{"id":56638,"date":"2020-03-12T10:00:05","date_gmt":"2020-03-12T09:00:05","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=56638"},"modified":"2020-03-10T12:27:18","modified_gmt":"2020-03-10T11:27:18","slug":"individualismo-massimo-profitto-e-massimo-egoismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=56638","title":{"rendered":"Individualismo: massimo profitto e massimo egoismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di L&#8217;INTERFERENZA (Ferdinando Pastore)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.risorgimentosocialistaroma.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/adf2af_38834e6c90ef43beba4e2a065c6af31e_mv2.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Arrivano oggi da pi\u00f9 pulpiti rimproveri sui comportamenti individuali in relazione allo stato d\u2019emergenza provocato dal coronavirus. Il menefreghismo di chi cerca di tornare a casa dal nord, l\u2019incoscienza dei giovani che continuano ad affollare i locali della movida, la perseveranza con cui qualcuno ancora frequenta palestre e piscine. I rimbrotti sembrano per\u00f2 esercizi di stile e cadono nel vuoto. Un po\u2019 come accade ai genitori contemporanei\u00a0 i quali non esercitano alcun senso di timore reverenziale nel bambino che tende ad aggirare i divieti con la complicit\u00e0 finale degli stessi genitori, loro s\u00ec intimoriti dalle reazioni infantili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nessuno si sofferma sui motivi per cui manca oggi autorevolezza in chi dispone divieti e forme di comando esplicite. Stato e famiglia sembrano soggetti privati della legittimazione alla decisione costrittiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La narrazione neo-liberale sullo Stato affonda le sue radici sicuramente nel\u00a0<em>laissez faire<\/em>\u00a0ottocentesco, anche se quel sistema non poteva essere riproposto cos\u00ec com\u2019era, o meglio, non poteva tornare a ordinare la societ\u00e0 senza una nuova tipologia di consenso. Difatti la teoria dello stato minimo provoc\u00f2 la crisi del liberalismo classico e non riusc\u00ec a fronteggiare le enormi diseguaglianze provocate dal mercato che si autoregolava. Quel modello port\u00f2 a conseguenze sociali talmente drammatiche che nel dopoguerra fu identificato come il principale responsabile dei regimi autoritari e fascisti e quindi del dramma bellico susseguente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 tornasse di moda occorreva che si vestisse di abiti nuovi, allettanti e che fosse identificato come sinonimo di progresso civile. Il Sessantotto ha sicuramente avviato \u2013 consapevolmente o meno \u2013\u00a0 questo ritocco. La critica alla catena di montaggio fordista, l\u2019analisi sull\u2019alienazione del lavoratore inserito negli ingranaggi del modello di produzione industriale si \u00e8 presto trasformata in una critica allo Stato dirigista che interveniva nei processi di produzione con il proprio pesante apparato burocratico. Lo Stato diventava oppressivo, autoritario e comprimeva l\u2019esplicazione piena della libert\u00e0 individuale Ma associata all\u2019espansione della societ\u00e0 dei consumi questa contestazione ha reso centrale il solo soggetto; a lui spettava di liberarsi da tutte le catene autoritarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da un lato occorreva abbattere la figura paterna che aveva il compito di tramandare un sistema di regole che si confacevano alle strutture collettive di appartenenza e dall\u2019altro scardinare tutto ci\u00f2 che si frapponeva alla piena realizzazione di s\u00e9 attraverso un continuo desiderare. L\u2019individuo e non pi\u00f9 la classe diventava il soggetto politico che doveva rompere il contratto sociale. Lo sballo, i raduni libertari legati al Rock, il terrorismo furono le rappresentazioni plastiche di questo nuovo atteggiamento di massa che ancora viveva di manieristiche forme collettive e che contemporaneamente sfociava in un nichilismo auto-distruttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo fu il terreno culturale su cui gioc\u00f2 il capitalismo per riproporre la propria critica allo Stato. Per riproporre un nuovo\u00a0<em>laissez faire<\/em>\u00a0occorreva una rivoluzione dei costumi. La paventata libert\u00e0 individuale fu la molla ideologica per presentare lo Stato e l\u2019autorit\u00e0 che da esso derivava come frutto di una forza del tutto arbitraria. Lo Stato sprecone, assistenziale diventava inefficiente nel contesto delle regole d\u2019impresa. Ma ovviamente occorreva immettere qualche elemento in pi\u00f9 rispetto al passato; trovare la chiave di volta perch\u00e9 le due critiche trovassero un punto in comune. L\u2019ideologia neo-liberista aveva magicamente la soluzione. Il mercato non era pi\u00f9 quel mondo pacificato, ispirato ai piccoli villaggi, nel quale domanda e offerta trovavano armoniosamente il loro punto di equilibrio. Il mercato diventa il luogo nel quale le pulsioni individuali trovano il campo per la piena realizzazione del soggetto senza vincoli oppressivi, perch\u00e9 incentrato sulla concorrenza. Nel sistema della concorrenza il merito \u00e8 descritto come l\u2019unica misura di giudizio per la piena realizzazione di s\u00e9. Le diseguaglianze non sono pi\u00f9 prodotte dal fato \u2013 nascere poveri un tempo era considerato uno sfortunato accidente \u2013 ma dalla colpa individuale. Il sistema concorrenziale d\u00e0 un significato concreto alla\u00a0<em>fantasia al potere.