{"id":55815,"date":"2020-01-31T09:46:55","date_gmt":"2020-01-31T08:46:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55815"},"modified":"2020-01-31T07:48:48","modified_gmt":"2020-01-31T06:48:48","slug":"francesco-barbommel-intervista-a-wolgang-streeck","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55815","title":{"rendered":"Francesco Barbommel, \u201cIntervista a Wolgang Streeck\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sull\u2019interessante sito \u201c<em>Bollettino Culturale<\/em>\u201d, \u00e8 stata pubblicata una intervista condotta da Francesco Barbommel all\u2019importante sociologo di ispirazione marxista Wolfgang Streeck che certo non richiede presentazioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Riportiamo in forma integrale l\u2019intervista e poi la commenteremo brevemente.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li style=\"font-weight: 400\">Professor Streeck, come Samir Amin e Giovanni Arrighi lei parla di una crisi del capitalismo che dura dagli anni &#8217;70. In\u00a0<em>Gekaufte Zeit. Die vertagte Krise des demokratischen Kapitalismus<\/em>\u00a0conduce un\u2019analisi interessante del capitalismo dagli anni &#8217;70 ai giorni nostri. Vorrei chiederle se la sua lettura accetta l&#8217;analisi di Arrighi, che interpreta il predominio nel capitalismo del capitale fittizio come parte finale del ciclo di accumulazione aperto dagli Stati Uniti.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">\n<em> Il capitale fittizio \u00e8 un&#8217;invenzione finanziaria americana di Wall Street, governata dagli Stati Uniti e trasportata da l\u00ec nel resto del mondo. Inoltre, per il presente periodo non vedo ancora cicli. Quello che vedo \u00e8 un decadimento lineare generale di un vecchio ordine, senza che appaia un nuovo ordine. Un interregno prolungato pi\u00f9 che il cambio della guardia.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"2\">\n<li style=\"font-weight: 400\">Sempre in Gekaufte Zeit.\u00a0<em>Die vertagte Krise des demokratischen Kapitalismus<\/em>\u00a0lei riprende le elaborazioni dei filosofi di ispirazione marxista come Habermas e Honneth per spiegare la crisi del capitalismo democratico. In questo schema teorico che lei usa, c&#8217;\u00e8 spazio per un grande eretico marxista, Robert Kurz, spesso ingiustamente ignorato negli ambienti accademici?\n<p><em>R. Devo purtroppo segnalare che non ero a conoscenza di Robert Kurz. Ci\u00f2 potrebbe avere a che fare con il fatto che il mio accesso al pensiero radicale di sinistra avviene attraverso una combinazione di moralismo ed empirismo, piuttosto che attraverso le astrazioni della teoria del valore marxista. Per me, i capitoli principali del primo volume sono quelli della giornata lavorativa e dell&#8217;accumulazione primitiva. Ci si potrebbe rammaricare di ci\u00f2, ma dato il tempo limitato che mi rimane non posso davvero sperare di recuperare la strada filosofica verso l&#8217;economia politica. Inoltre credo di aver capito i problemi che abbiamo di fronte anche senza di essa.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"3\">\n<li style=\"font-weight: 400\">Pensa che il modello di un capitalismo ben temperato, con un forte intervento economico statale, possa essere un passo obbligatorio per una transizione al socialismo e riconosce questi elementi nel paese che forse guider\u00e0 il prossimo ciclo di accumulazione di capitale, vale a dire la Cina?<\/li>\n<\/ol>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li style=\"font-weight: 400\"><em> No. Non credo nelle leggi storiche secondo le quali ci sono &#8220;passi obbligatori&#8221; e &#8220;transizioni&#8221; necessarie da una formazione sociale alla successiva. Per quanto riguarda la formazione sociale cinese, a me sembra pi\u00f9 un capitalismo di Stato che un socialismo incipiente; mi sembra anche guidato pi\u00f9 dal nazionalismo che dal desiderio di estendere un nuovo modello di socialismo cinese al resto del mondo. In tale contesto, mi viene da pensare all&#8217;assenza di diritti di autogoverno per le minoranze etniche; questo comporta inevitabilmente una dura repressione. Noto inoltre la corruzione endemica e l&#8217;auto-arricchimento anche tra i quadri di partito, una grottesca disuguaglianza di redditi e ricchezza e un consumismo che sembra profondamente radicato come negli Stati Uniti.