{"id":56021,"date":"2020-02-07T09:30:36","date_gmt":"2020-02-07T08:30:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=56021"},"modified":"2020-02-07T04:07:05","modified_gmt":"2020-02-07T03:07:05","slug":"anche-vodafone-chiude-le-porte-al-5g-cinese-la-partita-geopolitica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=56021","title":{"rendered":"Anche Vodafone chiude le porte al 5G cinese. La partita geopolitica"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE (Francesco Bechis)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header aa\">\n<div id=\"ec-excerpt\" style=\"text-align: justify\">Vodafone ha annunciato la rimozione della tecnologia Huawei dalla parte core della sua rete 5G in Europa dopo le nuove regole di Downing Street. Girardi (Mise): una scelta pesante, Uk e Ue si stanno riposizionando verso gli Usa<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<div id=\"entry-content-wrapper\">\n<div id=\"ec-content\">\n<p style=\"text-align: justify\">Un divorzio da record: 200 milioni di euro nei prossimi cinque anni. A tanto ammonta la cifra che Vodafone dovr\u00e0 pagare per eliminare dalla parte core della sua rete 5G in Europa tutte le apparecchiature di Huawei, il colosso della telefonia mobile cinese con base a Shenzen, accusato dagli Stati Uniti di spionaggio e legami con il Partito comunista cinese. A darne annuncio il Ceo di Vodafone\u00a0<strong>Nick Read<\/strong>\u00a0presentando in conferenza stampa i dati del terzo trimestre, che hanno fotografato una crescita del 6,8% dei ricavi per un ammontare di 11,75 miliardi di euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019operazione segue il parziale divieto imposto dal governo britannico di Boris Johnson sulla presenza di Huawei nella parte \u201ccore\u201d della rete 5G, e, ha assicurato il Ceo, avr\u00e0 \u201cun impatto finanziario limitato\u201d sulle casse della compagnia d\u2019Oltremanica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vodafone non rimuover\u00e0 l\u2019equipaggiamento Huawei dalle parti non-core della rete di ultima generazione gi\u00e0 installata in Europa, ovvero le antenne e le torri radio. A meno che, ha spiegato Read, gli altri Stati europei non intendano apporre anche su queste restrizioni alla presenza di Huawei, come ha fatto il governo di Londra, che ha previsto un tetto del 35% per l\u2019equipaggiamento made in China.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In quel caso la realizzazione del 5G europeo da parte di Vodafone potrebbe subire da 2 ai 5 anni di ritardo sui piani. \u201cSaremmo costretti a reinvestire il denaro che usiamo per lo sviluppo del 5G per rimpiazzare l\u2019equipaggiamento e questo comporter\u00e0 dei ritardi\u201d. Un\u2019ipotesi da scongiurare, ha aggiunto Read: \u201cGli Stati uniti sono avanti nell\u2019installazione, la Cina anche\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al momento nessun Paese europeo ha disposto l\u2019esclusione di Huawei n\u00e9 dalla parte core n\u00e9 dalla parte non-core della rete. La Commissione Ue la scorsa settimana ha pubblicato il \u201c5G Eu toolbox\u201d, l\u2019insieme delle linee guida per gli Stati membri per garantire la sicurezza della banda ultra-larga con una serie di accorgimenti, fra cui lo screening degli investimenti diretti esteri e l\u2019introduzione di una normativa sul perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, gi\u00e0 approvata in Italia con il decreto cyber, senza per\u00f2 alcun riferimento alla diretta esclusione delle aziende cinesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo mercoled\u00ec il responsabile per l\u2019Europa di Huawei\u00a0<strong>Abraham Liu<\/strong>\u00a0ha dichiarato che l\u2019azienda considera \u201ctutti i Paesi Ue come possibili sedi per strutture produttive in futuro\u201d. Gli occhi dell\u2019azienda cinese sono puntati in particolare sull\u2019Italia, dove \u201cHuawei si sta impegnando a una presenza sul lungo periodo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La decisione di Vodafone rischia di avere un impatto non secondario sulla presenza di Huawei nel mercato del 5G