{"id":56523,"date":"2020-03-06T09:00:01","date_gmt":"2020-03-06T08:00:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=56523"},"modified":"2020-03-05T21:25:10","modified_gmt":"2020-03-05T20:25:10","slug":"le-determinanti-della-produttivita-del-lavoro-nellarea-euro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=56523","title":{"rendered":"Le determinanti della produttivit\u00e0 del lavoro nell\u2019Area Euro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di ECONOMIA E POLITICA (Stefano Lucarelli e Marco Veronesi Passarella)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. La funzione della produttivit\u00e0 di Paolo Sylos Labini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il divario nei tassi di crescita della <strong>produttivit\u00e0 del lavoro<\/strong> tra centro e periferie europee viene spesso indicato come uno dei principali fattori alla base degli squilibri esteri dei paesi membri dell\u2019<strong>Area Euro<\/strong> che hanno segnato il primo decennio degli anni duemila (si veda, ad esempio, <a href=\"https:\/\/www.ecb.europa.eu\/press\/key\/date\/2013\/html\/sp130315.en.html\">Draghi 2013<\/a>). Proprio quel divario fornisce il maggiore argomento a favore delle cosiddette \u201c<em>riforme strutturali<\/em>\u201d, chiamate a risollevare la competitivit\u00e0 delle produzioni periferiche attraverso un aumento della flessibilit\u00e0 nelle condizioni lavorative. Ricondurre la dinamica della produttivit\u00e0 del lavoro alla struttura del mercato del lavoro dei paesi membri dell\u2019Area Euro ha l\u2019indubbio vantaggio di mettere in luce il fatto che la prima non \u00e8 il semplice riflesso di condizioni tecniche esogene. Al contrario, la produttivit\u00e0 del lavoro \u00e8 una grandezza endogena che dipende da una variet\u00e0 di fattori economici, sociali e istituzionali. Ma \u00e8 davvero la struttura del mercato del lavoro il fattore pi\u00f9 importante? Non la pensava cos\u00ec Paolo <strong>Sylos Labini<\/strong>(1920-2005), uno dei pi\u00f9 influenti ed acuti economisti italiani del ventesimo secolo. Per Sylos Labini le determinanti chiave della produttivit\u00e0 del lavoro andrebbero piuttosto ricercate nella crescita dei mercati dei prodotti, nel rapporto tra costo del lavoro e prezzo dei macchinari, nel costo assoluto del lavoro e nella dinamica degli investimenti (si rinvia a Sylos Labini 1984, 1992, 2004).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Che l\u2019estensione del mercato sia uno dei principali vincoli alla divisione del lavoro e dunque all\u2019introduzione di innovazioni tecniche ed organizzative \u00e8 un\u2019osservazione che si deve gi\u00e0 al padre dell\u2019economica politica, Adam Smith, il quale ne parla estesamente nella sua <em>Ricchezza delle Nazioni<\/em> del 1776. Saranno poi Petrus Verdoorn, Nicholas Kaldor e Anthony Thirlwall a riprendere ed ampliare tale intuizione (tra la fine degli anni quaranta e l\u2019inizio degli anni novanta del novecento), oggi nota ai pi\u00f9 con il nome di Legge di Verdoorn. Secondo questa \u201clegge\u201d, nel lungo periodo, la produttivit\u00e0 del lavoro cresce al crescere della domanda di prodotti, ossia, approssimativamente, del prodotto nazionale. In termini empirici, un aumento unitario del tasso di crescita dell\u2019economia \u00e8 solitamente associato con un aumento di mezzo punto del tasso di crescita della produttivit\u00e0 del lavoro. \u00c8 questa relazione che Sylos Labini ribattezzer\u00e0 \u201c<strong>effetto Smith<\/strong>\u201d, in onore del pensatore di Kirkaldy che per primo ne intu\u00ec la rilevanza per il processo di accumulazione capitalistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto rilevante, l\u2019effetto Smith (o Legge di Verdoorn) non \u00e8 per\u00f2 l\u2019unica variabile esplicativa della produttivit\u00e0 del lavoro. Come gi\u00e0 accennato, un posto di rilievo viene assegnato da Sylos Labini al costo del lavoro relativo a quello dei macchinari. Ancora una volta, l\u2019intuizione originale si deve ad uno dei principali esponenti dell\u2019economica politica classica, David Ricardo. Nei suoi <em>Principi di economica politica<\/em>, pubblicati in diverse edizioni tra il 1817 e il 1821, Ricardo afferma the il saggio di sostituzione tra lavoratori e macchine nella sfera della produzione \u00e8 regolato dal rapporto dinamico tra salari e prezzi dei macchinari. Un aumento del costo