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"4\">\n<li style=\"font-weight: 400\">La controrivoluzione neoliberale, oltre ad aver trasformato molti dei suoi dogmi in senso comune, ha lavorato tenacemente per distruggere l&#8217;idea stessa di societ\u00e0. \u201cLa societ\u00e0 non esiste\u201d, ha detto la Thatcher. Oggi vediamo una societ\u00e0 ridotta in monadi, incapace di creare legami di solidariet\u00e0 di fronte a un capitalismo sempre pi\u00f9 feroce e violento. Lo vediamo nei luoghi di lavoro in cui la via dell&#8217;emancipazione \u00e8 vista come una questione individuale (competere contro i colleghi, fare carriera per ottenere pi\u00f9 soldi) piuttosto che una questione collettiva, una lotta comune contro il padrone per ottenere diritti. Da sociologo, come spiega questo radicale cambiamento nella societ\u00e0 e in particolare sul posto di lavoro?<\/li>\n<\/ol>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li style=\"font-weight: 400\"><em> In una cosiddetta \u201csociet\u00e0 della conoscenza\u201d, con alti livelli di istruzione formale, ci troviamo di fronte a una profonda esperienza ideologica \u201cmeritocratica\u201d: se lavori duro e ti adatti, la societ\u00e0, impersonata dai suoi datori di lavoro, ti premier\u00e0. Le prestazioni dei giovani sono classificate a partire dall&#8217;et\u00e0 di dieci anni, quindi interiorizzano la validit\u00e0 di quei voti e credono che questi determineranno il loro destino e la loro fortuna, il che potrebbe anche essere vero. Lottare per ottenere buoni voti e l&#8217;attenzione delle risorse umane non ha alcuna somiglianza con la lotta di classe: \u00e8 uno sforzo molto solitario. Inoltre, in assenza di alternative note e pratiche, le persone tendono a glorificare ci\u00f2 che hanno. Nessuno vuole essere depresso continuamente, anche se ci possono essere buone ragioni per questo.Un ulteriore rafforzamento della meritocrazia sta nella sua innata promessa di libert\u00e0 individuale: se ce la fai all&#8217;interno del sistema, puoi scegliere come vuoi vivere. Questo si unisce alle attrattive del libertarismo, distinto da quello che un tempo si chiamava repubblicanesimo o che oggi \u00e8 talvolta chiamato comunitarismo: diritti senza doveri, nessuna societ\u00e0 che pu\u00f2 importi obblighi, licenza di creare la propria societ\u00e0, per esempio una che consiste solo di compagni \u201ccosmopoliti\u201d, persone che danno per scontato i beni collettivi locali evitando gli impegni duraturi di qualsiasi tipo: cittadini gig, persino personalit\u00e0 gig. Il socialismo arriva inevitabilmente con ingenti impegni e legami comuni durevoli.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"5\">\n<li style=\"font-weight: 400\">Molti a sinistra faticano a identificare l\u2019UE come uno strumento per esercitare la dittatura della classe borghese contro i lavoratori europei, parlando ancora di fantasiose riforme in senso sociale. L&#8217;unica cosa che ha prodotto l&#8217;UE \u00e8 una maggiore differenza tra il suo centro e la sua periferia, la deflazione salariale e la compressione dei diritti sociali in nome di un modello mercantilista ormai insostenibile anche per la Germania. Una forza di sinistra che volesse davvero rappresentare le masse come dovrebbe guidare la lotta contro l&#8217;UE e quali alternative dovrebbe proporre?<\/li>\n<\/ol>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"70\">\n<li style=\"font-weight: 400\"><em> Sono pienamente d&#8217;accordo con la tua diagnosi, anche se penso che la politica economica tedesca sia erroneamente definita mercantilista. Come sapete, la posizione tedesca \u00e8 di libero scambio e mercati aperti, mentre l&#8217;intervento del governo \u00e8 considerato di pessimo gusto. \u00c8 vero che ci\u00f2 avvantaggia il settore manifatturiero tedesco ampio e altamente competitivo, aiutato dalle preoccupazioni dei sindacati sulla perdita di occupazione che potrebbe essere associata alla deindustrializzazione. Che l&#8217;inclusione di paesi pi\u00f9 deboli nell&#8217;UE riduce il tasso di cambio dell&#8217;euro rispetto al resto del mondo, mentre la valuta comune protegge le esportazioni tedesche nell&#8217;area dell&#8217;euro dalla svalutazione da parte dei paesi con tassi di inflazione pi\u00f9 elevati, \u00e8 una cosa molto benvoluta ma non era prevista quando la Germania ha accettato l&#8217;euro come richiesto dalla Francia e dall&#8217;Italia in particolare.A parte questo, penso che l&#8217;obiettivo centrale della sinistra oggi debba essere il ripristino della responsabilit\u00e0 politica, che \u00e8 possibile solo a livello dello stato-nazione. L&#8217;Unione