europeo. L\u2019azienda londinese \u00e8 uno dei principali operatori europei, alla fine di luglio 2019 ha avviato il roaming della rete 5G in Spagna, Regno Unito, Germania e anche in Italia, dove per prima ha inaugurato la sperimentazione a Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 il secondo colpo alla presenza di Huawei in Europa che arriva dal settore privato. Una settimana fa un altro fra i maggiori operatori europei, la francese Orange (ex France Telecom),\u00a0<a href=\"https:\/\/formiche.net\/2020\/01\/5g-huawei-orange\/\">ha scelto\u00a0<\/a>le due principali competitors di Huawei, la svedese Ericsson e la finlandese Nokia, per costruire la sua rete 5G.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cVodafone parla di un basso impatto economico, ma 200 milioni di euro non sono pochi \u2013 spiega a\u00a0<em>Formiche.net<\/em>\u00a0<strong>Emanuela Girardi<\/strong>, presidente di Pop Ai (Popular Artificial Intelligence) e membro della European Ai alliance. Dopotutto le regole imposte da Downing Street, inizialmente lette oltreoceano come un sostanziale semaforo verde a Huawei, hanno gi\u00e0 prodotto i loro effetti, e sono pi\u00f9 severe di quelle vigenti in Ue, che al momento si \u00e8 fermata a una raccomandazione della Commissione (atto non vincolante).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cIl limite del 35% alla presenza di Huawei nella rete non-core non \u00e8 secondario, perch\u00e9 di fatto preclude all\u2019azienda cinese buona parte delle infrastrutture, compresi alberi, antenne e la stessa fibra dove scorre il traffico di dati\u201d, dice Girardi, che fa parte della Commissione di esperti del Mise per l\u2019Intelligenza artificiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo sa bene British Teleocm (Bt), che a seguito delle misure prese dal governo ha annunciato una perdita di 500 milioni di sterline nel prossimo quinquennio. Perch\u00e9? Semplice, \u201cnel 2016 ha acquistato EE, azienda che aveva appaltato l\u2019intera infrastruttura 4G a Huawei, e ha iniziato il rollout del 5G con un uso non secondario di tecnologia Huawei\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 un rischio che corrono tutte le aziende europee del settore telco, e non sono poche, che hanno fatto ricorso alla tecnologia cinese per la rete 4G. Costruire la rete 5G sull\u2019infrastruttura 4G esistente \u00e8 un risparmio non indifferente, spiega Girardi: \u201cIl 5G ha frequenze base molto diverse, quindi le base-station devono essere cambiate, ma \u00e8 molto pi\u00f9 semplice fare l\u2019upgrade\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La partita geopolitica prevale sui tecnicismi, conclude l\u2019esperta: \u201cSia il Regno Unito che la Commissione Ue si stanno riposizionando di fronte agli Stati Uniti; sono in corso i negoziati sulla web tax e sui dazi, la questione di Huawei va inserita in un quadro geopolitico pi\u00f9 ampio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il bando tout-court delle aziende cinesi dalla rete 5G europea chiesto dal governo americano \u00e8 ben lontano dall\u2019essere realizzato, una parziale convergenza strategica fra le due sponde dell\u2019Atlantico si pu\u00f2 gi\u00e0 intravedere. Questo mercoled\u00ec il segretario inglese alla Cultura\u00a0<strong>Nicky Morgan<\/strong>\u00a0ha annunciato che il Regno Unito \u00e8 \u201cmolto determinato\u201d a individuare, con l\u2019aiuto degli alleati, \u201cun altro fornitore di equipaggiamento 5G\u201d. Un riferimento non velato a Nokia ed Ericsson, che anche gli Stati Uniti vogliono ora far subentrare a Huawei nella gestione della banda ultra-larga, assieme a compagnie statunitensi come Microsoft, Dell, AT&amp;T.<\/p>\n<p><strong>Fonte :<a href=\"https:\/\/formiche.net\/2020\/02\/huawei-5g-vodafone-orange-cina\/\">https:\/\/formiche.net\/2020\/02\/huawei-5g-vodafone-orange-cina\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE (Francesco Bechis) Vodafone ha annunciato la rimozione della tecnologia Huawei dalla parte core della sua rete 5G in Europa dopo le nuove regole di Downing Street. 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