{"id":55619,"date":"2020-01-24T09:30:07","date_gmt":"2020-01-24T08:30:07","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55619"},"modified":"2020-01-23T21:35:05","modified_gmt":"2020-01-23T20:35:05","slug":"passare-tra-scilla-e-cariddi-il-nostro-compito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55619","title":{"rendered":"Passare tra Scilla e Cariddi, il nostro compito."},"content":{"rendered":"<p>Di<strong> TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cNavigavamo gemendo attraverso lo stretto:\u00a0da una parte era Scilla, dall\u2019altra la chiara Cariddi\u00a0cominci\u00f2 orridamente a succhiare l\u2019acqua salsa del mare. Quando la vomitava, gorgogliava tutta fremente, come su un gran fuoco un lebete: dall\u2019alto la schiuma cadeva sulla cima di entrambi gli scogli. Ma quando succhiava l\u2019acqua salsa del mare, tutta fremente appariva sul fondo, la roccia intorno mugghiava orridamente, di sotto appariva la terra nera di sabbia. Li prese una pallida angoscia. Noi volgemmo ad essa lo sguardo, temendo la fine, ed ecco Scilla mi prese dalla nave ben cava i sei compagni migliori per le braccia e la forza\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Odissea, canto XII<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per passare indenni tra Scilla e Cariddi servono alcune cose: una nave, quindi un collettivo che abbia in s\u00e9 il senso del viaggio, e una rotta. Ma bisogna anche capire bene cosa sia\u00a0<em>Scilla<\/em>, il mostro con dodici zampe e sei teste che ci pu\u00f2 prendere uno per uno, e nello stesso modo cosa sia\u00a0<em>Cariddi<\/em>, il gorgo nel quale possiamo esser inghiottiti tutti. Dobbiamo sapere\u00a0<em>da dove veniamo<\/em>,\u00a0<em>come siamo giunti qui<\/em>,\u00a0<em>cosa abbiamo perso<\/em>\u00a0e\u00a0<em>cosa guadagnato<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>La crisi<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tutto \u00e8 partito con la crisi del modello fordista e, in modo indissolubile, della prima fase del dominio geopolitico statunitense. Una fase che si chiude con la sconfitta in Vietnam e con la crisi del dollaro-oro<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. \u00c8 in queste circostanze che tramonta il keynesismo, per quanto \u2018bastardo\u2019, e sorge l\u2019egemonia neoliberale. Si tratta di processi lunghi e largamente interconnessi, e che si sviluppano sul piano geopolitico, economico e socio-culturale con sovrapposizioni e slittamenti<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. La crisi egemonica si compie come intreccio di pi\u00f9 ragioni:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0il capitalismo passa alla\u00a0<em>fase finanziaria<\/em>\u00a0per proteggersi dalle difficolt\u00e0 crescenti di realizzazione del plusvalore<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0viene\u00a0<em>domesticata la lotta di classe<\/em>\u00a0come effetto di pi\u00f9 meccanismi convergenti, l\u2019espansione del benessere indebolisce gi\u00e0 nella fase finale del trentennio e poi crescentemente nei due decenni successivi la combattivit\u00e0 dei lavoratori<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0progressivamente si ha una riduzione degli investimenti dal lato privato e poi, durante gli anni dell\u2019austerit\u00e0 anche da quello pubblico<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>cambia la piattaforma tecnologica.<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><strong>[6]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La trasformazione, i cui prodromi sono visibili gi\u00e0 con Kennedy e Johnson, si avvia con Carter e si conclude con Clinton; in Inghilterra con Callaghan e si completa con Blair, o in Francia con Mitterrand e Delors, in Germania con Schmidt e Schroder, in Italia con Berlinguer e Craxi e poi si attua compiutamente nella \u201cseconda Repubblica\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Sinistre e destre si sono passate il testimone.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma non \u00e8 solo questione delle sinistre istituzionali. A questa transizione anche la \u201c<em>nuova sinistra<\/em>\u201d dei movimenti ha portato un contributo decisivo. Ha proposto infatti una politica di riconoscimento progressista apparentemente egualitaria ed emancipativa che per\u00f2, nello spirito del tempo, \u00e8 passata come esaltazione dell\u2019individuo meritevole, antiautoritario, lungimirante, liberatorio, cosmopolita e moralmente avanzato<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Ha contribuito quindi a fare sembrare bello, progressivo, liberante l\u2019abbandono dell\u2019individuo alle forze del mercato capitalista.\u00a0<em>Usi \u00e8 trattato di un ideale per pochi spacciato come soluzione per tutti.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Diverse idee si sono affermate in questa lunga stagione; tra queste l\u2019idea che la cetomedizzazione, proprio mentre si stavano ponendo le condizioni economiche della sua revoca, imponesse la competizione politica \u201cal centro\u201d, e la secolarizzazione dei partiti, tutti ormai interclassisti. Quindi che il destino fosse la centralit\u00e0 dell\u2019individualismo \u2018postmaterialista\u2019 e di un modello organizzativo coerente con esso: un modello centrato sulla comunicazione di massa, disintermediato e snello, sganciato da una vera \u2018base di massa\u2019 e con una \u2018base sociale\u2019 progressivamente sempre pi\u00f9 esile.