{"id":55596,"date":"2020-01-27T09:00:54","date_gmt":"2020-01-27T08:00:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55596"},"modified":"2020-01-22T23:57:01","modified_gmt":"2020-01-22T22:57:01","slug":"leuro-e-la-mancata-integrazione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55596","title":{"rendered":"L\u2019euro e la mancata integrazione europea"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ECONOMIA E POLITICA (Antonio\u00a0Ieri)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-55597\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Euroscetticismo_bandiera_Ue-640x305-1-300x143.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"143\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Euroscetticismo_bandiera_Ue-640x305-1-300x143.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Euroscetticismo_bandiera_Ue-640x305-1.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019introduzione della <strong>moneta unica europea<\/strong>\u00a0\u00e8 data da ormai oltre un ventennio, prendendo come evento iniziale la fissazione delle parit\u00e0 irreversibili tra le valute degli Stati aderenti alla prima fase di questo progetto (1998).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare di qualche interesse investigare l\u2019evoluzione economica di alcune tra le nazioni pi\u00f9 rappresentative del panorama europeo, analizzandone la composizione per settori del valore aggiunto lordo<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Si tratta, a ben vedere, di uno tra i tanti fattori che aiutano a caratterizzare un sistema economico. La molteplicit\u00e0 degli indicatori disponibili (<strong>crescita del PIL, tasso di disoccupazione, rapporto debito pubblico \/ PIL<\/strong>, ecc.) permette di utilizzare diversi punti di vista per qualificare la condizione di un\u2019economia. Tuttavia, la composizione per settori del<strong> valore aggiunto<\/strong> si presta pi\u00f9 di altre variabili ad essere interpretata come una spia che segnala la convergenza (o la sua mancanza) tra sistemi produttivi. Una delle scommesse esplicitamente dichiarate all\u2019atto dell\u2019avvio della moneta unica europea era proprio quella di una maggiore i<strong>ntegrazione economica delle nazioni<\/strong> partecipanti che, pur nelle varie specificit\u00e0, avrebbe dovuto portare tali sistemi produttivi verso una maggiore uniformit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dati su cui \u00e8 stata condotta l\u2019indagine sono stati ricavati da <em><strong>Eurostat<\/strong><\/em><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Sono stati considerati dieci settori: attivit\u00e0 primarie; industria; costruzioni; commercio, trasporti, attivit\u00e0 alberghiera e ristorazione; <em>information<\/em> e <em>communication<\/em>; <em>real estate<\/em>; attivit\u00e0 professionali, scientifiche, tecniche, etc.; pubblica amministrazione, difesa, istruzione, sanit\u00e0; attivit\u00e0 artistiche, di intrattenimento e altri servizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono state esaminate sette nazioni partecipanti all\u2019<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/unione-monetaria\/\"><strong>Unione Monetaria<\/strong><\/a>: Germania, Francia e Olanda, rappresentative del nucleo centrale dell\u2019Unione Monetaria; Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, le cosiddette economie periferiche. Inoltre, il periodo di disponibilit\u00e0 dei dati, che va dal 1998 al 2018, \u00e8 stato suddiviso in due parti: l\u2019intervallo dal 1998 al 2009, anno della grande recessione alla fine del quale \u00e8 emerso il problema dei conti pubblici greci (che ha dato inizio alla cosiddetta crisi dei debiti sovrani europei); e il restante periodo, dal 2009 al 2018, in cui si sono manifestate le crisi dei Paesi periferici (Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro e Spagna).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella tabella sotto sono riportati i tassi di crescita medi annui (CAGR<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>) del valore aggiunto totale calcolati sui due sottoperiodi e sull\u2019intervallo totale (ultima colonna).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tabella 1. Tassi di crescita media annui<\/strong><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"161\"><\/td>\n<td width=\"161\">Periodo 1998 \u2013 2009<\/td>\n<td width=\"161\">Periodo 2009 \u2013 2018<\/td>\n<td width=\"161\">Periodo 1998 \u2013 2018<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"161\">Germany<\/td>\n<td width=\"161\">1,74%<\/td>\n<td width=\"161\">3,59%<\/td>\n<td width=\"161\">2,57%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"161\">Greece<\/td>\n<td width=\"161\">5,58%<\/td>\n<td width=\"161\">-3,05%<\/td>\n<td width=\"161\">1,61%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"161\">Spain<\/td>\n<td width=\"161\">6,42%<\/td>\n<td width=\"161\">0,92%<\/td>\n<td width=\"161\">3,91%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"161\">France<\/td>\n<td width=\"161\">3,49%<\/td>\n<td