{"id":55605,"date":"2020-01-24T10:30:00","date_gmt":"2020-01-24T09:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55605"},"modified":"2020-01-23T09:24:49","modified_gmt":"2020-01-23T08:24:49","slug":"conti-pubblici-lue-cambia-metodo-ma-il-gattopardo-e-in-agguato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55605","title":{"rendered":"Conti pubblici, l\u2019Ue cambia metodo ma il gattopardo \u00e8 in agguato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>Carlo Clericetti\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Finalmente anche nelle teste dure dei talebani dell\u2019austerit\u00e0 e delle regolette europee \u00e8 entrato il concetto che il metodo utilizzato finora per valutare i conti pubblici degli Stati \u00e8 da cambiare. E\u2019 da tempo che se ne parla, ma ora c\u2019\u00e8 stata una dichiarazione molto precisa di Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione con la supervisione dell\u2019economia (il \u201csuperiore\u201d di Gentiloni, insomma).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dombrovskis, che si \u00e8 sempre distinto per la sua tetragona ottusit\u00e0 nel richiamare in ogni occasione il \u201crispetto delle regole\u201d, ha detto: &#8220;Stiamo lavorando alla revisione dei regolamenti e delle direttive del &#8216;six-pack&#8217; e del &#8216;two-pack&#8217;: in pratica facciamo il punto sulla situazione attuale e valutiamo come le regole di bilancio hanno funzionato negli ultimi anni, e come semplificarle. A settembre i ministri finanziari hanno gi\u00e0 discusso la possibile soluzione sulla base di una proposta dell\u2019European Fiscal Board, che penso sia una buona base in termini di semplificazione. La proposta \u00e8 di abbandonare gli indicatori non osservabili come il saldo strutturale di bilancio o l&#8217;output gap\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia aveva chiesto da anni una modifica dei criteri, ma finora aveva ottenuto solo piccoli aggiustamenti che non cambiavano la sostanza del metodo utilizzato. C\u2019\u00e8 voluta una campagna internazionale, lanciata da economisti istituzionali come Robin Brooks, per convincere la Commissione che era stata abbondantemente sorpassata la soglia del ridicolo con gli assurdi risultati derivanti da quella metodologia. Ricordiamo a titolo di esempio che a un certo momento la disoccupazione strutturale spagnola era stata fissata al 25%, o che dalle previsioni dell\u2019autunno 2018 veniva fuori che nel 2019 l\u2019Italia avrebbe superato la sua crescita potenziale, cio\u00e8 la nostra economia veniva giudicata \u201csurriscaldata\u201d. Ma di \u201cperle\u201d del genere ce ne sono state a iosa, senza che l\u2019imperturbabilit\u00e0 dei \u201ctecnici\u201d e dei politici europei ne fosse minimamente scalfita. E sulla base di questa metodologia cos\u00ec affidabile e precisa la Commissione aveva il coraggio di sindacare uno sforamento del deficit magari dello 0,2%, chiedendoci (come \u00e8 in effetti accaduto) altri tagli al bilancio per 3 miliardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Che una metodologia cervellotica e inaffidabile venga abbandonata \u00e8 senz\u2019altro una buona notizia, ma non \u00e8 affatto detto che quella che la sostituir\u00e0 ci far\u00e0 tirare un sospiro di sollievo. La politica dominante in Europa resta quella che i paesi nordici, tedeschi e olandesi soprattutto, hanno imposto fin dai tempi di Maastricht e in seguito resa ancora pi\u00f9 stringente: il consolidamento dei conti pubblici prima di tutto, con i suoi corollari di limiti ai deficit e riduzione dei debiti. Se non cambiano gli obiettivi, anche la nuova metodologia sar\u00e0 scelta in modo da essere funzionale al loro perseguimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dell&#8217;European Fiscal Board (o Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche, CCEFP) fanno parte il danese Niels Thygesen, presidente, l\u2019olandese Roel Beetsma, la francese Sandrine Duch\u00eane, il polacco Mateusz Szczurek e Massimo Bordignon, dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano. Il Board ha elaborato un rapporto proponendo un nuovo sistema di sorveglianza dei conti pubblici. Il nuovo parametro principale dovrebbe essere il tasso di crescita della spesa pubblica nominale, calcolata senza considerare entrate non permanenti o spese dovute al ciclo, come i sussidi di disoccupazione che