Europea deve essere costretta a lasciare spazio a ci\u00f2, cosa che pu\u00f2 essere fatta solo attraverso la pressione sui governi nazionali. Per questo la sinistra deve capire come il regime di Bruxelles restringe gli spazi politici nazionali secondo linee neoliberali; questo richiede di spostare l&#8217;attenzione dall&#8217;identit\u00e0 all&#8217;economia. Sul lungo periodo, l&#8217;obiettivo deve essere un&#8217;Europa politica basata sulla cooperazione orizzontale anzich\u00e9 sulla direzione verticale, sia rispetto al mercato interno sia, soprattutto, alla moneta comune. Modificare il regime monetario europeo in modo che ne beneficino pi\u00f9 paesi invece della sola Germania e pochi altri sar\u00e0 molto difficile. Ci sono molte buone idee su come ammorbidire il regime quasi-gold standard dell&#8217;euro per consentire una maggiore reattivit\u00e0 alle diverse condizioni economiche, strutture, interessi. Mentre alcuni di loro suggeriscono di dividere la zona euro nel Nord e nel Sud, altri propongono valute doppie, vale a dire valute nazionali accoppiate in modo flessibile all&#8217;euro. Ma le incertezze e le complicazioni tecniche di un passaggio a un nuovo regime monetario sono immense e si pu\u00f2 dubitare che le classi politiche nazionali siano effettivamente interessate a una maggiore reattivit\u00e0 e responsabilit\u00e0 politica, soprattutto se hanno gi\u00e0 rinunciato a governare le democrazie capitaliste incorporate in un libero mercato mondiale. Inoltre, senza un accordo tra Germania e Francia non \u00e8 concepibile alcun cambiamento sostanziale e tale accordo \u00e8 altamente improbabile. Non da ultimo la Francia spera in una sorta di dividendo pagato dalla Germania ad altri stati membri meno fortunati, per impedire ai propri cittadini di votare per i loro Le Pen o Salvini locali. A questo proposito, si noti che il cosiddetto \u201csurplus commerciale\u201d della Germania non \u00e8 nelle mani dello Stato tedesco, ma \u00e8 appropriato privatamente dal capitale tedesco (dopo tutto parliamo di capitalismo, non di socialismo): invece di trovarsi nel seminterrato della Bundesbank, non \u00e8 altro che un aggregato statistico di fortune e sventure delle imprese tedesche all&#8217;estero. Per utilizzarlo come compensazione fiscale per i paesi meno fortunati dell&#8217;UE, deve prima essere portato via dai loro proprietari capitalisti attraverso la tassazione, in un mondo in cui il capitale \u00e8 pi\u00f9 mobile che mai. Inoltre, i trasferimenti verso altri paesi al netto delle tasse probabilmente non saranno popolari tra gli elettori in tempi di crisi fiscale e di crescenti esigenze di investimenti pubblici in patria, ad esempio per riparare e mantenere infrastrutture pubbliche fatiscenti create ai bei vecchi tempi dell&#8217;economia mista conclusasi alla fine degli anni &#8217;70.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"6\">\n<li style=\"font-weight: 400\">In termini di alternative all&#8217;UE in Italia la piattaforma Eurostop del professor Luciano Vasapollo ha proposto l&#8217;ALBA euromediterranea, basato sul modello dell\u2019ALBA latinoamericana, per riunire i paesi dell&#8217;Europa meridionale e uscire dall&#8217;UE. Una piattaforma da prendere come esempio da parte degli altri paesi del Sud del mondo e attraverso cui tentare di uscire dal capitalismo. La conosce? Ritiene che questa opzione sia praticabile?<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">\n<em> Non la conoscevo, l&#8217;ho cercata, mi \u00e8 piaciuta, ma ho dubbi sulla sua fattibilit\u00e0. Oltre alle ragioni sopra esposte, aggiungi le spaventose incertezze &#8211; spaventose non solo per il capitale ma anche per molti salariati &#8211; associate a un progetto come questo, a meno che non sia realizzato con il pieno supporto di tutte le parti interessate, incluso il governo tedesco, il che \u00e8 molto improbabile.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"7\">\n<li style=\"font-weight: 400\">Alcuni marxisti in Italia, incluso Vladimiro Giacch\u00e9, ritengono che i trattati europei siano in contraddizione con le costituzioni antifasciste nate dalla resistenza antifascista. Quella italiana \u00e8 stata scritta dal nostro forte partito comunista, dal partito socialista e dai cattolici, tutte forze ostili al liberalismo. L&#8217;idea di Paese alla base della nostra Costituzione \u00e8 un&#8217;economia mista con un ruolo centrale dello Stato che ha come obiettivo primario la piena occupazione; considerando che i trattati europei difendono la centralit\u00e0 e l&#8217;efficienza del mercato, vietando gli aiuti di Stato. Consideri la difesa della sovranit\u00e0 nazionale, quindi le nostre Costituzioni, il primo fronte di battaglia contro questa organizzazione di classe?