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Durante gli anni ottanta e novanta, che sono la matrice del presente, la flessibilizzazione e l\u2019organizzazione a rete delle aziende (con unit\u00e0 produttive sempre pi\u00f9 piccole, interconnesse, dipendenti dal network), determin\u00f2 una profonda modifica nell\u2019intellegibilit\u00e0 del posto di ciascuno nel modo di produzione complessivo e quindi cre\u00f2 le condizioni per un decisivo spostamento\u00a0<em>dalla produzione al consumo<\/em>\u00a0del senso di s\u00e9. Da allora la figura sociale centrale non \u00e8 stata pi\u00f9 il \u201cproduttore\u201d, ma \u00e8 diventata il \u201cconsumatore\u201d. Questa trasformazione ha condotta all\u2019affermazione dell\u2019individualismo ed al tramonto di tutti quei corpi intermedi che riempivano di senso la vita, senza costringere ciascuno a surrogarne il senso con i consumi, sempre pi\u00f9 compulsivi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questi stessi anni hanno visto il lento tramonto dell\u2019azione collettiva (sindacale, politica, associativa) e l\u2019emergere quasi improvviso, ed in via sostitutiva a partire dagli anni ottanta e novanta, di movimenti \u2018singola scelta\u2019, reattivi e privi di visione di insieme che non si sono pi\u00f9 fatti carico del collettivo (si tratta dei \u2018movimenti\u2019 nei quali la sinistra si \u00e8 per lo pi\u00f9 rifugiata, in particolare quella radicale:\u00a0<em>il femminismo, l\u2019ambientalismo, le lotte antidiscriminazione, la stagione dei \u201cdiritti\u201d<\/em>). Sotto molti profili si \u00e8 trattato di una reazione edonista ed individualista o micro-comunitaria alla sfida della flessibilizzazione ed alla ritirata dello Stato del Benessere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Infine, questi anni, che sono anche quelli del crollo sovietico e della nascita dell\u2019Unione Europea, sono stati caratterizzati dal\u00a0<em>depotenziamento della democrazia<\/em>\u00a0attraverso un modello di governance multilivello e il cosiddetto \u201c<em>stato regolatore<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0(anzich\u00e9 erogatore), rigorosamente inattingibile come arena delle rivendicazioni distributive.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si \u00e8 trattato di un assetto giunto a compimento negli anni duemila che ha attraversato un \u2018decennio corto\u2019 di espansione entusiasta della globalizzazione (come il decennio corto degli anni venti del secolo scorso). Dopo l\u2019ammissione, voluta da Clinton, della Cina nel WTO e l\u2019abbattimento delle barriere tariffarie e regolatorie si \u00e8 prodotta una netta estensione dei processi di densificazione e diradamento (ovvero polarizzazione) propri del capitalismo monopolista e internazionalizzato nella fase finanziaria<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Una riarticolazione territoriale ha visto aree dinamiche e dominanti contrapporsi ad aree svuotate e depresse, spesso le une vicino alle altre. In questo periodo ha raggiunto il suo limite \u2018l\u2019acquisto di tempo\u2019<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0avviato sul finire degli anni settanta con sempre nuove espansioni finanziarie e bolle sempre pi\u00f9 pericolose. Ma ha raggiunto la maturit\u00e0 anche l\u2019interconnessione acefala ed incontrollabile delle informazioni, che di fatto ha svuotato di autorevolezza e credibilit\u00e0 i ceti tecnici ed intellettuali, oltre i media generalisti. Quindi l\u2019accelerazione brutale dei processi di flessibilizzazione del lavoro e di degrado crescente delle protezioni novecentesche ha prodotto una perversa meccanica che ha visto la perdita dei \u2018buoni lavori\u2019, la precarizzazione difensiva gi\u00e0 avviata negli anni novanta, la deflazione importata e la crisi degli investimenti produttivi in occidente, la carenza di domanda aggregata. In conseguenza abbiamo visto l\u2019inasprimento ulteriore del clima antipolitico e la crescita simmetrica della domanda di protezione ancora poco consapevole di s\u00e9 e dominata dal risentimento.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ne conseguirono due fenomeni gemelli ed intrecciati, spaziali e funzionali:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Anche se non \u00e8 stato subito avvertito pienamente, la gerarchia sociale si \u00e8 riorganizzata sul duplice asse tra le aree \u201ccentrali\u201d, in cui si sono addensate, rafforzando e valorizzando reciprocamente le risorse, e le aree \u201cperiferiche\u201d nelle quali, di converso, i fattori si sono diradati e indeboliti reciprocamente, precipitando in forme distruttive di concorrenza a gioco a somma zero, quando non negativa<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Si \u00e8 aperta una frattura tra chi \u00e8 in grado, disponendo delle necessarie fonti di potere e capitale, di determinare il proprio valore e chi \u00e8 costretto a subirne l\u2019attribuzione altrui; tra chi \u201cfa\u201d e \u201csubisce\u201d il prezzo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>La rivolta populista<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La ristrutturazione avviata nel 2007-8 e proseguita per gli ultimi dodici anni \u00e8 stata quindi solo il naturale esito,\u00a0<em>per estenuazione<\/em>, di queste dinamiche. Da allora sono giunte a maturazione quelle particolari forme di rivolte popolari, strettamente connesse con lo spirito del tempo, che abbiamo chiamato a suo tempo \u201c<em>momento populista<\/em>\u201d. Si \u00e8 trattato di movimenti essenzialmente egemonizzati dai \u201clavoratori della conoscenza\u201d che si sentono al contempo sovraistruiti e sottoutilizzati e che esprimono, nel vuoto dei quadri di senso novecenteschi (persi da tempo, insieme ai corpi intermedi) una particolare miscela di individualismo edonista frustrato, rancore cieco, e spinta alla socializzazione destrutturata.