{"id":56954,"date":"2020-03-24T08:00:41","date_gmt":"2020-03-24T07:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=56954"},"modified":"2020-03-23T14:30:07","modified_gmt":"2020-03-23T13:30:07","slug":"coronavirus-chi-e-il-vero-nemico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=56954","title":{"rendered":"Coronavirus. Chi \u00e8 il vero nemico?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRAINRETE (Carlo Formenti)<\/strong><\/p>\n<h3><\/h3>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories9\/b1eff514-d0e0-4966-a864-84c5c67c31e2.jpg\" alt=\"b1eff514 d0e0 4966 a864 84c5c67c31e2\" width=\"300\" height=\"215\" \/>La crisi mondiale che stiamo affrontando ha una portata superiore persino a quella della grande crisi del 2008. Grazie alla lotta contro un nemico terribile stiamo riscoprendo un senso di solidariet\u00e0 e uno spirito comunitario che negli ultimi decenni sembravano essere quasi del tutto spariti. Ma qual \u00e8 la vera natura di questo nemico: siamo effettivamente di fronte a una minaccia puramente biologica, a una catastrofe naturale al pari di un terremoto, oppure la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 complessa? Per sciogliere il dubbio occorre rispondere a tre domande: 1) da dove vengono le pandemie; 2) perch\u00e9 le reazioni a questa minaccia cambiano significativamente da un Paese all\u2019altro; 3) se davvero, come molti dicono, dopo questa crisi nulla sar\u00e0 come prima, cosa dobbiamo aspettarci dal futuro e soprattutto in che direzione dobbiamo lavorare perch\u00e9 si tratti di un futuro migliore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li><b>Da dove vengono le pandemie<\/b><\/li>\n<\/ol>\n<p>Si dibatte sugli effetti economici dell\u2019epidemia del covid19 ma nessuno ragiona seriamente su come simili eventi si producono. Ci si limita a prendere atto che si presentano ciclicamente, come le crisi economiche, con ritmi e modalit\u00e0 imprevedibili, e anche da questo punti di vista si evocano analogie con le crisi economiche. In realt\u00e0 le relazioni fra i due ordini di fenomeni vanno al di l\u00e0 di una semplice analogia: infatti, se la \u201cnaturalizzazione\u201d delle crisi economiche non pu\u00f2 non apparire sospetta a chi non si accontenta delle narrazioni neoliberiste, nemmeno le pandemie andrebbero analizzate come eventi\u00a0<i>puramente<\/i>\u00a0biologici, privi di relazioni con il contesto socioeconomico in cui si sviluppano.<\/p>\n<p>Assumere questo atteggiamento non significa stabilire una relazione causale meccanica fra modo di produzione capitalistico e pandemie, bens\u00ec indagare la dinamica dei rapporti fra sfera biologica e sfera socioeconomica, fra epidemiologia ed economia.<\/p>\n<p>Partiamo dal fatto, tutt\u2019altro che causale, che molte delle pi\u00f9 recenti epidemie virali sono state etichettate con nomi di animali, come aviaria e suina. Questo perch\u00e9 erano il prodotto della trasmissione di un\u2019infezione virale da una specie animale all\u2019uomo (come quasi certamente \u00e8 avvenuto con il covid19, anche se non \u00e8 ancora chiaro da quale specie sia arrivato il contagio questa volta). L\u2019evidenza empirica appena evidenziata suggerisce la necessit\u00e0 di indagare il nesso fra agri economia, urbanizzazione selvaggia provocata dall\u2019attuale modo di produzione e pandemie virali. Alcuni autori (vedi i consigli di lettura a fine testo) distinguono, fra due possibilit\u00e0: il virus nasce nel cuore stesso della produzione agro economica oppure nasce nel suo hinterland, cio\u00e8 ai confini fra industrie agricole prive di regole e periferie degradate.