del lavoro induce i capitalisti (o, meglio, le imprese) ad aumentare la domanda relativa di macchinari rispetto a quella di forza-lavoro \u2013 ossia ad introdurre \u201cinvestimenti di efficienza\u201d. La maggiore macchinizzazione dei processi produttivi induce un aumento della produttivit\u00e0 del lavoro, che Sylos Labini ribattezza \u201ceffetto Ricardo\u201d. Tale effetto non va confuso con il cosiddetto \u201ceffetto organizzazione\u201d, ossia con la maggiore produttivit\u00e0 generata da una riorganizzazione del processo produttivo che fa seguito ad un aumento del costo assoluto del lavoro, cos\u00ec come espresso dal salario reale. Si noti the l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019effetto organizzazione e dell\u2019effetto Ricardo \u00e8 commisurata al grado di concorrenza del mercato dei beni di consumo e del mercato dei beni capitali (macchinari), rispettivamente. Maggiore concorrenza significa, infatti, minore possibilit\u00e0 per le imprese di scaricare l\u2019aumento del costo del lavoro sul prezzo dei prodotti, costringendole invece a puntare su aumenti di produttivit\u00e0 al fine di garantirsi un adeguato margine di profitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un discorso a parte meritano gli investimenti \u201cdi sviluppo\u201d, ossia quegli investimenti finalizzati all\u2019accrescimento della capacit\u00e0 produttiva delle imprese \u2013 come un raddoppio delle linee di produzione \u2013 e perci\u00f2 non catturati dall\u2019effetto Ricardo (che si riferisce soltanto gli investimenti di efficienza, ossia agli investimenti innovativi effettuati in risposta alla crescita del costo relativo della forza-lavoro). Va da s\u00e9 che nel lungo periodo tali investimenti si accompagnano solitamente ad un aumento della produttivit\u00e0 del lavoro. Possiamo denominare tale incremento di produttivit\u00e0 \u201ceffetto accumulazione\u201d. Nuovi investimenti possono, tuttavia, comportare una riduzione del prodotto per unit\u00e0 di lavoro nel breve periodo. Il cosiddetto \u201ceffetto disturbo\u201d degli investimenti correnti si deve al fatto che i nuovi macchinari necessitano solitamente di tempo, risorse e sforzi organizzativi per essere messi all\u2019opera, riducendo perci\u00f2 temporaneamente l\u2019efficienza del processo produttivo. Riassumendo, la funzione della produttivit\u00e0 del lavoro teorizzata da Sylos Labini \u00e8 composta da cinque variabili esplicative: la dimensione del mercato dei prodotti (effetto Smith), il rapporto tra costo del lavoro e prezzo dei macchinari (effetto Ricardo), il costo assoluto del lavoro (effetto organizzazione), gli investimenti ritardati (effetto accumulazione), e gli investimenti correnti (effetto disturbo). Le prime quattro variabili hanno un impatto positivo sulla produttivit\u00e0 del lavoro, mentre l\u2019ultima ha un impatto negativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Le determinanti della produttivit\u00e0 del lavoro nell\u2019Area Euro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo schema appena descritto \u00e8 stato applicato con successo da Sylos Labini allo studio dell\u2019economia italiana nel corso degli anni ottanta e novanta e ha poi trovato numerose applicazioni. Per esempio, <a href=\"https:\/\/web.uniroma1.it\/labminerva\/node\/5633\">Guarini<\/a>(2007, 2009) lo ha impiegato per studiare i divari di produttivit\u00e0 nelle regioni italiane durante il periodo 1980-2004, mentre <a href=\"https:\/\/web.uniroma1.it\/labminerva\/node\/5609\">Corsi e D\u2019Ippoliti<\/a>(2013) lo hanno utilizzato per analizzare la dinamica della produttivit\u00e0 settore pubblico italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 di recente, <strong>la funzione della produttivit\u00e0 di Sylos Labini<\/strong> \u00e8 stata applicata allo studio della dinamica della produttivit\u00e0 del lavoro nell\u2019Area Euro \u2013 si rinvia a <a href=\"https:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/abs\/10.1111\/meca.12270\">Carnevali et al. (2020)<\/a> per un\u2019analisi dettagliata. L\u2019andamento della produttivit\u00e0 del lavoro (espressa come valore aggiunto reale per ora di lavoro) in una selezione di paesi membri \u00e8 riportato in Figura 1. I dati si riferiscono alla sola industria manifatturiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figura 1. Andamento della produttivit\u00e0 del lavoro in una