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma questo connubio non era ancora sufficiente. Ancora resistevano criteri di appartenenza collettiva anche se in piena decomposizione. Perch\u00e9 il sistema della concorrenza fosse identificato appieno come il terreno di piena realizzazione del soggetto occorreva che l\u2019individualismo scoprisse una dimensione etica e non solo opportunistica. Fu una seconda rivoluzione a centrare finalmente l\u2019obiettivo. L\u2019ideologia neo-liberista della concorrenza prese definitivamente piede con l\u2019espansione digitale. La libert\u00e0 del soggetto nella Rete coincideva con un nuovo mito della frontiera. L\u2019individualismo americano, di matrice libertaria e contemporaneamente reazionaria, era finalmente modello d\u2019esportazione convincente. La conquista del West rese l\u2019americano un proprietario e quella conquista non poteva subire ingerenze da parte dello Stato. La Rete ha globalizzato questa visione. La conquista dello spazio informatico non era assoggettabile a regole statuali, travalicava i confini, rendeva l\u2019individualismo rivoluzionario. Il capitale cos\u00ec ha determinato che la finanza si dovesse muovere in uno spazio del tutto libero e che gli stati non potessero apporre vincoli alla libera circolazione di capitali. Il consenso entusiasta del nuovo consumatore digitale era a quel punto scontato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec l\u2019interesse privato \u00e8 diventato nel tempo etico e il capitale ha potuto disporre a piacimento dei propri dispositivi di comando. Il sistema della concorrenza ha investito tutti i soggetti sociali e anche lo Stato doveva assoggettarsi al criterio d\u2019impresa. Merito ed efficienza venivano disciplinati dal mercato e i \u201cmercati\u201d diventavano cos\u00ec i depositari della decisione politica. Una Governance apparentemente neutrale slegata dalla volont\u00e0 popolare e non pi\u00f9 i Governi stabilivano regole di comportamento collettivo e individuale e ordinavano una mutazione sociale e antropologica. Il profitto privato veniva costituzionalizzato e reso l\u2019elemento ordinatore dell\u2019azione statale. Cos\u00ec oggi lo Stato ,ridotto ormai a involucro, pu\u00f2 intervenire nella societ\u00e0 e nell\u2019economia solo per garantire il profitto a chi lo \u201cmerita\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il soggetto eternamente desiderante doveva introiettare i meccanismi della competizione perch\u00e9 esclusivamente all\u2019interno di quella lotta venivano aperte le porte per avere un lavoro \u2013 perlopi\u00f9 precario \u2013 e un salario e quindi poter aspirare al massimo godimento. L\u2019imprenditore di s\u00e9 stesso doveva accumulare capitale umano e lottare contro gli altri per un posto al sole. Il modello d\u2019impresa coincideva quindi con l\u2019essere civili e la cosiddetta societ\u00e0 civile interveniva per sponsorizzare quei principi esistenziali. Non esiste la societ\u00e0 esistono gli individui. Quindi lo Stato non ha alcuna credibilit\u00e0 nel momento in cui si allontana dai compiti a lui assegnati e pensa di imporre vincoli e divieti alla libera circolazione dei capitali e cos\u00ec non ha pi\u00f9 alcuna autorevolezza nel limitare la libera circolazione dei cittadini anche in caso di emergenza. Nello stato d\u2019eccezione i mercati e il singolo hanno l\u2019ultima parola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019etica individualista ha cristallizzato i comportamenti tendenti al massimo egoismo che sono diventati dei veri e propri slogan. \u201cDevi farcela contro tutti e tutto\u201d; \u201cL\u2019importante \u00e8 che tu stia bene\u201d; \u201cFidati solo di te stesso\u201d; \u201cSe credi in te stesso arriverai dove vuoi\u201d, sono le frasi classiche dei nostri tempi che istituzionalizzano la prevaricazione e aprono la strada alla medicalizzazione della rabbia sociale. In questo modo da un lato i problemi sociali diventano psicologici \u2013 la disoccupazione \u00e8 una colpa personale \u2013\u00a0 e rendono la contestazione al modello della concorrenza neo-liberale di difficile organizzazione sul piano politico e dall\u2019altro spingono il soggetto ad accettare l\u2019idea che l\u2019esistenza non ha bisogno di strutture collettive solidaristiche. Nel tempo e seguendo i dettami di questa ideologia sono stati depotenziati tutti i corpi intermedi \u2013 chiesa, famiglia, partiti, sindacati \u2013\u00a0 che delineavano cornici di valori riassumibili in prescrizioni etiche e comportamentali accettate da una specifica comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La societ\u00e0 del massimo profitto \u00e8 necessariamente composta da individui dediti alla prevaricazione personale eletta a condizione essenziale per la propria sopravvivenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fonte: https:\/\/www.risorgimentosocialistaroma.it\/?p=854&amp;fbclid=IwAR2WozQtHHksgNY3NMH5w_IgGJf0MasKX_M_17X7_Ov9HBQx0tENOagl878<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.linterferenza.info\/attpol\/individualismo-massimo-profitto-massimo-egoismo\/\">http:\/\/www.linterferenza.info\/attpol\/individualismo-massimo-profitto-massimo-egoismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTERFERENZA (Ferdinando Pastore) Arrivano oggi da pi\u00f9 pulpiti rimproveri sui comportamenti individuali in relazione allo stato d\u2019emergenza provocato dal coronavirus. 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