<\/p>\n<p>Nel primo caso, sono gli allevamenti di tipo iperintensivo in cui si ammassano grandi quantit\u00e0 di animali a stretto contatto reciproco e con difese immunitarie indebolite da condizioni igieniche, alimentazione, ecc. ad agire da incubatori, mentre i circuiti globali per la diffusione di merci e di forza lavoro diffondono rapidamente gli agenti patogeni, accelerandone le eventuali mutazioni adattative, che in alcuni casi possono selezionare le varianti pi\u00f9 forti e aggressive. Nel secondo caso, invece, si tratta di un processo indiretto: la pressione della rendita capitalistica che si espande nei territori di confine con zone meno accessibili, fa in modo che gli le specie domestiche entrino in contatto con popolazioni selvatiche portatrici di virus sconosciuti, i quali entrano cos\u00ec nella catena del valore e vengono distribuiti nei circuiti del capitalismo globale. Detto altrimenti: la devastazione ecologica tende a ridurre le differenze e complessit\u00e0 ambientali che interrompevano le catene di trasmissione.<\/p>\n<p>Dopodich\u00e9 entrano in gioco quei fattori socioeconomici \u2013 sovraffollamento urbano, scarse condizioni igieniche, limiti e deficienze delle strutture sanitarie, ecc. \u2013 che fanno s\u00ec che a pagare il prezzo pi\u00f9 alto siano sempre gli strati sociali pi\u00f9 poveri (sui quali ricadono in maggiore misura anche gli effetti collaterali delle pandemie sul sistema economico). Un esempio tragico di tal senso aspetto risale alla pandemia del 1918 (la terrificante influenza spagnola che, secondo studi storici aggiornati, colp\u00ec un essere umano su tre e fece cinquanta milioni di vittime), un evento catastrofico in cui agli effetti della prima globalizzazione si sommarono quelli della Prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Vediamo ora come, nel caso del covid19, queste catene causali interagiscono con gli equilibri dei sistemi geopolitico e socioeconomico globali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><b>Immunit\u00e0 di gregge versus protezione dei cittadini<\/b><\/li>\n<\/ol>\n<p>Con il termine\u00a0<i>immunit\u00e0 di gregge<\/i>\u00a0si intende l\u2019idea secondo cui l\u2019epidemia si risolve spontaneamente quando la maggioranza dei membri di una comunit\u00e0 ha contratto la malattia e ne \u00e8 guarita, per cui ha acquisito l\u2019immunit\u00e0. Va in primo luogo ricordato che il coronavirus potrebbe smentire tale ipotesi, in quanto parrebbe trattarsi di una molecola in grado di mutare rapidamente (se fosse, come alcuni ipotizzano, una \u201cnipote\u201d della SARS, avrebbe rinnovato in pochi anni il 20% del proprio patrimonio genetico) per cui nessuno sarebbe al riparo da successive ondate. Ci\u00f2 detto \u00e8 evidente che chi assume si ispira a questa ipotesi per affrontare la sfida del covid19 dev\u2019essere disposto a sacrificare un numero elevato di membri della propria comunit\u00e0. Ci\u00f2 non sembra tuttavia preoccupare alcuni esponenti di quelle \u00e9lite occidentali che non sembrano avere reciso i legami\u00a0 con una visione politico-culturale che risale al malthusianesimo e al darwinismo sociale fra fine Ottocento e primo Novecento (ideologie che estendevano il principio del controllo della sovra popolazione e della selezione dei pi\u00f9 adatti dalle comunit\u00e0 animali a quelle umane).