selezione di paesi membri dell\u2019Area Euro<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-12403\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-02-alle-14.19.48-1024x482.png\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-02-alle-14.19.48-1024x482.png 1024w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-02-alle-14.19.48-300x141.png 300w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-02-alle-14.19.48-768x361.png 768w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-02-alle-14.19.48.png 1256w\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: elaborazione su dati Eurostat 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si nota immediatamente che i paesi del centro capitalistico europeo (Austria, Germania, Francia e Olanda), sono stati caratterizzati da una crescita della produttivit\u00e0 pi\u00f9 marcata rispetto ai paesi periferici (Grecia, Italia, Portogallo e Spagna) durante l\u2019intero periodo considerato \u2013 quadrante (b). L\u2019andamento della produttivit\u00e0 nei paesi del centro \u00e8 stato piuttosto omogeneo se confrontato con quello del blocco dei paesi periferici \u2013 quadrante (b). Quanto ai primi, la produttivit\u00e0 \u00e8 cresciuta prima della crisi finanziaria globale, si \u00e8 ridotta nel biennio 2007-2009, ed ha conosciuto una ripresa nel periodo successivo. Per contro, dalla met\u00e0 degli anni novanta alla met\u00e0 dei duemila le due maggiori economie periferiche, Italia e Spagna, sono state caratterizzate da una produttivit\u00e0 del lavoro stagnante, mentre Grecia e Portogallo stavano recuperando terreno rispetto al resto dell\u2019Area Euro. Dopo la crisi statunitense del 2007 e la conseguente crisi finanziaria globale, la produttivit\u00e0 del lavoro \u00e8 tornata a crescere in modo sostenuto nella penisola iberica, mentre \u00e8 rimasta pressoch\u00e9 piatta in Italia. Nello stesso periodo, la Grecia ha registrato una caduta piuttosto marcata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questa base, le tre domande a cui Carnevali et al. (2020) tentano di dare risposta sono le seguenti. Quali sono stati i fattori che hanno determinato l\u2019andamento della produttivit\u00e0 del lavoro nell\u2019Area Euro nei quindici anni successivi al lancio della valuta unica? Vi sono state o no differenze significative tra i paesi del centro e quelli periferici? Quale \u00e8 stato l\u2019impatto della crisi finanziaria globale e della successiva \u201ccrisi dei debiti sovrani europei\u201d? I risultati dello studio, che \u00e8 stato condotto utilizzando diverse varianti del modello di Sylos Labini, sono riassunti dalla Tabella 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tabella 1. Sintesi dei risultati ottenuti applicando la funzione della produttivit\u00e0 di Sylos Labini ai paesi membri dell\u2019Area Euro<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\" style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-12414\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-03-alle-12.25.59.png\" sizes=\"(max-width: 885px) 100vw, 885px\" srcset=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-03-alle-12.25.59.png 885w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-03-alle-12.25.59-300x186.png 300w, https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Schermata-2020-03-03-alle-12.25.59-768x476.png 768w\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti gli effetti individuati da Sylos Labini sono risultati statisticamente significativi per l\u2019insieme dei paesi considerati e il loro segno \u00e8 risultato coerente con quanto previsto dal suo modello teorico: impatti positivi sulla produttivit\u00e0 del lavoro dovuti alla dimensione del mercato, al costo relativo e assoluto del lavoro e agli investimenti passati; impatto negativo esercitato dagli investimenti correnti. Per contro, il grado di protezione del lavoro \u2013 e, dunque, per converso, la flessibilit\u00e0 delle condizioni contrattuali \u2013 non sembra essere un fattore decisivo. Il suo impatto sulla produttivit\u00e0 del lavoro \u00e8 risultato sempre positivo (suggerendo che la produttivit\u00e0 sia positivamente associata ad un grado maggiore, non minore, di protezione dei lavoratori!) e, in ogni caso, non statisticamente significativo, in linea con quanto mostrato dagli studi pi\u00f9 recenti sul tema (si vedano Brancaccio et al. 2018).