<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">\n<em> Sono pienamente d&#8217;accordo con la tua analisi. Per il resto penso di aver risposto a questa domanda. La sovranit\u00e0 nazionale &#8211; o meglio, la sovranit\u00e0 degli stati democratici &#8211; \u00e8 indispensabile per riportare l&#8217;economia sotto una sorta di controllo politico.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"8\">\n<li style=\"font-weight: 400\">La Germania sta facendo di tutto per salvare il suo sistema bancario, dove Deutsche Bank \u00e8 piena di derivati \u200b\u200btossici, mentre la Francia continua indisturbata le sue politiche imperialiste in Africa che hanno prodotto l&#8217;esodo dei migranti verso l&#8217;Europa. Le regole europee sembrano essere scritte a beneficio di alcuni paesi e a spese di altri, come l&#8217;Italia e la Grecia. Consideri l&#8217;UE un polo imperialista, nato dal matrimonio tra il capitale francese e quello tedesco?<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">\n<em> Gli imperi hanno un dentro e un fuori. La natura imperiale dell&#8217;UE all&#8217;interno sar\u00e0 probabilmente rafforzata dalla partenza della Gran Bretagna. Ora, sia l&#8217;alleanza franco-tedesca che la sola Francia o Germania possono aspirare a essere l&#8217;egemone europeo. L&#8217;alleanza franco-tedesca \u00e8 traballante a causa di diversi interessi nazionali correlati a diversi atteggiamenti nei confronti della NATO e degli Stati Uniti. La Francia pu\u00f2 immaginare l&#8217;Europa come un&#8217;estensione dello stato francese, con essa come unico membro dell&#8217;UE con armi nucleari e una sede permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Una UE a guida francese cercherebbe il dominio postcoloniale in Nord Africa e Medio Oriente. La Germania \u00e8 troppo strettamente alleata con gli Stati Uniti attraverso la NATO per accettare un&#8217;Europa a guida francese, anche perch\u00e9 la forza nucleare francese resta sotto il controllo nazionale francese e gli interessi tedeschi sono nell&#8217;Europa orientale piuttosto che in Africa. Mentre la Francia \u00e8 disposta a soddisfare i problemi di sicurezza della Russia, la Germania si schiera con gli Stati Uniti e i governi anti-russi dell&#8217;Europa orientale. C&#8217;\u00e8 un grande potenziale qui per il conflitto tra Germania e Francia sull&#8217;egemonia europea e il posizionamento geopolitico dell&#8217;UE rispetto agli Stati Uniti, alla Russia e, in definitiva, alla Cina.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"9\">\n<li style=\"font-weight: 400\">Lei difende giustamente la necessit\u00e0 di una politica migratoria. Molti a sinistra hanno rinunciato alla lotta di classe, parlando solo di minoranze etniche o sessuali, evitando il terreno in cui siamo tutti uguali, vale a dire essere salariati. Perch\u00e9 a sinistra faticano a capire la necessit\u00e0 di una regolamentazione dei flussi migratori, come dimostrato, ad esempio, dal dibattito all&#8217;interno di Die Linke?<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">\n<em> Sento che c&#8217;\u00e8 un miglioramento qui di recente. Troppe catastrofi elettorali erano legate alla retorica delle frontiere aperte. L&#8217;unico effetto di tale retorica \u00e8 un maggiore supporto per l&#8217;estrema destra e lentamente questo sembra essere compreso. Le frontiere generalmente aperte sono semplicemente l&#8217;applicazione dei principi neoliberali del libero scambio ai mercati del lavoro e alle societ\u00e0, in tacita accettazione del detto di Thatcher, \u201cNon esiste la societ\u00e0\u201d; ci sono solo gli individui e le loro famiglie. In definitiva, questo sostituisce la solidariet\u00e0 politica con la carit\u00e0 filantropica. \u00c8 disfattista, nel senso che rinuncia alla possibilit\u00e0 che le persone dei paesi poveri possano aiutare se stesse, con l&#8217;aiuto di politiche commerciali responsabili e la lotta alle politiche di esportazione delle armi che i socialisti devono combattere nei paesi pi\u00f9 ricchi. C&#8217;\u00e8 uno strano elemento paternalista nel movimento per l&#8217;accoglienza dei rifugiati. La solidariet\u00e0 internazionale di sinistra dovrebbe consistere soprattutto nell&#8217;aiutare le persone a liberarsi delle loro cleptocrazie nazionali, mantenute al potere dai governi \u201coccidentali\u201d, post-coloniali, se necessario attraverso la rivoluzione popolare armata, e quindi costruire una societ\u00e0 democratica protetta dalla mobilitazione nel Nord del mondo contro l&#8217;intervento imperialista da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia o, per quello che vale, dell&#8217; \u201cEuropa\u201d.