<\/p>\n<p>Quanto appena affermato trova conferma nel fatto che, a fronte delle misure draconiane di contenimento e controllo della diffusione epidemica adottate da Cina, Italia e, sia pure tardivamente, dalla Spagna, Germania e Francia hanno reagito in modo pi\u00f9 blando e comunque con evidente ritardo, per tacere del fatto che la Merkel ha evocato la possibilit\u00e0 che il 70% dei tedeschi contragga il virus, il che sembra giustificare l\u2019idea che, almeno inizialmente, non sia stata scartata la linea dell\u2019immunit\u00e0 di gregge. Chi viceversa l\u2019ha assunta senza riserve \u00e8 Boris Johnson, il quale, seguendo i consigli di alcuni consulenti scientifici del suo governo si \u00e8 lasciato andare a dichiarare che \u201cmolte famiglie perderanno i loro cari\u201d, limitandosi ad invitare la popolazione a lavarsi spesso le mani, restare a casa una settimana se si ci si sente male e a evitare di uscire se si sono superati i sessant\u2019anni. Ci\u00f2 ha ovviamente indotto la gente a sottovalutare il rischio, come testimoniano le immagini di raduni di massa trasmesse dai media, mentre le attivit\u00e0 economiche sono proseguite senza particolari limitazioni (<i>business as\u00a0<\/i>usual) per alcuni giorni<i>.<\/i>\u00a0Solo in seguito alle dure critiche subite e dall\u2019aggravarsi della situazione, Johnson ha suggerito comportamenti pi\u00f9 rigorosi, limitandosi tuttavia a \u201cconsigliarli\u201d, senza imporli n\u00e9 rafforzarli con sanzioni (quasi a voler rimarcare la distanza fra il rispetto inglese della libert\u00e0 individuale e l\u2019autoritarismo \u201cstatalista\u201d di altri Paesi).<\/p>\n<p>Come si giustifica un simile atteggiamento? Paura che l\u2019epidemia metta a nudo il tracollo di un sistema sanitario che \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 ammirati al mondo prima di essere massacrato dai tagli decisi da conservatori e blairiani? Riemergere della tradizione culturale malthusiana e darwiniana sopra ricordata? Non solo, visto che alcuni quotidiani, fra cui l\u2018autorevole Times, hanno paragonato la cinica battuta di Johnson a quella di Churchill che prometteva sangue sudore a lacrime al suo popolo all\u2019inizio della Seconda guerra mondiale. Parliamo di guerra dunque (e a usare questa parola non sono stati solo gli inglesi, ma anche Macron e molti altri), ma pi\u00f9 che di guerra al virus, sembra trattarsi di guerra alle sue conseguenze per lo stile di vita e la ricchezza occidentali. Mentre la via cinese e la via italiana mettono al primo posto la tutela della vita di\u00a0<i>tutti<\/i>\u00a0i cittadini, anche a fronte del rischio di affrontare costi economici pesantissimi, la via inglese (e in minor misura quella tedesca, mentre la Francia sembra oscillare fra le due opzioni) assumono come prioritario l\u2019obiettivo di salvaguardare l\u2019economia \u201ccosti quel che costi\u201d (vedi i 550 miliardi promessi dalla Merkel alle imprese tedesche che, per inciso, segna la crisi, se non la fine, della filosofia austeritaria ispirata alle teorie ordoliberiste) accettando di pagare un prezzo pesante in termini di vite umane, con il \u201cvantaggio\u201d che queste vite sono soprattutto quelle degli anziani, i quali non solo sono improduttivi ma pesano sul bilancio pubblico con le loro pensioni, esigenze sanitarie e altre voci di welfare. Riassumendo: la timidezza ed eccessiva gradualit\u00e0 delle misure prese fino ad ora, chiusura selettiva di frontiere, \u2018raccomandazioni\u2019, rinvii di manifestazioni, etc. per Paesi che sono a pochi giorni di distanza nella curva epidemiologica dalla Lombardia, mostra l\u2019incertezza strategica nella designazione del vero nemico principale: \u00e8 il virus o sono le sue conseguenze per la posizione di potere del Paese? Chi sceglie il virus \u00e8 nella prima via, chi sceglie i suoi \u201ceffetti collaterali\u201d \u00e8 nella seconda via. Di pi\u00f9: la seconda via comporta implicitamente una vera e propria guerra economica nei confronti delle nazioni e dei popoli che scelgono la prima, in quanto spera di acquisire vantaggi competitivi nei loro confronti, sfruttandone le probabili recessioni e magari inducendoli a chiedere \u201caiuti\u201d che li ridurrebbero a semicolonie dei vincitori (vedi in merito la cosiddetta \u201cgaffe\u201d di Christine Lagarde, la quale ha dichiarato che non \u00e8 affare della Bce occuparsi dei problemi di spread di questo o quel Paese dell\u2019Unione monetaria).