{"id":56351,"date":"2020-02-25T08:00:28","date_gmt":"2020-02-25T07:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=56351"},"modified":"2020-02-23T22:23:50","modified_gmt":"2020-02-23T21:23:50","slug":"grande-recessione-e-teoria-macroeconomica-una-crisi-inutile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=56351","title":{"rendered":"Grande Recessione e teoria macroeconomica: una crisi inutile?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ECONOMIA E POLITICA (Giancarlo Bertocco e Andrea Kalajzic)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La<strong> crisi finanziaria del 2007-08<\/strong> e la successiva Grande Recessione hanno indotto molti economisti a riconoscere che il modello teorico elaborato a partire dagli anni Settanta del secolo scorso aveva un limite fondamentale che consisteva nel trascurare il sistema finanziario e il fenomeno delle crisi. In altri termini, il modello sosteneva che non si sarebbero potute verificare crisi analoghe alla Grande Depressione degli anni Trenta e alla Stagflazione degli anni Settanta del secolo scorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 la regione per la quale gli economisti non sono stati in grado di prevedere l\u2019arrivo della crisi poich\u00e9, come ha sottolineato Turner: \u201cNon puoi vedere arrivare una crisi se hai teorie e modelli che ipotizzano che le crisi non sono possibili\u201d (A. Turner, <em>Between Debt and the Devil<\/em>, Princeton University Press, 2016). Le crisi che si verificarono nel secolo scorso spinsero gli economisti a sostituire la teoria dominante con una teoria alternativa. La Grande Depressione determin\u00f2 l\u2019abbandono della teoria neoclassica e l\u2019affermazione della <strong>teoria keynesian<\/strong>a. La Stagflazione, invece, spinse gli economisti a sostituire la teoria keynesiana con una nuova versione della teoria neoclassica che sottolineava l\u2019assoluta efficienza delle forze del mercato. A differenza di quanto successo nel secolo scorso, la crisi contemporanea non sta spingendo gli economisti a sostituire il modello dominante, noto tra gli addetti ai lavori come il New Keynesian Dynamic Stochastic General (DSGE) Model, con una teoria alternativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo alcune recenti indagini, circa il 75% degli economisti sostiene che il fatto che il modello dominante trascurasse il sistema finanziario non costituisce una ragione sufficiente per sostituirlo con un modello alternativo. Sarebbe infatti sufficiente aggiungere il sistema finanziario alla versione del modello gi\u00e0 esistente. Sotto la spinta di questa larga maggioranza di economisti, negli ultimi dieci anni \u00e8 stata elaborata una nuova versione del modello dominante che considera esplicitamente il sistema finanziario. Il risultato di questi lavori comincia ad apparire nei manuali di macroeconomia; un esempio importante \u00e8 costituito dall\u2019ultima versione del manuale pi\u00f9 diffuso in Italia, scritto da Blanchard, Amighini e Giavazzi, <em>Macroeconomia. Una prospettiva europea<\/em>, Il Mulino (2017).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo di questo scritto consiste nel mostrare la debolezza di questa operazione che mira a tenere in piedi il modello dominante grazie alla specificazione del sistema finanziario. Infatti questo tentativo di consolidamento si basa sulla premessa infondata secondo cui la scelta di elaborare un modello macroeconomico che trascura il sistema finanziario \u00e8 dovuta alla necessit\u00e0 di semplificare il modello. In realt\u00e0 questa scelta si basa su di una ben precisa teoria macroeconomica che sostiene il principio di neutralit\u00e0 della finanza. Questa teoria sostiene che il sistema finanziario non ha alcuna influenza sui livelli di reddito e di occupazione e quindi non pu\u00f2 essere all\u2019origine delle fluttuazioni economiche e delle crisi. In altri termini, la scelta di elaborare modelli che trascuravano il sistema finanziario non era dovuta alla necessit\u00e0 di semplificare il modello, ma si fondava su una teoria che sosteneva l\u2019irrilevanza del sistema finanziario. Ci\u00f2 implica che per poter spiegare l\u2019origine della crisi contemporanea \u00e8 necessario sostituire il modello dominante con una teoria alternativa che riconosca le ragioni della non neutralit\u00e0 della finanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 questa la strada seguita dalla