{"id":56877,"date":"2020-03-23T11:00:55","date_gmt":"2020-03-23T10:00:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=56877"},"modified":"2020-03-23T06:12:03","modified_gmt":"2020-03-23T05:12:03","slug":"il-coronavirus-e-i-mercati-finanziari-siamo-a-sarajevo-1914","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=56877","title":{"rendered":"Il Coronavirus e i mercati finanziari: siamo a Sarajevo 1914"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>LIMES\u00a0 (Fabrizio Maronta)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong>La pallottola \u00e8 la pandemia. L\u2019arciduca Francesco Ferdinando \u00e8 il neoliberismo. O cambia il sistema o soccombiamo tutti. A partire dall\u2019Europa.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/limesonline\/www\/2011\/12\/disintegrazione_euromonetaria_611_820.jpg\" alt=\"Carta di Laura Canali, 2011.\" \/><br \/>\nCarta di Laura Canali, 2011.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le banche centrali azzerano il costo del denaro, rendendo gratuito prenderlo a prestito in quantit\u00e0 pressoch\u00e9 illimitate<\/strong>. Varano massicci programmi di acquisto del debito pubblico, per sostenere le finanze dei governi che si apprestano a inondare le rispettive economie di aiuti per sostenere reddito e produzione durante la pandemia di\u00a0<a class=\"internal-tag-link\" href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/tag\/coronavirus\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">coronavirus<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Eppure, le borse registrano picchiate verticali, nel migliore dei casi paurose oscillazioni<\/strong>. Caso pi\u00f9 unico che raro, queste coinvolgono insieme azioni e obbligazioni, anche pubbliche, a cominciare dai titoli del Tesoro americano. Bene rifugio per eccellenza insieme all\u2019oro, le cui quotazioni salgono quando tutto il resto perde valore per la fuga degli investitori. In questo caso invece si fugge da tutto, ammassando liquidit\u00e0 sotto il materasso in attesa di tempi migliori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 in questi drammatici frangenti niente sembra funzionare?<\/strong> Perch\u00e9 il panico attanaglia tutti i mercati e tutti i settori<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La spiegazione impone di guardare in tutte le direzioni: ieri, oggi e domani.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ieri<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Siamo nei primi anni Ottanta, all\u2019alba dell\u2019era reaganian-thatcheriana<\/strong>\u00a0che nei decenni successivi avrebbe imposto al mondo post-guerra fredda il paradigma neoliberista codificato nel\u00a0<em>Washington consensus<\/em>. I livelli mondiali del debito cominciano a salire man mano che i tassi praticati dalla Federal Reserve \u2013 e di riflesso dalle altre principali banche centrali \u2013 calano e la deregolamentazione rende sempre pi\u00f9 facile al sistema finanziario prestare denaro. La politica ha trovato la ricetta della felicit\u00e0, capace di far crescere l\u2019economia in barba agli shock di offerta, come le crisi petrolifere degli anni Settanta. E in barba al tendenziale calo della domanda aggregata, per la ridotta capacit\u00e0 di spesa dello Stato e dei redditi da lavoro indotta dalla\u00a0<em>trickle down economics<\/em>, che punta sui tagli fiscali alle fasce alte di reddito nella messianica (mai provata) convinzione di beneficiare a cascata (<em>trickle down<\/em>) il resto dell\u2019economia privata, la cui efficienza \u00e8 assunta a dogma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 2008, alla vigilia della grande recessione, il debito pubblico e privato \u00e8 grande tre volte l\u2019economia mondiale: un picco storico<\/strong>. La crisi riduce sensibilmente la componente privata (via fallimenti a catena e nazionalizzazioni), ma non quella pubblica. Complice il denaro ultra-economico degli ultimi\u00a011 anni, entrambe le componenti tornano a salire, tanto che oggi il settore privato statunitense (le aziende) ha debiti per il 75% del pil nazionale. Pi\u00f9 del 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In questi 16 mila miliardi di dollari di passivit\u00e0 si annidano i cosiddetti zombie<\/strong>. Si tratta di societ\u00e0 quotate in borsa, ben il 16% del totale dell\u2019indice Dow Jones e oltre il 10% dei listini europei, secondo la Banca dei regolamenti internazionali.