{"id":55530,"date":"2020-01-21T00:10:28","date_gmt":"2020-01-20T23:10:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55530"},"modified":"2020-01-21T08:59:00","modified_gmt":"2020-01-21T07:59:00","slug":"simone-garilli-fsi-mantova-allevento-basta-salari-da-fame-con-simone-fana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55530","title":{"rendered":"Simone Garilli (FSI Mantova) all&#8217;evento &#8220;Basta salari da fame!&#8221; con Simone Fana"},"content":{"rendered":"<div class=\"fb-video\" data-allowfullscreen=\"true\" data-href=\"https:\/\/www.facebook.com\/watch\/?v=2600273416875595\"><\/div>\n<div class=\"n1l5q3vz\"><\/div>\n<div class=\"buofh1pr owomucta n1l5q3vz cxmmr5t8 enqfppq2 hcukyx3x hihg3u9x ggxiycxj qv66sw1b\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><span class=\"oi732d6d ik7dh3pa d2edcug0 qv66sw1b c1et5uql a8c37x1j hop8lmos enqfppq2 e9vueds3 j5wam9gi knj5qynh m9osqain\">Sabato scorso, in una saletta della Biblioteca Gino Baratta di Mantova, si \u00e8 svolto un bell\u2019evento organizzato dagli amici di eQual &#8211; Potere al Popolo, nel quale Simone Fana ha presentato il libro scritto a quattro mani con la sorella Marta Fana, dal titolo <em>Basta salari da fame!<\/em> (edizione Laterza).\u00a0 Il FSI Mantova ha partecipato con una sua delegazione e dopo aver ascoltato con attenzione la presentazione, moderata da Emanuele Bellintani (candidato Sindaco con Mantova in Comune) e Michele Orezzi (sindacalista Filctem Cgil Mantova), \u00e8 intervenuto con una domanda di Simone Garilli, che abbiamo ripreso nel *video sotto*. Il video con la risposta dell&#8217;autore verr\u00e0 pubblicato solo con il suo consenso.<\/span><\/p>\n<p>Siccome sabato non c\u2019\u00e8 stato modo e tempo per una successiva replica del nostro Simone Garilli, abbiamo deciso di pubblicarla qui sotto, sperando di stimolare un confronto costruttivo con l\u2019autore e magari anche con gli amici di eQual &#8211; Potere al Popolo. La premessa a questa replica \u00e8 doverosa: condividiamo largamente l\u2019analisi di Simone Fana, siamo incuriositi dal libro, che leggeremo, e abbiamo molto apprezzato il tono politico che l\u2019autore ha voluto imprimere alla presentazione, perch\u00e9 come lui anche noi siamo convinti che all\u2019analisi teorica vada fatta seguire l\u2019azione e che in Italia, oggi, esistano grandi potenzialit\u00e0 per riunire in una proposta politica organica la grande maggioranza dei lavoratori.<\/p>\n<p>Segue quindi la replica di Simone Garilli:<\/p>\n<p>\u201cCaro Simone,<\/p>\n<p>la domanda che ho deciso di rivolgerti sabato, come militante del FSI Mantova, deriva da una convinzione personale maturata nel tempo. Credo di poter dire, da osservatore esterno, che in una parte del variegato mondo della sinistra radicale italiana sia in atto un tentativo di rinnovamento teorico finalizzato ad una proposta politica nuova; una proposta libera dai lacci ideologici della Seconda Repubblica e quindi, auspicabilmente, dagli errori politici che ne sono seguiti, a partire dagli infelici esperimenti di governo con quel centro-sinistra che nel frattempo ha espulso la sua tradizionale componente socialista trasformandosi in un soggetto liberale compiuto.<\/p>\n<p>Mi pare di poter dire anche che tu e Marta, tramite la vostra attivit\u00e0 di ricerca, divulgazione e militanza, siate due delle avanguardie di questo ammirevole tentativo di rinnovamento, ed \u00e8 per tale ragione che come FSI Mantova abbiamo deciso di partecipare alla presentazione di sabato, quale occasione di incontro e di arricchimento reciproco.