maggioranza degli economisti e da Blanchard, Amighini e Giavazzi. Infatti, la teoria della finanza che essi hanno aggiunto al modello <em>mainstream<\/em> ribadisce sostanzialmente il principio di neutralit\u00e0 della finanza; la nuova versione del modello dominante rimane quindi sostanzialmente identica a quella precedente ed altrettanto incapace di spiegare l\u2019origine della crisi. Per giustificare questa conclusione ricordiamo le caratteristiche della teoria mainstream della finanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. <em>La teoria mainstream della finanza<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teoria <em>mainstream<\/em> della finanza deriva dalla teoria neoclassica della moneta e della finanza che spiega il concetto di credito partendo dalle decisioni di risparmio e di investimento e sottolineando che, generalmente, chi risparmia non \u00e8 lo stesso soggetto che investe (dissociazione tra decisioni di risparmio e di investimento). Da qui, la teoria neoclassica trae due implicazioni: i) sottolinea lo stretto legame tra decisioni di risparmio e offerta di credito e tra decisioni di investimento e domanda di credito; ii) separa nettamente il processo di creazione della moneta dal processo di creazione del credito. In questo modo, la teoria neoclassica sottolinea che l\u2019impiego della moneta non cambia la natura del credito. In altri termini, il fenomeno del credito che ha per oggetto la moneta \u00e8 equivalente a quello che ha per oggetto un bene reale. Questa conclusione deriva dal principio di neutralit\u00e0 della moneta che porta la teoria neoclassica a sostenere che concetti come reddito, consumi, risparmi, investimenti, credito, tasso di interesse, profitti, salari, possano essere definiti in termini di beni, indipendentemente dalla moneta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questa \u00e8 la ragione per la quale la teoria <em>mainstream<\/em> arriva a spiegare i fenomeni economici considerando un sistema economico in cui si produce un unico bene che pu\u00f2 essere consumato o risparmiato e in questo caso, investito (si veda Blanchard, Amighini e Giavazzi 2017, p. 82). Gli economisti classici consideravano una economia grano in cui il grano costituiva l\u2019unico bene prodotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teoria neoclassica della moneta e della finanza ci permette di spiegare le ragioni per le quali il modello mainstream trascurava completamente il sistema finanziario. Secondo questa teoria, infatti, il mercato del credito costituisce l\u2019immagine speculare delle decisioni di risparmio e di investimento descritte specificando il mercato dei beni; pertanto, \u00e8 sufficiente specificare il mercato dei beni trascurando il mercato del credito. Nel mondo descritto dalla teoria neoclassica il sistema finanziario \u00e8 irrilevante e non pu\u00f2 quindi essere un fattore di instabilit\u00e0 e generare delle crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I lavori prodotti in questi ultimi dieci anni dagli economisti <em>mainstream<\/em> con l\u2019obiettivo di completare il modello dominante, non mettono in discussione la teoria neoclassica della moneta e della finanza, quindi anch\u2019essi non sono in grado di spiegare l\u2019origine della crisi contemporanea. Questa conclusione trova conferma nell\u2019ultima versione del manuale scritto da Blanchard, Amighini e Giavazzi i quali, per spiegare la crisi contemporanea, devono usare concetti che sono estranei alla teoria neoclassica della moneta e della finanza. In questo modo essi confermano che questa crisi rende necessaria l\u2019elaborazione di un modello teorico alternativo che sia coerente con i concetti necessari a spiegare quanto \u00e8 avvenuto in questi ultimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. <em>L\u2019origine della crisi secondo Blanchard, Amighini e Giavazzi<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per spiegare l\u2019origine della crisi contemporanea <strong>Blanchard, Amighini e Giavazzi <\/strong>(BAG) utilizzano tre concetti: i) rischio di insolvenza; ii) speculazione e bolle speculative; iii) moneta bancaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BAG spiegano il significato del rischio di insolvenza partendo dal concetto di leva finanziaria, che corrisponde al rapporto tra l\u2019attivo di una banca e il suo capitale netto. Una banca diventa insolvente quando subisce una