width=\"161\">2,00%<\/td>\n<td width=\"161\">2,82%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"161\">Italy<\/td>\n<td width=\"161\">3,12%<\/td>\n<td width=\"161\">1,15%<\/td>\n<td width=\"161\">2,23%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"161\">Netherland<\/td>\n<td width=\"161\">4,31%<\/td>\n<td width=\"161\">2,37%<\/td>\n<td width=\"161\">3,43%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"161\">Portugal<\/td>\n<td width=\"161\">4,40%<\/td>\n<td width=\"161\">1,27%<\/td>\n<td width=\"161\">2,98%<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Si noter\u00e0 come la media dell\u2019intero arco temporale esaminato risulti poco significativa, poich\u00e9 gli andamenti nei due intervalli sono ben differenziati. Infatti, nel primo periodo la Germania ha espresso la minore crescita del valore aggiunto totale, con l\u2019Italia al secondo posto di questa poco edificante graduatoria. Nel complesso, in questa prima fase, sono cresciuti maggiormente i Paesi economicamente pi\u00f9 arretrati (Spagna, Grecia e Portogallo). Si pu\u00f2 quindi supporre che fosse in atto un processo di relativa convergenza. La situazione si rovescia nel periodo dal 2009 al 2018: le economie pi\u00f9 dinamiche sono, in ordine decrescente, la Germania, l\u2019Olanda e la Francia, con i Paesi meno avanzati che appaiono in evidente difficolt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per mettere a fuoco l\u2019esistenza (o meno) di un <strong>processo di divaricazione<\/strong> tra le economie considerate, si \u00e8 fatto ricorso alla <em>cluster analysis<\/em><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, analisi che permette di misurare le distanze tra soggetti statisticamente misurati<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. La <em>cluster analysis<\/em> \u00e8 stata realizzata confrontando le quote di valore aggiunto per settore tra i vari Paesi. Pi\u00f9 sono simili i pesi degli stessi settori, pi\u00f9 sono considerate vicine le economie. Si \u00e8 adottato, come base dell\u2019analisi, un sistema di misurazione a metrica euclidea, usato per procedere con un metodo gerarchico aggregativo. In questo modo si sono raggruppati, un passaggio alla volta, gli elementi tra loro pi\u00f9 simili, partendo da una prima coppia fino ad arrivare a comprendere tutti i sette Paesi. I dati di ogni raggruppamento (o <em>cluster<\/em>) che si va via via definendo sono stati ricavati calcolando la media ponderata dei suoi componenti (centroide del <em>cluster<\/em>). Si \u00e8 realizzata l\u2019analisi in tre diversi momenti (1998, 2009 e 2018) secondo quanto specificato in precedenza.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Anno 1998<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui sotto \u00e8 rappresentato il diagramma di aggregazione gerarchico tra i sette Paesi esaminati calcolato con i dati del 1998.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 1 Diagramma aggregazione 1998<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10950 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-1998.jpg\" sizes=\"(max-width: 826px) 100vw, 826px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-1998.jpg 826w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-1998-300x153.jpg 300w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-1998-768x392.jpg 768w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-1998-822x420.jpg 822w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-1998-640x327.jpg 640w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-1998-681x348.jpg 681w\" alt=\"\" width=\"826\" height=\"422\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo passaggio vede l\u2019aggregazione tra Spagna e Portogallo. Le due economie iberiche mostrano evidenti somiglianze, come confermato anche dalla modesta distanza che le separa (d = 4,91%). Il passaggio successivo riunisce in un secondo <em>cluster<\/em>Francia e Olanda. Al terzo passaggio l\u2019Italia viene aggregata al primo <em>cluster<\/em>, insieme a Spagna e Portogallo. Alla quarta iterazione, la Germania confluisce nel raggruppamento con Francia e Olanda. Successivamente, la distanza minore rilevata \u00e8 quella che separa i due insiemi precedentemente costituiti. Infine, la Grecia, rimasta finora isolata, si aggiunge agli altri Paesi. Se ne conclude che esistevano analogie regionali tra i Paesi iberici da un lato e Francia e Olanda dall\u2019altro. L\u2019Italia assomigliava alle economie periferiche, mentre la Germania era assimilabile a Francia e Olanda. Nel complesso, per\u00f2, i due precedenti insiemi erano pi\u00f9 simili tra loro che non con la Grecia. Quest\u2019ultima rimaneva a parte (si noti l\u2019ampia distanza che la separava dal gruppo delle altre sei economie, d = 14,12%), sintomo di un sistema produttivo pi\u00f9 arretrato rispetto alla maggioranza delle economie europee.