima di diventare egli stesso un artefatto, venduto in serie a consumatori diventati a loro volta artefatti. Poi, divenuto ormai inutile alle proprie creazioni, scomparir\u00e0\u00bb (Jacques Attali, Une br\u00e8ve histoire de l&#8217;avenir).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Questa riflessione non sarebbe completa senza chiedersi: perch\u00e9? Qual \u00e8 il senso di questo processo e del suo essere salutato come una mano santa, o almeno come una sfida a cui non ci si deve sottrarre? Indubbiamente a qualcuno non dispiacer\u00e0 l&#8217;idea di tracciare, controllare e condizionare ogni azione o pensiero di ogni singolo individuo, ovunque e in qualunque momento. N\u00e9 di assoggettare i popoli a processi e processori automatici che non lasciano scampo, privi di riflessione e di empatia e perci\u00f2 inesorabilmente fedeli al mandato, fosse anche il pi\u00f9 atroce. Ma anche questo sogno o incubo non sarebbe nuovo. La psicopatologia dell&#8217;onnipotenza e la volont\u00e0 di dominio sono sempre esistite. Pi\u00f9 triste \u00e8 invece l&#8217;assenso delle cavie che si prestano a un siffatto esperimento di subumanesimo: dai politici che assecondano beoti le mode globali e le impongono ai cittadini, ai cittadini stessi che si immaginano pionieri di un&#8217;ubertosa et\u00e0 del silicio. C&#8217;\u00e8, evidentemente, un problema di percezione che non pu\u00f2 essere solo effetto della propaganda. Una civilt\u00e0 che desidera superare l&#8217;umano non pu\u00f2 che essere profondamente scontenta di s\u00e9. \u00c8 una civilt\u00e0 delusa e intrappolata, incapace di raggiungere gli obiettivi che si \u00e8 imposta ma altrettanto incapace di respingerli e di riconoscerli come ostili al proprio bisogno di prosperit\u00e0 e giustizia. Non riesce a immaginare un&#8217;alternativa e immagina allora che l&#8217;anello marcio della catena siano proprio i suoi membri: gli uomini deboli e irrazionali, indegni della meta. Umso schlimmer f\u00fcr die Menschen! Nasce da qui, dalla percezione strisciante di un fallimento epocale, l&#8217;illusione di salvarsi incatenando i passeggeri ai sedili e di sopprimerne le salvaguardie per espiare la \u00abvergogna prometeica\u00bb (G\u00fcnther Anders) di non essere all&#8217;altezza delle proprie creature, anche politiche. Per comprendere le radici di questa disperazione \u00e8 quindi inutile interrogare gli ingegneri. Le tecnologie, intelligenti o meno, sono solo il pretesto di una fuga da s\u00e9 che andrebbe affrontata almeno abbandonando la tentazione puerile di soluzioni \u00abperfette\u00bb e perci\u00f2 estranee al mistero irriducibile di un&#8217;umanit\u00e0 in cui \u00absi mescolano polvere e divinit\u00e0\u00bb (Fritjof Schuon), che vive nella quantit\u00e0 mentre aspira all&#8217;innumerabile e dissemina le sue verit\u00e0 provvisorie in miliardi di anime. Rimarr\u00e0 il compromesso di una vita non certo geometrica e rassicurante come un videogioco, ma proprio per questo possibile, forse anche degna di essere vissuta.<\/p>\n<p><strong>Fonte :\u00a0<a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/l-uomo-artificiale\">http:\/\/ilpedante.org\/post\/l-uomo-artificiale<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PEDANTE Non passa giorno senza che ci si imbatta nell&#8217;annuncio di nuove e vieppi\u00f9 audaci applicazioni dell&#8217;intelligenza artificiale: quella all&#8217;indicativo futuro che guider\u00e0 le automobili, diagnosticher\u00e0 le malattie, gestir\u00e0 i risparmi, scriver\u00e0 libri, dirimer\u00e0 contenziosi, dimostrer\u00e0 teoremi irrisolti. 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