riduzione del valore del suo attivo superiore al valore del capitale netto. Essi sostengono che all\u2019origine della crisi finanziaria si deve collocare il crollo del valore dei mutui ipotecari dovuto alla flessione improvvisa del prezzo delle abitazioni negli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I concetti di speculazione e bolla speculativa vengo utilizzati da BAG per spiegare il forte aumento del prezzo delle case negli Stati Uniti tra il 2000 e il 2006 e l\u2019improvviso crollo iniziato nel 2007. Infine, BAG sottolineano che il sistema bancario americano ha reagito al forte aumento del valore della leva finanziaria dovuto alla svalutazione dell\u2019attivo, irrigidendo i criteri di erogazione del credito e provocando una forte stretta creditizia. Dopo il fallimento di Lehman Brothers: \u201cl\u2019intero sistema finanziario si paralizz\u00f2. Le banche smisero di prestarsi fondi l\u2019una con l\u2019altra, e smisero anche di prestarli a chiunque altro. Rapidamente, quella che era stata una crisi finanziaria si trasform\u00f2 in una crisi economica\u201d (Blanchard, Amighini e Giavazzi 2017, p. 170). Essi riconoscono quindi, che in un sistema economico in cui si impiega una moneta bancaria, le banche possono controllare l\u2019offerta di credito indipendentemente rispetto alle decisioni di risparmio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema fondamentale di questa spiegazione \u00e8 costituito dal fatto che si fonda su tre concetti che non sono coerenti con la teoria neoclassica della moneta e della finanza. La teoria <em>mainstream<\/em>, escludendo il mercato del credito dall\u2019analisi trascura il rischio di insolvenza. Questa scelta \u00e8 accettabile se si considera un\u2019economia in cui si produce un unico bene, come nel caso di una economia grano in cui l\u2019oggetto del contratto di credito \u00e8 costituito dal grano risparmiato che viene offerto agli imprenditori che lo utilizzeranno per produrre altro grano. In questo caso, si pu\u00f2 trascurare il fenomeno dell\u2019insolvenza poich\u00e9 il sistema finanziario \u00e8 in grado di garantire, grazie alla nascita di soggetti come le banche che si impegnano a valutare le caratteristiche dei debitori, che verranno finanziati solo i progetti in grado di assicurare un rendimento che consentir\u00e0 di rimborsare il prestito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, la teoria <em>mainstream<\/em> non spiega la presenza di mercati speculativi e il fenomeno della speculazione. Una economia grano \u00e8 composta soltanto da mercati in cui vale la legge della domanda e dell\u2019offerta, che non vale nei mercati speculativi in cui vengono scambiati beni durevoli come le abitazioni, oppure strumenti finanziari. In questi mercati le decisioni vengono prese in relazione alle aspettative sui prezzi futuri delle varie attivit\u00e0; questo implica che un aumento dei prezzi pu\u00f2 generare un aumento della domanda che, a sua volta, far\u00e0 aumentare i prezzi, provocando una: \u201cdeviazione dei prezzi delle attivit\u00e0 finanziarie dal loro valore fondamentale\u201d (Blanchard, Amighini e Giavazzi 2017, p. 329).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza di mercati speculativi caratterizza un sistema economico in cui \u00e8 rilevante il concetto di ricchezza, che corrisponde ai beni durevoli e alle attivit\u00e0 finanziarie possedute da un individuo in un dato momento. Di periodo in periodo, la ricchezza di un individuo varia in funzione del suo risparmio. E\u2019 difficile spiegare la relazione tra decisioni di risparmio e ricchezza all\u2019interno di una economia grano. Se il risparmio consiste nella quantit\u00e0 di grano prodotta e non consumata \u00e8 irrealistico ipotizzare che un individuo accumuli, anno dopo anno, una quantit\u00e0 illimitata di grano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, la spiegazione di BAG si applica ad un sistema economico nel quale le banche non sono semplici intermediari che prestano le risorse non consumate dai risparmiatori, ma sono in grado di variare l\u2019offerta di credito creando moneta bancaria. In altri termini, si applica ad un sistema economico in cui esiste una stretta relazione tra il processo di creazione della moneta e il processo di offerta di credito e non vale, quindi, la separazione tra moneta e credito definita dalla teoria neoclassica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi dell\u2019origine della crisi elaborata da BAG, che si fonda su concetti che sono estranei alla teoria neoclassica della moneta e della finanza, ci induce a concludere che non \u00e8 possibile spiegare il fenomeno delle crisi mediante un modello teorico che si basa sul principio di neutralit\u00e0 della moneta e della finanza, ma che \u00e8 necessario utilizzare una teoria che sottolinei la non neutralit\u00e0 della moneta e della finanza. Si mostrer\u00e0 che un modello teorico in grado di spiegare i concetti di: i) rischio di insolvenza; ii) speculazione; iii) moneta bancaria, pu\u00f2 essere elaborato sulla base del pensiero di tre grandi economisti del \u2018900: Keynes, Schumpeter e Minsky.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per spiegare il fenomeno delle crisi, \u00e8 necessario specificare le ragioni della non neutralit\u00e0 della moneta e della finanza. Queste ragioni si possono trovare nelle teorie elaborate da Keynes, Schumpeter e Minsky.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. <em><strong>Keynes e le caratteristiche di una economia monetaria<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lavorando alla stesura della <em>Teoria Generale<\/em> Keynes scriveva che: \u201cboom e depressioni caratterizzano un sistema economico [\u2026] in cui la moneta non \u00e8 neutrale\u201d (Keynes 1933, p. 411). Per spiegare il ruolo fondamentale della moneta, Keynes considera due differenti sistemi economici, che definisce rispettivamente <em>real-exchange economy <\/em>e <em>monetary economy<\/em>,e descrive le loro caratteristiche utilizzando due formule introdotte da Marx.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sequenza M(merce)\u2192D(denaro)\u2192M(merce) descrive una <em>real-exchange economy<\/em> che presenta tre caratteristiche: i) la produzione di beni costituisce il nucleo dell\u2019attivit\u00e0 economica; il processo economico inizia con la produzione di beni, che si realizza indipendentemente dalla disponibilit\u00e0 di moneta; ii) la moneta \u00e8 un semplice mezzo di scambio usato per superare i problemi connessi con il baratto; i beni prodotti vengono scambiati con moneta che viene utilizzata per acquistare altri beni; iii) la produzione di beni \u00e8 condizione necessaria per acquistare altri beni. Una <em>real-exchange economy<\/em> mantiene quindi la struttura di una economia di baratto anche se si impiega moneta; in altri termini, la moneta \u00e8 una grandezza neutrale che non modifica la natura degli scambi che si basa sulla cessione di beni contro beni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Keynes utilizza la sequenza D(denaro)\u2192M(merce)\u2192D\u2019(denaro) per descrivere le caratteristiche di una economia monetaria in cui la moneta non \u00e8 neutrale. Questa sequenza ci permette di intuire le ragioni della non neutralit\u00e0 della moneta. In primo luogo, essa mostra che in una economia monetaria la disponibilit\u00e0 di moneta \u00e8 condizione necessaria non solo per acquistare beni ma anche per <em>produrre <\/em>beni. Pertanto, in una economia monetaria l\u2019impiego della moneta cambia la natura del processo produttivo rispetto ad una <em>real-exchange economy<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, questa sequenza mostra che in una economia monetaria l\u2019obiettivo dell\u2019attivit\u00e0 economica non \u00e8 produrre e scambiare beni, ma accumulare moneta. La produzione di beni \u00e8 lo strumento che consente di ottenere una quantit\u00e0 di moneta (D\u2019) superiore a quella necessaria per realizzare la produzione di beni (D). Sembra un\u2019osservazione banale: un imprenditore non \u00e8 interessato ad accumulare beni prodotti e invenduti, ma ad accumulare moneta grazie alla vendita di ci\u00f2 che ha prodotto. Ma se si confrontano i due sistemi economici \u00e8 necessario spiegare perch\u00e9 l\u2019accumulazione di moneta \u00e8 un obiettivo che riguarda soltanto i soggetti che operano in una economia monetaria e non quelli che operano in una <em>real-exchange economy<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per spiegare queste due caratteristiche di una economia monetaria \u00e8 necessario utilizzare la teoria di Schumpeter.