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Chiamer\u00f2 questa fase di formazione \u201c<em>neopopulismo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Hanno fatto seguito movimenti effimeri di protesta (\u201cOccupy Wall Street\u201d, \u201cIndignados\u201d) che hanno generato una forma politica capace di innestarsi direttamente sulle esperienze del \u201c<em>primo populismo<\/em>\u201d anni novanta, una forma politica resa necessaria dalla fine dei grandi schemi di massa novecenteschi, generandone una\u00a0<em>nuova versione<\/em>\u00a0direttamente mutuata dai modelli del \u201cpartito della sorveglianza\u201d<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, del partito \u201cagile\u201d, \u201cleaderistico\u201d, aggregativo di istanze eterogenee. \u00c8 stato il momento di successo di \u201cnon partiti\u201d (M5S, Podemos, Insoumise) progettati per raccogliere un consenso elettorale\u00a0<em>senza porsi veramente il problema di tradurlo in scelte operative concrete<\/em>. Una contraddizione direttamente inscritta nel modo in cui sono stati costruiti e nelle forze che hanno aggregato, che ha provocato nel breve arco di due o tre anni la ritirata dentro la solita politica della sinistra e la perdita della spinta propulsiva per Podemos, per Insoumise e, alla duplice prova del governo, anche per il M5S.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La traduzione politica di questa formula di successo \u00e8 arrivata nel 2016. In rapidissima successione abbiamo avuto la \u2018rivolta degli elettori\u2019<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, il discredito e la rabbia trasformarsi in una nuova \u2018base di massa\u2019 per chiunque avesse la credibilit\u00e0 di interpretare un moto\u00a0<em>dal basso contro l\u2019alto<\/em>. La linea vincente non \u00e8 stata pi\u00f9 al centro, ma dalle periferie e dal basso contro il centro e l\u2019alto. La polarizzazione si \u00e8 manifestata chiaramente nella rivolta della Brexit, nella vittoria di Trump (ma anche di Sanders), nella fragorosa sconfitta di Renzi e del suo modello \u201cprimopopulista\u201d, nell\u2019erosione della Grosse Koalition e nel terremoto francese (con la scomparsa subitanea dei partiti storici).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In Italia il ciclo si \u00e8 chiuso con la vittoria bi-populista del 2018. Un voto radicalmente anti-establishment che ha manifestato per la prima volta nel paese una diversa maggioranza, orientata emotivamente dal basso e contro, che rendeva possibile un compromesso politico e territoriale tra i ceti produttivi intermedi, semi-periferici, che soffrivano al nord ed al centro in particolar modo la proiezione del paese alle esportazioni nel quadro europeo (e la necessariamente conseguente contrazione della domanda interna, via austerit\u00e0), e i ceti marginali e periferici, spesso prodotti proprio dalla \u2018modernizzazione\u2019 produttiva del settore dei servizi (flessibilizzazione e precarizzazione estrema), o dai lavoratori che assistevano al degrado del tessuto sociale e produttivo, al centro e sud.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Vinsero due offerte politiche molto diverse, ma con elementi in comune e adeguate ai tempi:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>Il Movimento Cinque Stelle<\/em>, che unisce l\u2019eredit\u00e0 della grande crescita, in tutti gli anni novanta, dei movimenti \u201csingola scelta\u201d, portandone l\u2019energia ed i difetti (reattivit\u00e0, mancanza di visione di insieme sociale, rifiuto del collettivo politico), con un\u2019innovativa piattaforma politica che estremizza la disintermediazione e il \u201cdirettismo\u201d. Un paradossale movimento politico puramente anti-politico. E per questo una straordinaria \u201cspugna\u201d, capace di una forma di populismo potentissima e che chiamerei \u201cmimetica\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>La Lega<\/em>\u00a0di Salvini, non pi\u00f9 \u201cNord\u201d, che ricerca una via di uscita dal dilemma strategico che aveva bloccato permanentemente il pi\u00f9 antico Partito Politico italiano: l\u2019essere solo espressione dell\u2019egoismo del Nord, e quindi rivolto contro il resto del paese. Per mera questione di numeri condannato da questa condizione ad essere lo junior partner del Centro Destra. L\u2019idea semplice era di accentuare gli elementi populisti, incorporati nel dna del movimento (anche se \u00e8 probabilmente il pi\u00f9 \u201cpesante\u201d partito italiano), designando un altro \u201cnemico\u201d che consentisse di fare un discorso \u201cnazionale\u201d. Il pi\u00f9 plausibile, dato il contesto di crisi, era l\u2019Unione Europea, che consentiva una traslitterazione quasi puntuale della retorica secessionista tradizionale, e quindi identitaria, su un diverso oggetto. Tuttavia ci\u00f2, ad un maggiore livello di profondit\u00e0, apriva ed apre una contraddizione con il radicamento sociale del