{"id":55827,"date":"2020-02-05T10:30:56","date_gmt":"2020-02-05T09:30:56","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55827"},"modified":"2020-02-02T08:38:44","modified_gmt":"2020-02-02T07:38:44","slug":"cambiare-regimi-politici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=55827","title":{"rendered":"Cambiare regimi politici?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>THIERRY MEYSSAN<\/strong><\/p>\n<article class=\"hnews hentry item\">\n<div id=\"title\">\n<div class=\"chapo crayon article-chapo-209048 entry-content\">\n<p>In 48 Paesi sono contemporaneamente in atto importanti manifestazioni che rimettono in discussione il regime politico vigente. La supremazia del modello democratico, accettata pressoch\u00e9 da tutti alla fine del XX secolo, oggi \u00e8 messa in causa. Secondo Thierry Meyssan non c\u2019\u00e8 un sistema costituzionale che permetter\u00e0 risolvere i problemi attuali, conseguenza innanzitutto di valori e comportamenti.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<div class=\"ligne\">\n<div class=\"grille_400_1\">\n<div class=\"zoom_texte entry-content\">\n<article>\n<div class=\"texte_sans crayon article-texte-209048 \" style=\"text-align: justify\">\n<dl class=\"spip_document_179534 spip_documents spip_documents_center\">\n<dt><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/local\/cache-vignettes\/L400xH300\/209030-3-f10f1.jpg\" alt=\"JPEG - 25.5 Kb\" width=\"400\" height=\"300\" \/><\/dt>\n<dt class=\"crayon document-titre-179534 spip_doc_titre\"><strong>\u00abOggi nella nostra societ\u00e0 si \u00e8 affermata \u2013 e in modo sovversivo, attraverso discorsi politici straordinariamente colpevoli \u2013 l\u2019idea che non saremmo pi\u00f9 in democrazia, che si sarebbe instaurata una forma di dittatura. Suvvia, una dittatura! Una dittatura \u00e8 un regime dove le leggi sono stabilite da una persona o da un clan. Una dittatura \u00e8 un regime dove la classe dirigente non si cambia. Mai. Se la Francia \u00e8 questo, provatela una dittatura e vedrete!\u00bb, Emmanuel Macron, 24 gennaio 2020.<\/strong><\/dt>\n<\/dl>\n<p class=\"lettrine\">In questo momento, in continenti diversi, 48 popoli sono in rivolta contro i propri governi. Un movimento su scala planetaria di ampiezza mai osservata in precedenza. Dopo la fase della globalizzazione finanziaria, siamo ora di fronte alla contestazione dei sistemi politici e ci raffigurariamo le nuove forme di governo che potrebbero sorgere.<\/p>\n<h3 class=\"spip\">La \u201csupremazia\u201d della democrazia<\/h3>\n<p>Il XIX e il XX secolo hanno visto il trionfo del ricorso alle elezioni e l\u2019allargamento del corpo elettorale (gli uomini liberi, i poveri, le donne, le minoranze etniche, ecc.).<\/p>\n<p>Lo sviluppo delle classi medie ha consentito a un maggior numero di persone di avere tempo per interessarsi alla politica. Ha favorito il confronto e contribuito a mitigare i costumi.<\/p>\n<p>I nascenti mezzi di comunicazione hanno offerto a chi lo desiderasse la possibilit\u00e0 di partecipare alla vita pubblica. Non \u00e8 per rispondere a lotte sociali che si sono cominciati a eleggere i presidenti, ma perch\u00e9 sono sorte le condizioni per farlo. Prima, sebbene non sempre, si privilegiavano le successioni automatiche, generalmente ereditarie. Era infatti impossibile che tutti potessero essere informati della cosa pubblica e potessero trasmettere rapidamente il proprio parere.<\/p>\n<p>Abbiamo stupidamente associato la trasformazione sociologica delle societ\u00e0 e il progresso della tecnica alla scelta di un determinato regime, la democrazia. Quest\u2019ultima per\u00f2 non \u00e8 una legge, bens\u00ec una condizione dello spirito, un ideale: \u00abil governo del Popolo, dal Popolo, per il Popolo\u00bb, secondo la formula di Abraham Lincoln.<\/p>\n<p>Ci siamo presto resi conto che le istituzioni democratiche non sono migliori delle altre. Allargano il numero dei privilegiati; si tratta per\u00f2 sempre di sfruttamento, bench\u00e9 di una maggioranza su una minoranza. Abbiamo perci\u00f2 studiato ogni possibile legge per migliorare il sistema. Abbiamo assimilato la separazione dei poteri e la protezione delle minoranze.<\/p>\n<p>Sennonch\u00e9 il modello democratico ora non funziona pi\u00f9. Molti cittadini si sono accorti che la loro opinione non viene pi\u00f9 tenuta in conto. Un fatto che non deriva dalle istituzioni in s\u00e9, che nella sostanza non sono cambiate, ma dall\u2019uso che ne viene fatto.