<\/p>\n<p>Certo il ragionamento \u00e8 cinico (ma la natura criminale del sistema capitalista dovrebbe ormai essere chiara a tutti) e nel caso dell\u2019Italia, se il nostro Paese restasse sotto la guida di forze politiche come quelle che attualmente lo governano (per tacere delle opposizioni) potrebbe anche funzionare. Diverso il caso della Cina, la quale uscir\u00e0 ulteriormente rafforzata da questa prova, dal momento che avr\u00e0 guadagnato in consenso e compattezza sociale quanto avr\u00e0 perso in punti di Pil, questo perch\u00e9, sulla lunga distanza, la forza della comunit\u00e0 si rivela sempre maggiore delle motivazioni individuali. Quindi il rinnovato senso di appartenenza comunitaria che anche noi italiani ci stiamo dimostrando capaci di recuperare, dovr\u00e0 essere sfruttato per imprimere alla nostra storia una torsione che ci allontani dalla celebrazione del binomio guerra-concorrenza che inspira le culture liberal liberiste. E questo ci porta alla domanda: quale futuro dobbiamo auspicare per il dopo crisi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><b>Una crisi epocale\u00a0<\/b><\/li>\n<\/ol>\n<p>Nulla sar\u00e0 come prima. Pu\u00f2 sembrare un luogo comune, ma in effetti siamo di fronte a un evento che promette di essere pi\u00f9 devastante della crisi del 2008. Una cosa \u00e8 infatti la rabbia dei milioni di cittadini occidentali costretti a pagare di tasca propria le criminali speculazioni di banche \u201ctroppo grandi per essere lasciate fallire\u201d; altra cosa \u00e8 ritrovarsi esposti alla minaccia di una pandemia che rischia di provocare migliaia di morti e di lasciarsi alle spalle milioni di disoccupati. Per tacere del fatto di vedersi costretti a provare sulla propria pelle gli effetti dei decenni di privatizzazioni e di tagli alla spesa pubblica che hanno colpito con particolare ferocia le strutture e la forza lavoro (oggi ipocritamente santificata) del sistema sanitario. Il Coronavirus potrebbe rivelarsi un potente strumento per delegittimare la narrazione neoliberista, per mettere a nudo il volto feroce di una globalizzazione che, da un lato, \u201cmette in comune\u201d virus, disastri ambientali, milioni di lavoratori senza diritti sradicati dai loro luoghi nativi, immiserimento delle classi subalterne, dall\u2019altro, concentra nelle mani di pochi privilegiati poderose risorse economiche e le armi politiche, tecnologiche e mediatiche per garantirne il controllo e il possesso.<\/p>\n<p>Infine, milioni di cittadini occidentali hanno avuto modo di mettere a confronto il modello cinese con quello che ci viene quotidianamente proposto dagli apologeti della Ue. Certo la Cina non \u00e8 un Paese socialista nel senso tradizionale del termine, ma certamente \u00e8 un Paese in cui permane un vasto sistema produttivo pubblico e in cui banche e servizi sociali fondamentali restano sotto il controllo dello Stato, ed \u00e8 un Paese in cui anche le forze di mercato, ancorch\u00e9 in costante crescita, vengono indirizzate verso obiettivi ispirati agli interessi nazionali e della maggioranza della popolazione. Questo sistema si \u00e8 rivelato di grande efficienza nel far fronte alla minaccia del virus riuscendo a controllarne i ritmi di diffusione in meno di due mesi. Qui in Italia si \u00e8 preso atto con ritardo (e non senza dover superare forti resistenze dettate dalle preoccupazioni di ledere interessi economici, ovviamente spacciate per preoccupazioni di non limitare le libert\u00e0 individuali) che per salvare le vite dei cittadini occorreva rallentare o addirittura bloccare tutte le attivit\u00e0 e i comportamenti che le esponevano a gravi rischi. Mentre gli altri Paesi occidentali, come ricordato sopra, persistono nell\u2019assumere comportamenti che costeranno migliaia di vite.