{"id":55590,"date":"2020-01-24T09:00:17","date_gmt":"2020-01-24T08:00:17","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55590"},"modified":"2020-01-22T23:44:14","modified_gmt":"2020-01-22T22:44:14","slug":"levoluzione-dello-sfruttamento-dal-dopoguerra-ad-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55590","title":{"rendered":"L\u2019evoluzione dello sfruttamento, dal dopoguerra ad oggi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MARXISMO OGGI (Manfredi Alberti)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tentativo che la storica Eloisa Betti compie nel suo ultimo libro \u00e8 tanto ambizioso quanto ben riuscito: ripercorrere la vicenda dell&#8217;Italia repubblicana dal punto di vista della storia del lavoro precario (<em>Precari e precarie: una storia dell&#8217;Italia repubblicana<\/em>, Carocci, pp. 268, euro 24). L&#8217;argomento presenta molti elementi di complessit\u00e0, soprattutto sul piano della definizione e della quantificazione del fenomeno: che cosa vuol dire &#8220;lavoro precario&#8221; in un&#8217;economia capitalistica? Come misurarlo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un primo criterio di definizione del precariato sembrerebbe derivare dalla natura del contratto di lavoro (ora a tempo determinato, ora a chiamata, ora &#8220;atipico&#8221;, nelle sue molteplici forme); senonch\u00e9 anche un lavoratore &#8220;stabile&#8221;, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, pu\u00f2 soggettivamente sentirsi &#8220;precario&#8221;, per esempio in previsione di un&#8217;imminente crisi industriale o in condizioni di elevata incertezza sul futuro occupazionale. A questo proposito i dati dell\u2019Inps e dei Centri per l\u2019impiego ci dicono che oggigiorno il 30-40% dei contratti di lavoro cosiddetti &#8220;stabili&#8221;, specialmente nelle piccole imprese, non dura pi\u00f9 di un anno. Vale a dire che in assenza di specifiche protezioni, nel sistema di produzione capitalistico il lavoro \u00e8 strutturalmente esposto al rischio della precariet\u00e0 e della disoccupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben consapevole dei problemi interpretativi che l&#8217;argomento presenta, Eloisa Betti nel suo volume segue la via di storicizzare i concetti di lavoro &#8220;precario&#8221; e &#8220;stabile&#8221; con riferimento alla realt\u00e0 socio-economica italiana dal dopoguerra a oggi, con una forte attenzione alla questione di genere, alla dimensione normativa, ai dibattiti politico-parlamentari in materia e alle lotte dei precari che hanno costellato la storia della Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo ventennio dell&#8217;Italia repubblicana \u00e8 stato caratterizzato da una diffusa precariet\u00e0 del lavoro, a dispetto dell&#8217;avanzato programma di politica sociale ed economica tracciato dalla Costituzione. In una certa misura il rapido e impetuoso processo di sviluppo economico collocato fra gli anni Cinquanta e Sessanta fu possibile proprio in virt\u00f9 dei sacrifici di milioni di lavoratori, in molti casi esposti all&#8217;irregolarit\u00e0 del lavoro. Fu nel contesto del <em>boom <\/em>economico che cominci\u00f2 la costruzione di un quadro normativo che garantisse maggiore stabilit\u00e0 e protezione per i lavoratori, grazie ai propositi di riforma e programmazione dell&#8217;economia dei governi di centro-sinistra, sollecitati dall&#8217;incalzare delle lotte politico-sindacali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La &#8220;scoperta&#8221; della precariet\u00e0 come condizione diffusa, a partire dai pionieristici studi di Paolo Sylos Labini, avvenne in coincidenza con l&#8217;elaborazione di un nuovo diritto del lavoro imperniato sulla tutela del lavoratore salariato; dalla legge del 1966, che escludeva la pratica del licenziamento <em>ad nutum<\/em>, cio\u00e8 senza motivazione e con il solo vincolo del preavviso, si giunse presto allo Statuto dei diritti dei lavoratori del 1970, uno dei punti apicali delle riforme dell&#8217;epoca. Il lavoro precario, tuttavia, mai scomparso neanche in quegli anni, trov\u00f2 nuovo alimento negli anni Settanta sia dalle trasformazioni economiche seguite alle ristrutturazioni produttive e agli <em>shock <\/em>internazionali di inizio decennio, sia dall&#8217;avvio, a partire dalla fine degli anni Settanta, di una &#8220;restaurazione capitalistica&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;ultima si sarebbe compiuta negli Ottanta e soprattutto nel decennio successivo, quando le politiche economiche e la legislazione del lavoro nate nell&#8217;epoca della grande conflittualit\u00e0 operaia vennero gradualmente accantonate, introducendo, in nome dell&#8217;efficienza e del profitto d&#8217;impresa, il mito positivo della flessibilit\u00e0 del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso storico ben ricostruito da Eloisa Betti ci mette di fronte a un dato di fatto: in assenza di un&#8217;azione politica volta a modificare gli assetti produttivi propri del capitalismo, la condizione della precariet\u00e0 \u00e8 destinata a riemergere quale condizione normale del lavoro salariato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/recensioni\/libri\/390-l-evoluzione-dello-sfruttamento-dal-dopoguerra-ad-oggi\">https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/recensioni\/libri\/390-l-evoluzione-dello-sfruttamento-dal-dopoguerra-ad-oggi<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARXISMO OGGI (Manfredi Alberti) Il tentativo che la storica Eloisa Betti compie nel suo ultimo libro \u00e8 tanto ambizioso quanto ben riuscito: ripercorrere la vicenda dell&#8217;Italia repubblicana dal punto di vista della storia del lavoro precario (Precari e precarie: una storia dell&#8217;Italia repubblicana, Carocci, pp. 268, euro 24). 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