<\/p>\n<p>Essendo il Fronte Sovranista Italiano un partito relativamente giovane, nato nel 2016 dopo cinque anni di esperienza associativa con l\u2019ARS (Associazione Riconquistare la Sovranit\u00e0), mi pare corretto innanzitutto presentarci.\u00a0 FSI \u00e8 un partito che si pone come obiettivo la riconquista della sovranit\u00e0 nazionale in ogni sua forma, attraverso il ricollocamento della Costituzione al vertice dell\u2019ordinamento. Pensiamo che il contrasto insanabile fra la nostra Carta e i Trattati Europei, la natura antidemocratica dell\u2019Unione Europea e la sua irriformabilit\u00e0, rendano necessario il recesso dell\u2019Italia dai Trattati Europei, cos\u00ec da liberarci dai vincoli che ci impediscono di realizzare politiche sociali e per il lavoro.<\/p>\n<p>\u00c8 stato il nostro Presidente, Stefano D\u2019Andrea, in un articolo apparso nel 2011 sulla rivista online Appello al Popolo, ad aver utilizzato per la prima volta la parola \u201csovranista\u201d, oggi entrata in circolo nel dibattito pubblico ma utilizzata con estrema superficialit\u00e0, per indicare tra gli altri un partito federal-secessionista come la Lega. Per noi la sovranit\u00e0 da riconquistare, al contrario, \u00e8 esclusivamente quella che consentir\u00e0 all\u2019Italia di dare forma alla Costituzione del 1948, come in parte \u00e8 stato fatto durante la Prima Repubblica.<\/p>\n<p>Ecco spiegato, attraverso questa breve presentazione del FSI, il mio intervento di sabato, che si concludeva con una domanda a te rivolta:<\/p>\n<p>&#8216;\u2026non pensi che la questione dell\u2019Unione Europea e della sua irriformabilit\u00e0, quindi la questione &#8211; la dico brutalmente &#8211; sovranista, dal nostro punto di vista per\u00f2, cio\u00e8 recuperare la sovranit\u00e0 per rimettere al centro dell\u2019ordinamento giuridico la Costituzione italiana del 1948, non sia la questione decisiva?&#8217;. Se dovessi racchiudere la tua risposta in una sola frase, sceglierei questa: &#8216;non illudiamoci, la sovranit\u00e0 monetaria non basta e a ben vedere, quando c\u2019era, non \u00e8 servita ai lavoratori&#8217;.\u00a0 Che non basti la sovranit\u00e0 monetaria al FSI \u00e8 evidente, tanto \u00e8 vero che nel mio intervento ho parlato di \u201csovranit\u00e0\u201d, senza aggettivi, intendendo con essa il potere dello Stato di disciplinare l\u2019attivit\u00e0 economica ed indirizzarla secondo fini sociali, come richiede la Costituzione.<\/p>\n<p>Ma essendo il punto assolutamente decisivo, credo sia utile sviscerarlo: in cosa consiste concretamente, oggi, la sovranit\u00e0 di uno Stato? Limitandoci in questa sede alla politica economica, direi che la sovranit\u00e0 \u00e8 il potere di:<\/p>\n<p>1) CONTROLLARE LA POLITICA VALUTARIA<\/p>\n<p>perch\u00e9 attraverso la manipolazione del valore esterno della moneta \u00e8 possibile allentare il vincolo della bilancia dei pagamenti, che altrimenti imporrebbe a qualsiasi Paese, e tanto pi\u00f9 ad un Paese che ha perso terreno negli ultimi decenni, di reprimere la crescita dei salari cos\u00ec da contenere i prezzi e provare a competere sui mercati internazionali.