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due gruppi di paesi sembrano inoltre caratterizzati da diverse sensibilit\u00e0 alle determinanti della produttivit\u00e0 del lavoro. Mentre i paesi del centro sembrano reagire maggiormente a variazioni nell\u2019estensione del mercato dei prodotti e nel costo relativo della forza-lavoro rispetto ai macchinari, la produttivit\u00e0 dei paesi periferici sembra essere pi\u00f9 sensibile al costo assoluto del lavoro. Anche l\u2019effetto disturbo degli investimenti correnti sembra essere maggiore per le periferie europee rispetto al centro. Una possibile spiegazione \u00e8 che la maggiore intensit\u00e0 di ricerca che caratterizza le produzioni manifatturiere dei paesi del centro implica maggiori rendimenti di scala e dunque una maggiore sensibilit\u00e0 all\u2019estensione del mercato (effetto Smith). Per la stessa ragione, le imprese manifatturiere del centro capitalistico europeo sarebbero pi\u00f9 inclini ad aumentare il grado di macchinizzazione dei processi produttivi quando il tasso di crescita dei salari supera il tasso di crescita dei prezzi dei macchinari (effetto Ricardo). Per contro, la minore intensit\u00e0 di ricerca delle produzioni periferiche spiegherebbe perch\u00e9 Grecia, Italia, Portogallo e Spagna siano, nel complesso, pi\u00f9 sensibili al cambiamento nel costo assoluto del lavoro (effetto organizzazione). Si noti, tuttavia, che l\u2019aumento di competitivit\u00e0 dovuto ai minori salari \u00e8 parzialmente eroso dalla riduzione degli investimenti di efficienza e dalla conseguente caduta relativa della produttivit\u00e0 del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si noti, infine, che la crisi finanziaria globale che, partita dagli Stati Uniti, ha progressivamente investito i paesi europei, ha s\u00ec provocato una caduta temporanea della produttivit\u00e0 del lavoro nell\u2019industria manifatturiera europea, ma non sembra aver avuto alcun impatto di rilievo sulle sue determinanti. Al contrario, la cosiddetta crisi dei debiti sovrani ha modificato in modo significativo la sensibilit\u00e0 della produttivit\u00e0 del lavoro ai fattori individuati da Sylos Labini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Crisi dell\u2019Area Euro ed implicazioni di politica economica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima colonna della Tabella 1 sintetizza l\u2019impatto della crisi dei debiti sovrani, che ha investito le periferie europee fin dal 2009, sulla relazione tra la produttivit\u00e0 del lavoro e le sue determinanti. La crisi ha ridotto in modo significativo l\u2019effetto Smith e l\u2019effetto organizzazione, mentre ha aumentato l\u2019effetto Riccardo e l\u2019effetto disturbo degli investimenti. Durante le fasi di crescita sostenuta, l\u2019aumento delle dimensioni del mercato consente lo sfruttamento economie di scala, processi di apprendimento ed innovazioni che sospingono la produttivit\u00e0 del lavoro. Per contro, nei periodi di crisi, la riduzione nei livelli di produttivit\u00e0 \u00e8 solitamente meno marcata, perch\u00e9 l\u2019aggiustamento delle imprese manifatturiere alle nuove condizioni di mercato \u00e8 solitamente pi\u00f9 prudente e graduale. La crisi si accompagna inoltre a processi di ristrutturazione industriale che riducono la concorrenza, riducendo dunque la sensibilit\u00e0 delle imprese, e dunque delle produzioni, al costo assoluto del lavoro. L\u2019aumento dell\u2019effetto Ricardo, ossia della sensibilit\u00e0 al costo relativo del lavoro, pu\u00f2 invece essere spiegato dai bassi tassi di interesse che hanno reso pi\u00f9 conveniente, a parit\u00e0 di altre condizioni, il ricorso all\u2019acquisto (a credito) di macchinari rispetto all\u2019impiego di forza-lavoro. Infine, il maggior effetto disturbo dei nuovi investimenti pu\u00f2 essere spiegato proprio dalla caduta degli investimenti come percentuale del prodotto nazionale che ha fatto seguito alla crisi. \u00c8 chiaro, infatti, che l\u2019effetto disturbo \u00e8 tanto minore quanto pi\u00f9 gli investimenti sono una componente importante e crescente della produzione nazionale, mentre aumenta ogni qualvolta la quota di nuovi investimenti si contrae.