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Anno 2009<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso esercizio, ripetuto per il 2009, \u00e8 rappresentato nel grafico che segue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 2. Diagramma aggregazione 2009<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10951 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2009.jpg\" sizes=\"(max-width: 824px) 100vw, 824px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2009.jpg 824w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2009-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2009-768x394.jpg 768w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2009-818x420.jpg 818w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2009-640x329.jpg 640w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2009-681x350.jpg 681w\" alt=\"\" width=\"824\" height=\"423\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimane la vicinanza tra i due Paesi iberici ma, questa volta, al secondo passaggio l\u2019Italia si aggrega subito al primo <em>cluster<\/em> (nel 1998, il secondo passaggio vedeva l\u2019aggregazione tra Francia e Olanda). Poi, via via, arrivano gli altri Paesi: Francia, Olanda, Grecia e, ultima, Germania. In pratica, si ha un processo di arricchimento progressivo di un unico raggruppamento, che vede confluire al suo interno i Paesi via via meno distanti in termini di composizione settoriale del valore aggiunto. In questa fase si conferma l\u2019eccentricit\u00e0 della Grecia, che viene inclusa solo al penultimo passaggio. Ma, fatto nuovo, emerge la condizione eccezionale della <strong>Germania<\/strong>, che appare \u201cla pi\u00f9 diversa\u201d tra i sistemi produttivi esaminati, in termini di composizione settoriale del valore aggiunto.<\/p>\n<h1 style=\"text-align: justify;\">Anno 2018<\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco infine l\u2019anno pi\u00f9 recente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 3. Diagramma aggregazione 2018<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10952 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2018.jpg\" sizes=\"(max-width: 824px) 100vw, 824px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2018.jpg 824w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2018-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2018-768x394.jpg 768w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2018-818x420.jpg 818w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2018-640x329.jpg 640w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Diagramma-aggregazione-2018-681x350.jpg 681w\" alt=\"\" width=\"824\" height=\"423\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo che la crisi dei <strong>debiti sovrani<\/strong> ha dispiegato i suoi effetti, la situazione appare, per certi versi, simile a quella esaminata all\u2019inizio del periodo di osservazione, ossia nel 1998. Con alcune importanti differenze. Spagna, Portogallo e Italia sono i primi tre Paesi che tendono ad aggregarsi (con distanze minori rispetto agli anni precedenti). Francia e Olanda tornano a formare, alla terza iterazione, un unico <em>cluster<\/em>. Poi, per\u00f2, nel <em>cluster<\/em> dei Paesi periferici entra la Grecia: per la prima volta si delinea il raggruppamento dei quattro Paesi <strong>PIGS<\/strong>. Al penultimo passaggio, si fondono i due <em>cluster<\/em> esistenti. Rimane fuori, ancora una volta, la Germania la cui distanza dal raggruppamento degli altri Paesi risulta piuttosto rilevante (d = 10,88%, mentre era \u201csolo\u201d d = 8,96% nel 2009).<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Alcune componenti settoriali della divergenza<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzando le dinamiche del <strong>settore primario<\/strong>, si colgono bene i fenomeni di divaricazione tra i sistemi produttivi nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 4. Agricoltura 1998_2009<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10953 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Agricoltura-1998_2009.jpg\" sizes=\"(max-width: 572px) 100vw, 572px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Agricoltura-1998_2009.jpg 572w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Agricoltura-1998_2009-300x170.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"572\" height=\"325\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei due grafici che seguono, sono stati classificati i sette Paesi in funzione di due variabili: la quota del settore agricolo sul totale del valore aggiunto (asse X) e la sua variazione nel periodo esaminato (asse Y). Il primo dei due grafici riporta la situazione al 2009 (asse X), confrontata con la variazione nel periodo che va dal 1998 al 2009<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> (asse Y).