partito in ceti ed attori profondamente interconnessi con il \u201ccentro\u201d europeo. Questa contraddizione esploder\u00e0 a suo tempo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per una brevissima fase, alla fine durata forse un mese, \u00e8 sembrato che l\u2019alleanza tra questi due \u201cpopulismi\u201d, potesse finalmente far finire il dominio del \u2018partito dell\u2019estero\u2019 in Italia, ricentrando la politica sugli interessi nazionali e popolari. \u00c8 stato un tentativo che \u00e8 fallito molto prima del \u201cPapete\u201d, anche prima della finanziaria. Questo fallimento deriva da una\u00a0<em>doppia attrazione<\/em>\u00a0esercitata dalle vecchie \u00e9lite: i poteri industriali del Nord Italia nei confronti della Lega, richiamata ad una funzione di cane da guardia delle esigenze del capitale; la compatibilit\u00e0 di sistema, in particolare europea, che ha determinato la svolta neo-centrista per il M5S a guida Di Maio\/Conte.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La fine del governo Conte I, ha prodotto, per\u00f2,\u00a0<em>un\u2019agenda rovesciata<\/em>. Ritornava al centro della scena il Partito garante, pi\u00f9 di tutti, della fedelt\u00e0 e compatibilit\u00e0 con il quadro europeo e quindi della desovranizzazione italiana, il Pd. Garante di quegli equilibri di sistema che hanno spinto in questi anni milioni di persone vicino alla soglia di povert\u00e0 (25% in povert\u00e0 assoluta e relativa, 35% al mezzogiorno) e prodotto la crisi senza uscita nella quale siamo. Il guardiano di ogni riduzione dell\u2019offerta ospedaliera, di ogni taglio alla scuola, di ogni flessibilit\u00e0 del lavoro, di ogni smottamento dell\u2019offerta di servizi, di treni, di case, di spazi pubblici che abbiamo subito in questi anni interminabili. Che parla sempre, \u00e8 vero, di diritti, di crescita, di sostenibilit\u00e0, di libert\u00e0, \u2026 Ma non ha nulla da dire di effettivo sul progressivo indebolimento del tessuto produttivo nazionale, in particolare nelle aree meno connesse ai distretti ed alle catene logistiche e produttive orientate all\u2019esportazione. Non ha nulla di vero da obiettare al declassamento del paese a semi-periferia nell\u2019ambito di una nuova divisione internazionale del lavoro nella quale ritorna il sogno dell\u2019Impero Carolingio di cui non possiamo che essere \u201cmarche\u201d di confine. Non ha da dire all\u2019arruolamento del nostro paese nella nuova terza guerra mondiale che si sta da tempo combattendo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Una posizione nella quale contemporaneamente perdiamo come classe lavoratrice e come paese, e nel quale, in altre parole, una sorta di lotta anticoloniale<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>\u00a0va ad unire la questione di classe e la questione dell\u2019autodeterminazione nazionale<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Si tratta di riconquistare quella capacit\u00e0 che i paesi a dominazione imperiale (o i centri dell\u2019impero) negano accuratamente a tutti gli altri,\u00a0<em>per disporne in esclusiva<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><strong>[16]<\/strong><\/a>.\u00a0<\/em>Nel nuovo \u201cimpero\u201d europeo, di cui il centrosinistra \u00e8 primo guardiano,\u00a0<em>vince\u00a0<\/em>chi ha aziende fortemente capitalizzate, uno stato forte che le protegge, e mercati aperti in cui possono dominare.\u00a0<em>Perde<\/em>\u00a0chi non \u00e8 in grado di sostenere le proprie aziende, proteggere i propri cittadini, e garantire la tenuta del proprio mercato interno, ovvero redditi e consumi.\u00a0<em>Vince<\/em>\u00a0chi \u00e8 in grado di inibire i meccanismi difensivi altrui, imponendo forme organizzative e apertura dei mercati conformi alle proprie esigenze.\u00a0<em>Perde<\/em>\u00a0chi crede nella retorica del pi\u00f9 forte, introietta le critiche altrui in forma di autorazzismo, e si convince anche di meritare la propria debolezza, vista come tara morale, dissimulando con ci\u00f2 il dominio delle catene del valore.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>Siamo dunque qui.<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Podemos \u00e8 tornato al governo in Spagna, ma avendo perso per strada buona parte della spinta valoriale ed elettorale antagonista, ormai prigioniero e subalterno al partito dell\u2019establishment e dell\u2019europeismo. Ancora peggio, Insoumise, che ha scelto la \u201clinea Autain\u201d<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0rifugiandosi nell\u2019Ile-de-France nell\u2019insediamento storico della sinistra, \u00e8 tornato a livelli elettorali da sinistra radicale. Corbyn ha perso in Gran Bretagna per non aver avuto la forza di scegliere tra Scilla e Cariddi, restando con l\u2019impressione di irresolutezza e confusione, unendo un programma economico fortissimo ma nessun mezzo per attuarlo. Il M5S, la forma \u2018neopopulista\u2019 pi\u00f9 pura, naviga alla met\u00e0 dei consensi raggiunti nel 2018 ed \u00e8 stato stritolato dalla doppia esperienza del governo \u201cgialloverde\u201d e \u201cbiancogiallo\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sembra quindi che dopo la tempesta 2016-18 sia in corso un ritorno alla politica ordinaria\u00a0<em>in Spagna<\/em>, con il nuovo governo Sanchez,\u00a0<em>in Italia<\/em>, con il Pd nuovamente in sella,\u00a0<em>in Francia<\/em>, con un Macron sfidato dalle piazze ma saldo al potere,\u00a0<em>in Germania<\/em>, dove ancora regge l\u2019arco dei partiti sistemici, con il soccorso dei Grunen.