<\/p>\n<p>La leva valutaria \u00e8 stata utilizzata in pi\u00f9 occasioni durante la Prima Repubblica per consentire alle imprese di recuperare i margini di profitto minacciati dagli incrementi salariali. La svalutazione della lira, tanto vituperata dagli \u201cintellettuali\u201d revisionisti della Seconda Repubblica, \u00e8 stata in passato anche uno strumento di mediazione democratica del conflitto tra Capitale e Lavoro: salivano i salari e nel contempo si manteneva la competitivit\u00e0 esterna delle imprese esportatrici.<\/p>\n<p>Inutile dire che nel recinto unionista, a causa della presenza di una moneta unica, \u00e8 scomparsa la politica valutaria nazionale, e non c\u2019\u00e8 di conseguenza la possibilit\u00e0 di mediare il conflitto sociale per quella via. Le imprese, come hai ricordato sabato, usavano anche l&#8217;inflazione per recuperare i margini di profitto sottratti dalla crescita dei salari nominali. Tuttavia anche questo secondo sbocco, sebbene formalmente a disposizione, \u00e8 precluso dentro l&#8217;euro e l&#8217;Unione Europea, perch\u00e9 minerebbe anch\u2019esso quella competitivit\u00e0 esterna che si gioca ormai esclusivamente sui prezzi relativi dei beni<\/p>\n<p>2) CONTROLLARE LE POLITICHE MONETARIA E FISCALE, CONGIUNTAMENTE<\/p>\n<p>perch\u00e9 senza di esse non \u00e8 possibile l\u2019intervento diretto dello Stato nell\u2019economia e, in particolare, non \u00e8 pensabile una politica industriale, la quale richiede massici investimenti pubblici nei settori considerati strategici e nei cosiddetti monopoli naturali, per loro natura inadatti ad un regime concorrenziale.<\/p>\n<p>Come noto, se la Banca Centrale, che esercita la politica monetaria, non risponde in alcun modo al potere esecutivo, la politica fiscale del governo non potr\u00e0 essere autonoma. Saranno i mercati finanziari a fissare il tasso di interesse a cui lo Stato finanzia la sua spesa in deficit e spetter\u00e0 ad un organismo tecnico, slegato da qualsiasi vincolo popolare, decidere se perseguire gli interessi degli investitori privati o quelli dello Stato.<\/p>\n<p>La Banca Centrale Europea ci indica chiaramente che l\u2019indipendenza della politica monetaria dal potere esecutivo \u00e8 uno strumento di disciplina dello Stato, condannato cos\u00ec ad applicare l\u2019agenda riformatrice che gli investitori e le stesse istituzioni europee gli richiedono.\u00a0 Allo stesso tempo il Trattato di Maastricht e le sue successive articolazioni, fra le quali il Fiscal Compact, riducono sempre pi\u00f9 lo spazio legale del deficit pubblico, sterilizzando anche per quella via la politica fiscale<\/p>\n<p>3) CONTROLLARE IL MOVIMENTO IN ENTRATA E IN USCITA DEI CAPITALI<\/p>\n<p>perch\u00e9 il libero flusso inter-nazionale dei capitali condanna lo Stato, i sindacati e i lavoratori a sottostare alla legge del massimo profitto privato. Se il capitale \u00e8 libero di circolare dove il costo del lavoro, i diritti, la sicurezza e la salute dei lavoratori sono meno tutelati e se nel frattempo lo Stato non pu\u00f2 fare politica industriale, i livelli di occupazione e di sviluppo interni dipenderanno dall\u2019attrattivit\u00e0 del Paese nei confronti delle imprese multinazionali. Inizier\u00e0 cos\u00ec un meccanismo di competizione al ribasso tra lavoratori dei diversi Stati e persino tra aree interne ad uno stesso Stato, con effetti distruttivi sulla quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 del lavoro.<\/p>\n<p>\u00c8 la storia degli ultimi decenni.