\u00a0 Si noti come i Paesi siano disposti secondo una retta con inclinazione negativa: le economie dove maggiore era il peso dell\u2019agricoltura sono quelle dove tale peso tendeva a diminuire pi\u00f9 intensamente. \u00c8 l\u2019effetto di un processo di convergenza che tende a rendere pi\u00f9 simili tra loro i pesi dei diversi settori produttivi nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel grafico rappresentativo del periodo successivo (dal 2009 al 2018), i simboli dei diversi Paesi sono disposti secondo una retta crescente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 5. Agricoltura 2009_2018<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10954 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Agricoltura-2009_2018.jpg\" sizes=\"(max-width: 568px) 100vw, 568px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Agricoltura-2009_2018.jpg 568w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Agricoltura-2009_2018-300x170.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"568\" height=\"321\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui il processo di convergenza ha lasciato il posto ad un fenomeno di divergenza: in generale, i Paesi con una maggior quota di valore aggiunto primario evidenziano un pi\u00f9 forte aumento del peso di tale settore sul totale dell\u2019economia. In particolare, si noti il rilevante incremento del peso del settore primario in Grecia (dal 3,14% del 2009 al 4,27% del 2018) e in Spagna (dal 2,42% al 3,09%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 dinamiche analoghe si ripropongono anche negli altri settori, ne consegue un aumento della distanza tra i Paesi. A titolo di esempio, riportiamo i grafici relativi a due comparti che, verosimilmente, rivestono un ruolo fondamentale per lo sviluppo economico: il settore del <strong>trattamento delle informazioni e delle comunicazioni<\/strong>; quello delle <strong>attivit\u00e0 professionali, scientifiche, tecniche etc.<\/strong> Anche qui, per ognuno dei due settori esaminati, il primo grafico indica la dinamica del periodo dal 1998 al 2009, mentre il secondo \u00e8 relativo al periodo 2009 \u2013 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si vede bene come nel primo periodo, bench\u00e9 i tre Paesi <em>core<\/em>presentino una maggiore incidenza del settore <strong>ICT<\/strong> sul totale (posizione sull\u2019asse X), vi erano degli \u201csfidanti\u201d (Italia e Portogallo) che stavano aumentando il peso del settore con una dinamica (asse Y) superiore a quella di Germania e Francia. Il secondo grafico racconta un processo affatto differente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 6. ITC 1998_2009<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10955 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/ITC-1998_2009.jpg\" sizes=\"(max-width: 571px) 100vw, 571px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/ITC-1998_2009.jpg 571w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/ITC-1998_2009-300x169.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"571\" height=\"321\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 7. ITC 2009_2018<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10956 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/ITC-2009_2018.jpg\" sizes=\"(max-width: 571px) 100vw, 571px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/ITC-2009_2018.jpg 571w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/ITC-2009_2018-300x169.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"571\" height=\"321\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i cosiddetti <strong>Paesi periferici<\/strong> mostrano un rilevante regresso del peso del settore tecnologico sul totale del valore aggiunto (variazioni negative sull\u2019asse Y), distanziandosi ulteriormente dalle tre economie <em>core<\/em>. La posizione dell\u2019Italia appare particolarmente difficile, poich\u00e9 \u00e8 il Paese che registra il maggiore decremento e nel 2018 risulta essere stata superata anche dalla Spagna in termini di quota di valore aggiunto del settore <strong>ICT<\/strong> sul totale. Si consideri che nel 2009 il comparto ICT contribuiva al 4,40% del totale del valore aggiunto italiano e del 4,64% di quello tedesco: una differenza di appena lo 0,24%. Nel 2018 tale differenza si \u00e8 portata allo 0,96% (Italia 3,62% contro Germania 4,58%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spostando l\u2019analisi al settore delle <strong>attivit\u00e0 professionali, tecniche, scientifiche etc<\/strong>. il quadro non sembra cambiare molto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 8. Attivit\u00e0 professionali, tecniche, scientifiche 1998_2009<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10957 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Prof_Scient-1998_2009.jpg\" sizes=\"(max-width: 571px) 100vw, 571px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Prof_Scient-1998_2009.jpg 571w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Prof_Scient-1998_2009-300x169.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"571\" height=\"321\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 9. Attivit\u00e0 professionali, tecniche, scientifiche 2009_2018<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10966 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Prof_Scient-2009_2018.jpg\" sizes=\"(max-width: 571px) 100vw, 571px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Prof_Scient-2009_2018.jpg 571w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Prof_Scient-2009_2018-300x169.