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quella che siamo abituati a chiamare \u201cbipolarismo\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nella quale, precisamente, si sfidano\u00a0<em>due versioni diverse del neoliberismo<\/em>:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0da una parte il \u201c<em>neoliberismo progressista<\/em>\u201d, che unisce politiche economiche austeriane e regressive a politiche identitarie volte a valorizzare mobilit\u00e0, modernizzazione, multiculturalismo e merito individuale;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0dall\u2019altra un \u201c<em>neoliberismo difensivo e nazionalista<\/em>\u201d di nuovo conio, che unisce le identiche politiche, spostando in parte i beneficiari, a politiche identitarie che vivono di identificazione dell\u2019altro come nemico, deviazione della rabbia, drastica semplificazione dei meccanismi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>C\u2019\u00e8 bisogno di altro.<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Bisogna rompere la gabbia del bipolarismo<\/em>\u00a0e tornare a chiedere un autentico cambiamento. E\u2019 necessario aggregare un \u201cterzo polo\u201d, che sia alternativo a quel che si former\u00e0 tra Pd e frazioni del M5S, e quel che si \u00e8 formato come nuovo centrodestra tra Lega, FI e FdI. Bisogna lavorare all\u2019unificazione di un blocco sociale capace di reale cambiamento nel paese. Un blocco che sia fondato sull\u2019autentica maggioranza del paese, che sia capace di aggregare una larga coalizione sociale da Nord a Sud, rispondendo alle diverse esigenze delle sue aree culturali ed economiche. Capace di parlare con i neo-proletari della new economy, i professionisti in via di \u201cuberizzazione\u201d, i lavoratori autonomi sfruttati e marginali, i pensionati a basso reddito e negletti, la parte ancora reattiva del proletariato e sottoproletariato urbano. Al contempo capace di attrarre a s\u00e9 i segmenti di piccola borghesia operanti sul mercato interno, il ceto impiegatizio pubblico, e parte dei ceti medi riflessivi, staccandoli dall\u2019egemonia esercitata dalla borghesia cosmopolita e dal settore dedito alle esportazioni. Solo se riusciremo a determinare questa larga alleanza avremo la forza per modificare la traiettoria che sta portando il paese e l\u2019intero mondo occidentale verso l\u2019esaurimento del suo modello di produzione e sviluppo. Una traiettoria che ci designa come vittime e nuova periferia interna, al fine di consentire al centro metropolitano ulteriore crescita e stabilizzazione. Ci designa come classe e come paese.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il \u2018soggetto\u2019 di questa trasformazione non pu\u00f2 pi\u00f9 essere unilateralmente una frazione qualificata della societ\u00e0. Non pu\u00f2 esserlo la vecchia classe operaia ormai frammentata e dispersa; n\u00e9 possono esserlo le \u201cclassi riflessive\u201d della nuova economia della conoscenza, spesso in prima fila per la conservazione dei loro declinanti, piccoli, privilegi; n\u00e9 non meglio precisate \u201cmoltitudini\u201d, con il loro rifiuto di porre la questione del potere; n\u00e9 le \u201cdonne\u201d, quasi fossero una classe a s\u00e9 stante.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il blocco sociale capace di riaprire il futuro pu\u00f2 solo essere una rete contingente di soggetti sociali, sensibili alle diseguaglianze orizzontali e verticali, tra periferie e centri. Quest\u2019aggregazione contingente deve prendere le mosse dai danni creati dallo sviluppo unilaterale della valorizzazione capitalistica, dai luoghi dove le condizioni di lavoro o di vita risultano insopportabili per chi non gode di posizioni privilegiate.\u00a0<em>\u00c8 qui che nasce la resistenza da cui partire<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il punto diventa quindi costruire linee oppositive al capitalismo che passino innanzitutto per i differenziali di reddito, di mobilit\u00e0, di luogo. \u00c8 la divaricazione tra i \u2018vincenti\u2019 \u2013 che riescono a fare il proprio prezzo e si muovono nei centri geografici funzionali al sistema \u2013 e i \u2018perdenti\u2019, che il prezzo lo subiscono e stazionano in area periferica \u2013 a definire il campo della lotta di classe per un socialismo del XXI secolo<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.\u00a0<em>L\u2019unica forza che pu\u00f2 avviare una transizione.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>Ma per riuscirvi abbiamo bisogno di un diverso pensiero.