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9: il libero movimento inter-nazionale dei capitali sancisce l\u2019impossibilit\u00e0 di qualsiasi politica fiscale redistributiva o di welfare, perch\u00e9 le imposte e i contributi sociali pagati dalle imprese fanno parte a pieno titolo del costo del lavoro complessivo e un capitale a briglia sciolta avr\u00e0 gioco facile a ricattare lo Stato che voglia incrementare il prelievo sui redditi pi\u00f9 alti minacciandolo di espatriare. Il dibattito ormai quotidiano sul taglio del cuneo fiscale e sulla necessit\u00e0 di sgravare le imprese da un eccessivo costo del lavoro ne \u00e8 testimonianza diretta<\/p>\n<p>Cos\u00ec definita la sovranit\u00e0, e chiarito come essa sia scientificamente erosa dalle istituzioni e dai trattati europei, permettimi Simone una piccola parentesi sulla politica industriale.<\/p>\n<p>Nella presentazione di sabato nei hai parlato diffusamente e con merito, toccando in particolare il tema della produttivit\u00e0, un parametro decisivo che da alcuni decenni nel nostro Paese ristagna. La teoria neoliberale in merito \u00e8 fallace ed \u00e8 assodato che la produttivit\u00e0 dipenda in prima istanza dalla domanda aggregata e pi\u00f9 nello specifico dalla dinamica salariale. Se i salari crescono le imprese sono incentivate ad \u201cefficientare\u201d il processo produttivo attraverso investimenti in capitale, altrimenti no. Siamo ovviamente d&#8217;accordo con l\u2019analisi, e concordiamo amaramente sul fatto che l&#8217;Italia si collochi ormai quasi soltanto nei settori a basso o medio valore aggiunto, come testimoniato dal fatto che l&#8217;occupazione cresce da tempo esclusivamente nei servizi e attraverso l\u2019uso indiscriminato dei part-time involontari. Un Paese di camerieri, come hai concluso, \u00e8 un orizzonte disastroso per i salari e per le classi lavoratrici.<\/p>\n<p>E allora come non considerare, nel momento della proposta politica, che il recinto istituzionale della prima Repubblica, dentro il quale come detto si poteva finanziare un&#8217;industria pubblica piuttosto agevolmente, era una condicio sine qua non per la lotta salariale?<\/p>\n<p>Solo in quel contesto di alti livelli occupazionali e di crescita della produttivit\u00e0 i lavoratori potevano contendere al capitale una quota dell\u2019incremento produttivo e, sebbene a fasi alterne, durante la Prima Repubblica la quota salari guadagn\u00f2 effettivamente terreno rispetto ai profitti, con un picco intorno alla met\u00e0 degli anni Settanta. Il declino senza appello della quota salari \u00e8 visibile non a caso, dal nostro punto di vista, da quando il processo di integrazione europea prende definitivamente slancio, a partire dal Sistema Monetario Europeo nel quale l\u2019Italia entra per la prima volta nel 1979, e a cui seguiranno il divorzio Banca d\u2019Italia-Tesoro (1981), l\u2019Atto Unico Europeo (1986), la restrizione della banda di oscillazione della lira all\u2019interno dello SME (1987), il Trattato di Maastricht (1992), l\u2019aggancio definitivo al marco (1996), il Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita (1997), l\u2019euro (1999-2002) e il Fiscal Compact (2012), per limitarci ai vincoli principali.