<\/p>\n<p>Inoltre, dopo esserci convinti con Winston Churchill che \u00abla democrazia \u00e8 un cattivo sistema, ma fra tutti non \u00e8 il peggiore\u00bb, ci siamo resi conto che ciascun regime politico deve rispondere ai problemi delle persone, che sono diversi secondo la loro storia e la loro cultura; quel che va bene qui non andr\u00e0 bene altrove o in un\u2019altra epoca.<\/p>\n<p>In politica bisogna diffidare del vocabolario. Il significato dei termini muta nel tempo. Termini spesso introdotti con le migliori intenzioni, sono sviati in malafede. Confondiamo le nostre idee con le parole che utilizziamo per esprimerle, ma che altri usano per tradirle. Sicch\u00e9 nel mio intervento preciser\u00f2 cosa intendo con i termini politicamente pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>Dobbiamo porci di nuovo il problema del governo. Non alla maniera di Emmanuel Macron, che opponendo \u201cdemocrazia\u201d a \u201cdittatura\u201d chiude la riflessione ancora prima d\u2019iniziarla. Questi due termini investono realt\u00e0 di ordine diverso. La democrazia designa un regime in cui la maggioranza partecipa. \u00c8 opposta a oligarchia, dove il potere \u00e8 esercitato da pochi. Se invece ci riferiamo, non pi\u00f9 al numero di persone implicate nel processo decisionale, bens\u00ec al modo in cui questo avviene, la dittatura designa un regime dove il capo, un comandante militare, pu\u00f2 prendere decisioni senza doverle discutere. La dittatura \u00e8 il contrario del parlamentarismo.<\/p>\n<h3 class=\"spip\">La legittimit\u00e0 della Repubblica<\/h3>\n<p>Innanzitutto, doppiamo porci il problema della legittimit\u00e0, ossia delle ragioni che ci fanno ritenere un governo, nonch\u00e9 uno Stato, utili al punto da accettarne l\u2019autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Ubbidiamo a un governo perch\u00e9 pensiamo che serva i nostri interessi. \u00c8 l\u2019idea di \u201crepubblica\u201d in senso romano. I re di Francia hanno pazientemente costruito l\u2019idea di \u201cinteresse generale\u201d, cui gli anglosassoni si sono opposti dal XVII secolo, dopo l\u2019esperienza di Oliver Cromwell. Oggi Regno Unito e Stati Uniti sono gli unici Paesi in cui si afferma che non esiste interesse generale, bens\u00ec soltanto una somma, la pi\u00f9 ampia possibile, d\u2019interessi disparati e contraddittori.<\/p>\n<p>I britannici sospettano\u00a0<i>a priori<\/i>\u00a0che chiunque invochi l\u2019interesse generale voglia ripristinare il regime repubblicano di Oliver Cromwell. Gli Stati Uniti ammettono che ogni Stato federato sia repubblicano (ossia serva gli interessi della popolazione locale), ma non che lo Stato federale \u2013 di cui diffidano \u2013lo sia \u00ac(perch\u00e9 pensano che non possa servire gli interessi di tutte le componenti di una nazione d\u2019immigrati). Infatti un candidato alla presidenza degli Stati Uniti non presenta un programma ove espone la propria visione della societ\u00e0, come accade nel resto del mondo, bens\u00ec la lista delle esigenze dei gruppi d\u2019interesse che lo sostengono.<\/p>\n<p>La concezione degli anglosassoni mi pare bizzarra, ma \u00e8 la loro. Proseguo la riflessione considerando i popoli che accettano l\u2019idea d\u2019interesse generale. Per loro tutti i regimi sono accettabili purch\u00e9 al servizio dell\u2019interesse generale. Sfortunatamente, in generale, le nostre democrazie non funzionano pi\u00f9 cos\u00ec. Il problema \u00e8 che si tratta di un servizio che nessuna costituzione pu\u00f2 garantire. \u00c8 una prassi, nulla pi\u00f9.<\/p>\n<h3 class=\"spip\">La virt\u00f9 repubblicana<\/h3>\n<p>Il problema \u00e8 allora sapere quali siano le qualit\u00e0 necessarie al buon funzionamento di un regime politico, democratico o no. Nel XVI secolo Machiavelli ha risposto alla questione enunciando il principio della \u00abvirt\u00f9\u00bb. Per virt\u00f9 non dobbiamo intendere una morale, qualunque essa sia, bens\u00ec una sorta di disinteresse che consenta di occuparsi dell\u2019interesse generale senza perseguire profitto personale; qualit\u00e0 di cui pressoch\u00e9 l\u2019intera classe politica occidentale sembra essere sprovvista.<\/p>\n<p>Si cita spesso Machiavelli come teorico dell\u2019uso dell\u2019astuzia in politica e lo si descrive come un manipolatore. Certamente non era un ingenuo, era per\u00f2 un uomo che insegnava al principe sia a usare il potere per trionfare sui nemici sia a non abusarne.