<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019idea che il discorso politico sia autosufficiente, e che si tratti di costruire su \u2018faglie di antagonismo\u2019 esistenti, aggregando le forze eterogenee tramite discorsi emozionali si \u00e8 dimostrata potente ma ha i suoi limiti. Quella che si possano rendere equivalenti posizioni sociali e radicamenti differenti facendo di diverse soggettivit\u00e0 un \u201cpopolo\u201d politico costruito dal discorso \u00e8 un\u2019idea effimera che \u00e8 stata vista fallire in questi ultimi anni. Chi cavalca la \u201c<em>tigre della sorveglianza<\/em>\u201d corre i suoi rischi perch\u00e9 procede velocemente, aggregando emozioni e manovrando tatticamente, ma non \u00e8 capace di creare una linea politica coerente. Di resistere in essa alle inevitabili pressioni e defezioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In altre parole, creare strutture verticistiche senza strategia, tenute unite da obiettivi disparati e soggettivit\u00e0 spesso narcisistiche \u00e8 sempre a rischio di immediata revoca di fiducia per il sospetto di inautenticit\u00e0. La strategia tutta \u201ctesta e comunicazione\u201d va fatalmente in crisi nel momento in cui, crescendo, deve passare alla produzione di potere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dunque per superare la crisi bisogna capire una cosa essenziale:\u00a0<em>che si \u00e8 chiamati a produrre potere per cambiare il modo di produzione capitalista che ci sta stritolando<\/em>. Le tensioni politiche che si scaricano nelle forze \u2018populiste\u2019, siano esse orientate a destra o a sinistra, non sono effetto dell\u2019abile scelta di alcuni \u201csignificanti\u201d. Al contrario: la produzione delle idee, le rappresentazioni che riescono a dominare la scena pubblica, sono\u00a0<em>intrecciate con le attivit\u00e0 materiali<\/em>\u00a0nelle quali i soggetti che si attivano politicamente sono impegnati, come scriveva Marx \u201c<em>l\u2019essere degli uomini \u00e8 il processo reale della loro vita<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>La biforcazione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Noi siamo quindi ad un punto di biforcazione<\/em>. Dobbiamo scegliere tra:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0l\u2019aspirazione alla riconquista storico-politica dei ceti popolari e subalterni, contendendo l\u2019egemonia alla destra sul campo largo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La rassegnazione alla gestione della sconfitta e alla difesa delle residue aree di consenso marginali (delle zone\u00a0ZTL) che possono essere mobilitate solo su temi morali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Se scegliamo la prima abbiamo bisogno di due cose:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0una lotta spietata al settarismo ed al narcisismo, ovvero alla tentazione di reagire ad una fase di dolorosa confusione con il rinserrarsi nelle vecchie identit\u00e0 sfidate;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0la ferma decisione che la lunga ritirata, prodotta dalla crisi degli anni settanta e dall\u2019insorgenza dell\u2019uomo narcisista e post-materialista\u00a0<strong>\u00e8 finita<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quando la lunga ritirata termina, perch\u00e9 ne terminano le ragioni, allora bisogna dismettere tutti gli strumenti che abbiamo tenuto in campo ed usato per gestirla.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In particola\u00a0<em>la prima cosa da abbandonare \u00e8 l\u2019idea che all\u2019impolitico neoliberale non c\u2019\u00e8 alternativa<\/em>, ma ci si pu\u00f2 solo adattare, perch\u00e9 \u00e8 la forma definitiva dell\u2019umano.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il \u201cprimopopulismo\u201d \u00e8 stato questo, un adattamento, e la fase \u201cneopopulista\u201d che ora \u00e8 entrata in crisi non ha compreso che doveva essere radicalmente discontinua.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma l\u2019umano non termina di modificarsi, come la storia, cambia sempre insieme alle condizioni materiali ed alle forme del sociale che vi sono relazionate. Dunque sta nuovamente per cambiare.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>Cosa significa dunque\u00a0<em>passare tra Scilla e Cariddi?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tre cose:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>Oltrepassare l\u2019impolitico neoliberale e recepire il nuovo bisogno di collettivo e di umanit\u00e0, dandogli forma.\u00a0<\/strong>Porre con coraggio e coerenza la questione della trasformazione dell\u2019esistente e della creazione di un nuovo mondo. Andare al cuore dei problemi, dimenticare le tattiche \u2018intersezionali\u2019 volte a sommare narcisismi inconciliabili, andare oltre la vaghezza, il rifiuto della denominazione di un livello strutturale dello scontro. Accettare la polarizzazione e\u00a0<em>stare da una parte<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>Dimenticare la strategia tutta \u201ctesta e comunicazione\u201d del primopopulismo, in ogni sua versione.<\/strong>\u00a0Creare le condizioni per forme nuovamente solide, imperniate su un nuovo attivismo che faccia leva sulle reti di comunicazione diffuse e sulla vicinanza dei corpi. Sulle mobilitazioni politiche di prossimit\u00e0, su coesione \u201csimpatia\u201d e mutuo sostegno. Sulla creazione di una cultura comune e condivisa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>Rigettare l\u2019odore di sconfitta della sinistra, radicale e non.<\/strong>\u00a0Tutta la sinistra \u00e8 attardata inconsapevolmente in pratiche adattive per una societ\u00e0 che gi\u00e0 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Per paura resta abbarbicata ad una \u201cbase sociale\u201d ristretta, che ripiega costantemente, ed ormai ha perso anche molta parte della sua \u201cbase di massa\u201d. Ne \u00e8 immagine la postura della radicalit\u00e0 come voce morale inflessibile che fustiga i potenti e si trincera entro gli indicatori di purezza e superiorit\u00e0 del discorso \u201c<em>politicamente corretto<\/em>\u201d. Tre bastioni individuano questa cittadella assediata:\u00a0<em>il cosmopolitismo, la retorica dei diritti\u00a0<\/em>e delle minoranze, ed\u00a0<em>il tono morale<\/em>\u00a0con il quale sistematicamente interviene.