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. <em>Schumpeter e le ragioni della non neutralit\u00e0 della moneta<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Schumpeter (<em>Teoria della sviluppo economico<\/em>, 1912), sottolinea che la caratteristica principale del processo produttivo in quella che abbiamo definito economia monetaria, \u00e8 costituito dal cambiamento provocato dall\u2019introduzione di innovazioni da parte degli imprenditori. Le innovazioni non consistono soltanto nell\u2019introduzione di strumenti che aumentano la produttivit\u00e0 del lavoro necessario a produrre i beni esistenti, ma consistono soprattutto nella produzione di nuovi beni che modificano profondamente il modo di vivere delle persone. Schumpeter sottolinea che in quella che egli definisce una economia capitalista, non vale il principio della sovranit\u00e0 del consumatore poich\u00e9 i bisogni vengono continuamente condizionati dalle innovazioni introdotte dagli imprenditori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro elemento fondamentale dell\u2019analisi di Schumpeter consiste nel mostrare che la moneta bancaria \u00e8 uno strumento essenziale per l\u2019introduzione delle innovazioni; senza moneta bancaria non ci sarebbero innovazioni.\u00a0 Schumpeter infatti osserva che i soggetti che introducono le innovazioni devono possedere caratteristiche particolari, differenti da quelle necessarie alla produzione dei beni esistenti; essi devono essere in grado di immaginare un mondo nuovo plasmato dalle innovazioni e devono prevedere e condizionare le reazioni dei consumatori di fronte ai nuovi beni. Si tratta quindi di \u2018uomini nuovi\u2019 che non gestiscono le imprese esistenti e non controllano i fattori produttivi, che Schumpeter identifica fondamentalmente con la forza lavoro. La moneta bancaria, sottolinea Schumpeter, \u00e8 lo strumento che consente a questi \u2018uomini nuovi\u2019 di ottenere il controllo della forza lavoro necessaria a realizzare le innovazioni; in altri termini, la moneta \u00e8 lo strumento su cui si fonda un processo produttivo basato sull\u2019introduzione di innovazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Schumpeter ci consente di mettere in evidenza due altre importanti caratteristiche del processo produttivo di una economia monetaria. In primo luogo, egli mostra che il processo produttivo si basa sulle decisioni di gruppi sociali eterogenei: imprenditori, lavoratori e banchieri. E\u2019 difficile spiegare la differenza tra imprenditori e lavoratori in una <em>real-exchange economy<\/em> o in una economia grano. In una economia monetaria, invece, come sottolinea Schumpeter, gli imprenditori sono i soggetti che introducono innovazioni assumendo lavoratori, grazie al credito ottenuto dalle banche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, l\u2019analisi di Schumpeter sottolinea che le decisioni di produzione vengono prese in condizioni di incertezza.\u00a0 L\u2019incertezza costituisce un elemento fondamentale della teoria di Keynes. Com\u2019\u00e8 noto Keynes sostiene che una decisione \u00e8 presa in condizioni di incertezza quando i suoi risultati futuri non possono essere rappresentati mediante una distribuzione di probabilit\u00e0. La decisione di puntare 100 euro sul rosso della roulette non \u00e8 incerta poich\u00e9 i risultati di questa decisione possono essere definiti in termini probabilistici. Sono incerti invece i risultati dell\u2019introduzione di una innovazione che possono essere rappresentati mediante la sequenza D\u2192M\u2192D\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Supponiamo, ad esempio, che l\u2019innovazione consista nella costruzione della ferrovia. In questo caso il simbolo D indica la quantit\u00e0 di denaro necessaria a pagare i lavoratori che costruiranno la ferrovia; il simbolo M, invece, indica i binari, i vagoni e le locomotive che verranno realizzati. Infine, il simbolo D\u2019 indica i ricavi monetari che saranno ottenuti dalla vendita dei biglietti ferroviari. L\u2019incertezza non riguarda la prima parte della sequenza D\u2192M, che definisce la relazione tra\u00a0 la quantit\u00e0 di denaro necessaria a pagare i lavoratori e la ferrovia che verr\u00e0 costruita; si tratta infatti di una relazione tra lavoro e beni prodotti analoga a quella che caratterizza una <em>real-exchange economy<\/em>, una relazione che pu\u00f2 essere considerata certa poich\u00e9 \u00e8 definita dalla tecnologia esistente. L\u2019incertezza riguarda invece la seconda parte della relazione M\u2192D\u2019; infatti, l\u2019obiettivo dell\u2019imprenditore-innovatore non \u00e8 costruire la