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"571\" height=\"321\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questo caso, nel periodo 1998 \u2013 2009 Grecia, Spagna e Portogallo apparivano in fase di rincorsa verso le economie pi\u00f9 sviluppate (asse Y). Gi\u00e0 qui, per\u00f2, l\u2019Italia mostrava una prestazione deludente, migliore solo di quella della Germania. Nell\u2019intervallo 2009 \u2013 2018 invece, le distanze tra i Paesi periferici e quelli <em>core<\/em> tendono ad ampliarsi, con la parziale eccezione della Spagna. Ancora una volta, il nostro Paese si presenta come quello meno dinamico, fatto salva la Grecia, la quale evidenzia addirittura una discesa del peso del valore aggiunto del settore sul totale (posizione negativa nell\u2019asse Y).<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Qualche considerazione<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un aspetto su cui vale la pena riflettere \u00e8 che una delle cause della migliore prestazione economica complessiva dei Paesi <em>core<\/em> si trova proprio nel maggiore peso dei <strong>settori pi\u00f9 innovativi<\/strong>. Questi tendono a mostrare tassi di crescita pi\u00f9 elevati degli altri e, in tal modo, influiscono positivamente sullo sviluppo generale dell\u2019economia, poich\u00e9 il dinamismo di tali settori si trasmette anche ai restanti comparti economici. Inoltre, occorre tenere conto che, nella maggior parte dei casi, i settori economici pi\u00f9 innovativi sono caratterizzati da un pi\u00f9 elevato valore aggiunto pro-capite (fattore che influisce non\u00a0 poco sulla produttivit\u00e0 generale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Paesi periferici stanno correndo il pericolo di essere relegati ai margini dello sviluppo economico. Agricoltura, attivit\u00e0 ricettive e di ristorazione non rappresentano certo il fronte di sviluppo per economie avanzate. Si badi bene, non si vuole sostenere che occorra penalizzare un determinato settore a vantaggio di un altro. Il turismo (come l\u2019agricoltura) va bene, ma sarebbe opportuno che vi fosse una <strong>strategia nazionale<\/strong> in grado di gestire lo sviluppo di tali settori e armonizzarne la crescita con i comparti a pi\u00f9 avanzata tecnologia. In altri termini, ci si aspetterebbe che, in un quadro di risorse scarse (\u00e8 il caso dell\u2019Italia), la politica fosse in grado di operare scelte lungimiranti, identificando le priorit\u00e0 di intervento<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Senza una svolta a favore dello sviluppo dei settori pi\u00f9 innovativi e a maggior potenzialit\u00e0 di crescita, il futuro del nostro Paese difficilmente si discoster\u00e0 da un declino (ormai non pi\u00f9 solo economico) accelerato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche per ragioni di spazio, non si intende qui analizzare in dettaglio i motivi che spiegano la dinamica divergente che affligge i sistemi produttivi europei, anche perch\u00e9 dietro la deludente prestazione economica dei Paesi periferici vi \u00e8 una molteplicit\u00e0 di ragioni. Tuttavia, con riferimento all\u2019Italia, uno degli effetti pi\u00f9 nefasti delle politiche economiche messe in opera nel Paese \u00e8 stato il calo dell\u2019incidenza degli investimenti sul PIL. In particolare, si \u00e8 registrata una caduta degli investimenti pubblici, ossia proprio della voce che avrebbe dovuto controbilanciare l\u2019andamento negativo della componente privata<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. Non stupisce quindi l\u2019impoverimento del tessuto produttivo, specialmente nei settori a maggiore componente tecnologica. Pi\u00f9 in generale, il processo di divaricazione tra le economie aderenti alla moneta unica trova spiegazione nella distanza che separa l\u2019area dell\u2019euro da un\u2019area monetaria ottimale. La mancanza di meccanismi di riequilibrio tra le varie regioni, tanto pi\u00f9 grave nel caso di shock esterni, ha, di fatto, ampliato gli squilibri territoriali preesistenti. Cos\u00ec come l\u2019impostazione di politiche fiscali inopportunamente restrittive ha determinato un aggravamento delle condizioni di finanza pubblica nei Paesi economicamente pi\u00f9 deboli<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Si profila, inoltre, il concreto rischio di una sorta di \u201c<em>demographic divide<\/em>\u201d, strettamente intrecciato con le dinamiche economiche, ma dalle conseguenze assai pi\u00f9 persistenti nel tempo<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, \u00e8 opportuno avere presente che sistemi produttivi sempre pi\u00f9 diversi faticheranno a coabitare sotto una politica monetaria uniforme e in un mercato comune. La divergenza in atto tra Paesi <em>core<\/em> e periferici non pu\u00f2 che complicare la convivenza all\u2019interno dell\u2019Unione Europea. \u00c8 naturale che sistemi produttivi diversi abbiano interessi diversi in termini di priorit\u00e0 e