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per far crescere questa possibilit\u00e0 bisogna ricominciare a fare Grande Politica, a creare quadri di senso e progetti di liberazione del paese che si confrontino con la dura realt\u00e0 delle cose. Svolgere analisi concrete delle situazioni concrete e non rifugiarsi nelle \u201cfrasi rivoluzionarie\u201d, o nelle tecniche \u2018primopopuliste\u2019 che presupponevano un mondo che sta venendo meno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quel che sta accadendo \u00e8 che, revocato il \u2018compromesso keynesiano\u2019 ed esplose nuovamente le contraddizioni che teneva a freno, si torna alla durezza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Bisogna combattere quindi in modo determinato la guerra egemonica, piazzaforte per piazzaforte, ma tornando a capire la politica come lotta tra posizioni strutturali di interessi, resi tali dal modo di produzione\u00a0<em>e dalla collocazione spaziale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In questa guerra servono alleati di ogni genere, ma la questione dirimente \u00e8 quale gruppo sociale esercita la direzione intellettuale e morale. La condizione necessaria per cambiare le cose e accedere alla forza per cambiarle \u00e8 infatti di esercitare questa direzione; di creare con la necessaria pazienza e lena un blocco sociale del cambiamento che si incunei tra i due poli neoliberali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Farlo con tutti coloro che vogliono davvero cambiare direzione, e non solo spalla al fucile.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>Questo \u00e8 il nostro compito.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Mi riferisco, ovviamente, allo sviluppo degli anni sessanta, dagli anni di Kennedy in avanti, quando la guerra nel sud-est asiatico viene combattuta, con crescente dispiego di forze e infine persa\u00a0<em>sia sul campo sia in patria<\/em>. Il doppio deficit che determina la crisi al contempo finanziaria e di legittimazione dell\u2019egemone statunitense \u00e8 l\u2019effetto di un eccesso di spesa compensativa (il cosiddetto \u201cwarfare\u201d, ben prevalente sul contemporaneo \u201cwelfare\u201d) e di una perdita di competitivit\u00e0 relativa dell\u2019industria statunitense, rispetto ai competitori del primo mondo (in primis i paesi sconfitti della seconda guerra, Germania e Giappone e in misura minore Italia e Francia) e di alcuni emergenti precoci (Corea del Sud, ad esempio). La crescita superiore al 5% del Pil all\u2019anno che era stata registrata a met\u00e0 degli anni sessanta si inceppa nel risiko della svalutazione delle monete (inizia la Sterlina) e nella difficolt\u00e0 di continuare a crescere a base di stimoli in disavanzo. Le tensioni monetarie crescenti sfocia nel 1971 nella sospensione della convertibilit\u00e0 del dollaro in oro e quindi di fatto nella revoca dell\u2019architrave degli Accordi di Bretton Woods.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; In primo luogo, bisogna considerare che quando si parla di economie dominanti, a ispirazione ed assetto imperiale, come quella statunitense nel periodo in esame, le considerazioni e gli obiettivi di conservazione e rafforzamento del dominio geopolitico sono strettamente intrecciati, e prevalenti, su quelli meramente economici. Quando, ad esempio, risulta chiaro che gli schiaccianti rapporti di forza tra le economie industriali, sotto questo profilo, che si erano prodotti alla scadenza della guerra non sono pi\u00f9 tali e la rinnovata competitivit\u00e0 degli altri paesi industriali determina uno squilibrio commerciale crescente e quindi l\u2019accumulo di riserve di dollari e auree a lungo andare insostenibili, e quindi a rischio\u00a0\u00a0di rovesciarsi in una crisi di fiducia, gli Usa comprendono che non \u00e8 in gioco solo il valore della moneta, ma il dominio sul mondo. La svalutazione che potrebbe conseguirne, significherebbe rinunciare agli investimenti all\u2019estero e per questa via ad un canale di controllo delle economie estere (cos\u00ec, ad esempio, lo vedono i francesi). Eliminare il deficit e \u201cvivere dei propri mezzi\u201d \u00e8 quindi impossibile. In secondo luogo, le strutture economiche implicano conseguenze sociali e finanche culturali che spesso si manifestano in modo sfalsato, in ritardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda su questa interpretazione, peraltro dominante, lo schema analitico di Giovanni Arrighi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Anche perch\u00e9 a partire dall\u2019espansione finanziaria, anni ottanta e novanta, il benessere, come una staffetta, viene garantito sempre pi\u00f9 dai redditi da rendita che prendono il posto della centralit\u00e0 di quelli da lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Si hanno alcuni fenomeni che prendono avvio lentamente gi\u00e0 negli anni finali del \u201cciclo\u201d e poi accelerano su un percorso ventennale, l\u2019espansione dei trasferimenti all\u2019estero, lo spostamento della base industriale, come effetto l\u2019espansione dell\u2019esercito di riserva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Informatizzazione, automazione, organizzazione a rete, interconnessione individuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Un\u2019analisi esemplare di questa trasformazione si trova in Ronald Inglehart \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/08\/ronald-inglehart-la-societa-postmoderna.html\">La societ\u00e0 postmoderna<\/a><\/em>\u201d, 1996.