ferrovia, ma realizzare un profitto monetario pari a D\u2019-D. Questo \u00e8 un risultato incerto perch\u00e9 dipende dalla reazione dei consumatori nei confronti del nuovo bene costituito dalla ferrovia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. <em>Keynes, Schumpeter e i mercati speculativi<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto visto sinora ci permette di osservare che in una economia monetaria sono presenti due elementi utilizzati da Blanchard, Amighini e Giavazzi (<em>Macroeconomia, Una prospettiva europea<\/em>, Il Mulino 2017) per spiegare l\u2019origine della crisi: i) la moneta bancaria; ii) il rischio di insolvenza; infatti, gli imprenditori-innovatori possono fallire, se le innovazioni non hanno successo e il loro fallimento si ripercuoter\u00e0 sulle banche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, l\u2019analisi di Keynes e Schumpeter ci permette di sottolineare che una economia monetaria \u00e8 caratterizzata anche dalla presenza dei mercati speculativi. Come si \u00e8 visto, Keynes spiega che la presenza di mercati speculativi caratterizza una economia in cui \u00e8 rilevante il processo di accumulazione di ricchezza basato sulle decisioni di risparmio. Abbiamo osservato che \u00e8 difficile ipotizzare la presenza di questo processo all\u2019interno di una economia grano o di una <em>real-exchange economy<\/em>. La relazione tra decisioni di risparmio e ricchezza diventa rilevante in un sistema economico popolato da individui che hanno bisogni infiniti, cio\u00e8 in un sistema economico basato sul principio di insaziabilit\u00e0 dei bisogni. Se i bisogni sono insaziabili, le risorse sono scarse e quindi si spiega la presenza di individui disposti ad accumulare un ammontare illimitato di ricchezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019economia monetaria in cui il processo di produzione si basa sull\u2019introduzione di innovazioni che espandono all\u2019infinito i bisogni dei consumatori, possiede le caratteristiche che giustificano la presenza di mercati speculativi in cui non vale la legge della domanda e dell\u2019offerta e gli speculatori che basano le loro scelte sulla previsione della \u2018psicologia del mercato\u2019 (Keynes, <em>Teoria Generale dell\u2019occupazione, interesse e moneta<\/em>1936, cap. 12), possono provocare bolle speculative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, le analisi di Keynes e Schumpeter mettono in evidenza le ragioni della non neutralit\u00e0 della moneta: i) la moneta bancaria influenza le caratteristiche del processo produttivo; ii) l\u2019accumulazione di moneta e di ricchezza costituisce l\u2019obiettivo dell\u2019attivit\u00e0 economica. Partendo dalle ragioni della non neutralit\u00e0 della moneta \u00e8 possibile definire la natura endogena delle crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. <em>Minsky e la natura endogena delle crisi.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hyman Minsky \u00e8 l\u2019economista che, integrando il pensiero di Keynes e Schumpeter, ha elaborato una solida teoria della crisi che evidenzia tre aspetti della natura endogena della crisi. In primo luogo Minsky ha sottolineato che le crisi sono la conseguenza degli stessi meccanismi su cui si basa il processo di sviluppo fondato sulle innovazioni descritto da Schumpeter. Nella sua interpretazione della <em>Teoria Generale, <\/em>Minsky (<em>John Maynard Keynes<\/em>, Boringhieri 1975) ha sottolineato che la stessa struttura finanziaria necessaria al processo di sviluppo descritto da Schumpeter rende una economia monetaria fragile e soggetta a crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo quindi distinguere due tipi di finanza: una finanza \u2018buona\u2019, necessaria al processo di sviluppo, e una finanza \u2018cattiva\u2019 che pu\u00f2 provocare le crisi. Questa classificazione pu\u00f2 essere associata ai concetti di <em>intraprendenza <\/em>e <em>speculazione <\/em>utilizzati da Keynes. Abbiamo visto che la relazione tra moneta bancaria e innovazioni specificata da Schumpeter costituisce il presupposto necessario per spiegare la relazione tra decisioni di risparmio e ricchezza e quindi la presenza di mercati speculativi. Possiamo quindi osservare che la finanza \u2018cattiva\u2019 deriva dalla finanza \u2018buona\u2019. Keynes ha sottolineato che la presenza di mercati speculativi non genera automaticamente una crisi, ma le crisi