aumentano nei periodi di recessione. E\u2019 prevista anche una clausola di deroga, per eventi particolari e che sarebbe concessa in base al giudizio di un organismo indipendente. L\u2019obiettivo per la spesa viene fissato per la fine del triennio successivo, lasciando la scelta ai governi se spendere di pi\u00f9 un anno risparmiando di pi\u00f9 in quello seguente. Si propone inoltre l\u2019introduzione di una \u201climitata\u201d golden rule: dal calcolo della crescita della spesa verrebbero escluse le spese di investimento per i progetti individuati nel bilancio Ue, anche quelle in pi\u00f9 rispetto agli impegni di co-finanziamento. Il controllo su queste spese, per evitare che i governi facciano i furbi computando sotto quelle voci spese diverse, spetterebbe anche agli organismi indipendenti di ogni Stato (in Italia, l\u2019Ufficio parlamentare di bilancio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ci sono poi altri suggerimenti (qui un articolo riassuntivo di Bordignon), come l\u2019abolizione del voto a maggioranza qualificata nella Commissione, un presidente stabile per l\u2019Eurogruppo scelto al di fuori di esso e il mutamento del sistema delle sanzioni: al loro posto andrebbe rafforzata la capacit\u00e0 fiscale dell\u2019Unione (un altro modo di proporre gli eurobond), ma verrebbe escluso dai fondi chi non \u00e8 in regola. L\u2019obiettivo di riduzione del debito verrebbe fissato paese per paese, non con una regola uguale per tutti come ora, con quelli ad alto debito che si impegnano a ridurlo e quelli a basso debito che dovrebbero aumentare la spesa pubblica per investimenti, specialmente quelli che hanno conti con l\u2019estero in attivo: \u00e8 l\u2019invito tante volte fatto in particolare a Germania e Olanda, che se ne sono sempre tranquillamente infischiate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dombrovskis ha parlato di \u201cuna buona base in termini di semplificazione\u201d: ci\u00f2 non significa che tutte le proposte del Board verranno accolte. Verr\u00e0 adottato, ormai \u00e8 quasi certo, un metodo meno scandaloso di quello attuale, basato sull\u2019osservazione del tasso di crescita della spesa primaria \u2013 che \u00e8 un parametro meno arbitrario \u2013 e forse con qualche correttivo per evitare effetti pro-ciclici (cio\u00e8 che in fasi recessive frenino ancor di pi\u00f9 l\u2019economia: quello che fece il governo Monti, per esempio). Il Pil potenziale in realt\u00e0 non scompare, ma viene calcolato sull\u2019arco di dieci anni (i 5 precedenti e i 5 successivi) in modo da risultare pi\u00f9 stabile. Ma c\u2019\u00e8 da scommettere che la golden rule, per quanto limitata, non passer\u00e0, e nemmeno l\u2019aumento della capacit\u00e0 fiscale del bilancio europeo. Per convincere i tedeschi ad aumentare la spesa pubblica, poi, non basterebbero nemmeno le bombe atomiche. Si cercher\u00e0 di cambiare il minimo indispensabile, senza reali svolte nella logica dominante nell\u2019Unione, perch\u00e9 questi sono gli attuali rapporti di forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 un\u2019altra trattativa che si affianca a quella sull\u2019Esm (il Fondo salva-Stati) e sul completamento dell\u2019unione bancaria. In tutte queste sedi l\u2019Italia dovrebbe avanzare le sue proposte. E se venissero bocciate tutte non dovrebbe aver paura di non firmare altri accordi che ci svantaggino: per esempio, la Polonia lo ha appena fatto non aderendo all\u2019accordo sul clima: \u00e8 forse stata rasa al suolo per punizione? No, invece ricever\u00e0 pi\u00f9 fondi dal piano europeo per essere compensata nel processo di decarbonizzazione, anche con i nostri soldi. Non si tratta di sbattere i pugni sul tavolo: si tratta di non essere cos\u00ec arrendevoli da non tutelare i nostri interessi.<\/p>\n<p><strong>Fonte :<a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carlo Clericetti\u00a0 Finalmente anche nelle teste dure dei talebani dell\u2019austerit\u00e0 e delle regolette europee \u00e8 entrato il concetto che il metodo utilizzato finora per valutare i conti pubblici degli Stati \u00e8 da cambiare. E\u2019 da tempo che se ne parla, ma ora c\u2019\u00e8 stata una dichiarazione molto precisa di Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione con la supervisione dell\u2019economia (il \u201csuperiore\u201d di Gentiloni, insomma). 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