<\/p>\n<p>Da un lato, un\u2019economia programmata che disponeva delle informazioni e dei mezzi di comando e controllo indispensabili per agire tempestivamente, mettendo al primo posto la salute dei cittadini. Dall\u2019altro lato, un\u2019economia governata dagli interessi privati dei grandi gruppi finanziari e industriali, una societ\u00e0 che decenni di lavaggio del cervello hanno disintegrato in una miriade di atomi individuali, incapaci di concepirsi come comunit\u00e0 e di riconoscere il bene comune, in cui la propaganda delle \u00e9lite dominanti ha demonizzato tutto ci\u00f2 che riguarda lo Stato (per tacere di ogni idea che evochi lo spettro del socialismo). Un sistema economico e sociale che trova la sua massima espressione in quell\u2019Unione europea che, dopo avere blaterato contro la minaccia sovranista, ci lesina gli aiuti (facendoci capire che li avremo solo pagandoli a caro prezzo) nel momento di massimo pericolo (persino aiuti immediati ed essenziali come mascherine e respiratori ci sono giunti dalla Cina piuttosto che dagli \u201camici\u201d europei).<\/p>\n<p>Nulla sar\u00e0 come prima. La gente, di fronte a temi come i nuovi vincoli comunitari imposti dal Mes, alle rivendicazioni di ulteriori autonomie regionali (mentre la crisi ci ha insegnato quali disastri genera il mancato coordinamento fra Stato e regioni), all\u2019esigenza di ridisegnare il sistema sanitario dopo lo sconcio che ha subito a causa di tagli e privatizzazioni (e pi\u00f9 in generale alla necessit\u00e0 di ripensare dalle radici il ruolo dello Stato nel governo dell\u2019economia e delle relazioni sociali), sar\u00e0 auspicabilmente pi\u00f9 ricettiva nei confronti dei discorsi che rivendicano la sovranit\u00e0 nazionale, democratica e monetaria del nostro Paese, come sar\u00e0 pi\u00f9 ricettiva nei confronti di chi invita a riconsiderare la possibilit\u00e0 che il socialismo del XXI secolo possa rappresentare un\u2019alternativa tanto auspicabile quanto necessaria, al regime neoliberista, in quanto capace di restituire a tutti sicurezza, una vita dignitosa e la speranza di un futuro accettabile.<\/p>\n<p>Gli scioperi spontanei indetti negli ultimi giorni dai lavoratori che rifiutano il ruolo di \u201ccarne da cannone\u201d, da sacrificare sull\u2019altare di una produzione incapace di offrire loro condizioni minime di sicurezza, sono un primo segno di risveglio delle nostre classi subalterne, i semi di una coscienza embrionale che potrebbe crescere fino a tradursi nel rifiuto\u00a0 di nuovi tagli alla spesa pubblica delle privatizzazioni, del separatismo dei ricchi predicato da certi governi regionali, e della svendita degli interessi nazionali sull\u2019altare di un\u2019Europa a conduzione franco-tedesca priva di ogni legittimazione democratica.<\/p>\n<p>Per compiere questo salto, occorre per\u00f2 far nascere un nuovo soggetto politico capace di rappresentare gli interessi dei molti contro quelli di infime minoranze, e di costruire un programma di transizione verso un nuovo sistema economico, politico e sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/societa\/17247-carlo-formenti-coronavirus-chi-e-il-vero-nemico.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/societa\/17247-carlo-formenti-coronavirus-chi-e-il-vero-nemico.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Carlo Formenti) La crisi mondiale che stiamo affrontando ha una portata superiore persino a quella della grande crisi del 2008. 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