diventano inevitabili quando la speculazione prevale sull\u2019intraprendenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Minsky ci aiuta a definire le condizioni che possono provocare la prevalenza della speculazione rispetto all\u2019intraprendenza. Egli sottolinea, infatti, che il raggiungimento di una condizione di stabilit\u00e0 costituita, ad esempio, da piena occupazione e prezzi stabili, pu\u00f2 creare le condizioni che provocano una crisi poich\u00e9: \u201cla stabilit\u00e0 anche se \u00e8 il risultato di una politica, \u00e8 destabilizzante\u201d (Minsky 1975). Egli osserva che l\u2019adozione di politiche keynesiane di sostegno della domanda aggregata non \u00e8 affatto sufficiente a garantire una stabile condizione di piena occupazione. Per spiegare questa tesi \u00e8 necessario ricordare che in una economia monetaria le decisioni di investimento hanno le caratteristiche delle innovazioni schumpeteriane e vengono quindi realizzate in condizioni di incertezza. Ci\u00f2 implica che si possono registrare fasi di euforia in cui imprenditori e banchieri si dimenticano delle crisi passate e assumono un atteggiamento estremamente ottimistico basato sulla convinzione di essere entrati in una \u2018nuova era\u2019 in cui le crisi non sono pi\u00f9 possibili. Un ruolo importante nel generare la fase di boom che precede la crisi viene svolto da quelli che Keynes definisce speculatori professionali, individui che si specializzano nel prevedere la \u2018psicologia del mercato\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo elemento che permette di definire la natura endogena delle crisi pu\u00f2 essere definito riconoscendo che una economia monetaria non converge verso un inesistente equilibrio \u2018naturale\u2019, ma \u00e8 caratterizzata da un processo di cambiamento che modifica continuamente la struttura del sistema economico. Minsky, seguendo Schumpeter, sottolinea che il processo di trasformazione di una economia monetaria non \u00e8 il semplice risultato delle innovazioni introdotte da qualche imprenditore geniale, ma \u00e8 un fenomeno sociale che dipende dall\u2019interazione di gruppi sociali eterogenei: imprenditori, lavoratori, banchieri, possessori di ricchezza, speculatori. Ci\u00f2 implica che oltre alle innovazioni, c\u2019\u00e8 un altro fattore che influenza il processo di cambiamento che \u00e8 costituito dalle <em>istituzioni, <\/em>cio\u00e8 dall\u2019insieme di disposizioni formali e informali e di strumenti come la moneta, che definiscono le \u2018regole del gioco\u2019 che condizionano le relazioni tra i diversi gruppi sociali. Queste regole, come sottolinea Douglass North (<em>Capire il processo di cambiamento economico<\/em>, Il Mulino 2005), riflettono le preferenze di quelle forze sociali che sono in grado di far valere la loro visione del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si riconosce che a causa delle innovazioni e delle istituzioni una economia monetaria o, come la definisce Schumpeter, una economia capitalista, pu\u00f2 assumere diverse forme nel tempo, \u00e8 possibile specificare un terzo elemento che definisce la natura endogena delle crisi: le crisi sono la conseguenza della fragilit\u00e0 di una determinata forma di capitalismo e segnano il passaggio da una forma di capitalismo ad un\u2019altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa dimensione delle crisi ci permette di descrivere l\u2019evoluzione del capitalismo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Tra le fine della Seconda guerra Mondiale e gli anni Settanta del secolo scorso, si \u00e8 affermato quello che pu\u00f2 essere definito un <em>capitalismo regolato <\/em>frutto di un compromesso tra grandi imprese industriali, sindacati e forze di governo, favorito dalla accettazione di una particolare interpretazione della teoria Keynesiana nota come Sintesi Neoclassica. La crisi degli anni Settanta del secolo scorso costituisce l\u2019espressione della fragilit\u00e0 del capitalismo regolato che provoc\u00f2 due reazioni contrastanti tra gli economisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un lato, una minoranza, rappresentata da Minsky, considerava quella crisi come l\u2019occasione per recuperare gli elementi innovativi della teoria Keynesiana trascurati dalla Sintesi Neoclassica. Dall\u2019altro, la larga maggioranza degli economisti accett\u00f2 il punto di vista di Milton Friedman che considerava il fenomeno