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci sono diversi motivi di interesse nell\u2019intervista che Barbommel ha realizzato con Streeck, tra questi la precisazione della tradizione culturale e di ricerca alla quale il sociologo tedesco si ascrive e quindi nella quale va letto, al prezzo di qualche semplificazione<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Naturalmente se l\u2019accesso al pensiero radicale di sinistra \u201cavviene attraverso una combinazione di moralismo ed empirismo\u201d, come dir\u00e0, non \u00e8 tanto che restano sconosciuti autori come Robert Kurz<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, cosa veniale, quanto che l\u2019accesso tramite la sola tradizione della Scuola di Francoforte (vengono citati appunto Habermas e Honneth) potrebbe creare qualche limite. Tuttavia il punto che il nostro avanza nella prima parte, la presa di distanza da un certo schematismo, o da una lettura per \u201cstadi\u201d o \u201cfasi\u201d, o \u201ccicli\u201d, nell\u2019interpretazione dei fatti storici \u00e8 solida. Chiaramente la definizione di \u201cpassi obbligatori\u201d, o \u201ctransizioni necessarie\u201d \u00e8 una abitudine che il marxismo acquisisce dalla rilettura nel clima positivistico della fine dell\u2019ottocento della dialettica, e va superata.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">A questa Streeck oppone la sua idea di lunga decadenza<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0ed interregno (un concetto ripreso dalle transizioni storico-epocali tra i modi di produzione antico e medioevale) che \u00e8 mosso dall\u2019interno\u00a0<em>dalla disgregazione delle personalit\u00e0 sociali<\/em>\u00a0e dall\u2019incapacit\u00e0 conseguente della societ\u00e0 di funzionare e produrre azione collettiva coerente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ad\u00a0<em>un livello superiore<\/em>\u00a0scaturisce da questa incapacit\u00e0 acquisita la necessit\u00e0 di opporre all\u2019automovimento del capitale, ed all\u2019egoismo imposto dalle \u00e9lite neoliberali per il tramite della macchina europea, quello che chiama \u201cil ripristino della responsabilit\u00e0 politica\u201d. Una cosa possibile solo a livello dello Stato-nazione. Questo \u00e8 il punto specifico nel quale si sono pi\u00f9 volte scontrati Habermas e Streeck<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, anche se lo stesso afferma opportunamente che il problema non \u00e8 all\u2019esterno dei paesi, ma al loro interno. Quelle che chiama \u201cle classi politiche nazionali\u201d (ovvero quelle dominanti) non sono probabilmente esse per prime interessate ad avere una maggiore responsabilit\u00e0 politica, in quanto dovrebbero risponderne. Esse hanno da tempo rinunciato a governare le democrazie capitaliste incorporate in un mercato mondiale. Si sono arrese.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma c\u2019\u00e8 un problema ancora pi\u00f9 severo, ad un\u00a0<em>livello ancora superiore<\/em>. Se si vuole modificare l\u2019attuale inibizione all\u2019azione di ripristino della responsabilit\u00e0 politica, ed al rispetto delle costituzioni repubblicane nazionali, c\u2019\u00e8 bisogno di un accordo intergovernativo largo. L\u2019accordo deve passare per una costellazione di potenza che non pu\u00f2 fare a meno di avere con s\u00e9 Francia e Germania. E la loro posizione \u00e8 troppo dissimmetrica: da una parte c\u2019\u00e8 un enorme surplus commerciale, astrazione contabile che indica e rappresenta le posizioni contabili di una enorme pluralit\u00e0 di attori privati, e dall\u2019altra un paese, la Francia, che in ultima analisi conta di ricevere qualche dividendo a vantaggio della sua sfidata stabilit\u00e0 politica (dai \u201cpopulisti\u201d, certo, ma anche dalle rivolte di piazza). Ancora, al contrario, da una parte c\u2019\u00e8 un paese vincitore dell\u2019ultima guerra, che quindi dispone di un potente esercito e mezzi nucleari e, forse soprattutto, di un seggio permanente, dall\u2019altra un paese sconfitto e ancora in debito morale (per quanto non gradisca che lo si ricordi) e militarmente debole.