<\/p>\n<p>Non sappiamo come incrementare la virt\u00f9, ma sappiamo cosa l\u2019ha fatta sparire: abbiamo considerazione solo per chi ha denaro e non abbiamo pi\u00f9 rispetto per chi si dedica all\u2019interesse generale. Peggio, quando incontriamo una persona votata all\u2019interesse generale, crediamo\u00a0<i>a priori<\/i>\u00a0che sia ricca. Ebbene, se pensiamo a personalit\u00e0 politiche virtuose ci rendiamo conto che, se erano ricche, lo erano per il patrimonio ereditato o per il denaro guadagnato prima di entrare in politica; ma solitamente non lo erano.<\/p>\n<p>Le opere di Gene Sharp e l\u2019esperienza delle rivoluzioni colorate ci dimostrano che, qualunque regime politico ci governi, abbiamo in ogni caso i dirigenti che ci meritiamo. Nessun regime pu\u00f2 durare senza l\u2019avallo del popolo.<\/p>\n<p>Pertanto, siamo collettivamente responsabili se i nostri dirigenti non sono virtuosi. Prima di cambiare le istituzioni dobbiamo perci\u00f2 cambiare noi stessi e smettere di considerare gli altri in funzione del gonfiore del portafoglio, ma innanzitutto per la loro virt\u00f9.<\/p>\n<h3 class=\"spip\">La Fraternit\u00e0 rivoluzionaria<\/h3>\n<p>La Rivoluzione francese affianc\u00f2 alla virt\u00f9 la fraternit\u00e0. Anche in questo caso non si trattava d\u2019una questione morale o religiosa, e nemmeno d\u2019una forma di aiuto sociale, ma della fraternit\u00e0 d\u2019armi fra i soldati dell\u2019anno II. Erano volontari che per salvare il Paese dall\u2019invasione prussiana erano disposti ad affrontare un esercito professionale. Tra loro non facevano distinzione fra aristocratici e terzo stato: misero in pratica l\u2019ideale di uguaglianza. E ne uscirono vittoriosi.<\/p>\n<p>Il loro inno \u00e8 diventato l\u2019inno sia della Repubblica francese sia della Rivoluzione sovietica delle origini (prima dei gulag).<br \/>\n<i>Alle armi, cittadini,<br \/>\nFormate i vostri battaglioni,<br \/>\nMarciamo, marciamo!<br \/>\nChe un sangue impuro<br \/>\nBagni i nostri solchi!<\/i><br \/>\nUn ritornello che oggi non viene correttamente inteso. \u00c8 interpretato come un\u2019esortazione a bagnare i solchi dei campi con il sangue dei nemici. Ma il sangue dei soldati del tiranno non pu\u00f2 che avvelenare la nostra terra. Nell\u2019immaginario dell\u2019epoca il \u201csangue impuro\u201d del Popolo viene contrapposto al \u201csangue blu\u201d degli ufficiali dell\u2019impero prussiano. \u00c8 l\u2019esaltazione del sacrificio supremo, fondamento della fraternit\u00e0 d\u2019armi fra i Rivoluzionari.<\/p>\n<p>Alla fraternit\u00e0 d\u2019armi del Popolo corrisponde la virt\u00f9 dei dirigenti: risuonano l\u2019una nell\u2019altra.<\/p>\n<h3 class=\"spip\">E ora?<\/h3>\n<p>Oggi stiamo vivendo un periodo che non pu\u00f2 non ricordarci quello della Rivoluzione francese: la societ\u00e0 \u00e8 divisa in ordini. Da un lato i dirigenti, scelti dalla nascita; poi i chierici, che dispensano la loro morale attraverso i media; da ultimo il terzo stato, respinto a colpi di gas lacrimogeni e di LBD (Lanceur de balles de d\u00e9fence, lancia-proiettili di difesa).<br \/>\nPer il momento non c\u2019\u00e8 alcuna ragione di morire per la patria se ci\u00f2 significa difendere gl\u2019interessi rappresentati dal migliaio di capi d\u2019impresa riuniti a Davos.<\/p>\n<p>\u00c8 per\u00f2 un dato di fatto che, un po\u2019 ovunque, i popoli cercano nuove forme di governo, consone alla loro storia e alle loro aspirazioni.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><a class=\"titre_serif_3\" href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/auteur29.html?lang=it\"><span lang=\"fr\">Thierry Meyssan<\/span><\/a><\/div>\n<p class=\"texte_sans_3b\" style=\"text-align: justify\">Traduzione<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/auteur126121.html?lang=it\">Rachele Marmetti<\/a><br \/>\n<i><a class=\"spip_out\" href=\"http:\/\/www.giornaledibordo.org\/\" rel=\"external\">Giornale di bordo<\/a><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/voltairenet.org\/article209048.html\">http:\/\/voltairenet.org\/article209048.html<\/a><\/p>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0THIERRY MEYSSAN In 48 Paesi sono contemporaneamente in atto importanti manifestazioni che rimettono in discussione il regime politico vigente. 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