della Stagflazione come la prova dell\u2019inefficacia o, addirittura, della dannosit\u00e0 delle politiche Keynesiane. Prevalse il punto di vista di Friedman e la Stagflazione costitu\u00ec l\u2019occasione per abbandonare Keynes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La critica di Friedman al modello keynesiano dell\u2019epoca, favor\u00ec lo sviluppo di una nuova forma di capitalismo definita <em>capitalismo neolibrerista<\/em>, la cui fragilit\u00e0 \u00e8 testimoniata dalla crisi contemporanea. Minsky ha definito queste due forme di capitalismo rispettivamente <em>managerial capitalism <\/em>e <em>managed money capitalism<\/em>. Egli ritiene che il principale segnale di fragilit\u00e0 del <em>managed money capitalism<\/em> consista nel profondo cambiamento del comportamento dei banchieri e degli altri operatori finanziari. Minsky sottolinea che nei decenni precedenti la crisi i banchieri non hanno agito come gli \u2018efori\u2019 del capitalismo descritti da Schumpeter, ma come gli speculatori professionali descritti da Keynes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi contemporanea non pu\u00f2 quindi essere considerata, come affermano gli economisti <em>mainstream<\/em>, la conseguenza di uno shock esogeno, ma essa costituisce l\u2019effetto delle scelte delle autorit\u00e0 politiche e degli operatori finanziari che hanno introdotto regole e stimolato comportamenti che hanno favorito la prevalenza della speculazione sull\u2019intraprendenza. Come abbiamo visto all\u2019inizio di questo scritto, i limiti del modello <em>mainstream<\/em> descritto da Blanchard, Amighini e Giavazzi sono testimoniati dal fatto che, per spiegare l\u2019origine della crisi senza ricorrere all\u2019ipotesi di shock esogeni, questi autori sono costretti ad usare concetti come: i) moneta bancaria; ii) rischio di insolvenza; iii) speculazione, che non sono coerenti con la <em>real-exchange economy<\/em> descritta dalla teoria <em>mainstream<\/em>. Al contrario, questi concetti possono essere associati all\u2019economia monetaria descritta utilizzando il pensiero di Keynes, Schumpeter e Minsky.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>*Professore associato di Macroeconomia ed Economia monetaria presso il Dipartimento di Economia, Universit\u00e0 dell\u2019Insubria, Varese, Italia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>**PhD presso il Dipartimento di Economia, Universit\u00e0 dell\u2019Insubria, Varese, Italia.<\/em><\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/grande-recessione-e-teoria-macroeconomica-una-crisi-inutile\/#_ftnref1\">[1]<\/a> Questo scritto \u00e8 una versione ridotta dell\u2019articolo: Bertocco, G. e A. Kalajzi\u0107, <em>Great Recession and macroeconomic theory: a useless crisis?, <\/em>Review of Political Economy, pubblicato on line 03.02.2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/grande-recessione-e-teoria-macroeconomica-una-crisi-inutile\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2020-anno-12-n-19-sem-1\/grande-recessione-e-teoria-macroeconomica-una-crisi-inutile\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOMIA E POLITICA (Giancarlo Bertocco e Andrea Kalajzic) La crisi finanziaria del 2007-08 e la successiva Grande Recessione hanno indotto molti economisti a riconoscere che il modello teorico elaborato a partire dagli anni Settanta del secolo scorso aveva un limite fondamentale che consisteva nel trascurare il sistema finanziario e il fenomeno delle crisi. In altri termini, il modello sosteneva che non si sarebbero potute verificare crisi analoghe alla Grande Depressione degli anni Trenta e&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":36537,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/economia-e-politica.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-eET","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56351"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=56351"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56351\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":56353,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56351\/revisions\/56353"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36537"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=56351"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=56351"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=56351"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}