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Si pu\u00f2 leggere il classico libro del 2000 di Antonio La Spina e Giandomenico Majone \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/07\/a-la-spina-g-majone-lo-stato-regolatore.html\">Lo stato regolatore<\/a><\/em>\u201d, nel quale il modello \u00e8 compiutamente descritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Questo tema \u00e8 di rilevanza centrale e non pu\u00f2 essere compiutamente sviluppato in queste poche note, rinvio all\u2019analisi di David Harvey in \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/david-harvey-geografia-del-dominio.html\">Geografia del dominio<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Ovviamente con riferimento alla formula usata da Wolfgang Streeck in \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/07\/wolfgang-streeck-tempo-guadagnato.html\">Tempo guadagnato<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Christophe Guilluy, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/christophe-guilluy-la-societa-non.html\">La societ\u00e0 non esiste<\/a><\/em>\u201d,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Secondo la nota formula di Pierre Rosanvallon, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/11\/pierre-rosanvallon-la-politica-nellera.html\">Controdemocrazia<\/a><\/em>\u201d, 2001<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Formula che si deve a Andrew Spannaus, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/07\/andrew-spannaus-la-rivolta-degli.html\">La rivolta degli elettori<\/a><\/em>\u201d, 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Come correttamente vedeva lo stesso Lenin \u00e8 possibile perfettamente che si dia dominio coloniale nei confronti di un paese semi-centrale ed industrializzato, che \u00e8, appunto, sospinto in basso nella catena del valore e in posizione gerarchicamente subordinata. In prima battuta perdono soprattutto i ceti meno mobili, che hanno minore dotazione di risorse mobili o spendibili su aree dominanti, ma in una fase pi\u00f9 avanzata \u00e8 l\u2019intero ambiente sociale, in quanto i fatti sociali sono formati nello spazio e quindi sono determinati dalla contiguit\u00e0, a degradare. Con esso degrada l\u2019ambiente economico, i fattori mobili fuggono, il diradamento cresce, le strutture e gli investimenti in capitale fisso non sono pi\u00f9 sostenibili e cessano di essere riprodotti, la meccanica del declino e della subalternit\u00e0 accelera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Persino un autore, per molti versi legato ad un internazionalismo con tratti molto classici, come Domenico Losurdo, ne \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/12\/domenico-losurdo-il-marxismo-occidentale.html\">Il marxismo occidentale<\/a><\/em>\u201d, il suo ultimo libro, quando si tratta di liberarsi di un gioco anticoloniale, anche sui generis o principalmente giuridico-economico, la rivoluzione finisce per essere contemporaneamente \u201canticoloniale e nazionale\u201d (p.21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Lenin \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/vladimir-ilic-lenin-limperialismo-fase.html\">L\u2019imperialismo<\/a><\/em>\u201d, 1916.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Mi riferisco allo scontro simbolico tra due importanti esponenti della France Insoumise, Djordje Kuzmanovic, poi uscito dal movimento, e Cl\u00e9mentine Autain. Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/09\/scontri-in-france-insoumisse.html\">Scontri in France Insoumise<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda anche \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/06\/partito-e-classe-dopo-la-fine-della.html\">Partito e classe. Dopo la fine della sinistra<\/a>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/01\/passare-tra-scilla-e-cariddi-il-nostro.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/01\/passare-tra-scilla-e-cariddi-il-nostro.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; \u201cNavigavamo gemendo attraverso lo stretto:\u00a0da una parte era Scilla, dall\u2019altra la chiara Cariddi\u00a0cominci\u00f2 orridamente a succhiare l\u2019acqua salsa del mare. Quando la vomitava, gorgogliava tutta fremente, come su un gran fuoco un lebete: dall\u2019alto la schiuma cadeva sulla cima di entrambi gli scogli. Ma quando succhiava l\u2019acqua salsa del mare, tutta fremente appariva sul fondo, la roccia intorno mugghiava orridamente, di sotto appariva la terra nera di sabbia. Li&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":38863,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-et5","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55619"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=55619"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55619\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":55620,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55619\/revisions\/55620"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/38863"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=55619"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=55619"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=55619"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}