di <em>policy<\/em>. Sarebbe quindi necessario pensare a efficaci forme di intervento (a partire da un adeguato rifinanziamento della BEI<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>) finalizzate ad assicurare uno sviluppo pi\u00f9 armonico delle diverse aree territoriali europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Curiosamente, analizzando la situazione da questo punto di vista, ci si ritrova a constatare come l\u2019interesse nazionale dei vari Paesi dovrebbe coincidere con l\u2019interesse comune, sempre che per quest\u2019ultimo si intenda un maggiore grado di coesione produttiva a livello continentale. Al di fuori di questa concezione, ragioni oggettive determineranno scelte politiche europee sempre meno condivise e porteranno strutturalmente ad approcci nazionali di natura conflittuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0\u00a0 Per valore aggiunto lordo, secondo la definizione assunta da Eurostat (ESA 2010, 9.31), si intende il valore della produzione ai prezzi base cui vengono sottratti i consumi intermedi valutati ai prezzi di acquisto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0\u00a0 In particolare, si \u00e8 fatto riferimento alla tabella \u201cGross value added and income by A*10 industry breakdowns\u201d [nama_10_a10].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0\u00a0 Acronimo inglese di Compounded Average Growth Rate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0\u00a0 In statistica, il <em>clustering<\/em> o analisi dei gruppi (dal termine inglese <em>cluster analysis<\/em> introdotto da Robert Tryon nel 1939) \u00e8 un insieme di tecniche di analisi multivariata dei dati volte alla selezione e raggruppamento di elementi omogenei in un insieme di dati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0\u00a0 In pratica, si stanno esaminando le reciproche distanze di sette punti (i sette Paesi in esame) in un iperspazio a dieci dimensioni (i dieci settori economici in cui \u00e8 stato suddiviso il peso del valore aggiunto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0\u00a0 Per chiarezza di lettura: nel 2009, la quota di valore aggiunto prodotta dall\u2019agricoltura in Germania era pari allo 0,78%; nei nove anni dal 1998 al 2009 tale quota era scesa dello 0,30% (ossia, nel 1998 il settore primario tedesco aveva prodotto l\u20191,08% del totale del valore aggiunto in Germania).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0\u00a0 Per una disamina pi\u00f9 articolata si veda: Enzo Valentini, Riformare l\u2019Europa per far ripartire gli investimenti e salvare l\u2019Europa, economiaepolitica 26 novembre 2019. <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-18-sem-2\/politica-fiscale\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-18-sem-2\/politica-fiscale\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0\u00a0 Per un\u2019esauriente trattazione si veda Riccardo Realfonzo, Manovra Conte Bis 2020 | Finanziaria 2020: L\u2019Italia ha bisogno di politiche industriali, economiaepolitica 20 settembre 2019. <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-18-sem-2\/manovra-conte-bis-2020-finanziaria-economica-investimenti-pubblici-politiche-industriali\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-18-sem-2\/manovra-conte-bis-2020-finanziaria-economica-investimenti-pubblici-politiche-industriali\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0\u00a0 Per un riscontro del fenomeno di divergenza, rilevato sulla base di altri indicatori si veda Riccardo Realfonzo, L\u2019Europa malata e le riforme necessarie, economiaepolitica 13 aprile 2019. <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/leuropa-malata-e-le-riforme-necessarie\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/leuropa-malata-e-le-riforme-necessarie\/<\/a> . In questo articolo si trova una lucida analisi dei negativi effetti economici e sociali dovuti a scelte politiche permeate da ideologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Christian Odendahl, John Springford, Demography could be yet another force for divergence within the EU, The Economist 11 gennaio 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Si veda anche BlackRock Investment Institute, Dealing with the next downturn: From unconventional monetary policy to unprecedented policy coordination, Macro and market perspectives, August 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/leuro-la-mancata-integrazione-europea\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOMIA E POLITICA (Antonio\u00a0Ieri) &nbsp; L\u2019introduzione della moneta unica europea\u00a0\u00e8 data da ormai oltre un ventennio, prendendo come evento iniziale la fissazione delle parit\u00e0 irreversibili tra le valute degli Stati aderenti alla prima fase di questo progetto (1998). Appare di qualche interesse investigare l\u2019evoluzione economica di alcune tra le nazioni pi\u00f9 rappresentative del panorama europeo, analizzandone la composizione per settori del valore aggiunto lordo[1]. 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