<\/p>\n<p>\u00c8 indubbio che nella contesa tra salari e profitti degli anni \u201960 e \u201970 grande merito va riconosciuto ai lavoratori e ai sindacati che li sostenevano, ma i fattori che hanno reso quelle lotte possibili e talvolta vittoriose sono in ultima istanza due, tra loro correlati:<\/p>\n<p>1) come detto, la produttivit\u00e0 complessiva del sistema cresceva a ritmi elevati, consentendo almeno in teoria margini di miglioramento per entrambe le parti in conflitto, o quantomeno un compromesso dignitoso<\/p>\n<p>2) ma soprattutto, per quelle lotte c\u2019era uno sbocco politico, perch\u00e9 le istituzioni democratiche e i corpi intermedi, nel loro complesso, erano relativamente autonomi nelle decisioni di politica economica e quindi anche responsabili primi davanti agli elettori della direzione e dell\u2019intensit\u00e0 dello sviluppo<\/p>\n<p>Entrambi i fattori, come \u00e8 evidente, sono stati sterilizzati dall\u2019Unione Europea, che in questo senso \u00e8 l\u2019assicurazione per il grande capitale che la lotta di classe si giochi sempre in casa, invece che in campo neutro.<\/p>\n<p>Non si tratta perci\u00f2 di riprendersi la sovranit\u00e0 monetaria, ma la sovranit\u00e0 punto e basta, e nessuno ha mai sostenuto che sia sufficiente la sovranit\u00e0 per realizzare automaticamente il socialismo. Ho parlato non a caso, nel mio intervento di sabato, di \u201ccondizione necessaria, anche se evidentemente non sufficiente\u201d. La riconquista della sovranit\u00e0, con il recesso dall\u2019Unione Europea, \u00e8 una battaglia di portata epocale, ma se vista con freddo distacco \u00e8 solo l\u2019obiettivo minimo per ripristinare condizioni conflittuali equilibrate tra il Capitale e il Lavoro, all\u2019interno del quale il FSI ricomprende anche i lavoratori autonomi, i dipendenti pubblici e le piccole imprese private che devono la loro sopravvivenza alla domanda interna (e cio\u00e8 ai salari). In questo senso siamo frontisti o, con le parole del presidente Stefano D\u2019Andrea, siamo un partito non certo inter-classista, ma sicuramente \u201cpluri-classista\u201d.<\/p>\n<p>Infine, il tema dell\u2019irriformabilit\u00e0 dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p>Agganciandomi alla tua sacrosanta apologia della Storia, gi\u00e0 sabato ti ho ricordato che l&#8217;Unione, storicamente, \u00e8 un progetto principalmente francese che la Germania ha accettato alle sue condizioni. La matrice \u00e8 quella e non \u00e8 previsto che possa essere sostituita. Non lo dice il FSI, lo dicono i Trattati Europei, che prevedono un&#8217;\u201ceconomia sociale di mercato fortemente competitiva\u201d (un chiaro richiamo al modello economico tedesco) e che possono essere modificati solo con l&#8217;unanimit\u00e0 nel Consiglio Europeo. Questo significa che i Trattati che ci legano alla Germania e alla Francia sono di fatto immodificabili.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che la tua risposta mi ha lasciato particolarmente perplesso.<\/p>\n<p>Sono pronto ad essere smentito, e ne sarei felice, ma a me pare che tu abbia detto in sostanza che \u00e8 inutile parlare di Europa, che non aggrega consenso, che bisogna parlare piuttosto delle battaglie concrete, fra le quali il salario minimo, e che poi si vedr\u00e0, una volta raccolti i consensi necessari si affronter\u00e0 il problema europeo e saranno i rapporti di forza a decidere chi la spunter\u00e0, se un\u2019altra Europa \u00e8 possibile o se toccher\u00e0 pensare ad altro.