\u00a0Il loro\u00a0flusso di cassa non basta nemmeno a ripagare gli interessi sui debiti contratti. Realt\u00e0 tecnicamente fallite, concentrate in comparti \u2013 auto, turismo, trasporti \u2013 falcidiati dal coronavirus e in settori nel frattempo divenuti architravi dell\u2019economia statunitense, come quello estrattivo (gas e petrolio da scisti). A fianco a questi casi limite, vi sono le societ\u00e0 che, per evitare la stretta regolamentare post-2008, si sono sottratte alla quotazione di borsa facendosi acquistare con operazioni che sovente hanno sommerso gli acquirenti di debiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ne deriva che, oggi, la societ\u00e0 americana media posseduta da un fondo azionario genera debiti per circa sei volte i profitti annuali<\/strong>: il doppio della soglia oltre la quale le agenzie di\u00a0<em>rating<\/em> classificano un titolo come spazzatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-95580\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/limesonline\/www\/2016\/11\/2-Debito-americano-ok.jpg\" alt=\"Carta di Laura Canali, 2016\" width=\"1000\" height=\"680\" \/>Carta di Laura Canali, 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Oggi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019epocale crisi del coronavirus colpisce economie pesantemente indebitate e assuefatte a costi del denaro quasi nulli, che lasciano poco margine di manovra alle politiche monetarie delle banche centrali<\/strong>. Quando un giorno sar\u00e0 scritta la storia di questa crisi, purtroppo solo agli inizi, andr\u00e0 tra l\u2019altro smascherato l\u2019inganno della presunta indipendenza delle banche centrali dai governi. La dipendenza c\u2019\u00e8 eccome, ed \u00e8 delle peggiori, perch\u00e9 subdola. Le banche centrali, Fed in testa, hanno comprato trent\u2019anni di tempo alle classi politiche. Consentendo loro di cavalcare i benefici elettorali del turbocapitalismo post-sovietico e della turbofinanza a esso consustanziale. Infischiandosene della necessit\u00e0 di concepire un piano B. Di interrogarsi sulla tenibilit\u00e0 di tale modello. Di esercitare un pensiero (auto)critico e minimamente strategico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il temuto cigno nero, l\u2019evento pi\u00f9 o meno improbabile e altamente dirompente, chiude la spensierata parentesi<\/strong>. Palesando la fragilit\u00e0 di un sistema economico e finanziario strutturato per sottostimare i rischi onde massimizzare i profitti a breve, brevissimo termine. Una \u201cstabilit\u00e0 destabilizzante\u201d, come l\u2019ha definita\u00a0<a href=\"http:\/\/www.levyinstitute.org\/pubs\/wp74.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Hyman Minsky<\/a>, prodotto di decenni di eccessi eretti a sistema. Gli artefici di questo mondo e gli operatori economici che lo animano nella maggior parte dei casi sono avidi, non stupidi. \u00c8 ormai chiaro che il virus, imponendo draconiane misure di distanziamento sociale, strozza al contempo offerta e domanda.\u00a0Dunque sia la capacit\u00e0 di produrre sia la possibilit\u00e0 di acquistare \u2013 e in prospettiva di disporre dei redditi sufficienti ad alimentare il consumo, stante il rischio concreto di fallimenti a catena e relativi costi occupazionali indotti dalla pandemia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo lo hanno capito tutti. Anche perch\u00e9, in Italia come altrove, l\u2019economia contemporanea si fonda su assunti intrinsecamente instabili<\/strong>. Oltre al debito, l\u2019elenco \u00e8 lungo. Il\u00a0<em>just in time<\/em>,\u00a0l\u2019azzeramento delle scorte di magazzino per ridurre all\u2019osso i costi, che cozza con il progressivo allungamento delle filiere produttive. La precarizzazione del lavoro, con fasce consistenti di popolazione il cui sostentamento non ammette pause lavorative, che fa a pugni con la progressiva estensione del credito anche al consumo. Il disinvestimento nel pubblico e nelle sue reti infrastrutturali, a cominciare dalla sanit\u00e0, grande negletta di quasi tutti i paesi ad alto reddito, malgrado il generale invecchiamento demografico e la necessit\u00e0 di sostenere poderosi apparati produttivi. Da ultimo, il predominio dei servizi:\u00a0<a href=\"https:\/\/data.worldbank.org\/indicator\/NV.SRV.TOTL.ZS\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pari al 65% dell\u2019economia mondiale<\/a>, sono caratterizzati dal massiccio ricorso al precariato e da piccole-medie imprese, la cui sopravvivenza \u00e8 vincolata al flusso di cassa. Qui, pi\u00f9 che altrove, si annida il rischio di fallimenti capaci di far impennare disoccupazione e sofferenze bancarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il mercato vede il pericolo. Valuta l\u2019insostenibilit\u00e0 dei fondamentali<\/strong>. Assiste alla relativa impotenza delle Loro maest\u00e0 i banchieri centrali. Vede la politica debole e divisa. Va nel panico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-76597\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/limesonline\/www\/2015\/03\/centri_economici_finanziari_mondo_9101-e1429715130413.jpg\" alt=\"Carta di Laura Canali, 2015.\" width=\"820\" height=\"547\" \/>Carta di Laura Canali, 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Domani?