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le implicazioni di politica economica che derivano dall\u2019analisi delle determinanti della produttivit\u00e0 dell\u2019industria manifatturiera dell\u2019Area Euro vanno in direzione opposta rispetto alle ricette indicate dagli economisti \u201cmainstream\u201d all\u2019indomani dello scoppio della crisi dei debiti sovrani (e riassumibili dalla terna: destrutturazione del mercato del lavoro, austerit\u00e0 fiscale e privatizzazioni). Il riassorbimento degli squilibri strutturali che caratterizzano i paesi dell\u2019area richiede un piano coordinato di investimenti pubblici nelle periferie che favorisca l\u2019adozione di un modello di produzione basato sulla ricerca e l\u2019innovazione, e dunque sulla cooperazione internazionale, anzich\u00e9 sulla deflazione salariale e la competizione tra \u201cvicini\u201d. L\u2019emergenza climatica e la necessit\u00e0 di mettere in sicurezza vaste aree periferiche interessate da fenomeni naturali estremi (si pensi, a titolo di esempio, a siccit\u00e0, rischio di inondazioni ed emergenza sismica) e croniche carenze infrastrutturali, potrebbero fornire, in tal senso, una grande occasione di rilancio delle periferie europee e di consolidamento delle economie del centro. Purtroppo, l\u2019attuale assetto istituzionale dell\u2019Area Euro e, pi\u00f9 in generale, dell\u2019Unione Europea, sembra piuttosto favorire un modello di produzione basato sull\u2019austerit\u00e0 fiscale e la deflazione salariale \u2013 ottenuta sia attraverso maggiore intensit\u00e0 di ricerca ed aumenti di produttivit\u00e0 (nei paesi del centro) che attraverso un peggioramento delle condizioni lavorative (soprattutto nei paesi periferici). Un dualismo che, dopo aver frenato lo sviluppo dell\u2019economia italiana, rischia ora di compromettere per molti decenni a venire anche il futuro economico, politico e sociale del continente europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Brancaccio, E., Garbellini, N. e Giammetti, R. 2018. Structural Labour Market Reforms, GDP growth and the Functional Distribution of Income. <em>Structural Change and Economic Dynamics<\/em>, vol. 44, 34-45.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Carnevali, E., Godin, A., Lucarelli, S. e Veronese Passarella, M. 2020. Productivity growth, Smith effects and Ricardo effects in Euro Area\u2019s manufacturing industries. <em>Metroeconomica<\/em>, vol. 71, no. 1, 129:155.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Corsi, M. e D\u2019Ippoliti, C. 2013. The productivity of the public sector: A Classical view. <em>PSL Quarterly Review<\/em>, vol. 66, no. 267, 403-434.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Draghi, M. 2013. Euro area economic situation and the foundations for growth. Presentazione all\u2019Euro Summit di Brussels, 14 Marzo 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guarini, G. 2007. La funzione di produttivit\u00e0 di Sylos Labini tra mercato e territorio: un\u2019analisi econometrica per le regioni italiane. <em>Moneta e Credito<\/em>, vol. 60, no. 238, 173-198.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guarini, G. 2009. Labour productivity and technological capability: an econometric analysis on the Italian regions, Geography. <em>Structural Change and Economic Development: Theory and Empirics<\/em>, Cheltenham: Edward Elgar, 280-303.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sylos Labini, P. 1984. <em>Le forze dello sviluppo e del declino<\/em>. Laterza, Roma-Bari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sylos Labini, P. 1992. <em>Elementi di dinamica economica<\/em>. Laterza, Roma-Bari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sylos Labini, P. 2004. <em>Torniamo ai classici. Produttivit\u00e0 del lavoro, progresso tecnico e sviluppo economico<\/em>. Laterza, Roma-Bari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/le-determinanti-della-produttivita-del-lavoro-nellarea-euro\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/le-determinanti-della-produttivita-del-lavoro-nellarea-euro\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOMIA E POLITICA (Stefano Lucarelli e Marco Veronesi Passarella) 1. La funzione della produttivit\u00e0 di Paolo Sylos Labini Il divario nei tassi di crescita della produttivit\u00e0 del lavoro tra centro e periferie europee viene spesso indicato come uno dei principali fattori alla base degli squilibri esteri dei paesi membri dell\u2019Area Euro che hanno segnato il primo decennio degli anni duemila (si veda, ad esempio, Draghi 2013). 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