<\/p>\n<p>La questione, a volerla vedere con rigore, \u00e8 di natura democratica. Noi del FSI crediamo che al popolo vada detta tutta la verit\u00e0, non una parte sola. Nei documenti programmatici che abbiamo approvato nel corso degli anni il Lavoro \u00e8 sempre al centro perch\u00e9 siamo convinti che \u201cla democrazia sono i diritti sociali\u201d, come ha ricordato con dono della sintesi Luciano Canfora. Ma le classi popolari vanno rese coscienti di ci\u00f2 che di strutturale impedisce in questa fase storica le riforme progressive che noi, come te e lo stesso Potere al Popolo, abbiamo in mente. Promettere il socialismo quando in queste condizioni istituzionali non si pu\u00f2 ottenere altro che le briciole, e spesso nemmeno quelle, non \u00e8 una strategia per guadagnare consenso, ma per perderlo al momento giusto. Ed il momento giusto \u00e8 quello dello scontro frontale con l&#8217;Unione Europea e con l&#8217;establishment che se ne serve in patria per disciplinare il Lavoro.<\/p>\n<p>Davvero qui mi chiedo, e ci chiediamo come FSI, se Tsipras abbia insegnato qualcosa. Forse, visti i tuoi riferimenti tutto sommato positivi a Pablo Iglesias, a Podemos, al nascituro governo spagnolo di centro-sinistra e al governo portoghese, ha insegnato meno di quello che avrebbe dovuto.<\/p>\n<p>Attraverso Syriza Alexis Tsipras \u00e8 riuscito nel 2015 ad aggregare consenso su una piattaforma radicalmente anti-austerit\u00e0 e oggi infligge in prima persona le politiche di austerit\u00e0 al suo popolo. Il referendum contro quelle politiche, peraltro incidentalmente vinto, \u00e8 stato archiviato per una ragione molto semplice: il popolo greco non era stato preparato allo scontro. Rispettare quel referendum voleva dire essere pronti ad uscire dall\u2019Unione Europea (e quindi anche dall\u2019euro). Sfortunatamente, per\u00f2, Syriza aveva preparato il suo popolo a detestare l&#8217;austerit\u00e0 e il suo popolo detestava l&#8217;austerit\u00e0, non l&#8217;euro e non l&#8217;Unione Europea che quell&#8217;austerit\u00e0 rendono necessar<span class=\"oi732d6d ik7dh3pa d2edcug0 qv66sw1b c1et5uql a8c37x1j hop8lmos enqfppq2 e9vueds3 j5wam9gi knj5qynh m9osqain\">ia. <\/span><\/p>\n<div class=\"j83agx80 cbu4d94t buofh1pr kvgmc6g5 tvfksri0 oygrvhab ozuftl9m ihqw7lf3\">\n<div class=\"buofh1pr owomucta n1l5q3vz cxmmr5t8 enqfppq2 hcukyx3x hihg3u9x ggxiycxj qv66sw1b\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"oi732d6d ik7dh3pa d2edcug0 qv66sw1b c1et5uql a8c37x1j hop8lmos enqfppq2 e9vueds3 j5wam9gi knj5qynh m9osqain\"><span class=\"oi732d6d ik7dh3pa d2edcug0 qv66sw1b c1et5uql a8c37x1j hop8lmos enqfppq2 e9vueds3 j5wam9gi knj5qynh m9osqain\"><br \/>\nSenza affrontare il nodo europeo ai lavoratori possiamo promettere solo menzogne, questo \u00e8 il punto strategico decisivo, che non pu\u00f2 essere eluso pena un\u2019altra fase storica di brucianti fallimenti per le forze popolari. In definitiva, se abbiamo paura della democrazia e della verit\u00e0, dove vogliamo andare?<\/span><\/span>Mi scuserai per la lunghezza e per la franchezza di questa replica. Inutile dire che se come FSI Mantova abbiamo rivolto a te questa riflessione \u00e8 perch\u00e9 pensiamo che la parte della barricata dalla quale ci troviamo a lottare sia la stessa. Grazie del libro, della presentazione di sabato e della eventuale risposta che vorrai darci\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sabato scorso, in una saletta della Biblioteca Gino Baratta di Mantova, si \u00e8 svolto un bell\u2019evento organizzato dagli amici di eQual &#8211; Potere al Popolo, nel quale Simone Fana ha presentato il libro scritto a quattro mani con la sorella Marta Fana, dal titolo Basta salari da fame! 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