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questa crisi \u00e8 sistemica. A posteriori, il virus sar\u00e0 la pallottola che uccide l\u2019<a href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/larciduca-e-il-terrorista\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">arciduca Francesco Ferdinando<\/a><\/strong><a href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/larciduca-e-il-terrorista\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">,<\/a>\u00a0l\u2019evento rapsodico che d\u00e0 la spallata a un equilibrio ormai troppo precario per reggere alla prova della realt\u00e0 e della storia. La sistematicit\u00e0 della crisi, di cui il 2008 apparir\u00e0 l\u2019inquietante anteprima, implica che il sistema deve cambiare. Pena il suo (nostro) inaccettabile soccombere. A delinearsi sono sviluppi capaci di sovvertire l\u2019ambiente geopolitico, oltre che economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Innanzi tutto, il ritorno diretto e indiretto dello Stato nella vicenda economica<\/strong>. La pandemia \u00e8 infatti globale solo nella sua spietata veste biologica. (Geo)politicamente, essa palesa diversit\u00e0 di approcci, priorit\u00e0, risposte, su cui occorrer\u00e0 indagare nei mesi e anni a venire. Fin da subito, manifesta la continua salienza dello Stato come unit\u00e0 organizzativa e garante di ultima istanza delle collettivit\u00e0 in esso raccolte. Il che non esclude coordinamento e collaborazione; ma derubrica ad abbaglio la pretesa del suo completo superamento. Un\u2019umanit\u00e0 culturalmente e geograficamente iperdifferenziata che si conta in miliardi, necessita di unit\u00e0 organizzative minime. Il\u00a0<em>limes<\/em>\u00a0non \u00e8 di per s\u00e9 foriero di sventure, se individua ambiti di organizzazione e azione che scongiurino il caos e consentano di mettere a sistema intelligenze, risorse, volont\u00e0. Abbiamo costruito\u00a0<a href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/sommari-rivista\/chi-controlla-internet-usa-rete-a-stelle-e-strisce\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">un Internet globale articolato in nodi<\/a>\u00a0e ci siamo scordati che la realt\u00e0 geopolitica necessita anch\u2019essa di un\u2019architettura di base che consenta agli individui di avere un riferimento culturale, istituzionale, psicologico. Un posto da chiamare casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In prospettiva, vi sono qui le premesse per il superamento del paradigma neoliberista. La cui maggiore pecca non sta nel \u201cglobalismo\u201d<\/strong>, bens\u00ec nella concezione dell\u2019individuo come strumento dell\u2019economia, quando dovrebbe essere l\u2019opposto. Gli appelli ormai ubiqui, in tutti i settori e tutti i paesi (Stati Uniti compresi), perch\u00e9 i governi si facciano garanti di un\u2019economia che rischia il collasso \u2013 come del resto gi\u00e0 nel 2008 \u2013 sono sintomatici di un tab\u00f9 che pare infrangersi contro l\u2019onda d\u2019urto dell\u2019incertezza. L\u2019estrema alternativa novecentesca, il dirigismo di stampo autoritario, \u00e8 ricetta gi\u00e0 sperimentata e non troppo rimpianta. Sulla possibilit\u00e0 di trovare altre vie tra i due estremi, l\u2019Europa potrebbe \u2013 dovrebbe \u2013 avere qualcosa da dire, se riuscisse a proferir verbo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019Europa. Ad architettura filosofico-fiscale corrente, un importante ritorno dello Stato a garanzia dell\u2019equit\u00e0 e tenuta dei sistemi economici e sociali \u00e8 impraticabile<\/strong>. Perch\u00e9 implicherebbe (implicher\u00e0) la sconfitta dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/ordoliberalismo-trionfo-e-crisi-dellideologia-tedesca\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ordoliberismo tedesco<\/a>\u00a0e della relativa \u201causterit\u00e0\u201d contabile. E perch\u00e9 esige un coordinamento politico inedito, essendo la politica economico-fiscale \u2013 cio\u00e8 l\u2019azione dei governi, che nel caso di economie relativamente piccole e fortemente interconnesse come quelle europee non pu\u00f2 che essere concertata per reggere nel medio-lungo termine \u2013 l\u2019unica in grado di arrivare dove l\u2019azione delle banche centrali non pu\u00f2 pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Su questo, occorre essere assolutamente chiari. O l\u2019Europa finalmente si fa, o si frantuma<\/strong>. In entrambi i casi, questo 2020 non lascer\u00e0 il tempo che ha trovato.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/coronavirus-crisi-finanziaria-economia-neoliberismo-crollo-mercati\/117226\"> https:\/\/www.limesonline.com\/coronavirus-crisi-finanziaria-economia-neoliberismo-crollo-mercati\/117226<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LIMES\u00a0 (Fabrizio Maronta) &nbsp; La pallottola \u00e8 la pandemia. L\u2019arciduca Francesco Ferdinando \u00e8 il neoliberismo. O cambia il sistema o soccombiamo tutti. A partire dall\u2019Europa. &nbsp; Carta di Laura Canali, 2011. &nbsp; Le banche centrali azzerano il costo del denaro, rendendo gratuito prenderlo a prestito in quantit\u00e0 pressoch\u00e9 illimitate. 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