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Infine,\u00a0<em>sul quarto piano<\/em>\u00a0espresso nell\u2019intervista, forse quello decisivo, nel contesto del progetto imperiale europeo la proiezione esterna di potenza (quella interna \u00e8 a danno dei paesi mediterranei e delle altre periferie) vede una fondamentale divaricazione. Il \u201cgrande gioco\u201d francese guarda sempre a sud, nord Africa e vicino Medio Oriente, quello tedesco guarda ad est. Come dice molto opportunamente Streeck \u201cgli imperi hanno un dentro ed un fuori\u201d, e qui il fuori \u00e8 troppo diverso per essere composto. La limitatezza delle forze militari, geopolitiche ed economiche porterebbe a scegliere il quadrante prioritario e \u201cfar pace\u201d in quello secondario. Ma per la Francia e la Germania lo schema \u00e8 rispettivamente rovesciato: la prima farebbe pace ad est e guerra a sud, la seconda il contrario.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Faccio un piccolo esempio: mentre la Germania ha appoggiato probabilmente la risoluzione sui \u201cdue totalitarismi\u201d del Parlamento Europeo, voluta da Polonia e altri paesi \u201cclientes\u201d dell\u2019est e difficilmente accettabile per la Russia, la Francia difficilmente pu\u00f2 accettare che nel Mediterraneo la Turchia allunghi le sue mire verso la Libia e il mare fronteggiante. Su questi due scacchieri gli interessi non si sommano.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quattro piani che rendono davvero arduo riformare il progetto europeo realmente esistente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Anzi, impossibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Come l\u2019abbreviata tesi per la quale il cosiddetto \u201ccapitale fittizio\u201d diventerebbe una invenzione finanziaria americana, promossa dalle banche d\u2019affari statunitensi, e un\u2019arma governata per gli interessi del governo americano, o collettivamente del relativo capitalismo. Come di seguito ammetter\u00e0 il termine, strettamente legato alla teoria del valore marxiana, non gli \u00e8 familiare, come l\u2019intera economia politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, ad esempio, Robert Kurz \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/07\/robert-kurz-le-crepe-del-capitalismo.html\">Le crepe del capitalismo<\/a><\/em>\u201d, 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Wolfgang Streeck, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/11\/wolfgang-streeck-come-finira-il.html\">Come finir\u00e0 il capitalismo?<\/a>\u201d, 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, ad esempio, Wolfang Streeck \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/01\/wolfgang-streeck-che-dire-del.html\">Che dire del capitalismo? IL progetto di Jurgen Habermas di una democrazia europea<\/a>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/01\/francesco-barbommel-intervista-wolgang.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/01\/francesco-barbommel-intervista-wolgang.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; Sull\u2019interessante sito \u201cBollettino Culturale\u201d, \u00e8 stata pubblicata una intervista condotta da Francesco Barbommel all\u2019importante sociologo di ispirazione marxista Wolfgang Streeck che certo non richiede presentazioni. Riportiamo in forma integrale l\u2019intervista e poi la commenteremo brevemente. Professor Streeck, come Samir Amin e Giovanni Arrighi lei parla di una crisi del capitalismo che dura dagli anni &#8217;70. In\u00a0Gekaufte Zeit. Die vertagte Krise des demokratischen Kapitalismus\u00a0conduce un\u2019analisi interessante del capitalismo dagli anni&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":38863,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-ewf","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55815"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=55815"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55815\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":55816,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/55815\/revisions\/55816"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/38863"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=55815"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=55815"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=55815"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}